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martedì 19 ottobre 2010

Amore e Psiche [4] Il Significato del Mito (3) La Psicologia

a cura di   
Salvatore Caruso Motta e Rosetta Sorbello   
IL MITO E I SIMBOLI DELLA RICERCA DELL'ANIMA




Le Puntate precedenti: 
1 - Amore e Psiche [1] La Fiaba
2 - Amore e Psiche [2] Il Significato del Mito (1) Eros, le Fasi, le Prove
3 - Amore e Psiche [3] Il Significato del Mito (2) I Misteri di Iside

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“Le immagini mitologiche mettono in contatto la propria coscienza con l’inconscio. Ecco ciò che sono. Quando una persona non ha immagini mitologiche, o quando la coscienza le rifiuta, quale che sia la ragione, rinuncia ad essere in contatto con la parte più profonda di sé. In questo, ritengo, sta lo scopo del Mito nel quale ognuno vive. Si tratta di trovare il Mito nel quale viviamo, conoscerlo, in modo da dirigere la nostra esistenza con competenza.
Quale è la chiamata della tua vita lo sai?”
Joseph Campbell 


Le favole e i miti, così come tutti i simboli, non andrebbero interpretati solo con la mente concreta ma lasciati operare nell'inconscio e poi elaborati intuitivamente e analogicamente, in quanto i significati e le vicende hanno aspetti bizzarri, spesso contraddittori e sono leggibili in molti modi diversi. Ognuno, inoltre, se prova ad identificarsi nei vari personaggi, può trovare contenuti, collegamenti, associazioni libere e fantasie del tutto particolari.
Gli junghiani vedono la fiaba come "sceneggiatura del principio femminile". L'esperienza dell'innamoramento viene vista non come punto d'arrivo ma come punto di partenza verso "l'individuazione" e in questo caso la favola è rappresentazione del percorso di individuazione, inteso come conquista della propria unicità psichica e percezione del Sé come centro regolatore, unificatore e guida della personalità.

Neumann ha spiegato i passaggi dello sviluppo del femminile nella meravigliosa interpretazione del mito di Amore e Psiche in cui analizza tutti i passaggi della psiche femminile dalla totale indifferenziazione al rapporto vero con il maschile per giungere al matrimonio sacro in cui c’è la realizzazione dell’incontro di due individualità separate e distinte. In questo mito Venere rappresenta la Dea dell’Amore con il suo grande potere seduttivo che attrae e tende a portare a sé, ma Psiche è la Dea dell’incontro e del rapporto che attraverso l’amore si sottrae al ciclo naturale delle cose per raggiungere il matrimonio spirituale tra un IO e un TU all’interno di un processo alchemico di trasformazione. [1]

Il mito allude alla meta di fondersi con l'amato pur mantenendo la propria individualità (integrare in sé l'altro, la diversità, operare una sintesi), che è diversa dalla fase dell'innamoramento iniziale in cui la passione porta ad un'unione, "con-fusione" con perdita dell'individualità e senza integrazione e armonizzazione degli opposti. La prima fase di sviluppo (apertura all'altro sul piano orizzontale) corrisponde all'amore erotico (fine a se stesso). La seconda (unione con l'altro sul piano verticale), che possiamo definire dell'amore creativo, porta all'immortalità di Psiche e alla nascita di una figlia (Voluttà).

La curiosità di Psiche, legata al dubbio e all'avidità della mente razionale (che richiama l'episodio di Eva e l'albero della conoscenza del bene e del male) mostra le potenzialità e pericoli della conoscenza. Se utilizzata per fini impersonali (Servizio) porta all'immortalità dello spirito, se usata per scopi personali porta alla perdita dell'amato (Spirito) e alla necessità di seguire un percorso di purificazione e di prove.
Un'altra interpretazione, opposta - per quei paradossi tipici dei miti - è quella di vedere il mito come simbolo del rapporto tra personalità e anima. In questo caso l'anima è Eros (Amore) e la personalità è Psiche che alla fine conquista l'immortalità fondendosi con l'Anima (Amore). L'essere umano ha in sé sia la natura umana (personalità) che quella divina (anima) spesso nascosta, ignorata o rifiutata. La personalità deve superare la paura di guardare, alla luce della consapevolezza, l'anima. La personalità può obbedire all'anima, "affidarsi" e servirla senza porsi domande, ma se sorgono i dubbi della mente inferiore, se vuole vederla con gli "occhi della mente" e non con quelli del cuore, si produce il conflitto, la separazione, la crisi per uscire dai quali occorre sottoporsi a un percorso di prove, di elaborazione, di purificazione per sviluppare la comprensione e la saggezza.
Caratteristico è l'approccio emotivo-mentale delle sorelle (invidia, curiosità) che distrugge la fiducia e richiama la necessità del passaggio dal livello emozionale a quello mentale, dall'emotività inferiore (plesso solare) a quella superiore (cuore) in cui la mente è il passaggio intermedio indispensabile.  La mente senza cuore, la sola curiosità intellettuale "brucia" la realtà, distrugge il collegamento cuore-mente che è una tappa fondamentale nel processo di evoluzione della coscienza umana.
La sintesi degli opposti è un processo misterioso e semplice nello stesso tempo: bisogna accettare la tensione di stare al centro, di osservare la dinamica energetica elevando il proprio centro di coscienza verso l'alto per ottenere il distacco dai vissuti emotivi, pur mantenendo operanti le energie, senza reprimerle e senza negarle.
Il finale della favola ci regala l'intrigante nome della figlia di Amore e Psiche "Voluttà" che, se da una parte può alludere all'estasi mistica dell'unione degli opposti, dall'altra insinua l'idea che la storia possa avere un seguito, magari in una "voluta" superiore della spirale, nel percorso delle sintesi successive, verso una nuova meta sempre più elevata.Non è il lieto fine di una storia ma l'inizio di una nuova avventura, di una nuova esperienza.


