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domenica 22 aprile 2012

Come "Insegnare la Gioia" al cervello


Joe Dispenzauno dei maggiori esperti sul cervello a livello mondiale, sostiene che tutti noi nasciamo con una certa quantità di conoscenza appresa pre-cablata già scaricata nel cervello costituita da una combinazione di informazioni genetiche a lungo termine, comuni a tutta la nostra specie, e istruzioni genetiche a breve termine trasmesse da ciascuno dei nostri genitori.

Il cervello è stato inoltre plasmato e modellato, nel corso di milioni di anni, da ciò che abbiamo appreso e sperimentato dall'interazione con il nostro ambiente, dal modo con cui abbiamo archiviato queste informazioni e da come il cervello si è adattato.
Anche le nostre esperienze di vita individuali che sono registrate nel nostro cervello contribuiscono al cablaggio del cervello.
Il cablaggio del cervello è quindi una combinazione di tratti genetici, al lungo e breve termine, e di esperienze apprese nel corso della vita. Il modo in cui viviamo la nostra vita e in cui reagiamo alle situazioni dipende dal cablaggio del cervello.
I pensieri consci ripetuti abbastanza spesso, diventano pensiero inconscioI pensieri ripetitivi, inconsci, producono modelli di comportamento automatici, acquisiti, che sono quasi involontari.
Questi schemi comportamentali sono abitudini, e sicuramente diventano connessioni neurologiche cablate nel cervello. Ogni pensiero che abbiamo innesca una reazione chimica. Il cervello rilascia nel corpo una sostanza chimica equivalente al pensiero fatto. Se i pensieri che facciamo sono prevalentemente legati a paura, rabbia, preoccupazione, le nostre cellule si nutriranno in maggior misura della sostanza chimica emessa in seguito a quei pensieri. A lungo andare questo fa si che si diventi "dipendenti" dallo stato emozionale che esse provocano e dalle sostanze chimiche che suscitano questo stato d'essere. Tutto ciò è causa di stress per il corpo che si riflette sullo stato di salute dell'individuo nonché sulla sua vita. 
Questo circolo vizioso può comunque essere interrotto. 



 
Laurel Mellin,  famosa autrice di bestsellers insegna alla San Francisco School of Medicine.  
Dirige il centro di coordinazione di ricerca nazionale sull'Emotional Brain Training, EBT, presso il Center for Health and Communitydella University of California. Il metodo EBT da lei creato, è un metodo semplice e collaudato per "insegnare" al cervello a spostarsi dallo stress alla gioia ricablando il cervello.
Sulla base della scienza d'avanguardia della neuroplasticità, la Mellin delinea cinque stati emotivi del cervello
Per ogni stato presenta uno strumento specifico che permette al cervello di passare rapidamente dallo stress alla gioia.
Gli stati emotivi da lei riconosciuti sono: 


  • 1 e 2 stati di gioia
  • nel 3 c'è un po' di stress,  
  • mentre il 4 e il 5 sono stati di tensione.
L'80% dei problemi di salute hanno alla base, come causa, lo stress.
Poiché un sovraccarico di stress porta il cervello a diventare cablato per quel tipo di pensieri, emozioni e comportamenti, è possibile vederne gli effetti negativi in ogni area della propria vita. I sintomi dello stress comprendono tutto, dalla pressione alta ai problemi cardiaci, dalla rabbia cronica alle dipendenze.

Laurel Mellin dice :
"Questo metodo consiste nel cambiare il cablaggio del tuo cervello in modo che lo stato 1 diventi la tua naturale zona di confort. E' possibile utilizzare gli strumenti per spostare gradualmente il set-point del vostro cervello. 
Molti di noi sono cablati a 3 (un pò stressato) o 4 (definitivamente stressato), ed ogni uso degli strumenti indebolisce i fili che promuovono lo stress e rafforzano quelli che promuovono una grande sensazione. 
Con la pratica il cervello trova un nuovo set-point in quello stato di benessere e i sintomi dello stress come il mangiare troppo, i problemi di sonno e la pressione alta, tendono a svanire e le persone sperimentano un approfondimento spirituale.
Quando il cervello è in equilibrio le persone diventano un faro di Luce, non solo nella loro vita ma anche nella vita degli altri. Quella Gioia viaggia da cervello a cervello, è contagiosa!
E' questa la migliore speranza per salvare il Pianeta, non leggi o pistole, ma uno stato cerebrale di Pace e di Potere dall'interno.
Immaginate un mondo nello stato cerebrale 1!"
I cinque semplici strumenti dell'EBT intervengono sul meccanismo che innesca lo stress. 
La creazione di nuovi percorsi neurali, di un nuovo set-point, donerà una nuova sensazione di libertà. 




