Visualizzazione post con etichetta ESERCIZI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ESERCIZI. Mostra tutti i post

lunedì 11 febbraio 2013

L'Arte della Spada: la scelta del successore (New)

Vi preghiamo di leggere con attenzione e di fermarVi 
a riflettere quando Vi verrà richiesto.
.:.
Prima Parte
Ouverture
Un grande maestro di spada giapponese del XVI secolo, che non aveva mai conosciuto sconfitta, era giunto al crepuscolo della sua vita e, dopo aver molto riflettuto, aveva deciso di ritirarsi e di nominare un successore. La tradizione voleva che scegliesse uno dei suoi tre figli che studiavano con lui fin dall’infanzia.
Egli, nella sua lunga vita, aveva praticato vari stili finché non era giunto a elaborarne uno proprio che aveva chiamato: “l’arte di vincere senza combattere” o “l’arte di combattere senza armi”.
Molti erano venuti a sfidarlo. Uno dei suoi sistemi preferiti per scoraggiare i provocatori era di portarli nel suo giardino e, davanti ai loro occhi, con un sol colpo di spada, recideva di netto un ramo di ciliegio in fiore di cui faceva poi loro dono. Di solito questo espediente bastava a scoraggiare il candidato che, constatando che neanche uno dei petali era caduto dal ramo, capiva di non avere la minima chance: tale impresa presupponeva infatti una precisione e una velocità senza uguali.
Il maestro per scegliere con obiettività e imparzialità il successore pensò di sottoporre i figli ad una prova che avrebbe avuto anche il vantaggio di evitare gelosie tra i fratelli.
Il maestro invitò un caro confratello, grande maestro di spada anch’egli, per chiedere consiglio. Pensarono a quale prova sottoporli, valutando vantaggi e svantaggi e che fosse anche d’insegnamento visto l’incarico importante che doveva assumere il prescelto.
Alla fine sorridendo optarono per un marchingegno ispirato dagli utensili del tè.
Così organizzarono la prova.
I tre fratelli furono pregati di aspettare in giardino finché non fossero stati chiamati uno per volta.
Il maestro chiamò per primo il figlio maggiore.
Questi salì di corsa i gradini e stava per aprire la porta per entrare, quando si fermò di colpo: aveva avvertito qualcosa di strano, sentiva nell’aria una minaccia! A forza di pratica aveva sviluppato un sesto senso. Alzò la testa e attraverso la carta di riso della porta vide l’ombra di una ciotola sospesa sulla porta. Abbozzò un sorriso, introdusse il manico del suo ventaglio tra la porta e lo stipite e poi, pian piano, aprì la porta senza fare cadere la ciotola. Alla fine l’afferrò ed entro fiero nella stanza tenendola fra le mani.
Il padre sorrise e tentennò la testa, come fece pure l’altro maestro, quindi invitò il primo figlio a chiudere la porta e a rimettere la ciotola al posto di prima.
Chiamò, quindi, il secondo figlio. Questi, che era rimasto con l'altro in giardino e non aveva visto niente,  si precipitò di corsa e aprì di slancio la porta, ma, con riflesso fulmineo, schivò la ciotola e la presa al volo. Anche lui entrò nella stanza tenendo il recipiente tra le mani, orgoglioso della sua prodezza.
Richiusa nuovamente la porta e rimessa a posto la ciotola, fu la volta di chiamare il terzo figlio. Anch'egli arrivò con foga, aprì la porta e rimase stupefatto nel sentirsi arrivare una ciotola sulla testa. Ma, prima che questa, dopo averlo colpito sul cranio, rimbalzasse per terra, sguainò velocemente la sua spada e la tranciò di netto. Ringuainò tutto soddisfatto la spada e anche lui si mise vicino ai suoi fratelli.
Allora il maestro si rivolse al suo confratello e gli chiese:
- "Quale dei miei figli, secondo te, è il più degno di succedermi?"
- "Sono tutti è tre dei formidabili artisti della spada - rispose il saggio amico - ma colui che è più degno di succederti è..."
FermateVi adesso un attimo, Vi prego,
a riflettere e provate a rispondere Voi.
Chi venne scelto per la successione e perché?

Seconda Parte La Risposta
Allora il maestro si rivolse al suo confratello e gli chiese:
"Quale dei miei figli, secondo te, è quindi più degno di succedermi?"
Il saggio amico, dopo aver chiuso gli occhi ed essere rimasto in silenzio per alcuni secondi, rispose:
"Il tuo terzo figlio, nonostante la sua prova mirabolante, non è adatto. Quando ha sguainato la spada era ormai troppo tardi: in un vero combattimento sarebbe stato già ucciso. Non è stata forse la ciotola a colpirlo per prima? E, soprattutto, perché spaccare quel prezioso utensile? Se la doveva prendere, piuttosto, con se stesso."
"Il secondo figlio ha ancora molta strada da fare: ha reagito bene, però si è lasciato sorprendere. Non ha saputo prevedere, il che denota una mancanza di maturità: un maestro deve avere lo spirito sempre all'erta."
"Il primo figlio ha dimostrato di essere già un maestro. E' il degno successore della vostra scuola, poiché non ha avuto bisogno di combattere per vincere. Non è forse “l’arte di vincere senza combattere” o “l’arte di combattere senza armi” il nome che avete dato al vostro stile? Questo il senso ammirevole e sorprendente della vostra arte della spada."
Il vecchio maestro sorrise, si alzò e, con il suo stile inconfondibile, sguainò la spada, tranciò di netto un ramo di ciliegio in fiore, senza far cadere neanche un petalo e, prima che cadesse per terra, lo prese al volo e, con un lieve inchino, lo donò al suo caro confratello.
La vera battaglia,
il vero combattimento,
la vera vittoria
è con noi stessi.
*
Se non avete indovinato non prendetevela.
Provate piuttosto a capire come affrontate voi le situazioni.

Se invece ci avete azzeccato non inorgoglitevi troppo.

