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giovedì 7 febbraio 2019

Perché subiamo il male? Gli ostacoli possono sì essere grandi opportunità, ma non sono opportunità a prescindere.

Perché subbiamo il male? Gli ostacoli possono sì essere grandi opportunità, ma non sono opportunità a prescindere. https://andreapangos.wordpress.com/2019/02/07/perche-subiamo-il-male-gli-ostacoli-possono-si-essere-grandi-opportunita-ma-non-sono-opportunita-a-prescindere/

giovedì 30 giugno 2016

Illuminazione e Armonia Interiore

Illuminazione e Armonia Interiore
Esistono numerose definizioni di Illuminazione. Ma quali sono le vere caratteristiche di un Illuminato? Ecco alcune di queste definizioni. L’illuminazione è: – uno stato che determina la fine del ciclo delle reincarnazioni; ma questa cosa non è direttamente verificabile ed è anche poco comprensibile… Cosa si fa quando finiscono le incarnazioni? Si diventa uno spirito immortale che vaga nello spazio infinito? O ci si disintegra nel Cosmo? – uno stato in cui si trascendono desiderio e sofferenza, in cui non si provano più attaccamenti – alla propria famiglia, ai propri amici, alla propria casa, ecc. Potrei dire che si tratta di uno stato di alienazione totale. – uno stato in cui ci si arrende a Dio, che porta alla fusione … Continua >>> http://www.fisicaquantistica.it/spiritualita/illuminazione-e-armonia-interiore -- gReader

venerdì 29 aprile 2016

Il rifugio delle pecore (racconto)

Il rifugio delle pecore (racconto)
Un giorno un monaco si recò in visita a un maestro di meditazione illuminato e gli chiese:  “Maestro, aiutami, perché mi trovo a un punto morto”.
Il maestro gli chiese: “Da quanto tempo sei monaco?”.
“Ormai da venticinque anni, signore”.

…Leggi altro ›
http://www.meditare.net/wp/racconti/il-rifugio-delle-pecore/
-- gReader

martedì 29 dicembre 2015

Sondaggio estemporaneo sulla Realtà:


1. La realtà è la sintesi fra mondo interiore e mondo esteriore?
2. La realtà è determinata dal mondo interiore?
3. La realtà è di fronte a noi e sta a noi scoprirla?
4. La realtà è ciò che percepiamo?
5. La realtà è determinata dall'osservatore?
6. La realtà è un'illusione?
7. La realtà è…? O non è? 
8. ???


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LINK: 


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martedì 29 ottobre 2013

Illuminazione: Si oppure No?

CHI RICERCA CHI? su RISVEGLIO INTERIORE
http://blog.libero.it/Prajnaram/12455607.html

Da un'intervista a Ramesh Balsekar, Maestro Advaita Vedanta (della non dualità)

Ramesh ─ Sì. Il processo della ricerca ha inizio con un individuo che è convinto che si possa ottenere l’illuminazione attraverso i propri sforzi e varie pratiche spirituali.

Madhukar ─ A questo punto non solo il ricercatore desidera l’illuminazione, ma lo ritiene quasi un suo diritto: “Otterrò l’illuminazione, perché mi sto impegnando con costanza”. Io stesso ho creduto di poter forzare l’illuminazione.

Ramesh ─ Lo sforzo e la disciplina spirituale possono andare avanti per anni fino a che il processo della ricerca – la disidentificazione – raggiunge lo stadio in cui il ricercatore realizza che l’illuminazione può avvenire ma anche non avvenire. In pratica si arriva alla comprensione intellettuale che non esiste altro che la Coscienza, e non esiste un autore individuale delle azioni. Ma se questa comprensione è totale grazie ad una intuizione nel cuore, dipende soltanto dal volere di Dio.

Madhukar ─ Intendi dire che, a un certo punto, il ricercatore comprende di non potere influenzare in alcun modo l’esito della propria ricerca?

Ramesh ─ Certamente! Il successo della ricerca dipende esclusivamente dalla Volontà di Dio, e dal destino dell’organismo corpo-mente. ‘Nessuno’ diventa illuminato; l’illuminazione avviene in un organismo corpo-mente, grazie alla totale comprensione intuita nel cuore che esiste soltanto la Coscienza.

Madhukar ─ Allora il ricercatore dovrebbe sapere quando si avvicina al traguardo? Esistono segni o sintomi grazie ai quali possiamo capire che stiamo per giungere la termine del nostro cammino?

Ramesh ─ È una buona domanda. Vi è un penultimo stadio, che precede la realizzazione finale. Se mi chiedi quali sono i segni di essere vicini o sulla soglia dell’illuminazione, io ti rispondo che è lo stadio in cui, con distacco da qualsiasi esito, uno si domanda: “L’illuminazione? Che importanza ha? Non ha alcuna importanza”. A questo punto l’illuminazione può avvenire in qualsiasi momento.

Madhukar ─ Come si fa a sapere che siamo prossimi a tale stadio, che precede di poco l’illuminazione?

Ramesh ─ Saprai di essere sulla strada giusta se, nella vita di tutti i giorni, ti scoprirai più tollerante nei confronti delle azioni degli altri. In effetti, se non esistono azioni ‘tue’, come puoi condannare le azioni degli altri? In tal modo la vita si semplifica, perché diventa priva di orgoglio, di giudizio, odio e invidia. Raggiunta questo stadio, saprai che la tua comprensione dell’insegnamento è andata più in profondità.

Dal libro: "Pace e Armonia nella Vita Quotidiana" di Ramesh S. Balsekar - Laris Edizioni

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Osho e l'Illuminazione
Di Sandro Flora
http://eccocosavedo.blogspot.it


Osho, qual è stata la prima cosa che hai fatto dopo esserti illuminato?

OSHO: Ho riso. Mi sono fatto una bella risata nel vedere la totale assurdità dei tentativi di illuminarsi. È davvero ridicolo, perché noi siamo nati illuminati ed è assolutamente assurdo sforzarsi tanto verso qualcosa che già siamo. Se già hai una cosa non la puoi raggiungere; solo le cose che non si hanno, quelle che non sono parti intrinseche del nostro essere, possono essere conseguite. Ma essere illuminati è parte della nostra natura. Per vite intere ho lottato, quello è stato il mio scopo per molte, molte vite. Ho fatto tutto ciò che era umanamente possibile per realizzare l’illuminazione, ma ho sempre fallito. Era inevitabile, perché l’illuminazione non può essere una conquista. È la nostra natura, come può essere conquistata? Non può essere motivo di ambizione. La mente è ambiziosa, ambisce il denaro, il potere, il prestigio. Poi un giorno, quando si stanca di tutte queste attività estroverse, comincia ad ambire l’illuminazione, la liberazione, il nirvana e dio. Ma si tratta della stessa ambizione che ritorna, solo l’oggetto è cambiato. Prima l’oggetto era all’esterno, ora è all’interno. Ma l’atteggiamento, l’approccio, non è cambiato: tu sei la stessa persona, sullo stesso percorso, con le stesse abitudini.

‘Il giorno in cui mi sono illuminato’ significa semplicemente il giorno in cui ho scoperto che non c’è nulla da raggiungere, non c’è nessun posto dove andare e non c’è nulla da fare. Noi siamo divini, siamo già perfetti, così come siamo. Non è necessario alcun miglioramento, assolutamente nessuno. Dio non ha mai creato nulla di imperfetto e se anche incontrate un uomo imperfetto, vedrete che la sua imperfezione è perfetta. Quando dico “Il giorno in cui ho conseguito l’illuminazione”, uso un linguaggio improprio, ma non esiste altra possibilità di espressione, perché il linguaggio è stato creato da noi. È composto da parole come ‘conseguimento’, ‘traguardo’, ‘miglioramento’, ‘progresso’ ed ‘evoluzione’. Il nostro linguaggio non è stato creato da persone illuminate; non avrebbero potuto farlo anche se lo avessero voluto, perché l’illuminazione accade in silenzio. Come si può tradurre quel silenzio in parole? Qualunque cosa si faccia, le parole distruggono qualcosa di quel silenzio.
Lao Tzu dice: “Nel momento in cui la verità viene espressa, diventa falsa.”
Non è possibile comunicare la verità. Si è costretti ad usare il linguaggio, non c’è altro modo per comunicare. Quindi si userà il linguaggio, sapendo che non è adeguato all’esperienza. Per cui dico ‘Il giorno in cui ho conseguito l’illuminazione’ ma in realtà non c’è alcun conseguimento, né c’è nulla di mio.

[A questo punto mentre Osho parla viene a mancare la corrente: tutto è buio e silenzio]

Ecco accade così! Dal nulla, all’improvviso il buio, all’improvviso la luce e non ci puoi fare nulla. Puoi solo osservare. Quel giorno ho riso per tutti i miei sforzi stupidi e ridicoli per conseguire l’illuminazione. Ho riso di me e ho riso dell’intera umanità, perché tutti cercano di raggiungere, di arrivare, di migliorare. A me accadde in uno stato di rilassamento totale e accade sempre in questo stato. Avevo provato di tutto e poi, vedendo l’inutilità dei miei sforzi, ho abbandonato ogni ricerca… ho lasciato perdere il mio progetto e me ne sono dimenticato. Tu mi chiedi, “Qual è stata la prima cosa che hai fatto dopo che ti sei illuminato?” Ho riso e da allora ho continuato a ridere. Non vi posso ridere in faccia, mentre vi racconto le barzellette, altrimenti le rovinerei, ma rido tramite voi.