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mercoledì 28 dicembre 2011

LA TEORIA DELLA GHIANDA. James Hillman parla ai Genitori dell'Anima, del Carattere e della Vocazione.

Riceviamo da Tomoe e volentieri pubblichiamo.
.:.

James Hillman è stato descritto alternativamente come uno psicologo indipendente, un mago, un visionario, un maniaco e un Re-filosofo contemporaneo. Studiò con il grande psichiatra svizzero Carl Jung ed ha insegnato in varie università americane. Malgrado queste credenziali, Hillman è lontano dall'essere considerato una figura appartenente al mondo della psicologia. Infatti è visto da molti come un pensatore profondamente sovversivo, una spina nel fianco degli psicologi rispettabili.
Come fondatore della "psicologia archetipica", una scuola di pensiero diretta a revisionare e "reimmaginare" la psicologia, Hillman ha sempre proposto che la psicologia debba evolversi oltre il suo "riduzionismo" presente ed abbracciare teorie sullo sviluppo umano.
Uno dei più grandi di questi misteri, secondo Hillman, è la questione del carattere e del destino.
Nel suo best-seller  "Il Codice dell'Anima" afferma che il nostro carattere e la nostra vocazione di vita sono qualità innate e che è la missione della nostra vita realizzare quelle spinte. La chiama "la teoria della ghianda", l'idea che le nostre vite sono formate da un'immagine particolare, come il destino della quercia è contenuto nella piccola ghianda.
Mi piace ricordare il suo pensiero, molto attuale, con questa intervista:

