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martedì 24 aprile 2012

Lo Sguardo

 



Il pensiero oggettivo è lo Sguardo dall'Alto.

Uno sguardo libero, lo sguardo che vede.
Senza questo sguardo posto su di me e che mi vede, la mia vita è la vita di un cieco che va dove lo spinge l'impulso senza sapere né come né perché.
Senza questo sguardo posato su di me non posso sapere che esisto.

Io ho il potere di elevarmi al di sopra di me stesso e di vedermi liberamente, di essere visto. Posso far sì che il mio pensiero non sia asservito: per questo è necessario che si distacchi da tutte le associazioni che lo tengono prigioniero, passivo, occorre che tagli i fili che lo tengono legato a tutte queste immagini, a tutte queste forme; occorre che si liberi dall'attrazione costante del sentimento. Occorre che il pensiero senta il potere che ha di resistere a questa attrazione, di vederla mentre esso si eleva progressivamente al di sopra. In questo movimento il pensiero diviene attivo, si attiva purificandosi; acquista così uno scopo, uno scopo unico: pensare "Me", realizzare "chi sono io", entrare in questo mistero.

Diversamente i pensieri non sono altro che oggetti, occasioni di schiavitù, reti nelle quali il pensiero reale perde il suo potere di oggettività e di attività volontaria. Offuscato da parole, immagini e forme che lo sollecitano, il pensiero perde la sua facoltà di vedere, perde il senso del Me.

Allora non sono altro che un organismo alla deriva, un corpo privo di intelligenza. Senza sguardo sono costretto a tornare all'automatismo e alla legge dell'accidente. Questo sguardo allo stesso tempo mi colloca e mi libera. E nei miei migliori momenti di raccoglimento accedo ad uno stato nel quale mi è dato di conoscere, di sentire il beneficio di questo sguardo che discende su di me, che mi abbraccia.
Mi sento sotto la luce, sotto lo splendore di questo sguardo.

Ogni volta il primo passo è il riconoscimento di una mancanza; sento la necessità di un pensiero, la necessità di un pensiero libero rivolto verso di me, così che io possa prendere realmente coscienza della mia esistenza. Un pensiero attivo il cui unico scopo, l'unico oggetto è Me ... ritrovare Me.

Questa è la mia lotta: una lotta contro la passività del mio pensiero. Una lotta senza la quale nulla di più cosciente potrà trovare posto, né potrà nascere. E' una lotta per uscire dall'illusione del "me" nella quale vivo, per avvicinarmi a una visione più reale. Nel cuore di questa lotta un ordine, una gerarchia si crea nel caos: si rivelano due piani, due mondi. Finché non esiste che un solo piano non può esserci visione. Il riconoscimento di un altro livello, questo è il risveglio del Pensiero.

Senza questo sforzo, il pensiero ricade in un sonno popolato di parole, di immagini, di rigide nozioni, di un sapere approssimativo, di sogni, di agitazione. E' il pensiero di un uomo senza intelligenza. E' terribile rendersi conto improvvisamente di aver vissuto senza un pensiero proprio, indipendente, senza intelligenza, senza nulla che possa vedere ciò che è reale. Quindi senza legame col mondo dell'Alto.
E' nella mia essenza che raggiungo colui che vede.
Se potessi restare lì, sarei alla sorgente di qualcosa di unico, di stabile, alla sorgente di ciò che non cambia.

 

 



Questo testo del 23 luglio 1958 è stato estratto da un quaderno di Jeanne de Salzmann
e pubblicato con l'autorizzazione del dottor Michel de Salzmann.


Tratto da George Ivanovitch Gurdjieff, Dossier H, vol. I, pagg. 13-15
Edizioni Riza



lunedì 9 aprile 2012

Il Risveglio in sé (2) Dal Decondizionamento alla Liberazione (Le Passeur)


Publié le 11 mai 2011 par Le Passeur (Il Traghettatore)
Dal decondizionamento alla liberazione.
Istruzioni per l’uso.
La Guarigione
Guarire è prendere la via della vacuità
Per cominciare, prendi coscienza che la confusione regna nella tua mente. Quante volte non pensi? Cerca un po’. Siamo d’accordo, non spesso, ma quando succede  (sii certo che per molte persone non succede mai) noterai che capita sempre quando sei consapevole nel momento presente. La chiave risiede lì: essere nel momento presente. Se non sei consapevole dell’assurdità della confusione nella tua mente, osserva per un istante di cosa sono fatti i tuoi pensieri, e ti accorgerai che si collocano sempre nel passato o nel futuro. Mai nel presente. E’ come se nella tua mente il presente non esistesse, quando è effettivamente l’unica vera realtà del mondo che percepisci. 
Le tue idee del passato o del futuro consistono a progettare un’energia in un luogo che non esiste. Perché secondo la tua rappresentazione lineare del tempo, che è la tua in questa dimensione, pensi alle cose che non sono più, o pensi alle cose che non sono ancora arrivate e che forse non arriveranno mai. Tuttavia, non sei mai nel momento presente, che è l’unico veramente percettibile da tutto ciò che sei.
Ecco una delle chiavi essenziali della liberazione. Cerca il più spesso possibile la percezione del momento presente nel tuo quotidiano, imparerai così a tranquillizzare la tua mente, ad addomesticare quest’animale selvaggio che ha fatto finora soltanto ciò che ha voluto di te.
Quando sarai peraltro consapevole che ognuno dei tuoi pensieri è un’energia non controllata, se buttata troppo rapidamente nell’universo, se ne va sempre da qualche parte calamitando la sua risonanza. Ti lascio immaginare il grado di inquinamento che un unico essere umano può produrre in una vita. Del resto è una delle cose sui cui sarebbe bene che cominciassimo tutti a lavorare.

