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mercoledì 13 marzo 2019

PERDONARE... PERDONO...

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Perdona e sarai libero. 
Dimentica di aver perdonato e sarai ancor più libero. 
La rabbia non svanirà mai finché i pensieri del rancore verranno nutriti nella nostra coscienza. 
La rabbia scomparirà solo quando i pensieri del rancore saranno dimenticati. 
Vai oltre questa o quella via, sulla sponda estrema dove il mondo si dissolve e ogni cosa diventa chiara. 
Oltre questa sponda e la sponda estrema, al di là dell’al di là, dove non v’è inizio, né fine, senza paura, vai. 
   Buddha


Perdonate gli Errori di Ieri. 
C'è qualcuno che possa affermare di vivere una vita 'perfetta'? Difficile. Tutti commettiamo errori di cui poi ci pentiamo e vorremo tornare indietro per evitarli. Il perdono è il miglior balsamo per l'anima. Perdonando noi stessi e il nostro prossimo cessiamo di aggrapparci alle cause della nostra sofferenza e le lasciamo andare. Tutto cambia; è questa l'unica costante. Che ce ne rendiamo conto o meno, noi cambiamo continuamente. Non siamo le stesse persone di ieri, di un anno fa, o di dieci anni fa. Non è necessario che continuiate a tenere stretti gli errori ed i torti del passato in un perenne stato accusatorio verso voi stessi e gli altri, dal momento che quelli sono gli errori commessi da altre persone. Il farlo aggiunge sofferenza alla sofferenza. Fermatevi ad osservare la vostra ombra, riconoscete la sua transitorietà, e lasciatela andare. 
Paul Lenda


Il Perdono
Chi è povero e debole spiritualmente non è capace di perdonare ma cerca di Vendicarsi. Per perdonare chi vi ha fatto del male, dovete diventare grandi, ricchi, forti, luminosi. 
Dovete dirvi: “Devo perdonarlo perché, poveretto, è privo di luce, di conoscenza, di nobiltà… E non sa neppure in quale situazione si mette facendomi del male, perché le leggi divine sono inesorabili e quindi dovrà soffrire per il male che mi ha fatto. Io invece, anche se ne sono la vittima, ho il privilegio di lavorare per il bene, per il Regno di Dio, per la luce”.
Pensando così e paragonando lo splendore in cui vivete voi, per aver scelto il cammino del bene, alla miseria e all’oscurità di coloro che sono ingiusti e cattivi, un sentimento di pietà, di indulgenza e d’amore s’impadronirà di voi, Questa generosità, che non avreste potuto raggiungere con nessun altro mezzo, è invece facilmente raggiungibile in questo modo.
Quando noi odiamo una persona, siamo legati a lei da un legame emozionale più forte dell’acciaio. Il perdono è l’unico modo per rompere tale legame e ritornare liberi. La persona odiata diventa, pian piano, il nostro padrone; ci viene in mente di giorno e di notte; ci toglie sonno e serenità e ci priva della gioia di vivere.
Se però consideriamo coloro che ci hanno fatto del male, come delle persone che (in un momento particolare) hanno agito male nei nostri confronti, ma sono pur sempre dei figli di Dio, il perdono non ci sarà difficile. Esse hanno attraversato il nostro cammino per un appuntamento fissato dal Creatore. Dobbiamo ricordare che quando qualcuno ci ferisce, lo fa perché la sua anima sta cercando di accaparrarsi la nostra divina attenzione e la nostra benedizione. Se gliela offriamo, cesserà di intralciare il nostro cammino.
Qualcuno può pensare di non aver nulla da perdonare. Se nella sua vita compaiono però: confusione, sofferenza, infelicità, miseria, o dei bisogni di qualunque tipo, egli è nella necessità di dover perdonare. Vi è un vecchio proverbio che dice: “Colui che non riesce a perdonare gli altri, rompe il ponte su cui lui stesso deve passare”.
Quando la nostra salute o il nostro benessere, tardano ad arrivare, è necessario concedere il nostro perdono. “Il perdono può spazzare via tutti gli ostacoli che hanno impedito al benessere e alla salute di arrivare fino a voi. Il perdono è un potente magnete da cui nessun bene può evitare di essere attratto”.
Omraam Mikhael Aivanhov


Se hai cibo,
puoi sfamare.
Se hai acqua,
puoi dissetare.
Se hai cuore,costruire-la-pace
puoi amare.
Se hai generosità,
puoi donare.
Se hai dignità,
puoi educare.
Se hai pazienza,
puoi sopportare.
Se hai comprensione,
puoi tollerare.
Se hai indulgenza,
puoi perdonare.
E se sfami,
disseti, ami,
doni, educhi,
sopporti,
tolleri,
e perdoni,
puoi costruire la pace.
   Patrizia Camesasca 



     Un uomo più evoluto decide invece di lavorare su di sé volontariamente al fine di cristallizzare in maniera definitiva il suo »corpo causale« e chiudere ogni sospeso karmico derivante dalle azioni delle vite precedenti. Non si affida, cioè, all'evoluzione naturale, ma decide di accelerare i tempi. Come si lavora in tal senso? Gesù dice in maniera chiara: «In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte». Gv 8,51 
La parola di Gesù indica sempre l'apertura del Cuore. 
In teoria non è nulla di complicato, perché non concerne l’applicazione di alcuna tecnica occulta; infatti è sufficiente... PERDONARE i propri nemici. 
Il perdono rivolto a qualcuno che ci sta facendo qualcosa di male fa sì che venga bruciato il karma che ci tiene legati a quella persona o a quel luogo. Non importa che non sappiamo quali trascorsi karmici ci hanno condotto a incontrare questa persona in questa situazione, perché il perdono va offerto a priori. Il perdono è il balsamo che guarisce e libera dalle catene del karma. Nella pratica, come avrete intuito, non è così semplice come nella teoria. Perdonare è faticoso, in alcune occasioni quasi impossibile. Il punto è che l'attrito interno che si crea nell'atto del perdono letteralmente fabbrica il »corpo causale«. Questo ci consente di liberarci sia sul piano fisico che su quello astrale prima ancora di passare “dall'altra parte” al termine dell'incarnazione. Il perdono non è un atto morale, bensì un processo alchemico che ci libera definitivamente delle sbarre della psico-prigione.
   Salvatore Brizzi 


lunedì 11 giugno 2018

La Pace nel cuore (Lao Tzu)

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PACE NEL CUORE

Perché ci sia pace nel mondo, è necessario che le nazioni vivano in pace.
Perché ci sia pace fra le nazioni, le città non devono battersi le une con le altre.
Perché ci sia pace fra le città, i vicini devono andare d’accordo.
Perché ci sia pace fra i vicini, è indispensabile che nelle case regni l’armonia.
Perché nelle case ci sia pace, bisogna trovarla nel proprio cuore.

(Lao Tzu) 


FONTE:   https://www.pomodorozen.com/zen/la-pace-nel-cuore/

venerdì 14 aprile 2017

La soluzione dei problemi...