Ma cercate di chiarirVi come avete operato per indovinare.
Se non avete risposto spero che almeno ci abbiate riflettuto un po'.
.:.
Ma la storia, inaspettatamente, ha degli sviluppi
(non previsti nel racconto di Pascal Fauliot)
stimolati dai commenti dei lettori del blog.
Terza Parte
La Decisione
Ma il Maestro, dopo aver avuto il parere del confratello, cosa decise?
Si, perché, non è detto che la risposta del confratello sia poi stata la decisione del Maestro. 
Il racconto lo da per scontato, ma potrebbe non essere così.
Infatti la decisione potrebbe sia seguire il parere del confratello oppure essere diversa, oppure…
Ancora un altro quesito?!
Se non vi annoiate a rispondere agli indovinelli e ad attivare le vostre capacità ragionative e intuitive vi invito a dare un’altra domanda:
Cosa decise il Maestro?
Affidò ai figli la successione della scuola di spada? A chi affidò la successione?
Bene! Buona riflessione, meditazione, intuizione, buon allena-mente
e, se volete, lasciate la vostra  ipotesi nei commenti.
Qui sotto, finalmente, la soluzione definitiva!
.:.
Quarta Parte
Finale
Il Maestro allora, salutò il confratello e i suoi tre figli  e si ritirò nel bosco a meditare.  Dopo un periodo che per i figli pare sia stato interminabile, ritornò e li chiamò a sé e li invitò a sedersi e a prendere una tazza di tè.
Rimase in silenzio e concentrato mentre si occupava della cerimonia.
I fratelli osservavano con ammirazione la calma e l'eleganza operativa del vecchio genitore ma in cuor loro si agitavano vari pensieri.
- Chi avrà scelto?
- Sarò io? 
- E, se non sarò io, cosa farò?
Il genitore-maestro, come leggendo nelle loro menti, porse una tazza di tè a ognuno,  ne prese una per sé, si sedette e dopo un profondo respiro disse:
"Cari figli e cari allievi. Voglio aprirvi il mio cuore. Il mio caro confratello ha analizzato il vostro comportamento e ha espresso il suo giudizio. Ma io, dentro di me, sentivo che mancava qualcosa…
Io, è vero, devo trovare il degno successore alla scuola, ma voi tre, oltre che miei allievi, siete anche i miei figli e io non voglio creare occasione di discordia tra di voi.
È vero, il primo è il più adatto a succedermi, ma ognuno di voi ha delle qualità che possono essere utili alla conduzione della Scuola.
Quindi ho deciso così:
Lascio la Scuola a tutti e tre insieme.
Voi dirigerete la Scuola insieme. Prenderete le decisioni all’unanimità. Valuterete insieme cosa sarà meglio per la Scuola. Ma avrete funzioni diverse. Il Terzo istruirà i principianti e dirigerà le cose pratiche della Scuola. Il Secondo allenerà coloro che stanno nella fase intermedia e dirigerà l’accoglienza e  le relazioni. Il Primo guiderà coloro che stanno in una fase avanzata e dirigerà i progetti della Scuola indicando gli obiettivi. Ogni ciclo di tre anni le funzioni saranno scambiate a turno tra di voi.
Adesso finite il vostro tè.
I ragazzi, ormai uomini, si guardarono tra di loro e sorrisero. 
Si sentivano in pace con se stessi e con il vecchio padre.
Il Maestro si alzò, salutò i figli - allievi ormai maestri - e si allontanò verso il bosco.
I figli abbracciandosi si dissero che il loro padre-maestro aveva fatto di tutto per lasciare la situazione nel modo migliore.
Fra di loro non ci sarebbe così stata occasioni di gelosie o di rivalità. Tutti potevano collaborare insieme esprimendo e sviluppando le proprie qualità e imparando l’uno dall’altro.
Si dice che questa Scuola esista tuttora in Giappone e che abbia influito, nel tempo, sulla comprensione e realizzazione dei gruppi di lavoro che ancora oggi sono di esempio nel mondo.
E che in alcune nuove Comunità ci si ispiri ai principi di collaborazione, cooperazione, di riconoscimento e sviluppo delle propri più alte qualità e di ricoprire più delle funzioni utili al gruppo e coordinate e armonizzate tra di loro.
Crediamo che questi sono i principi che porteranno l’umanità verso la prossima evoluzione.
.:.
Liberamente tratto, in parte, da:
“Il maestro Bokuden e i suoi tre figli”, Racconti dei saggi del Giappone, Pascal Fauliot, L’Ippocampo, Milano 2009
.:.

Per i Commenti vedi:
- L'Arte della Spada: 1 Ouverture (dell' 1 giugno 2010)















































sabato 8 dicembre 2012

Dov'è andata la morte? (Umberto Eco)

Fonte:  l'espresso.repubblica.it/ 
la bustina di Umberto Eco
29 novembre 2012

L'evento si consuma lontano, in ospedale. Non seguiamo più il feretro al cimitero. Non vediamo i morti. Se non al cinema. Ma non vivendo l'esperienza saremo più terrorizzati quando il momento si avvicinerà

Il "Magazine Littéraire" francese dedica il suo numero di novembre a "Quello che la letteratura sa della morte".
Ho letto con interesse i vari articoli, ma sono rimasto deluso dal fatto che, tra tante cose che non sapevo, in fin dei conti mi ripetessero un concetto notissimo: che la letteratura si è sempre occupata, oltre che dell'amore, della morte. Gli articoli del periodico francese parlano della presenza della morte sia nella narrativa del secolo scorso, sia nella letteratura gotica pre-romantica, ma si sarebbe potuto discettare sulla morte di Ettore e sul lutto di Andromaca, o sulle sofferenze dei martiri in tanti testi medievali. Per non dire che la storia della filosofia inizia con l'esempio più consueto di premessa maggiore di un sillogismo: «Tutti gli uomini sono mortali».

IL PROBLEMA MI PARE piuttosto un altro, e forse dipende dal fatto che oggi si leggono meno libri: noi contemporanei siamo divenuti incapaci di venire a patti con la morte. Le religioni, i miti, i riti antichi ci rendevano la morte, seppure sempre temibile, familiare. Ci abituavano ad accettarla le grandi celebrazioni funerarie, gli urli delle prefiche, le grandi Messe da Requiem. Ci preparavano alla morte le prediche sull'inferno e ancora durante la mia infanzia ero invitato a leggere le pagine sulla morte dal "Giovane provveduto" di Don Bosco, che non era solo il prete allegro che faceva giocare i bambini, ma aveva un'immaginazione visionaria e fiammeggiante. Egli ci ricordava che non sappiamo dove ci sorprenderà la morte - se nel nostro letto, sul lavoro, o per strada, per la rottura di una vena, un catarro, un impeto di sangue, una febbre, una piaga, un terremoto, un fulmine, «forse appena finita la lettura di questa considerazione». In quel momento ci sentiremo la testa oscurata, gli occhi addolorati, la lingua arsa, le fauci chiuse, oppresso il petto, il sangue gelato, la carne consumata, il cuore trafitto.

Di qui la necessità di praticare l'Esercizio della Buona Morte:
«Quando i miei piedi immobili mi avvertiranno che la mia carriera in questo mondo è presso a finire...
Quando le mie mani tremule e intorpidite non potranno più stringervi, Crocifisso mio bene, e mio malgrado lascierovvi cadere sul letto del mio dolore...
Quando i miei occhi offuscati e stravolti dall'orror della morte imminente ...
Quando le mie barra fredde e tremanti....
Quando le mie guance pallide e livide inspireranno agli astanti la compassione e il terrore, e i miei capelli bagnati dal sudor della morte, sollevandosi sulla mia testa annunzieranno prossimo il mio fine...
Quando la mia immaginazione, agitata da orrendi e spaventevoli fantasmi sarà immersa in mortali tristezze...
Quando avrò perduto l'uso di tutti i sensi... misericordioso Gesù, abbiate pietà di me».