Un esercizio semplice per essere nel momento presente è di sederti nella natura, di chiudere gli occhi e di provare pienamente la sua presenza attraverso i tuoi altri sensi, il vento negli alberi, sulla tua pelle, il canto degli uccelli, il volo degli insetti, il calore del sole. Se non ti trovi vicino alla natura, prova nella tua città, certo è meno nutriente ma prendendo coscienza dell’istante presente, avrai la percezione che esiste ovunque e sempre. La sua grande qualità è che insedierà in te un po’ alla volta il silenzio lucido e onnipotente, la vacuità, per ritrovare la vera casa, là dove riposa la tua padronanza persa che sta aspettando il tuo ritorno.
Guarire è prendere la via dell’essere più leggero
Ognuna delle cellule del tuo corpo immagazzina il peso delle tue memorie, quelle di questa vita certo, ma anche quelle delle tue vite precedenti, e addirittura certe trasmesse dalla tua ascendenza – ciò che si chiama le “memorie cellulari”. Immagina un po’ la quantità di emozioni diverse, tra cui certe particolarmente pesanti, che hanno potuto accumularsi durante tutto il tuo percorso nell’incarnazione! 
Il mal-essere, le paure, la malattia, sono le conseguenze dell’energia non armoniosa accumulata in te, che finisce sempre per esprimersi attraverso una o più delle tue zone di ombra, il più delle volte quelle che sono nate dai più grandi dolori, là dove sei più vulnerabile.
Quando avrai individuato le tue zone di ombra e che sarai in grado di identificare le ferite dell’ego che ne sono la causa, avrai sciolto i nodi dei bagagli emozionali che li alimentano. Da lì, i bagagli essendo aperti, ne farai ciò che vuoi a seconda del tuo libero-arbitro, e forse niente se hai deciso di non alleggerirti. Ma nel caso contrario, se hai la volontà di uscire dal gioco e di guarire, la via che ti invito a seguire è quella del perdono e della compassione. Per te come per altri.

È nel perdono sincero e profondo verso le ferite date e le ferite ricevute che potrai allora guarire veramente, così come la compassione per chi ha recitato la parte del carnefice e che è soltanto la vittima delle sue ferite, anche se talvolta sei stato tu questo carnefice.
Non dimenticare che nel lungo percorso delle tue vite su questa Terra, hai qualche volta posto la testa sul ceppo, e qualche volta hai tenuto l’ascia. E’ stata la via per ognuno di noi senza eccezione, Abbiamo dovuto sperimentare pienamente le due polarità della dualità, e abbiamo quindi assegnato le parti fino lì col nostro pieno consenso nel rispetto dell’equilibrio delle energie opposte, in altro modo detto le leggi del karma.
Cosa sono queste zone di ombra in te?
Sono tutti i tuoi atteggiamenti, i tuoi comportamenti, le tue reazioni che provocano in te e/ o per altri dei dolori, delle malattie e dei sentimenti non voluti, dunque di natura tale da allontanarti un po’ di più dal tuo essere divino.
Non è molto difficile guardarti dentro. Chiediti per esempio perché ti arrabbi in tale situazione o rispetto a tale discussione. Osserva tutte le volte in cui questo è successo e risali al sentimento che ha provocato la tua collera.
Che cosa provavi allora, quale parola o quale situazione ha scatenato la tua reazione?
Che cosa ti ha ricordato, quale immagine ti è venuta?
Pratica così in ogni circostanza e avrai delle eccellenti probabilità di esumare la ferita non guarita che c’è dietro. E se questa non viene alla luce subito, perché risale a più lontano forse un’altra vita di cui non raggiungi il ricordo, fidati della vita affinché ti riveli presto come rimediarci. Che tu lo voglia o no, hai in questo mondo come al di là di questo mondo delle guide che sono lì per te e chiedono soltanto di aiutarti.
Sulla via del risveglio, le cose accadono sempre così, la grande legge della sincronicità si applica a ogni sollecitazione dell’essere sulla strada. Incrocerai sempre la persona, il libro o il film che risponderà a una delle tue domande sincere. E se sai osservare la natura, troverai molto spesso i segni che ti saranno utili.

