Visualizzazione post con etichetta Passato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Passato. Mostra tutti i post

lunedì 16 febbraio 2015

35 Frasi sulla Felicità che Devi Ricordare Ogni Giorno

"Osserva un bambino che raccoglie conchiglie sulla spiaggia: è più felice dell'uomo più ricco del mondo. Qual è il suo segreto?
Quel segreto è anche il mio. Il bambino vive nel momento presente, si gode il sole, l'aria salmastra della spiaggia, la meravigliosa distesa di sabbia.
È qui e ora. Non pensa al passato, non pensa al futuro.
E qualsiasi cosa fa, la fa con totalità, intensamente; ne è così assorbito da scordare ogni altra cosa. Il segreto della felicità è tutto qui: qualsiasi cosa fai non permettere al passato di distrarre la mente e non permettere al futuro di disturbarti."

- Osho


1. Sorridi ogni volta che ne hai l'opportunità. Non perché la tua vita sia facile, perfetta, o esattamente uguale a come avresti voluto che fosse, ma perché hai scelto di essere felice e riconoscente per tutto ciò che di bello c'è in essa.
2. Un brutto atteggiamento è come una gomma bucata: finché non la cambi non andrai molto lontano.
3. Più sei convinto delle tue scelte, meno hai bisogno che ne siano convinti gli altri.
4. È importante rendere felice qualcuno, ed è ancora più importante iniziare con te stesso. 
5. La vita non consiste tanto nel rendere felici gli altri, quanto piuttosto nel condividere la tua felicità con gli altri. 
6. La felicità non è qualcosa da rimandare a domani, ma qualcosa da scoprire nel presente.
7. Se non ti impegni in nulla di importante non conoscerai mai il tuo valore. 
8. Ciò che ti è stato fatto in passato non ha alcun potere su di te, a meno che non sia tu a volergliene riconoscere.
9. Non preoccuparti troppo di coloro che non si preoccupano di te. 
10. A volte per iniziare un nuovo capitolo della tua vita devi lasciare andare il fardello del passato.
11. Dire addio è uno dei modi più dolorosi per risolvere un problema. Ma a volte è il solo modo che hai a disposizione. 
12. Andare avanti non significa dimenticare, significa scegliere la felicità piuttosto che il dolore. 
13. Smetti di guardare a ciò che hai perso, così potrai vedere ciò che hai.
14. Qualcun altro è felice con molto meno di quello che hai tu. 
15. Parla più delle tue fortune che dei tuoi problemi.
16. Nella vita ottieni ciò che dai. Tutto torna indietro. 
17. Non puoi cambiare il passato, né controllare il futuro, ma puoi sempre decidere come comportarti di fronte agli eventi della vita. 
18. La felicità che provi è direttamente proporzionale all'amore che dai. 
19. Non crederai mai veramente in te stesso se ti continuerai a paragonare agli altri. Impara invece a paragonarti con la persona che eri ieri. 
20. Non sarai sempre punito PER la tua rabbia, ma sarai sempre punito DALLA tua rabbia. 
21. Datti il permesso di allontanarti immediatamente da ciò che ti provoca sensazioni negative. Non c'è bisogno di spiegazioni, semplicemente fidati di ciò che provi. 
22. Una delle più grandi libertà che hai è non preoccuparti di ciò che gli altri pensano di te. 
23. Ricorda, tu hai sempre il controllo dei tuoi pensieri, quindi scegli di sentirti fiducioso e sereno piuttosto che arrabbiato e insicuro.
24. Essere gentile verso te stesso con i pensieri, le parole e le azioni è importante come essere gentile con gli altri. 
25. Sei tu a definire la tua vita. Non lasciare che siano altri a scrivere la storia della tua vita al posto tuo.
26. Non aver paura del cambiamento. A volte perderai qualcosa di buono, ma guadagnerai qualcosa di meglio.
27. Preoccuparti è un'immensa perdita di tempo e di energia. Non serve a nulla, se non a privarti della tua gioia e a limitare la tua capacità di apportare cambiamenti positivi.
28. Se vuoi essere felice, lascia andare il bisogno di avere sempre ragione.
29. Se non ti piace qualcosa, cambiala. Se non puoi cambiarla, cambia il modo in cui pensi ad essa.
30. La vita non deve essere perfetta per essere meravigliosa.
31. Sei al tuo meglio quando indossi il tuo sorriso. Non c'è bellezza paragonabile a quella che viene da dentro di te.
32. Non lasciare mai che una brutta giornata ti induca a pensare che stai vivendo una brutta vita.
33. Dì al comitato della negatività che risiede dentro di te di mettersi seduto e starsene zitto.
34. In un mondo in cui puoi essere chiunque tu voglia, sii te stesso.
35. Soltanto quando ci svegliamo ci rendiamo conto di quanto eravamo addormentati.
FONTE: 
http://www.vivizen.com/2015/02/35-frasi-sulla-felicita-che-devi.html 




















venerdì 9 marzo 2012

Come due coccodrilli



L’altro giorno, mettendo apposto un cassetto della mia scrivania, ho trovato un vecchio libretto di canzoni.
La pagina si è aperta su questa canzone… Chi di voi non la conosce?

