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giovedì 26 luglio 2012

Le ultime ore della notte


Sempre più persone stanno facendo esperienza di situazioni difficili ravvicinate. La sensazione condivisa, in linea generale, è che gli eventi negativi siano in aumento. E in effetti è così.

Ma se dirigiamo la nostra attenzione in modo positivo, tuttavia, possiamo accorgerci che sono aumentate anche le occasioni di crescita e guarigione.

Questo accade perché è accelerata la frequenza del tempo. Tutto procede più velocemente.

Se da una parte aumentano le prove, dunque, dall'altra aumentano anche gli aiuti e le risorse. Alcune persone, ad esempio, stanno affrontando le proprie crisi economiche e/o emotive (c'è differenza?) con rinnovata creatività e capacità di reinventarsi.

Questa velocità ci mette a contatto con la conseguenza delle nostre scelte e ci chiede di agire con maggiore responsabilità, sia come individui sia come gruppo. Sappiamo bene, infatti, che occorre impiantare una nuova cultura, dove economia e politica recuperino l'aspetto etico, cioè l'attenzione alle persone.

La Rinascita non verrà dall'alto, dai politici, dai "salvatori". Ma verrà "dal basso", dalla gente comune.

La Rinascita siamo noi ogni volta che ascoltiamo il buon senso, e non la paura... ogni volta che ascoltiamo il bene delle persone, e non l'egoismo.

Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di avere vinto.
(Giordano Bruno)


Per partorire una nuova cultura dobbiamo essere uniti, sostenerci, non fare il gioco di chi ci vuole schiavi, timorosi e quindi divisi.


Occorre, come primo luogo, che siamo uniti dentro di noi. Che recuperiamo l'integrità dei nostri valori, la capacità di scegliere e non di re-agire compulsivamente.

E occorre che siamo uniti fuori, costruendo rapporti con le persone attraverso il nostro esserci, la nostra compassione, la nostra capacità di dare e ricevere.


E se piccoli uomini ci deridono, rispondiamo con la forza delle nostre azioni. Quanti di noi, invece, si preoccupano di conservare cose, schemi di pensiero e approvazione, e per questo rinunciano all'agire?
Volenti o nolenti oggi siamo sfidati a lasciar andare il vecchio mondo.

Siamo pronti per il cambiamento?


In realtà l'unica risposta possibile è che dobbiamo essere pronti.

Se accettiamo la sfida dell'esistenza, sapendo di essere parte di un mistero che non possiamo "controllare", ma che possiamo vivere, allora permettiamo a noi stessi di essere istruiti velocemente per attraversare questo spazio-tempo accelerato.

Coloro che per migliaia di anni hanno tenuto il pianeta avvolto nelle tenebre, tremano, perché sanno che il cambiamento è alle porte. La loro unica speranza di boicottare il processo è tenerci nella paura, nello sconforto, nella negatività. Ogni mezzo diviene lecito.

Come possiamo fare?

In realtà le "istruzioni per l'uso" sono da sempre disponibili dentro di noi. Molti già lo intuiscono: sanno che dovrebbero fare delle cose (piccole e/o grandi), ma non ascoltano se stessi.

Sanno ciò che è bene o è male, ma rimandano al futuro il momento per prendere una posizione.

Sanno che c'è di più oltre quella porta, ma non cercano la chiave per aprirla perché l'ignoto fa più paura della certezza di una vita automatica.

Proviamo ad ascoltarci.

Senza la fretta della superficie, del consumismo.

Senza l'indolenza e la staticità della pigrizia.

Proviamo ad ascoltare le istanze che abbiamo dentro.


In ogni situazione, da soli o con gli altri, nella nostra quotidianità o nel confronto con situazioni più grandi, chiediamoci: 
- "Questo è ciò che reputo giusto?" 
- "Cosa voglio veramente?" 
- "Se fossi una persona saggia, cosa sceglierei di fare?" 
E in risposta, agiamo.


Non è vero che nulla cambia, e soprattutto non lo è in questo periodo dove tutto è davvero possibile. Le Leggi del Tempo, infatti, indicano in quest'epoca il momento opportuno per il sorgere di un nuovo giorno: sono le ultime ore della notte.


Ma l'alba non ci pioverà dal cielo per venirci a salvare. 
L'alba siamo noi, e solo noi possiamo farla accadere.






Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell'illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco.
(Giordano Bruno)

domenica 3 luglio 2011

L’arte di affrontare i problemi

di Sonia Angioi [Fonte]
“Vivere bene il nostro oggi fa di ogni ieri un sogno di felicità e di ogni domani una visione di speranza”
(Lorenz)
La nostra felicità dipende dalla capacità di affrontare le sfide che la vita ci lancia.
Uno storico, Arnold Toynbee, parlava di “Legge della sfida e della risposta”. Egli riteneva che la chiave per capire la storia, la nascita ed il tramonto delle civiltà fosse l’azione di questa legge. Toynbee era convinto che se una civiltà, trovandosi di fronte ad una terribile sfida che minacciava la sua esistenza, le andava incontro con coraggio e decisione e riusciva a sopravvivere, le energie sprigionate da questo sforzo portavano quella civiltà a nuove vette di arte, letteratura e di ogni aspetto della cultura.
Questa legge è presente in ognuno di noi. Quando guardiamo in faccia i problemi, quando rifiutiamo di lasciarci sconfiggere, quando decidiamo con determinazione di rispondere all’attacco, scopriamo in noi risorse ed energie nascoste che neanche sapevamo di possedere.
Con questo non voglio dire che tutti i guai siano semplici da risolvere. Alcuni dispiaceri possono sconvolgerci, certi problemi possono angosciarci.
E’ anche vero comunque che le difficoltà rendono l’individuo più grande o più piccolo.
Sotto il peso dei problemi alcuni crollano, altri segnano un goal.
C’è qualcosa di esaltante nel fatto di concepire il problema come forza dinamica della nostra esistenza. Ma bisogna saperlo affrontare. Bisogna saper rispondere. Tutti sono capaci di navigare con il vento favorevole. E' quando il mare s’infuria che diventa indispensabile l’arte di navigare, cioè di capire veramente il mare.
Quando nel corso della nostra vita insorge il problema, ciò che più conta è l’arte di vivere, cioè di capire il ruolo che il problema può avere nella vita. Indubbiamente le avversità, spesso, fanno piazza pulita di tratti o caratteristiche indesiderabili del nostro carattere. Il pessimismo, l’orgoglio, l’insicurezza, la timidezza, ovvero esempi di qualità negative, ci tengono lontani dalle persone e dai nostri obiettivi più ambiti. Sono come barriere che ci imprigionano e bisogna abbatterle prima di poter amare ed essere amati, prima di visualizzare una meta e decidere di raggiungerla.
Non esiste una ricetta per affrontare tutti i problemi perché non esistono due problemi uguali.
Guardiamo in faccia la realtà. Non imitiamo lo struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia, sperando che il problema svanisca da solo.
Più teniamo la testa sotto la sabbia, più la situazione si fa difficile. Guardiamo dunque il problema in faccia, analizziamolo, sezioniamolo. Forse non è così minaccioso come ci sembra. E anche se lo è, diciamoci:
“Ok. Ecco la sfida. Sono pronto a rispondere e a vincere!”.
Dopo aver esaminato il problema ci dobbiamo muovere in qualche direzione. L’azione è una grande creatrice di fiducia. Forse l’azione che intraprenderemo avrà successo o forse dovrà essere seguita da azioni diverse o da rettifiche.
Ma qualsiasi azione è meglio della totale assenza di azioni. Perciò non aspettiamo che il problema ci intimorisca o ci travolga. Facciamo una mossa!