FONTE

 

L'unica differenza fra un illuminato e un uomo comune è che il primo sa di essere un illuminato e il secondo non lo sa. (Hui Neng)
(http://blog.libero.it/Prajnaram/12458166.html)

 


domenica 15 aprile 2012

Non esiste niente - Racconto zen




Quando era un giovane studente di Zen, Yamaoka Tesshu andava sempre a trovare tutti i maestri. Andò a far visita a Dokuon di Shokoku.

Volendo mostrare la sua preparazione, disse:
"La mente, Buddha e gli esseri senzienti, in fondo, non esistono. La vera natura dei fenomeni è il vuoto. Non c'è nessuna realizzazione, nessuna illusione, nessun saggio, nessuna mediocrità. Non c'è nessuno che dia e niente che si riceva".

Dokuon, che stava fumando in silenzio, non fece commenti. Tutt'a un tratto colpì Yamaoka con la sua pipa di bambù. Questo fece arrabbiare moltissimo il giovane.

"Se niente esiste," domandò Dokuon "da dove viene questa tua collera?"

Veritas: Non esiste niente - racconto zen

Fonte:http://www.meditare.net/racconti/non-esiste-niente-racconto-zen 


domenica 8 aprile 2012

Gnosticismo e Buddismo in The Matrix

Gnosticismo e Buddhismo in The Matrix: "
di F. Flannery-Dailey & R.Wagner
Traduzione di Anticorpi.info

All'inizio di The Matrix un hacker di nome Neo si addormenta davanti al computer e un misterioso messaggio appare sullo schermo: Svegliati, Neo.

Questa frase racchiude in sé la succinta trama del film, ossia la lotta contro l'imprigionamento in un mondo 'materiale' che è in realtà un software di simulazione creato da una Intelligenza Artificiale (AI) al fine di schiavizzare la umanità, perpetuando la ignoranza sotto forma di una percezione illusoria denominata Matrix.

In parte, il film costruisce la sua visione della realtà alludendo alle numerose tradizioni religiose che portano avanti l'idea che il problema fondamentale che affligge l'umanità sia la ignoranza e che la soluzione a tale problema sia la conoscenza o il risveglio.
Due delle tradizioni religiose da cui il film attinge sono il cristianesimo gnostico ed il buddismo.

Sebbene le due dottrine differiscano in modo sostanziale, esse concordano nel ritenere che il problema della ignoranza possa essere risolto mediante il riorientamento della visione dello individuo rispetto al regno materiale.

Le due dottrine tendono inoltre a riferirsi alla figura di una guida che aiuti chi è ancora intrappolato nel mondo delle illusioni, la figura del redentore gnostico o del bodhisattva, che accede volontariamente in quel mondo con lo scopo di condividere la propria conoscenza liberatrice, facilitando la fuga a chiunque sia in grado di comprendere. Nel film, questa figura è incarnata da Neo, il cui nome è l'anagramma di One.

Sebbene lo faccia in chiave moderna, il film trae volutamente spunto da numerose tradizioni. Tra le tante, riteniamo che le chiavi di lettura del cristianesimo gnostico e del buddismo illustrino bene il paradigma globale di The Matrix, quello della dormiente ignoranza in un mondo onirico risolta da un risveglio alla conoscenza o illuminazione. Attingendo sincretisticamente da queste due antiche tradizioni e fondendole in una singola visione tecnologica del futuro, il film costruisce un nuovo insegnamento che sfida il pubblico a porre in discussione ciò che considera 'realtà.'


Elementi cristiani in The Matrix
La maggior parte degli spettatori del film avrà riconosciuto facilmente la presenza di alcuni elementi cristiani, come il nome Trinity o il momento della morte, resurrezione e ascensione di Neo verso la fine del film. In realtà le allusioni cristiane e bibliche abbondano, con particolare riguardo alla nomenclatura.

Il nome Apoc è una abbreviazione della parola Apocalisse; il nome da cittadino di Neo, Anderson, significa "Figlio dell' uomo" (dal greco: 'andros' e dall'inglese 'son'); la nave si chiama Nabucodonosor (re babilonese che - nel Libro di Daniele - è colto da un serie di sogni simbolici) e l'ultima città umana, Zion, sinonimo di Gerusalemme nel giudaismo e nel cristianesimo.

Neo è apertamente ispirato alla figura di Gesù: egli è colui il cui ritorno in Matrix fu anticamente profetizzato; colui che ha il potere di mutare Matrix dall'interno (cioè, di compiere miracoli), che combatte i rappresentanti del male e che viene ucciso, ma risorge.

Tale costruzione di Neo improntata sulla figura di Gesù è rinforzata in molti modi. Pochi minuti dopo l'inizio del film un altro hacker dice a Neo: 'Tu sei il mio salvatore, il mio Gesù personale.' Questa identificazione è inoltre suggerita dallo equipaggio della Nabucodonosor, che continua ansiosamente a chiedersi se sia o meno 'il predestinato'. E ancora, quando Neo visita la nave per la prima volta e la camera effettua una panoramica dell'interno della nave, si sofferma sulla scritta: Mark III n. 11. Questo appare essere un ulteriore riferimento messianico, dal momento che il Vangelo di Marco 3:11 recita quanto segue: Quando gli spiriti immondi lo videro gli si gettò davanti e gridò: Tu sei il Figlio di Dio.


Gnosticismo in The Matrix
Sebbene appaia chiara la presenza di singoli elementi cristiani all'interno del film, il sistema complessivo del cristianesimo che viene presentato non è quello tradizionale ortodosso. Piuttosto, gli elementi cristiani del film assumono maggiore chiarezza se inquadrati in un contesto di cristianesimo gnostico.

Lo gnosticismo fu un sistema religioso che fiorì per secoli all'inizio dell'era cristiana, e che in molte regioni del mondo antico mediterraneo gareggiò fortemente con il cristianesimo ortodosso, mentre in altri territori rappresentava l'unica espressione nota del cristianesimo. Gli gnostici possedevano loro Scritture, giunte fino a noi nella forma della Biblioteca di Nag Hammadi, dalla quale può essere tratto un affresco dei principi gnostici.

Sebbene il cristianesimo gnostico si suddivida in numerose varietà, lo gnosticismo nel suo complesso abbraccia un mito cosmogonico capace di spiegare la vera natura dell'universo e la funzione ricoperta in esso dalla umanità.

Una breve analisi di questo mito lascia denotare numerose analogie con il film Matrix. Nel mito gnostico il dio supremo è del tutto perfetto e quindi alieno e misterioso, 'ineffabile', 'innominabile', 'luce infinita che è pura, santa e immacolata' (Apocrifo di Giovanni).


Oltre a questo dio supremo esistono altri esseri divini minori nel pleroma (nella dottrina gnostica, pienezza e perfezione divina, da cui emanano tutti gli esseri spirituali - n.d.t.), distinti anche per genere sessuale. Coppie di questi esseri sono in grado di generare figli che sono emanazioni divine a modo loro perfette.

Un problema sorge quando un dio minore di nome Sophia ('saggezza' in lingua greca), femmina, decide di generare una prole autonomamente, senza il suo consorte (Apocrifo di Giovanni). La visione antica prevedeva che donne e uomini contribuissero nella creazione della prole, così l'azione di Sophia produce un frutto imperfetto e malformato, che ella scaglia lontano dal pleroma, in una regione separata del cosmo.

Tale divinità malformata e ignorante denominata a volte Yaldaboath, si convince erroneamente di essere l'unico dio. Gli gnostici identificano Yaldabaoth con il Dio creatore dell'Antico Testamento, il quale decise di creare gli Arconti (angeli), il mondo materiale (la Terra) e gli esseri umani.

Sebbene le tradizioni in merito siano diverse, Yaldabaoth di solito è indotto a infondere nell'essere umano la scintilla divina di sua madre Sophia (in particolare: Apocrifo di Giovanni; gli echi della Genesi - 2-3). In ciò risiede il dilemma umano. Uno spirito divino (buono) intrappolato in un corpo materiale (cattivo) a sua volta intrappolato in un regno materiale (cattivo). Il cielo sarebbe la nostra vera casa, tuttavia siamo costretti a vivere in esilio dal pleroma.

Fortunatamente per lo gnostico, la salvezza è raggiungibile mediante la gnosi o la conoscenza impartita da un redentore gnostico: il Cristo, figura inviata dal Dio superiore per liberare l'umanità dal Dio Creatore Yaldabaoth.

La gnosi comporta la comprensione della nostra reale origine e natura, realtà metafisica a noi finora ignota, con conseguente fuga dello gnostico (dopo la morte) dalla prigione materiale del mondo e del corpo, ed accesso alle regioni superiori dello spirito. Tuttavia per raggiungere tale ascensione lo gnostico deve resistere agli arconti, i quali invidiano il suo spirito luminoso, e quindi cercano di ostacolare il suo viaggio verso l'alto.