Cosa fare quando identifichi una delle cause di una delle tue zone di ombra?  Niente di molto difficile: accoglila.
Lascia risalire l’emozione, non bloccarla, accoglila come una particella di te che si libera alla fine, e prova dell’amore per questa piccola parte di te ferita che faceva tanto fatica a esprimere il suo dolore. Semplicemente, abbi compassione per te stesso. Sei stato ferito e hai sofferto, meriti solo amore per questa prova, e soprattutto non del disprezzo, della collera o della vergogna.
Non emettere nessun giudizio, accogli questa emozione che si libera, sia nelle lacrime, nelle grida o nel silenzio che ti sommerge. Vedila come un bambino tuo, parlagli, digli che è tutto finito, che è libero e che niente alimenta più oramai il dolore che l’ha visto nascere. Se ami senza condizione il bambino ferito che si rivela, guarisce all’istante.
Al tuo ritmo, a seconda delle tue forze, senza nessuna pressione, riconoscerai quasi tutti i bambini del tuo dolore e renderai loro la libertà.
In questo mondo di dualità la cui esperienza sta per finire, rimarranno forse alcune ferite non guarite, ma questo non ha una grande importanza. La cosa più importante è di avere preso la strada della comprensione di chi siamo. Quando le problematiche più pesanti sono risolte, i pochi stracci ancora appesi non ti impediranno di andare  dritto a reinvestire l’essere divino che sei. E quel giorno lì, quale ombra pensi potrà opporsi a tanta luce?
L’abbandono
Riassumiamo un’ultima volta.
Hai dunque preso coscienza alla fine, che non sei nato in questo mondo con l’unico scopo di sottometterti alla volontà di altri e di seguirne ciecamente le regole imposte. Hai quindi iniziato a percepire i meccanismi che ti avevano condizionato fino ad adesso, hai scoperto in te la dipendenza da questo condizionamento ciò ti porta a guarirne le ferite, hai guarito l’essenziale… E adesso?
Adesso, sei in grado di ricollegarti per davvero con il tuo spirito superiore. Sei in grado di allinearti con la tua divinità. Sei in grado di essere.
In realtà, col progredire del cammino, avrai già fatto delle incursioni in uno strano mondo, sono i segni del tuo ricollegamento progressivo. Salvo eccezione, tutto non sgorga immediatamente come quando si apre una valvola, le tappe si compenetrano e la progressione si fa la maggior parte del tempo per gradi.
Il lasciare-andare è stato per te una tappa spettacolare. Ovvero, ti ha condotto ad adottare atteggiamenti e comportamenti nuovi.
Quante volte ti sei sorpreso a questo punto a non reagire più come prima, in situazioni che ti avrebbero colpito, e avrebbero scatenato altrettante risposte da parte tua?
Quante volte ti sei detto che non ti riconoscevi?
Che ti sembrava di essere particolarmente zen?
Che non capivi come non ti preoccupavi più per tale o tale problema?
Il lasciare-andare è una tappa che si nota molto nel tuo quotidiano, è spesso destabilizzante per la tua cerchia che fa anche fatica a riconoscerti e che non sa più a che cosa aspettarsi da te.
Non ingannarti, questa tappa rappresenta una separazione più importante con ciò che era la tua vita “prima”. È un bene, poiché stai andando finalmente verso te stesso. Lungo il cammino incrocerai degli esseri che vivono lo stesso risveglio e che ti stimoleranno, ma qualche volta questo ha un prezzo da pagare: l’allontanamento di quelli con chi una volta condividevi la stessa influenza della società basata sull’ego. Capiterà anche che sarai per loro un catalizzatore e certi ti seguiranno, ma altri si allontaneranno irrimediabilmente, è così, non costringere niente e nessuno, rispetta la strada scelta di tutti.

Al livello collettivo è la stessa cosa. Chi non dorme è in grado di osservare in questo periodo la separazione che peggiora tra i due mondi: il vecchio mondo legato alle energie che l’hanno mosso fino lì, e con lui quelli che vi si aggrappano con forza, e il nuovo, che non spunta da nessuna rovina del precedente, ma che manifesta la sua nascita a partire da una consapevolezza del tutto nuova, e come un’arborescenza si sparge in modo esponenziale in proporzione al numero di esseri che si risvegliano.
A questo punto del processo della tua guarigione e del tuo ricollegamento al tuo vero essere, sei già in grado di ritrovare vecchie memorie che risalgono alla superficie come le bolle di metano dal fondo degli oceani. Alcune di queste memorie, riesumate, hanno partecipato alla tua guarigione, altre ti hanno offerto semplicemente delle indicazioni sulle tue vite passate, o, più utili, ti hanno riaperto l’accesso agli archivi di un sapere che ritorna ora naturalmente.
Contemporaneamente, le tue percezioni si allargano a ciò che era fino lì invisibile, certe capacità possono già comparire, come la telepatia (spesso una delle prime a manifestarsi), così come la capacità di guarire altre persone, o ancora visioni inesplicate, delle incursioni in altre dimensioni dove stai recitando un’altra parte… e di altre percezioni ancora.
È la tua eredità, ti appartiene e saprai che cosa farne al momento giusto, nell’interesse di tutti. Non preoccuparti se niente di tutto questo si manifesta ancora, ognuno segue una strada di vita che è la sua e non fa bene confrontarla con quella degli altri, poiché questo paragone non ha alcun senso. Non è così che va misurata la strada compiuta in questo processo dell’ascensione. 
Questa tentazione del paragone è realmente ingannevole e richiede una grande vigilanza. Prima perché alimenta un’altra faccia dell’ego che si chiama spesso “l’ego spirituale”: diciamo che quando l’ego si rende conto di perdere terreno nel suo elemento materiale, il suo potente istinto di sopravvivenza lo guida verso altre influenze da esercitare. Sarà dunque per lui molto facile girarsi verso l’elemento spirituale, poiché vede la tua coscienza superiore prendere questa direzione senza poter impedirlo.
Vi racconterò un aneddoto.
Una volta in Tebaide, quando i primi monasteri cristiani sono apparsi nel V secolo, i monaci che erano ghiotti di ascesi e altre penitenze, avevano al refettorio la spiacevole tendenza a mangiare sempre meno rispetto al vicino per dimostrare in questo modo la maggior padronanza. Tanto che fu imposto di portare il cappuccio affinché nessuno vedesse il viso del suo vicino e non ne potesse giudicare l’appetito.

Non si conta più oggi il numero degli ”risvegliati » che sono stati intrappolati in questa maniera dal proprio ego. I più carismatici finiscono come guru, i più discreti smarriscono la propria umiltà e non sono più in grado di rimettersi in questione, perdendo così il proprio discernimento, si lasciano ingannare dalle proprie capacità nuove, e trascinano nella loro scia alcuni che sono ancora più vulnerabili.

L’umiltà è una potente luce nell’oscurità. E’ un Sole che vede il “piccolo”” in questo mondo diventare “immenso” nell’altro. Quando tutto sembra diventare complicato e il discernimento viene a mancare, quando i dubbi risalgono e la sete di controllo prosciuga di nuovo il palato, l’umiltà conduce l’essere con dolcezza verso l’altare dell’abbandono, che è la soglia suprema dove investe la pienezza del suo abito di luce.
L’abbandono è la nuca che si offre nuda al divino in sé. È la fede estrema, ed è la pienezza di una gioia serena e profonda.