PURO SADISMO, SI DIRA' . Ma cosa insegniamo oggi ai nostri contemporanei? Che la morte si consuma lontano da noi in ospedale, che di solito non si segue più il feretro al cimitero, che i morti non li vediamo più. O meglio, ne vediamo continuamente, che schizzano brandelli di cervello sui finestrini dei taxi, saltano in aria, si sfracellano sui marciapiedi, cadono in fondo al mare coi piedi un cubo di cemento, lascian rotolare sul selciato la loro testa - ma non siamo noi o i nostri cari, sono gli attori. La morte è uno spettacolo, persino nei casi in cui i media ci raccontano della ragazza realmente stuprata o vittima del serial killer. Non vediamo il cadavere straziato, perché sarebbe un modo di ricordarci la morte. Ci fanno vedere gli amici piangenti che recano fiori sul luogo del delitto e, con un sadismo ben peggiore, suonano alla porta della mamma per chiederle «Cosa ha provato quando hanno ucciso sua figlia?». Non si mette in scena la morte bensì l'amicizia e il dolore materno, che ci toccano in modo meno violento.
Così la scomparsa della morte dal nostro orizzonte di esperienza immediato ci renderà molto più terrorizzati, quando il momento si approssimerà, di fronte a questo evento che pure ci appartiene sin dalla nascita - e con cui l'uomo saggio viene a patti per tutta la vita.


lunedì 23 aprile 2012

Sincronicità .:.



La sincronicità è un termine introdotto da Carl Jung nel 1950 per descrivere una connessione fra eventi, psichici o oggettivi, che avvengono in modo sincrono, cioè nello stesso tempo, e tra i quali non vi è una relazione di causa-effetto ma una evidente comunanza di significato. La sincronicità è relativa quindi alle "coincidenze significative".*1
.:.

Spazio, tempo e causalità
(questa triade della classica immagine fisica del mondo)
si completerebbero grazie al fattore di sincronicità
in una tetrade

spazio

   causalità                     sincronicità

tempo

La sincronicità consiste essenzialmente in “omogeneità casuali”.
C. G. Jung


.:.

Capita, a volte, di avere l’impressione di avere gli stessi pensieri, di telefonarsi quasi contemporaneamente, di sognarsi, di pensare ad una persona e questa ci viene a trovare e tante altre cose simili.
Io cerco di osservare questi fenomeni, di studiarli, di sperimentarli, di approfondirli.
Ciò che capita più spesso è il percepire un collegamento, ma quasi mai percepiamo anche il contenuto. E’ come se sentissimo uno squillo, alziamo il ricevitore, ma sentiamo solo un lieve brusio senza decifrare alcun messaggio. Solo qualche volta riusciamo a percepire anche il contenuto del messaggio.
Ovviamente per fare questo bisogna avere la consapevolezza dei propri pensieri e un certo grado di controllo.

Questo genere di fenomeni vengono quasi sempre negati o addirittura derisi dalla gente comune e dagli scienziati (che io definisco presuntuosi). E’ vero che esistono casi di millanteria, di fanatismo, di truffa o falso. Ma i vissuti di ognuno di noi osservati con un certo distacco e imparzialità sono, secondo me, almeno degni di essere studiati obiettivamente.

Quindi vi chiedo di annotare i vostri casi di sincronicità (eventi che vediamo uniti da rapporto di senso, di significato), di preveggenza, di telepatia o simili o poi magari ne parliamo.

.:.
Jung scoprì che gli eventi sincronistici si verificano prevalentemente
quando sono impegnati i livelli istintuali
(emozionali, archetipici, simbolici) della psiche.
James Hillman
.:.
 

La sincronicità è la possibilità di interagire con gli avvenimenti, al di là della legge di causa-effetto.
La Legge della Sincronicità dà la possibilità di andare oltre le probabilità legate al tempo, in modo da poter “raccogliere” eventi diversi nel mare delle probabilità e addensarli nel presente, cioè farli accadere.
(Damanhur)

 
_______________
 
Per approfondire:
- Jung, C. G., La sincronicità, Boringhieri, Milano 1980
- Monia Zanon, Sincronicità, Anima edizioni
- Robert Hopke, Nulla Succede per Caso, Mondadori
- Eaco Cogliani, Sincronicità e Coincidenze Significative, Alba Magica Edizioni
- David Richo, Quando le cose non accadono per caso, Armenia Edizioni
- Deepak Chopra, Le Coincidenze, Sperling & Kupfer
 
Fonti:

 

* Immagine di .:Alma:.

lunedì 9 aprile 2012

Il Risveglio in sé (2) Dal Decondizionamento alla Liberazione (Le Passeur)


Publié le 11 mai 2011 par Le Passeur (Il Traghettatore)
Dal decondizionamento alla liberazione.
Istruzioni per l’uso.
La Guarigione
Guarire è prendere la via della vacuità
Per cominciare, prendi coscienza che la confusione regna nella tua mente. Quante volte non pensi? Cerca un po’. Siamo d’accordo, non spesso, ma quando succede  (sii certo che per molte persone non succede mai) noterai che capita sempre quando sei consapevole nel momento presente. La chiave risiede lì: essere nel momento presente. Se non sei consapevole dell’assurdità della confusione nella tua mente, osserva per un istante di cosa sono fatti i tuoi pensieri, e ti accorgerai che si collocano sempre nel passato o nel futuro. Mai nel presente. E’ come se nella tua mente il presente non esistesse, quando è effettivamente l’unica vera realtà del mondo che percepisci. 
Le tue idee del passato o del futuro consistono a progettare un’energia in un luogo che non esiste. Perché secondo la tua rappresentazione lineare del tempo, che è la tua in questa dimensione, pensi alle cose che non sono più, o pensi alle cose che non sono ancora arrivate e che forse non arriveranno mai. Tuttavia, non sei mai nel momento presente, che è l’unico veramente percettibile da tutto ciò che sei.
Ecco una delle chiavi essenziali della liberazione. Cerca il più spesso possibile la percezione del momento presente nel tuo quotidiano, imparerai così a tranquillizzare la tua mente, ad addomesticare quest’animale selvaggio che ha fatto finora soltanto ciò che ha voluto di te.
Quando sarai peraltro consapevole che ognuno dei tuoi pensieri è un’energia non controllata, se buttata troppo rapidamente nell’universo, se ne va sempre da qualche parte calamitando la sua risonanza. Ti lascio immaginare il grado di inquinamento che un unico essere umano può produrre in una vita. Del resto è una delle cose sui cui sarebbe bene che cominciassimo tutti a lavorare.

Un esercizio semplice per essere nel momento presente è di sederti nella natura, di chiudere gli occhi e di provare pienamente la sua presenza attraverso i tuoi altri sensi, il vento negli alberi, sulla tua pelle, il canto degli uccelli, il volo degli insetti, il calore del sole. Se non ti trovi vicino alla natura, prova nella tua città, certo è meno nutriente ma prendendo coscienza dell’istante presente, avrai la percezione che esiste ovunque e sempre. La sua grande qualità è che insedierà in te un po’ alla volta il silenzio lucido e onnipotente, la vacuità, per ritrovare la vera casa, là dove riposa la tua padronanza persa che sta aspettando il tuo ritorno.
Guarire è prendere la via dell’essere più leggero
Ognuna delle cellule del tuo corpo immagazzina il peso delle tue memorie, quelle di questa vita certo, ma anche quelle delle tue vite precedenti, e addirittura certe trasmesse dalla tua ascendenza – ciò che si chiama le “memorie cellulari”. Immagina un po’ la quantità di emozioni diverse, tra cui certe particolarmente pesanti, che hanno potuto accumularsi durante tutto il tuo percorso nell’incarnazione! 
Il mal-essere, le paure, la malattia, sono le conseguenze dell’energia non armoniosa accumulata in te, che finisce sempre per esprimersi attraverso una o più delle tue zone di ombra, il più delle volte quelle che sono nate dai più grandi dolori, là dove sei più vulnerabile.
Quando avrai individuato le tue zone di ombra e che sarai in grado di identificare le ferite dell’ego che ne sono la causa, avrai sciolto i nodi dei bagagli emozionali che li alimentano. Da lì, i bagagli essendo aperti, ne farai ciò che vuoi a seconda del tuo libero-arbitro, e forse niente se hai deciso di non alleggerirti. Ma nel caso contrario, se hai la volontà di uscire dal gioco e di guarire, la via che ti invito a seguire è quella del perdono e della compassione. Per te come per altri.