…Ci son due coccodrilli
ed un orangotango
due piccoli serpenti, un'aquila reale
il gatto, il topo, l'elefante
non manca più nessuno:
solo non si vedono i due liocorni…

Questa è il ritornello famosissimo di una canzone per bambini, riferita al mito di  Noè.
Noè raccoglie sull’Arca tutti gli animali, prima che inizi la tempesta e l’inondazione d’ acqua che spazzerà via tutto e attende i due liocorni invano, perché essi non si presenteranno all’appuntamento..
Così Noè, che non può più aspettare perché riconosce i terribili nuvoloni carichi di pioggia sopra alla sua testa, che indicano l’inizio a breve della tempesta d’acqua , chiude le porte dell’Arca…
Ed è per questo che nessuno vedrà mai più la specie animale dei leocorni…


Mi fa sorridere l’associazione di idee che ora mi viene in mente: il comportamento dei leocorni che restano fuori dall' Arca, come  splendida metafora di quel che accade quando non si arriva in orario agli appuntamenti: o ci si complica di molto la giornata, facendo le corse in modo trafelato o le persone non ci aspettano e talvolta così facendo si perde anche qualche amicizia…o la propria serietà in qualche relazione professionale.
Quanto è importante la puntualità!
Beh, vi dicevo... 
Questa graziosa canzoncina l’avevo sentito per la prima volta cantata da un bambino e la sua mamma in un film degli anni ‘90, splendidamente orchestrato nei particolari e apprezzato dalla critica internazionale, vincitore di molti premi internazionali ma che in Italia uscì all’epoca solo nelle sale di  7 città nel 1994 ed è ai più sconosciuto…

Locandina Come due coccodrilli

Questo film è per me oggi anche un omaggio a Lucio Dalla, scomparso da poco, che ne ha scritto la colonna sonora, il cui testo completa il profilo del protagonista, con lo splendido  “Latin Lover”, tratto dall’Album Henna, il ventunesimo del cantautore, uscito nel 1993.




Apre le braccia come le ali…
Mi guarda.
Io e te siamo uguali… 
Fratello dobbiamo volare nei cieli più limpidi .
Bisogna imparare a sognare
per essere liberi !
…Così non serve nemmeno volare per essere liberi…


 La libertà di cui si parla è la libertà dal rancore... e dal dolore del passato.

Gabriele, un italiano che lavora come esperto presso un’importante casa d’aste parigina, vive da solo in un elegante appartamento della capitale francese.
Ha una storia d’amore con una collega ma il suo coinvolgimento 
non è completo.
Un giorno Gabriele vede in un catalogo di un’asta che sta per tenersi in Italia, sul lago di Como, a Varenna, un oggetto che attira la sua attenzione: si tratta di un antico vaso romano che gli ricorda il suo passato.
Gabriele parte per Varenna e mette in movimento il meccanismo che potrebbe portare alla rovina i suoi due fratellastri che, tra l’altro, hanno promosso l’asta perché si trovano in ristrettezze economiche, hanno fatto fallire l'azienda di famiglia ed hanno la casa ipotecata.
La vendetta si serve fredda.
Il protagonista escogita un piano brillante, di sicuro successo ma  all'ultimo momento rinuncerà.
Il rancore del passato, che lo ha avvelenato rendendogli la vita impossibile ( “Io vivo da anni chiuso in una scatola e voi invece siete qui, con le vostre famiglie ad andare avanti con le vostre vite… A godervi la vita sul lago, il mercato, la vita di provincia…”) lascia il posto al perdono e al riconoscimento del valore dei buoni sentimenti.


“È una storia che parla di rapporti d’amore tra uomini e donne, a volte felici ma più spesso complicati, fatti anche di passioni, tradimenti, incapacità di prendere delle decisioni definitive.
È una storia che parla di rapporti tra genitori e figli, delle difficoltà di instaurare da parte dei primi un rapporto educativo veramente di crescita.
È 
una storia che parla dell’amore tra i fratelli, ma anche dei conflitti, delle gelosie, dell’odio che si può scatenare tra di loro.
È una storia che parla di ingiustizie subite, di come queste si possano radicare nei nostri pensieri e tornare a galla dopo anni sotto forma di desiderio di vendetta.
È una storia che parla del tempo che passa e che trasforma ogni cosa.
È una storia che parla della possibilità per ognuno di noi di prendere coscienza della realtà oltre noi stessi e, forse, della possibilità di cambiare”.
Così la dichiarazione di Giacomo Campiotti, regista del film.
Campiotti afferma inoltre di avere utilizzato come fonte di ispirazione per il suo soggetto il lungo racconto di “Giuseppe venduto dai fratelli” che si trova, senza sostanziali differenze, sia nella Bibbia che nel Corano.
“A questo racconto gli autori” aggiunge il regista” si sono accostati con grande umiltà ma anche con totale libertà, tanto che è estremamente difficile riconoscere nella storia di "Come due coccodrilli" l’illustre origine.
La storia di Giuseppe è stata solamente uno stimolo per la ricchezza e la qualità con cui tratta la molteplicità dei sentimenti e delle pulsioni presenti nell'uomo e per l’originalità delle situazioni descritte.”



Il senso del film sembra riecheggiare in una frase pronunciata dalla madre e udita dal piccolo Gabriele: ”Non si può costruire la propria felicità sull'infelicità altrui”.
Da un lato c’è quello a un passato rimosso che risale a livello cosciente e dall'altro quello a un presente in cui il futuro (proprio e altrui) dipende dalle scelte che si andranno a operare.
E la canzone di Lucio Dalla (nei titoli di coda) ne completa il 
senso.