Come si suol dire: "Lo sforzo rinforza" ma deve essere consapevole ed orientato.
Condivido totalmente tutto il contenuto di questo post, il fine e il linguaggio, efficace e sintetico. Grazie Sonia.
Dedica particolare a P. e I.
Resalvato


mercoledì 16 febbraio 2011

Reincarnazione Angeli Demoni

 

Reincarnazione

ATTENZIONE
A qualcuno la lettura potrebbe provocare turbamento, rifiuto o altro:
tenetene conto prima di continuare.
Ricordiamoci che ci sono cose che possono essere viste in più modi.
Leggete e rifletteteci sopra.
Questa formulazione per me è stata illuminante.
Aggiungerò qualcosa in fondo.

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La religione cattolica non contempla la reincarnazione eppure ci sono molte domande alle quali la reincarnazione sarebbe in grado di rispondere efficacemente:
- Perché certi esseri umani nascono in condizioni più svantaggiate di altri?
- Perché alcuni sono già tendenti al male fin da piccoli?
- Perché certi mostrano delle capacità incredibili in età infantile?
- Cosa rappresenta esattamente il peccato originale con il quale tutti veniamo al mondo?
- Se l'anima è eterna e viene da Dio perché mai deve passare attraverso la vita terrena per ritornare a Dio?
- Come mai tutti gli esseri umani sono così predisposti a seguire un leader o un'ideale?
Qualche tempo fa sono venuto a conoscenza di una teoria piuttosto interessante riguardo alla reincarnazione che si collegherebbe verosimilmente anche alla religione cattolica.
Tutti sappiamo che Lucifero era un angelo del Signore che decise, grazie al libero arbitrio, di allontanarsi da Dio divenendo il suo antagonista . Molti angeli scelsero di seguire satana e, lontani dal Signore, si trasformarono in demoni; e se alcuni di loro si fossero pentiti e avessero chiesto di ritornare da Dio?
E' a questo punto che entra in scena l'ipotesi della reincarnazione: le nostre anime potrebbero essere le anime di quegli angeli pentiti.
Avrebbe una logica pensare che Dio, per accoglierli nuovamente, volesse metterli alla prova abbassandoli al livello terreno e sottoponendoli, per un periodo limitato, ancora una volta alla seduzione del diavolo. Attraverso tutte le reincarnazioni necessarie, Dio avrebbe dato a quegli angeli la possibilità di ritornare ad essere anime pure, spirituali e totalmente disinteressate al male.
Lo stesso Dio, facendosi uomo, ha dimostrato come ogni essere umano può avvicinarsi in vita allo stato spirituale tipico degli angeli.
A ben pensarci nelle filosofie orientali la reincarnazione è concepita proprio come una purificazione progressiva dell'anima; ci si reincarna fino a quando non si raggiunge la perfezione spirituale, il che coinciderebbe con questa teoria. Del resto è interessante notare come tutte le religioni abbiano dei capisaldi in comune che mirano, appunto, al raggiungimento di un livello morale supremo.
Probabilmente non sapremo mai, durante questa vita terrena, come stanno davvero le cose ma trovo sempre affascinante fermarmi a riflettere sui grandi quesiti che l'esistenza ci pone, reincarnazione compresa.
[Fonte: http://www.mr-loto.it/archivio/2011/gennaio/reincarnazione-]

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Ascoltiamo le parole di questa canzone di Franco Battiato:

 Le Sacre Sinfonie del Tempo

Le sento più vicine le sacre sinfonie del tempo
con una idea: che siamo esseri immortali
caduti nelle tenebre, destinati a errare;
nei secoli dei secoli,  fino a completa guarigione.
Guardando l'orizzonte, un'aria di infinito mi commuove;
anche se a volte, le insidie di energie lunari,
specialmente al buio mi fanno vivere nell'apparente inutilità,
nella totale confusione.
... Che siamo angeli caduti in terra dall'eterno
senza più memoria: per secoli, per secoli,
fino a completa guarigione.

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E' un tema complesso, ma gli "Angeli Caduti", i ribelli, siamo noi.
Ma questo significa che siamo i compagni di Lucifero.
Significa che possiamo cercare di dimenticarlo o decidere di intraprendere e percorrere la "Strada del Ritorno alla Casa del Padre" e questo comporta "Sofferenza", che va dunque accettata, compresa e trascesa. Questo da un senso, una spiegazione anche alla "Sofferenza" della nostra condizione umana e ci può aprire al suo ridimensionamento.
Questo spiega la necessità di superare delle "Prove" per procedere in questo cammino.
Questo spiega la parabola del "Figliol Prodigo".
L'accettazione di un prezzo da pagare, del karma che ci portiamo dietro, degli effetti delle scelte precedenti.
Usando questa ipotesi degli angeli ribelli, possiamo dire che coloro che chiamiamo "Maestri" possono essere degli angeli caduti che sono riusciti a percorrere la strada del ritorno al Padre e decidono di dedicare il loro cammino per aiutare gli altri fratelli a fare lo stesso. Altri possono provenire, invece, direttamente dal Padre che invia i propri figli (che sono rimasti con Lui e non si sono ribellati) per aiutare gli uomini (angeli ribelli) a ritornare a Lui...
Seguendo questa linea di pensiero può essere logico ipotizzare che esistano anche forze che si rifiutano (per adesso) di intraprendere il cammino del Ritorno e che possano anche ostacolare chi, invece, decide di "ritornare".