SCOTT LONDON:
Non sei una figura molto popolare con i tuoi colleghi.
JAMES HILLMAN:
Non sono critico verso le persone che fanno psicoterapia. Il terapeuta è come nella trincea, perché deve fronteggiare un terribile ammontare dei fallimenti sociali, politici ed economici del nostro sistema. Si deve occupare di tutti i rifiuti e i fallimenti umani; lavora duro senza molti riconoscimenti e le ditte farmaceutiche stanno tentando di eliminarlo.
Così, certamente, non sto attaccando loro, sto attaccando la teoria dietro la psicoterapia, perché vede ogni problema come soggettivo, personale, mentre i problemi spesso provengono anche dall'ambiente esterno. Quello che intendo dire è che, se un bambino ha dei problemi o è scoraggiato, il problema non è solo dentro il bambino; è anche nel
sistema, nella società.
LONDON: Allora non puoi aggiustare la persona senza aggiustare la società.
HILLMAN: Non necessariamente. Ma non credo che possano esserci dei miglioramenti finché le idee non cambiano. Il punto di vista occidentale abituale è credere che qualcosa sia sbagliato nella persona. Trattiamo le persone allo stesso modo con il quale trattiamo l'automobile. Portiamo il povero bambino da un medico e gli chiediamo: "Che problema ha? Quanto mi costerà? Quando posso tornare a riprendermelo?"
Non possiamo cambiare qualcosa finché non abbiamo delle idee fresche, finché non iniziamo a vedere le cose in maniera diversa. Il mio obiettivo è quello di creare una "terapia di idee", di cercare di portare nuove idee, così che possiamo vedere gli stessi problemi in modo diverso.
LONDON: Quindi non ti piace molto il solito approccio psicoterapeutico.
HILLMAN: La psicologia contemporanea mi irrita molto con le sue idee sempliciotte sulla vita umana e con il suo vuoto. Nella cosmologia dietro la psicologia non c'è ragione per nessuno di esistere o di fare qualcosa. Siamo il prodotto del Big Bang, avvenuto miliardi di anni fa, che alla fine ha prodotto la vita, che alla fine ha prodotto esseri umani, e
via dicendo. E io? Io sono un caso— un risultato— e perciò una vittima.
LONDON: Nel "Codice dell'Anima" parli di qualcosa che chiami la Teoria della Ghianda. Che cos'è?
HILLMAN: E' più un mito che una teoria. E' un mito di Platone, secondo il quale tu vieni in questo mondo con un destino, anche se usa la arola paradigma invece di destino. La teoria della ghianda dice che esiste un'immagine individuale che appartiene alla tua anima. Lo stesso mito esiste nella Kabalah. Anche i mormoni ce l'hanno. Gli africani ce l'hanno. Gli induisti ed i buddisti l'hanno in maniera diversa— lo legano più alla reincarnazione e al karma— ma anche lì arrivi in questo mondo con un destino particolare. E' ben radicato negl'indiani d'America. Così tutte queste culture in tutto il mondo hanno una comprensione simile dell'esistenza umana. Solo la psicologia occidentale non ce l'ha.
LONDON: Che conseguenze hanno le tue idee per i genitori?
HILLMAN: Penso che quello che dico possa sollevarli grandemente e far loro desiderare di prestare più attenzione al loro figlio, a questo straniero particolare che è "atterrato" tra di loro. Invece che dire: "questo è mio figlio", devono chiedersi: "Chi è questo figlio che risulta essere mio?" Così possono sviluppare molto più rispetto per il bambino e cercare di stare vigili per occasioni nelle quali il suo destino possa mostrarsi come una resistenza alla scuola, per esempio, o degli strani sintomi,  un'ossessione verso qualcosa. Forse noterebbero qualcosa 'importante che prima non avrebbero notato.
LONDON: A volte dei sintomi possono essere visti come debolezze.
HILLMAN: Certo. Così si inizia qualche programma medico o di psicoterapia per eliminare quelle debolezze, mentre la manifestazione i quei sintomi può essere l'aspetto più cruciale di quel bambino. Ci ono molte storie nel mio libro che mostrano questo.
LONDON: Quanta resistenza incontri alla tua idea che siamo noi a scegliere i nostri genitori?
HILLMAN: Beh, fa arrabbiare molte persone che odiano i loro genitori, o che hanno avuto genitori indifferenti o crudeli o che hanno abusato di loro. Ma è interessante come, se ti soffermi sull'idea, ti può liberare da una grande quantità di colpe, di risentimenti e di fissazioni verso i tuoi genitori.
LONDON: Ho avuto una lunga discussione sul tuo libro con un'amica che è madre di una bambina di sei anni. E' d'accordo che sua figlia abbia un potenziale unico, forse anche un "codice"; è diffidente invece su ciò che questo significhi in pratica. Ha paura che potrebbe gravare la bambina di molte aspettative.
HILLMAN: Quella è una madre intelligente. Penso che l'atmosfera peggiore di crescita per un bambino di sei anni sia quella nella quale non ci siano aspettative di alcun genere. E' brutto crescere in un vuoto dove "qualsiasi cosa che fai va bene, tanto sono sicuro che avrai comunque successo".
