Stimoli per lo Sviluppo della Coscienza Umana. Cultura: Arte, Scienza, Religione. Corpo, Mente, Anima, Spirito. Inconscio, Supercosciente, Transpersonale. Psicosintesi, Psicoenergetica, PsicoQuantistica. Etica. Blog BioPsicoSpirituale di Salvatore Caruso Motta. .:. Agenzia WolFox .
martedì 22 settembre 2015
Stato di Felicità Interiore (Brahma Kumaris)
domenica 13 gennaio 2013
Felicità interiore
né a vecchie illusioni di condizionarmi. Creo con la mia mente
uno stato di felicità interiore.

sabato 24 marzo 2012
Siamo Tutti in Prigione
L'illusione, che attualmente avvolge l'umanità in una fitta nebbia, nasconde alla moltitudine degli individui la visione dei muri e delle sbarre dell'enorme prigione in cui vive credendo di essere libera.
La prigione è il sistema socio-politico-economico-finanziario.
Le mura del carcere, le celle e le sbarre, sono fatti di consumismo, competizione, egoismo, sfruttamento e individualismo. In una parola: "materialismo".
Il 90% della popolazione mondiale è imprigionata fra quelle mura ed è tenuta in quella situazione di cattività dal 10% di individui che sono i carcerieri, e che detengono l'85% della ricchezza del pianeta.
Il paradosso è che la gente incarcerata crede di essere libera e si scontra contro quelli che sono nella stessa prigione, nell'illusione di ritagliarsi uno spazio proprio, un piccolo recinto di pseudo-potere. Ma non sa che quello spazio ottenuto a discapito dell'altro è solo una briciola nel cortile dell'ora d'aria all'interno del carcere.
Rivendicazioni operaie o di categoria, proteste e proposte di aggiustamento della condizione di lavoro ed esistenziale fanno parte di quello sforzo, ma sono tutte mirate solo a stare un po' meglio in prigione. Ciò è comprensibile poiché è l'effetto dell'istintivo spirito di adattamento di ogni essere umano che, anche in gruppo organizzato, cerca di ottenere miglioramenti della condizione di vita. Ma tutto ciò serve soltanto a mantenere lo stato di schiavitù, l'un contro l'altro, in una guerra tra poveri o prigionieri.
Quello a cui stiamo assistendo in questo periodo, non solo a livello nazionale, bensì mondiale, è l'apparente sforzo di attutire gli effetti dello squilibrio economico-finanziario per salvare il sistema (di imprigionamento) mediante un sacrificio di massa. È come se ai carcerati fosse imposto di rinunciare all'ora d'aria e ai pasti per sostenere l'apparato carcerario che li imprigiona. In realtà la dinamica che è in atto mira a compiere un ennesimo giro di vite per restringere la libertà e l'attività dei popoli.
Vista dalla prospettiva dei carcerieri è una precisa operazione per prosciugare quel poco di dignità e sostentamento che ancora anima i prigionieri. Vista dalla prospettiva dei pochi che si sono liberati è un criminale piano di annientamento del potere creativo dell'umanità, ottenuto mediante l'abbrutimento e la barbarie.
Ma, chi sono i "carcerieri" e chi sono i "liberi"?
I carcerieri sono, senza alcun dubbio, quelli che hanno progettato il piano di costrizione e costruito il carcere fondato su un sistema di controllo, camuffato da apparente benessere, denominato "scambio di ricchezza". Ciò che, in realtà, viene scambiata non è la ricchezza ma la scarsità. Una scarsità sapientemente mantenuta un poco al di sopra del livello di guardia, quel tanto da consentire una perenne lotta di sopravvivenza tra i carcerati senza provocarne la rivolta.
Carceriere è il sistema bancario, quello che ha stabilito che lo scambio è attuato mediante il denaro che esso stesso immette e centellina. Quel sistema che, sul debito, ha creato l'impero di potere per cui, impoverendo le masse, le controlla.
Ora la domanda sorge spontanea: perché l'umanità carcerata sacrifica la propria dignità nell'illusione di ottenere un miglioramento di condizione che, se avverrà, sarà comunque, all'interno del carcere?
Perché non mette a frutto le poche risorse che le restano per progettare un piano di fuga, di liberazione di massa? Non sarebbe più logico, proficuo ed evolutivo?
A questo punto occorre introdurre i "liberi".
I "liberi" sono ex carcerati che hanno elaborato un piano di evasione e, individualmente, sono fuggiti dal carcere. Per compiere tutto il percorso hanno dovuto prima risvegliarsi e divenire coscienti della condizione di prigionia, poi intravedere oltre le sbarre la vera realtà, quella al di là della sofferenza e della schiavitù di tutte le forme di seduzione materiale.