È nel perdono sincero e profondo verso le ferite date e le ferite ricevute che potrai allora guarire veramente, così come la compassione per chi ha recitato la parte del carnefice e che è soltanto la vittima delle sue ferite, anche se talvolta sei stato tu questo carnefice.
Non dimenticare che nel lungo percorso delle tue vite su questa Terra, hai qualche volta posto la testa sul ceppo, e qualche volta hai tenuto l’ascia. E’ stata la via per ognuno di noi senza eccezione, Abbiamo dovuto sperimentare pienamente le due polarità della dualità, e abbiamo quindi assegnato le parti fino lì col nostro pieno consenso nel rispetto dell’equilibrio delle energie opposte, in altro modo detto le leggi del karma.
Cosa sono queste zone di ombra in te?
Sono tutti i tuoi atteggiamenti, i tuoi comportamenti, le tue reazioni che provocano in te e/ o per altri dei dolori, delle malattie e dei sentimenti non voluti, dunque di natura tale da allontanarti un po’ di più dal tuo essere divino.
Non è molto difficile guardarti dentro. Chiediti per esempio perché ti arrabbi in tale situazione o rispetto a tale discussione. Osserva tutte le volte in cui questo è successo e risali al sentimento che ha provocato la tua collera.
Che cosa provavi allora, quale parola o quale situazione ha scatenato la tua reazione?
Che cosa ti ha ricordato, quale immagine ti è venuta?
Pratica così in ogni circostanza e avrai delle eccellenti probabilità di esumare la ferita non guarita che c’è dietro. E se questa non viene alla luce subito, perché risale a più lontano forse un’altra vita di cui non raggiungi il ricordo, fidati della vita affinché ti riveli presto come rimediarci. Che tu lo voglia o no, hai in questo mondo come al di là di questo mondo delle guide che sono lì per te e chiedono soltanto di aiutarti.
Sulla via del risveglio, le cose accadono sempre così, la grande legge della sincronicità si applica a ogni sollecitazione dell’essere sulla strada. Incrocerai sempre la persona, il libro o il film che risponderà a una delle tue domande sincere. E se sai osservare la natura, troverai molto spesso i segni che ti saranno utili.

Cosa fare quando identifichi una delle cause di una delle tue zone di ombra?  Niente di molto difficile: accoglila.
Lascia risalire l’emozione, non bloccarla, accoglila come una particella di te che si libera alla fine, e prova dell’amore per questa piccola parte di te ferita che faceva tanto fatica a esprimere il suo dolore. Semplicemente, abbi compassione per te stesso. Sei stato ferito e hai sofferto, meriti solo amore per questa prova, e soprattutto non del disprezzo, della collera o della vergogna.
Non emettere nessun giudizio, accogli questa emozione che si libera, sia nelle lacrime, nelle grida o nel silenzio che ti sommerge. Vedila come un bambino tuo, parlagli, digli che è tutto finito, che è libero e che niente alimenta più oramai il dolore che l’ha visto nascere. Se ami senza condizione il bambino ferito che si rivela, guarisce all’istante.
Al tuo ritmo, a seconda delle tue forze, senza nessuna pressione, riconoscerai quasi tutti i bambini del tuo dolore e renderai loro la libertà.
In questo mondo di dualità la cui esperienza sta per finire, rimarranno forse alcune ferite non guarite, ma questo non ha una grande importanza. La cosa più importante è di avere preso la strada della comprensione di chi siamo. Quando le problematiche più pesanti sono risolte, i pochi stracci ancora appesi non ti impediranno di andare  dritto a reinvestire l’essere divino che sei. E quel giorno lì, quale ombra pensi potrà opporsi a tanta luce?
L’abbandono
Riassumiamo un’ultima volta.
Hai dunque preso coscienza alla fine, che non sei nato in questo mondo con l’unico scopo di sottometterti alla volontà di altri e di seguirne ciecamente le regole imposte. Hai quindi iniziato a percepire i meccanismi che ti avevano condizionato fino ad adesso, hai scoperto in te la dipendenza da questo condizionamento ciò ti porta a guarirne le ferite, hai guarito l’essenziale… E adesso?
Adesso, sei in grado di ricollegarti per davvero con il tuo spirito superiore. Sei in grado di allinearti con la tua divinità. Sei in grado di essere.
In realtà, col progredire del cammino, avrai già fatto delle incursioni in uno strano mondo, sono i segni del tuo ricollegamento progressivo. Salvo eccezione, tutto non sgorga immediatamente come quando si apre una valvola, le tappe si compenetrano e la progressione si fa la maggior parte del tempo per gradi.
Il lasciare-andare è stato per te una tappa spettacolare. Ovvero, ti ha condotto ad adottare atteggiamenti e comportamenti nuovi.
Quante volte ti sei sorpreso a questo punto a non reagire più come prima, in situazioni che ti avrebbero colpito, e avrebbero scatenato altrettante risposte da parte tua?
Quante volte ti sei detto che non ti riconoscevi?
Che ti sembrava di essere particolarmente zen?
Che non capivi come non ti preoccupavi più per tale o tale problema?
Il lasciare-andare è una tappa che si nota molto nel tuo quotidiano, è spesso destabilizzante per la tua cerchia che fa anche fatica a riconoscerti e che non sa più a che cosa aspettarsi da te.
Non ingannarti, questa tappa rappresenta una separazione più importante con ciò che era la tua vita “prima”. È un bene, poiché stai andando finalmente verso te stesso. Lungo il cammino incrocerai degli esseri che vivono lo stesso risveglio e che ti stimoleranno, ma qualche volta questo ha un prezzo da pagare: l’allontanamento di quelli con chi una volta condividevi la stessa influenza della società basata sull’ego. Capiterà anche che sarai per loro un catalizzatore e certi ti seguiranno, ma altri si allontaneranno irrimediabilmente, è così, non costringere niente e nessuno, rispetta la strada scelta di tutti.

