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giovedì 3 maggio 2012

Meditazione Taoista

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Chiudi gli occhi e vedrai con chiarezza.
Smetti di ascoltare e sentirai la Verità.
Resta in silenzio e il tuo cuore potrà cantare.
Non cercare il contatto e troverai l'unione.
Sii quieto e ti muoverai sull'onda dello spirito.
Sii delicato e non avrai bisogno di forza.
Sii paziente e compirai ogni cosa.
Sii umile e manterrai la tua integrità.
.:.






sabato 25 febbraio 2012

Il Tao del Tempo

 

Normalmente viviamo il presente, il passato e il futuro
come momenti lineari separati.
Occasionalmente li viviamo come fossero collegati, unificati,
allora ci sembra di vivere un momento perfetto.
Le Coscienze Evolute li possono vivere contemporaneamente
e questa consapevolezza ampliata
da loro modo di intuire il corso degli eventi.

 

Immagine:
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http://www.arcitorino.it/files/images/tao.jpg


mercoledì 1 febbraio 2012

La Danza di Shiva, il Libro dei Mutamenti e la Meccanica Quantistica

[Fonte]


di MASSIMO CICCOTTI
«In un pomeriggio di fine estate, seduto in riva all’oceano, osservavo il moto delle onde e sentivo il ritmo del mio respiro, quando all’improvviso ebbi la consapevolezza che tutto intorno a me prendeva parte a una gigantesca danza cosmica… ”vidi” scendere dallo spazio esterno cascate di energia, nelle quali si creavano e distruggevano particelle con ritmi pulsanti, “vidi” gli atomi degli elementi e quelli del mio corpo partecipare a questa danza cosmica di energia, percepii il suo ritmo e ne “sentii” la musica, e in quel momento “seppi” che questa era la danza di Shiva, il Dio dei Danzatori adorato dagli indù.»
Così si esprime lo scienziato statunitense, Fritjof Capra, un fisico specializzato nel campo delle alte energie, nella prefazione al suo libro Il Tao della fisica. Capra è stato forse il primo a mettere in luce gli svariati punti di contatto tra la concezione taoista del cosmo e i principi fondanti dell’attuale fisica subnucleare, ovvero quell’insieme di teorie scientifiche sviluppatesi in opposizione alla fisica classica newtoniana. I due temi fondamentali di questa concezione moderna della fisica sono l’unità, l’interdipendenza di tutti i fenomeni e la struttura intrinsecamente dinamica dell’universo. Anche l’antica concezione orientale del mondo, cui Capra fa riferimento, era essenzialmente unitaria e dinamica, e i principi di mutamento/movimento ne costituivano il tratto essenziale.
Shiva è anche chiamato Nataraja, il «Signore della Danza», la cui danza cosmica, detta Tandava, è ciò tramite cui l'universo viene manifestato, preservato e infine riassorbito. Essa è simbolo dell'eterno mutamento della natura, dell'universo manifesto, che attraverso una danza scatenata Shiva equilibra con armonia, determinando la nascita, il moto e la morte di un numero infinito di corpi celesti. Nell'ambito dell'iconografia più classica, il dio viene rappresentato con una folta chioma, con quattro braccia (una per ogni punto cardinale), mentre compie un passo di danza. Due delle braccia sono aperte, leggermente piegate, una delle mani sorregge un tamburello, lo strumento musicale con cui ritma la sua danza e l'altra una fiamma che rappresenta il fuoco con il quale genera la distruzione. Shiva danza all'interno di un cerchio di fuoco, raffigurato da tante piccole fiammelle, che rappresentano il rogo del mondo. Schiaccia sotto il suo piede destro la figura mitologica di un nano, il quale rappresenta l'oscuramento cui sono preda gli esseri umani, e che solo il dio è in grado di dissolvere; oscuramento dovuto all'illusione dell'esistenza di una qualche realtà immutabile del mondo, che invece è solo transitoria (maya).



