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giovedì 19 gennaio 2017

Perché abbiamo un’anima

Perché abbiamo un’anima

http://www.nienteansia.it/articoli-di-psicologia/atri-argomenti/perche-abbiamo-un%E2%80%99anima/9310/

giovedì 21 gennaio 2016

Ad Una Madre Ansiosa...



Puoi provare a concepire un figlio,
Ma non puoi sostituirti alle cellule.
Puoi partorirlo,
Ma non puoi respirare per lui.
Puoi attaccarlo al seno,
Ma non puoi costringerlo a nutrirsi.
Puoi tenerlo per mano
Ma non puoi camminare per lui.
Puoi amarlo,
Ma non puoi provare i sentimenti per lui.
Puoi aiutarlo,
Ma non puoi evitargli tutte le difficoltà.
Puoi incoraggiarlo,
Ma non puoi fare le esperienze per lui.
Puoi essergli sempre vicino,
Ma non puoi essere lui stesso.
Puoi aiutarlo a crescere,
Ma non puoi sostituirti al suo destino.
Puoi...
Ma...



.:. Resalvato

mercoledì 25 novembre 2015

Essere d'aiuto agli altri...

http://ilquotidianoinclasse.ilsole24ore.com/

“[...]essere d’aiuto agli altri, [...] ma con la coscienza che l’unica modalità realmente utile è quella di lavorare continuamente su di sé per poter essere d’esempio agli altri, e provare a trasmettere quella piccola sapienza esistenziale che si va maturando, vivendo consapevolmente.”

Monica Morganti

tratto da: “Il cerchio magico nella stanza dell’analista”, ed. IPOC 
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domenica 22 aprile 2012

Come "Insegnare la Gioia" al cervello


Joe Dispenzauno dei maggiori esperti sul cervello a livello mondiale, sostiene che tutti noi nasciamo con una certa quantità di conoscenza appresa pre-cablata già scaricata nel cervello costituita da una combinazione di informazioni genetiche a lungo termine, comuni a tutta la nostra specie, e istruzioni genetiche a breve termine trasmesse da ciascuno dei nostri genitori.

Il cervello è stato inoltre plasmato e modellato, nel corso di milioni di anni, da ciò che abbiamo appreso e sperimentato dall'interazione con il nostro ambiente, dal modo con cui abbiamo archiviato queste informazioni e da come il cervello si è adattato.
Anche le nostre esperienze di vita individuali che sono registrate nel nostro cervello contribuiscono al cablaggio del cervello.
Il cablaggio del cervello è quindi una combinazione di tratti genetici, al lungo e breve termine, e di esperienze apprese nel corso della vita. Il modo in cui viviamo la nostra vita e in cui reagiamo alle situazioni dipende dal cablaggio del cervello.
I pensieri consci ripetuti abbastanza spesso, diventano pensiero inconscioI pensieri ripetitivi, inconsci, producono modelli di comportamento automatici, acquisiti, che sono quasi involontari.
Questi schemi comportamentali sono abitudini, e sicuramente diventano connessioni neurologiche cablate nel cervello. Ogni pensiero che abbiamo innesca una reazione chimica. Il cervello rilascia nel corpo una sostanza chimica equivalente al pensiero fatto. Se i pensieri che facciamo sono prevalentemente legati a paura, rabbia, preoccupazione, le nostre cellule si nutriranno in maggior misura della sostanza chimica emessa in seguito a quei pensieri. A lungo andare questo fa si che si diventi "dipendenti" dallo stato emozionale che esse provocano e dalle sostanze chimiche che suscitano questo stato d'essere. Tutto ciò è causa di stress per il corpo che si riflette sullo stato di salute dell'individuo nonché sulla sua vita. 
Questo circolo vizioso può comunque essere interrotto. 



 
Laurel Mellin,  famosa autrice di bestsellers insegna alla San Francisco School of Medicine.  
Dirige il centro di coordinazione di ricerca nazionale sull'Emotional Brain Training, EBT, presso il Center for Health and Communitydella University of California. Il metodo EBT da lei creato, è un metodo semplice e collaudato per "insegnare" al cervello a spostarsi dallo stress alla gioia ricablando il cervello.
Sulla base della scienza d'avanguardia della neuroplasticità, la Mellin delinea cinque stati emotivi del cervello
Per ogni stato presenta uno strumento specifico che permette al cervello di passare rapidamente dallo stress alla gioia.
Gli stati emotivi da lei riconosciuti sono: 


  • 1 e 2 stati di gioia
  • nel 3 c'è un po' di stress,  
  • mentre il 4 e il 5 sono stati di tensione.
L'80% dei problemi di salute hanno alla base, come causa, lo stress.
Poiché un sovraccarico di stress porta il cervello a diventare cablato per quel tipo di pensieri, emozioni e comportamenti, è possibile vederne gli effetti negativi in ogni area della propria vita. I sintomi dello stress comprendono tutto, dalla pressione alta ai problemi cardiaci, dalla rabbia cronica alle dipendenze.