6C- Antonio-Canova-Psiche-rianimata-dal-bacio-di-amore-1793-Parigi-Louvre


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Fonti
E. Newmann Libro


- [1] http://www.convivioastrologico.it/psicologia/erich_neumann.htm

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Immagini: 
- A. Canova, Amore e Psiche giacenti (1793), part.
- A. Canova, Amore e Psiche giacenti (1793) 
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Link:
- Dissertazione-sul-concetto-di-mito
Con-Eros-e-Psiche-per-le-strade-dellAnima.pdf
il-mito-di-amore-e-psiche-un-invito-ad-amare-in-modo-autentico.html

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Le altre Puntate:
1 - Amore e Psiche [1] La Fiaba
2 - Amore e Psiche [2] Il Significato del Mito (1) Eros, le Fasi, le Prove
3 - Amore e Psiche [3] Il Significato del Mito (2) I Misteri di Iside
4 - Amore e Psiche [4] Il Significato del Mito (3) La Psicologia
5 - Amore e Psiche [5] Il Significato del Mito (4) Interpretazioni varie


lunedì 4 ottobre 2010

Amore e Psiche [3] Il Significato del Mito (2) I Misteri di Iside

a cura di Salvatore Caruso Motta e Rosetta SorbelloIL MITO E I SIMBOLI DELLA RICERCA DELL'ANIMA
william_bouguereau_086_ratto_di_psiche_1895
Puntate precedenti
1 - Amore e Psiche [1] La Fiaba
2 - Amore e Psiche [2] Il Significato del Mito (1) Eros, le Fasi, le Prove

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I MISTERI DI ISIDE 
L'edizione della Rizzoli delle Metamorfosi (Bur, 1977) è introdotta da un saggio di Reinhold Merkelbach, tendente ad evidenziare la relazione dell'Asino d'oro con i misteri di Iside. Riportiamo il commento relativo alla novella di Amore e Psiche.

Il racconto allude passo per passo ai misteri di Iside e ai suoi riti.
Psiche vuol dire «anima» e la sorte di Psiche è esemplare per ogni anima umana. L'amante di Psiche è Cupido (Eros); il nome egiziano è Arpocrate, che è figlio di Iside.
Venere-Iside manda sulla terra Cupido da Psiche affinché la colpisca con una delle sue frecce; Cupido s'innamora della ragazza. Di nuovo un'immagine della caduta del divino nella materia, da un lato; dall'altro, la prova che la divinità (Eros) aiuta l'anima (Psiche) a riprendere la via del ritorno verso la patria ultraterrena. Le tappe di questo ritorno sono rappresentate dalle cerimonie di iniziazione al culto di Iside.
Dapprima un oracolo chiama Psiche alle nozze con Cupido; queste nozze vengono descritte come un atto di morte. Le «nozze sante» sono una componente dei riti di iniziazione; il Dio veniva rappresentato da un sacerdote. L'appello all'iniziazione viene sempre emanato attraverso un oracolo e un sogno. Nel rito la persona, così come era in precedenza, muore. In tal modo l'iniziazione è nel contempo matrimonio e morte.
Cupido chiede a Psiche la discrezione assoluta verso le sorelle e Psiche giura. Tale segretezza anche con i parenti più prossimi è un obbligo per tutti coloro che entrano nella comunità dei misteri. Le sorelle di Psiche simbolizzano i profani. I veri parenti dei «misti» sono i loro fratelli e sorelle di fede.
Ma Psiche viola il giuramento e si lascia indurre dalle sorelle ad osservare lo sposo di notte. La curiosità peccaminosa è fatale a Psiche: il dio si separa da lei. La missione di Psiche sarà da allora quella di cercare lo sposo attraverso lunghe peregrinazioni.
La scena della lampada ha carattere misterico; la visione del dio era una cerimonia dell'iniziazione. Ma questa massima felicità era invero più di quanto fosse consentito all'essere umano. Dopo l'iniziazione, il «mista» deve ritornare nel mondo. Il resto della sua vita sarà dedicato al servizio della divinità; egli continuerà a cercare dio.
Quando Psiche è sola, si butta nel fiume. Nel culto, a ciò corrisponde un bagno nel quale tutti i peccati dell'uomo vengono lavati. Poi Psiche cerca lo sposo. In tal modo il mito di Iside si ripete; la dea aveva cercato Osiride, il marito deceduto, in tutto il mondo e infine lo aveva trovato.
Le prove cui Psiche deve sottoporsi, rispecchiano le prove dell'iniziando ai misteri. Solo in apparenza Venere rivolge la propria collera contro Psiche; in realtà le prove servono a rendere possibile la riunificazione di Psiche con Cupido. Per l'iniziando ciò equivale al livello più alto dell'iniziazione mistica.
In un primo tempo Psiche viene afferrata per i capelli, viene schiaffeggiata e flagellata. Chi aspirava all'iniziazione misterica doveva sopportare simili punizioni corporee quale espiazione per gli errori commessi nella vita passata e quale dimostrazione della ferrea volontà di servire la dea anche a costo di grandi sacrifici.
Le prove diventano sempre più difficili; le ultime sono le più impegnative. Psiche deve impadronirsi della lana d'oro delle pecore del sole. Compito quasi irrealizzabile che richiede un viaggio nell'aldilà: Psiche lo intraprende. Nel culto, questi viaggi nell'aldilà vengono ripresi attraverso scene allusive.
Nella prova successiva Psiche deve attingere l'acqua della vita alla fonte dello Stige. La fonte dello Stige risale al mito greco: essa è stata localizzata ai confini meridionali dell'Egitto al di sopra di Siene (Assuan) tra le rocce delle prime cateratte del Nilo. Nella geografia semimitica degli Egiziani, colà nasce il Nilo, il fiume di Osiride. Per poter attingere l'acqua sacra alla sorgente molti seguaci di Iside hanno compiuto un lungo pellegrinaggio. Ma nel culto ci si è spesso accontentati di attingere l'acqua consacrata in un luogo al centro del tempio, altrimenti inaccessibile. Nel mito egiziano, Iside si è servita dell'acqua consacrata per rianimare il figlio Arpocrate mortalmente malato. Psiche guarisce la ferita di Cupido con l'acqua lustrale. Dunque sia lei, sia ogni iniziando ai misteri di Iside ripetono ciò che la dea aveva fatto una volta.
L'ultimo compito di Psiche è un vero e proprio viaggio nel regno dei morti. Questo viaggio è stato simbolicamente introdotto anche tra i riti dell'iniziazione affinché il mista impari la via da seguire dopo la morte. Psiche deve recare in un cofanetto l'unguento di Proserpina. Questo cofanetto è noto nel culto dei misteri col nome di «cista mystica». Numerosi penitenti dell'Averno cercano di trattenere Psiche. Vi si trova anche il vegliardo Ocno («l'Esitante») che nella vita ha rifiutato l'iniziazione ed ora è costretto a caricare legna su un asino dal quale essa continua a cadere; vi sono le vecchie zitelle che hanno trascurato l'iniziazione ai misteri e le nozze sante sulla terra e sono ora costrette a tessere in eterno il loro abito da sposa; esse rappresentano i profani e Psiche non può intrattenersi con loro.
Dopo di che Psiche deve passare davanti a Cerbero, il cane infernale, al quale, per tranquillizzarlo, porge una focaccia sacrificale. Anche l'iniziando ai misteri doveva passare davanti a un cane simile.
Giunta di fronte a Proserpina, Psiche si stende umilmente nella polvere - anche Proserpina è un nome di Iside - e implora un pezzo di pane. Ma questo pane ha qualcosa di particolare; si tratta del corpo di Osiride. L'ingerimento di pane è una cena sacramentale, così come è stata adottata nei misteri. Psiche riceve il cofanetto da Proserpina e ritorna nel mondo superiore. Ma pecca di nuovo per curiosità, apre il cofanetto e viene colta da un sonno mortale. Sembra ora che Psiche sia veramente morta, ma Cupido scende dal cielo e risveglia l'amante.
La scena è da un lato l'ammonimento ad astenersi dalla curiosità peccaminosa; dall'altro essa riflette un rito dell'iniziazione ai misteri e cioè l'apertura della «cista mystica». In esso venivano probabilmente usati oli eterei che provocavano un'incoscienza temporanea. La visione dell'oggetto sacro uccide, ma rende nel contempo immortali. L'uomo vecchio è morto, l'uomo nuovo può ascendere agli dei.
Cupido conduce la sua Psiche sull'Olimpo; si festeggiano le nozze con danze e banchetti. Così anche nei misteri, dopo la fine della cerimonia d'iniziazione, durante un banchetto con danze, il nuovo iniziato viene introdotto nella cerchia dei «misti» simili agli dei.
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Fonti:
-
I misteri di Iside
- L. Apuleio, Le metamorfosi o L'asino d'oro, Introduzione di R. Merkelbach, BUR, Milano 1977, pag. 8-11
- Dissertazione-sul-concetto-di-mito
Immagine:
- W. Bouguereau, Il ratto di Psiche (1895)