Questa conoscenza dovrà essere riconosciuta, accettata ed elaborata a livello mentale e può produrre uno stato temporaneo di ottundimento della mente razionale e successivamente un potenziamento delle mente intuitiva. Dovrà essere vissuto a livello emotivo e può produrre prima turbamento e tensione e poi calma e distacco. Dovrà essere assimilato a livello fisico producendo purificazione delle cellule e dell'energia eterica (con possibile sofferenza) e quindi rilassamento e afflusso energetico.

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Dalle opere di Bruce Lyon:

Dalla prospettiva del piano astrale cosmico, per esempio, una monade umana sul piano monadico del piano cosmico fisico è ‘caduta’ in incarnazione fisica. Essa forma parte dell’incarnazione fisica di un Logos Planetario, di un Logos Solare e di un Logos cosmico. Quando la vita monadica si è liberata dall’incarnazione, segue un "sentiero di ritorno" attraverso i sette Sentieri cosmici verso i piani cosmici superiori e infine trova la sua ‘casa’ entro l’identità di un Logos Cosmico sul piano monadico cosmico. Cos’è dunque l’entità che ‘viaggia’ per questo sentiero di ritorno monadico? [...] L’utilizzo del termine ‘coscienza’ è applicato correttamente all’anima e alla triade spirituale. Quando parliamo della monade, stiamo parlando di ‘identificazione’ – il trasferimento, l’espansione, la traslazione e la trasformazione dell’identità. La monade forma parte del filo della ‘Vita’, più che del filo della ‘Coscienza’ dell’essere più grande in cui essa vive.  [Mercurio, pag. 25]

Dobbiamo ricordare che questo pianeta non è un pianeta sacro ed è infatti conosciuto come un ‘ribelle divino’. Questo significa che c’è mancanza di allineamento tra la volontà del Logos Planetario e quella del Logos Solare. [Mercurio, pag. 26]

Tutto ciò è connesso con Lucifero, il Sentiero del Servizio Sulla Terra, la venuta dell’energia del Dragone nella seconda ronda. La qualità precipua del Servizio sulla Terra è il ‘sacrificio’ – la rinuncia alla vita cosciente nelle sfere superiori, per stabilirsi in quelle inferiori. Da una certa prospettiva, questo potrebbe essere visto come una ‘ribellione’ – da un’altra è visto come un potente atto d’amore. Solo coloro che sanno oltre ogni dubbio che lo Spirito è invincibile e che alla fine trionferà, possono prendere la decisione di esiliarsi nella più profonda Materia. Può essere d’aiuto dare il migliore insegnante alla classe degli studenti peggiori. L’insegnante dovrà attingere a grandi riserve di pazienza e fiducia. Dovrà essere pieno di risorse e avere una volontà salda. E avrà bisogno di una compassione infinita. La sua ricompensa potrebbe essere vedere alcuni dei suoi studenti più difficili che iniziano ad imbrigliare la loro energia nel senso dell’evoluzione, iniziando ad apportare un contributo significativo alla più ampia società in cui vivono. Noi abbiamo quest’Insegnante. Egli è il Signore della Terra ed è un discepolo diretto del Logos Solare. [Mercurio, pag. 38]

Dalla prospettiva del Logos Solare nel centro di questo sistema, la caduta degli angeli solari sulla Terra forma parte del Guardiano del sistema, così come il legame tra Sirio e il centro galattico forma l‟Angelo. Il Guardiano è quella parte di ogni essere intero che ha scelto l‟esilio dal centro illuminato per portare quella luce nella parte più materiale del sistema. Come risultato dell'esercizio di libera volontà nel servizio dell'amore, impara l‟auto-fiducia, la pazienza e l‟indipendenza. Sanat Kumara è chiamato ribelle divino ed è collegato sia a Lucifero che a Saturno nella sua funzione prescelta di costruire un ponte con un sistema inferiore. [Cosmologia occulta, pag. 178]

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Dalle opere di H. P. Blavatsky:
LUCIFERO (Lat.) - Il pianeta Venere, quale luminosa “Stella del Mattino”. Prima di Milton, Lucifero non era mai stato il nome del Diavolo. Proprio al contrario, poiché nell’Apocalisse (XVI, 22), si fa dire al Salvatore Cristiano: “Io sono… la luminosa stella del mattino”, o Lucifero. Uno dei primi Papi di Roma detestava questo nome, e nel quarto secolo ci fu anche una setta Cristiana che fu chiamata i Luciferini. [HPB, Glossario Teosofico]

Demon est Deus inversus. Il diavolo è chiamato adesso dalla Chiesa Tenebre, mentre nella Bibbia, nel Libro di Giobbe, è chiamato “Figlio di Dio”, la luminosa stella mattutina, Lucifero. Vi è tutta una filosofia di dogmatica sottigliezza nella ragione per cui il primo Arcangelo, che sorse dalle profondità del Chaos, fu chiamato Lux (Lucifero) il luminoso “Figlio del Mattino” o Aurora manvantarica. La Chiesa lo ha trasformato in Lucifero o Satana, perché è più elevato e più antico di Jehovah e doveva essere sacrificato al nuovo dogma. [HPB, Dottrina Segreta, Cosmogenesi, pag. 120]

