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martedì 24 aprile 2012

Lo Sguardo

 



Il pensiero oggettivo è lo Sguardo dall'Alto.

Uno sguardo libero, lo sguardo che vede.
Senza questo sguardo posto su di me e che mi vede, la mia vita è la vita di un cieco che va dove lo spinge l'impulso senza sapere né come né perché.
Senza questo sguardo posato su di me non posso sapere che esisto.

Io ho il potere di elevarmi al di sopra di me stesso e di vedermi liberamente, di essere visto. Posso far sì che il mio pensiero non sia asservito: per questo è necessario che si distacchi da tutte le associazioni che lo tengono prigioniero, passivo, occorre che tagli i fili che lo tengono legato a tutte queste immagini, a tutte queste forme; occorre che si liberi dall'attrazione costante del sentimento. Occorre che il pensiero senta il potere che ha di resistere a questa attrazione, di vederla mentre esso si eleva progressivamente al di sopra. In questo movimento il pensiero diviene attivo, si attiva purificandosi; acquista così uno scopo, uno scopo unico: pensare "Me", realizzare "chi sono io", entrare in questo mistero.

Diversamente i pensieri non sono altro che oggetti, occasioni di schiavitù, reti nelle quali il pensiero reale perde il suo potere di oggettività e di attività volontaria. Offuscato da parole, immagini e forme che lo sollecitano, il pensiero perde la sua facoltà di vedere, perde il senso del Me.

Allora non sono altro che un organismo alla deriva, un corpo privo di intelligenza. Senza sguardo sono costretto a tornare all'automatismo e alla legge dell'accidente. Questo sguardo allo stesso tempo mi colloca e mi libera. E nei miei migliori momenti di raccoglimento accedo ad uno stato nel quale mi è dato di conoscere, di sentire il beneficio di questo sguardo che discende su di me, che mi abbraccia.
Mi sento sotto la luce, sotto lo splendore di questo sguardo.

Ogni volta il primo passo è il riconoscimento di una mancanza; sento la necessità di un pensiero, la necessità di un pensiero libero rivolto verso di me, così che io possa prendere realmente coscienza della mia esistenza. Un pensiero attivo il cui unico scopo, l'unico oggetto è Me ... ritrovare Me.

Questa è la mia lotta: una lotta contro la passività del mio pensiero. Una lotta senza la quale nulla di più cosciente potrà trovare posto, né potrà nascere. E' una lotta per uscire dall'illusione del "me" nella quale vivo, per avvicinarmi a una visione più reale. Nel cuore di questa lotta un ordine, una gerarchia si crea nel caos: si rivelano due piani, due mondi. Finché non esiste che un solo piano non può esserci visione. Il riconoscimento di un altro livello, questo è il risveglio del Pensiero.

Senza questo sforzo, il pensiero ricade in un sonno popolato di parole, di immagini, di rigide nozioni, di un sapere approssimativo, di sogni, di agitazione. E' il pensiero di un uomo senza intelligenza. E' terribile rendersi conto improvvisamente di aver vissuto senza un pensiero proprio, indipendente, senza intelligenza, senza nulla che possa vedere ciò che è reale. Quindi senza legame col mondo dell'Alto.
E' nella mia essenza che raggiungo colui che vede.
Se potessi restare lì, sarei alla sorgente di qualcosa di unico, di stabile, alla sorgente di ciò che non cambia.

 

 



Questo testo del 23 luglio 1958 è stato estratto da un quaderno di Jeanne de Salzmann
e pubblicato con l'autorizzazione del dottor Michel de Salzmann.


Tratto da George Ivanovitch Gurdjieff, Dossier H, vol. I, pagg. 13-15
Edizioni Riza



mercoledì 11 aprile 2012

Sei spirituale?


Sentiamo spesso dire cose del tipo: 
"Beh, io non sono religioso ma sono una persona molto spirituale" oppure 
"Lui è davvero molto spirituale". 
Ma cosa significa veramente "essere spirituale?"

E' molto semplice in realtà, la spiritualità è la nostra vera natura. Questo è perché, noi siamo spirito. I nostri corpi vanno via, i nostri beni materiali vanno via, i nostri coniugi, i figli, le famiglie e gli amici vanno via.
Che cos'è che rimane?
Qual è la costante aldilà del tempo e dello spazio?
E' il nostro spirito. E' l'essenza del potere infinito della nostra proiezione e della nostra creatività.

Quindi, come possiamo vivere in questo spirito?
Due cose sono necessarie: la consapevolezza e la resa.
La consapevolezza è anche conosciuta come "Simran": momento per momento, il ricordo della nostra vera identità, "Naam Chit Aavai". Attraverso il nostro respiro, ci ricordiamo che siamo vivi nell'estasi di nascere e morire in ogni momento. L'Infinito fluisce in noi come l'elettricità.
Vediamo e sentiamo la sacralità in ogni momento.
Chi sta lavando i miei denti? Dio.
Chi sta parlando? Dio.
Chi sta ascoltando? Dio.
Chi sta pranzando? Dio.
Chi è l'insalata che sto mangiando? E' Dio che sta mangiando Dio. 
Noi alleniamo noi stessi alla consapevolezza attraverso la Sadhana. Noi viviamo in consapevolezza attraverso il Dharma. Cosa è il Dharma? Il Dharma non è altro che il risveglio, tenere il passo e scorrere nella volontà di Dio.