Questa premessa può essere utile per inquadrare la storia di un film che ha ottenuto riconoscimenti in molti paesi esteri.
La pellicola, uscita in sordina nelle sale italiane, diventa presto un caso di critica e pubblico, vince numerosi premi in giro per il mondo e ottiene la nomination come miglior film straniero ai Golden Globes del 1996 (compreso un premio dei giovani al Festival Internazionale di Locarno 1994 e la vittoria a un’importante rassegna di film tenutasi nel novembre dello stesso anno a New York), una decina di premi, anche internazionali e 1 Nastro d'argento per il soggetto.
Ma in Italia la distribuzione del film è stata molto scarna.

Giacomo Campiotti nasce a Varese nel 1957, ed è laureato in pedagogia all'Università di Bologna.
Ha lavorato per diversi anni nel teatro di piazza, realizzando spettacoli in giro per l´Italia e all'estero.
È stato assistente ed aiuto regista di Mario Monicelli ne Il marchese del Grillo, Speriamo che sia femmina e I Picari.
Frequenta il gruppo "Ipotesi Cinema" ideato da Ermanno Olmi a Bassano del Grappa e realizza per RaiUno i suoi primi apprezzati cortometraggi: Tre donne del 1983, La bomba del 1985 e Ritorno al cinema del 1986. Il suo esordio nel lungometraggio risale al 1989 con il film Corsa di primavera, che racconta la vita di provincia vista attraverso gli occhi dei bambini.
Il film viene presentato con successo alla Settimana della Critica alla Mostra del cinema di Venezia dove sarà selezionato a numerosi festival internazionali. Inoltre vince il Festival di Giffoni come miglior film.

Questo film mi serve per introdurre un tema a me caro:

L’arte del PERDONARE

Trattarò brevemente questa tema interessante dello sviluppo personale:
accettare il passato è un modo per lasciare andare il passato.




Benedire le situazioni che ci hanno arrecato sofferenza, benedire le persone che ci hanno fatto del male è liberarsi dal rancore.
E’ un atto di rottura delle catene che ancora ci ancorano al passato e non ci fanno decollare verso la gioia del presente (l' unico tempo possibile ).




Il perdono non rimedia un torto subito ma serve a lasciare nuovamente fluire l’energia per convogliarla su dimensioni più costruttive dell’ Essere.
Per noi, per la nostra vita!
Lo troverete incredibile ma accade proprio così: ci si sente più leggeri. Si recupera vitalità.
E’ un modo per chiudere la porta sul passato e ripartire nuovamente.


Perdonare  combatte la cristallizzazione stagnante del dolore, che ad un certo punto diviene  fine a se stesso.
Si perdona, perchè si decide di scegliere il presente, senza più vincoli che ci trattengono al passato.
Il passato ci offre delle lezioni di vita, a volte dolorose ma sempre utili!
Qualcuno riconosce di averci fatto del male, qualcuno no. Non possiamo imporre agli altri il nostro punto di vista.




Noi non possiamo obbligare nessuno a chiederci scusa ma possiamo perdonare in cuor nostro senza
giustificare il torto subito. 
E’ solamente un gesto interiore di liberazione, che facciamo dentro di noi.Per noi stessi! Non occorre parlarne.
Da un punto di vista cognitivo è anche riconoscere con compassione la comune fragilità umana. L’imperfezione che tutti accomuna.
E poi, dopo aver perdonato, quel dolore lo si lascia andare senza trattenerlo…
Risulta più facile ora trasformarlo in un nuovo vigore per ricominciare metaforicamente a camminare nella nostra vita...
Il passato è polvere.

Focalizzarsi su un evento o su una persona che ci ha creato sofferenza, è dargli ancora potere nel presente di farci ancora STARE male. E così si rimane con l’attenzione al passato.
Vittima è colui che si radica nel dolore di un evento passato e lo fa crescere nel presente, attraverso la ruminazione.
Vittima è colui che continua a richiamare ciò che è passato e si auto-flagella nel ricordo.

Il punto non è ciò che ti accade ma come tu elabori ciò che ti accade.
Come “vedi” e “interpreti” l’esperienza.




Se sei ingrado di distaccartene anche solo un po’, di "guardare la cosa dall'alto", potrai coglierne anche altre sfumature e il dono che vi è nascosto, l'insegnamento... per proseguire il cammino più consapevole!
“Malattia è la rinuncia al piacere erotico della vita, essendo la rinuncia una forma di inibizione. Sovrano è il soggetto della potenza” affema Guido Savio - psicoanalista - cioè colui che può essere e trasformare la sua vita secondo il suo esserci attraverso azioni e  soluzioni.
In questa ottica, non importa più perché una cosa è accaduta ma come risolverla.
Non importa più se la persona si scusa ma semmai ha importanza come alleggerire noi stessi, per riprenderci la nostra vita! :)

Le difficoltà e le ferite dell’ esistenza divengono allora una possibilità di crescita.



http://www.lombardiaspettacolo.com/cinema/ArrivanoIFilm1995-2002/SCHEDE%201995_1996/COME%20DUE%20COCCODRILLI.pdf
http://www.psicoanalisi-pratica.com/
http://www.youtube.com/watch?v=C474UImh59o

Con affetto,
Tomoe.

sabato 25 febbraio 2012

Il Tao del Tempo

 

Normalmente viviamo il presente, il passato e il futuro
come momenti lineari separati.
Occasionalmente li viviamo come fossero collegati, unificati,
allora ci sembra di vivere un momento perfetto.
Le Coscienze Evolute li possono vivere contemporaneamente
e questa consapevolezza ampliata
da loro modo di intuire il corso degli eventi.