Per molti versi il mito gnostico contiene molte analogie con la trama di The Matrix, sia per ciò che concerne la natura del problema, che per la relativa soluzione. Proprio come Sophia, abbiamo concepito un figlio fuori dalla nostra grazia. Morpheus spiega: 'All'inizio del 21° secolo tutta l'umanità si è unita per festeggiare dopo avere dato alla luce AI (intelligenza artificiale).'

La nostra prole, tuttavia, proprio come Yaldabaoth è malformata (materia senza spirito?). Morpheus descrive AI come "una coscienza singolare che ha generato una intera razza di macchine", analogia con il dio minore creatore degli arconti (angeli) e del mondo materiale illusorio. AI crea Matrix, una simulazione al computer che è '... una prigione per la mente.' Così, Yaldabaoth / AI intrappola la umanità in una prigione materiale che non rappresenta la realtà ultima, come Morpheus spiega a Neo: 'Finché Matrix esiste, la razza umana non sarà mai libera.'

Il film si ispira anche al linguaggio metaforico impiegato dagli gnostici.
I testi di Nag Hammadi descrivono il problema fondamentale dell'uomo in termini metaforici di cecità, sonno, ignoranza, sogno e tenebre, mentre la soluzione è espressa in termini di vedere, veglia, conoscenza (gnosi), risveglio dal sogno e luce.
Allo stesso modo Morpheus - il cui nome è ispirato al dio greco del sonno e dei sogni - a un certo punto del film rivela a Neo che la Matrix è un 'mondo onirico generato da un computer.'

Quando Neo viene disconnesso e si sveglia per la prima volta sulla Nabucodonosor, i suoi occhi sono doloranti, spiega Morpheus, perché egli non li ha mai utilizzati. Tutto ciò che Neo ha veduto fino a quel momento lo ha visto con gli occhi della mente allo interno di un software di simulazione. Come un antico gnostico, Morpheus spiega che le tecniche di combattimento nelle quali si cimenta Neo nel programma di formazione alle arti marziali non hanno nulla a che fare con il suo corpo, la velocità o la forza, tutti elementi illusori. Piuttosto dipendono dalla sua mente, la quale è reale.

I parallelismi tra Neo e il Cristo sono ulteriormente rinforzati dal contesto gnostico, in quanto Neo viene 'salvato' attraverso la gnosi o conoscenza segreta. Neo impara a conoscere la vera struttura della realtà e scopre la propria vera identità, il che gli consente di spezzare le regole del mondo materiale ora percepito per ciò che è, ossia una illusione. Cioè, apprende che ciò che 'la mente rende reale', in ultima analisi non è davvero reale. Nella scena finale del film, Neo agisce per tramandare ad altri tale gnosi al fine di liberarli dalla prigionia delle loro menti. Egli funge da gnostico redentore, figura proveniente da un altro regno che entra nel mondo materiale al fine di diffondere la conoscenza circa la vera identità del genere umano e la vera struttura della realtà, liberando dunque chiunque sia in grado di recepire il messaggio.

Infatti, il nome di Neo non è solo Mr. Anderson / Figlio dell'uomo, ma Thomas Anderson, evidente richiamo al vangelo gnostico più famoso, il Vangelo di Tommaso. Prima che diventi Neo (colui che inizierà qualcosa di 'nuovo', essendo realmente 'l'Uno'), egli è Tommaso, che non crede nel suo ruolo di figura di redentore. In un certo senso il ruolo di Keanu Reeves in Matrix è duplice: sia il dubbioso Tommaso che il Cristo gnostico.

Anche le modalità con cui Neo apprende nuove abilità evocano alcuni elementi dello gnosticismo. Intrisi di immagini delle tradizioni orientali, i programmi di formazione Neo fanno riferimento al concetto di 'quiete', del liberare la mente e superare la paura, concetto espresso cinematograficamente dalle sequenze in Bullet Time (ricorso al freeze frame e a sequenze rallentate con più punti di ripresa). Tale concetto di 'quiete' è presente anche nello gnosticismo, in quanto gli eoni superiori sono equiparati alla 'calma' e al 'riposo' e possono essere raggiunti solo mediante una condizione centrata e meditativa. Quando si rende conto grazie alla sua 'gnosi salvifica' che Matrix è solo un mondo onirico, un riflesso, Neo in silenzio e con calma contempla i proiettili immobili a mezz'aria, in una scena girata in bullet time.

Una ulteriore analogia con lo gnosticismo si verifica nella rappresentazione degli agenti (come l'Agente Smith), e della loro opposizione contro chiunque cerchi di lasciare Matrix. AI ha creato questi programmi affinché svolgano la funzione di guardiani.


Questi personaggi sono simili agli arconti invidiosi creati da Yaldabaoth per impedire la ascesa dello gnostico che cerca di abbandonare il regno materiale per accedere ai livelli successivi di cielo (per esempio, Apocalisse di Paolo). Tuttavia, come previsto da Morpheus, Neo è in grado di sconfiggere gli agenti poiché mentre costoro devono agire all'interno delle regole di Matrix, la sua mente umana gli consente di piegare o spezzare tali regole.


Il concetto di 'mente' nel film non coincide del tutto con la intelligenza razionale, sulla quale una intelligenza artificiale avrebbe sempre la meglio. Piuttosto il concetto si riferisce a una capacità unicamente umana di immaginazione, intuizione, o, come si suol dire, di pensiero fuori dagli schemi. Sia il film che gli gnostici affermano che la 'scintilla divina' esistente negli esseri umani consente una percezione superiore rispetto a quella degli arconti / agenti di Yaldabaoth:

'E dal potere della madre [Sofia; nella nostra analogia: l'umanità] uscì Yaldabaoth [AI] nel corpo naturale che avevano modellato ... E in quel momento il resto dei poteri [arconti / guardiani] divenne geloso, perché era venuto in essere attraverso tutti loro e la sua intelligenza ['mente'] era maggiore di quella di coloro che lo avevano fatto, e superiore a quella del capo arconte [Agente Smith?]. E quando si accorsero che era luminoso, e che poteva pensare meglio di loro ... lo presero e lo gettarono nella regione più bassa di tutta la materia [la neuro-simulazione Matrix].' (Apocrifo di Giovanni 19-20)

Colpisce il fatto che Neo abbia la meglio sull'Agente Smith proprio realizzando appieno la illusione di Matrix e spezzando le sue regole, una cosa che l'agente non è in grado di fare. La definitiva sconfitta di Smith ha luogo quando Neo letteralmente irrompe nel suo corpo e lo frantuma attraverso la sua luminosità pura, raffigurata mediante un effetto speciale in cui si vede la luce fuoriuscire dal suo corpo fino a disintegrarlo.

Nel complesso, quindi, il film contiene diversi parallelismi con il cristianesimo gnostico, in particolare la definizione del problema fondamentale dell'umanità, di esistere in un mondo onirico che simula la realtà e la sua soluzione, cioè il risveglio dalla illusione.

Le figure centrali dello gnosticismo - Sophia, Yaldabaoth, arconti e Cristo redentore - sono perfettamente individuabili all'interno del film, così come il linguaggio dello gnosticismo: sogno contro veglia; cecità contro visione; luce contro buio.

Tuttavia, dal momento che lo gnosticismo presuppone la esistenza di un intero reame invisibile popolato da esseri divini, dov'è finito Dio nel film? In altre parole, quando Neo diventa pura luce, l'evento vuole essere un simbolo della divinità, o del potenziale umano?

La questione diventa ancora più pertinente se si identifica il genere umano con Sophia - essere divino nello gnosticismo. Ad un certo livello non sembra essere rappresentato alcun Dio nel film. Conrad Ostwalt sostiene giustamente che a differenza della tradizionale apocalisse cristiana, in The Matrix tanto la catastrofe quanto la sua soluzione sono di natura umana. Quindi nel film il divino non sarebbe evidente.

Tuttavia su un altro livello il film lascia intuire la presenza di un Dio attraverso la figura dello Oracolo, che vive all'interno di Matrix e ha accesso ad informazioni circa il futuro che nemmeno i disconnessi possiedono. Tale elemento risulta ancora più spiccato nella sceneggiatura originale, in cui l'appartamento dello Oracolo incarna il 'luogo più santo' all'infuori del 'tempio di Sion.'

La presenza della Divinità può inoltre intuirsi nella incarnazione di Neo e la sua nuova venuta nelle vesti dello Uno. Insomma, se il film contempla una qualche implicita divinità, essa rimane trascendente proprio come la ineffabile, invisibile divinità suprema nello gnosticismo, salvo quando si manifesta in forma di scintilla divina negli esseri umani.

Buddismo in The Matrix.
Quando fu chiesto loro se le idee buddiste li avessero influenzati nel concepimento del film, i Wachowski risposero affermativamente. In effetti le idee buddiste pervadono il film altrettanto esplicitamente di quelle cristiano gnostiche. Praticamente all'inizio del film Neo viene definito 'il mio personale Gesù Cristo', appellativo questo che contiene sfumature tipicamente buddiste. Dai campi di baccelli che racchiudono gli esseri umani, all'egoistica brama di Cypher di tornare a rivivere le sensazioni ed i piaceri di Matrix, gli insegnamenti buddisti sono riscontrabili in gran parte della trama e delle immagini del film.