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La soluzione dei problemi... 
La soluzione non è "non avere problemi" 
ma accettarli, affrontarli e risolverli con il sorriso 😉 
in bocca, in testa e nel cuore 💝 
elevando la Coscienza 🌞
e vedendoli come strumenti per Evolvere.  
.:.

lunedì 27 giugno 2016

Ogni volta che avete un nuovo problema da risolvere, provate con queste tre chiavi. (Omraam Mikhaël Aïvanhov)

Ogni volta che avete un nuovo problema da risolvere, 
provate con queste tre chiavi.

« Automaticamente, distrattamente, ogni giorno introducete delle chiavi nelle rispettive serrature, senza vedere che con quel gesto ripetete, simbolicamente, il lavoro dello spirito (la chiave) nella materia (la serratura). Allora, decidetevi a studiare che cos’è una chiave e che cos'è una serratura, e avrete delle chiavi per aprire certe serrature alle quali finora non avevate mai pensato. Sì, le orecchie, la bocca, le narici, gli occhi: ecco alcune serrature; e anche il cervello stesso è una serratura. Quando ne avrete preso coscienza, sarete in possesso di chiavi che aprono le porte della natura, ma anche alcune porte in voi stessi.
E cosa sono l’intelletto, il cuore e la volontà? Sono porte attraverso le quali circolano i nostri pensieri, i nostri sentimenti e le nostre energie; e le chiavi per aprire queste porte sono la saggezza, l’amore e la verità. La saggezza apre l’intelletto, l’amore apre il cuore, e la verità apre la volontà. 
Ogni volta che avete un nuovo problema da risolvere, provate con queste tre chiavi. Non ci riuscite con la prima? Provate con la seconda! Neppure la seconda apre? Provate con la terza! Se saprete come operare, è impossibile che una di queste tre chiavi non finisca per risolvere il vostro problema.  »

Omraam Mikhaël Aïvanhov

lunedì 23 maggio 2016

Mente e Cuore

Aforisma di Rita Levi Montalcini «Rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore, uniche coloro che le usano entrambe.» http://aforismi.meglio.it/aforisma-del-giorno.htm?d=2016-05-16 -- gReader

giovedì 7 marzo 2013

Keshe: le iniziative di pace e il libro della vita

di Ettore Guarnaccia
La Keshe Foundation ha recentemente lanciato due nuove iniziative di pace per invitare ognuno di noi a negare il proprio consenso a guerre, conflitti, armi, violenze, intolleranze e ad abbracciare finalmente la pace, insieme ad un importante monito: tutto ciò che facciamo, diciamo, sentiamo, pensiamo e desideriamo viene da sempre puntualmente ed inevitabilmente registrato in una memoria eterea olografica che verrà un giorno rivelata all'umanità.
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Il trattato e la conferenza mondiale di pace
Il 21 gennaio scorso l'ingegnere nucleare iraniano Mehran Tavakoli Keshe, fondatore e direttore della Keshe Foundation, ha lanciato due iniziative degne di nota: la firma di un trattato di pace mondiale e l'organizzazione di una conferenza mondiale di pace da tenersi il 21 marzo 2013. Entrambe le iniziative fanno parte di un percorso di pace che dovrebbe concludersi il 21 aprile 2013.
Il trattato prevede che il soggetto firmatario, in qualità di cittadino del pianeta Terra, accetti...

"...di deporre tutti gli strumenti di aggressione e di guerra, di pensare di non essere mai più coinvolto o di incitare alla guerra o sviluppare o utilizzare strumenti di guerra su questo pianeta o nello spazio..."

...dichiarando di essere d'accordo e giurando con il corpo e l'anima a vario titolo, ovvero come individuo, consiglio, città, religione o nazione, in presenza di un testimone assistente co-firmatario.
Il trattato rappresenta un impegno solenne e un preciso intento dell'individuo a rifiutare la guerra e qualsiasi altro tipo di conflitto in qualsiasi forma. Un'azione estremamente semplice ma che potrebbe innescare un vero cambiamento, poiché è ormai assodato che l'uomo è in grado di indirizzare il proprio futuro attraverso l'intento e il desiderio.
trattato qui 