Al livello collettivo è la stessa cosa. Chi non dorme è in grado di osservare in questo periodo la separazione che peggiora tra i due mondi: il vecchio mondo legato alle energie che l’hanno mosso fino lì, e con lui quelli che vi si aggrappano con forza, e il nuovo, che non spunta da nessuna rovina del precedente, ma che manifesta la sua nascita a partire da una consapevolezza del tutto nuova, e come un’arborescenza si sparge in modo esponenziale in proporzione al numero di esseri che si risvegliano.
A questo punto del processo della tua guarigione e del tuo ricollegamento al tuo vero essere, sei già in grado di ritrovare vecchie memorie che risalgono alla superficie come le bolle di metano dal fondo degli oceani. Alcune di queste memorie, riesumate, hanno partecipato alla tua guarigione, altre ti hanno offerto semplicemente delle indicazioni sulle tue vite passate, o, più utili, ti hanno riaperto l’accesso agli archivi di un sapere che ritorna ora naturalmente.
Contemporaneamente, le tue percezioni si allargano a ciò che era fino lì invisibile, certe capacità possono già comparire, come la telepatia (spesso una delle prime a manifestarsi), così come la capacità di guarire altre persone, o ancora visioni inesplicate, delle incursioni in altre dimensioni dove stai recitando un’altra parte… e di altre percezioni ancora.
È la tua eredità, ti appartiene e saprai che cosa farne al momento giusto, nell’interesse di tutti. Non preoccuparti se niente di tutto questo si manifesta ancora, ognuno segue una strada di vita che è la sua e non fa bene confrontarla con quella degli altri, poiché questo paragone non ha alcun senso. Non è così che va misurata la strada compiuta in questo processo dell’ascensione. 
Questa tentazione del paragone è realmente ingannevole e richiede una grande vigilanza. Prima perché alimenta un’altra faccia dell’ego che si chiama spesso “l’ego spirituale”: diciamo che quando l’ego si rende conto di perdere terreno nel suo elemento materiale, il suo potente istinto di sopravvivenza lo guida verso altre influenze da esercitare. Sarà dunque per lui molto facile girarsi verso l’elemento spirituale, poiché vede la tua coscienza superiore prendere questa direzione senza poter impedirlo.
Vi racconterò un aneddoto.
Una volta in Tebaide, quando i primi monasteri cristiani sono apparsi nel V secolo, i monaci che erano ghiotti di ascesi e altre penitenze, avevano al refettorio la spiacevole tendenza a mangiare sempre meno rispetto al vicino per dimostrare in questo modo la maggior padronanza. Tanto che fu imposto di portare il cappuccio affinché nessuno vedesse il viso del suo vicino e non ne potesse giudicare l’appetito.

Non si conta più oggi il numero degli ”risvegliati » che sono stati intrappolati in questa maniera dal proprio ego. I più carismatici finiscono come guru, i più discreti smarriscono la propria umiltà e non sono più in grado di rimettersi in questione, perdendo così il proprio discernimento, si lasciano ingannare dalle proprie capacità nuove, e trascinano nella loro scia alcuni che sono ancora più vulnerabili.

L’umiltà è una potente luce nell’oscurità. E’ un Sole che vede il “piccolo”” in questo mondo diventare “immenso” nell’altro. Quando tutto sembra diventare complicato e il discernimento viene a mancare, quando i dubbi risalgono e la sete di controllo prosciuga di nuovo il palato, l’umiltà conduce l’essere con dolcezza verso l’altare dell’abbandono, che è la soglia suprema dove investe la pienezza del suo abito di luce.
L’abbandono è la nuca che si offre nuda al divino in sé. È la fede estrema, ed è la pienezza di una gioia serena e profonda.

La Luce
Qualcuno ha detto, molto tempo fa, che ci saranno molti chiamati e pochi eletti. La ragione è che le trappole che ci siamo inventate collettivamente sono molte e variegate. Ma non serve preoccuparsi, qualunque sia il ritmo dei nostri passi, tutti ritroveranno il proprio essere divino presto o tardi, nessuno sarà lasciato mai sul bordo della strada, sii certo di questo.
Non dimenticare fratello mio, sorella mia, che siamo dei nomadi un po’ pazzi, pieni di brio e di gioia. Abbiamo deciso molto tempo fa, contro venti e maree, di vivere quest’ampio palcoscenico che è la Terra, indossando a seconda delle nostre vite tanti tipi di maschere e di scenari, tutti destinati a riempirci di un’esperienza nuova, e ancorare nella materia una luce che non conosceva.
Ora che la rappresentazione sta per concludersi finalmente, e che il sipario sta per cadere, andiamo a fare qualcosa di molto bello con ciò che abbiamo imparato, qui su questa Terra molto amata, il suo vero nome in seno all’universo è “Urantia Gaïa”.
Ti dirò una cosa fratello mio, sorella mia, quello che abbiamo fatto e di cui possiamo rallegrarci. Abbiamo tutti insieme accettato di abbandonare un giorno il nostro mondo dell’etere per investire un po’ alla volta la materia fino a incarnarsi in un corpo, dimenticando volontariamente tutto ciò che eravamo. Ci siamo lasciati manipolare da esseri che hanno fatto di tutto per separarsi sempre più irrimediabilmente dal nostro essere divino. Sono perfettamente riusciti a trasformarci nei loro schiavi ignoranti e creduli, poiché il nostro sentimento di separazione è cresciuto a dismisura.
In quest’oscurità fitta abbiamo dovuto immaginare che esistesse qualcos’altro rispetto al mondo diventato il nostro e che avevamo la capacità di evolvere.
Hai un’idea, fratello mio, sorella mia, di quante vite e sofferenze dell’ego sono state necessarie? 
Ma lì in fondo alla melma più profonda, nel buio assoluto, piedi e mani legati, con giusto l’aria che ci occorreva per alcuni istanti di sopravvivenza nei polmoni, abbiamo saputo riconoscere la fiamma indistruttibile che non ci ha mai abbandonata, e di tutta la volontà di ognuna delle cellule del nostro corpo, ne abbiamo penetrato un po’ alla volta l’incandescenza. Grazie all’immenso potere di libertà che ha distillato in noi, siamo risaliti verso la superficie rompendo una a una le nostre catene fino a trascendere tutti i limiti imposti.
In altri regni, che sono anche la nostra eredità in tutta questa grande storia, legioni di esseri di luce ci hanno aiutato con tutta la forza infinita del loro amore, e si sono rallegrati, con uno stupore crescente, per ogni passo che abbiamo trovato la forza di fare verso di loro, verso di noi.
Non credere fratello mio, sorella mia, quelli che dicono che abbiamo perso il treno, che ci siamo svegliati troppo tardi. Certo avremmo potuto fare meglio e tutta la fine della storia avrebbe potuto svolgersi diversamente. Sii certo tuttavia che ogni cosa è sempre giusta nella scala dell’orologeria cosmica, e che alla partenza, con la perdita della nostra identità, intrappolati in questa dimensione non unificata, separata del cosmo, le nostre probabilità erano veramente minime.

Rallegrati dunque, fratello mio, sorella mia, senza orgoglio ma con la sobria fierezza della strada compiuta. Sei sulla soglia. Stai per ritornare a essere l’essere di luce che sei sempre stato, l’essere divino che va umilmente a vivere l’eredità unica di “Urantia Gaïa”, con la quale cammini cuore a cuore nella tua ascensione.
All’alba dei “Soli” del nuovo mondo che sta per spiegare le sue ali, stai già scoprendo il tuo vero potere creatore… e  tutto si farà ora in coscienza e in gioia, nell’amore trasceso del divino in te.
Fraternamente,
© Il Traghettatore – 11.05.2011 – Tradotto da Angie & Stéphanie - Versione originale francese
> Altri articoli tradotti in italiano
http://www.urantia-gaia.info
> La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione di non associarlo a fini commerciali, di rispettare l’integralità del testo e di citare la fonte.




























domenica 5 febbraio 2012

Sorella Morte § L'Esercizio della Piccola Morte




L'esercizio per casa di oggi è... 
Morire al Mondo
per Rinascere a Se Stessi

Ogni notte
immagina di:
1) Celebrare metaforicamente la morte dell'Ego, del Corpo e degli Attaccamenti Fisici...
Immagina che una parte di te, quella illusoria, perisca..
Fai finta che 
gli aspetti puramente ornamentali e superficiali, del tuo autentico essere,  muoiano e svaniscano. 



