
Credere in Dio
ma comportarsi in modo disumano
come se non ci fosse?
Oppure...
Non credere in Dio
ma comportarsi in modo etico
come se ci fosse?
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Stimoli per lo Sviluppo della Coscienza Umana. Cultura: Arte, Scienza, Religione. Corpo, Mente, Anima, Spirito. Inconscio, Supercosciente, Transpersonale. Psicosintesi, Psicoenergetica, PsicoQuantistica. Etica. Blog BioPsicoSpirituale di Salvatore Caruso Motta. .:. Agenzia WolFox .

Pensiero del Giorno
lunedi 7 marzo 2016
« Ci si stupisce nel vedere quante persone si credono investite di una missione grandiosa. Secondo loro, Dio le avrebbe scelte per salvare il loro paese o addirittura la terra intera, per combattere gli eretici ecc. Eh sì, purtroppo per le missioni immaginarie sono pronti in tanti, mentre per la propria vera missione, i candidati sono molto meno.
Voi chiederete: «E qual è la vera missione?». Quella che Gesù ha dato a tutti gli esseri umani quando ha detto:
«Siate perfetti come perfetto è il vostro Padre celeste».
Sì, non sono solo i cristiani, ma tutti gli uomini e le donne sulla terra ad avere questa missione da compiere. Anche lavorare su se stessi avendo davanti agli occhi quell'obiettivo lontano che è la perfezione del Padre celeste è una missione grandiosa, ma richiede al tempo stesso un’immensa modestia. Dato che in una sola esistenza ovviamente non ci riusciranno, gli esseri umani dovranno reincarnarsi per continuare questo lavoro. È così che il Regno di Dio un giorno potrà venire sulla terra: sarà grazie al lavoro paziente e instancabile che tutti gli esseri umani decideranno di intraprendere su se stessi, e non per le iniziative di quei pochi che immaginano di essere stati incaricati dal Cielo di una missione speciale. »


Le galassie Antenne riprese dal telescopio spazialeamericano Hubble (foto Nasa/Esa/Hubble Heritage Team)


Per fortuna poi arrivarono gli sperimentatori quantistici, insieme ad un certo Albert Einstein, che produssero con i loro risultatiil ribaltamento della visione meccanicistica di Newton, una rivoluzione delle idee che ha portato a rivedere la nostra percezione del mondo. Dimostrarono come energia e materiasono da considerarsi, in fondo, come la stessa cosa, due facce della stessa medaglia. Infatti, fino al 1905, tutti pensavano che la massa e l’energia fossero due realtà fisiche molto diverse, separate tra loro e senza alcuna interconnessione. Ma quel “genio” di Einstein, proprio in quell’anno, pubblicò e dimostrò quella sua semplice ma rivoluzionaria formula “E=mc²”,secondo cui si stabilisce che massa ed energia sono due forme perfettamente equivalenti della medesima cosa! Ciò vuol dire che la massa può essere trasformata in energia e l’energia può essere trasformata in massa. A qualcuno tutto ciò può sembrare strano se non addirittura eretico, ma se ci si riflette su, si possono intuire diversi “passaggi” che evidenziano quanto sopra enunciato. Prendiamo ad esempio la massa che diventa energia: possiamo dimostrarla con le radiazioni che ci arrivavano dal nostro sole. Il sole, che per l’appunto è massa, si trasforma in energia solare. Apparentemente più difficile è dimostrare l’energia che si trasforma in massa, ma possiamo “intuire” come l’Universo sia nato e vissuto i suoi primi tempi soltanto come energia, e solo successivamente si è avuta la trasformazione dell’energia presente in massa che si è poi aggregata nelle forme che noi oggi conosciamo.
!!
Il campo quantico è pertanto un luogo dove sono previste tutte le possibilità, immaginabili e inimmaginabili, contiene tutte le memorie passate dell’Universo manifesto e quelle che devono ancora venire. Il campo, però, non “decide”, questo compito spetta alla coscienza umana, che sceglie alcune delle possibilità presenti per far sì che le “possibilità” si manifestano concretamente nel mondo fisico. Tutto ciò può sembrare “strano” per qualcuno, che storcerà il naso chiedendo delle prove tangibili del campo quantico. Ma la verità è chel’oggettività delle cose a livello quantico scompare, ed è indimostrabile una verità che si trova ad un livello vibratorio elevato, usando strumenti e metodi che funzionano ad un livello vibratorio più basso, come quelli degli attuali scienziati. Noi siamo abituati a credere soltanto a ciò che vediamo, ma la realtà visibile rappresenta soltanto il 5% dell’intera realtà, e l’altro 95% soltanto perché è intangibile, non significa che non esiste! Dobbiamo renderci conto che i nostri cinque sensi e gli strumenti fisici di misurazione, che rappresentano una loro estensione, sono soltanto una finestra “limitata” sulla realtà. Dovremmo imparare a sviluppare capacità di percezione più raffinate, più dettagliate, in grado di offrirci una visione più completa e olistica della realtà.