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Le altre Puntate:
1 - Amore e Psiche [1] La Fiaba
2 - Amore e Psiche [2] Il Significato del Mito (1) Eros, le Fasi, le Prove
3 - Amore e Psiche [3] Il Significato del Mito (2) I Misteri di Iside
4 - Amore e Psiche [4] Il Significato del Mito (3) La Psicologia
5 - Amore e Psiche [5] Il Significato del Mito (4) Interpretazioni varie




giovedì 23 settembre 2010

Amore e Psiche [2] Il Significato del Mito (1) Eros, le Fasi, le Prove


a cura di Salvatore Caruso Motta e Rosetta Sorbello IL MITO E I SIMBOLI DELLA RICERCA DELL'ANIMA 

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Puntate precedenti
1 - Amore e Psiche [1] La Fiaba 
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Il Significato del Mito
Diverse sono le interpretazioni di questo mito.
Lucio Apuleio (II sec. d. C.) incarna il bisogno di una nuova spiritualità, il desiderio di conoscenza,  consapevole del fatto che questo sentiero può portare al difficile passaggio dell'espiazione-ri­scatto. Apuleio vede l'Amore come un principio cosmico, divino e sembra conoscere i culti misterici neoplatonici. Secondo Apuleio la salvezza non è automatica per tutti ma si ottiene attraverso il sapere e la rivelazione divina. Oggi potremmo dire attraverso l'autoconsapevolezza e l'illuminazione, percorrendo il sentiero che porta dalla curiosità alla conoscenza e da questa alla saggezza, tra­mite l'esperienza, la purificazione, l'elevazione e la comprensione.



Secondo 
James Hillman, classicamente, Eros è stato differenziato in tre componenti o persone: 
1.  himeros, desiderio fisico per l’immediatamente presente che va afferrato nell’eccitazione del momento; 
2. anteros, amore corrisposto; e 
3. photos, desiderio per l’irraggiungibile, l’inafferrabile, l’incomprensibile, quella idealizzazione che si accompagna a ogni amore, sempre al di là di ogni conquista.

 

Eros (la sessualità), nel suo aspetto perverso (il mostro), seduce Psiche (l'anima) e la rinchiude in un palazzo (la lussuria) e non la visita che di notte (inconscio) affinché ella non possa vedere il suo vero aspetto (regressione, proibizioni, tabù). Una notte (buio della ragione) Psiche infrange il divieto, contempla il suo amante alla luce della lampada (curiosità, risveglio della coscienza). Vedendosi scoperto, Eros fugge (senso di colpa) presso sua madre Afrodite (regressione). Folle di dolore, Psiche erra alla sua ricerca e si rivolge a Venere che le impone dei lavori estremamente duri (prove, iniziazione, purificazione) che riesce a superare grazie all'inaspettato aiuto  di esseri della natura (magia-mistero-energie cosmiche), sino a che Eros fugge dal palazzo materno e riappare nelle sue vere forme (visione autentica dell'amore, coscienza, sublimazione dell'istinto). Zeus (lo spirito) gli accorda l'autorizzazione a unirsi a Psiche, resa immortale (unione spirituale). 