Laurel Mellin dice :
"Questo metodo consiste nel cambiare il cablaggio del tuo cervello in modo che lo stato 1 diventi la tua naturale zona di confort. E' possibile utilizzare gli strumenti per spostare gradualmente il set-point del vostro cervello. 
Molti di noi sono cablati a 3 (un pò stressato) o 4 (definitivamente stressato), ed ogni uso degli strumenti indebolisce i fili che promuovono lo stress e rafforzano quelli che promuovono una grande sensazione. 
Con la pratica il cervello trova un nuovo set-point in quello stato di benessere e i sintomi dello stress come il mangiare troppo, i problemi di sonno e la pressione alta, tendono a svanire e le persone sperimentano un approfondimento spirituale.
Quando il cervello è in equilibrio le persone diventano un faro di Luce, non solo nella loro vita ma anche nella vita degli altri. Quella Gioia viaggia da cervello a cervello, è contagiosa!
E' questa la migliore speranza per salvare il Pianeta, non leggi o pistole, ma uno stato cerebrale di Pace e di Potere dall'interno.
Immaginate un mondo nello stato cerebrale 1!"
I cinque semplici strumenti dell'EBT intervengono sul meccanismo che innesca lo stress. 
La creazione di nuovi percorsi neurali, di un nuovo set-point, donerà una nuova sensazione di libertà. 




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VIVERE SENZA STRESS.
Impara la tecnica per allenare il tuo cervello a conquistare la Gioia.
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sabato 15 gennaio 2011

Evoluzione del concetto di Empatia

da la stampa - GALASSIAMENTE
14/01/2011 -
di ROSALBA MICELI
 

L’empatia non è un concetto per i soli addetti ai lavori, ma arricchisce la nostra esperienza ed umanità. Empatia intesa come elemento fondativo della relazione con gli altri e con il mondo.

Analizziamo l’evoluzione del concetto di empatia.

Ne cominciano a parlare gli autori romantici tedeschi del XIX secolo, quali Herder e Novalis, per descrivere l’esperienza di fusione dell’anima con la natura, esperienza, dunque, dove esiste una sensibilità soggettiva e una realtà oggettiva, ma è il filosofo e psicologo tedesco Theodor Lipps che, nel saggio del 1906 “Empatia e godimento estetico”, la definisce come una funzione psicologica fondamentale per l’esperienza estetica. Oggi Lipps è ricordato come il padre della prima teoria scientifica sul concetto di “Einfühlung” (letteralmente   “immedesimazione”, “sentire dentro”), sebbene il termine sia stato coniato da Robert Vischer nel 1873.

Nel pensiero di Lipps, l’empatia è la percezione delle proprie forze vitali, delle proprie energie, in un oggetto sensibile. L’empatia implica la fondamentale solidarietà dell’individuo con l’universo, in quanto ciò con cui io empatizzo è la vita, dove per vita si intende “forza, lavoro interno, tendere a realizzare”. L’esempio più eclatante dell’oggetto, nato per essere percepito “empaticamente” viene individuato nell’opera d’arte. Lipps studiava in particolare le illusioni ottiche di distorsione. Basandosi su un’idea dello psicologo americano R. H. Woodworth, suggerì che l’osservatore tende ad identificarsi con parti della scena (ad esempio i pilastri di un edificio) e ne resta emozionalmente coinvolto; ne consegue che la percezione visiva risulta distorta in modo simile a quello in base al quale una emozione può arrivare a distorcere un giudizio intellettuale. Le cariatidi dei templi greci (sculture che rappresentano una figura femminile, utilizzate come elemento di sostegno al posto di una colonna) rendono bene l’idea: ci identifichiamo con i pilastri, perché possediamo una dimensione che è quella appropriata a sopportare i pesi sovrastanti, in senso letterale e metaforico?