Quando un individuo libero e sovrano, di fronte all'universo, decide intimamente ed esplicitamente di negare il consenso al proprio governo, in virtù delle leggi universali di consenso e libero arbitrio, allora il governo (e chi per esso) non potrà più ricorrere al subdolo meccanismo di avvertimento e silenzio-assenso grazie al quale sono state perpetrate da lungo tempo le azioni più bieche e criminali a danno dei propri cittadini e dell'umanità.
Ma il trattato di pace proposto dall'ingegner Keshe è indirizzato anche (e soprattutto) ai leader mondiali in carica o di prossima elezione, fra i quali egli cita espressamente il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, il presidente americano Barack Obama, Papa Benedetto XVI (l'iniziativa è precedente alle dimissioni di Ratzinger, n.d.H.), il reali di Belgio e Olanda, l'imperatore del Giappone, il presidente e il primo ministro di Israele. Sul forum della fondazione, Keshe si domanda "chi sarà il primo leader mondiale a firmare il trattato di pace?" e, su sua sollecitazione, sono già diversi i volontari che si sono attivati per sottoporre il trattato di pace ai propri leader, in una mobilitazione pacifica che accomuna tutto il pianeta.
La conferenza mondiale di pace prevista per il prossimo 21 marzo, infatti, ha proprio l'obiettivo dichiarato di invitare tutti i leader mondiali a sottoscrivere il trattato di pace, abbandonando ufficialmente l'idea della guerra in tutte le sue forme. Di fatto, qualora il trattato venisse effettivamente sottoscritto da tutti i leader del mondo, da quel momento il concetto di nazione perderebbe di senso e l'umanità diventerebbe finalmente una vera e unica cittadinanza planetaria. Il successivo e ultimo appuntamento è per il 21 aprile, anniversario della prima conferenza internazionale degli ambasciatori di pace tenutasi lo scorso anno presso la Keshe Foundation, data entro la quale tutti i cittadini del mondo sono invitati a sottoscrivere il trattato stesso come individui e in un'ottica di cooperazione reciproca.
I messaggeri di Dio e la strada per la pace
In una delle sue più recenti dichiarazioni rese pubblicamente sul forum della fondazione, l'ingegner Keshe parla dei tanti scienziati che sono stati messi a tacere, derisi, infamati, banditi, esiliati, imprigionati, feriti, torturati e anche uccisi, a causa del loro lavoro e del loro contributo al progresso della scienza per l'umanità, ad opera di governanti, capi religiosi e organizzazioni di vario tipo. Un insieme di atti efferati commessi dai leader e dai relativi scagnozzi senza scrupoli per salvaguardare il proprio potere politico ed economico.
Secondo Keshe, il vero scienziato apparirebbe agli occhi di Dio alla stessa stregua dei profeti religiosi, in quanto entrambi sarebbero messaggeri di Dio con la missione comune di far progredire il corpo fisico e l'anima dell'uomo su questo pianeta e nell'universo. Un paragone piuttosto audace, ma che egli avvalora con la convinzione che entrambi i campi, scienza e spiritualità, dovranno essere in equilibrio in un solo corpo e una sola anima secondo le leggi universali della convivenza, quando in futuro la razza umana entrerà finalmente a far parte della comunità universale e potrà godere dell'armonia e della bellezza delle creazioni nell'universo.
Keshe prevede un futuro nefasto per coloro che hanno ostacolato il progresso della vera scienza e per quelli che hanno perpetrato azioni criminali per loro conto obbedendo agli ordini, ovvero un destino di esilio di esilio delle loro anime negli angoli più bassi e remoti dell'universo, dove esse risiederanno per l'eternità in una sorta di nemesi universale. La medesima sorte toccherebbe alla loro prole e ai beneficiari materiali delle loro azioni criminali.
Una magra consolazione per le anime dei vari Nikola Tesla, Karl Von Reichenbach, Prosper-René Blondlot, Wilhelm Reich e il nostro Pier Luigi Ighina, giusto per citare alcuni dei più famosi scienziati e ricercatori che hanno cercato di dare un contributo evolutivo molto importante all'umanità ma sono rimasti vittime del sistema criminale di potere.
L'ingegner Keshe ribadisce poi che l'evoluzione scientifica e tecnologica, passando necessariamente per la piena comprensione della tecnologia MAGRAVS, risolverà i problemi più urgenti del pianeta e aprirà le porte ai viaggi spaziali per l'intera umanità, annullando i confini territoriali e rendendo di fatto inutile l'industria bellica e la difesa militare. Keshe suggerisce quindi di convertire l'industria bellica in industria spaziale poiché nello spazio non c'è bisogno di difesa e chiarisce ancora una volta che, secondo le leggi universali, non è consentito viaggiare nello spazio e nell'universo se non si è degni di farlo.
In pratica, un'analoga conversione deve avvenire nell'animo umano, trasformando l'odio e l'intolleranza, che hanno forgiato e deviato la mente umana, in sentimenti di amore e fratellanza, abbandonando per sempre il litigio, il conflitto, la brama di potere e ricchezza, l'avidità e la paura.
Secondo Keshe oggi l'uomo non è ancora pronto ad entrare nella comunità universale perché non ha minimamente compreso il segreto della propria creazione e crede ancora di essere la più perfetta creazione dell'universo, senza l'umiltà necessaria a riconoscere che, a causa della propria indole avida, violenta ed egocentrica, in realtà non è altro che un essere selvaggio, arretrato e da evitare assolutamente. Infatti, come gli uomini integri e saggi evitano di frequentare i violenti e gli arroganti, o come gli uomini miti e assennati evitano litigi, risse e altri comportamenti inaccettabili, così le altre civiltà che appartengono alla comunità universale si tengono alla larga dal genere umano e non vogliono averci niente a che fare.
Un comportamento che risulta assolutamente comprensibile per civiltà spiritualmente evolute che hanno messo in primo piano l'amore, la fratellanza e il bene comune, abbandonando l'odio e la guerra, oltre a costituire una motivazione plausibile della reticenza di queste a manifestarsi apertamente e ad interagire con la nostra razza. Questo sarà uno dei motivi per cui i leader mondiali, che ci hanno volutamente mantenuto nell'ignoranza e hanno promosso sentimenti di odio, paura ed intolleranza, dovranno un giorno vergognarsi e saranno considerati come traditori dell'intera umanità.
Secondo Keshe, l'umanità potrà scardinare questa situazione e giungere alla pace solo attraverso un...
"...rapido e totale accordo fra tutti i cittadini, le nazioni, le credenze, le religioni, tutto in una sola volta, perché procedendo per gradi non ci riuscirà mai."
Il libro della vita
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Keshe ci lancia infine un importante avvertimento e, per farlo, cita la memoria olografica degli eventi e come questa vanifichi gli sforzi che i leader mondiali e gli altri uomini di potere malvagi compiono in gran segreto, nella convinzione che le loro azioni efferate e criminali non lascino traccia. Invece, le ingiustizie e i soprusi commessi verso l'umanità, i conflitti e le guerre innescati in nome della ricchezza terrena, l'uso delle armi per la distruzione della vita e del pianeta, i furti e gli inganni, tutto viene immancabilmente e puntualmente registrato in un registro etereo chiamato Archivio Akashico.
Un registro di cui si trova menzione in diversi testi arcaici come l'Antico e il Nuovo Testamento, ma anche nei miti, nel folklore e in molte culture come quella semitica, araba, assiro-babilonese, fenicia e ebraica. Esso conterrebbe la memoria degli eventi relativi a ciascun individuo (inteso come anima o entità) vissuto sulla Terra fin dalla creazione e non solo azioni e parole, ma addirittura sentimenti, pensieri e intenzioni di ognuno di noi.
In base alle rivelazioni di coloro che vi hanno potuto e saputo accedere, fra i quali vi sarebbero Madame Helena Petrovna Blavatsky, Rudolf Steiner e (soprattutto) Edgar Cayce, l'archivio contiene ogni simbolo archetipico o racconto mitologico, connette gli uni agli altri, ispira i sogni e le invenzioni, provoca attrazione e repulsione fra gli individui, modella e foggia la consapevolezza umana, guida, educa e trasforma un individuo per farlo evolvere. Esso non sarebbe un registro statico, come si potrebbe supporre, ma un archivio interattivo con una grandissima influenza sulla nostra vita di ogni giorno e sulle nostre relazioni, i nostri sentimenti, le credenze e le potenziali realtà che siamo in grado di generare.
In esso sarebbe possibile consultare qualsiasi evento presente e passato in forma concreta, nel suo carattere eterno, come se si stesse svolgendo in tempo reale sotto gli occhi dell'iniziato che vi ha accesso, al di sopra dei concetti materiali di tempo e spazio propri della nostra dimensione terrena. Esso è in grado di illustrare all'individuo la strada ideale da percorrere, la maniera migliore di utilizzare il tempo a disposizione sulla Terra e, infine, l'espressione delle opportunità per cui l'anima ha scelto di entrare nella nostra dimensione materiale prima dell'incarnazione.
Infine, l'archivio sarebbe il giudice e la giuria imparziali in grado di individuare coloro che saranno degni di salvezza, probabilmente in ottica di ascensione a dimensioni più elevate o di ritorno alla sorgente creatrice, quando il suo contenuto verrà un giorno rivelato a tutte le anime. Come un libro che contiene e illustra la nostra intera esistenza, un Libro della Vita, appunto.
La scelta interiore e gli strumenti che abbiamo da sempre
Le iniziative promosse da M.T. Keshe e dalla sua fondazione sono indubbiamente lodevoli e, grazie alla notorietà acquisita dall'ingegnere nucleare iraniano in tutto il mondo e al supporto della libera informazione del web (non dei media ufficiali), potrebbero realisticamente portare risultati eclatanti e di una certa rilevanza.
A volte l'opera del cuore cambia il destino dell'uomo e i più grandi ed improvvisi cambiamenti vengono spesso innescati da una piccola scintilla che si accende nell'animo umano. E se la scintilla che porterà alla pace planetaria fosse proprio questo trattato? Da sempre l'uomo desidera di vivere in felicità, serenità e pace ma ha da tempo dimenticato la giusta strada per soddisfare il proprio desiderio, eppure essa è di una semplicità estrema: non esiste felicità per l'uomo che non passi per la felicità altrui, cioè per essere felici dobbiamo dapprima adoperarci per rendere felice il nostro prossimo. Solo così sarà possibile giungere alla pace, quella vera e duratura, quella che nasce innanzitutto nell'intimità dell'anima per poi uscire a contagiare e pervadere la realtà che ci circonda.
Se l'impegno contenuto nel trattato risuona con il vostro intimo sentire, allora stampatelo e firmatelo 
http://www.scribd.com/doc/121802451/World-Peace-Treaty-Trattato-di-Pace-Mondiale,
a patto che la vera firma avvenga dapprima dentro di voi, come scelta di vita da applicare con convinzione e amore in ogni giorno a venire. In questo senso, a mio personale avviso, la sottoscrizione di un trattato di pace assume un valore relativo, perché il vero cambiamento, l'intimo giuramento e l'impegno personale a favore della pace devono avvenire dentro di noi e permeare indissolubilmente qualsiasi nostra azione quotidiana, anche la più insignificante.
Dobbiamo impegnarci affinché quella scintilla, in qualsiasi forma, scocchi e accenda una volta per tutte dentro di noi l'amore universale di cui abbiamo tutti terribilmente bisogno, quell'amore che cancella le diversità, annulla le distanze e ci rende finalmente degni di appartenere alla comunità universale.
Se oggi avessimo accesso al nostro capitolo personale del Libro della Vita e fossimo in grado di leggerne le righe, potremmo dirci soddisfatti e orgogliosi delle nostre azioni, delle nostre parole, dei nostri sentimenti, dei pensieri e delle intenzioni che ci contraddistinguono e ci animano? Potremmo ritenerci degni di appartenere alla quella comunità universale che ci osserva a distanza e ci evita come la peggiore delle minacce? Potremmo affermare di aver compreso gli obiettivi della nostra esistenza terrena, di aver compiuto quanto necessario per conseguirli e per completare il nostro percorso di evoluzione spirituale?
Non credo sia così fondamentale accedere all'archivio etereo per rispondere a queste domande, né per comprendere quale sia la strada migliore da intraprendere per scrivere le righe che ancora mancano al nostro capitolo, perché abbiamo già a disposizione tutti gli strumenti che ci servono.
Abbiamo un diario personale che ha registrato e registra tutte le nostre azioni, le parole, i pensieri, i sentimenti e gli intenti: è la nostra coscienza ed è assolutamente in grado di mostrarci se possiamo ritenerci degni di far parte della comunità universale e se abbiamo veramente perseguito gli obiettivi della nostra esistenza terrena.
Poi abbiamo uno strumento preziosissimo che, se interrogato ed ascoltato con semplicità, umiltà ed altruismo, è perfettamente in grado di indicarci qual è la strada ideale da percorrere in futuro, nel tempo che ancora ci resta: il nostro cuore.