 

La successione degli avvenimenti della novella riprende quella delle vicende del romanzo: prima un'avventura erotica, poi la curiositas punita con la perdita della condizione beata, quindi le peripezie e le sofferenze, che vengono alfine concluse dall'azione salvifica della divinità. La favola, insomma, rappresenterebbe il destino dell'anima, che, per aver commesso il peccato di hybris (tracotanza), tentando di penetrare un mistero con l'atteggiamento sbagliato, deve scontare la sua colpa con umiliazioni ed affanni di ogni genere, prima di rendersi degna di ricongiungersi al dio. L'allegoria filosofica è appena accennata (se non altro, nel nome della protagonista, Psiche, simbolo dell'anima umana), ma il significato religioso è evidente soprattutto nell'intervento finale del dio Amore, che, come Iside, prende l'iniziativa di salvare chi è caduto, e lo fa di sua spontanea volontà, non per i meriti della creatura umana. [1]

Nel racconto possiamo distinguere:
LE FASI
1) Lo sposo ignoto (l'inconscio)2) Lo sposo svelato (la curiosità) 3) Psiche errante (la ricerca) 4) Le prove pretese da Venere (l'elaborazione, la purificazione, l'espiazione, l'individuazione) 5) L'epilogo (lo sposalizio mistico, l'unione, la sintesi degli opposti)

LE PROVE
1) Dividere i semi:     Districare un groviglio di sentimenti conflittuali e di affetti contrastanti. 2) Prendere un fiocco di lana del Vello d'Oro:     Conquistare il potere e rimanere una persona tenera e comprensiva. 3) Riempire l'ampolla di cristallo:     Tenere una certa distanza emotiva (aquila) nei rapporti. 4) Discesa negli Inferi:     Imparare a dire di no (alla curiosità). Esercizio della scelta. Stabilire una meta e mantenerla
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Interpretazione 
secondo la psicologia junghiana delle PROVE
Tratta da:
Individuazione di Agnese Galotti

Il mito di Amore e Psiche fa riflettere sull’elemento di novità contenuto in essa rispetto al motivo dell’eroe in genere: a differenza di questo, infatti, qui l’inconscio assume più direttamente la valenza positiva di energia soccorritrice, fonte di trasformazione creativa che genera coscienza. 
Le quattro prove cui viene sottoposta Psiche rappresentano il percorso che essa, simbolicamente, deve attraversare prima di giungere alla consapevolezza.

1) La prima prova richiede a Psiche di mettere in atto un principio discriminativo capace di ordinare una quantità di "semi" differenti che si trovano mescolati insieme: "Questo mucchio - osserva Neumann - è in primo luogo simbolo di un’uroborica mescolanza dell’elemento maschile." Le forze inconsce soccorritrici sono, in questo caso, le formiche, "simbolo - secondo M.L.Von Franz - dell’ordine segreto dell’inconscio collettivo", una sorta di "ordine inconscio" che è il solo capace di far fronte al caos disordinato con cui si presenta l’inconscio stesso.L’atteggiamento di Psiche esprime quindi un affidamento alle forze inconsce e alla loro benefica azione.

2) Nella seconda prova Psiche è chiamata all’incontro con la forza distruttiva solare del maschile, rappresentata dal mitico "vello d’oro" dei montoni. Qui l’elemento inconscio che soccorre Psiche è la canna parlante (Il consiglio è di aspettare la sera e di raccogliere i ciuffi di vello rimasti impigliati tra i rovi). Essa simboleggia la voce interiore che invita ad aspettare il momento opportuno (per l'appunto il calar della sera), per incontrarsi col principio spirituale (rappresentato dal Vello d'oro) senza venirne sopraffatta ed annientata. La calma femminile, la capacità di attendere, dunque, rappresenta una grande risorsa di fronte all’impulsività irrefrenabile, all’istinto che si esprime in maniera violenta. Così descrive Neumann questa seconda prova: "il femminile deve soltanto interrogare il proprio istinto per entrare, al calar del sole, in una relazione feconda con il maschile, ossia in una relazione d’amore. Così viene superata la situazione in cui maschile e femminile si fronteggiano in mortale ostilità." 

3) La terza prova è il confronto di Psiche con l’irruente cascata delle acque dello Stige, simbolo dell’incontenibile forza dell’inconscio stesso e della sua mancanza di forma specifica. Il compito di raccogliere un bicchiere di quell’acqua riesce grazie all’intervento dell’aquila di Zeus che si assume il compito di raccoglierla per lei. "L’aquila - secondo M.L.Von Franz - rappresenta l’entusiasmo intuitivo e lo slancio spirituale del pensiero. Proprio quando la psiche umana non può più agire con le sue sole forze, viene sorretta da uno spirito eroico e intuitivo che sgorga dal suo inconscio". Psiche rappresenta allora il femminile capace di contenere in sé e di dar forma all’inconscio che in lei stessa fluisce.

In tutte e tre queste prove è richiesto a Psiche di coniugare insieme gli opposti, superando la sterile contrapposizione.

4) La quarta prova, infine, è composta di due parti:
a) Nella prima parte Psiche deve affrontare il pericoloso viaggio agli inferi, guidata dai consigli di una Torre Parlante, la quale, maschile e femminile insieme, è simbolo della cultura umana e della coscienza umana e per questo viene chiamata "Torre che guarda lontano" . Essa mette in guardia Psiche dal cedere alla "pietà", quale modalità di relazione con l’altro, che non le consentirebbe di raggiungere la propria completezza.

b) Nella seconda parte, invece, Psiche, tornata dal mondo degli inferi, cede alla tentazione di appropriarsi della bellezza divina e, pensando così di poter risultare più piacevole agli occhi di Eros, apre il vasetto consegnatole da Proserpina, atto questo che risulta per lei fatale. Torna il tema iniziale della "bellezza", capace di avvicinare l’umano al divino. Tutto il cammino di trasformazione di Psiche è iniziato per Amore, per l’irresistibile desiderio di "conoscere" Amore. Ora che Psiche ha superato le prove, ha conosciuto e sopportato solitudine e disperazione, ora che ha in mano l’unica arma che conosce per attirare a sé ancora una volta Eros, la bellezza appunto, (l’azione dell’amore, a quanto dice Platone per bocca di Diotima, "è la procreazione nel bello secondo il corpo e secondo l’anima" ). Psiche non può che tendere alla bellezza, pur consapevole che ciò significa "fallire", secondo la logica maschile dell’eroe. E proprio in questo "fallimento" Psiche si manifesta fedele alla sua femminilità originaria in opposizione alla ragione totalmente maschile. Così Psiche "muore" per Eros, ed è questo suo stesso sacrificarsi a lui che lo stimola ad agire: Eros si scuote ed accorre finalmente a salvare la sua Psiche. L’umano dimostra così al divino la propria uguale dignità attraverso la propria superiorità nell’amore. [2]
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OSSERVAZIONI
- 
La bellezza e la fama non danno la felicità anzi spesso allontanano dalla gente e provocano gelosia, invidia e vendette.
- La bellezza può stordire (vedi sindrome di Stendhal).
- L'interpretazione degli oracoli dipende da chi ascolta.
- La curiosità comporta dei rischi.
- Non bisogna scoraggiarsi, l'aiuto, inaspettatamente, può arrivare da dove meno te lo aspetti. 
- Le difficoltà, le prove, se accettate e affrontate, portano conoscenza e crescita.
- La perseveranza e l'affidamento (all'aiuto dell'universo) possono far miracoli (immortalità).
- Le forze in gioco sono tante e contrapposte, ma possono giungere all'ordine, all'armonia, all'amore.
- Le favole parlano al cuore, ci coinvolgono di più dei soli concetti.