La Luce
Qualcuno ha detto, molto tempo fa, che ci saranno molti chiamati e pochi eletti. La ragione è che le trappole che ci siamo inventate collettivamente sono molte e variegate. Ma non serve preoccuparsi, qualunque sia il ritmo dei nostri passi, tutti ritroveranno il proprio essere divino presto o tardi, nessuno sarà lasciato mai sul bordo della strada, sii certo di questo.
Non dimenticare fratello mio, sorella mia, che siamo dei nomadi un po’ pazzi, pieni di brio e di gioia. Abbiamo deciso molto tempo fa, contro venti e maree, di vivere quest’ampio palcoscenico che è la Terra, indossando a seconda delle nostre vite tanti tipi di maschere e di scenari, tutti destinati a riempirci di un’esperienza nuova, e ancorare nella materia una luce che non conosceva.
Ora che la rappresentazione sta per concludersi finalmente, e che il sipario sta per cadere, andiamo a fare qualcosa di molto bello con ciò che abbiamo imparato, qui su questa Terra molto amata, il suo vero nome in seno all’universo è “Urantia Gaïa”.
Ti dirò una cosa fratello mio, sorella mia, quello che abbiamo fatto e di cui possiamo rallegrarci. Abbiamo tutti insieme accettato di abbandonare un giorno il nostro mondo dell’etere per investire un po’ alla volta la materia fino a incarnarsi in un corpo, dimenticando volontariamente tutto ciò che eravamo. Ci siamo lasciati manipolare da esseri che hanno fatto di tutto per separarsi sempre più irrimediabilmente dal nostro essere divino. Sono perfettamente riusciti a trasformarci nei loro schiavi ignoranti e creduli, poiché il nostro sentimento di separazione è cresciuto a dismisura.
In quest’oscurità fitta abbiamo dovuto immaginare che esistesse qualcos’altro rispetto al mondo diventato il nostro e che avevamo la capacità di evolvere.
Hai un’idea, fratello mio, sorella mia, di quante vite e sofferenze dell’ego sono state necessarie? 
Ma lì in fondo alla melma più profonda, nel buio assoluto, piedi e mani legati, con giusto l’aria che ci occorreva per alcuni istanti di sopravvivenza nei polmoni, abbiamo saputo riconoscere la fiamma indistruttibile che non ci ha mai abbandonata, e di tutta la volontà di ognuna delle cellule del nostro corpo, ne abbiamo penetrato un po’ alla volta l’incandescenza. Grazie all’immenso potere di libertà che ha distillato in noi, siamo risaliti verso la superficie rompendo una a una le nostre catene fino a trascendere tutti i limiti imposti.
In altri regni, che sono anche la nostra eredità in tutta questa grande storia, legioni di esseri di luce ci hanno aiutato con tutta la forza infinita del loro amore, e si sono rallegrati, con uno stupore crescente, per ogni passo che abbiamo trovato la forza di fare verso di loro, verso di noi.
Non credere fratello mio, sorella mia, quelli che dicono che abbiamo perso il treno, che ci siamo svegliati troppo tardi. Certo avremmo potuto fare meglio e tutta la fine della storia avrebbe potuto svolgersi diversamente. Sii certo tuttavia che ogni cosa è sempre giusta nella scala dell’orologeria cosmica, e che alla partenza, con la perdita della nostra identità, intrappolati in questa dimensione non unificata, separata del cosmo, le nostre probabilità erano veramente minime.

Rallegrati dunque, fratello mio, sorella mia, senza orgoglio ma con la sobria fierezza della strada compiuta. Sei sulla soglia. Stai per ritornare a essere l’essere di luce che sei sempre stato, l’essere divino che va umilmente a vivere l’eredità unica di “Urantia Gaïa”, con la quale cammini cuore a cuore nella tua ascensione.
All’alba dei “Soli” del nuovo mondo che sta per spiegare le sue ali, stai già scoprendo il tuo vero potere creatore… e  tutto si farà ora in coscienza e in gioia, nell’amore trasceso del divino in te.
Fraternamente,
© Il Traghettatore – 11.05.2011 – Tradotto da Angie & Stéphanie - Versione originale francese
> Altri articoli tradotti in italiano
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> La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione di non associarlo a fini commerciali, di rispettare l’integralità del testo e di citare la fonte.




























sabato 24 marzo 2012

Siamo Tutti in Prigione

 

L'illusione, che attualmente avvolge l'umanità in una fitta nebbia, nasconde alla moltitudine degli individui la visione dei muri e delle sbarre dell'enorme prigione in cui vive credendo di essere libera.

La prigione è il sistema socio-politico-economico-finanziario.

Le mura del carcere, le celle e le sbarre, sono fatti di consumismo, competizione, egoismo, sfruttamento e individualismo. In una parola: "materialismo".

Il 90% della popolazione mondiale è imprigionata fra quelle mura ed è tenuta in quella situazione di cattività dal 10% di individui che sono i carcerieri, e che detengono l'85% della ricchezza del pianeta.

Il paradosso è che la gente incarcerata crede di essere libera e si scontra contro quelli che sono nella stessa prigione, nell'illusione di ritagliarsi uno spazio proprio, un piccolo recinto di pseudo-potere. Ma non sa che quello spazio ottenuto a discapito dell'altro è solo una briciola nel cortile dell'ora d'aria all'interno del carcere.

Rivendicazioni operaie o di categoria, proteste e proposte di aggiustamento della condizione di lavoro ed esistenziale fanno parte di quello sforzo, ma sono tutte mirate solo a stare un po' meglio in prigione. Ciò è comprensibile poiché è l'effetto dell'istintivo spirito di adattamento di ogni essere umano che, anche in gruppo organizzato, cerca di ottenere miglioramenti della condizione di vita. Ma tutto ciò serve soltanto a mantenere lo stato di schiavitù, l'un contro l'altro, in una guerra tra poveri o prigionieri.