 

Immagine:
-
http://www.arcitorino.it/files/images/tao.jpg


lunedì 26 dicembre 2011

Futurama § Io sono quello che sono

Il passato è passato.
Ha fatto di me quello che sono.
Il futuro viene.
Io sono anche quel destino prossimo, perciò, io sono quello.
Il presente fluisce dal passato.
Il futuro colora ciò che è.
Io  foggio il futuro secondo la mia conoscenza attuale del passato e la bellezza del presente.
E perciò io sono quello che sono.





a cura di Paola Costanza





venerdì 30 settembre 2011

Futurama § Dove sono? Il cervello ha lampi di memoria, vede insieme il prima e il dopo

[Fonte]:

Brevissimi istanti in cui nella memoria si alternano informazioni passate e future. È quanto sono riusciti a fotografare per la prima volta ricercatori di un gruppo di lavoro internazionale di cui fa parte l’italiano Alessandro Treves, neuroscienziato della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste.

Quando cambiano repentinamente alcune caratteristiche dello spazio circostante, nell’ippocampo, che è l’area del cervello determinante per la memoria spaziale, si attiva rapidamente la mappa neuronale corrispondente al nuovo ambiente, se questo è già familiare. Per una manciata di secondi, però, regna l’incertezza e la realtà circostante sembra incomprensibile. Lo studio, pubblicato su Nature, ha permesso agli scienziati di registrare questo cambiamento: al variare di alcune caratteristiche dello spazio circostante, nell’ippocampo dei roditori si alternano le mappe spaziali, del vecchio e del nuovo ambiente, a intervalli temporali brevissimi, ogni 100 millisecondi, come se fossero dei “lampi di memoria”.

“Per la prima volta siamo riusciti a osservare un fenomeno determinato dalla memoria su scale temporali molto brevi - commenta Treves -. Abbiamo messo in evidenza come nei roditori la mappatura dello spazio non sia fine a se stessa, ma funzionale alla capacità di conservare informazioni in memoria e riutilizzarle in seguito per orientarsi”.

I ricercatori hanno introdotto i topo in due ambienti diversi, che differivano solo per l’illuminazione (A luce bianca dal pavimento e B luce verde dalla parete). Passando da un set all’altro “il ratto si trova istantaneamente dall’ambiente A nell’ambiente B, come se lo avessimo teletrasportato - spiega Treves -. Subito dopo questo switch, abbiamo registrato nel suo ippocampo un’alternanza, per alcuni secondi, delle rappresentazioni dei due contesti ambientali (A e B): ad intervalli di tempo a volte brevissimi, di 100 millisecondi, ovvero un decimo di secondo, si verificano dei salti da una mappa spaziale all’altra, come se il ratto si chiedesse ripetutamente ‘dove sono?’”.


venerdì 9 settembre 2011

Futurama § I TRE MONDI - Passato Presente Futuro

[Fonte]
(Video associato: “Consapevolezza dell’Essere” (parte 2^) – Eckhart Tolle)

Il mondo del paradiso, il mondo terrestre ed il mondo dell’inferno – i tre mondi – scompaiono tutti dalla persona che conosce come trascendere la polarità. Il passato, il presente e il futuro sono i tre mondi…
Il passato è l’inferno perché è morto, è fatto di fantasmi: fantasmi che vi seguono.
Il presente è la Terra, la fattività, l’azione, ciò che è giusto qui e ora.
Il futuro è il paradiso: le speranze, le aspirazioni, i desideri, gli aneliti. Questi sono i tre mondi e in essi dovete muovervi in continuazione: fate la spola all’indietro e in avanti. Dal passato saltate nel futuro e viceversa, continuamente.
Il presente è così minuscolo, al punto che non ne siete molto consapevoli. È costretto tra il passato e il futuro, che invece sono vasti. Il presente è minimo, è un atomo di tempo, è tanto piccolo che non lo vedete neppure. Nell’istante in cui diventate consapevoli della sua presenza, è già passato.
Per vivere nel presente dovete essere molto attenti ed allora troverete la porta che conduce oltre il tempo. Non potete arrivarci attraverso il passato, perché il passato è vastissimo, infinito. Potreste addormentarvi in esso, procedere senza soste: non trovereste mai la sua fine.
Ecco perché affermo che la psicanalisi non vi potrà aiutare. Si addentra nel passato e continua a districarsi e scavare in esso; e lo fa a lungo, per anni, senza mai giungere ad una conclusione, fintantoché vi stancherete dello psicanalista e sarete tentati di sostituirlo… ricominciando da capo…
Vi dirò una cosa: prima o poi, la psicoanalisi scoprirà che la fine del tuo passato non è in questa vita (lo ha già fatto, tra gli altri, con:
Angelo Bona; Brian Weiss; Thorwald Dethlefsen; n.d.r.
).
Attraverso la psicoanalisi profonda s’incontra il fenomeno delle molte vite. Il cristianesimo, il giudaismo, l’Islam non ne sono consapevoli. Non hanno mai fatto (o riconosciuto n.d.r.) tentativi tanto ardui. Non hanno mai sperimentato (forse n.d.r.) la psicoanalisi. Freud fu il primo ebreo che la sperimentò e naturalmente i cristiani, gli ebrei e tutte le persone cosiddette religiose si scagliarono contro di lui. La paura era che, se la psicoanalisi fosse arrivata in profondità, prima o poi, l’idea hindu della reincarnazione sarebbe risultata giusta: uomo, animale, pianta, roccia. Milioni di vite in un percorso a ritroso che non ti condurrà da nessuna parte, se non alla pazzia.
La stessa cosa accade per il futuro. Dove potrai fermarti? Dove sta quel punto in cui dirai: “ora non guardo più in avanti?” In Oriente abbiamo tentato di fare anche questo, perché abbiamo lavorato al massimo sul concetto di tempo. Entrambi sono senza fine: la memoria non ha fine, l’immaginazione neppure.
Tra le due sta il momento presente, molto sottile, tanto sottile che puoi esserne consapevole solo se sei assolutamente vigile e attento; a quel punto si aprirà una soglia:

la porta dell’ETERNITA'. 