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Fonti:
[1] 
Amore e Psiche-Favola-Introduzione-I
[2] www.geagea.com/02indi/02_07.htm
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Immagini:
- 
F. Gerard, Amore e Psiche, 1798
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martedì 21 settembre 2010

Amore e Psiche [1] La Fiaba

a cura di
Salvatore Caruso Motta e Rosetta Sorbello
IL MITO E I SIMBOLI DELLA RICERCA DELL'ANIMA


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Il mito di Amore e Psiche è di origine greca.  Psiche per i Greci è l'anima umana, spesso rappresentata come una minuscola figurina con le ali di farfalla.
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Nella mitologia greca Amore-Eros (o Cupido) è il dio dell'amore, figlio di Ermes e Afrodite, i quali concepirono anche un fratello gemello, Anteros, per dargli un compagno di giochi. In questo possiamo cogliere un'allusione alla duplicità psicologica insita nel concetto di amore: quello erotico e quello platonico. Platone stesso faceva risalire questa duplicità alla doppia natura di Afrodite, Urania e Pandemia, celeste e terrestre. Eros rappresenta l'impulso vitale, il desiderio amoroso (tanto nelle forme terrene che sublimate), il potere che obbliga le cose a unirsi e a creare la vita. L'unione degli opposti, femminile e maschile, non è però durevole se con la sessualità non viene integrata anche la sensibilità e la spiritualità (Psiche).
Il mito greco fu ripreso in ambito latino dallo scrittore Lucio Apuleio (II sec. d. C.) che nell'Asino d'oro, ovvero le   "Metamorfosi" dà ampio spazio alla favola di Amore e Psiche. Il protagonista del romanzo, Lucio, vuole apprendere la magia ma, per errore, viene trasformato in asino pur mantenendo la coscienza umana. Attraverso varie avventure (che si possono vedere come un percorso iniziatico di trasformazione) riesce a riprendere la forma umana ma con una consapevolezza diversa.  Lucio ode la favola di Amore e Psiche durante le sue tribolazioni da una vecchia che cerca di consolare una fanciulla rapita dai briganti.

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a Fiaba
Un re e una regina avevano tre figlie molto belle. Le maggiori erano sposate con giovani di sangue reale, ma la più piccola, di nome Psiche, era tanto bella che nessun uomo osava corteggiarla, tutti l’adoravano come fosse una dea ed alcuni credevano che si trattasse dell’incarnazione della dea Venere sulla terra, trascurando addirittura gli altari di Venere. La dea, sentendosi trascurata ed offesa a causa di una mortale, pensò di vendicarsi. La vendetta consisteva nel far innamorare la fanciulla dell’uomo più sfortunato della terra, con il quale avrebbe dovuto avere una vita di povertà e di dolore; per far questo incaricò il figlio Amore di colpirla con una delle sue frecce micidiali, che facevano innamorare chiunque ne venisse colpito.  Amore si preparò per scoccare la freccia fatale, ma, appena vide Psiche, rimase talmente incantato della sua bellezza che l'arco e le frecce gli caddero dalle mani ed una freccia lo ferì ad un piede. Fu così che egli stesso cadde vittima del suo stesso inganno, innamorandosi di Psiche.
Nel frattempo i genitori di Psiche, preoccupati che la figlia non trovasse uno sposo, decisero di consultare l'oracolo di Apollo per sapere se la figlia avrebbe mai trovato un marito. L'oracolo fu chiaro: Psiche doveva essere abbandonata sulla cima di una montagna, vestita da sposa e là sarebbe stata corteggiata da un misterioso personaggio temuto dagli stessi Dei (Amore era temuto dagli stessi dei che non potevano nulla contro le sue frecce). Al tramonto del sole, Psiche venne lasciata sulla montagna, sola ed al buio e qui s'addormentò.
Amore, vedendola in quello stato, chiede a Zefiro di portarla nella sua reggia. Mentre dormiva venne Zefiro che la sollevò e la trasportò su un letto di fiori profumati, dove Psiche si svegliò al sorgere del sole.
Quadro di Amore e PsicheGuardandosi intorno, la giovane vide un torrente e sulla riva un palazzo così bello da sembrare quello di un Dio. Psiche, quando trovò il coraggio di entrare, scoprì che le sale interne erano ancora più splendide, ma la cosa più strana era che tutte quelle ricchezze sembravano abbandonate e che delle voci le dicevano che era tutto suo.
Giunta la sera, lei si coricò e sentì un’ombra che riposava al suo fianco. Si spaventò, ma sentì una voce mormorarle che lui era il suo sposo e quindi l'avvolse con un caldo abbraccio e la confortò. Però lei non avrebbe mai dovuto chiedere chi fosse e soprattutto non avrebbe dovuto cercare di vederlo, accontentandosi del suo amore.
La soffice voce e le morbide carezze vinsero il cuore di Psiche e lei non fece più domande. Per tutta la notte si scambiarono parole d’amore. Ma prima che l’alba arrivasse, il misterioso marito (che era il giovane Amore innamorato) sparì, promettendole che sarebbe tornato appena la notte fosse nuovamente calata.

Psiche attendeva con ansia la notte e con questa l’arrivo del suo invisibile marito, ma i giorni erano lunghi e solitari, quindi chiese al marito se poteva invitare le sue sorelle.
Amore non sapeva dirle di no, anche se era consapevole che questa concessione sarebbe stato causa di dolore e d’infelicità.
Il giorno seguente, Zefiro portò le due sorelle da Psiche. Lei fu felice di rivederle e le due furono contente per il ricco e felice matrimonio. Però ogni volta che le sorelle facevano domande sul marito, Psiche rispondeva che era un ricco re che per tutto il giorno andava a caccia, oppure cambiava il discorso. Le sorelle cominciarono a pensare che Psiche nascondesse loro il marito perché era un mostro. A forza di sentire domande ed illazioni assurde, Psiche confessò allora di non aver mai visto in faccia il marito e che non sapeva neanche il suo nome. Allora le due sorelle, gelose ed invidiose di Psiche, la convinsero che per la sua vita stessa, avrebbe dovuto scoprire che aspetto avesse il marito, se non fosse davvero un mostro (come aveva detto l'oracolo) che magari prima o poi l'avrebbe divorata.