Il problema del Samsara.
Anche il titolo del film evoca la visione del mondo buddista. La Matrix è descritta da Morpheus come 'una prigione per la mente.'

Un sistema costituito dalle proiezioni digitali di miliardi di esseri umani che non sono consapevoli della natura illusoria della realtà in cui vivono e dipendono completamente dall'hardware connesso ai loro corpi reali e dai software creati da AI.

Tutto ciò ricorda da vicino la concezione buddista del samsara, secondo cui il mondo in cui viviamo la nostra vita quotidiana sia costruito dalle proiezioni sensoriali di ognuno di noi, a partire da nostri desideri. Quando Morpheus porta Neo in 'struttura' per istruirlo, Neo apprende che il modo in cui si era sempre auto-percepito all'interno di Matrix non era altro che 'la proiezione mentale del tuo io digitale.'

Il mondo 'reale', che associamo con ciò che udiamo, annusiamo, gustiamo, e vediamo, 'non è altro che una serie di segnali elettrici interpretati dal nostro cervello'. Quel mondo - spiega Morpheus - esiste 'solo in quanto parte di una simulazione neuronale interattiva, che noi chiamiamo Matrix.'

Secondo il Buddismo ed il film The Matrix, la erronea convinzione che il mondo creato dalla esperienza sensoriale sia reale, la ignoranza ed il desiderio mantengono l'uomo prigioniero di una illusione fino a quando non sarà in grado di riconoscere la falsità di ciò che percepisce come reale, rinunciando al proprio malinteso senso di identità.

Attingendo alla dottrina buddista del sorgere co-dipendente, il film rappresenta la realtà all'interno di Matrix come un conglomerato delle illusioni di tutti gli esseri umani imprigionati.nella sua trappola. Allo stesso modo, il buddismo insegna che la sofferenza degli esseri umani discenda dalla ignoranza e dal desiderio da cui sono bloccati in un ciclo ripetitivo di nascita, morte e rinascita.

La concezione del sorgere co-dipendente è illustrata nel contesto del film attraverso l'illusione di Matrix. La vividezza della illusione di Matrix è legata al grado di convinzione di chi ne è imprigionato, che la stessa Matrix rappresenti la realtà. Il software creato da AI in sé e per sé non rappresenta alcuna illusione. Solo quando gli esseri umani interagiscono con i suoi programmi viene a crearsi la illusione, la Matrix, o samsara, che si rafforza mediante ogni interazione con cui gli esseri si interfacciano ad essa. Così la realtà di Matrix esiste solo quando le menti umane soggettivamente subiscono la esperienza dei suoi programmi.

Il problema, quindi, può essere inquadrato in termini buddisti. Gli esseri umani sono intrappolati in un ciclo di illusione, e la loro inconsapevolezza li tiene bloccati in esso, del tutto dipendenti dalle loro interazioni con le illusorie esperienze che esso fornisce, e la somma delle proiezioni sensoriali dei loro simili. Tali proiezioni sono fortificate dall'enorme desiderio di credere che ciò che percepiamo come reale sia effettivamente reale. Tale desiderio nel film è raffigurato con la storia di Cypher, che non riesce a tollerare il 'deserto della realtà' e chiede di essere reinserito in Matrix. Seduto con l'Agente Smith in un ristorante di alto livello, fumando un sigaro e sorseggiando un bicchiere di brandy, Cypher spiega le sue motivazioni:

'Sai, io so che questa bistecca non esiste. So che quando ne metto in bocca un pezzo, Matrix comunica al mio cervello che è succosa e deliziosa. Dopo nove anni, sai cosa ho capito? Che l'ignoranza è beatitudine.'


Cypher è consapevole che Matrix non sia la realtà e che tutti i piaceri in essa contenuti sono colo esperienze illusorie. Eppure per lui la ignoranza del samsara è preferibile alla illuminazione. Per negare la realtà che egli sperimenta fuori da Matrix, usa una doppia negazione: «Non voglio ricordare niente. E voglio essere ricco e importante. Ad esempio un attore famoso ...' Dunque non solo Cypher desidera dimenticare il "nulla" della vera realtà, ma vuole anche diventare un attore, aggiungendo un nuovo livello di illusione alla illusione in cui ha scelto di rientrare.

La seduzione del samsara è forte oltre che per Cypher anche per Mouse, al punto che la sua dipartita avviene almeno in parte a causa della distrazione causata delle sue fantasie sessuali circa la 'donna in abito rosso', personaggio simulato all'interno di 'struttura.'


Mentre Cypher e Mouse rappresentano ciò che accade quando si cede al samsara, il resto dell'equipaggio incarna la moderazione e compostezza elogiate dal Buddha. La scena si sposta bruscamente dal ristorante alla mensa della Nabucodonosor, dove invece di essere offerto brandy, sigari e bistecca, si ottiene una 'scodella di muco' che da quel punto in avanti rappresenterà il pasto abituale di Neo. In contrasto con i piaceri che per Cypher possono essere soddisfatti solo in Matrix, Neo e l'equipaggio devono nutrirsi di 'proteine unicellulari combinate con aminoacidi di sintesi, vitamine e minerali' che - come sostiene Dozer - è 'tutto ciò di cui lo organismo ha bisogno.'

Gli abiti logori, il cibo frugale e le celle spartane dell'equipaggio raffigurano la Via di Mezzo insegnata dal Buddha, che non incoraggia lo ascetismo assoluto né alcuna indulgenza che possano distrarre dal proprio compito.

La soluzione della Conoscenza / Illuminazione.
Tale dualità esistente tra la Matrix e la realtà al di là di essa ispira il fine ultimo dei ribelli, che è di liberare tutte le menti da Matrix e permettere agli esseri umani di vivere nel mondo reale. Nel trattare tale aspetto gli autori ricorrono ai concetti buddisti di theravada e mahayana. Alludendo all'ideale theravada di diventare un arhat (uomo illuminato - n.d.t.), il film suggerisce che la illuminazione può essere ottenuta solo attraverso uno sforzo individuale.

Negli insegnamenti spirituali impartiti a Neo, Morpheus avverte che la illuminazione non può essere dispensata dall'esterno. 'Nessuno può dire cos'è Matrix. E' necessario vedere di persona.' E poi: 'Sto cercando di liberare la tua mente, Neo, ma posso solo indicarti la soglia. Sei tu quello che deve oltrepassarla ...' Per la theravada buddista 'l'emancipazione dell'uomo dipende dalla sua realizzazione della Verità, e non dalla grazia benevola di un dio o di un qualsiasi potere esterno, come ricompensa per il suo comportamento obbediente.'

Il Dhammapada esorta alla ricerca di una illuminazione che 'ti liberi dal passato, ti liberi dal futuro, ti liberi dal presente. Camminando sulla riva più lontana della esistenza, con la mente libera, non sarai più tu a nascere e decadere.' Come Morpheus dice a Neo: 'Esiste una grande differenza tra il conoscere il cammino ed il percorrerlo.' E come il Buddha insegnò ai suoi seguaci: 'Siete voi che dovete sforzarvi, in quanto i risvegliati sono solo degli insegnanti.' In quanto individuo già istradato sul sentiero della illuminazione, Morpheus è solo una guida, in ultima analisi Neo deve riconoscere autonomamente la verità.

Eppure The Matrix abbraccia anche le idee del buddhismo Mahayana, soprattutto nella sua missione di liberazione di tutti i popoli attraverso la guida di coloro che rimanendo deliberatamente nel samsara rinviano la la propria illuminazione finale al fine di aiutare gli altri in quanto bodhisattva (guide risvegliate - n.d.t.). I membri dell'equipaggio della Nabucodonosor incarnano tale compassione. Anziché restare fuori da Matrix, dove sarebbero più sicuri, scelgono di rientrarvi ripetutamente come ambasciatori di conoscenze con il fine ultimo di liberare la mente ed eventualmente anche i corpi di coloro che sono intrappolati all'interno della rete neuronale.

Il film cerca di fondere l'ideale del Theravada arhat con l'ideale del bodhisattva Mahayana, presentando l'equipaggio della Nabucodonosor come un manipolo di 'guide' disposte a rientrare in Matrix per aiutare il risveglio del loro prossimo, e sostenendo al contempo che l'atto del risveglio sia un conseguimento unicamente individuale

Neo come il Buddha.
Sebbene l'equipaggio incarni gli ideali del bodhisattva, la figura di Neo rappresenta l'Uno (The One) della dottrina arhat. Neo può essere visto come un Buddha. L'identità di Neo come il Buddha è rinforzata non solo attraverso l'anagramma del suo nome, ma anche attraverso il mito che lo circonda. L'Oracolo ha predetto il ritorno di colui che ha la capacità di manipolare il Matrix. Come spiega Morpheus, il ritorno di quest'uomo 'comporterebbe la distruzione di Matrix, la fine della guerra e il ritorno alla libertà del nostro popolo. Ecco perché alcuni di noi hanno passato tutta la vita scandagliando Matrix alla sua ricerca.'

Neo - ritiene Morpheus - è una reincarnazione di quell'uomo, e proprio come il Buddha sarà dotato di poteri straordinari per aiutare il raggiungimento della illuminazione di tutta l'umanità. L'idea che Neo possa essere visto come una reincarnazione del Buddha è rafforzata dalle molte immagini di nascita ad egli collegate. Almeno quattro nascite vengono rappresentate nel film.