2) In secondo luogo immagina che la tua Essenza, la tua parte Eterna (Anima), nel momento in cui ti addormenti, si possa librare ovunque desideri... 
Svincolata dagli impedimenti diurni se ne va spensierata per i fatti suoi. 

3) Infine al mattino, appena sveglio, l'anima ritorna ad animare il corpo e tu ritorni a vivere... 
Vedila come una sorta di Risurrezione. 
Per il momento fallo per gioco... poi, quando avrai imparato ad educare le componenti del tuo Essere, diventerà qualcos'altro...
o almeno dovrebbe :D 
(by Zewale Rovesta)


[Fonte]: www.animalibera.net




lunedì 28 novembre 2011

GIOIA



GIOIA
Gioia in ogni Cuore
Gioia a tutti gli esseri
La Gioia è una saggezza speciale.
La Gioia, nella sua essenza, è una qualità dell'Anima.
Quando siamo davvero gioiosi ci possiamo dire infusi d'Anima. Una tale gioia dell'Anima porta con sé serenità, stabilità e quiete.
Questi sono autentici attributi della Gioia.
 GIOIA
Vostra sarà la gioia di aver partecipato al Piano dei Maestri ed è tutto questo che vi lega più strettamente ad essi; vostra sarà la gioia di aver contribuito ad  alleviare un mondo bisognoso, di aver portato luce alle anime offuscate, di aver in qualche misura lenito le piaghe aperte della sofferenza mondiale; dalla coscienza di aver speso bene i propri giorni e dalla gratitudine delle anime salvate deriva la gioia più profonda di tutte, quella che conosce un Maestro quando si fa strumento per aiutare un fratello a salire un gradino della scala. Questa è la gioia che ci attende tutti e che non è così lontana. Lavorate dunque non per la gioia, ma in direzione di essa; non per ottenere una ricompensa, ma per una necessità interiore di aiutare; non per ricevere gratitudine, ma sotto l’impulso suscitato dall’aver percepito la visione e aver capito quale sia la parte che vi spetta nel portare quella visione quaggiù sulla Terra.
Sarà utile fare una distinzione fra felicità, gioia e beatitudine.
La felicità ha sede nelle emozioni ed è una reazione della personalità.
La gioia è una qualità dell’anima e viene realizzata nella mente, quando ha luogo l’allineamento.
La beatitudine appartiene alla natura dello Spirito ed è inutile fare speculazioni al riguardo, fintanto che l’anima non sia giunta all’unificazione con il Padre.
Questa unificazione segue lo stadio anteriore in cui il sé personale si è unificato con l’anima. Perciò, analisi e speculazione sulla natura della beatitudine sono vane per l’uomo comune, le cui terminologie e metafore devono necessariamente essere personali e connesse al mondo dei sensi.
L’aspirante parla di felicità o di gioia? Se si tratta di quest’ultima, essa deve essere un effetto della coscienza di gruppo, della solidarietà di gruppo, del senso d’unione con tutti gli esseri e non può essere interpretata in termini di felicità. La felicità è ciò che si prova quando la personalità viene soddisfatta in qualche aspetto della sua natura inferiore; si prova quando vi è un senso di benessere fisico, di contentezza nei confronti del proprio ambiente o di personalità che ci circondano, o di soddisfazione nelle opportunità e nei contatti mentali. La felicità è la meta del sé inferiore separato.
Tuttavia, quando cerchiamo di vivere come anime, la contentezza dell’uomo inferiore perde d’importanza e proviamo gioia nelle relazioni di gruppo e nel realizzare le condizioni che conducono ad una migliore espressione delle anime di coloro con cui siamo in contatto. Apportare gioia ad altri per creare condizioni in cui essi possano meglio esprimere se stessi può avere un effetto fisico, se cerchiamo di migliorare le loro condizioni materiali, o un effetto emotivo se la nostra presenza infonde loro un senso di pace ed elevazione, oppure l’effetto può essere intellettuale se li stimoliamo a maggior chiarezza di pensiero e comprensione. Ma l’effetto su di noi sarà la gioia, poiché la nostra azione è esente da egoismo ed interesse personale e non dipende dalle circostanze o dalle condizioni sociali dell’aspirante.
Molta felicità è necessariamente impedita quando la salute è malferma, quando le circostanze ambientali sono difficili e si è oppressi dal “karma accumulato in molte vite”, oppure quando turbamenti nella famiglia, nella nazione o nella razza gravano sulla personalità sensibile.
La felicità della giovinezza o la contentezza egoistica della persona isolata nell’egocentrismo (che si nasconde dietro il riparo dei suoi desideri) non deve essere confusa con la gioia.
È un luogo comune e anche un paradosso dell’occultismo affermare che in mezzo alla profonda angoscia e infelicità della personalità, la gioia dell’anima può essere sentita e riconosciuta. Questa è la verità e a ciò deve mirare ogni studente.
Vi sono persone felici perché chiudono gli occhi alla verità o sono autoipnotizzate e si nascondono in un guscio di illusione.
Ma l’aspirante raggiunge spesso lo stadio in cui i suoi occhi sono ben spalancati; egli ha imparato a parlare con se stesso il linguaggio della verità e non ha costruito una parete di separazione fra sé e gli altri. Egli è vivo e desto, è sensibile e spesso soffre. Egli talvolta si chiede perché ciò che il mondo chiama felicità e pace lo abbiano abbandonato, e quale sarà l’esito.
Noi che osserviamo e guidiamo dal lato interiore, sorvegliamo con amorevole cura tutti voi che lottate nel fitto della mischia. Siamo come lo Stato Maggiore che segue il corso della battaglia da una posizione sicura. Nella nostra sicurezza sta il vostro successo finale, poiché noi deteniamo la soluzione di molti problemi e la applichiamo quando le condizioni della battaglia sono avverse. Vorrei che ricordaste sempre un fatto di vitale importanza, cioè che
nella distruzione della forma è nascosto il segreto di tutta l’evoluzione.
Non pensate che sia un luogo comune. Ne vedrete la costante applicazione ed è necessario che siate preparati a vederne la dimostrazione. I Maestri utilizzano la forma fino al limite massimo; essi cercano di operare attraverso essa, tenendovi imprigionata la vita fintanto che quella forma serve allo scopo e l’umanità ne trae insegnamento. Giunge però il momento in cui essa non serve più allo scopo prestabilito, in cui la struttura si atrofizza, cristallizza ed è facile distruggerla. La sua distruzione acquista allora estrema importanza e utilità; la vecchia forma scompare, mentre una nuova ne prende il posto. Osservate e costatate se non è la verità. Sempre viene costruita una forma, sempre viene utilizzata il più a lungo possibile, sempre viene distrutta quando impedisce e ostacola l’espandersi della luce e sempre segue la rapida ricostruzione di una nuova forma.
Questo è il metodo seguito sin dall’inizio dei tempi.
(A.A.Bailey, Trattato di Magia Bianca, editrice Nuova Era, Roma 1993, pag. 169-171)
GIOIA
Distacco significa aver conseguito uno stato di coscienza in cui esiste l’equilibrio e in cui non domina né il piacere né il dolore, perché sostituiti dalla gioia e dalla beatitudine. Dovremmo riflettere molto su queste parole, poiché è necessario sforzarsi al massimo per giungere al distacco.
Prendere le cose piacevoli che si presentano come affidateci per diffondere gioia, e non ribellarsi alla felicità e al piacere nel servizio, pensando che ciò sia un errore. La sofferenza nasce dalla ribellione del sé inferiore. Dominando il sé inferiore, eliminando il desiderio, tutto è gioia.
Così, tramite la parte, si stabilisce il contatto col Tutto e si sperimenta un’espansione di coscienza che è beatitudine, o gioia. Ogni realizzazione dell’unità della parte col Tutto è fonte di beatitudine.
Il desiderio di possessi materiali deve tramutarsi in aspirazione per i beni che sono la gioia dell’anima: saggezza, amore e potere di servire. Pace, sicurezza e retta aspirazione!
A.A. Bailey
ESERCIZIO DI EVOCAZIONE DELLA GIOIA
Assumiamo una posizione in cui possiamo rilasciare il corpo fisico, calmare le emozioni e stabilire uno stato di silenzio mentale.