Quella notte, come sempre, Amore raggiunse Psiche e dopo averla amata s'addormentò. Psiche, quando fu sicura che egli dormisse, si alzò e prese una lampada per vederlo ed anche un coltello, nel caso in cui lui avesse voluto farle del male. La luce della lampada le rivelò il più magnifico dei mostri:  Amore era disteso, coi riccioli sparsi sulle guance rosate e le sue ali stavano dolcemente ripiegate sopra le spalle; accanto a lui c’erano il suo arco e la faretra piena di frecce. La ragazza prese fra le mani una delle frecce dalla punta dorata e subito fu infiammata di rinnovato amore per il  marito. Moriva dalla voglia di baciarlo e, sporgendosi su di lui,  fece cadere sulla sua spalla una goccia d’olio bollente della lampada. Svegliato di soprassalto, Amore capì quello che era successo, aprì le sue ali e scomparve e con lui anche il castello svanì. Tenerani - Psiche in a Faint

La povera Psiche si ritrovò da sola nel buio, chiamando invano l’amore che lei stessa aveva fatto fuggire. 
Disperata pensò di morire e si getto nel fiume, ma la corrente, pietosa, la riportò a riva dove la poverina cominciò a vagare cercando il suo perduto amore.
Intanto Amore, tormentato dalla febbre per la spalla bruciata e dallo stesso dolore per la perdita di Psiche, tornò da sua madre Venere la quale, sentita la storia del figlio, si arrabbiò con lui e lo rinchiude nel suo palazzo. Amore non solo aveva osato amare una mortale, ma non aveva tenuto conto che questa era anche sua rivale. Non potendo sfogarsi su Amore, decise di vendicarsi su Psiche e mandò Ermes in giro per il mondo a divulgare la notizia che Psiche doveva essere punita come nemica degli Dei, catturata e consegnata agli dei.
Intanto Psiche vaga alla ricerca dell'amato, chiedendo invano aiuto a Cerere e a Giunone.
La fanciulla, disperata, si decide a chiedere pietà alla dea, che la fa trascinare per i capelli al suo cospetto e la consegna alla Tristezza e all'Ansietà, sue serve, perché la torturino. Quindi la sottopone a quattro durissime prove:

1) Dividere un cumulo di semi diversi in mucchi distinti;
2) Portare a Venere un fiocco di lana di pecore feroci;
3) Prendere in un'anfora l'acqua dello Stige tra draghi mostruosi;
4) Scendere fino agli Inferi per ottenere da Proserpina il balsamo dell'eterna bellezza.

Tutti compiti impossibili, che però Psiche riuscì a superare grazie all'inaspettato aiuto:

1) di formiche, che separarono i vari semi;
2) di una ninfa, che le spiegò come e quando avvicinare le pecore;
3) dell’aquila di Zeus, che l’aiutò a prelevare le acque dello Stige; e
4) della torre, da cui voleva gettarsi per la disperazione, che le parlò indicandole l'entrata del mondo sotterraneo e dicendole di portare con sé due monete per pagare
Caronte, affinché la traghettasse dall'altro lato dello Stige e tre focacce per distrarre Cerbero.

Ma, quando sta per ritornare vittoriosa, presa dalla curiosità, Psiche vuole provare l'effetto di quel balsamo e apre il vaso. Poiché esso conteneva un sonno infernale, viene presa da esso e si addormenta profondamente.
Le prove a cui Venere voleva sottoporre la sfortunata Psiche, sembrava non dovessero finire mai, finché Amore seppe quello che stava succedendo e salì sull’Olimpo da Zeus per pregarlo di permettere il suo matrimonio con Psiche. Zeus, non potendo rifiutare la supplica di Amore, fece riunire tutti gli Dei in un banchetto a cui partecipò anche Psiche (che intanto era stata svegliata da Amore). Il problema nasceva dal fatto che Psiche fosse un essere umano mortale e Amore un Dio immortale. Ma Zeus, che poteva tutto, decise di elevare Psiche al grado di Dea. Psiche bevve una coppa di nettare divino che la fece diventare una Dea. La pace e l'armonia tornarono nell'Olimpo. Amore e Psiche si sposarono e dalla loro unione nacque una figlia che venne chiamata Voluttà.

Seguiranno altri articoli sul significato del mito e le sue rappresentazioni artistiche.

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Fonti:
- L. Apuleio, Le metamorfosi o L'asino d'oro, (II secolo d.C.)
- http://it.wikipedia.org/wiki/Le_metamorfosi_(Apuleio)
- http://it.wikipedia.org/wiki/Amore_e_Psiche
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Immagini: 
[1] - Antonio Canova, Amore e Psiche stanti (1803); 
[2] - Antonio Canova, Amore e Psiche stanti, particolare;
[3] - Luca Giordano, Psiche onorata dal popolo (1692);
[4] - Amore e Psiche
[5] - Pietro Tenerani, Psiche svenuta (1822) o Psiche abbandonata
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Le altre Puntate:
1 - Amore e Psiche [1] La Fiaba
2 - Amore e Psiche [2] Il Significato del Mito (1) Eros, le Fasi, le Prove
3 - Amore e Psiche [3] Il Significato del Mito (2) I Misteri di Iside 
4 - Amore e Psiche [4] Il Significato del Mito (3) La Psicologia 
5 - Amore e Psiche [5] Il Significato del Mito (4) Interpretazioni varie


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martedì 24 agosto 2010

Pane, energia eterica, corpo di Luce

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Il pane è il simbolo del nutrimento essenziale.
Alimento base che riassume tutti gli altri: "Alla sua nascita concorrono la terra, che genera il grano, l’acqua che impasta la farina, l’aria che favorisce la lievitazione, il fuoco che lo cuoce. Terra, acqua, aria, fuoco: i quattro elementi primordiali si incontrano nel cibo primordiale della storia umana: il pane. Un poema, possiamo dire, cui hanno messo mano cielo e terra". (Cesare Marchi)