trattato di pace in italiano
http://www.iconicon.it/blog/2013/01/ho-firmato-il-trattato-di-pace-mondiale/
Fonte: Hearthaware blog
http://hearthaware.wordpress.com/2013/03/07/keshe-le-iniziative-di-pace-e-il-libro-della-vita/comment-page-1/#comment-6724



domenica 20 gennaio 2013

Maestro e discepolo: un incontro di anime





Amato Maestro,
sei stato mio zio, quello prediletto, e mio padre, la mia levatrice, un bambino che ride, il mio migliore amico, un vecchio saggio, il mio cantastorie preferito, e il mio Maestro... il mio primo pensiero all’alba e l’ultima alla sera...
Sei stato due caldi occhi scuri, una mano gentile, piedi per la mia testa; un formicolio per il corpo... a volte un silenzio, altre un canto...
Sei stato una scossa, un bagliore, una presenza, una assenza; giorno e notte, estate e inverno... un uomo per ogni stagione; la promessa di una realizzazione, la sola speranza, il supremo distruttore di ogni mio sogno; il solo rifugio, e colui che ho cercato di evitare; un mago, e un semplice essere umano, un uomo qualunque.
Eri un enigma, eri me stesso. Eri la luna, le stelle e tutto ciò che intorno a loro si muove. Eri il verde e il colore della terra, l’azzurro e l’oro della mia terra. Eri il tutto e il nulla. Sempre, eri amore.
Osho, per favore, puoi parlare dell’evoluzione del rapporto tra Maestro e discepolo?


Esiste rapporto e rapporto, ma nessuno è paragonabile al rapporto che esiste tra Maestro e discepolo. Tutti gli altri rapporti, perfino il migliore, sono soggetti a condizioni.
Ad esempio, un rapporto d’amore pretende sempre qualcosa. Il solo rapporto libero da condizioni, da pretese, da richieste, è quello che esiste tra Maestro e discepolo.
Di fatto è un fenomeno così raro e unico, che non dovrebbe essere inserito nella stessa categoria degli altri rapporti. Solo la povertà del linguaggio ci porta a parlare di rapporto. È una fusione, è un incontro senza alcuna ragione.
Il discepolo non chiede nulla e il Maestro non promette nulla; tuttavia nel discepolo esiste una sete e nel Maestro esiste una promessa.
È un’intimità nella quale nessuno è superiore e nessuno è inferiore... il discepolo è sempre e comunque femminile, perché il discepolo non è altro che disponibilità, un grembo aperto, pronto a ricevere: è ricettività. E il Maestro è sempre maschile, perché il Maestro non è altro che dare, un donarsi, per l’unico e semplice motivo che il tutto da lui straripa. Deve dare: è una nube carica di pioggia.
Come il discepolo è alla ricerca, alla ricerca è il Maestro. Il discepolo cerca un luogo in cui potersi aprire senza alcuna paura, senza alcuna resistenza, senza doversi trattenere. Un totale abbandono.
E anche il Maestro ricerca un essere umano capace di accogliere il mistero, pronto a lasciarsi fecondare dal mistero, pronto a rinascere. Esistono molti insegnanti, e ci sono molti allievi. Gli insegnanti hanno acquisito un sapere, e possono essere molto dotti, colti, ma nel loro cuore regnano le tenebre; la loro istruzione maschera la loro ignoranza. Ed esistono studenti alla ricerca di quelle conoscenze.
Maestro e discepolo sono un fenomeno completamente diverso.
Il Maestro non dà conoscenze, condivide il proprio essere.
E il discepolo non è alla ricerca di conoscenze, è alla ricerca dell’essere: è, ma non sa chi è. Vuole riconoscersi, vuole mettersi a nudo davanti a se stesso.
Il Maestro può fare una cosa molto semplice: creare fiducia. Tutto il resto accade. Nel momento in cui il Maestro riesce a creare fiducia, il discepolo abbandona le sue difese, i suoi abiti, ciò che conosce. Di nuovo torna ad essere un bambino: innocente, sveglio, vivo. È un nuovo inizio.
Tuo padre e tua madre hanno dato vita al tuo corpo: è una vita che si concluderà con la morte. I tuoi genitori sono responsabili della tua nascita e della tua morte. Anche il Maestro ti dà una nuova nascita, ma è la nascita della consapevolezza, e questa non ha mai fine.
Occorre solo un’atmosfera di assoluta fiducia; e in quella fiducia le cose iniziano ad accadere da sole; né il discepolo né il Maestro fanno qualcosa. Il discepolo accoglie ciò che accade. Il Maestro è il veicolo delle forze universali: è simile ad un bambù cavo, che può diventare un flauto. Ma il suono non è del bambù. Al bambù può andare solo il merito di non distruggere quel canto, di lasciarlo fluire.
Il Maestro è un medium della consapevolezza universale. Se tu sei disponibile, all’improvviso la consapevolezza universale scuote la consapevolezza assopita, la consapevolezza addormentata che esiste in te. Il Maestro non ha fatto nulla. Tutto accade!
Vale la pena ricordare ciò che accadeva nell’antichità: i ricercatori passavano da centinaia di insegnanti, fino a quando arrivavano alla presenza di un uomo che, all’improvviso, risvegliava in loro la fiducia; erano arrivati... e anche i Maestri viaggiavano... ricordo un episodio...