Atteggiamo le nostre labbra ad un lieve sorriso.
Riflettiamo brevemente sul valore e sul significato della Gioia e sulla sua utilità nella vita di tutti i giorni.
Apprezziamo e desideriamo la Gioia, evocandola pronunciando mentalmente la parola GIOIA e visualizzando un immagine che esprime gioia (es. il sole).
Immaginiamo delle situazioni della vita quotidiana dove sarebbe utile esprimere gioia. 
Evochiamo in noi la gioia e irradiamola intorno a noi.
Proponiamoci di rimanere gioiosi durante tutta la giornata come esempio vivente di gioia, qualsiasi evento accada.
Irradiamo gioia intorno a noi, visualizzando l'ambiente circostante e ampliamo la nostra irradiazione di gioia in cerchi sempre più grandi fino ad includere l'intero pianeta illuminato dal sole.
Quando lo riteniamo opportuno, riprendiamo il contatto con il nostro corpo fisico, acceleriamo il nostro respiro, muoviamo le mani e le gambe e riportiamo la nostra attenzione al qui e ora.
GIOIA

venerdì 11 novembre 2011

Psicosintesi - Coscienza e Identità

Una riflessione metaforica, quasi un sogno
di alma

Mi piace pensare all'esplorazione della psiche umana e dell'inconscio come a quella di una terra sconosciuta.
Come coloro che hanno fatto la storia di questa esplorazione, anche noi stessi, nella nostra individualità, possiamo e dovremmo cercare di mantenere un atteggiamento scientifico e libero dai preconcetti.
Se notare i meccanismi proiettivi o identificativi a livello emotivo è relativamente facile, è molto più insidioso riconoscerli a livello mentale. La mente razionale può veramente distrarci e privarci di una visione chiara e libera.
Immaginiamo quindi di trovarci di fronte a questa vasta terra, di cui ancora non possiamo cogliere l'estensione e le caratteristiche, ma che ci attrae e ci incuriosisce.
Siamo pronti a prendere appunti e registrare dati, ma anche a sperimentarne le caratteristiche sulla nostra persona.
Non sappiamo ancora quali creature la abiteranno, che tipo di caratteristiche avrà il terreno, di cosa avremo bisogno per sopravvivere, ma il coraggio di esplorarla non ci manca.

Partiamo, sapendo che il nostro primo obbiettivo è di raggiungere un punto da cui poterla osservare in ogni direzione, un centro indisturbato e sicuro.
Abbiamo una vaga idea di dove possa trovarsi, ne abbiamo sentito parlare, abbiamo qualche indicazione che è stata condivisa da chi è venuto prima di noi. Ma su questo bisogna fare attenzione. Il racconto di un altro è filtrato dalla lente della sua percezione e della sua storia personale e noi stessi, nel momento in cui lo recepiamo, lo coloriamo dei nostri contenuti. Il risultato è un riferimento che ci può portare all'illusione di aver trovato ciò che stavamo cercando, perché potremmo semplicemente ricoprire di quelle caratteristiche il primo luogo vagamente somigliante che troviamo. Succede in continuazione, uno scienziato è talmente ansioso di ottenere un certo risultato, che si trova a riportare erroneamente i risultati dei suoi esperimenti. Per questo è importante il confronto con l'altro, con coloro che stanno svolgendo la stessa ricerca, perché ci può permettere di riconoscere questo meccanismo. Allo stesso modo però, proprio come quando il campo morfogenetico o la forma-pensiero legata ad una certa scoperta si crea e si attiva e due scienziati ai due estremi del globo terrestre arrivano alla stessa conclusione quasi contemporaneamente, il lavoro degli altri crea il terreno favorevole per il nostro.
Una volta trovata la nostra bussola, quindi, e aver riconosciuto la forza magnetica verso cui dirigerci, dovremo solo affrontare la strada. Non sarà un percorso lineare, probabilmente prevedrà momenti di avvicinamento alla meta per poi perdersi in improvvise deviazioni. Incontreremo la popolazione locale, tutte quelle identità che sono nate e cresciute dentro di noi attraverso la nostra storia. E ci accorgeremo che, come in ogni ecosistema che si rispetti, ci sono state quelle che sono rimaste mere ombre e quelle che hanno trovato un ambiente favorevole e si sono sviluppate acquisendo potere.
Ma un bravo esploratore non si lascia ammaliare dall'oggetto del suo studio. Dobbiamo quindi registrare le nostre osservazioni, riconoscere e identificare ognuna di queste creature, imparare a conoscerne ogni caratteristica e abitudine, ed i suoi eventuali meccanismi di mimesi. Se non stiamo attenti potrebbero darci indicazioni sbagliate o contradditorie, timorose di perdere il potere che hanno acquisito sull'ambiente circostante.
Non smettiamo mai di consultare la nostra bussola.
Infine riusciremo a raggiungere il nostro obbiettivo, il nostro punto di osservazione preferenziale. Si ergerà come un altipiano in una landa ampia e rigogliosa, e dalla sua cima potremo finalmente guardarci intorno. In lontananza potremo vedere altri altipiani, altre terre che li circondano, e stormi di uccelli, esuli forme-pensiero, che vi volano attraverso, oltre i confini dati dalla diversità della vegetazione. Finalmente potremo osservare la popolazione che abita la terra che ci circonda in maniera più chiara. Noteremo movimenti e comportamenti che prima non avevamo percepito, scorgeremo sentieri che prima ci erano parsi nascosti o non collegati affatto.
Al centro dell'altopiano potrebbe esserci un ampio lago, sulla cui sponda si apre l'entrata di una miniera.
Se siamo esploratori seri e responsabili, decideremo di addentrarci nei suoi tunnel solo con l'attrezzatura adatta. Le miniere contengono fonti di energia utili o pietre che possono essere lavorate fino a mostrare la loro bellezza, ma sono anche luoghi in cui è facile avere incidenti o ritrovarsi incoscienti a causa della mancanza di ossigeno. Per questo sarebbe importante andare in cordata o in compagnia di qualcuno che ne conosce le insidie e può guidarci nelle situazioni più buie. Bisogna ricordare sempre che le miniere, nei livelli più profondi, sono collegate tutte tra loro, e non si sa mai cosa possa abitare quei corridoi e seguirci senza che ce ne accorgiamo.
Ma anche il singolo esploratore può comunque addentrarsi nei livelli meno profondi, e raccogliere materiale utile per la sua ricerca. E' importante non farsi affascinare troppo dal contenuto di questi luoghi, fino a dimenticare ciò che c'è all'esterno. Saremo in grado, quindi, di raccogliere ciò che ci serve, non un peso troppo grande per le nostre spalle e portarlo fuori per osservarlo alla luce del sole.
Se ci sedessimo sulla riva del lago potremo osservare con calma questi contenuti, accorgendoci di come ciò che sottoterra ci sembrava strano e spaventoso sia semplicemente qualcosa di semplice coperto dalla polvere e dai sedimenti del tempo, e se aspettassimo che la superfice dell'acqua si calmi, fino a diventare uno specchio perfetto, li vi si rifletterebbe il sole sopra di  noi. Più tempo trascorreremo in questo luogo, osservando la vita che si svolge intorno a noi e documentando le nostre osservazioni, comprendendo le leggi e le dinamiche che la regolano, più avremo il desiderio di qualcosa di più particolare.
E in un giorno senza nuvole magari, in maniera inaspettata, potremo avere il desiderio, osservando il lago, di costruire un pontile, per arrivare al centro della calma distesa
d'acqua e goderne la quiete. Costruire ponti non è un lavoro facile! E sicuramente avremo bisogno di tutta la nostra pazienza e costanza per cercare gli alberi giusti, lavorarli nei componenti che ci servono e incastrarli fino a creare un passaggio sicuro e stabile, adatto al nostro cammino.
Ma una volta che il nostro pontile sarà completo, niente potrà descrivere l'emozione di percorrerlo fino alla fine, e una volta lì, semplicemente sdraiarsi ad osservare il sole sopra di noi, e guardarlo direttamente e non più rifesso nell'acqua, sentire il calore dei suoi raggi che ci scaldano e ci ripagano di tutto lo sforzo fatto durante il nostro viaggio. E più tempo trascorreremo ad osservare il sole, meno timore avremo della notte. Fino al giorno in cui, dopo un tramonto silenzioso, ci ritroveremo ad osservare la volta stellata.
E rimarremo senza fiato alla realizzazione che tutte quelle stelle sono come il nostro sole, e riempiono tutto l'universo e che lo spazio che possiamo esplorare è più vasto di quanto avessimo mai immaginato.
A questo punto, nella storia dell'uomo, c'è stato chi è tornato indietro a raccontare del suo viaggio, e chi invece è andato avanti e la sua storia è stata raccontata da altri. Ci sono poi uomini che sentono la vocazione di esplorare anche le terre che li circondano, o di aiutare e preparare nuovi esploratori. C'è chi fa la guida, e chi semplicemente ascolta i racconti e aiuta ad organizzare i dati raccolti da un singolo individuo. Ogni essere umano può aprire nuovi sentieri. E la rete che ci collega farà si che ognuno possa sempre ritrovare la via del ritorno.