Storia e curiosità
Il pane era noto all'homo erectus, (circa un milione e mezzo di anni fa). Veniva preparato macinando fra due pietre dei cereali con acqua, cuocendo poi l'impasto su una pietra rovente.
Intorno al 3500 a.C. gli Egizi scoprirono la fermentazione. (*7) Dall'Egitto l'arte della panificazione passò in Grecia dove si producevano più di 70 qualità. Furono anche i primi a preparare il pane di notte. (*7)
Nella Roma (del II sec. a.C.) il pane lievitato aveva un ruolo importantissimo. Era simbolo di benessere e dello stato di cittadino e di soldato (i contadini mangiavano i prodotti dell'orto e i legumi). Il soldato riteneva essenziale mangiare il pane al quale affiancava carne, olive, cipolle, fichi e vino. Di facile conservazione e trasporto, il pane identificava colui che viaggiava. (*6) Si definivano tra tipi di pane: 1 "panis palatinus"  che era riservato al sovrano; 2 "panis castrensis"  per i soldati e 3 "panis sordidus"  per gli schiavi.
Gli Ebrei mangiano pane azimo, "Matzah", in occasione della commemorazione dell'esodo dall'Egitto: l'uso del pane non lievitato è simbolo dell'accingersi a intraprendere il viaggio, data la rapidità della preparazione e la ottima possibilità di conservazione di tale tipo di pane. Il pane azzimo degli ebrei rappresenta l'afflizione della privazione e il ricordo delle origini. E' anche simbolo di purezza e di sacrificio.
Il lievito del pane è il simbolo della trasformazione spirituale. (*1)
In ricordo dell'Ultima cena di Gesù Cristo il pane azimo viene utilizzato nell'Eucarestia da molte confessioni religiose cristiane. (*7)

Citazioni bibliche
Gesù Cristo nacque a Betlemme che significa "la casa del pane". (*1) Per i cristiani il pane (l'ostia) è il Corpo di Cristo, pane della vita, nutrimento spirituale.
Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
(Mt. 4, 1-4)
Il pane è l’immagine della gioia e della prosperità, del dono che Dio concede ai suoi come alimento. (*5) "Va’, mangia con gioia il tuo pane, bevi il tuo vino con cuore lieto, perché Dio ha gradito le tue opere" (Qo. 9,7)
Il pane riceve da Gesù stesso il simbolismo più trascendente con le affermazioni:
"Io sono il pane della vita" (Gv. 6,48)
"Io sono il pane: chi viene a me non avrà più fame" (Gv. 6,35)
"Io sono il pane disceso dal cielo" (Gv.6,41)
"Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo "Questo è il mio corpo che è dato per voi" . (Lc. 22,19)
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». (Mt. 26, 26-29)
Il pane è alimento sacro, come la vita, che sostiene e rinforza. Così sacro che i cristiani lo chiedono nella preghiera che Gesù ha insegnato: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" (Mt. 5,11)
Va offerto a chi ha fame, come Gesù che ha moltiplicato i pani (Mt. 14,14-21). "Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse "sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada" ". (Mt. 15,22. 2a moltiplicazione dei pani)
Nel passare all’altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere del pane. Gesù disse loro: «Fate attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei». Ma essi parlavano tra loro e dicevano: «Non abbiamo preso del pane!». Gesù se ne accorse e disse: «Gente di poca fede, perché andate dicendo tra voi che non avete pane? Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila, e quante ceste avete portato via? E neppure i sette pani per i quattromila, e quante sporte avete raccolto? Come mai non capite che non vi parlavo di pane? Guardatevi invece dal lievito dei farisei e dei sadducei».
Allora essi compresero che egli non aveva detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dall’insegnamento dei farisei e dei sadducei.
(Mt. 16, 5-12) 

Locuzioni e modi di dire
- Dire pane al pane (e vino al vino): parlare con franchezza, senza ipocrisia o senza eufemismi. Il pane è umile e semplice.
- Esser buono come il pane: aver buon carattere, essere assai mite e benevolo.
- Comprare, vendere per un pezzo di pane:  a bassissimo prezzo.
- Rendere pan per focaccia: contraccambiare uno sgarbo, un'azione cattiva con un'altra peggiore.
- Togliersi il pane di bocca per qualcuno: fare per lui grandi sacrifici. (*2)
- Guadagnarsi il pane: guadagnarsi da vivere, faticando.
- Il pane unisce: ci fa compagni (dal latino cum panis): compagno è colui con il quale si divide il pane.

Il pane nei sogni

Il pane è il cibo per eccellenza, qualcosa che è dovuto a tutti e vederlo nei sogni, mangiarlo, spezzarlo con le mani, offrirlo ad altri, è indice di necessità soddisfatte, di sicurezza, di speranza, di generosità. l pane viene consideratoindispensabile” base dell’alimentazione e questa valenza lo rende nei sogni simbolo di ciò che per il sognatore ha un valore fondamentale, può essere la sicurezza economica, la solidità, il raziocinio, oppure la persona amata, qualcuno che viene considerato necessario, la famiglia, i figli.
La correlazione fra pane ed amore è presente soprattutto in Freud che ne rileva anche il carattere prettamente sessuale che può emergere dalla forma allungata del pane, mentre Jung si focalizza più sull’aspetto sacrale della preparazione del pane ed anche del gesto di spezzarlo, vedendo in questo una simbologia legata all’espressione di bisogni non solo terreni. “Non si vive di solo pane”. Ecco che il pane diviene nutrimento “spirituale”, svincolato dalla materia con una valenza di eternità e soddisfazione perenne. E’ il pane sacro della vita eterna, il pane della vita dell’Eucaristia, carne e sangue del Cristo, che compare a ricordare i bisogni del corpo ma anche quelli dello spirito.
Il pane nei sogni è sostanzialmente legato alla quotidianità della vita ed al suo aspetto più semplice ed essenziale, al lavoro ed all’operosità, al bisogno di nutrimento di ogni aspetto di sé ed anche all’abbondanza, alla generosità quando viene donato, condiviso, consumato con altri.
L’aspetto del pane nei sogni, il suo grado di cottura, la lievitazione, la freschezza ed il colore più o meno dorato, sono elementi che influiscono sul valore positivo del simbolo. Vedere pane ammuffito e secco, o sognare di mangiarlo è legato a qualche aspetto sgradevole, a qualche disagio nella vita del sognatore, al non potere sostenersi o “nutrire” i suoi bisogni.
L’odore del pane appena sfornato, pregustarne il sapore, il gesto di infornare il pane oppure entrare in una panetteria ben fornita, sono invece elementi che caratterizzano una positività, la speranza di realizzazione di un progetto o di un amore (preparare o infornare il pane) l’aspirazione a qualcosa di più elevato, un ampliamento dei propri limiti. (*3)
Eventi
Giornata del pane per la pace a Betania, località della Giudea. Donne israeliane e donne palestinesi, donne ebree, cristiane e musulmane si incontrano e assieme preparano e spezzano il pane, frutto della loro opera. Un progetto semplice ma coraggioso: riunire in un panificio israeliani e palestinesi. (*4)
Impastare pane DSC_4942
Preparazione del pane e corpo energetico
Impastare il pane di vita, simbolo del costruire e modellare la vita, in contatto con la Vita che ci circonda e ci connette con il Tutto! Questo significa superare illusione della separazione: la Vita fluisce abbondante e noi ne facciamo parte. Esperienza fatta presso il Centro Igeia di Monteleone d'Orvieto, dove la preparazione del pane (insieme a tante altre tecniche e attività) fa parte del processo per scoprire e contattare il corpo energetico che unisce a tutta la realtà manifesta, superando così l'illusione della separatività che genera la malattia.  L'individuo viene portato a percepirsi come corpo di luce, impara metodi per rivitalizzare l'eterico, viene formato all'autoguarigione e all'equilibrio psicospirituale. (*8)