Gautama il Buddha giunse in una città. Tutti erano accorsi per ascoltarlo, ma Buddha continuava ad aspettare guardando di continuo la strada... e questo perché una ragazzina, di non più di tredici anni, lo aveva incontrato e gli aveva detto: “Aspettami, porto questo cibo a mio padre, nei campi, e sarò di ritorno in tempo... ma non scordarti di aspettarmi.”
Dopo poco, gli anziani della città chiesero a Buddha: “Chi aspetti? Tutte le persone importanti sono presenti, inizia il tuo discorso.” Buddha ribatté: “Manca ancora la persona per la quale sono venuto fin qui, e devo aspettare.”
La ragazzina arrivò e disse: “Sono un po’ in ritardo, ma tu hai mantenuto la promessa. Sapevo che l’avresti fatto, dovevi farlo, perché ti sto aspettando dal giorno in cui sono diventata consapevole... avevo forse quattro anni quando ho sentito il tuo nome per la prima volta. E il solo suono del tuo nome ha fatto risuonare qualcosa nel mio cuore. E da allora è passato tanto tempo, sono forse dieci anni che aspetto...” Buddha le rispose: “Non hai atteso invano. Sei tu che mi hai attirato in questo villaggio.”
E iniziò a parlare. La ragazza fu l’unica ad avvicinarsi chiedendogli l’iniziazione: “Ho atteso a sufficienza, ora voglio stare con te.” Buddha: “Devi venire con me, perché la tua città è così lontana da ogni percorso e io non posso continuare a venire fin qui. Il cammino è lungo e io sto invecchiando.”
In città nessun altro, ad eccezione di quella ragazzina, si presentò a chiedere di essere iniziato.
Nella notte, prima di coricarsi, Ananda, il primo discepolo di Buddha, gli chiese: “Prima di coricarti vorrei farti una domanda: tu senti un’attrazione verso un certo luogo, come se si trattasse di magnetismo?”
Buddha rispose: “Hai ragione. È così che decido dove andare. Quando sento che qualcuno ha sete, che è così assetato che senza di me non ha alternativa alcuna, mi incammino in quella direzione.”

Il Maestro si sposta verso il discepolo.
Il discepolo si incammina verso il Maestro.
Prima o poi si incontreranno, è inevitabile.
Non è un incontro fisico, né un incontro mentale. È un incontro di anime, come se all’improvviso avessi avvicinato due candele accese: le candele restano separate, ma le loro fiamme si uniscono, e diventano una sola.
Quando l’anima è una sola, è difficilissimo dire che tra due corpi esiste un rapporto. Non è vero, ma non esiste altra parola: il linguaggio è molto povero.
Si tratta di una unione di essenze.

(da “The Rajneesh Upanishad”, settembre 1986)


Amato Maestro,
se un discepolo non è d’accordo con alcune delle cose che il Maestro dice, è un discepolo?


Il discepolo è assolutamente libero di essere o non essere d’accordo con ciò che il Maestro dice. Ma quello che il Maestro non dice, non può creare disaccordo nel discepolo! In quel caso c’è una totale armonia.
Ciò che il Maestro dice non è altro che un gioco di parole privo di importanza. Il Maestro non è un filosofo, non sta affatto insegnando un sistema di pensiero. Non ti chiede di essere o non essere concorde...
Puoi non convenire con tutto ciò che dice, ma essere in accordo col Maestro.
Il problema è essere in armonia con il suo essere. Quando sei in accordo con l’essere del Maestro, non ti preoccupi di contestare le sue parole.

(da “The Rajneesh Upanishad”, settembre 1986)


Il mio approccio alla vostra crescita è fondamentalmente quello di rendervi indipendenti da me. Ogni tipo di dipendenza è una schiavitù, e la dipendenza spirituale è la peggiore di tutte. Ho fatto ogni sforzo possibile per rendervi consapevoli della vostra individualità, della vostra libertà, della vostra assoluta capacità di crescere senza l’aiuto di nessuno. La crescita è qualcosa di intrinseco al vostro essere. Non viene dall’esterno: non è un imposizione, è uno schiudersi, una rivelazione.
Tutte le tecniche di meditazione che vi ho dato non dipendono da me; la mia presenza o assenza non fa alcuna differenza: tutto dipende da voi. Non è la mia presenza, ma la vostra a essere necessaria perché le tecniche possano funzionare.
Non è il mio essere qui ma il vostro essere qui, il vostro essere nel presente, il vostro essere svegli e consapevoli che servirà a qualcosa. In realtà, nessuno può salvare nessun altro; sarebbe contrario alla verità basilare della libertà individuale.
Per quel che mi riguarda, sto solo facendo ogni sforzo per liberarvi da tutti, me incluso, e per lasciarvi soli nel cammino della ricerca.
L’esistenza rispetta colui che ha il coraggio di essere in solitudine nella ricerca della verità. Gli schiavi non godono del rispetto dell’esistenza. Non si rispettano loro stessi, come possono aspettarsi che l’esistenza mostri loro rispetto?
Perciò ricordate, quando me ne sarò andato, non perderete nulla. Al contrario è possibile che guadagnate qualcosa di cui non siete affatto consapevoli. In questo momento sono disponibile nel mio corpo, imprigionato in una forma definita. Quando me ne andrò, dove potrò andare? Sarò qui nel vento, nell’oceano; e se mi avrete amato, se avrete avuto fiducia in me, mi sentirete in mille modi: nei vostri momenti di silenzio, improvvisamente sentirete la mia presenza. Una volta libero dal corpo, la mia consapevolezza sarà universale. Adesso dovete venire da me. Allora non avrete bisogno di venire a cercarmi.
Dovunque siate... la vostra sete, il vostro amore... e mi troverete nel profondo del vostro cuore, nel suo stesso battito.