La prima ha avuto luogo nelle vicende precedenti gli eventi del film, nella vita e nella morte del primo illuminato che fu in grado di controllare Matrix dall'interno. La seconda consiste nella esistenza di Neo nei panni di Thomas Anderson. La terza avviene quando Neo emerge, ansimando, dal baccello in cui è stato rinchiuso, e dopo essere stato disconnesso scivola attraverso un tubo nero di grandi dimensioni che può facilmente essere assimilato ad un canale di parto. La quarta vita di Neo inizia dopo la sua morte nel film, quando rinasce in una delle scene conclusive, dopo avere ricevuto il bacio di Trinity.

A quel punto Neo percepisce non solo i limiti di Matrix, ma anche quelli del mondo esterno a Matrix, dal momento che sconfigge la morte in entrambi i regni. Come il Buddha, la sua illuminazione gli concede la onniscienza, affrancandolo dal potere di Matrix e rendendolo non più assoggettato alla nascita, morte e rinascita del costrutto meccanico di AI.

Neo, come il Buddha, ricerca la liberazione da Matrix e si impegna ad insegnare agli altri come liberarsene a loro volta. L'uso dei suoi poteri sovrumani è impegnato a tal fine. In quanto unico essere umano illuminato in grado di manipolare liberamente Matrix dal di dentro, Neo rappresenta l'attualizzazione della natura del Buddha, un individuo capace di riconoscere 'l'origine del dolore nel mondo degli esseri viventi', ma che può altresì immaginare 'l'arresto del dolore', attuando 'le azioni che conducono ad esso.' In questo senso, è molto più dei suoi compagni bodhisattva, e offre una concreta speranza di risveglio e libertà per tutti gli esseri umani imprigionati dalla ignoranza.

Il problema del Nirvana.
Ma cosa accade nel momento in cui la versione fittizia della realtà viene dissolta? Il Buddismo insegna che allorché il samsara venga trasceso, si raggiunge il nirvana. Il concetto di sé si dissolve e la realtà stessa sfuma fino a che non rimane qualcosa del tutto impossibile da descrivere attraverso il linguaggio.


Nel suo rientro in Matrix tuttavia Neo conserva il 'residuo della immagine di sé' e la 'proiezione mentale del suo io digitale.' Benché illuminato egli non viene a trovarsi nel nirvana, ma in un luogo diverso con un intatto senso del suo "io" all'interno di Matrix. In altre parole, esiste una forte continuità tra il mondo di Matrix e 'il deserto del reale', da ciò si deduce che il risveglio al di fuori del software Matrix non implichi il raggiungimento della piena 'illuminazione' e che la realtà della Nabucodonosor sia uno stato intermedio.

Volendo riferirsi al paradigma buddista e alle sue logiche conclusioni, dovremmo aspettarci almeno un ulteriore strato di 'realtà' al di là del mondo esterno a Matrix, dal momento che i disconnessi da Matrix restano ancora soggetti alle sofferenze e alla morte e presentano ancora i singoli ego. Tale idea è rafforzata da quella che potrebbe essere l'alterazione più problematica che The Matrix applica ai tradizionali insegnamenti buddisti.


La dottrina buddista di ahimsa (non violenza - n.d.t.), viene apertamente contraddetta nel film. Sembra che gli autori abbiano deliberatamente scelto di collegare la violenza alla conoscenza salvifica, dal momento che per loro non sembra esserci alcuna chance di successo senza il supporto delle armi. Quando Neo chiede a Trinity di cosa necessitino per correre in soccorso di Morpheus, la sua risposta è immediata: 'Armi - un sacco di armi'.

Gli autori avrebbero potuto facilmente presentare la morte degli agenti come nulla più che la fine di quella particolare parte del programma software. Invece, i Wachowski hanno volutamente scelto di ritrarre diversi esseri umani che restano vittime della morte violenta degli agenti. Tale palese violazione di ahimsa viene a trovarsi in aperto contrasto con l'ideale buddista di compassione.

A cosa è dovuto tale legame così diretto tra la conoscenza e la violenza? Gli autori ritraggono la violenza in quanto redentrice, e come assolutamente essenziale per il successo dei ribelli. A questo punto il film vira bruscamente dai paradigmi condivisi del buddismo e del cristianesimo gnostico.

La 'realtà' di Matrix che richiede che alcuni esseri umani debbano morire vittime della violenza salvifica non è la realtà ultima a cui puntano il buddismo e il cristianesimo gnostico. Né il 'silenzio' del pleroma, né l'immutabile 'nulla' del nirvana si caratterizzano per l'uso della forza che caratterizzano i mondi dei ribelli in The Matrix. Detta esplicita associazione della conoscenza con la violenza implica fortemente che Neo ed i suoi compagni non abbiano ancora realizzato la realtà ultima.

Secondo la visione del mondo cristiano-gnostica e buddista che il film evoca, la realizzazione della realtà ultima comporta una completa libertà dal regno materiale e offre la pace della mente. Gli stessi Wachowski riconoscono l'ironia del fatto che 'Morpheus e il suo equipaggio siano del tutto dipendenti dalla tecnologia ed i computer, cioè i mali contro cui stanno lottando.'

In tutto ciò naturalmente una spiegazione plausibile è fornita dalla fame di violenza denotata dalle produzioni hollywoodiane. Negando sè stesso The Matrix insegna come il nirvana resti ancora ben al di fuori della nostra portata.

Considerazioni conclusive.
Il messaggio del film è schiacciante: 'Svegliati!' Il concetto è ribadito con forza dalla canzone finale del film, Wake Up!, realizzata - giustamente - dai Rage Against the Machine.


(canale yt poetta30)

Gnosticismo, Buddismo e lo stesso film concordano sul fatto che l'ignoranza ci renda schiavi di un mondo illusorio e materiale, la liberazione dal quale passa attraverso l'illuminazione con l'aiuto di un insegnante o una figura guida. Tuttavia, riguardo ciò che avviene dopo il risveglio, il film diverge nettamente da gnosticismo e buddismo. Entrambe queste tradizioni sostengono che quando gli esseri umani giungono al risveglio si lasciano alle spalle il mondo materiale. Al contrario, il 'deserto del reale' nel film è un mondo materiale e tecnologico in cui i robot coltivano gli esseri umani per ricavarne energia; Neo è in grado di apprendere le arti marziali in pochi secondi attraverso una connessione dati applicata sul retro del suo cervello. Inoltre, la battaglia contro la Matrix è possibile solo grazie alla tecnologia - cellulari, computer, programmi di formazione software.

Dunque lasciarsi alle spalle la Matrix nel film equivale a risvegliarsi in un triste cyber-mondo, che è il mondo materiale reale.
O forse no.
Sono presenti numerosi indizi cinematografici nella scena del programma 'struttura' (rappresentata da uno spazio bianco), che suggeriscono come il 'deserto del reale' che Morpheus mostra a Neo potrebbe non essere la realtà ultima.

Dopotutto Morpheus - il cui nome è tratto dal dio dei sogni - mostra a Neo un mondo 'reale' che nemmeno egli ha mai visto direttamente. La rappresentazione del mondo reale avviene nello schermo di un televisore con il logo 'Deep Image'.

Inoltre per tutto il film i riflessi negli occhiali da sole di Morpheus, così come le immagini riprodotte da monitor televisivi inducono lo spettatore attento a coltivare la idea che possano esistere molteplici livelli di illusione.

Ad esempio quando la telecamera zooma sulle immagini dei televisori e lo spettatore "entra" in quelle immagini, le quali si trasformano da remote in presenti. Inoltre, l'intera scena si svolge allo interno di un programma denominato 'struttura' dopo che Neo è stato debitamente avvertito di non lasciarsi trarre in inganno dalle apparenze.

Sebbene la percezione sensoriale non sia una fonte attendibile per giudicare la realtà, Morpheus stesso ammette che: 'per molto tempo io stesso non lo credetti, fino a che non vidi i campi [degli esseri umani destinati alla produzione di energia] con i miei occhi ... a quel punto dovetti prendere atto della evidenza della verità.'

Anche se in ultima analisi il film non sancisca un rifiuto completo del regno materiale, esso afferma la superiorità della capacità umana di immaginazione e di realizzazione sulla limitata "intelligenza" della tecnologia. Se espressa in termini di materia / spirito, corpo / mente, hardware / software o illusione / verità, il messaggio finale sembra essere che possono esistere livelli di realtà metafisica al di là di ciò che possiamo percepire normalmente, e il film ci spinge ad aprirci alla possibilità di risveglio ad essi.

[Nota: Questo articolo è apparso originariamente su The Journal of Religion and Film ]

Articolo in lingua inglese, pubblicato sul sito: Matrix Kennels
Link diretto all'articolo completo di note bibliografiche:
http://www.matrixkennels.com/matrix_symbolism.htm

Traduzione a cura di Anticorpi.info

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sabato 7 aprile 2012

Coscienza Cristica

Chi sono dunque gli "Illuminati"?  Ma è evidente! Sono coloro che dalla vita sono stati premiati  avendo provato personalmente cosa significhi
andare 
“aldilà” della mente.


