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domenica 25 agosto 2013

La crepa nel diamante (Mr. Loto)





Un re ereditò un diamante dai suoi avi, un diamante grande e molto prezioso; lo mise in una cripta per far si che tutti potessero vederlo e vi mise degli uomini di guardia.
Un giorno, una delle guardie si accorse che il diamante aveva una crepa e corse a dirlo al re. Il re convocò tutti i gioiellieri del regno per chiedere consiglio, ma gli dissero che quella crepa era troppo profonda e che se avessero cercato di toglierla, il diamante avrebbe perso dimensione e quindi valore.

Un solo gioielliere gli disse: "Forse posso riparare questa crepa." Il re decise di affidargli il diamante.
Quando il gioielliere terminò il lavoro, tutti vollero vedere il diamante; aveva inciso una rosa sul diamante, così la crepa era diventata una parte della rosa che aggiungeva valore al già prezioso diamante."

Questa storia nasce per simboleggiare la capacità di Dio di lavorare sui nostri difetti trasformandoli in qualcosa di bello, il che è senz'altro vero; spesso le azioni migliori nascono proprio dalle persone che ci sembrano più "imperfette". 

Io, però, ci vedo anche un'altra interpretazione.

Quella crepa nel diamante può simboleggiare anche il dolore che a volte la vita ci infligge; non dovremmo cercare di cancellarlo, né di lasciare che questo ci "imbruttisca" ma, piuttosto, dovremmo lavorarci sopra affinché il nostro dolore possa renderci ancora più preziosi.

Non sempre ce ne rendiamo conto ma il più delle volte è proprio quello che non ci piace a darci la possibilità di diventare persone migliori. Dovremmo imparare a valutare meglio il valore dei nostri difetti, dei nostri limiti e, certamente, anche delle nostre sofferenze, proprio come la crepa nel diamante.


Fonte: www.mr-loto.it/

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giovedì 26 luglio 2012

Della morte e del morire

di Roberto Lorenzini 


Quando capita in terapia di parlare della paura della morte molti mi dicono che trattasi in realtà della paura non tanto della condizione della morte, quanto piuttosto del processo che vi conduce, ovvero del morire. Tenendo distinti i due domini vorrei argomentare perché entrambi siano da considerare senza soverchie preoccupazioni. Queste riflessioni si basano su quanto mi hanno riferito persone che sono state in punto di morte e sulla mia personale esperienza. Né l’una né l’altra fonte sono invece disponibili sul tema della condizione di morte e quindi dovrò affidarmi alla speculazione.


Continua a leggere su www.stateofmind.it/:  

lunedì 27 dicembre 2010

Aforismi Diacronici (70-79)

70. A volte cerchi delle cose, delle soluzioni e queste magari arrivano dopo anni, decine di anni (a volte non ti rendi neanche conto che sono arrivate perché le hai dimenticate) e, allora, non ti servono e le guardi con distacco  e pensi alla relativa importanza dei problemi e delle soluzioni. Il tempo aggiunge alla vita una prospettiva di saggezza, di distacco, di comprensione e di tenerezza...

71. Abbiamo fatto, facciamo e faremo degli sbagli. Cerchiamo, almeno, di utilizzarli per imparare qualcosa.

72. La felicità, la soddisfazione pare consista, essenzialmente, nell'avere qualcosa (o qualcuno) che prima non avevamo e, stranamente, nel non avere qualcosa (o qualcuno) che prima avevamo!

73. Una delle cause dell'infelicità e dell'insoddisfazione è la non accettazione degli effetti delle nostre scelte (consapevoli o inconsce).

74. A ferire, e a bere un bicchiere d'acqua, siamo tutti capaci.

75. E' vero molti dei nostri problemi derivano dai nostri genitori, ma le soluzioni, comunque, risiedono in noi stessi.

76. Semplificando possiamo dire che la società può cambiare in due modi: 1) evoluzione, 2) rivoluzione. Nel mezzo ci stanno tutte le combinazioni possibili: educazione, cultura da una parte, imbarbarimento e corruzione dall'altra. L'evoluzione è lenta e progressiva. La rivoluzione è rapida e può essere violenta o "non violenta" e "di velluto". Le combinazioni sono tante e si possono alternare nel tempo. Il tempo, comunque, è una componente essenziale: sulla sua velocità però, possono influire l'atteggiamento, l'impegno (o meno) e le scelte dell'uomo.