Bellezza e Gioia
Illumineranno le Ore
Del Giorno e della NotteIl Cuore Impavido
Riscatterà se stesso
E porterà Frutti
Per sé e per TuttiL'Alba di una Nuova Era
Dischiuderà i Confini
del Futuro
Mostrando al mondo
La Gloria del SoleEchi di Sinfonie Cosmiche
Inebrieranno gli Animi
Che varcheranno
Le Soglie dell'InfinitoTu
Sei
Dio

Oggi proponiamo una breve storia sull’Imperatore Akbar (nella foto) ed il suo saggio consigliere Birbal, intorno ai quali in India sono numerose le leggende popolari.
Il titolo di questo famoso episodio potrebbe essere “Tutto quello che Dio fa è per il meglio” che farebbe tanto felice il grande filosofo tedesco Leibniz.
Un giorno Akbar scoprì di avere un’infezione all’alluce di un piede ed andò a consultare i medici di corte, i quali, dopo attente analisi, decretarono che l’unico rimedio era quello di amputare il dito.
Akbar non prese molto bene la notizia e si sentiva piuttosto abbattuto all’idea di dover perdere una parte del proprio corpo, così andò ad esporre la questione al suo consigliere personale Birbal.
Egli però non diede molta importanza alla vicenda e rispose all’Imperatore che se quello era il giudizio dei medici, lui non poteva farci nulla e comunque poteva stare tranquillo perché “Tutto quello che Dio fa è per il meglio.”
Deluso da tale risposta, ad Akbar non rimase che farsi amputare il dito del piede e pensare a come far pagare a Birbal il suo apparente disinteresse nella faccenda.
Tempo dopo, durante una battuta di caccia nella foresta, Akbar e Birbal si trovarono di fronte a un profondo pozzo asciutto e, senza nessun preavviso, Akbar ordinò ai due soldati che li accompagnavano di arrestare Birbal e calarlo in fondo al pozzo.
Il povero Birbal fu così stupito che, nonostante la sua proverbiale sagacia, non fu in grado di dire nulla, ma dovette sottostare all’ordine del suo Imperatore.
Quando fu calato nel pozzo, Akbar gli urlò “Non ti preoccupare Birbal, tutto quello che Dio fa è per il meglio!” e lasciati i soldati di guardia si allontanò nella foresta, a pensare come procedere con Birbal.
All’improvviso però, fu attaccato da un folto gruppo di Thug, i famosi banditi che dopo aver derubato le loro vittime le sacrificavano in onore della dea Kali.
Sopraffatto, Akbar venne spogliato dei suoi averi e portato di fronte al capo della banda per essere sacrificato.
Prima però fu esaminato per verificare che avesse i requisiti adatti, e quando il capo dei banditi scoprì che gli mancava un dito del piede, gli restituì i suoi averi e lo lasciò andare (secondo l’induismo le vittime dei sacrifici non devono avere malformazioni n.d.r.).
Umiliato per non essere degno di essere sacrificato ma, allo stesso tempo, sollevato per lo scampato pericolo, Akbar tornò in fretta da Birbal a raccontargli l’accaduto, nonché liberarlo e congratularsi con lui, ancora una volta, per aver avuto ragione.
Finito di narrare la vicenda, mentre stavano risalendo a cavallo per tornare a Palazzo, Akbar si fermò di colpo e chiese a Birbal “Scusa, ma se tutto quello che Dio fa è per il meglio, ed io grazie al dito amputato ho avuto salva la vita, tu cosa ci hai guadagnato ad essere stato calato nel pozzo?”
Birbal sorrise “Maestà, se Voi non mi aveste imprigionato, sarei stato catturato insieme a voi dai banditi, e siccome non ho malformazioni fisiche, sarei stato sacrificato al Vostro posto!”
Sentito questo Akbar non disse nulla, salì sul suo cavallo, gli diede l’ordine di partire e iniziò a strofinarsi la barba soddisfatto.
da Vivere Altrimenti di Manuel Olivares
Dal nostro corrispondente, Oscar Salvador .