Attraverso quella porta la personalità trascende se stessa e raggiunge
l’ESSENZA...


Fonte: Osho – “I libri del fiore d’oro” © 2000 by News Services Corporation, Arona (NO). © 2007 RCS Libri S.p.A., Milano. Prima edizione Firme Oro Bompiani: novembre 2007 (ISBN 978-88-486-0341-6, pag. 101-103). © 1979 Osho International Foundation, CH8001, Zurigo, Svizzera.

mercoledì 3 agosto 2011

Civiltà Cultura Educazione (Alice A. Bailey)

CULTURA CIVILTÀ EDUCAZIONE
Voglio ora soffermarmi un poco ad interpretare due parole molto usate (e di cui si abusa sovente): cultura e civiltà. Scopo di tutta l’educazione è produrre qualche forma di cultura — materiale o spirituale, oppure materiale e spirituale. L’educazione è il fattore principale nel mondo.
Civiltà è la reazione dell’umanità al proposito di un determinato periodo. In ogni epoca, un’idea deve essere espressa nell’idealismo corrente.
Ai tempi dell’Atlantide, predominava un idealismo religioso sensoriale, o misticismo, che si manifestava in termini d’approccio ad una divinità percepita ma non vista, espressione del modo di sentire.  Ma esistevano razze molto sensibili, composte di popoli e gruppi dediti allo sviluppo della natura sensitiva, talvolta in modo conscio, ma per lo più inconsciamente. L’atteggiamento dei loro rapporti, fra individui e popoli, era soprattutto sensitivo ed emotivo — uno stato di coscienza (non posso dire uno stato mentale) ben difficile da comprendere per l’odierna razza Ariana, o anche da intuire, poiché in noi la mente comincia a funzionare. L’atteggiamento verso la divinità era ugualmente sensitivo e le loro attività religiose erano mistiche e devozionali, scevre di qualsiasi comprensione mentale. Quei popoli erano profondamente emotivi nei confronti della bellezza, del terrore ispirato dalla divinità, delle caratteristiche emozionali di Dio, del senso della luce e del prodigio. Il misterioso, il senso di timore, la cieca adesione a certi “sensitivi” riconosciuti superiori agli uomini comuni e l’interpretazione di Dio e della natura in termini di percezione sensibile — furono le basi di quell’antica civiltà ed hanno colorato assai anche le caratteristiche della razza attuale, almeno fino all’avvento del Cristo, che operò grandi mutamenti nella coscienza umana e diede l’avvio a una civiltà nuova.
I bambini sono ancor oggi molto atlantidei nella loro coscienza; in loro vi è una forma di ricapitolazione in modo analogo allo stadio prenatale; e la stessa cosa si produce sul Sentiero, quando l’uomo sviluppa di nuovo la coscienza mistica, dopo che la natura mentale è stata evocata e prima che si sviluppino la vera consapevolezza o conoscenza occulta e le reazioni della mente superiore.
Il problema che si pone all’educazione è di mutare la coscienza atlantidea del bambino in ariana o mentale. I popoli dell’Atlantide non avevano un sistema di educazione quale noi l’intendiamo. I re ed i sacerdoti intuivano, le masse obbedivano.

Oggi affiora e sta per compiersi un diverso atteggiamento civile. In ogni epoca un’idea si elabora e si esprime negli idealismi di razza e nazionali. Le sue fondamentali tendenze hanno prodotto, con il passare dei secoli, il mondo moderno e si è trattato di un rigido materialismo.
Oggi si considera civile una nazione se è desta ai valori mentali e nello stesso tempo ricerca i beni materiali; e se la mente (inferiore) — nei suoi aspetti mnemonico, discriminante e separativo, nella sua funzione di analisi, nella sua capacità di formulare idee concrete basate su una percezione, sul desiderio e su scopi materiali — viene esercitata in modo da creare una civiltà materiale ed ha appunto creato la civiltà come è oggi.
Dato che la civiltà attuale insiste sempre più sull’atteggiamento mentale verso la vita, anziché sul sentimento e la percezione, vista la sua tendenza a considerare la vita materiale del cittadino come fattore dominante nel pensiero nazionale, posto che lo sviluppo della mente viene consacrato al vivere materiale e la scienza è definitivamente limitata a enunciare solo ciò che è verificabile e attinente alle energie d’effetto materiale, può forse stupire che la maggiore preoccupazione volga al campo dell’economia?
Ci occupiamo di condizioni materiali, di estendere i possessi, di migliorare la posizione mondana, elaboriamo progetti di vita semplicemente fisica e preferiamo il tangibile all’intangibile, il concreto allo spirituale, i valori fisici a quelli soggettivi. Eppure questi un giorno dovranno affiorare.