(da “Beyond Enlightenment”, ottobre 1986)


Io credo e confido assolutamente nell’esistenza. Se c’è qualcosa di vero in ciò che dico, sopravvivrà. Coloro che sono interessati al mio lavoro porteranno semplicemente la fiaccola, ma non imporranno niente a nessuno, né con la spada, né con il ricatto del pane. Resterò una fonte di ispirazione per la mia gente e questo è ciò che sentirà la maggior parte dei sannyasin. Voglio che coltivino per conto loro qualità come l’amore, intorno a cui non è possibile creare alcuna chiesa, come la consapevolezza, che non è monopolio di nessuno, come la celebrazione, la capacità di essere felici, di mantenere lo sguardo fresco di un bambino. Voglio che la mia gente conosca se stessa, non che si adegui alle idee di qualcun altro. E la strada è entrare dentro se stessi.

(intervista rilasciata a Enzo Biagi, estate 1989)


– da “Operazione Socrate. Il caso Osho Rajneesh” –





“Si dovrebbe accogliere la morte con gioia... è uno dei più grandi eventi della vita. Nella vita, esistono solo tre grandi eventi: la nascita, l’amore e la morte. La nascita, per tutti voi, è già accaduta: non potete farci più nulla. L’amore è una cosa del tutto eccezionale... accade solo a pochissime persone, e non lo si può prevedere affatto.
Ma la morte, accade a tutti quanti: non la si può evitare. È la sola certezza che abbiamo; quindi, accettala, gioiscine, celebrala, godila nella sua pienezza.
La morte è semplice svanire nella fonte. La morte è andare nel regno di ciò che non è manifesto: è addormentarsi in Dio.
Di nuovo tornerai a fiorire. Di nuovo rivedrai il sole e la luna, e di nuovo e ancora... fino a quando non diventi un Buddha, fino a quando non riuscirai a morire in piena coscienza; fino a quando non sarai in grado di rilassarti in Dio consciamente, con consapevolezza.
Solo allora, non esiste ritorno: quella è una morte assoluta, è la morte suprema.”


“Se mi hai amato, per te, io vivrò per sempre. Vivrò nel tuo amore. Se mi hai amato, il mio corpo scomparirà, ma per te, io non potrò mai morire. Anche quando me ne sarò andato, so che tu mi verrai a cercare. Certo, ho fiducia che tu verrai a cercarmi in ogni pietra e in ogni fiore e in ogni sguardo e in tutte le stelle. Posso prometterti una cosa: se mi verrai a cercare, mi troverai... in ogni stella e in ogni sguardo... perché se hai veramente amato un Maestro, con lui sei entrato nel Regno dell’Eterno. Non è una relazione nel tempo, dimora nell’assoluta atemporalità.
Non ci sarà morte alcuna. Il mio corpo scomparirà, il tuo corpo scomparirà, ma questo non farà una gran differenza. Se la scomparsa del corpo creasse una pur minima differenza, dimostrerebbe soltanto che tra noi non è accaduto l’amore.”


OSHO
MAI NATO
MAI MORTO
HA SOLO VISITATO
QUESTO PIANETA TERRA
11.12.1931
19.01.1990






venerdì 18 gennaio 2013

martedì 15 gennaio 2013

Il Portatore di Luce (di Paul Ferrini)



"L'umano deve morire in modo che il divino possa nascere. Non perché non vada bene, ma perché è il guscio che contiene lo spirito, è il bozzolo che trattiene le ali della farfalla.

Tuttavia, non devi attendere fino al momento della tua morte fisica per vedere morire l'umano. Esso può morire nel divino proprio adesso, se sei disposto a smettere di fare la vittima, di resistere, di difenderti, di nasconderti e di proiettare i sensi di colpa.

Non potrai volare finché non sarai disposto a rivendicare le tue ali. Quando lo farai, non potrai rimanere nelle oscure ombre della tua paura. La scelta è tua. Come farai a scegliere? Cosa vorrai diventare: vittima o angelo? Tra i due non c'è nulla! Ciò che sembra esistere è solo la carcassa umana: è l'essere che non ha ancora scelto, è il bruco che sogna le sue ali.

Solo quando saprai di essere il portatore di luce, allora l'oscurità potrà svanire. Ma prima di poter diventare il portatore di luce devi attraversare i tuoi luoghi oscuri: il portatore di luce non nega il buio, lo attraversa.

Nel momento in cui non esiste una cosa, in te stesso o negli altri, che temi di guardare, il buio non avrà più avere la sua presa su di te. Allora potrai attraversare il buio e potrai giungere fino alla luce. Fingere di essere un portatore di luce prima di avere affrontato le proprie paure significa essere un impostore, essere un guaritore malato, essere un ipocrita.

Tutti i guaritori non guariti, alla fine, devono scendere dal loro falso piedistallo. Dove la luce è una finzione, è solo il buio a prevalere. Per essere la luce devi saper accogliere il buio a braccia aperte. Il tuo buio e quello di ogni altro. Devi venire a patti con la mente ego e saperne vedere l'assoluta futilità.

Devi imparare a guardare la paura con l'amore nel cuore: devi saper guardare la tua paura, quella di tua sorella, quella dello stupratore o quella dell'assassino. Devi capire che tutte le paure sono uguali, perché tutte le paure sono prodotte solo dalla mancanza d'amore. L'amore è la sola risposta al tuo profondo senso di separazione. Non l'amore di qualcun altro, ma il tuo stesso amore.

Nel prendere in mano la fiaccola della verità e nel portare amore alle parti ferite della tua mente, ti riprendi il tuo potere. Rinuncia a essere una vittima. Non puoi più essere trattato ingiustamente, perché tu sei la fonte dell'amore, dell'accettazione e del perdono.

Da dove viene l'amore? Viene da te. Tu sei la via, la verità e la vita, come lo sono stato io. Non devi più cercare il divino là fuori. Nel benedire te stesso, tutti sono perdonati. Quando giungerà sulla terra il Regno dei cieli? Non appena aprirai il tuo cuore e quando attraverserai le tue paure.

Quando verrà il Messia? Non in un futuro, ma adesso! Adesso finisce la separazione, finisce la proiezione, adesso risuona la campana a morto per la paura. Adesso! Non mettere la salvezza nel futuro o la salvezza non verrà mai. Chiedila ora. Accettala ora. Il Regno di Dio si manifesta solo in questo istante.