Quello a cui stiamo assistendo in questo periodo, non solo a livello nazionale, bensì mondiale, è l'apparente sforzo di attutire gli effetti dello squilibrio economico-finanziario per salvare il sistema (di imprigionamento) mediante un sacrificio di massa. È come se ai carcerati fosse imposto di rinunciare all'ora d'aria e ai pasti per sostenere l'apparato carcerario che li imprigiona. In realtà la dinamica che è in atto mira a compiere un ennesimo giro di vite per restringere la libertà e l'attività dei popoli.

Vista dalla prospettiva dei carcerieri è una precisa operazione per prosciugare quel poco di dignità e sostentamento che ancora anima i prigionieri. Vista dalla prospettiva dei pochi che si sono liberati è un criminale piano di annientamento del potere creativo dell'umanità, ottenuto mediante l'abbrutimento e la barbarie.

Ma, chi sono i "carcerieri" e chi sono i "liberi"?

I carcerieri sono, senza alcun dubbio, quelli che hanno progettato il piano di costrizione e costruito il carcere fondato su un sistema di controllo, camuffato da apparente benessere, denominato "scambio di ricchezza". Ciò che, in realtà, viene scambiata non è la ricchezza ma la scarsità. Una scarsità sapientemente mantenuta un poco al di sopra del livello di guardia, quel tanto da consentire una perenne lotta di sopravvivenza tra i carcerati senza provocarne la rivolta.

Carceriere è il sistema bancario, quello che ha stabilito che lo scambio è attuato mediante il denaro che esso stesso immette e centellina. Quel sistema che, sul debito, ha creato l'impero di potere per cui, impoverendo le masse, le controlla.

Ora la domanda sorge spontanea: perché l'umanità carcerata sacrifica la propria dignità nell'illusione di ottenere un miglioramento di condizione che, se avverrà, sarà comunque, all'interno del carcere?

Perché non mette a frutto le poche risorse che le restano per progettare un piano di fuga, di liberazione di massa? Non sarebbe più logico, proficuo ed evolutivo?

A questo punto occorre introdurre i "liberi".

I "liberi" sono ex carcerati che hanno elaborato un piano di evasione e, individualmente, sono fuggiti dal carcere. Per compiere tutto il percorso hanno dovuto prima risvegliarsi e divenire coscienti della condizione di prigionia, poi intravedere oltre le sbarre la vera realtà, quella al di là della sofferenza e della schiavitù di tutte le forme di seduzione materiale.

Una volta evasi hanno progettato un "piano di fuga" per poter poi vivere in una terra di nessuno, ai margini del sistema (carcere).

Loro sono finalmente liberi e coscienti che quella libertà non è fine a se stessa, ma necessaria al piano di liberazione di massa, affinché quella terra di nessuno diventi la Nuova Terra per gli uomini di buona volontà
. 
I liberi sono, così, non solo i testimoni del fatto che liberarsi è possibile, ma anche i pionieri che aiuteranno tutti gli altri prigionieri a farlo. Sono loro a conoscere la via di liberazione perché l'hanno costruita con le loro mani e hanno elaborato un piano infallibile.

Si sono riuniti e, anche se agiscono apparentemente sparsi, hanno deciso di infiltrarsi di nuovo nel carcere (avendo sempre disponibile la via di fuga), e, all'interno di esso, istruire i prigionieri, loro fratelli, in modo da attrezzarli non per compiere la fuga, ma per demolire il carcere stesso.

Gli strumenti di liberazione sono quelli indicati dalla propria saggezza.

1) Primo fra tutti non cadere nel tranello della tentazione.
I prigionieri, infatti, sono costantemente tentati dalle seducenti forme che i carcerieri proiettano sull'illusorio schermo del cinema carcerario.
Immagini di benessere, opulenza, prestigio, fama, lusso ma, soprattutto, di una infinità di oggetti luccicanti che abbagliano i carcerati come gli specchietti abbagliano le allodole.

La tentazione è la madre di tutte le seduzioni. Mette i prigionieri nella condizione di desiderare sempre qualche cosa di più nell'illusione di migliorare la propria esistenza, mentre, in realtà, li induce a fraintendere il possesso di cose come crescita di sé e del sistema carcere. Ma l'accumulo di cose non è crescita né tantomeno benessere.

La crescita è soprattutto interiore. Crescere dentro, in consapevolezza, significa mutare il comportamento esteriore e scegliere quei pensieri, sentimenti e azioni che produrranno un effetto benefico nelle relazioni umane e, quindi, anche nello scambio di beni.


2) Secondo
, non cadere nel trabocchetto della 
distribuzione della cosiddetta ricchezza.
I carcerieri, dopo aver proiettato il film, lanciano nella mischia gli oggetti luccicanti in modo che i detenuti si accapiglino per possederli. Ma quei poveretti non sanno che quegli oggetti non sono la ricchezza, bensì un pallido riflesso di latta scambiato per oro.

La vera ricchezza è interiore. Un uomo interiormente ricco dei valori dell'onestà, della cooperazione, della fratellanza, non sarà mai povero e non diverrà mai schiavo o prigioniero. Ciò che deve essere distribuito è l'amore per il fratello, per la terra, l'ambiente e la vita tutta. Distribuendo amore si distribuisce la vera ricchezza e si pongono le basi per il regno del benessere e dell'abbondanza.


3) Terzo, non credere alla menzogna della separatività.
Nella prigione ognuno è tenuto separato perché tenda a desiderare qualche cosa solo per sé. Convincendolo che così si distinguerà dagli altri e potrà divenire più importante, più potente, più ricco. Di fatto il carceriere sa che, tenendo isolati i prigionieri, li renderà soli e impotenti. L'essere umano, invece, non è fatto per vivere da solo. Egli ha un ancestrale slancio verso l'aggregazione e l'unione. Sa, nel suo profondo, che "l'unione fa la forza" e che, solo insieme agli altri, può liberare la potenza creativa che è celata dentro di sé come scintilla di quel divino che pervade tutta l'esistenza.