Una volta evasi hanno progettato un "piano di fuga" per poter poi vivere in una terra di nessuno, ai margini del sistema (carcere).
Loro sono finalmente liberi e coscienti che quella libertà non è fine a se stessa, ma necessaria al piano di liberazione di massa, affinché quella terra di nessuno diventi la Nuova Terra per gli uomini di buona volontà.
I liberi sono, così, non solo i testimoni del fatto che liberarsi è possibile, ma anche i pionieri che aiuteranno tutti gli altri prigionieri a farlo. Sono loro a conoscere la via di liberazione perché l'hanno costruita con le loro mani e hanno elaborato un piano infallibile.
Si sono riuniti e, anche se agiscono apparentemente sparsi, hanno deciso di infiltrarsi di nuovo nel carcere (avendo sempre disponibile la via di fuga), e, all'interno di esso, istruire i prigionieri, loro fratelli, in modo da attrezzarli non per compiere la fuga, ma per demolire il carcere stesso.
Gli strumenti di liberazione sono quelli indicati dalla propria saggezza.
1) Primo fra tutti non cadere nel tranello della tentazione.
I prigionieri, infatti, sono costantemente tentati dalle seducenti forme che i carcerieri proiettano sull'illusorio schermo del cinema carcerario.Immagini di benessere, opulenza, prestigio, fama, lusso ma, soprattutto, di una infinità di oggetti luccicanti che abbagliano i carcerati come gli specchietti abbagliano le allodole.
La tentazione è la madre di tutte le seduzioni. Mette i prigionieri nella condizione di desiderare sempre qualche cosa di più nell'illusione di migliorare la propria esistenza, mentre, in realtà, li induce a fraintendere il possesso di cose come crescita di sé e del sistema carcere. Ma l'accumulo di cose non è crescita né tantomeno benessere.
La crescita è soprattutto interiore. Crescere dentro, in consapevolezza, significa mutare il comportamento esteriore e scegliere quei pensieri, sentimenti e azioni che produrranno un effetto benefico nelle relazioni umane e, quindi, anche nello scambio di beni.
2) Secondo, non cadere nel trabocchetto della distribuzione della cosiddetta ricchezza.
I carcerieri, dopo aver proiettato il film, lanciano nella mischia gli oggetti luccicanti in modo che i detenuti si accapiglino per possederli. Ma quei poveretti non sanno che quegli oggetti non sono la ricchezza, bensì un pallido riflesso di latta scambiato per oro.
La vera ricchezza è interiore. Un uomo interiormente ricco dei valori dell'onestà, della cooperazione, della fratellanza, non sarà mai povero e non diverrà mai schiavo o prigioniero. Ciò che deve essere distribuito è l'amore per il fratello, per la terra, l'ambiente e la vita tutta. Distribuendo amore si distribuisce la vera ricchezza e si pongono le basi per il regno del benessere e dell'abbondanza.
3) Terzo, non credere alla menzogna della separatività.
Nella prigione ognuno è tenuto separato perché tenda a desiderare qualche cosa solo per sé. Convincendolo che così si distinguerà dagli altri e potrà divenire più importante, più potente, più ricco. Di fatto il carceriere sa che, tenendo isolati i prigionieri, li renderà soli e impotenti. L'essere umano, invece, non è fatto per vivere da solo. Egli ha un ancestrale slancio verso l'aggregazione e l'unione. Sa, nel suo profondo, che "l'unione fa la forza" e che, solo insieme agli altri, può liberare la potenza creativa che è celata dentro di sé come scintilla di quel divino che pervade tutta l'esistenza.
Uniti dalla forza dell'amore incondizionato che si manifesta come perfetta comprensione dell'intima relazione di tutte le creature, gli individui che si riconosceranno in una sola anima, riusciranno a disintegrare le mura, le celle e le sbarre del carcere e, insieme, salvando anche i carcerieri, procederanno liberi da condizionamenti e illusioni per ristabilire il piano di fratellanza.
Coscienti di quel proposito d'amore che ad ogni causa fa corrispondere un appropriato effetto, sapranno costruire, con la giusta causa, una società finalmente in pace. Senza più barriere di classe, di razza e di pensiero edificheranno la civiltà del bene comune e del reciproco aiuto, riconoscendo il valore e la dignità di tutti.
Articolo di: Edoardo Conte
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giovedì 2 febbraio 2012
Il perduto modo di pregare (di Gregg Braden)

I moderni ricercatori della preghiera identificano attualmente 4 modi di pregare usati oggi in Occidente. Esiste un modo ulteriore?
C’è anche un quinto modo di pregare che ci consente di partecipare all’esito degli eventi dentro i nostri corpi come pure del mondo attorno a noi?