Quando Shiva inizia a danzare, tutta la Terra trema, e la vibrazione si estende a tutto l'Universo che, bruciando, si sgretola sotto il ritmo della danza. L'Universo si dissolve e la sua energia diminuisce sempre di più fino a concentrarsi in un singolo punto, questo punto lentamente si dissolve, lasciando solo un tenue suono, una vibrazione primitiva, di intensità sempre più debole, che alla fine si annulla disperdendosi nel vuoto. E il vuoto rimane tale, fino al momento in cui il dio, riprendendo la sua danza, decide di creare un nuovo Universo, ripercorrendo in senso opposto tutti i passaggi della distruzione: il ritmo della danza fa vibrare il vuoto, da cui scaturisce un suono, che si concentra in un punto denso e di dimensioni infinitesime, il quale continuando a vibrare, aumenta di dimensione fino ad esplodere in un nuovo Universo. A questo punto, Shiva smette di danzare e la creazione è compiuta. (non vi sembra la teoria del big-bang ante litteram?!)

Il messaggio spirituale di tutto l’Induismo è l’idea che la moltitudine di eventi e oggetti che ci circondano sono differenti manifestazioni della stessa realtà ultima, detto Brahman, sorta di “energia” cosmica, impersonale, inconoscibile, dalla quale si forma - per emanazione e non per creazione - tutto l’universo. Confondere le diverse forme in cui questi si presenta, senza percepire un’unità alla loro base, significa ricadere nel cosiddetto «incantesimo di Maya», nell’illusione di pensare le forme e le strutture attorno a noi come realtà della natura, anziché frutti della mente umana, la quale misura e classifica. 

Continua a leggere [QUI]




martedì 6 dicembre 2011

Sintesi degli Opposti nel Vangelo di Tommaso

TAO: L'UNIONE DEGLI OPPOSTI

Quando farete in modo che
due siano uno,
e farete sì che
l’interno sia come l’esterno
e l’esterno come l’interno,
e l’alto come il basso,
e quando farete
del maschio e della femmina
una cosa sola,
cosicché il maschio non sia più maschio
e la femmina non sia più femmina,
e quando metterete
un occhio al posto di un occhio
e una mano al posto di una mano
e un piede al posto di un piede,
un’immagine al posto di un’immagine,
allora entrerete nel Regno.

(Vangelo di Tommaso, 22)

[Fonte]

 


domenica 19 giugno 2011

Le vie del Sé



“Per prima cosa tutti voi non dovete credere a nulla,
e secondo non dovete fare nulla che non comprendete”
(Georges I. Gurdjieff)


C’è veramente bisogno di imparare le vie del Sé, di diventare sempre più intimi con i pensieri del cuore, di allenare la mente a lavorare con questi pensieri. E’ necessario accentuare la positività riguardo alle nostre capacità, è necessario accrescere la nostra compassione, andare verso la tolleranza, è necessario andare verso la creatività personale e verso la manifestazione dei nostri talenti: insomma dobbiamo avere una maggiore fiducia nel futuro.

Molti pensano che la conoscenza e la saggezza porteranno molti frutti spirituali, ma l’obiettivo diventa insostenibile se non sono rafforzate e illuminate dall'amore umano. Per questo il primo apprendimento è l’amore, ma quando si impara tramite cognizioni, queste ci rendono amabili e seducenti poiché aiutano l’esibizione della personalità e dell’intelligenza, ma la persona diventa sterile e fredda, poiché è priva dell’amore che trasforma l’erudizione in comprensione.

Nella cultura cinese vi è il simbolo taoista dello Yin e Yang, in cui il cerchio è diviso in una parte nera che ha un punto bianco al suo centro e una parte nera che ha un punto bianco: questo simbolo afferma che è vero che si distingue il nero dal bianco, ma la realtà è frutto di quell’equilibrio. Così dovremmo vedere la parte oscura di noi stessi, cioè la parte che percepiamo come la più miserabile.

E’ invece molto più diffusa l’immagine di una guerra tra i guerrieri della luce e i guerrieri dell’oscurità: è invece nella corretta interpretazione del simbolo taoista che dovremmo fare il riequilibrio tra i due aspetti. E’ in questo riequilibrio che va inquadrato il lavoro da compiere sul sé ombra. E’ assolutamente impossibile negare l’aspetto predatore dell’animo umano, come è impossibile negare di poter provare gelosia, cupidigia, invidia odio e vendetta e tutti gli altri difetti e vizi, ma sappiamo anche che noi siamo tutt’altro e molto di più.