[...] ci sono sette chiavi al mistero della “Caduta”. Inoltre, ci sono due “Cadute” in Teologia: la ribellione e la “Caduta” degli Arcangeli, e la “Caduta” di Adamo ed Eva. Così, le Gerarchie più basse come le più alte sono imputate di un supposto crimine. L’attributo “supposto” è il termine corretto, perché in entrambi i casi l’accusa è fondata su un malinteso. In Occultismo, entrambi sono considerati effetti karmici, ed entrambi appartengono alla legge dell’evoluzione intellettuale e spirituale da una parte, fisica e psichica dall’altra. La “Caduta” è un’allegoria universale. Essa pone ad un estremo della scala dell’Evoluzione la “ribellione”, cioè l’azione dell’intelletto, o coscienza separata, che cerca l’unione con la Materia; e all’altro, l’estremo inferiore, la ribellione della Materia contro lo Spirito, o dell’azione contro l’inerzia spirituale. E lì sta il germe di un errore che per oltre 1800 anni ha portato effetti così disastrosi sull’intelligenza delle società civili. Nell’allegoria originaria è la Materia — quindi gli Angeli più materiali — che era vista come conquistatrice dello Spirito, gli Arcangeli che “caddero” su questo piano. Quelli dalla spada fiammeggiante (le passioni animali) avevano messo in fuga gli Spiriti delle Tenebre. Ma sono questi ultimi che hanno lottato per la supremazia della spiritualità cosciente e divina sulla Terra, ed hanno fallito, soccombendo al potere della Materia. Invece, nel dogma teologico vediamo il contrario: è Michele, “che è simile a Dio”, il rappresentante di Jehovah, che conduce le Legioni Celesti — come Lucifero, nella fantasia di Milton, è quello delle Legioni Infernali. [HPB, Dottrina Segreta, Antropogenesi, pag. 68]

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Per inquadrare tutto il processo bisogna evidenziare alcuni punti:

  1. Il Logos del pianeta Terra (3° raggio) non è allineato con il Proposito del Logos del Sole (2° raggio). sulla Terra predomina la Materia = "Pianeta Ribelle".
  2. Lucifero (Lux, più vicino allo Spirito) si è incatenato alla Materia (Sacrificio) per ricordare lo Spirito e permettere la sua redenzione = Spiritualizzazione della Materia = allineamento del proposito della Terra con quello del Sole.
  3. Ognuno di noi (angeli caduti) con l'evoluzione della nostra coscienza (verso lo Spirito), vita dopo vita, contribuisce all'evoluzione del pianeta. Chi non evolve in coscienza rallenta l'evoluzione.
  4. Gli Avatar, i Maestri che si incarnano nelle varie epoche, vengono a ricordarci questo. Loro non hanno più bisogno di incarnarsi sulla Terra ma lo fanno per "Sacrificio", per redimere gli angeli rimasti, e lo faranno finché anche l'ultimo non ricorderà e sarà redento e il proposito del Logos planetaria sarà allineato con quello solare.
  5. ...

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Post LogoPsicoSofia collegati:
.:. Natura animale, natura umana, natura divina
.:. Un uccello meraviglioso
.:. vita-monade-anima-conoscenza-simboli

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Film sulla reincarnazione e sugli Angeli (in ordine casuale):
-
Elenco film Angeli nel cinema
- La vita è meravigliosa
- Per sempre (Always)
- Il paradiso può attendere 
- Al di là dei sogni
- Michael
- Accadde in Paradiso
- Gabriel (2007) La_furia_degli_angeli
- La_settima_profezia
- Touched by an angel (Il_tocco_di_un_angelo) Serie televisiva
- Il Piccolo_Buddha
- L'Angelo del Male (1998)
- City Of Angels (La città degli angeli)
- Angel-A
- Il cielo sopra Berlino
- Così lontano così vicino
- Vi presento Joe Black
- Angels_in_America (serie televisiva)
- Appuntamento-con-un-angelo


"Per quelli che credono nell’amore eterno,
nessuna spiegazione è necessaria;
per quelli che non ci credono,
nessuna spiegazione è possibile".

(tratto da "Aldilà dei sogni")

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Link:
- http://it.wikipedia.org/wiki/Reincarnazione
- http://it.wikipedia.org/wiki/Angelo
- http://it.wikipedia.org/wiki/Demonio
- http://www.estovest.net/tradizione/reincarnazione.html
- http://www.anticorpi.info/2011/04/il-fatto-della-reincarnazione.html
- http://www.mr-loto.it/archivio/2011/giugno/angeli
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Se i miei demoni mi abbandonassero
temo che anche i miei angeli volerebbero via.
Rainer Maria Rilke

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Libri:
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John Milton (1608-1674), Paradiso perduto (1667)

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martedì 19 ottobre 2010

Amore e Psiche [4] Il Significato del Mito (3) La Psicologia

a cura di   
Salvatore Caruso Motta e Rosetta Sorbello   
IL MITO E I SIMBOLI DELLA RICERCA DELL'ANIMA




Le Puntate precedenti: 
1 - Amore e Psiche [1] La Fiaba
2 - Amore e Psiche [2] Il Significato del Mito (1) Eros, le Fasi, le Prove
3 - Amore e Psiche [3] Il Significato del Mito (2) I Misteri di Iside

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“Le immagini mitologiche mettono in contatto la propria coscienza con l’inconscio. Ecco ciò che sono. Quando una persona non ha immagini mitologiche, o quando la coscienza le rifiuta, quale che sia la ragione, rinuncia ad essere in contatto con la parte più profonda di sé. In questo, ritengo, sta lo scopo del Mito nel quale ognuno vive. Si tratta di trovare il Mito nel quale viviamo, conoscerlo, in modo da dirigere la nostra esistenza con competenza.
Quale è la chiamata della tua vita lo sai?”
Joseph Campbell 


Le favole e i miti, così come tutti i simboli, non andrebbero interpretati solo con la mente concreta ma lasciati operare nell'inconscio e poi elaborati intuitivamente e analogicamente, in quanto i significati e le vicende hanno aspetti bizzarri, spesso contraddittori e sono leggibili in molti modi diversi. Ognuno, inoltre, se prova ad identificarsi nei vari personaggi, può trovare contenuti, collegamenti, associazioni libere e fantasie del tutto particolari.
Gli junghiani vedono la fiaba come "sceneggiatura del principio femminile". L'esperienza dell'innamoramento viene vista non come punto d'arrivo ma come punto di partenza verso "l'individuazione" e in questo caso la favola è rappresentazione del percorso di individuazione, inteso come conquista della propria unicità psichica e percezione del Sé come centro regolatore, unificatore e guida della personalità.