Quando verrà il Regno dei cieli? Quando questo momento ti basterà. Quando questo posto ti basterà. Quando questo amico ti basterà. Quando questi eventi e circostanze saranno accettabili. Quando non smanierai per qualcosa di diverso da quello che hai davanti.

Tu, amico mio, sei il Cristo, il Messia, sei colui che porta la salvezza. Sei colui che porta l'amore che hai domandato agli altri, sei colui che porta la liberazione dalla violazione del sé e dalle relazioni violente. Sei il solo che sia in grado di entrare a pieno nella tua esperienza, di possederla e di sollevarla. Tu sei il portatore della luce."

(Paul Ferrini)


Fonte: http://lacompagniadeglierranti.blogspot.com  


mercoledì 26 dicembre 2012

Un battito d'ali



Il 21/12/2012 il mondo non è finito...
ma non avete sentito il fremito
d'un battito d'ali d'una farfalla
nel Vostro Cuore? 

mercoledì 14 novembre 2012

La pace ha molti colori

Unità nella Diversità


A chi dice che la pace non ha un colore,
io rispondo che non ha sì un colore ma molti colori;
sono i colori dell'arcobaleno che racchiudono in sé le diversità che,
unite nei valori comuni, portano all'unità delle donne e degli uomini 
e all'unità dei popoli.

Roberto Montanelli

da "In dialogo per la pace" Atti del Convegno Castelgandolfo 28-30 maggio 2004


domenica 7 ottobre 2012

Incarnare il frutto delle nostre stirpi (Le Passeur) (08)


D'accordo con Urantia-Gaia pubblichiamo...

Incarnare il frutto delle nostre stirpi

Dal Traghettatore (Le Passeur).
La coscienza che si risveglia è il frutto più bello nell’uomo dell’influenza del nuovo ciclo cosmico. Sebbene riguardi tutti, senza nessuna eccezione, non è, in alcun caso, vissuto e fecondato allo stesso modo da ognuno di noi. Il risveglio è totalmente in funzione di ciò che è l’essere,  lui stesso è la somma di tutto ciò che ha integrato o no, nel corso delle sue numerose esperienze di vita, durante la storia delle sue incarnazioni nel ciclo terrestre che si sta concludendo. Poco importa la coscienza spirituale che possa ostentare l’essere, la natura delle sue credenze, del suo mestiere, delle sue fonti di interessi, o della sua “intelligenza” secondo quelli che considerano in modo restrittivo l’intelligenza in funzione ad una semplice e ridicola misura del quoziente intellettuale.
Ciò che conta è ciò che è nella vita.
E’ giusto con gli altri?
E’ onesto con se stesso e con gli altri?
E’ chiaro nel suo modo di essere?
Ha fatto lo sforzo di aguzzare la propria coscienza per capire le conseguenze dei suoi atti e delle sue parole?
Quell’uomo lì presenta le caratteristiche di un essere che è stato in grado di evolvere nel corso delle sue incarnazioni, e grazie alla legge di risonanza  vivrà piuttosto con facilità gli aspetti manifestati del grande cambiamento.
Uno scalino ancora più avanti, l’uomo è consapevole della natura influente dei propri pensieri e delle proprie emozioni?
E dunque ha imparato una certa padronanza?
Esprime il cuore perché E’ nel cuore e non perché ha bisogno di compensare ciò che gli è mancato un tempo.
Detto in un altro modo, ha guarito le proprie ferite più profonde e dunque è stato in grado un giorno di guardarle dritto in faccia?
Costui è fra quelli che con la loro presenza e il loro esempio, più che con l’espressione, aiuteranno i precedenti a salire l’ultimo scalino dove consolideranno la propria autonomia. Il passaggio si farà in modo naturale, non perché c’è un giudizio divino, come tante religioni hanno mentito su questo argomento, ma perché ciò che porta in lui lo rende capace di ricevere ed integrare più luce ancora rispetto a quello precedente.
Prendiamo per semplificare la decisione di chiamare “luce” la nuova energia in cui stiamo entrando. Abbiamo vissuto finora con una piccola lampadina di 3 watt per illuminare le nostre vite e da qualche anno l’intensità della luce è aumentata progressivamente fino ai 30 watt attuali. Era in qualche modo un approccio “con le buone” per darci il tempo di abituare i nostri sguardi a più luce e scoprire un po’ della caverna. Certi si sono preparati a ricevere di più essendo consapevoli del cambiamento, avendo alzato la testa per vedere più lontano grazie a questa luce aumentata e sono diventati così consapevoli di ciò che non vedevano fino a lì. Altri hanno mantenuto la testa bassa, gli occhi inchiodati a “raso terra” sulle routine di cui godono o di cui soffrono senza riuscire a rivelare i segni di un cambio salvatore. Questi sono i più numerosi.
Adesso, stiamo per fare un salto luminoso ed è verso “un sole” che stiamo per girare i nostri sguardi. Che lo vogliamo o no, la nuova luce inonderà la terra la cui frequenza vibratoria si sarà alzata e stabilizzata al livello adeguato del nuovo scrigno che ha deciso di essere e di offrirci. E’ il gioiello magnifico del proprio scrigno e siamo gli invitati privilegiati che accoglie. Bisogna capire bene che non è un colpo di bacchetta magica che rivelerà tutto questo. La terra e tutto il sistema solare attraversano una zona del cosmo che è l’oceano in cui tutto è immerso in questa luce. Noi che viaggiamo sul vascello Urantia-Gaia abbiamo dunque approdato le periferie illuminate di questa zona, qualche anno fa, e il salto di cui parlo sarà dell’ordine della luce che scaturisce alla fine di un’eclisse. Si parla né più né meno di una trasmutazione.  Dunque, questa luce sarà qui per tutti e ognuno riceverà ciò che è in grado di assorbire da questa energia colossale, ciò che avrà un po’ la funzione naturale di distribuire le destinazioni secondo ciò che ognuno può assimilare. Si capisce, una buona parte di quelli che non hanno fatto il necessario durante le proprie numerose vite per prepararsi a accogliere tale energia non la sopporteranno. Andranno quindi presto o tardi a  completare la propria esperienza lì dove la propria vibrazione li porta, fino al giorno in cui al loro turno saranno pronti a evolvere col favore di un nuovo ciclo.
Nel frattempo, quelli che vogliono ancora oscurare tutto quaggiù e gli incoscienti che servono i loro interessi, per avidità o per indifferenza, proseguono la distruzione metodica della terra. Non faremo l’inventario, ci vorrebbe una vita, ma mentre in un grande silenzio mediatico la contaminazione nucleare venuta dal Giappone e l’inquinamento petrolifero dal golfo del Messico vanno avanti, una moltitudine di zone di inquinamento e di distruzioni intensive brulicano un po’ dappertutto sopra e sotto la superficie di Gaia.  E’ così da più di un secolo e l’impresa di sabotaggio diventata metodica e crescente in questi ultimi decenni è ora demenziale. Bisogna vedere con lucidità che la maggior parte degli esseri umani se ne disinteressa, dal momento che siano in grado di consumare l’energia necessaria al superfluo che decora le loro esistenze.  E’ un fatto, e ci sono delle conseguenze. Questa incoscienza e questa indifferenza alle leggi di armonia che prevalgono nei mondi evoluti fanno che all’ora in cui una nuova energia di vita sostituisce la vecchia,  l’ante-umanità dovrà in una maniera o nell’altra conoscere un riequilibrio della bilancia. Tutto ciò è affare di equilibrio delle energie in gioco, in nessun caso di morale e ancora meno di castigo. Tutt’al più la morale è in questo senso il riflesso della legge universale tradita.
Ci sono diversi modi di riequilibrare i meccanismi di scambi tra i regni viventi tra cui il pianeta, in quanto entità, non è il minore. L’uomo, già, può diventare consapevole e cambiare attitudine. E’ ciò che sta accadendo, ma purtroppo non per la maggior parte e con un ritmo troppo lento per bastare a che tutto si svolga con dolcezza, prima del grande salto programmato. Gaia invece è lei stessa maestra a bordo e sta manovrando. Tenendo conto dell’ambiente generale e delle enormi eggregore negative accumulate dall’umanità nei suoi strati aerei e sotterranei, le valvole abituali probabilmente non basteranno, ed è molto probabile che dovrà aggiustare le energie in maniera più drastica.
Non ho un’idea ben precisa di quello che sarà, e spero ancora che ciò che fu annunciato molto tempo fa e confermato diverse volte da allora non succederà. C’è urgenza ma sono certo che fino all’ultimo momento, prima che le lancette si posizionano facendo click sui quadranti del grande orologio cosmico, è ancora possibile cambiare anche solo un po’ l’ordine delle cose. Fino alla fine, le linee del tempo possono essere saltate individualmente e collettivamente. Ecco perché bisogna tuttora avere una fede creatrice  in questa possibilità. Vedo troppi esseri in risveglio rallegrarsi di ogni nuova catastrofe naturale in cui vedono il segno del grande finimondo. Non è un’attitudine responsabile, non fa che contribuire alla confusione delle anime che la nutrono e alla paura di quelli che scoprono la situazione senza averne l’illuminazione.
Invece di aspettare il cataclisma maggiore che verrà contando ogni giorno i punti, è senza alcun dubbio più costruttivo girarsi in sé verso il mondo della pace e dell’armonia che si spera vedere sorgere dalla luce, ancorandola in ogni istante del suo quotidiano, attraverso lo sguardo che portiamo su tutto e le mani che ci posiamo con amore. Non basta proclamare ciò che si vuole, bisogna vederlo realizzato e sostenerne con perseveranza l’intenzione. Qualsiasi cosa sia, fate tutto quello che fate amando ciò che fate, e qualcosa d’immenso arriverà in voi e per tutti. Forse non è troppo tardi per addolcire la transizione collettiva.
Le parole veicolate dal “New Age” sono state spesso ingannatrici e non a caso. Si parla sempre di ascensione, ciò che alla fine rimanda sempre all’idea che si scala verso qualcosa di più alto, di più etereo. L’ascensione è soltanto quella della frequenza vibrazionale che si accorda (o si sintonizza) su una dimensione anch’essa più alta in frequenza. In realtà, nell’incarnazione, abbiamo a che fare con una discesa. Ai fianchi degli altri regni viventi di cui è la semplice natura, ogni artigiano della luce in questo mondo è il ripetitore della sostanza di energia che tira dall’alto al basso. Ognuno riceve e emette la propria firma energetica che è il frutto della sua storia e delle sue stirpi stellari che viene a incarnare qui. E’ dall’alto che portiamo in ogni cellula dei nostri corpi e di quello della terra una parte della luce che illuminerà il prossimo ciclo di Gaia e di tutto ciò che porterà in quel momento.
E’ un ancoraggio profondo e solido che si effettua di cui siamo i traghettatori talvolta consapevoli e spesso inconsapevoli. Poco importa il modo con cui l’immaginiamo, possiamo visualizzarlo come vogliamo, ciò che conta è materializzarlo nelle nostre vite e in ogni giorno concretamente, e di smettere di aspettare segni e di divulgare belle idee, delle grandi parole e dei concetti eterei che risonano soltanto nel nostro immaginario e mai nei nostri atti.
Non ho niente contro l’immaginario, al contrario, vedo sempre di più fino a che punto è uno dei modi di espressione favorito dalla propria anima quando prova a comunicarci qualcosa. Ma perfino l’immaginario può ancorarsi e dunque perfettamente incarnarsi nella materia. Verrà un momento in cui ogni cosa sarà percepita dai diversi piani con i quali interferiamo direttamente, e ci modelleremo il nostro posto in coscienza. La vita è dappertutto e riveste  tante forme che è un fuoco d’artificio, le dimensioni che ci circondano sono multipli e la nostra multidimensionalità ne investe una parte tra cui certe sono accessibili fin da oggi. Come i racconti per bambini l’hanno sempre detto, basta credere per vedere…
Fraternamente,
© Il Traghettatore – 04.09.2011 – Tradotto da Stéphanie - Versione originale francese
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domenica 17 giugno 2012