Nel lavoro sul riequilibrio tra le tendenze più infime a cui può giungere l’animi umano, perciò dagli abissi interiori fino alle vette delle aspirazioni più nobili è stato collocato il lavoro che l’uomo, sommo artigiano dell’architetto celeste, deve saper compiere su se stesso. E’ davvero una grande conquista vedere il lato oscuro del sé come una risorsa e non come un difetto, e sentire che abbiamo un cuore potente e coraggioso, perciò sentirsi come un leone che è capace di dominare. Questo è il passaggio che gli sciamani chiamano la scelta dell’animale totem a cui assomigliare, poiché dobbiamo scegliere se diventare il cacciatore-totem oppure il predatore assassino.

L’animale totem può muoversi furtivamente nei sogni e tornare indietro per riferire le notizie di altri mondi e di altre dimensioni, così può aiutarci nella nostra ricerca di verità. E allora tutti gli aspetti del nostro sé ombra non appaiono poi così sudici o disgustosi se usiamo il potenziale creativo ed evolutivo delle nostre tendenze interiori, e se li vediamo come aiutanti nella nostra ricerca.

I lati oscuri come quelli luminosi sono influenzati non dalla natura dell’essere, ma dalle emozioni che li alimentano, per questo va raffinato il livello delle emozioni facendo chiarezza sul miscuglio di emozioni che offusca e opprime la nostra mente. Per questo dovremmo egualmente raffinare i nostri desideri fisici e il nostro desiderio di ricerca della conoscenza. In questo modo passiamo dal regno del dualismo yin e yang al ritmo dell’armonioso fluire dell’energia che circola liberamente in tutti i nostri chakra.

Finché non c’è il riequilibrio dei nostri lati oscuri con quelli luminosi vedremo le persone come catalizzatori negativi o positivi, infatti vedremo bianco o nero a seconda delle proiezioni che faremo sul mondo esterno e sulle persone, che è il modo indiretto di lanciare fuori il nostro lato luminoso e oscuro. Dobbiamo vedere in modo positivo anche quei momenti di buio in cui pensiamo che non possiamo farcela, perché nel momento vediamo che c’è un cattivo atteggiamento nel modo in cui siamo coinvolti, quindi abbiamo l’opportunità di migliorarlo.

Osserviamo quei pensieri e quei meccanismi che sono alla base dei pensieri, osserviamo i commenti che facciamo riguardo a quel tipo di pensieri, poiché spesso vi sono giudizi che vengono emessi sulla qualità del pensiero. Scopriremo che possono esistere delle voci che devono essere messe in un archivio segreto della memoria più profonda, ma queste voci non devono rimanere confuse con le voci che ci parlano tramite il sogno e tramite la riflessione.

In un archivio segreto e inaccessibile vanno rinchiuse le voci che parlano con parole che non sono le nostre, cioè tutte le voci dei genitori, dei guardiani e dei censori, dei profeti e delle autorità esteriori, perché l’unica voce che dobbiamo ascoltare, quando facciamo il riequilibrio interiore è una presenza interiore amorevole e compassionevole. Ma le vie dell’amore sono difficili, per cui spesso sono usate le forme del trauma per richiamare alla coscienza gli elementi che ci indeboliscono in modo che il dolore diventa un fissativo che rafforza l’attenzione su quello che ci distorce e confonde.

L’equilibrio del sé richiede il coraggio di superare sfide molto dolorose, ma nulla possiamo fare se non siamo innamorati di noi stessi, poiché è necessario innamorarci di noi stessi per poter vedere con compassione all'alternarsi di luce e di ombre che sono nelle eclissi del bene e del male presenti nel carattere di tutti. Un sé che è squilibrato produce un blocco energetico e quindi un tipo di energia che funziona come catalizzatore per il tipo di lezione di cui l’entità ha bisogno per apprendere la lezione che è necessaria allo sblocco e quindi all'evoluzione.