Neumann ha spiegato i passaggi dello sviluppo del femminile nella meravigliosa interpretazione del mito di Amore e Psiche in cui analizza tutti i passaggi della psiche femminile dalla totale indifferenziazione al rapporto vero con il maschile per giungere al matrimonio sacro in cui c’è la realizzazione dell’incontro di due individualità separate e distinte. In questo mito Venere rappresenta la Dea dell’Amore con il suo grande potere seduttivo che attrae e tende a portare a sé, ma Psiche è la Dea dell’incontro e del rapporto che attraverso l’amore si sottrae al ciclo naturale delle cose per raggiungere il matrimonio spirituale tra un IO e un TU all’interno di un processo alchemico di trasformazione. [1]

Il mito allude alla meta di fondersi con l'amato pur mantenendo la propria individualità (integrare in sé l'altro, la diversità, operare una sintesi), che è diversa dalla fase dell'innamoramento iniziale in cui la passione porta ad un'unione, "con-fusione" con perdita dell'individualità e senza integrazione e armonizzazione degli opposti. La prima fase di sviluppo (apertura all'altro sul piano orizzontale) corrisponde all'amore erotico (fine a se stesso). La seconda (unione con l'altro sul piano verticale), che possiamo definire dell'amore creativo, porta all'immortalità di Psiche e alla nascita di una figlia (Voluttà).

La curiosità di Psiche, legata al dubbio e all'avidità della mente razionale (che richiama l'episodio di Eva e l'albero della conoscenza del bene e del male) mostra le potenzialità e pericoli della conoscenza. Se utilizzata per fini impersonali (Servizio) porta all'immortalità dello spirito, se usata per scopi personali porta alla perdita dell'amato (Spirito) e alla necessità di seguire un percorso di purificazione e di prove.
Un'altra interpretazione, opposta - per quei paradossi tipici dei miti - è quella di vedere il mito come simbolo del rapporto tra personalità e anima. In questo caso l'anima è Eros (Amore) e la personalità è Psiche che alla fine conquista l'immortalità fondendosi con l'Anima (Amore). L'essere umano ha in sé sia la natura umana (personalità) che quella divina (anima) spesso nascosta, ignorata o rifiutata. La personalità deve superare la paura di guardare, alla luce della consapevolezza, l'anima. La personalità può obbedire all'anima, "affidarsi" e servirla senza porsi domande, ma se sorgono i dubbi della mente inferiore, se vuole vederla con gli "occhi della mente" e non con quelli del cuore, si produce il conflitto, la separazione, la crisi per uscire dai quali occorre sottoporsi a un percorso di prove, di elaborazione, di purificazione per sviluppare la comprensione e la saggezza.
Caratteristico è l'approccio emotivo-mentale delle sorelle (invidia, curiosità) che distrugge la fiducia e richiama la necessità del passaggio dal livello emozionale a quello mentale, dall'emotività inferiore (plesso solare) a quella superiore (cuore) in cui la mente è il passaggio intermedio indispensabile.  La mente senza cuore, la sola curiosità intellettuale "brucia" la realtà, distrugge il collegamento cuore-mente che è una tappa fondamentale nel processo di evoluzione della coscienza umana.
La sintesi degli opposti è un processo misterioso e semplice nello stesso tempo: bisogna accettare la tensione di stare al centro, di osservare la dinamica energetica elevando il proprio centro di coscienza verso l'alto per ottenere il distacco dai vissuti emotivi, pur mantenendo operanti le energie, senza reprimerle e senza negarle.
Il finale della favola ci regala l'intrigante nome della figlia di Amore e Psiche "Voluttà" che, se da una parte può alludere all'estasi mistica dell'unione degli opposti, dall'altra insinua l'idea che la storia possa avere un seguito, magari in una "voluta" superiore della spirale, nel percorso delle sintesi successive, verso una nuova meta sempre più elevata.Non è il lieto fine di una storia ma l'inizio di una nuova avventura, di una nuova esperienza.


6C- Antonio-Canova-Psiche-rianimata-dal-bacio-di-amore-1793-Parigi-Louvre


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Fonti
E. Newmann Libro


- [1] http://www.convivioastrologico.it/psicologia/erich_neumann.htm

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Immagini: 
- A. Canova, Amore e Psiche giacenti (1793), part.
- A. Canova, Amore e Psiche giacenti (1793) 
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Link:
- Dissertazione-sul-concetto-di-mito
- Con-Eros-e-Psiche-per-le-strade-dellAnima.pdf
- il-mito-di-amore-e-psiche-un-invito-ad-amare-in-modo-autentico.html

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Le altre Puntate:
1 - Amore e Psiche [1] La Fiaba
2 - Amore e Psiche [2] Il Significato del Mito (1) Eros, le Fasi, le Prove
3 - Amore e Psiche [3] Il Significato del Mito (2) I Misteri di Iside
4 - Amore e Psiche [4] Il Significato del Mito (3) La Psicologia
5 - Amore e Psiche [5] Il Significato del Mito (4) Interpretazioni varie


lunedì 4 ottobre 2010

Amore e Psiche [3] Il Significato del Mito (2) I Misteri di Iside

a cura di Salvatore Caruso Motta e Rosetta SorbelloIL MITO E I SIMBOLI DELLA RICERCA DELL'ANIMA
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Puntate precedenti
1 - Amore e Psiche [1] La Fiaba
2 - Amore e Psiche [2] Il Significato del Mito (1) Eros, le Fasi, le Prove

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I MISTERI DI ISIDE 
L'edizione della Rizzoli delle Metamorfosi (Bur, 1977) è introdotta da un saggio di Reinhold Merkelbach, tendente ad evidenziare la relazione dell'Asino d'oro con i misteri di Iside. Riportiamo il commento relativo alla novella di Amore e Psiche.