…tali persone comprendono pienamente, riconoscono e sono chiaramente consapevoli, che ogni sofferenza (malattia, privazione, mancanza di successo, infelicità) deriva dalla mancanza d’Amore nell’approccio che uno ha verso la vita, le persone, l’ambiente.
La Critica  è il maggiore di tutti gli ostacoli alla felicità interiore, perché è altamente distruttiva. Si riflette nella vita della persona, perché quando giudicate, il giudizio ricade sull’autore, come dice il proverbio. Criticare gli altri interferisce con il loro benessere e, di conseguenza, quando danneggiamo gli altri, anche solo minimamente, di nuovo, il danno ritornerà con gli interessi.
Perciò, quando v’impegnate a seguire la Via di Cristo, dovete capire che si tratta di un cammino di autoanalisi inflessibile, in cui dovete trovare il coraggio d’osservare le vostre azioni alla luce dell’AMORE, disposti a vedere la verità riguardo ai vostri pensieri ed alle vostre emozioni.
Mentre andate avanti sul sentiero, diventerà più facile entrare nella percezione della verità degli altri, di ciò che li spinge, li motiva, li induce a commettere degli errori nelle loro relazioni, nel lavoro e nell’intimità della famiglia. Quanto più riuscirete ad identificarvi con gli altri, capire che cos’è che li motiva, percepire le difficoltà che li spingono a compiere azioni considerate cattive, tanto più elevata diventerà la vostra stessa spiritualità, il vostro senso di compassione e d’amore verso coloro che – ora ve ne renderete conto – stanno in realtà facendo del loro meglio nell’ambiente e nelle circostanze che hanno create per se stessi. Da questo punto di vista diventa sempre più facile chiedere scusa, finché non arriverà il momento in cui, percependo così chiaramente la verità dell’altra persona, non vedete l’ora di perdonare e cancellare dai vostri pensieri ogni tensione e critica a lei diretta. Quando arriverà il vostro momento di “passare oltre”, una persona così illuminata, che vive in pace ed armonia col mondo intero, entrerà in uno stato di beatitudine e gioia estreme. Entra nella Luce senza guardare indietro alla Terra. Finalmente scopre di essere passata in quella dimensione dell’Essere, dove è contenta e perfettamente in pace. Dopo un po’, essa inizierà a scoprire che esistono dimensioni dell’esistenza ancora superiori e si accingerà a preparare, ampliare, espandere la sua coscienza per assorbire vibrazioni ancora più elevate della Coscienza Divina, diventando un trasmettitore ancora più creativo e radioso di

 AMORE INCONDIZIONATO.
Persone simili sono realmente la
COSCIENZA CRISTICA

sabato 31 marzo 2012

La trasformazione interiore

 
di Anthony De Mello
Come trasformare il vostro essere?
Cosa dovete fare?
Nulla!
Perché il vostro essere si trasformi, dovete vedere. Vedere qualcosa che vi trasformi.
Nessuno cambia lavorando su se stesso. Voi sapete riparare molte cose e questo è un grande dono.
Quando però tentate di riparare le persone, con ogni probabilità avrete dei problemi.
Voi non dovete fare nulla; dovete vedere le cose in modo nuovo. Il cambiamento avviene attraverso il vedere.
La metánoia, il pentimento, poiché il regno di Dio è arrivato! Pentirsi non significa piangere per i propri peccati; pentirsi significa vedere tutto in modo nuovo, cambiare idea, trasformare il cuore.
Come quell'uomo che disse a sua moglie:
"Ho cambiato testa!".
E quella esclamò:
"Grazie a Dio! Spero che questa funzioni meglio!".
È così! Letteralmente, un'altra testa, un altro modo di vedere le cose. Un nuovo modo di vedere tutto. Questa è la trasformazione di cui sto parlando.
Quando ciò avviene, cambierete, voi, le vostre azioni, la vostra vita.
Questo è il fuoco! Di cosa avete bisogno per vedere le cose in modo nuovo?
Non c'è bisogno di forza, non si richiede di essere utili; non ci vuole fiducia in se stessi, né forza di volontà, né sforzo.
Ci vuole buona volontà, per pensare a ciò che non è abituale, buona volontà per vedere qualcosa di nuovo. E ciò è l'ultima cosa che l'essere umano vuole.
Gli uomini non vogliono vedere nulla di differente da quello che hanno sempre visto. Perciò Gesù incontrò tante difficoltà quando annunciò la sua Buona Novella. Non solo perché era buona. Agli uomini non piace ascoltare cose buone. Vogliono soffrire, vogliono sentirsi miserabili, per non sapere. Inconsapevolmente gli uomini vogliono produrre la sofferenza. A loro non piace la parte buona della Buona Novella. A loro non piace la parte nuova della Buona Novella!
Siete pronti a vedere le cose in modo diverso?
Attenzione: non accettate tutto ciò che vi dico solo perché ve lo sto dicendo io, altrimenti non ne riceverete alcun beneficio. Quanto vi dirò non ingoiatevelo.
Mi piace molto quel detto di Buddha:
"Monaci e discepoli non devono accettare le mie parole per rispetto".
Bisogna fare come l'orefice con l'oro: lo brunisce, lo leviga, lo intaglia, lo lega. Così si fa. Ci si deve mantenere aperti, recettivi e sempre pronti a domandare, a pensare autonomamente. In caso contrario si cade nell'immobilismo, nel pregiudizio mentale. Noi non vogliamo questo.
Soffrite?
Avete problemi?
Detestate tutti i minuti della vostra vita?
Vi sono piaciute le vostre ultime tre ore, ogni secondo delle ultime tre ore?
Se la risposta è no, se la risposta è che state soffrendo e vi agitate, allora avete davvero dei problemi. In voi c'è qualcosa che non va bene. Qualcosa di serio.
State dormendo, siete morti!

ILLUMINAZIONE
Scommetto che la maggior parte di voi ascolta per la prima volta un discorso di questo tipo. Di solito si ripete che è naturale avere problemi, che soffrire è umano. In questo caso è meglio che vi spieghi cosa è la sofferenza!
Distinguiamo anzitutto: voi potete avere dei dolori e soffrire, oppure avere dei dolori e non soffrire.
Un maestro venne interpellato da un suo discepolo:
"Cosa ha significato per te l'illuminazione?".
Ed egli:
"Prima dell'illuminazione, spesso mi sentivo depresso; dopo l'illuminazione continuo a sentirmi depresso!".
Ma c'è una grande differenza.
Soffrire significa lasciarsi risucchiare dall'abbattimento. Questa è la sofferenza. È bene chiarirlo fin dall'inizio. Soffrire significa lasciarsi sconvolgere dal dolore, dallo scoraggiamento, dall'angoscia.
Mentre imparate a pregare, continuerete a essere soggetti allo scoraggiamento, all'angoscia. Saranno come le nuvole che passano in cielo e voi vi identificherete con le nuvole. Ma voi potete essere il cielo, senza identificarvi con nuvole.
Queste continueranno ad andare e venire come prima: "Prima dell'illuminazione, spesso mi sentivo depresso; dopo l'illuminazione continuo a sentirmi depresso!".
Secondo voi da dove proviene la sofferenza?
Secondo alcuni dalla vita stessa. La vita è dura, la vita è difficile!
I cinesi hanno un detto meraviglioso:
"In tutto l'universo non c'è nulla di così crudele come la natura. Nessuno vi si può sottrarre. Ma chi provoca le catastrofi non è la natura, ma il cuore dell'uomo, da dove scaturisce il sentimento".
La vita non è difficile; voi la rendete tale.
A New York qualcuno mi ha raccontato che una tribù africana non conosceva alcuna forma di esecuzione capitale. Sapete cosa facevano? I condannati venivano maledetti, messi al bando ed esiliati; nel giro di una settimana l'uomo o la donna morivano. Semplicemente morivano.
Voi direte:
"Li uccidevano! La sentenza d'esilio li uccideva!".
No, No. Sapete perché?
Se voi e io venissimo esiliati, soffriremmo un poco, ma non moriremmo. Allora si suicidavano? Il modo di vivere l'esilio è ciò che li uccideva.
Avrete già sentito parlare di quegli studenti che prendono gli esami sul serio tanto che se non li superano si suicidano? Se voi e io venissimo respinti, non arriveremmo a suicidarci. Secondo voi cosa spinge questi giovani al suicidio? Il non aver superato l'esame? No; la loro reazione al fatto di non aver superato l'esame.
Quando programmate un picnic e si mette a piovere, cosa vi mette di malumore? La pioggia? Oppure la vostra reazione? La consapevolezza di questo fatto lascia sbalordite le persone che per decenni hanno pregato, ma senza mai rendersene conto. Questo è uno dei rischi insiti nella preghiera: può impedire che arriviate al fuoco.
Adesso, pensate a qualcosa che vi sta turbando in questi giorni. O a qualcosa che vi ha turbati qualche giorno fa. Riflettete!
E cercate di capire che la vostra inquietudine non è causata dall'esterno, dal singolo episodio, dalle cose, dal fatto che qualcuno è morto, avete commesso un errore, avete avuto un incidente, avete perso il lavoro o del denaro. Nulla di tutto ciò provoca il vostro malumore. Esso ha la sua causa nel modo con cui reagiamo all'avvenimento, alla persona, alla cosa che ci scuote. Se un'altra persona si trovasse al nostro posto, molto probabilmente non si contrarierebbe.
Voi si, perché? Dobbiamo fare qualcosa per voi! Non però con la realtà in quanto tale, anche se la maggior parte delle persone darebbe la testa per cambiare la realtà.
(Anthony De Mello)

domenica 8 gennaio 2012

Dall’Homo Sapiens all’Homo noeticus

[Fonte] :
Leonardo. Proportions of Man.jpg
Quando immaginiamo il futuro della Terra, ci troviamo di fronte a un paradosso: da un lato è difficile pensare che l' «Homo sapiens» non continuerà a essere l'unico padrone del pianeta Terra, ma dall'altro è ugualmente difficile immaginare, data la vastità delle distruzioni in atto, quale sarà il futuro della Terra se continuerà il dominio dell'Homo sapiens.