L’evoluzione interiore del sé si compie tramite tutte le lezioni che vengono imparate, ma questo non ha nulla a che vedere con la precisione con cui si eseguono i compiti o con il livello di miglioramento di questa precisione. Il miglioramento è nell’essere dell’entità, nel modo in cui essa reagisce, nella libertà e nella spontaneità con cui offre il suo amore, nella cura che dedica a coloro che pensa, nelle cose con cui occupa la sua mente, e negli ideali e nei sogni che gli stanno a cuore: il miglioramento dell’essere è nella capacità di creare luoghi di luce a cui può spingere il suo spirito.

Questo è il motivo per cui scrivono che l’equilibrio non giunge per coloro che si illudono di dirigere con abilità e con precisione la loro vita ma giunge per chi sa amare profondamente. Per questo motivo nessun equilibrio e nessuna saggezza viene dal pensare di avere come unico fine l’equilibrio stesso, poiché nessuno conosce se stesso fino in fondo, in quanto il sé è sempre cieco. Ricercare l’equilibrio è il fine, ma può nascondere l’insidia nell’orgoglio di credere di possedere la saggezza, perciò diventa l’arroganza del possesso delle verità assolute.

Siamo parte dell’energia, siamo un aspetto della consapevolezza, noi siamo un magma incandescente che si raffredda perdendosi nelle false concezioni del mondo che ci privano della nostra potenza. Per questo le nostre azioni possono perdere la loro efficacia e possiamo divenire dei continenti sconosciuti a noi stessi se crediamo di conoscere ciò che possiamo diventare. Ricordiamoci che siamo la scintilla di una luce più grande, che è molto più grande di quanto si possa percepire e che è in continuo miglioramento, poiché siamo in una realtà che è in espansione.

L’uomo teme di guarire dalla dualità, poiché vede l’evoluzione che è una via infinita come un percorso che richiede lo sforzo della volontà e l’esercizio di crescenti competenze, perciò l’uomo teme il suo risveglio, poiché non ama sottoporsi alla disciplina. Dobbiamo sapere che l’uomo muore solo quando gli diventa impossibile di poter lavorare al suo raffinamento, perciò solo l’amore per il nostro raffinamento ci deve dare la gioia di continuare.

L’uomo non deve sentirsi imperfetto e indegno perché il peccato non esiste, infatti l’uomo pecca solo quando non riesce a destarsi dal sonno, perciò non può colpire il suo bersaglio. L’uomo vive addormentato nei suoi sensi offuscati, per questo dobbiamo ricordare che è l’amore per questo lavoro che ci offre la gioia di fare. L’uomo deve migliorarsi perché ama farlo e perché deve sentire nel cuore, nella mente e nello spirito l’amore di essere il fiume armonioso che scorre verso l’oceano.

Buona erranza
Sharatan

Fonte: http://lacompagniadeglierranti.blogspot.com/2011/06/le-vie-del-se.html

domenica 15 maggio 2011

Paradossi e Sofismi § Tao Zen


Giochi di parole per liberare la mente... mente...
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MEDITAZIONE TAOISTA

<b>MEDITAZIONE TAOISTA </b>
Chiudi gli occhi
     e vedrai con chiarezza.
Smetti di ascoltare
     e sentirai la verità.
Resta in silenzio
     e il tuo cuore potrà cantare.
Non cercare il contatto
     e troverai l'unione.
Sii quieto
     e ti muoverai sull'onda dello spirito.
Sii delicato
     e non avrai bisogno di forza.
Sii paziente
     e compirai ogni cosa.
Sii umile
     e manterrai la tua integrità.
 Fonte: http://www.fiorigialli.it/
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"Che dovrei mai dirti io, o venerabile?
Forse questo, che tu cerchi troppo?
Che tu non pervieni al trovare per il troppo cercare"?
"Come dunque"? chiese Govinda.
Rispose Siddharta:
"Quando qualcuno cerca, allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla, in sé, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo.
Cercare significa: avere uno scopo.
Ma trovare significa: essere libero, restare aperto, non avere scopo".

da Siddharta di H. Hesse
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Ciò a cui opponi resistenza persiste.
Ciò che accetti può essere cambiato.
Carl G. Jung
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martedì 3 maggio 2011

Una musica sublime


Wen Ruchun era discendente da una ricca famiglia di illustri funzionari e di letterati di corte dello Shanxi. Fin dall‘infanzia era sempre stato un grande appassionato di musica tanto da trascurare lo studio dei classici. Sebbene la famiglia si aspettasse da lui una carriera brillante nei ranghi imperiali, tutto il suo tempo era assorbito dalle lezioni dei più illustri maestri di musica della provincia e dagli esercizi con il liuto.