Quanto precede è superficiale e di natura così generica che non tiene conto di quella minoranza relativamente esigua che non è indifferente a questi valori più vasti e lavora per assecondarne la comparsa nella vita del genere umano. Questi uomini custodiscono gli ideali d’avanguardia della civiltà d’oggi ma l’energia che sprigionano finisce sovente per stabilire, temporaneamente, i valori più concreti. Le mie osservazioni sono parziali ed anche i fatti. Forse esagero, o forse no. Resta comunque il fatto che le due grandi civiltà di cui in realtà possiamo sapere qualcosa — l’Ariana e l’Atlantidea — presentano obiettivi o posizioni estreme verso cui l’umanità di entrambe volgeva e ancora volge lo sguardo.

La civiltà Atlantidea fu decisamente di tipo religioso; la religione era il centro comune della vita e la ragion d’essere di ogni cosa. L’esistenza dopo la morte era soggetto d’interesse e di credenza incrollabile ed indiscussa. Le influenze sottili emananti dai regni invisibili, le forze della natura ed i rapporti dell’uomo con esse mediante una sensibilità acuta e tutta la gamma delle sue facoltà emotive costituivano la vita della razza e coloravano tutti i pensieri allo stato embrionale che esistevano o avrebbero potuto esistere. Risultato di tutto ciò, ereditato da noi quando cominciò l’era storica quale oggi è intesa (in ogni caso a partire dal diluvio, qualunque ne sia stato il momento) è ciò che si può esprimere con queste parole: animismo, spiritismo, psichismo inferiore e sentimento. Il senso di Dio, dell’immortalità, dei rapporti interiori sottili del culto e l’indebita sensitività dell’uomo moderno sono il retaggio precipuo lasciatoci dalle civiltà dell’antica Atlantide.

Su tutta questa struttura di base si sta oggi imponendo [civiltà Ariana] l’esatto opposto e con tale reazione — normale, giusta e feconda di sviluppi — l’uomo erige una sovrastruttura che insiste soprattutto sul tangibile, sul materiale, sul visibile, ciò che può verificare, diagnosticare, analizzare e usare per migliorare la sua vita esteriore e la sua condizione materiale sul pianeta.

Entrambe queste civiltà hanno ecceduto e grazie al moto del pendolo torneremo inevitabilmente ad una posizione intermedia, al “nobile sentiero di mezzo”. Questa via mediana, sfruttando gli ideali più belli ed elevati prodotti dalle due civiltà precedenti, distinguerà la futura Età dell’Acquario e le sue civiltà. Una simile espressione del materiale e di ciò che non lo è, del visibile e dell’invisibile, del tangibile e dello spirituale è sempre stata la meta e l’obiettivo di chi comprende il vero senso della cultura.
In ultima analisi, e per gli scopi del nostro argomento, la civiltà concerne le masse e la coscienza razziale, mentre la cultura riguarda l’individuo e l’uomo spirituale invisibile. Dunque lontana nel futuro sta una civiltà che sarà l’espressione perfetta della vera cultura. La cultura è l’avvicinarsi delle due vie — sentimento e mente; di due mondi — sensibilità e pensiero; e delle attitudini, correlative, che consentono di vivere come esseri intelligenti, soggettivi, in un mondo fisico tangibile.
L’uomo di cultura pone in relazione il mondo delle apparenze con quello del significato e nella propria mente li considera (in tal modo riconoscendoli con il cervello, il che è indice di un rapporto in atto) come un solo mondo in due aspetti. Agisce con eguale libertà in entrambi ed anche in tempi simultanei, per quanto concerne la sua coscienza o la sua consapevolezza.
Anche in Atlantide si ebbero alcuni capaci di comprendere il significato della cultura come prodotto della civiltà.
Le masse devono essere civilizzate prima di dispensare loro quella cultura che farà di esse uomini veri e notevoli. Un uomo deve essere capace di vivere nel mondo delle realtà esteriori e nello stesso tempo di riconoscere se stesso vivente in un mondo interiore, come mente e come anima. Esprime allora una vita interiore soggettiva di tale potenza da controllare e dominare quella del piano fisico, dotandola di movente e di direzione. Questa attitudine dell’uomo, e il compito di portare a compimento tale condizione della coscienza, per secoli sono stati considerati come mansioni della religione organizzata, mentre in essenza e per necessità spettano all’educazione. È vero che la Chiesa, in tempi passati, svolse il ruolo d’educatrice, ma insisté sulla vita interiore soggettiva e di norma non fece alcun tentativo di fondere i due tipi di esistenza — il benessere materiale esteriore e l’esistenza spirituale interiore.
L’educazione è compito dei pensatori migliori ed è responsabilità di ogni governo, cosa che di rado questi riconoscono. [2]

EDUCAZIONE
Ai bambini d’ogni paese si dovrebbero insegnare due idee fondamentali. Sono il valore dell’individuo e il fatto dell’umanità una. [...]
In altre nazioni, alcune persone e alcuni gruppi, per la posizione ereditaria o la potenza finanziaria — sono considerati come importanti e il resto della nazione come di poco valore. In altre ancora l’individuo si ritiene di tanto valore e considera il diritto di fare ciò che gli pare tanto grande che il suo rapporto con il tutto è completamente perduto. Ma il valore del singolo e l’esistenza di quel tutto che chiamiamo Umanità sono molto strettamente collegati. Bisogna insistervi. Questi due principi, se insegnati e compresi a dovere, condurranno alla cultura intensiva dell’individuo e quindi a riconoscere la sua responsabilità quale parte integrante dell’intero complesso umano.

Nelle scuole odierne (elementari, medie e superiori, per usare i termini più usati) si può scorgere la figurazione imperfetta e simbolica dei tre obiettivi della nuova educazione: Civiltà, Cultura, Unificazione.