BIBLIOGRAFIA
R. Assagioli - Psicosintesi per l'armonia della vita
P. Ferrucci - Introduzione alla Psicosintesi
P. Legrenzi - Storia della Psicologia
P. Ferrucci - Crescere. Teoria e Pratica
R. Assagioli - Per vivere meglio
E. Fromm- Avere o essere

 


 

giovedì 20 ottobre 2011

Paradossi e Sofismi (13-19)

Giochi di parole per liberare... la mente... mente...

 

13. Non ci capiamo. Non capisco perché non ci capiamo.

14 Per il fatto che ci sono dei soldi falsi non vuol dire che non ci siano dei soldi veri!

15 I problemi della personalità non vanno affrontati con gli strumenti della personalità!

16 Avere la forza di riconoscere le proprie debolezze (Nanni Moretti a "Che tempo che fa").

17. La vita tende alla perfezione eppure è già perfetta.

18. Non riconoscere le cause della sconfitta è uno dei motivi della sconfitta.

19. Nessuno è così ricco da avere tutto; nessuno è così povero da non aver niente; chi vuol aver tutto è come se non avesse niente; chi vuol aver niente è come se avesse tutto...

 

di Resalvato .:.

Link:
- http://logopsicosofia.blogspot.com/2011/04/paradossi-sofismi-link.html


 

.:.

martedì 11 ottobre 2011

Esercizi § Yoga, La posizione delle mani

LA POSIZIONE DELLE MANI

"Dove va la mano, vanno gli occhi,
dove sono gli occhi è l'attenzione,
dov'è l'attenzione è l'emozione e,
con essa, l'estasi vibrante."
Nàtya Shastra

Hasta mudrā
Nelle correnti hindu durante le pratiche di respirazione, distacco, concentrazione e meditazione, le mani vengono mante­nute nel gesto della conoscenza, Jnana mudrà, dove i pollici e gli indici si uni­scono a formare un piccolo cerchio sim­bolo dello yoga, che è "unione", mentre le altre dita si distendono rilassate e il dorso delle mani viene appoggiato sulle ginocchia.

Nella pratica buddhista le mani sono in grembo, dove la sinistra sostiene la de­stra, i palmi sono rivolti verso il cielo e i due pollici si toccano.



LA POSIZIONE DEL BUSTO

Sharira mudrā
Si può scegliere ogni volta la posizione che si sente più adatta. La semplice posizione a gambe incrocia­te può andare benissimo. Chi è già praticante di yoga sa che Padmasana, o posizione del Loto, è senz'altro la posizione più adatta per mantenere a lungo l'attenzione mentale nonché l'immobilità e il busto ben dirit­to;

posizione del loto

anche tutte le varianti del Loto faci­litano l'adepto: loto parziale, posizione dei guerriero, posizione adamantina, po­sizione propizia.

Posizione adamantina


Quando non è possibile mantenere le gi­nocchia piegate ci si può tranquillamen­te sedere su di una sedia, sempre avendo cura di mantenere il busto ben diritto. Quando l'impedimento viene invece dalle anche, si può usare uno sgabello al­to circa 30 cm, con una lieve inclinazio­ne in avanti.


Un cuscino che sostenga la schiena è comunque sempre consigliabile.


 

***

Per la.pratica degli esercizi di distacco e di concentrazione ci sono altre posizioni attuabili:

1 • le mani sulla testa, con le dita in­trecciate
2 • le mani sotto alle ascelle, con i pol­lici fuori che esercitano una lieve pressione sui pettorali
3 • le mani dietro alla schiena, la destra tiene il polso sinistro e la sinistra è in Jnana mudrà
4 • le braccia sono conserte dietro alla schiena
5 • le mani aperte sul petto, la destra sopra alla sinistra
6 • le mani giunte dietro alla schiena, come nel gesto iniziale di saluto che si usa nella pratica yoga.

Tratto da "Yoga della conoscenza interiore" di Gabriella Cella Al-Chamali - ediz.Sonzogno

Fonte:
-
http://escidallabirinto.blogspot.com/2011/03/consigli-per-la-pratica.html


.:.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

POST RECENTI DA BLOG SELEZIONATI