Quando fu bocciato agli esami da mandarino, i genitori ne furono disperati, poi iniziarono gli aspri rimproveri del padre, che era indignato per il disonore che era stato arrecato alla memoria degli illustri antenati. Wen Ruchun arrivò ad esserne esasperato, perciò decise di andarsene di casa e di guadagnarsi da vivere come musicista ambulante.

Una sera, mentre suonava in un villaggio, ebbe modo di notare un vecchio taoista con una borsa a tracolla in cui s’indovinava la forma di un liuto che lo stava ascoltando confuso tra la folla. Il vecchio ascoltò e poi riprese il suo cammino, ma Wen Ruchun lo rincorse dicendogli:
“Perdonatemi venerabile maestro, ma ho notato che siete anche voi un musicista, perciò sarei onorato di avere la vostra opinione sulla mia esecuzione musicale.”

Il vecchio sembrò imbarazzato ma rispose:
“Non nego che avete una certa scioltezza nelle dita e che suonate discretamente per incantare un pubblico di campagnoli, ma la vostra esecuzione non riuscirebbe ad incantare gli uccelli.”
Dopo aver detto quelle parole si voltò e andò via lasciando Wen Ruchun stupito e curioso di comprendere cosa intendesse dire, perciò ben deciso a seguirlo di nascosto.

Il vecchio camminò agilmente per un buon tratto quindi, al calare del sole, fece tappa in una radura dove trasse dalla borsa il suo liuto per iniziare a suonare, mentre il giovane musicista nascosto nella vegetazione, era sempre più desideroso di ascoltare la sua musica. Mentre il vecchio taoista faceva vibrare le corde del liuto producendo una melodia sublime, un vento leggero fece tremare le foglie e due meravigliose gru bianche giunsero in volo e si posarono con grazia ai bordi nella radura.

La stupenda musica si diffondeva nell’aria mentre le gru bianche iniziarono un’affascinante danza che seguiva il ritmo della musica e continuarono a danzare finché il vecchio smise di suonare quindi, quando tutto fu di nuovo nel silenzio, volarono via nella luce del tramonto. A quel punto Wen Ruchun uscì dal suo nascondiglio, si gettò ai piedi del vecchio e lo supplicò di prenderlo come allievo.

Il taoista accettò di insegnargli l'arte musicale perciò iniziarono a viaggiare insieme mentre il vecchio insegnava, dava degli esercizi da eseguire con il liuto e faceva ripetere brani musicali al diligente allievo. Spesso il vecchio maestro lo rimproverava e lo correggeva con pazienza e, a volte lo trattava più aspramente, ancor più spesso lo correggeva in modo ironico oppure si arrabbiava: comunque l’insegnamento del taoista era sempre molto avaro di complimenti.

Malgrado tutto Wen Ruchun lo seguiva fedelmente e continuava a studiare ed applicarsi finché, dopo 4 anni, il vecchio gli disse:
“Credo di averti insegnato tutto quello che sapevo. Hai tutte le basi tecniche, conosci i modi ed i ritmi musicali e le tue dita sono molto sciolte. Credo però che tu abbia raggiunto solo la scorza dell’arte, io ho tentato di farti penetrare l’arte nel cuore. Adesso devi fare da solo l’ultimo passo. Cerca e, quando avrai raggiunto l’essenza torna da me: io ti aspetterò al monte dei Tre Picchi, nella grotta presso la Sorgente di Giada.”