Uniti dalla forza dell'amore incondizionato che si manifesta come perfetta comprensione dell'intima relazione di tutte le creature, gli individui che si riconosceranno in una sola anima, riusciranno a disintegrare le mura, le celle e le sbarre del carcere e, insieme, salvando anche i carcerieri, procederanno liberi da condizionamenti e illusioni per ristabilire il piano di fratellanza.

Coscienti di quel proposito d'amore che ad ogni causa fa corrispondere un appropriato effetto, sapranno costruire, con la giusta causa, una società finalmente in pace. Senza più barriere di classe, di razza e di pensiero edificheranno la civiltà del bene comune e del reciproco aiuto, riconoscendo il valore e la dignità di tutti.


Articolo di: Edoardo Conte
Clicca qui per leggere l'articolo dalla fonte



domenica 11 marzo 2012

Fratellanza Unità nella Diversità

Costruiamo insieme
una società armonica


I dieci punti del
Manifesto della Fratellanza

 

1) Aderire alla Vita Una, ovvero al nucleo di verità interiori, comuni a tutte le culture, che riguardano l'unità del Tutto.

2) Sostenere la tensione alla Fratellanza del Genere umano e all'Unità nella diversità, che si legge sempre più chiaramente nei "segni dei tempi".

3) Richiedere Libertà di pensiero e di ricerca sull'uomo e sulle leggi che regolano l'universo, al di là di confessionalismi e dogmatismi.

4) Praticare un Amore universale intelligente e responsabile nei confronti dei tre regni della Natura.

5) Vivere l'Altruismo nel quotidiano, sostituendo la cooperazione alla competizione e donando gioiosamente agli altri tempo e denaro, secondo le loro necessità.

6) Praticare la Vigilanza sui comportamenti, nel continuo sforzo di migliorarli, elevandone le motivazioni.

7) Seguire, in ogni situazione, la voce della Coscienza.

8) Aspirare alla Verità, Bontà e Bellezza, anche nei pensieri e atti quotidiani.

9) Lavorare per l'Armonia dei rapporti e la Pace sulla Terra, che vanno realizzate prima nel proprio cuore.

10) Operare consapevolmente e costantemente per la trasformazione delle coscienze e per l'Evoluzione dell'Umanità. 

Non nemici da combattere ma squilibri da sanare


Dal sito affine collegato: http://www.fraternity.it/frontpage
dove potete trovare tantissimi stimoli per lo sviluppo della coscienza in armonia...


Il risveglio in sé (1) (Le Passeur)

Cominciamo con quest'articolo
la pubblicazione di scritti de
Le Passeur  (Il Traghettatore)
attraverso le traduzioni in italiano
di Stéphanie
che ringraziamo di cuore
per questa gradita proposta di collaborazione.

.:.
Publié le 10 mai 2011 par Le Passeur
Dal Traghettatore (le Passeur).
Dal decondizionamento alla liberazione. Istruzioni per l’uso.
Questo periodo è unico e realmente straordinario. Vivi in un mondo che la società umana ha reso demenziale, e ti senti impotente nel impedire la sua distruzione in corso, e simultaneamente, ti trovi sulla soglia di un nuovo mondo insperato nel quale stai per scoprire che hai ogni potere di creazione. Che paradosso! E’ il delicato periodo di transizione tra la fine di un mondo e l’avvento del successivo, in cui questa volta le regole del passato non avranno più né influenza né sostanza.
Su questo palcoscenico in cui si scontrano le dimensioni, le difficoltà stanno nella corretta compressione di quello che sta per arrivare, il giusto posizionamento a trovare e la scelta da fare in coscienza.
Per essere breve, cominciamo da lì, non sei soltanto nato schiavo nella società degli uomini, sei un essere divino … Probabilmente un certo numero di resistenze in te ti portano a buttare questo fatto nel cestino del delirio di quest’epoca. Eppure, se presti attenzione a quello che sto per dirti, considererai forse di accettarne la possibilità come tutta la sua straordinaria potenzialità.
La presa di coscienza
Vedi questo come un’esperienza. Prova qualche istante a dimenticare le cose in cui tu credi e quello che ammetti come certezze, e invitati nell’apertura di uno spirito senza pregiudizio. In questo stato recettivo, sii sereno e porta alla tua attenzione l’idea che tutto quello che sei, e di cui impregni il tuo ambiente è in realtà il frutto del tuo condizionamento a credere a ciò che hai imparato sin dalla tua nascita in questa vita.
Oggi sei un adulto. E sei a ogni respiro confrontato con la trinità dello “sguardo-sentimento-pensiero”. Ogni cosa per te inizia e si ripete con lo sguardo che porti sul mondo, poi attraverso il filtro delle tue emozioni con tutto quello che esterni di te, i tuoi pensieri, le tue parole, i tuoi atteggiamenti e i tuoi atti. E’ la qualità dello sguardo che porti su ogni cosa che determinerà sempre il sentimento da cui nasceranno i tuoi pensieri e le tue emozioni.
In questo processo guida, l’emozione è in realtà la prima energia che esterni. E il suo potere è considerevole.
Dagli albori della tua vita, all’arrivo della tua coscienza nel feto che eri, il tuo sentire ha impresso un primo colore sulla tela ancora vergine della tua incarnazione. Era l’inizio di un’opera che si è arricchita a ogni secondo e non ha mai smesso di colorare un po’ più in profondità la tua percezione. Quando eri un bebè, la purezza del neonato che eri ti portava ad avere uno sguardo accogliente e senza giudizio, ma prova a immaginare un po’, nel corso dell’esperienza, il numero di filtri che velano il tuo sguardo oggi.