Con Lipps inizia l’estensione del discorso sull’empatia dall’estetica alla comunicazione intersoggettiva, quindi, non solo come le persone fanno esperienza di oggetti inanimati ma pure come essi comprendono gli stati mentali di altre persone, basandosi su un processo di “imitazione interna”. Sigmund Freud, grande ammiratore di Lipps, in una lettera a Fliess, ammette:

“Trovo che l’essenza dei miei stati interiori sia chiaramente esposta in Lipps, forse meglio di quanto io stesso sia in grado di fare”.

La tematica dell’empatia acquisisce una spiegazione in chiave fenomenologica grazie all’opera di Edith Stein, esposta nella tesi di dottorato in filosofia all’Università di Friburgo, dal titolo “Sul problema dell’empatia” (1916). La riflessione della Stein, allieva di Husserl, si avvale dell’insegnamento del metodo di analisi husserliano che consente di delineare le caratteristiche del soggetto umano a partire dalla sua intersoggettività. Con Husserl l’empatia

“...viene a costituire la via per mezzo della quale il soggetto sperimenta l’esistenza di soggetti altri - diversi da lui, ma facenti parte del mondo circostante - ed è contemporaneamente portato a superare la visione del suo mondo soggettivo per giungere alla visione del mondo oggettivo”.

Husserl si occupò per tutta la vita dell’empatia, definendola “una parola sbagliata e un penoso enigma” (Logica formale e trascendentale, 1929). 

Edith Stein cercherà affrontare l’enigma, trasformandolo in un “problema”, come

“la piccola porta attraverso la quale si gioca una sfida più grande: prendere coscienza dell’alterità incancellabile che vi è tra soggetto e natura e tra soggetti diversi ma al tempo stesso individuare le condizioni di possibilità di rapporto e comunicazione tra questi poli”.

Riconoscere il problema dell’empatia significa rendersi conto di che cosa fa, sente e vuole l’altro.

“L’empatia” scrive la Stein “è l'atto paradossale attraverso cui la realtà di un altro, di ciò che non siamo, non abbiamo ancora vissuto o che non vivremo mai e che ci sposta altrove, nell’ignoto, diventa elemento dell’esperienza più intima cioè quella del sentire insieme che produce ampliamento ed espansione verso ciò che è oltre, imprevisto”.

Edith Stein riferisce un episodio personale:

“Un amico viene da me e mi racconta che ha perduto suo fratello e io mi rendo conto del suo dolore. Che cosa è questo rendersi conto? Non mi interessa qui capire su che cosa si fonda il suo dolore o da che cosa io lo deduco. Non per quali vie io arrivo a questo rendersi conto, ma che cosa è in se stesso, questo è ciò che vorrei sapere”.

E’ sconvolgente che Edith Stein, la più significativa pensatrice sul fenomeno dell’empatia, sia stata deportata in un campo di concentramento, a causa della sua origine ebraica, ed uccisa in una camera a gas, in spregio a qualsiasi forma di accesso all’alterità, al sentire ed al soffrire dell’altro. 

Proprio sui temi proposti dalla Stein, in particolare sulla radice biologico-organica dell’esperienza empatica si sta concentrando l’indagine scientifica, dopo l’impulso dato dalla scoperta dei neuroni “specchio”, alla ricerca dei meccanismi neurobiologici di rispecchiamento e risonanza che permettano di accoppiare ciò che vedo e sento in prima persona a ciò che vedo e sento nell’altro, rendendo possibile la condivisione di esperienze, credenze, scopi e stati interni. E’ un ambito ancora tutto da esplorare a livello neurobiologico in quanto chiama in causa una complessa architettura neuronale.

Tuttavia, da un punto di vista psicologico, già si può avanzare qualche riflessione. Come sottolineava Heinz Kohut, teorico della psicologia del sé, il bisogno di empatia non è una opzione, ma un bisogno primario, un nutrimento psicologico, generato dalla paura di autoesclusione dal mondo.

E’ auspicabile dunque che lo straordinario fiorire delle ricerche scientifiche sui meccanismi dell’empatia che sta avvenendo negli ultimi anni, in un momento storico caratterizzato da crisi economica e grande sofferenza sociale, trovino sufficiente ricaduta nel mondo reale, conducendo ad un allargamento del campo di coscienza individuale che includa tutti gli esseri viventi, come esseri che fanno parte, a pieno diritto, di un mondo comune. 

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