Da quel momento le loro strade si separarono finché Wen Ruchun, dopo altri 3 anni si presentò alla grotta della Sorgente di Giada e disse al maestro che lo aspettava:
“Credo di aver raggiunto la soglia dell’illuminazione!”
Ma il vecchio si mostrò scettico:
”Così credi di avere raggiunto la meta? E come puoi dirlo?”

Wen Ruchun spiegò emozionato che aveva eseguito un concerto per un prefetto:
”Per un pubblico così raffinato, mio venerabile maestro, ho eseguito una melodia Chong, che è al modo dell’autunno. Quando ho iniziato a suonare si è levato un vento fresco, alcune foglie secche sono entrate nel salone e gli occhi degli ospiti si sono riempiti di lacrime malinconiche come le serate autunnali.”

Il vecchio disse:
”Bene! Allora fammi sentire come esegui la melodia in modo che possa capire se hai veramente raggiunto la meta. Una volta che si è scoperta la Via, ogni vero artista la ritrova in modo personale.”
Il vecchio taoista condusse Wen Ruchun presso il lago della Pace Celeste dove l’azzurro del cielo e delle acque del lago si fondono assieme.

Quando furono seduti su un masso che sporgeva a picco sulle acque del lago, il vecchio disse:
“Esegui qualcosa alla maniera Yu.”
Wen Ruchun prese il liuto, ne saggiò le corde quindi iniziò a improvvisare una melodia alla maniera Yu. Suonò finché il vecchio lo interruppe urlando in preda ad una collera furiosa:
“E questa me la chiami musica? Io sento solo delle note, ma non sento vera musica!

Tu sei un presuntuoso e non capisco cosa abbia suonato dal prefetto. Sicuramente si è alzata una corrente d’aria estiva, qualche foglia secca dalla siccità è entrata nella sala e gli ospiti avranno avuto gli occhi irritati e lacrimosi per il vento. Da quello che sento tu non sai suonare Yu. Per caso vedi un lago che si è ghiacciato? Vedi che inizia a nevicare? Senti il vento invernale sferzante e gelido? Sei come una roccia, perciò è impossibile che la musica del Tao possa penetrare nel tuo duro cuore!”

Il vecchio taoista era veramente molto furioso ed afferrò il liuto di Wen Ruchun quindi lo scagliò contro il masso. Mentre lo strumento si infrangeva emise un suono penoso che assomigliava ad un lamento e Wen Ruchun sentì che anche il suo cuore si era spezzato, perciò scoppiò in lacrime mentre raccoglieva i pezzi del suo liuto.

Tornando alla grotta Wen Ruchun continuò a piangere stringendosi al petto dei pezzi di legno inutilizzabili, e pianse a lungo disperato finché si addormentò sfinito. Il giorno dopo, alla fine della mattinata, il vecchio maestro lo svegliò e lo portò fino ai bordi del lago della Pace Celeste. Il vecchio taoista gli consegnò il suo liuto dicendo:
“Voglio che riprovi a suonare. Sento di aver fallito, perché se fallisce l’allievo anche il maestro fallisce. Se fallisci ancora mi affogherò nel lago.”

Il vecchio andò in riva al lago, mentre il disperato Wen Ruchun con gli occhi rossi e il cuore gonfio di dolore, si accingeva ad accordare il liuto e improvvisare alla maniera Yu. Le sue note si diffusero nell’aria mentre si alzava un vento gelido che fece increspare e congelare le acque del lago.

Il vecchio taoista iniziò a camminare sulla lastra ghiacciata, mentre Wen Ruchun sentiva che il suo cuore si riscaldava e accennò un sorriso, ma sentì la voce del taoista che lo rimproverava ridendo divertito:
“Attento! Non interrompere la tua musica. Vuoi che affoghi? Continua a suonare e tieniti pure il mio liuto come regalo d‘addio. Io me ne vado, ma tu resti per continuare ad insegnare la nostra arte!”

Wen Ruchun continuò a suonare la sua meravigliosa musica Yu, ma uno sbattere veloce di ali lo fece voltare verso il lago. Nello stesso punto in cui aveva visto camminare il taoista vide alzarsi in volo una splendida e maestosa gru bianca che lo guardò brevemente, poi volò oltre i tre picchi innevati della montagna e scomparì volando verso il sole mentre lanciava dei suoni che erano identici alla risata divertita del suo vecchio maestro.