La paura fu il primo sentimento di cui l’esperienza della vita ti ha impregnato. E’ stata in grado di insinuarsi presto, fin dai tuoi primi momenti di vita, indipendentemente che tu sia stato accolto nella violenza o nella dolcezza, o anche molto più tardi. In ogni caso, sotto le sue diverse facce, ti è stata inculcata fin dalla tua più tenera età dal tuo ambiente. E’ su questa fondamenta instabile che sostiene molte fragilità a venire, che la tua personalità, il tuo io, il tuo ego ha cominciato a costruirsi.
Questo ego, che possiamo esaminare sotto il punto di vista psicoanalitico, spirituale o platonico, è il tuo io senza coscienza. La sua attitudine naturalmente egocentrica immagina incessanti meccanismi di difesa, rendendo sempre più spessa la cortina di fumo che ti separa dal tuo vero essere. La mente è il suo strumento prediletto, la paura è il suo motore.
Se osservi con sincerità i meccanismi nella tua vita personale che mancano di armonia, o le situazioni difficili che incontri, ti accorgerai che dietro i sentimenti che si manifestano, la paura non è mai lontana  e che non ti ha mai lasciato, ha soltanto variato e moltiplicato le forme con le quali creare queste disarmonie che ti minano. La mancanza di fiducia in se stesso, particolarmente nella parte femminile in grembo all’attuale patriarcato che domina il mondo, l’aggressività multiforme, la vittimizzazione, la disperazione, la tentazione di isolarsi, sono tra le sue sembianze più usuali.
Ti invito a prendere coscienza che la paura non è un sentimento naturale. E’ inculcato in modo artificiale, e ognuno di noi è stato esposto al sentimento  della paura da un’umanità imperfetta, i cui componenti sono loro stessi eretti sullo stesso condizionamento. Ognuno di noi partecipa cosi a nutrirlo, favorendo sempre di più la sua solidità e la sua espansione. La società umana ha dunque fatto della paura la base del suo modello di azione e reazione. Non è una fatalità, è una credenza che ha preso corpo e mantiene la sua sostanza, perché appunto credi che sia una fatalità, un componente che fa parte delle condizioni della tua vita.
Questo circolo può essere spezzato, definitivamente.
Prendere coscienza in primo luogo che non siamo il nostro ego, è la prima tappa che non può essere evitata nel processo di guarigione.

L’ego ci è indispensabile nell’esperienza che abbiamo tutti scelto dall’incarnazione nella materia. E’ un autentico coltello svizzero sempre pronto a sfoderare lo strumento adatto per nutrirsi. Ma ricordati appunto che il suo carattere di utilità deve situarlo solo al giusto posto dello strumento che è per te. Uno strumento altrettanto rispettabile come la tua mano, ma uno strumento, niente di più.
Non devi identificarti alla tua mano perché sei perfettamente cosciente che non è te, ma soltanto una parte di te, e sicuramente non la parte che decide di ciò che sei. E’ lo stesso per il tuo ego, eppure, lo lasci assumere le redini della tua esistenza avendo dimenticato che sei un essere infinitamente più ampio, come la tua personalità che pensi essere la tua unica rappresentazione. Di questo ne riparleremo in un altro articolo.
Capire che dietro ognuna delle nostre manifestazioni dell’ego (collera, gelosia, vittimismo, ripiegamento su se stesso, ecc.) risiede una paura. Questa paura è nata da ferite con tutto il loro bagaglio di emozioni, ma come ogni ferita si può guarire.
Di quali paure stiamo parlando? Facciamo un esempio. Un’infanzia di sottomissione alla violenza, che non è purtroppo un caso isolato, segnerà il cammino dell’adulto attraverso i filtri della mancanza di fiducia in se stesso e del sentimento di colpa, verso una mancanza ricorrente di rispetto verso se stesso. Questo potrebbe dimostrarsi nel quotidiano con tutta una serie di atteggiamenti e comportamenti possibili.
Per prenderne solo due tra gli esempi spesso incontrati: tendenze autodistruttive, partendo dall’esposizione ripetuta alle situazioni nefaste per se stesso – la colpevolezza ne è spesso l’origine – fino ai tentativi di suicidio. Oppure altra faccia, l’estrema gentilezza ostentata e distribuita in ogni circostanza senza discernimento – si tratta piuttosto lì di compensare illusoriamente la mancanza di amore: “se sono gentile sarò amato e dunque riconosciuto come degno di essere amato”.
Integrare che queste ferite hanno toccato soltanto il nostro ego accumulando i suoi bagagli emozionali, e ricordarsi che non siamo il nostro ego come non siamo la nostra mano.
E’ molto importante capire bene che il condizionamento, che è il tuo fin dalla nascita, ti ha portato  sempre a identificarti con il tuo ego. E’ un’educazione la cui influenza è tale che ti risulta difficile immaginare che possa esistere altra cosa a te stesso, al di fuori da quello che percepisci come i contorni della tua personalità, e che interagisci senza collocarlo da qualche parte nel tuo corpo.
Prova a esercitarti dunque a localizzare la tua personalità nel tuo corpo. Dov’è sta? Dov’è si nasconde quest’ego? Nel tuo cervello, nel tuo cuore, nella tua pancia, nei tuoi alluci? Quando è ferito, dov’è che percepisci il dolore? Non vedi qualche cosa di assurdo nei limiti fisici in cui pensi di collocarti. Salvo che interagisci con tutto te stesso? Oppure altrove? O altrove e dappertutto allo stesso tempo? .. Lì c’è qualcosa che si muove e che inizia a riecheggiare diversamente. Ma che non quadra con l’identificazione che fai del tuo essere al tuo ego …
Il lasciar andare
Riassumiamo un po’. Non sei quindi il tuo ego, ma lui è una parte di te, e una parte che dunque non ha da decidere per te di quello che sei. Per natura limitato, si è costruito nel corso della tua vita sulle proprie ferite e ha soltanto agito e reagito in funzione delle paure che le sue ferite hanno insediato in lui. Ha elaborato per questo motivo un intero sistema di meccanismi di difesa, passando qualche volta attraverso l’attacco preventivo. Sono armi che feriscono a loro volta gli ego vicini, creando nuove paure, creando nuovi meccanismi di difesa …
Ti accorgerai fino a quale punto il collettivo umano funziona su questo principio come individuo.
Alla fine, per trovare in questo caos emozionale un sentimento di sicurezza che non vuole vedere come illusorio, l’ego cerca un’unica cosa suscettibile di dominare la paura:
il controllo.