Scoperte recenti in remoti siti di culto dove oggi rimangono queste tradizioni, combinate con una nuova ricerca entro alcune delle più sacre ed esoteriche tradizioni del nostro passato, mi condussero a ritenere che la risposta è Sì.
Molto del nostro condizionamento nelle tradizioni occidentali dell’ultimo millennio e mezzo ci ha invitato a "chiedere" che specifiche circostanze del nostro mondo cambino a seguito di un intervento divino; che le nostre preghiere vengano esaudite. Nel nostro richiedere benintenzionato, comunque, è possibile che noi senza saperlo diamo proprio potere alle condizioni che noi preghiamo cambino.
Per esempio, quando noi chiediamo: "Caro Dio, ti prego fai in modo che ci sia pace nel mondo", noi stiamo in effetti affermando che la pace al momento presente non esiste. Ora antiche tradizioni ci ricordano che le preghiere che chiedono sono una forma di preghiera, tra altre forme, che ci dà il potere di trovare pace nel nostro mondo attraverso la qualità del pensiero, del sentimento e dell’emozione che noi creiamo nel nostro corpo.
Una volta che noi consentiamo alle qualità della pace di entrare nella nostra mente e diamo energia alla nostra preghiera attraverso i sentimenti di pace che sono nel nostro corpo, il quinto modo di pregare asserisce che il risultato richiesto è già avvenuto.
La scienza dei quanti fa fare ora a questa idea un passo avanti, affermando che è precisamente a queste condizioni di sentimento che la Creazione risponde coll’armonizzare il sentimento (preghiera) del nostro mondo interiore con condizioni similari nel nostro mondo esteriore. Sebbene il risultato della nostra preghiera possa non essere apparente nel nostro mondo esteriore, noi veniamo invitati a riconoscere la nostra comunione con la Creazione e a vivere come se la nostra preghiera fosse già stata corrisposta.
Con parole di un altro tempo gli antichi ci invitarono ad abbracciare la nostra preghiera perduta come una coscienza che noi diventiamo, piuttosto che una forma prescritta di azione che noi compiamo all’occorrenza. Con parole che sono tanto semplici quanto eleganti ci viene ricordato di essere "circondati" dalla risposta alle nostre preghiere e "avviluppati" dalle condizioni che noi scegliamo di sperimentare.
Nell’idioma moderno questa descrizione ci suggerisce che, per effettuare un cambiamento nel nostro mondo, noi veniamo invitati ad avere prima le sensazioni del cambiamento già avvenuto. Dato che la scienza moderna continua a convalidare una relazione tra i nostri pensieri, sentimenti e sogni e il mondo che ci circonda, diventa più probabile che un ponte dimenticato colleghi le nostre preghiere con il mondo della nostra esperienza. La bellezza di questa tecnologia interiore è il fatto che essa è basata su qualità umane che noi già possediamo.
Dai profeti che ci videro nei loro sogni ci viene ricordato che, nell’onorare tutta la vita, noi realizziamo niente di meno che la sopravvivenza della nostra specie e il futuro della sola casa che conosciamo.
Comparazione dei modi di pregare tramite l’esempio della pace globale
Preghiera basata sulla logica: richiesta di intervento.
1 - Ci focalizziamo sulle condizione presenti dove riteniamo che la pace non esiste.
2 - Noi possiamo sentirci privi di aiuto, di potere o adirati per gli eventi e condizioni che stiamo osservando.
3 - Noi impieghiamo la nostra preghiera/richiesta per invitare un intervento divino di un Potere più elevato ad apportare la pace in relazione a individui, condizioni e luoghi dove riteniamo essa sia assente.
4 - Tramite la nostra richiesta noi possiamo senza saperlo confermare proprio le condizioni che noi desideriamo di meno. Quando diciamo per es.: “Per favore fai che là ci sia pace”, noi stiamo dichiarando che la pace non è presente in una particolare situazione. Facendo ciò noi possiamo effettivamente dare energia proprio alla condizione che abbiamo scelto di cambiare.
5 - Noi continuiamo a richiedere l’intervento finché vediamo che il cambiamento davvero avviene nel nostro mondo.
La nostra preghiera è già esaudita se:
1 - Noi vediamo tutti gli eventi, quelli di pace e quelli che riteniamo di assenza di pace, come possibilità senza giudizio di giusto, sbagliato, cattivo o buono osservando.
2 - Ci liberiamo del nostro giudizio della situazione benedicendo quelle condizioni che ci hanno causato dolore. La benedizione non perdona l’evento o condizione, o acconsente a esso. Piuttosto riconosce che l’evento è parte dell’unica Fonte di tutto ciò che è (Ved. il libro “Walking between the Worlds: The science of Compassion” per i dettagli) [1].