Il racconto allude passo per passo ai misteri di Iside e ai suoi riti.
Psiche vuol dire «anima» e la sorte di Psiche è esemplare per ogni anima umana. L'amante di Psiche è Cupido (Eros); il nome egiziano è Arpocrate, che è figlio di Iside.
Venere-Iside manda sulla terra Cupido da Psiche affinché la colpisca con una delle sue frecce; Cupido s'innamora della ragazza. Di nuovo un'immagine della caduta del divino nella materia, da un lato; dall'altro, la prova che la divinità (Eros) aiuta l'anima (Psiche) a riprendere la via del ritorno verso la patria ultraterrena. Le tappe di questo ritorno sono rappresentate dalle cerimonie di iniziazione al culto di Iside.
Dapprima un oracolo chiama Psiche alle nozze con Cupido; queste nozze vengono descritte come un atto di morte. Le «nozze sante» sono una componente dei riti di iniziazione; il Dio veniva rappresentato da un sacerdote. L'appello all'iniziazione viene sempre emanato attraverso un oracolo e un sogno. Nel rito la persona, così come era in precedenza, muore. In tal modo l'iniziazione è nel contempo matrimonio e morte.
Cupido chiede a Psiche la discrezione assoluta verso le sorelle e Psiche giura. Tale segretezza anche con i parenti più prossimi è un obbligo per tutti coloro che entrano nella comunità dei misteri. Le sorelle di Psiche simbolizzano i profani. I veri parenti dei «misti» sono i loro fratelli e sorelle di fede.
Ma Psiche viola il giuramento e si lascia indurre dalle sorelle ad osservare lo sposo di notte. La curiosità peccaminosa è fatale a Psiche: il dio si separa da lei. La missione di Psiche sarà da allora quella di cercare lo sposo attraverso lunghe peregrinazioni.
La scena della lampada ha carattere misterico; la visione del dio era una cerimonia dell'iniziazione. Ma questa massima felicità era invero più di quanto fosse consentito all'essere umano. Dopo l'iniziazione, il «mista» deve ritornare nel mondo. Il resto della sua vita sarà dedicato al servizio della divinità; egli continuerà a cercare dio.
Quando Psiche è sola, si butta nel fiume. Nel culto, a ciò corrisponde un bagno nel quale tutti i peccati dell'uomo vengono lavati. Poi Psiche cerca lo sposo. In tal modo il mito di Iside si ripete; la dea aveva cercato Osiride, il marito deceduto, in tutto il mondo e infine lo aveva trovato.
Le prove cui Psiche deve sottoporsi, rispecchiano le prove dell'iniziando ai misteri. Solo in apparenza Venere rivolge la propria collera contro Psiche; in realtà le prove servono a rendere possibile la riunificazione di Psiche con Cupido. Per l'iniziando ciò equivale al livello più alto dell'iniziazione mistica.
In un primo tempo Psiche viene afferrata per i capelli, viene schiaffeggiata e flagellata. Chi aspirava all'iniziazione misterica doveva sopportare simili punizioni corporee quale espiazione per gli errori commessi nella vita passata e quale dimostrazione della ferrea volontà di servire la dea anche a costo di grandi sacrifici.
Le prove diventano sempre più difficili; le ultime sono le più impegnative. Psiche deve impadronirsi della lana d'oro delle pecore del sole. Compito quasi irrealizzabile che richiede un viaggio nell'aldilà: Psiche lo intraprende. Nel culto, questi viaggi nell'aldilà vengono ripresi attraverso scene allusive.
Nella prova successiva Psiche deve attingere l'acqua della vita alla fonte dello Stige. La fonte dello Stige risale al mito greco: essa è stata localizzata ai confini meridionali dell'Egitto al di sopra di Siene (Assuan) tra le rocce delle prime cateratte del Nilo. Nella geografia semimitica degli Egiziani, colà nasce il Nilo, il fiume di Osiride. Per poter attingere l'acqua sacra alla sorgente molti seguaci di Iside hanno compiuto un lungo pellegrinaggio. Ma nel culto ci si è spesso accontentati di attingere l'acqua consacrata in un luogo al centro del tempio, altrimenti inaccessibile. Nel mito egiziano, Iside si è servita dell'acqua consacrata per rianimare il figlio Arpocrate mortalmente malato. Psiche guarisce la ferita di Cupido con l'acqua lustrale. Dunque sia lei, sia ogni iniziando ai misteri di Iside ripetono ciò che la dea aveva fatto una volta.
L'ultimo compito di Psiche è un vero e proprio viaggio nel regno dei morti. Questo viaggio è stato simbolicamente introdotto anche tra i riti dell'iniziazione affinché il mista impari la via da seguire dopo la morte. Psiche deve recare in un cofanetto l'unguento di Proserpina. Questo cofanetto è noto nel culto dei misteri col nome di «cista mystica». Numerosi penitenti dell'Averno cercano di trattenere Psiche. Vi si trova anche il vegliardo Ocno («l'Esitante») che nella vita ha rifiutato l'iniziazione ed ora è costretto a caricare legna su un asino dal quale essa continua a cadere; vi sono le vecchie zitelle che hanno trascurato l'iniziazione ai misteri e le nozze sante sulla terra e sono ora costrette a tessere in eterno il loro abito da sposa; esse rappresentano i profani e Psiche non può intrattenersi con loro.
Dopo di che Psiche deve passare davanti a Cerbero, il cane infernale, al quale, per tranquillizzarlo, porge una focaccia sacrificale. Anche l'iniziando ai misteri doveva passare davanti a un cane simile.
Giunta di fronte a Proserpina, Psiche si stende umilmente nella polvere - anche Proserpina è un nome di Iside - e implora un pezzo di pane. Ma questo pane ha qualcosa di particolare; si tratta del corpo di Osiride. L'ingerimento di pane è una cena sacramentale, così come è stata adottata nei misteri. Psiche riceve il cofanetto da Proserpina e ritorna nel mondo superiore. Ma pecca di nuovo per curiosità, apre il cofanetto e viene colta da un sonno mortale. Sembra ora che Psiche sia veramente morta, ma Cupido scende dal cielo e risveglia l'amante.
La scena è da un lato l'ammonimento ad astenersi dalla curiosità peccaminosa; dall'altro essa riflette un rito dell'iniziazione ai misteri e cioè l'apertura della «cista mystica». In esso venivano probabilmente usati oli eterei che provocavano un'incoscienza temporanea. La visione dell'oggetto sacro uccide, ma rende nel contempo immortali. L'uomo vecchio è morto, l'uomo nuovo può ascendere agli dei.
Cupido conduce la sua Psiche sull'Olimpo; si festeggiano le nozze con danze e banchetti. Così anche nei misteri, dopo la fine della cerimonia d'iniziazione, durante un banchetto con danze, il nuovo iniziato viene introdotto nella cerchia dei «misti» simili agli dei.
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Fonti:
-
I misteri di Iside
- L. Apuleio, Le metamorfosi o L'asino d'oro, Introduzione di R. Merkelbach, BUR, Milano 1977, pag. 8-11
- Dissertazione-sul-concetto-di-mito
Immagine:
- W. Bouguereau, Il ratto di Psiche (1895)