La scuola elementare
può essere considerata come la custode della civiltà; deve fare del bimbo un cittadino, deve mostrargli la sua funzione d’unità sociale e accentuare i rapporti di gruppo, in tal modo preparandolo a vivere con intelligenza ed evocando in lui la memoria del suo popolo con le lezioni impartite, per fondare in lui i giusti rapporti umani. Saranno materie d’insegnamento la lettura, la scrittura e l’aritmetica, la storia elementare (insistendo sulla storia mondiale) la geografia e la poesia. S’insegneranno al fanciullo i fatti importanti e fondamentali della vita, le verità di base, la coordinazione e il controllo.

Le scuole medie o secondarie si considereranno custodi della cultura; daranno rilievo ai più ampi valori della storia e della letteratura e impartiranno qualche nozione artistica. Avvieranno l’allievo a quella professione o a quel futuro modo di vita che, ovviamente, lo condizionerà. Mostreranno la cittadinanza in termini più vasti e indicheranno il mondo dei veri valori coltivando in moto esatto e cosciente l’idealismo. Si darà importanza all’applicazione pratica degli ideali. I giovani saranno educati in modo tale che nella loro coscienza comincino a fondersi i mondi delle apparenze, dei valori e del significato. Essi inizieranno a correlare le sfere della vita esteriore oggettiva e quelle dell’esistenza interiore soggettiva.
Ho scelto con cura queste parole.

Le scuole superiori e le università dovranno dare un’ulteriore estensione a quanto già fatto. Dovranno abbellire e completare l’ossatura già costruita ed occuparsi più direttamente del mondo del significato. I problemi internazionali — economici, sociali, politici e religiosi — saranno oggetto d’esame e l’uomo sarà visto ancor meglio come connesso al mondo intero. Ciò non comporta affatto di trascurare le questioni o le imprese individuali o nazionali, ma al contrario tende a incorporarle nel tutto come parti integranti ed efficienti, evitando quegli atteggiamenti separativi che hanno causato la rovina del mondo moderno.

Le università dovrebbero corrispondere, nel campo educativo, al mondo della Gerarchia ed essere i custodi dei metodi, delle tecniche e dei sistemi di pensiero e di vita che collegheranno l’essere umano al mondo delle anime, al Regno di Dio e non solo agli altri esseri umani sul piano fisico; non solo al mondo dei fenomeni, ma anche a quello interiore dei valori e della qualità.
Ripeto, questo preparare l’uomo ad essere cittadino del Regno di Dio non è compito essenzialmente religioso, da essere svolto dagli esponenti delle grandi religioni. È  missione dell’educazione superiore, che imprime scopo e significato a tutto ciò che si è fatto. Se vi sembrano cose idealistiche e impossibili, vi assicuro che quando l’Era dell’Acquario sarà nella sua pienezza, questi saranno gli obiettivi accertati e riconosciuti degli educatori d’allora.

Se consideriamo il corso di studi da impartire alla gioventù odierna, si manifesta questa sequenza:
Istruzione primaria Civiltà Età fra   1 e 14 anni
Istruzione secondaria Cultura Età fra 14 e 21 anni
Istruzione superiore Spiritualità Età fra 21 e 28 anni
Sono solo l’enfasi e la pressione economiche materiali che costringono i giovani a lavorare prima di essere maturi. Si deve ricordare (e lo si riconosce sempre di più) che la qualità dei bambini che vengono in incarnazione oggi migliora e si eleva costantemente. In molti casi essi sono intelligenti in modo abnorme ed il loro quoziente d’intelligenza è spesso altissimo. Ciò accadrà sempre più sovente, finché i giovani di quattordici anni avranno le doti e l’intelligenza dei migliori studenti universitari d’oggi.
Non posso dimostrarvi la verità di queste affermazioni, ma l’esame attento dell’umanità e dei fanciulli dei paesi più civili rivelerà tendenze che le confermeranno in parte. Farete bene a studiare con attenzione la distinzione fra cultura e civiltà.

In altri termini, ed accettando per premessa fondamentale le essenziali potenzialità supernormali dell’essere umano, diremo che:
  • Primo compito dell’educazione al fine di civilizzare il fanciullo è di esercitarne e dirigerne correttamente gli istinti.
  • Secondo dovere è di curarne la vera cultura, insegnandogli a far giusto uso dell’intelletto.
  • Terzo, evocare e sviluppare in lui l’intuizione.
Quando ciò sia fatto e istinto, intelletto e intuizione siano sviluppati e funzionanti, si avrà un uomo civile, colto e spiritualmente desto; un uomo dagli istinti corretti, intellettualmente sano e intuitivo. Anima, mente e cervello funzioneranno a dovere e nei loro giusti rapporti, il che produce coordinazione e allineamento perfetto.
Un giorno si studierà quale contributo abbiano dato i tre grandi continenti — Asia, Europa ed America — a questo triplice sviluppo, per quanto riguarda la razza Ariana.