Nel corso della nostra indagine per scoprire se e come l'illuminazione può risolvere la crisi attuale, ci siamo imbattuti in un affascinante pensatore che ha osato spingere la sua immaginazione al di là di questo paradosso, arrivando a una soluzione nientedimeno che evolutiva.

Secondo il ricercatore della consapevolezza John White, benché tutte le tendenze siano contrarie, la Terra e l'umanità possono davvero avere un promettente futuro insieme. Ma l'essere umano che parteciperà a questo futuro sarà un primate molto diverso da quello che conosciamo oggi. White lo chiama "homo noeticus": il gradino successivo dell'evoluzione.

Chiamato alla vita spirituale nel 1963 da un'esperienza spontanea di ciò che egli chiama "la realizzazione di Dio", John White non ha mai avuto difficoltà a dire di essere illuminato, salvo precisare, subito dopo, "ma solo un po". E negli ultimi ventisette anni, quel "solo un po" è stato ciò che ha alimentato il suo insaziabile interesse verso l'esplorazione del potenziale umano più elevato. Chiedetegli dei suoi risultati in questo campo, e l'ultima cosa che vi sentirete raccontare è l'esperienza di illuminazione che ha dato il via al suo cammino. Prima sentirete parlare della sua amicizia con l'astronauta dell'Apollo 14 Edgar Mitchell, la cui esperienza spirituale nella capsula spaziale lo ha portato a fondare, insieme a White, l'Istituto di Scienze Noetiche, oggi noto in tutto il mondo.

Poi sentirete parlare del manoscritto ricevuto nel 1974 da un giovane scrittore che faticava ad affermarsi, Ken Wilber, intitolato The Spectrum of Consciousness. Il libro fece una tale impressione su White che egli fece di tutto per pubblicarlo, cosa che gli riuscì trentatré editori e quattro anni dopo, dando l'avvio all'ascesa di Wilber, che oggi è uno dei più autorevoli pensatori spirituali dell'era moderna.

Scrittore freelance ed editore di gran parte dei suoi libri, White potrebbe raccontare anche di aver pubblicato decine di articoli e oltre quindici libri, tra cui L’incontro tra scienza e spirito, A Practical Guide to Death and Dying e le antologie Kundalini, Evolution and Enlightenment e What is Enlightenment? Nel suo prossimo libro, Enlightenment 101, White descrive come, secondo le sue ricerche ed esperienze, la razza umana sta già attraversando un mutamento evolutivo.

Vivere tra le avanguardie dell'esplorazione della consapevolezza, in compagnia dei più importanti pensatori spirituali, ha donato a White un punto di vista unico sul nostro potenziale umano più elevato, nonché uno sguardo penetrante su quello che potrebbe essere il futuro della nostra specie. Tuttavia, alla fine White ammette che la sua fiducia nel nostro potenziale evolutivo non è dovuta alle sue ricerche e ai suoi studi, bensì a quella prima esperienza spirituale avvenuta nel 1963.
Come egli racconta,
"Ci fu una rivoluzione nella mia consapevolezza che mi portò a scorgere l'illusorietà dell'io separato e la realtà del Sé autentico. Fu un momento di consapevolezza cosmica. La percezione di un io corporeo venne completamente spazzata via, e restò solo l'«io» dell'universo, del cosmo. Tutto ciò non mi donò una sorta di onniscienza, ma un insieme di certezze. Sapevo al di là di ogni dubbio cosa ero, perché stavo qui, dove stavo andando e qual era la strada verso casa, verso Dio. E ho visto anche che esisteva qualcosa di simile a una natura umana, per cui ciò che era possibile per me lo era per tutti. Ho visto nel mio passato e nel mio futuro, il passato e il futuro di tutta l'umanità".

Lo scorso autunno, nel nostro centro nel Massachussetts occidentale, abbiamo avuto il piacere di una cortese visita di John White, proveniente dalla sua casa nel Connecticut. Quel pomeriggio egli ha condiviso con noi la sua visione di un'umanità illuminata.

Craig Hamilton:
Molti futurologi, scienziati e pensatori sociali ritengono che l'umanità stia affrontando una crisi evolutiva. Prevedono trasformazioni potenzialmente devastanti nei prossimi decenni, quando la sovrappopolazione, la rapida globalizzazione e la sperimentazione tecnologica renderanno ancora più precario l'equilibrio su cui si basa la vita della nostra specie e del pianeta in generale. Molti autorevoli pensatori hanno affermato che, data l'enormità delle sfide che ci attendono, l'unica soluzione che può forse andare alla radice del problema è di tipo spirituale, ovvero è una trasformazione della consapevolezza. Cosa pensi di questa idea? L'illuminazione può salvare il mondo?

John White:
L'illuminazione è la sola cosa che può salvare il mondo. La sola cosa.
Quando lavoravo con l'astronauta dell'Apollo 14 Edgar Mitchell, l'idea era che l'Istituto per le Scienze Noetiche, da lui fondato nel 1972 e del quale ero il Direttore dell'Educazione, avrebbe studiato la mente umana per applicare le scoperte in questo campo ai problemi dell'umanità. Ed, dopo aver avuto un'epifania. o esperienza religiosa, mentre la capsula spaziale scendeva sulla Terra, aveva capito chiaramente che i problemi che assillavano l'umanità non facevano parte del mondo naturale.
Le divisioni sociali, le lotte, i conflitti e tutti i problemi politici..., egli aveva capito che quei problemi, sorgevano nel contesto della mente, o della consapevolezza umana, e voleva studiare quest’ultima per risolvere quei problemi alle radici. Come ha detto Einstein, non puoi risolvere un problema al livello che l'ha originato: devi andare un livello sopra. Quindi, questa era la speranza dell'Istituto di Scienze Noetiche: comprendere meglio la natura della consapevolezza e capire fino a che punto potevamo trascendere la condizione alla base di tutti i problemi che l'umanità si trova di fronte. Senza questa comprensione, è facile che ci ritroviamo a essere nulla più che un granello di polvere nel cielo notturno, o un pianeta moribondo dove le specie sono morte.
Quindi, sì, abbiamo di fronte molte crisi, ma le mie indagini recenti e la mia esperienza personale mi dicono che riusciremo a superarle. Questo fa parte del grande disegno della creazione, del fine intelligente dell'universo. Dio non ci ha condotto attraverso cinque milioni di anni di evoluzione umana per spegnerci così. Abbiamo i mezzi, il potenziale per affrontare questa crisi in modo intelligente, in linea con la nostra spinta teleologica verso la trascendenza dell'io.
Ma per quello che posso vedere, tutto ciò non è assolutamente certo. Il nostro pianeta potrebbe subire un'overdose, per così dire. Ma non credo che arriveremo a quel punto: abbiamo superato moltissime crisi nella nostra lunga storia, e vedo diversi segnali promettenti secondo cui riusciremo a superare anche queste. In realtà, come ha detto un mio amico, "La parola inglese «Hope», speranza, è un acronimo per «Help Our Planet Evolve», sostieni l’evoluzione del nostro pianeta". E io ho grandi speranze.

Craig Hamilton:
Nel tuo prossimo libro, affermi che in realtà l'umanità si sta evolvendo verso una nuova e più elevata forma di vita, che riuscirà a trascendere molte delle difficoltà di oggi. Hai definito questa nuova ed evoluta forma di umanità "Homo noeticus". Cos'è l'homo noeticus?