3 - Sentendo i sentimenti della nostra preghiera già corrisposti, noi dimostriamo l’antico principio quantico che asserisce che le condizioni di pace dentro i nostri corpi sono rispecchiate nel mondo al di là dei nostri corpi.
La nostra preghiera ora consiste nel:
a) riconoscere che la pace già è presente nel nostro mondo vivendo consapevoli che questi cambiamenti già si sono avuti;
b) dare potere alla nostra preghiera col ringraziare per l’opportunità di scegliere la pace al posto della sofferenza.
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Link:
- [1] il-dono-della-benedizione-gregg-braden
- http://www.lorecalle.it/?p=910 La compassione
- braden/camminare_tra_i_mondi.
- http://www.fiumesilente.com/forums/pensiero-del-giorno-di-viramo/compassione
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(Riceviamo da Tomoe e volentieri pubblichiamo)
venerdì 25 febbraio 2011
La nostra vita è una menzogna!?
Post N° 283
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sabato 15 gennaio 2011
La Felicità a portata di mano, di Pasquale Foglia
Recensione di Stefania Siani
Noi siamo condizionati in ogni aspetto della vita dai nostri pensieri: il pensiero è tutto!
Da qui il sottotitolo del saggio La Felicità a portata di mano, di Pasquale Foglia:
“Tutto dipende dalla qualità dei tuoi pensieri”.
Pasquale suggerisce che per prima cosa non dobbiamo prendere cattive strade, ovvero cattive abitudini, altrimenti si creano vie neurali nocive che producono inevitabilmente pensieri negativi! Sono i pensieri negativi che alimentano il pessimismo e la paura di vivere.
E se l’abitudine dei pensieri negativi ce l’abbiamo già, chi ce la dà la forza per scacciarli?
Pasquale Foglia suggerisce la regola delle tre “A”: accettarsi, approvarsi, amarsi nonostante tutto!
E propone una frase potenziante per neutralizzare i pensieri negativi:
“Io mi amo, mi approvo e mi accetto totalmente anche se…
le cose per ora non vanno bene”.
Questa frase deve essere ripetuta tutte le volte che ci sorprendiamo a pensare male di noi stessi!
Pasquale ci fa presente che nella vita, così come nei campi, si ottiene soltanto quello che abbiamo seminato e sostiene che “ad ogni sforzo corrisponde un premio”! Fare uno sforzo significa ovviamente mettersi in gioco, uscire dalla zona di comfort, fare anche errori nella consapevolezza che dopo gli inevitabili errori arrivano le correzioni fino a quando si faranno sempre meno errori. Successo e fallimento, dice Pasquale Foglia, sono due facce della stessa medaglia, il che significa che chi smette di osare per paura di fallire e di restare umiliato per l’ennesima volta, non perverrà mai al successo!
Il trucco da adottare per non scoraggiarsi è considerare ogni fallimento come un passo obbligato verso la realizzazione dei propri sogni: un fallimento comporta anche una grande esperienza!
Per andare in paradiso, scrive Pasquale, occorre passare necessariamente attraverso l’inferno.
Pertanto l’errore più grande non è fallire, ma smettere di mettersi in gioco dopo l’ennesimo fallimento, perché proprio allora siamo vicini alla meta e non potremo più fallire! Non bisogna mai smettere di essere intraprendenti e di fare esperienza!
Dunque, essere felici o meno è un problema di scelta, di conoscenze e di convinzioni, o meglio di buone abitudini!
Pensare positivo o negativo è soltanto una questione di abitudine, ma la differenza è enorme! Perciò è molto più conveniente ed opportuno abituarsi ai pensieri positivi che a quelli negativi.
Il dottor Pasquale Foglia è davvero coraggioso e originale nel VI capitolo del libro intitolato
“La sfortuna è la tua fortuna”
e ancora più sorprendente e ardito nel capitolo successivo intitolato
“Dal male nasce il bene”,
leggendo i quali impariamo ad accettare con maggiore consapevolezza gli alti e bassi della vita che non risparmiano mai nessuno!
Il leitmotiv del libro è la ricerca dell’equilibrio, del giusto mezzo e, come scrive anche nella quarta di copertina:
“per cogliere la felicità bisogna stare attenti agli eccessi!”
Per trovarsi bene nella vita occorre osare, ma sempre senza esagerare.
Ed ecco infine i tre ingredienti che secondo Pasquale Foglia consentono di raggiungere qualunque traguardo, compresa la felicità: credere in se stessi, essere costanti e avere pazienza.
La felicità a portata di mano… Tutto dipende dalla qualità dei tuoi pensieri!
[Recensione del libro "La Felicità a portata di mano" a cura di Stefania Siani]
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