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Le altre Puntate:
1 - Amore e Psiche [1] La Fiaba
2 - Amore e Psiche [2] Il Significato del Mito (1) Eros, le Fasi, le Prove
3 - Amore e Psiche [3] Il Significato del Mito (2) I Misteri di Iside
4 - Amore e Psiche [4] Il Significato del Mito (3) La Psicologia
5 - Amore e Psiche [5] Il Significato del Mito (4) Interpretazioni varie




giovedì 23 settembre 2010

Amore e Psiche [2] Il Significato del Mito (1) Eros, le Fasi, le Prove


a cura di Salvatore Caruso Motta e Rosetta Sorbello IL MITO E I SIMBOLI DELLA RICERCA DELL'ANIMA 

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Puntate precedenti
1 - Amore e Psiche [1] La Fiaba 
.:.

Il Significato del Mito
Diverse sono le interpretazioni di questo mito.
Lucio Apuleio (II sec. d. C.) incarna il bisogno di una nuova spiritualità, il desiderio di conoscenza,  consapevole del fatto che questo sentiero può portare al difficile passaggio dell'espiazione-ri­scatto. Apuleio vede l'Amore come un principio cosmico, divino e sembra conoscere i culti misterici neoplatonici. Secondo Apuleio la salvezza non è automatica per tutti ma si ottiene attraverso il sapere e la rivelazione divina. Oggi potremmo dire attraverso l'autoconsapevolezza e l'illuminazione, percorrendo il sentiero che porta dalla curiosità alla conoscenza e da questa alla saggezza, tra­mite l'esperienza, la purificazione, l'elevazione e la comprensione.



Secondo 
James Hillman, classicamente, Eros è stato differenziato in tre componenti o persone: 
1.  himeros, desiderio fisico per l’immediatamente presente che va afferrato nell’eccitazione del momento; 
2. anteros, amore corrisposto; e 
3. photos, desiderio per l’irraggiungibile, l’inafferrabile, l’incomprensibile, quella idealizzazione che si accompagna a ogni amore, sempre al di là di ogni conquista.

 

Eros (la sessualità), nel suo aspetto perverso (il mostro), seduce Psiche (l'anima) e la rinchiude in un palazzo (la lussuria) e non la visita che di notte (inconscio) affinché ella non possa vedere il suo vero aspetto (regressione, proibizioni, tabù). Una notte (buio della ragione) Psiche infrange il divieto, contempla il suo amante alla luce della lampada (curiosità, risveglio della coscienza). Vedendosi scoperto, Eros fugge (senso di colpa) presso sua madre Afrodite (regressione). Folle di dolore, Psiche erra alla sua ricerca e si rivolge a Venere che le impone dei lavori estremamente duri (prove, iniziazione, purificazione) che riesce a superare grazie all'inaspettato aiuto  di esseri della natura (magia-mistero-energie cosmiche), sino a che Eros fugge dal palazzo materno e riappare nelle sue vere forme (visione autentica dell'amore, coscienza, sublimazione dell'istinto). Zeus (lo spirito) gli accorda l'autorizzazione a unirsi a Psiche, resa immortale (unione spirituale). 

 

La successione degli avvenimenti della novella riprende quella delle vicende del romanzo: prima un'avventura erotica, poi la curiositas punita con la perdita della condizione beata, quindi le peripezie e le sofferenze, che vengono alfine concluse dall'azione salvifica della divinità. La favola, insomma, rappresenterebbe il destino dell'anima, che, per aver commesso il peccato di hybris (tracotanza), tentando di penetrare un mistero con l'atteggiamento sbagliato, deve scontare la sua colpa con umiliazioni ed affanni di ogni genere, prima di rendersi degna di ricongiungersi al dio. L'allegoria filosofica è appena accennata (se non altro, nel nome della protagonista, Psiche, simbolo dell'anima umana), ma il significato religioso è evidente soprattutto nell'intervento finale del dio Amore, che, come Iside, prende l'iniziativa di salvare chi è caduto, e lo fa di sua spontanea volontà, non per i meriti della creatura umana. [1]

Nel racconto possiamo distinguere:
LE FASI
1) Lo sposo ignoto (l'inconscio)2) Lo sposo svelato (la curiosità) 3) Psiche errante (la ricerca) 4) Le prove pretese da Venere (l'elaborazione, la purificazione, l'espiazione, l'individuazione) 5) L'epilogo (lo sposalizio mistico, l'unione, la sintesi degli opposti)

LE PROVE
1) Dividere i semi:     Districare un groviglio di sentimenti conflittuali e di affetti contrastanti. 2) Prendere un fiocco di lana del Vello d'Oro:     Conquistare il potere e rimanere una persona tenera e comprensiva. 3) Riempire l'ampolla di cristallo:     Tenere una certa distanza emotiva (aquila) nei rapporti. 4) Discesa negli Inferi:     Imparare a dire di no (alla curiosità). Esercizio della scelta. Stabilire una meta e mantenerla
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Interpretazione 
secondo la psicologia junghiana delle PROVE
Tratta da:
Individuazione di Agnese Galotti

Il mito di Amore e Psiche fa riflettere sull’elemento di novità contenuto in essa rispetto al motivo dell’eroe in genere: a differenza di questo, infatti, qui l’inconscio assume più direttamente la valenza positiva di energia soccorritrice, fonte di trasformazione creativa che genera coscienza. 
Le quattro prove cui viene sottoposta Psiche rappresentano il percorso che essa, simbolicamente, deve attraversare prima di giungere alla consapevolezza.