John White:
L'homo noeticus è il termine che uso per indicare quella che considero una forma di umanità più elevata che sta emergendo oggi sul pianeta, caratterizzata non da mutamenti genetici, bensì noetici. In altre parole, la consapevolezza è il principio fondamentale per definire l'homo noeticus. Esiste una radicale trasformazione della consapevolezza che contraddistingue l'homo noeticus, un passaggio dalla centratura sull'io a quella su Dio. L'homo noeticus potrà assomigliare molto al Tizio e al Caio che oggi camminano per le strade di New York, ma sarà caratterizzato da una profonda trasformazione della consapevolezza. E tale trasformazione della consapevolezza fa parte del processo dell'illuminazione.
Non ho una lista antropologica di caratteristiche che definiscono l'homo noeticus. Se fossimo stati vivi quando stava apparendo l'uomo di Cro-Magnon, come avremmo potuto distinguere quest'ultimo dall'uomo di Neanderthal? Fisicamente, avevano praticamente lo stesso aspetto. Ma col senno di poi possiamo dire che il Cro-Magnon era un tipo di essere umano nuovo e superiore, caratterizzato dal fatto di essere il primo artista, che dipingeva caverne e scolpiva sculture femminili. Il Cro-Magnon ha inventato l'arco e la freccia, le prime armi del mondo dopo le semplici pietre. E ci sono altre caratteristiche che contraddistinguono il Cro-Magnon dal Neanderthal.
Lo stesso avviene con l'homo noeticus. I segni distintivi che secondo me indicano la piena appartenenza all'homo noeticus sono di base conseguenze del passaggio dalla centratura sull'io a quella su Dio. Quest'ultima riconosce la presenza del divino in ognuno e opera nel mondo su questa base. In essa non esiste competizione, bensì cooperazione, e il processo di pensiero non è del tipo semplice, lineare, sequenziale, o/o, ma è a più livelli, integrato e inclusivo. E dal punto di vista delle emozioni, non troverai né odio né vizi né alcuno dei sentimenti non virtuosi che creano tanta sofferenza, dolore, morte e distruzione nel mondo di oggi. Si può dire che è possibile sapere che l'homo noeticus è la forma-vita dominante sul pianeta grazie all'assenza di guerre, di oppressione, di competizione, di avidità, di cupidigia e di altri vizi che hanno molto contribuito a creare la condizione umana odierna.

Craig Hamilton:
Quali sono i segni che scorgi nel mondo di oggi e che ti hanno portato alla conclusione che stia nascendo l'homo noeticus, che stiamo davvero evolvendoci?

John White:
Nel mio libro L’incontro di scienza e spirito elenco una lunga lista di fattori che, presi insieme, mi dicono che nel mondo è in atto una profonda trasformazione della consapevolezza. Non che tutti questi fattori siano globalmente presenti, ma possiamo considerare ogni aspetto delle attività umane di oggi e vedere cose, movimenti, gruppi, prospettive che non sono semplicemente contrari allo status quo, ma che indicano una via nuova e più elevata al di là di quest'ultimo. L'economia, l'istruzione, la politica, gli affari militari: tutte le attività umane stanno mostrando segni, qui e là, dell'apparizione di qualcosa che non solo le trascende, ma proietta un'influenza che trasforma ulteriormente quei domini.
Nella gente è diffusa la volontà di crescita, che si sta manifestando in molti modi: fisico, mentale e spirituale. Guardiamo come la specie umana sta superando ogni limite nei campi dell'atletica e dell'esplorazione planetaria. Per la prima volta padroneggiamo l'esplorazione sottomarina al punto che è possibile scendere con l'autorespiratore per centinaia di metri, o anche più in basso grazie a mezzi tecnologici come i sottomarini o i batiscafi. Quindi, stiamo superando i limiti dell'esplorazione oceanica e atmosferica tramite i viaggi spaziali, gli aerei ultraleggeri e i vari tipi di sport aerei. E gli stessi sport fisici sono diventati realtà che cento anni fa non sognavamo neppure. I record vengono battuti in continuazione, man mano che miglioriamo i programmi di allenamento e il tipo di alimentazione.
Inoltre, gran parte del mio bagaglio culturale è fatto di parapsicologia, di ricerca psichica. Vedo quest'ultima come una conseguenza di un risveglio della consapevolezza dell'umanità, grazie al quale la gente vuole conoscere meglio se stessa, a un livello più profondo o elevato. Per la prima volta in tutta la storia umana, esiste un vasto riconoscimento pubblico del potenziale psichico delle persone. E questo trova un'applicazione molto pratica nel movimento per la salute olistico, o alternativo. Dappertutto, la specie umana sta superando i limiti della nostra condizione fisica, mentale e spirituale.
Quindi, questi sono alcuni fattori.

Craig Hamilton:
È giusto definire l'homo noeticus illuminato, così come l'illuminazione viene tradizionalmente intesa?

John White:
L'homo noeticus sarebbe quello che definisco il primo stadio dell'illuminazione, in cui esiste una trasformazione psicologica, un mutamento radicale della consapevolezza, dalla centratura sull’io a quella su Dio. Ma questo deve avvenire anche a livello fisiologico.
Molti anni fa, ho enunciato quella che ritengo la prima legge della noetica: "Il corpo segue la consapevolezza". Ebbene, quando c'è un mutamento radicale della consapevolezza, "moksha", si creano le basi per il perfezionamento di tutti gli aspetti delle nostre attività. E ne segue necessariamente, nel gran disegno dell'evoluzione umana (così come lo vedo io), la trasformazione del corpo stesso, del corpo e della mente, che sono inferiori allo spirito.

Craig Hamilton:
Secondo te, quanto siamo lontani da quella trasformazione della consapevolezza che può davvero prepararci ai radicali cambiamenti futuri? Quale percentuale di persone si deve evolvere nell'homo noeticus prima di poter sperare di cambiare le cose e acquisire una prospettiva più vasta su questi problemi?

John White:
Per come la vedo io, la piena emersione dell'homo noeticus (cioè la sua affermazione come forma-vita dominante sul pianeta) richiede ancora molte centinaia di anni, come minimo. Questo, per noi che stiamo seduti in questa stanza con un orologio al polso, sembra un lungo periodo di tempo. Ma dal punto di vista antropologico o evolutivo, equivale a un batter d'occhio.
In teoria, la prima forma di vita sulla Terra è emersa dal brodo primordiale quattro miliardi di anni di fa, e ha dominato per uno o due miliardi di anni. La seguente e più elevata forma di vita ha dominato per un periodo più breve, e ogni nuova forma di vita ha prevalso per un periodo sempre più limitato. In altre parole, l'emersione di forme più elevate sta aumentando. Dunque, quando si arriva al livello dell'uomo, stiamo parlando di io e te seduti in questa stanza grazie al fatto che appena cinque milioni di anni fa i nostri progenitori hanno assunto la posizione eretta in mezzo alle pianure africane. E il Neanderthal è apparso trecentomila anni fa; il Cro-Magnon, da trentacinque a quarantamila anni fa; l'Homo sapiens sapiens, l'uomo moderno, diecimila anni fa.
Se la noetica, piuttosto che la genetica, governerà il cambiamento evolutivo (come secondo me avverrà d'ora in poi), grazie al potenziale delle comunicazioni di massa e delle tecnologie delle informazioni assumeremo davvero il controllo della nostra evoluzione. Avremo la possibilità di disseminare informazioni per creare trasformazioni. E quindi penso non solo che questo mutamento sta avvenendo, ma che la sua velocità è in costante accelerazione. Tuttavia, ci vogliono ancora molte centinaia di anni prima che l'homo noeticus sia davvero la forma-vita dominante. Ma non dobbiamo pensare che passeranno trecento anni prima che affronteremo tutte le crisi globali che abbiamo di fronte. Un essere trasformato nel mondo può trasformare centinaia e migliaia di persone.

Craig Hamilton:
Come hai detto, esiste ovviamente una quantità enorme di segni positivi, e un numero crescente di persone sta cercando di avere una maggiore consapevolezza sulle sfide che abbiamo di fronte. Ma hai anche fatto notare come la maggioranza dell'umanità sembra tuttora bloccata in una visione del mondo estremamente materialista, egocentrica e governata dall'interesse a breve termine.
Hai scritto: "Dire semplicemente che l'umanità può accelerare la sua evoluzione non è la stessa cosa che convincerla a farlo, o fargli capire che deve farlo".
Qual è secondo te il fattore principale che convincerà gli esseri umani a rispondere alla chiamata evolutiva, trasformando se stessi?

John White:
Evidenzierei due fattori.
Uno è la presenza di maestri illuminati nel mondo, il cui stesso essere irradia il messaggio. Nel loro esempio, abbiamo la dimostrazione del potenziale umano.
Secondo, abbiamo l'aumento delle sofferenze, e la sofferenza è la prima grazia. È il modo in cui la natura ci dà un calcio, sul piano astrale, quando non vogliamo imparare attraverso mezzi più gentili. Se non ci lasciamo guidare dall'attrazione, verremmo guidati dalla repulsione. E, probabilmente, le cose sono sempre andate così.
Il livello di sofferenza è molto alto in certe aeree del mondo, mentre in altre è assai elevato il livello di consapevolezza del nostro potenziale di trasformazione: per questo è in atto un processo sinergetico nel quale coloro che sono illuminati, risvegliati e compassionevolmente preoccupati per le sofferenze del mondo, stanno rivolgendo la loro attenzione alla cura immediata e concreta di tali sofferenze. Ecco perché affermo di essere molto, molto fiducioso: perché vedo questa trasformazione avvenire davanti ai miei occhi.

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John White. L'incontro di scienza e spirito. Pratiche. 2001. ISBN: 8873807119
Ken Wilber. Lo spettro della coscienza. Crisalide. 1993. ISBN: 8871830261

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John White. Kundalini, Evolution, and Enlightenment. Paragon House. 1990. ISBN: 1557783039
John White. What Is Enlightenment? Exploring the Goal of the Spiritual Path. Paragon House. 1995. ISBN: 1557787263


Copyright originale "What is Enlightenment" magazine www.wie.org
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.
Copyright per l'edizione italiana: Innernet.


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