I moderni ricercatori della preghiera identificano attualmente 4 modi di pregare usati oggi in Occidente. Esiste un modo ulteriore?
C’è anche un quinto modo di pregare che ci consente di partecipare all’esito degli eventi dentro i nostri corpi come pure del mondo attorno a noi?
Scoperte recenti in remoti siti di culto dove oggi rimangono queste tradizioni, combinate con una nuova ricerca entro alcune delle più sacre ed esoteriche tradizioni del nostro passato, mi condussero a ritenere che la risposta è Sì.
Molto del nostro condizionamento nelle tradizioni occidentali dell’ultimo millennio e mezzo ci ha invitato a "chiedere" che specifiche circostanze del nostro mondo cambino a seguito di un intervento divino; che le nostre preghiere vengano esaudite. Nel nostro richiedere benintenzionato, comunque, è possibile che noi senza saperlo diamo proprio potere alle condizioni che noi preghiamo cambino.
Per esempio, quando noi chiediamo: "Caro Dio, ti prego fai in modo che ci sia pace nel mondo", noi stiamo in effetti affermando che la pace al momento presente non esiste. Ora antiche tradizioni ci ricordano che le preghiere che chiedono sono una forma di preghiera, tra altre forme, che ci dà il potere di trovare pace nel nostro mondo attraverso la qualità del pensiero, del sentimento e dell’emozione che noi creiamo nel nostro corpo.
Una volta che noi consentiamo alle qualità della pace di entrare nella nostra mente e diamo energia alla nostra preghiera attraverso i sentimenti di pace che sono nel nostro corpo, il quinto modo di pregare asserisce che il risultato richiesto è già avvenuto.
La scienza dei quanti fa fare ora a questa idea un passo avanti, affermando che è precisamente a queste condizioni di sentimento che la Creazione risponde coll’armonizzare il sentimento (preghiera) del nostro mondo interiore con condizioni similari nel nostro mondo esteriore. Sebbene il risultato della nostra preghiera possa non essere apparente nel nostro mondo esteriore, noi veniamo invitati a riconoscere la nostra comunione con la Creazione e a vivere come se la nostra preghiera fosse già stata corrisposta.
Con parole di un altro tempo gli antichi ci invitarono ad abbracciare la nostra preghiera perduta come una coscienza che noi diventiamo, piuttosto che una forma prescritta di azione che noi compiamo all’occorrenza. Con parole che sono tanto semplici quanto eleganti ci viene ricordato di essere "circondati" dalla risposta alle nostre preghiere e "avviluppati" dalle condizioni che noi scegliamo di sperimentare.
Nell’idioma moderno questa descrizione ci suggerisce che, per effettuare un cambiamento nel nostro mondo, noi veniamo invitati ad avere prima le sensazioni del cambiamento già avvenuto. Dato che la scienza moderna continua a convalidare una relazione tra i nostri pensieri, sentimenti e sogni e il mondo che ci circonda, diventa più probabile che un ponte dimenticato colleghi le nostre preghiere con il mondo della nostra esperienza. La bellezza di questa tecnologia interiore è il fatto che essa è basata su qualità umane che noi già possediamo.
Dai profeti che ci videro nei loro sogni ci viene ricordato che, nell’onorare tutta la vita, noi realizziamo niente di meno che la sopravvivenza della nostra specie e il futuro della sola casa che conosciamo.
Comparazione dei modi di pregare tramite l’esempio della pace globale
Preghiera basata sulla logica: richiesta di intervento.
1 - Ci focalizziamo sulle condizione presenti dove riteniamo che la pace non esiste.
2 - Noi possiamo sentirci privi di aiuto, di potere o adirati per gli eventi e condizioni che stiamo osservando.
3 - Noi impieghiamo la nostra preghiera/richiesta per invitare un intervento divino di un Potere più elevato ad apportare la pace in relazione a individui, condizioni e luoghi dove riteniamo essa sia assente.
4 - Tramite la nostra richiesta noi possiamo senza saperlo confermare proprio le condizioni che noi desideriamo di meno. Quando diciamo per es.: “Per favore fai che là ci sia pace”, noi stiamo dichiarando che la pace non è presente in una particolare situazione. Facendo ciò noi possiamo effettivamente dare energia proprio alla condizione che abbiamo scelto di cambiare.
5 - Noi continuiamo a richiedere l’intervento finché vediamo che il cambiamento davvero avviene nel nostro mondo.
La nostra preghiera è già esaudita se:
1 - Noi vediamo tutti gli eventi, quelli di pace e quelli che riteniamo di assenza di pace, come possibilità senza giudizio di giusto, sbagliato, cattivo o buono osservando.
2 - Ci liberiamo del nostro giudizio della situazione benedicendo quelle condizioni che ci hanno causato dolore. La benedizione non perdona l’evento o condizione, o acconsente a esso. Piuttosto riconosce che l’evento è parte dell’unica Fonte di tutto ciò che è (Ved. il libro “Walking between the Worlds: The science of Compassion” per i dettagli) [1].
3 - Sentendo i sentimenti della nostra preghiera già corrisposti, noi dimostriamo l’antico principio quantico che asserisce che le condizioni di pace dentro i nostri corpi sono rispecchiate nel mondo al di là dei nostri corpi.
La nostra preghiera ora consiste nel:
a) riconoscere che la pace già è presente nel nostro mondo vivendo consapevoli che questi cambiamenti già si sono avuti;
b) dare potere alla nostra preghiera col ringraziare per l’opportunità di scegliere la pace al posto della sofferenza.
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Link:
- [1] il-dono-della-benedizione-gregg-braden
- http://www.lorecalle.it/?p=910 La compassione
- braden/camminare_tra_i_mondi.
- http://www.fiumesilente.com/forums/pensiero-del-giorno-di-viramo/compassione
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(Riceviamo da Tomoe e volentieri pubblichiamo)