77. C'è chi gioca per vincere e chi gioca per giocare.

78. Se i nostri desideri, i nostri progetti, le nostre idee e le nostre concezioni sono basate su illusioni (visione condizionata della realtà), con molta probabilità siano destinati ad andare incontro a molte delusioni e disillusioni.
La chiara visione della realtà, di noi stessi e l'accettazione consapevole della Vita, aumentano la probabilità di restare sereni di fronte (o sotto) le mutevoli e impermanenti condizioni del mondo e degli altri.

79. Il dolore più forte fa scomparire quello più leggero...

domenica 12 dicembre 2010

Sorella Morte § Il Risveglio spirituale come Morte.

Riportiamo un estratto da: Il-risveglio-della-kundalini-e-la-trasformazione-della-coscienza di rick-nurriesearns in cui il risveglio spirituale viene sperimentato come simile alla morte.

.:.

Un paio di notti dopo rimasi alzato fino a tardi nel tentativo di organizzare il mio lavoro per la rivista, usando ogni briciola di energia per portare a termine il compito. Fu un momento molto difficile, visto che quella notte l’energia era particolarmente potente. Esausto, mi distesi a riposare; l’energia si amplificò al punto da assomigliare a una gigantesca onda marina pronta a sommergermi. Il fiotto mi stava avvolgendo così completamente che, qualunque cosa avessi fatto, non avrei potuto fermarlo. L’energia che si era sollevata sembrava che stesse quasi per annichilirmi e conclusi che stavo entrando nel processo della morte. Il risveglio della kundalini 2.jpgEssendo curioso di osservare la mia morte, decisi di rimanere aperto e consapevole, senza tirarmi indietro di fronte a ciò che stava per accadere. A quel punto mi arresi accettando totalmente e senza condizioni la mia morte.

L’onda di energia mi lavò trasformandomi in luce assoluta. Non mi portò nella luce, ma mi trasformò nella luce stessa. La parola “luce” rende solo in piccola parte ciò che “essa” è. “Essa” è molto di più che luce, è essenza, coscienza ed energia infinite, fuse insieme. In verità è oltre ogni pensiero e descrizione. C’era una coscienza lucida ma nessuno “io”, nessuno soggetto né oggetto. L’esperienza di essere “quello” era profondamente estatica.

La mia consapevolezza si ritirò e si librò, in senso figurato, al limite di “quello”. Vidi che il nulla e il vuoto circondavano l’essenza assoluta. Permisi alla mia consapevolezza di trasferirsi nuovamente in “quello”.

Quando la mia consapevolezza si ritirò di nuovo, divenni consapevole che anche al limite ultimo di questa essenza infinita non potevo trattenere completamente “quello” nella mia coscienza. Solamente essendo “quello” potevo afferrarlo completamente.

Di nuovo permisi alla consapevolezza di trasferirsi in “quello” e tentai di guardare più in profondità.
Ma lo sforzo di guardare più in profondità mi allontanò dall’essere “quello”. Abbandonai ogni sforzo e di nuovo mi unii più profondamente con “quello”.

Quando la mia consapevolezza emerse e tornai volontariamente all’autocoscienza della mia mente, cercai di non perdere la consapevolezza di “quello”. Sentii come se mi stessi ristabilendo sempre più profondamente nella pesantezza e nella “massa” della mia personalità egoica. Vidi come ciò che avevo identificato come Rick, con i suoi ricordi e le sue preferenze, era tutto basato su una falsa nozione e percezione del sé.

Provai disappunto nello sperimentare il peso della personalità. Ciò che Rick era stato sembrava senza valore, vuoto, insignificante e pesante. Mi sedetti e guardai l’orologio: erano passate quasi due ore.

Quella mattina fui in uno stato di meraviglia profonda. Sperimentare la coscienza senza soggetto né oggetto annullò il terreno e il fondamento dell’identità personale. Per colui che avevo pensato di essere, l’esperienza fu un terremoto sconvolgente. Vedere il sé personale come immaginario e privo di sostanza mi lasciò ammutolito e in uno stato di choc.

Mi sentivo completamente travolto e non riuscivo a occuparmi del lavoro. Il semplice essere vivo era una gioia intensa, immediata, estatica e incredibile. [...]

Per alcuni giorni dopo il risveglio, provai dolore per la morte di colui che ero stato, per la vita che era finita. Era come se soffrissi per la morte di un grande amico (me stesso). Questo dolore era anche piuttosto strano, in quanto allo stesso tempo mi sentivo pieno di gioia.

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