E’ la ragione per cui, con la tua identificazione a lui, cerchi sempre di controllare ogni aspetto della tua esistenza, osando di rado con la tua volontà di metterti in situazioni di perdita di controllo.
E’ a partire da questi tentativi di controllo illusorio, che nascono i conflitti tra gli individui o le nazioni, che prendono forma ad ogni stadio della propria evoluzione carnefici e vittime, scambiandosi i propri ruoli tante volte che non sono capite e sorpassate le esperienze che vi hanno portato.
Per rompere questo circolo, che è quello tipico delle incarnazioni nella matrice e delle vite successive che hai vissuto, esiste una via molto semplice e che si apre al momento giusto : il lasciar andare.
Il momento giusto non significa che dobbiamo aspettarlo senza fare niente. In realtà, se arriva da solo e spesso tutto ad tratto, è quando abbiamo già intrapreso il cammino del risveglio attraverso la presa di coscienza di ciò che è l’ego. Fai un pezzo di strada e troverai sulla tua via quello che ti serve per andare più lontano. Aiutati e il cielo ti aiuterà come si dice.

Il lasciar andare, è in realtà riconoscere che il tuo ego non è la tua guida. E’ l’idea che c’è qualche cosa in sé di superiore alla personalità, la cui visione più alta è in grado di percepire meglio quello che è giusto e buono per sé. E’ dunque uscire dal circolo abituale delle azioni e reazioni per accettare la guida di un sé che sentiamo superiore in quanto non è limitato come lo è il tuo ego dalla sua natura emozionale.
Una volta, i cinesi usavano talvolta degli aquiloni sui quali c’era il disegno di un occhio. Immagina che il tuo ego tiene l’aquilone e che l’occhio è la tua coscienza, è un’immagine che illustra bene la presa di altezza necessaria per poter discernere quello che emana l’ego e delle illusioni che crea e subisce. Quando ti fai delle domando su te stesso, porta la tua coscienza nell’occhio dell’aquilone e osservati agire.
In questa vita attuale in mezzo ad un paese industrializzato, il meccanismo di lasciar andare passa in primo luogo dal togliersi dal flusso di stress continuo generato dalla vita moderna. Questo può accadere con stadi progressivi o brutalmente secondo le circostanze e le tue scelte, ma si tratta in fine di non permettere più allo stress di ancorarsi alle vulnerabilità che gli sono familiari.
Non alzare gli occhi verso il cielo fratello mio, sorella mia, non dimenticare che per poter arrivare a questo punto avrai già avviato una pulizia che sarà in grado di permetterlo. Quello che pensi irraggiungibile all’inizio si compirà senza neanche che tu ne capisca come questo sia stato possibile. A questo punto, la cortina di fumo che ti nasconde la realtà di quello che sei sarà molto meno densa.

Sciogliere i fili che chiudono i bagagli emozionali riempiti dalle ferite dell’ego è una tappa fondamentale del lasciar andare.
A seconda del giudizio che porti ancora su di te e sulla tua vita, può sembrare un lavoro enorme, ma ti sbagli. In realtà non è mai stato così facile e rapido di adesso. Lì dove occorreva una vita di psicoanalisi, con dei risultati spesso molto incerti, il periodo vuole che questa strada del risveglio sia stata imboccata da uno numero sempre più importanti di esseri, e che la luce che hanno così manifestato strada facendo illumina il cammino di quelli che seguono.
Così, in questo periodo straordinario della nostra storia, le prese di coscienza chiare e i meccanismi di correzioni che si mettono in motto al loro seguito accelerano ogni giorno un po’ di più. E se c’erano degli strati emozionali profondi in te stesso e che non sei in grado di raggiungere da solo, hai in questo momento a tua disposizione numerose terapie e nuovi terapeutici che portano delle soluzioni qualche volta folgoranti a questa problematica dei bagagli emozionali. Sta a te usare della tua fede e del tuo discernimento per guidarti verso chi e cosa saranno buoni per te.
Sii tuttavia attento, il rischio è quello di intraprendere strade volte verso l’esterno per trovare delle risposte che sono in te stesso. Questo fa parte del condizionamento sociale  e del sentimento di separazione che ci conduce sempre a cercare verso l’esterno.
Puoi essere con vantaggio aiutato da una altra persona, se quest’altra persona viene scelta con discernimento, per esempio se giri intorno da tanto tempo su una problematica personale senza riuscire a trovare la soluzione. Ma l’aiuto dato sarà solo un rivelatore, può essere solo tu il tuo salvatore.
E’ dunque di nuovo perfettamente illusorio correre senza discernimento tutti i seminari e altre terapie alla tua portata. Girati prima verso te stesso e accetta l’introspezione come condizione, sii onesto e sincero nei tuoi confronti e sii pronto a scoprire in tutto quello che dipende dalle manifestazioni dell’ego.

Visto dall’alto, quindi sotto una prospettiva più ampia, stai in realtà scuotendo il tuo essere luminoso per sbarazzarlo di tutti i numerosi strati di scorie che mettono un velo sulla sua luce.
E’ tempo di deporre la maschera  e lasciare dietro di te i vecchi scenari del teatro in cui hai così spesso recitato che hai finito per identificarti alle tue parti.
Fraternamente,
© Il Traghettatore – 10.05.2011 – Tradotto da Stéphanie –Versione originale francese
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Vedi anche: > Il risveglio in sé (2)

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