Buona erranza
Sharatan

Fonte: "Una musica sublime"

martedì 19 aprile 2011

Tao "Il Perdono"

Il Perdono "Shu"

pubblicata da "Tao" il 18 aprile 2011 alle ore 17.44 su Facebook

 

 

 

 


Un giorno il saggio diede al discepolo un sacco vuoto e un cesto di patate.

“Pensa a tutte le persone che hanno fatto o detto qualcosa contro di te recentemente, specialmente quelle che non riesci a perdonare. Per ciascuna, scrivi il nome su una patata e mettila nel sacco”.

Il discepolo pensò ad alcune persone e rapidamente il suo sacco si riempì di patate.

“Porta con te il sacco, dovunque vai, per una settimana” disse il saggio. “Poi ne parleremo”.

Inizialmente il discepolo non pensò alla cosa. Portare il sacco non era particolarmente gravoso. Ma dopo un po’, divenne sempre più un gravoso fardello. Sembrava che fosse sempre più faticoso portarlo, anche se il suo peso rimaneva invariato. Dopo qualche giorno, il sacco cominciò a puzzare. Le patate marce emettevano un odore acre. Non era solo faticoso portarlo, era diventato anche sgradevole. Finalmente, la settimana terminò. Il saggio domandò al discepolo.

“Nessuna riflessione sulla cosa?”

“Sì, maestro” rispose il discepolo. “Quando siamo incapaci di perdonare gli altri, portiamo sempre con noi emozioni negative, proprio come queste patate. Questa negatività diventa un fardello per noi e, dopo un po’, peggiora.”

“Sì, questo è esattamente quello che accade quando si coltiva il rancore. Allora, come possiamo alleviare questo fardello?”

“Dobbiamo sforzarci di perdonare”.

“Perdonare qualcuno equivale a togliere una patata dal sacco. Quante persone per cui provavi rancore sei capace di perdonare?”

“Ci ho pensato molto, Maestro” disse il discepolo. “Mi è costato molta fatica, ma ho deciso di perdonarli tutti”.

“Molto bene, possiamo togliere tutte le patate. Ci sono altre persone che ti hanno offeso o irritato nell’ultima settimana?”

Il discepolo rifletté per un momento e ammise che ce n’erano. Improvvisamente rimase sgomento, quando si rese conto che il sacco vuoto si sarebbe riempito di nuovo.

“Maestro” chiese, “se continuiamo così, non ci saranno sempre patate nel sacco, settimana dopo settimana?”

“Sì, finché ci saranno persone che diranno o faranno cose contro di te in qualche modo, tu avrai sempre patate”.

“Ma Maestro, noi non potremo mai controllare quello che gli altri fanno. Cosa c’è di buono nel Tao allora?”

“Questo non è ancora il Tao. Quello di cui abbiamo parlato finora è l’approccio convenzionale al perdono. E’ quello che tante filosofie e religioni predicano – dobbiamo costantemente sforzarci di perdonare, perché questa è una virtù importante. Questo non è il Tao, perché non c’è sforzo nel Tao”.

“Allora cosa è il Tao, Maestro?”

“Prova ad immaginarlo. Se le patate sono le emozioni negative, allora cosa è il sacco?”

 

(provate a rispondere prima di continuare a leggere...)

 

“Il sacco è… quello che mi permette di trattenere la negatività. E’ qualcosa dentro di noi che ci fa persistere sui sentimenti offesi… Ah, è il mio tronfio senso di auto-stima”.

“E cosa succede se te ne liberi?”

“Allora… le cose che la gente fa o dice contro di me non sembrano più un gran problema”.

“In tal caso, non avrai nessun nome da scrivere sulle patate. Questo significa niente più peso da portare e niente più puzza. Il Tao del perdono è la decisione cosciente non solo di togliere le patate… ma di abbandonare l’intero sacco”.

 

Fonte:
http://www.facebook.com/notes/tao-%E9%81%93/il-perdono-shu/10150220571507269

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