La gloria dell’umanità deve essere, comunque, ricordata; è questa: ogni razza ha prodotto uomini che espressero ciò che di più elevato era possibile nel loro tempo — uomini che fusero in sé la triplicità d’istinto, intelletto, intuizione.
Nei primi stadi del genere umano, furono relativamente pochi, ma lo sviluppo si accelera rapidamente e molti oggi si preparano a ricevere l’educazione superiore nel vero senso del termine. Molto di più sarà fatto quando gli educatori intenderanno il complesso dell’istruzione come un intero sviluppo pianificato e baderanno all’educazione dell’istinto, dell’intelletto e della intuizione in modo tale che gli interi ventotto anni d’istruzione saranno visti come un processo ordinato, diretto, dalla meta chiaramente compresa.
Sarà evidente allora che gli allievi saranno valutati secondo i tre aspetti che ho menzionato:
  • Quelli suscettibili di essere rettamente civilizzati. Sono una moltitudine.
  • Quelli suscettibili di essere introdotti nel mondo della cultura. Sono ancora numerosi.
  • Quelli che all’assetto di civiltà e cultura aggiungono “le doti” necessarie per vivere come anime coscienti, non solo nei tre mondi dell’esistenza istintiva e intellettuale, ma anche nella sfera spirituale, con perfetta continuità di coscienza e triplice integrazione.
Non tutti arriveranno ai gradi più elevati e questo deve essere tenuto in considerazione. La valutazione dell’abilità sarà fatta in base ai tipi di raggio (la scienza della psicologia esoterica), allo stato ghiandolare e fisiologico, a certe prove specifiche e secondo una nuova forma di astrologia. [...]
Alla precedente analogia ne aggiungo un’altra, per chiarire alla vostra mente il processo di sviluppo e illustrare e definire meglio l’intera questione (dal punto di vista del genere umano):
Sviluppo generale dell’umanità Civiltà Sentiero della Purificazione
Educazione dell’Intelligenza Cultura Sentiero del Discepolato
Produzione degli Illuminati Illuminazione Sentiero dell’Iniziazione
Tramite l’azione dell’energia della conoscenza abbiamo:
Civiltà Cultura Illuminazione
e nel secondo caso:
Cooperazione Comprensione amorevole Amore di gruppo

EDUCAZIONE E SCIENZA1. PETALI DELLA CONOSCENZA
Civiltà Cultura Illuminazione
Masse umane Intellettuali Uomo spirituale
Sentiero della Purificazione Sentiero del Discepolato Sentiero dell’ Iniziazione

RELIGIONE E FILOSOFIA
2. PETALI DELL'AMORE

Cooperazione Comprensione amorevole Amore di gruppo
Intellettuali Aspiranti La Gerarchia Spirituale

GOVERNO E ORDINE SOCIALE 3. PETALI DEL VOLERE E DEL SACRIFICIO
Partecipazione al Piano
(Umanità)
Proposito
(Volontà diretta di tutti i Discepoli)
Precipitazione
(del Piano da parte della Gerarchia
Dalla stessa tabella noterete che vi sono i segni dell’aprirsi dei petali dell’amore e cioè vi illustra la possibilità di certi eventi che si sperano. Il mondo deve avanzare con regolarità e ordine. Gli avvenimenti prematuri sono di norma disastrosi. Tutto ciò concerne lo sviluppo culturale dell’umanità e va di buon passo. Quando i fatti condizionanti saranno meglio compresi e se ne capirà lo scopo e il metodo, vedremo che coloro che si occupano dell’educazione cercheranno progressi più rapidi; questo affretterà la cultura delle masse e l’illuminazione dei più intellettuali. [3]

LA FRATELLANZA UMANA
Molto si è scritto, predicato e insegnato circa la fratellanza, ma essa è così poco praticata che la parola stessa è alquanto screditata. Tuttavia con essa si afferma un’origine, una meta e un principio che sono alla base stessa dell’umanità.
La fratellanza è un grande fatto naturale: tutti gli uomini sono fratelli; sotto le differenze di colore, credo, cultura e civiltà l’umanità è una sola, senza distinzione o diversità di essenza, origine, obiettivi spirituali e mentali, capacità, qualità e modi di evolvere. In questi attributi divini (poiché tali sono) tutti gli uomini sono uguali: è solo in relazione al tempo e al processo di rivelazione dell’innata divinità che appaiono differenze temporanee. Queste, e i peccati per ignoranza e inesperienza, hanno attirato l’attenzione delle Chiese, offuscando la visione del divino in ogni uomo. È appunto la verità della fratellanza che le Chiese devono insegnare — non partendo da Dio trascendente, esterno ed inconoscibile — ma dalla vita divina, eternamente presente in ogni essere umano, che continuamente tenta di esprimersi negli individui, nelle nazioni e nelle razze.
La vera fratellanza sarà realizzata inevitabilmente mediante i giusti rapporti e coltivando la buona volontà.
Il clero ha dimenticato quel cantico, degli angeli: “Gloria a Dio in cielo, pace in terra, buona volontà verso gli uomini”. Non ha capito, e perciò non ha insegnato, che solo con la buona volontà nella vita quotidiana si stabiliscono rette relazioni umane e pace in terra e si rende gloria a Dio. Le Chiese hanno dimenticato che tutti gli uomini sono divini: alcuni ne sono già coscienti e l’esprimono, altri no; esse hanno trascurato che, grazie alla loro evoluzione, taluni conoscono il Cristo, perché in loro Egli è attivo, mentre altri ancora si impegnano per manifestarLo e altri sono del tutto inconsapevoli dell’Essere divino che si cela nel profondo dei loro cuori. La differenza sta solo nella qualità di coscienza: non di natura. [1]
.:.
Fonti:
[1] - A.A. Bailey, I problemi dell'umanità, 1946, pag. 54
[2] - A.A. Bailey, L'educazione nella Nuova Era, 1954, pag. 28-30
[3] - A.A. Bailey, L'educazione nella Nuova Era, 1954, pag. 32-36




Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

POST RECENTI DA BLOG SELEZIONATI