Vi è poi la resa. Quello che è difficile per molte persone.
Perché dovrei arrendermi?
A chi mi dovrei arrendere?
Come posso fidarmi abbastanza per lasciare andare?
Se mi arrendo, sto rinunciando alla mia identità?
Chi si prenderà cura di me se non lo faccio io?
Siamo addestrati per andare dietro quello che vogliamo; per arrivare e per avere successo. Noi non siamo addestrati per la vigile accettazione, né per rimanere nella nostra immobiltà.

"Il Maestro agisce senza fare nulla e insegna senza dire nulla. Le cose nascono e lui le lascia venire; le cose scompaiono e lui le lascia andare. Ha tutto ma non possiede nulla. Lui agisce ma non ha aspettative. Quando il suo lavoro è finito, tutti dicono, "abbiamo fatto tutto da noi stessi". Questo è il motivo per cui dura per sempre"
Tao Te Ching

Ecco dove entra in gioco il Guru. Guru è il sistema di Guida Divina costruito in ogni essere umano. E' la bussola nella tua cabina di pilotaggio e punta sempre verso il "vero Nord". "E' arrendendosi a questa presenza cosmica interiore che la relazione più sacra nella nostra vita si stabilisce.

Ora, qui viene il problema con la religione. La religione in se stessa non è un problema. Essa significa semplicemente collegarsi consapevolmente alla nostra propria origine, alla nostra fonte. Ma nelle religioni organizzate, le persone si sono addormentate e semplicemente vanno avanti con la "scena" della resa. Senza l'esperienza reale del Guru, le persone ritualizzano l'arrendersi ma non è la resa incondizionata che è necessaria per la vera spiritualità. E' in questo stato di ipocrisia che "bontà" e "pietà", appaiono.

Arrendersi al Guru senza condizioni, accettando il Guru come il tuo, accettando il Guru intorno a te, accettando il Guru dentro di te e dentro tutti, questo è ciò che è richiesto.
Affinché ciò avvenga, è necessario che tu abbia una reale esperienza del Guru. Non uno spettacolo esteriore, ma quello divino, l'intimo contatto che si trova oltre le parole. Questa esperienza è insopportabilmente dolce e assolutamente personale. Questa esperienza viene dalla grazia e la grazia Divina si guadagna attraverso vite di lavoro.

Per lo più, tutti cercano il piacere e cercano di evitare il dolore. In questo stato di grazia, non vi è alcuna differenza tra piacere e dolore, tra perdita e guadagno o tra oscurità e fama. Il dolore ci sveglia e il piacere ci mette a dormire. E' nei momenti di grande dolore che impariamo ad arrenderci. Questo è ciò che ci dà profondità.

Vuoi migliorare il mondo? Io non credo che possa essere fatto. Il mondo è sacro. Non può essere migliorato. E' assolutamente perfetto così com'è. Sii contento di quello che hai. Rallegrati in ogni momento del modo in cui le cose sono. Quando ti rendi conto che non c'è nulla che manca, allora tutto il mondo ti appartiene.

Il Guru Granth Sahib dice: "In mezzo alla speranza, lo yogi rimane senza la speranza." Questo è perché la speranza e la paura sono due fantasmi che emergono dal pensiero di sé. Quando non vediamo più il Sé, come Sé, che cosa dobbiamo temere o sperare? C'è solo ora. Il passato non esiste più e il futuro sta nascendo ora. E sta nascendo dai nostri pensieri, parole e azioni.

Guarda il mondo intero ed ogni cosa in esso, come te stesso. Abbi fede del modo in cui stanno le cose. Ama il mondo così come è - perché è il tuo Sé.




La mia preghiera personale è molto semplice. E' quello che dico ogni giorno, come mi inchino al mio Guru:

"Amato Guru Ji, io sono Tuo e Tu sei mio.

Benedici tutti per farli vivere sani, felici e santi".

[Fonte: Guruka Singh - Traduzione di Onkar Singh]


Da: 
Sat Nam, la Via dello Yoga. http://satnamsatnam.blogspot.it/





venerdì 9 marzo 2012

Respirare...




...Respirare...

Respirare l’aria, che delizia!
Parlare, passeggiare, afferrare qualcosa con la mano!
Essere questo incredibile Dio che io sono!
O meraviglia delle cose, anche delle più piccole particelle!
O spiritualità delle cose!
Io canto il sole all’alba e nel meriggio, o come ora nel tramonto:
tremo commosso della saggezza e della bellezza della terra
e di tutte le cose che crescono sulla terra.
E dico che la Natura è eterna, la gloria è eterna.
Lodo con voce inebriata
perché non vedo un’imperfezione nell’universo,
non vedo una causa o un risultato che, alla fine, sia male.



Io imperturbabile
Io, imperturbabile, sto bene nella Natura,
padrone di tutto o signore di tutto, sicuro di me nel mezzo delle cose irrazionali,
permeato come esse, passivo, ricettivo, silenzioso come
esse,
scopro che la mia occupazione, la povertà, la fama,
punti deboli, i delitti, sono meno importanti di
quanto pensassi,
io, verso il mare dl Messico, o a Mannahatta, o nel
Tennesse, o nell’estremo nord, o nell’interno,
un rivierasco, o un abitante dei boschi, o un fattore in
uno di questi stati, o della costa, o dei laghi, o del Canada,
dovunque io trascorra la mia vita, oh essere equilibrato
in ogni circostanza,
affrontare la notte, le tempeste, la fame, il ridicolo, gli
accidenti, i rifiuti, come fanno le piante e gli
animali.

da ‘Il Canto di me stesso’
Walt Whitman





http://it.wikipedia.org/wiki/Walt_Whitman

http://it.wikipedia.org/wiki/Walt_Whitman_(poetica)

http://it.wikipedia.org/wiki/Foglie_d%27erba_(Whitman)

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