Quelle sono dichiarazioni di disinteresse. Dice: "In realtà non ho nessuna fantasia su di te". Una madre dovrebbe avere qualche fantasia sul futuro del proprio figlio. Per prima cosa aumenterebbe il suo interesse verso il figlio. Il punto non è volgere la fantasia verso un programma che faccia diventare, per esempio, astronauta quel bambino. Quella sarebbe la realizzazione dei sogni dei genitori. Quello è diverso. Avere una fantasia — che il bambino cercherà di realizzare o verso la quale si ribellerà furiosamente — almeno fornisce al bambino qualche aspettativa da realizzare o da rifiutare.
LONDON: Cosa ne pensi dell'idea di far fare ai bambini dei test attitudinali?
HILLMAN: L'attitudine può mostrare la tendenza, ma non è il solo indicatore. Curiosamente, l'inettitudine o la disfunzione possono rilevare la tendenza più di quanto possa il talento. O ci può essere una formazione caratteriale più lenta.
LONDON: Qual è il primo passo per comprendere il proprio destino?
HILLMAN: E' importante chiedersi:" Come sono utile agli altri? Cosa vogliono gli altri da me?" Quelle domande potrebbero rivelare perché se quì.
LONDON: Hai anche scritto che "il grande compito di ogni cultura è quello di mantenerci collegati agli aspetti invisibili". Che cosa intendi?
HILLMAN: E' un'idea difficile da presentare senza lasciare la psicologia ed entrare nel religioso. Non parlo di chi potrebbero essere gli invisibili o dove vivono o cosa vogliono. Non c'è una teologia su questo. Ma è l'unico modo che noi, esseri umani, abbiamo per estricarci dall'essere uomo-centrici e per restare collegati a qualcos'altro oltre l'umano.
LONDON: Dio?
HILLMAN: Si, ma non deve essere così elevato.
LONDON: Il nostro richiamo di vita?
HILLMAN: Penso che il primo passo sia l'accettazione che ciascuno di noi abbia questa cosa.  Poi possiamo guardare indietro alla nostra vita e osservare gli incidenti e curiosità e stranezze e problemi e malattie, ed iniziare a vedere in quelle cose più di quanto abbiamo visto prima. L'accettazione che tutti noi abbiamo un codice può sollevare delle domande, così che, quando accadono degli strani, piccoli incidenti, ti chiedi se nella tua vita ci sia in azione anche qualcos'altro. Non deve necessariamente essere un'uscita dal corpo durante un'operazione chirurgica, una cosa eclatante; o un tipo di magia elevata alla quale la nuova era spera di convincerci.
E' più una sensibilità, del tipo che possiede la persona che vive in una cultura tribale. Il concetto che ci sono altre forze al lavoro. Un modo di vivere più reverente.
LONDON: Sei un critico della nuova era. Eppure ho notato che alcuni dei recensori del tuo libri ti hanno messo nella categoria della nuova era.
HILLMAN: Quei critici dovevano essere dalla parte della scienza. Per loro, il libro deve essere o scienza o nuova era. E' molto difficile nella nostra società fatta di contrapposti trovare una terza via. Prendi i media: ogni notizia è presentata sempre come una persona contro un'altra, del tipo: "ascoltiamo ora l'opinione dell'opposizione". Non c'è mai un terzo punto di vista. Il mio libro è su una terza opinione. Dice, sì, c'è la genetica. Sì, ci sono i cromosomi. Sì, c'è la biologia. Sì, c'è l'ambiente, la sociologia, i genitori, l'economia, le classi e tutte quelle cose.  Ma c'è anche qualcos'altro. Così, se guardi il libro dalla parte della scienza, lo vedi come "new age". Se lo vedi dal punto di vista della nuova era, dici che non si spinge abbastanza. Che è troppo razionale.
LONDON: Goethe diceva che la felicità più grande risiede nel praticare un talento che fa parte della nostra natura. Come cultura siamo così infelici perché siamo dissociati dai nostri talenti naturali, dal nostro codice dell'Anima?
HILLMAN: Siamo avviliti perché abbiamo solo un dio, e questo è l'economia. L'economia è un aguzzino. Nessuno ha tempo libero; nessuno ha riposo. L'intera cultura è sotto una pressione terribile, intessuta com'è di preoccupazioni. E' difficile uscire da questa prigione. Inoltre, vedo la felicità come la conseguenza di ciò che fai. E' impossibile cercare d'ottenerla direttamente.

Di Scott London
(Traduzione di Rinaldo Lampis)
This Q&A was adapted from the public radio series "Insight & Outlook."
This translation was made from the original English. It's also available in Spanish (translated by Enrique Eskenazi).
An expanded version of the interview — with additional questions contributed by journalist Russ Spencer — appeared in the March 1998 issue of The Sun magazine under the title, "From Little Acorns: A Radical New Psychology."

_____________________
http://www.treccani.it/enciclopedia/psicologia-archetipica_(Enciclopedia-Novecento)/
http://it.wikipedia.org/wiki/James_Hillman
http://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_analitica

Con affetto,Tomoe! :)


This work is licensed under a Creative Commons license.
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