Il pane nelle favole
Le favole hanno questo di importante: che contengono suggestioni e insegnamenti utili in ogni tempo. Le favole sono tracce per scoprire e capire i misteri della vita, per intuire la multiforme natura delle cose e di noi. Pier Paolo Pasolini ha parlato di un’età del pane: il tempo in cui gli uomini erano consumatori solo di beni necessari. Quella era anche l’età in cui si raccontavano e si ascoltavano favole; favole che come il pane erano necessarie a crescere e a vivere. (*9)

Il pane è bianco e appena cotto sulle tavole dei ricchi, nero e ammuffito su quello dei poveri. In briciole per Hansel e Gretel rappresenta un possibilità di salvezza. (*10)

Le fiabe sono affollate di padri che non sanno come sfamare i figli, di madri che, con crudele realismo, ne propongono l’allontanamento dalla famiglia; di poveri che chiedono un tozzo di pane, di viandanti in cerca di osterie, di occhi affamati, di streghe voraci, di re mangioni. Molto significativi sono anche i riferimenti a tavole alle quali basta dire “apparecchiati”. In virtù della domanda di cibo, il paesaggio naturale si trasforma in paesaggio alimentare, come nel caso del paese di Cuccagna.
Le fiabe si riferiscono spesso a questo paese, le cui origini letterarie sono antichissime, in cui regna la ricchezza alimentare. Nella tradizione fiabesca il cibo sta alla base di meccanismi ideologici molto importanti: sul piano sociale rappresenta il denaro (un tempo chi lavorava veniva ricompensato con una razione di cibo), sul piano morale simboleggia il messaggio di speranza cristiana (assenza di pane terrestre, oggi, presenza di pane celeste domani).
I cibi non sono solo sostanze, ma implicano, fatalmente, immagini, sogni, tabù, scelte, valori. I cibi sono anche segni delle situazioni in cui vengono consumati ed è l’uso che dà il significato a questi segni. Tanto è vero che il pane nero, per anni usato per esprimere semplicità, povertà ed indigenza, (vedi: “la bella Caterina”) è oggi simbolo di raffinata agiatezza. (*11)
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Fonti:
(*1) J. Chevalier, A. Gheerbrant, Dizionario dei simboli, Rizzoli, Milano 1987
(*2) Enciclopedia Universale Rizzoli-Larousse, Rizzoli, Milano 2001
(*3)
http://guide.supereva.it/sogni/interventi/2006/02/244071.shtml
(*4) www.nostreradici.it/Angelica-pane-Samar.htm
(*5)
http://share.dschola.it/icbernezzo/Riscoprire-il-territorio/Arte-e-fede/Simbologia/pane/pane.htm
(*6) www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/busi-curiosita/Pane-simbolo-del-cittadino-romano.html
(*7)
http://it.wikipedia.org/wiki/Pane
(*8) IGEIA-Centro per il risveglio e la cura del Corpo di Luce, Monteleone d'Orvieto (TR), S.S. 71 km 62.600, Fraz. S. Maria, Loc. Farnietino, tel. 0578299985
(*9) www.scuolidea.it/didattika/allegati2/pollicino_2.pdf
(*10) www.portoveneredidattica.it/ICPDID/Fabiano/pitagoramangiando.htm
(*11) www.spaziodi.it/magazine/n0508/vd.asp?id=1387

* Grazie a Leili Khosravi per aver fornito le foto e lo stimolo a scrivere…

Link sul pane:
a) -
Pane nostro, di Predrag Matvejevic:
Dalla Prefazione di Enzo Bianchi, autore di Il pane di ieri
Ciascuno troverà in queste pagine pane per la sua fame: sia essa anelito di fede o attesa di giustizia, sia stupore per il seme che cresce misteriosamente oppure curiosità di ripercorrere le infinite «vie» nel tempo e nello spazio di questo cibo che nasce dalla stanzialità del contadino, sia ancora desiderio di conoscere la feconda fantasia dell'uomo che ha saputo dare forme e consistenze sempre diverse a quell'unico alimento così da renderlo appetibile e accessibile nelle situazioni più disparate.

b) -
Pane nostro, di Predrag Matvejevic:
Dalla presentazione di Unilibro.
Perché il pane è anche simbolo, ai centro del rito. E lo si ritrova, nelle sue mille varietà, in molte opere d'arte, dall'Antico Egitto alla pop art. Raccontando il pane, la sua storia, i suoi miti, Matvejevic ci parla di Dio e degli uomini, della storia e della geografia, della fame e della ricchezza, della guerra e della pace, della violenza e dell'amore. Quella che ci regala Matvejevic è una sapienza modellata dai secoli, a volte temprata nel dolore, ma sempre piena di speranza.  

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