L'Apertura del Cuore

È bene sapere che TUTTI i nostri problemi derivano esclusivamente dall'aridità del nostro Cuore, ossia dalla mancata apertura di questo.
Problemi di denaro o di salute, difficoltà a trovare il lavoro più adatto o il partner giusto, incapacità di farsi accettare e senso di inadeguatezza... nessuno di questi fenomeni ha la sua fonte all'esterno di noi: ogni difficoltà origina al nostro interno ed è sempre causata dalla durezza del Cuore, cioè dall'incapacità di vivere in uno stato di innamoramento.
La Vita non è mai stata ingiusta o cattiva, ma noi possiamo percepirla in tal modo se non la guardiamo attraverso gli occhi giusti.
Aprire il Cuore significa entrare in una dimensione di complicità rispetto al mondo. Le altre persone smettono di essere fonte di paura, sospetto, ansia... e divengono nostre complici. Fra noi e gli altri si stabilisce una sottile intesa, un senso di intima fiducia che è completamente indipendente da ciò che loro stanno pensando di noi.
La trasmutazione della paura in fiducia riguarda un cambiamento che avviene nel nostro Cuore e non ha nulla da spartire con il comportamento delle altre persone.
Noi non conosciamo mai gli altri, non ne abbiamo facoltà; semplicemente ci costruiamo un'immagine mentale di loro e interagiamo con quella. Quando il Cuore si apre strappiamo questa immagine e ci lasciamo invadere dall'anima dell'altra persona, percepiamo direttamente la sua essenza senza più alcun filtro. Ecco che inevitabilmente scaturisce l'amore. Non possiamo più fare a meno di innamorarci del mondo e di ogni suo abitante.

 

Tratto da:

http://www.salvatorebrizzi.com/2012/06/lapertura-del-cuore.html#

Immagine:
- http://4.bp.blogspot.com/


 




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