1) La prima prova richiede a Psiche di mettere in atto un principio discriminativo capace di ordinare una quantità di "semi" differenti che si trovano mescolati insieme: "Questo mucchio - osserva Neumann - è in primo luogo simbolo di un’uroborica mescolanza dell’elemento maschile." Le forze inconsce soccorritrici sono, in questo caso, le formiche, "simbolo - secondo M.L.Von Franz - dell’ordine segreto dell’inconscio collettivo", una sorta di "ordine inconscio" che è il solo capace di far fronte al caos disordinato con cui si presenta l’inconscio stesso.L’atteggiamento di Psiche esprime quindi un affidamento alle forze inconsce e alla loro benefica azione.

2) Nella seconda prova Psiche è chiamata all’incontro con la forza distruttiva solare del maschile, rappresentata dal mitico "vello d’oro" dei montoni. Qui l’elemento inconscio che soccorre Psiche è la canna parlante (Il consiglio è di aspettare la sera e di raccogliere i ciuffi di vello rimasti impigliati tra i rovi). Essa simboleggia la voce interiore che invita ad aspettare il momento opportuno (per l'appunto il calar della sera), per incontrarsi col principio spirituale (rappresentato dal Vello d'oro) senza venirne sopraffatta ed annientata. La calma femminile, la capacità di attendere, dunque, rappresenta una grande risorsa di fronte all’impulsività irrefrenabile, all’istinto che si esprime in maniera violenta. Così descrive Neumann questa seconda prova: "il femminile deve soltanto interrogare il proprio istinto per entrare, al calar del sole, in una relazione feconda con il maschile, ossia in una relazione d’amore. Così viene superata la situazione in cui maschile e femminile si fronteggiano in mortale ostilità." 

3) La terza prova è il confronto di Psiche con l’irruente cascata delle acque dello Stige, simbolo dell’incontenibile forza dell’inconscio stesso e della sua mancanza di forma specifica. Il compito di raccogliere un bicchiere di quell’acqua riesce grazie all’intervento dell’aquila di Zeus che si assume il compito di raccoglierla per lei. "L’aquila - secondo M.L.Von Franz - rappresenta l’entusiasmo intuitivo e lo slancio spirituale del pensiero. Proprio quando la psiche umana non può più agire con le sue sole forze, viene sorretta da uno spirito eroico e intuitivo che sgorga dal suo inconscio". Psiche rappresenta allora il femminile capace di contenere in sé e di dar forma all’inconscio che in lei stessa fluisce.

In tutte e tre queste prove è richiesto a Psiche di coniugare insieme gli opposti, superando la sterile contrapposizione.

4) La quarta prova, infine, è composta di due parti:
a) Nella prima parte Psiche deve affrontare il pericoloso viaggio agli inferi, guidata dai consigli di una Torre Parlante, la quale, maschile e femminile insieme, è simbolo della cultura umana e della coscienza umana e per questo viene chiamata "Torre che guarda lontano" . Essa mette in guardia Psiche dal cedere alla "pietà", quale modalità di relazione con l’altro, che non le consentirebbe di raggiungere la propria completezza.

b) Nella seconda parte, invece, Psiche, tornata dal mondo degli inferi, cede alla tentazione di appropriarsi della bellezza divina e, pensando così di poter risultare più piacevole agli occhi di Eros, apre il vasetto consegnatole da Proserpina, atto questo che risulta per lei fatale. Torna il tema iniziale della "bellezza", capace di avvicinare l’umano al divino. Tutto il cammino di trasformazione di Psiche è iniziato per Amore, per l’irresistibile desiderio di "conoscere" Amore. Ora che Psiche ha superato le prove, ha conosciuto e sopportato solitudine e disperazione, ora che ha in mano l’unica arma che conosce per attirare a sé ancora una volta Eros, la bellezza appunto, (l’azione dell’amore, a quanto dice Platone per bocca di Diotima, "è la procreazione nel bello secondo il corpo e secondo l’anima" ). Psiche non può che tendere alla bellezza, pur consapevole che ciò significa "fallire", secondo la logica maschile dell’eroe. E proprio in questo "fallimento" Psiche si manifesta fedele alla sua femminilità originaria in opposizione alla ragione totalmente maschile. Così Psiche "muore" per Eros, ed è questo suo stesso sacrificarsi a lui che lo stimola ad agire: Eros si scuote ed accorre finalmente a salvare la sua Psiche. L’umano dimostra così al divino la propria uguale dignità attraverso la propria superiorità nell’amore. [2]
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OSSERVAZIONI
- 
La bellezza e la fama non danno la felicità anzi spesso allontanano dalla gente e provocano gelosia, invidia e vendette.
- La bellezza può stordire (vedi sindrome di Stendhal).
- L'interpretazione degli oracoli dipende da chi ascolta.
- La curiosità comporta dei rischi.
- Non bisogna scoraggiarsi, l'aiuto, inaspettatamente, può arrivare da dove meno te lo aspetti. 
- Le difficoltà, le prove, se accettate e affrontate, portano conoscenza e crescita.
- La perseveranza e l'affidamento (all'aiuto dell'universo) possono far miracoli (immortalità).
- Le forze in gioco sono tante e contrapposte, ma possono giungere all'ordine, all'armonia, all'amore.
- Le favole parlano al cuore, ci coinvolgono di più dei soli concetti.

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Fonti:
[1] 
Amore e Psiche-Favola-Introduzione-I
[2] www.geagea.com/02indi/02_07.htm
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Immagini:
- 
F. Gerard, Amore e Psiche, 1798
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martedì 21 settembre 2010

Amore e Psiche [1] La Fiaba

a cura di
Salvatore Caruso Motta e Rosetta Sorbello
IL MITO E I SIMBOLI DELLA RICERCA DELL'ANIMA


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Il mito di Amore e Psiche è di origine greca.  Psiche per i Greci è l'anima umana, spesso rappresentata come una minuscola figurina con le ali di farfalla.
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Nella mitologia greca Amore-Eros (o Cupido) è il dio dell'amore, figlio di Ermes e Afrodite, i quali concepirono anche un fratello gemello, Anteros, per dargli un compagno di giochi. In questo possiamo cogliere un'allusione alla duplicità psicologica insita nel concetto di amore: quello erotico e quello platonico. Platone stesso faceva risalire questa duplicità alla doppia natura di Afrodite, Urania e Pandemia, celeste e terrestre. Eros rappresenta l'impulso vitale, il desiderio amoroso (tanto nelle forme terrene che sublimate), il potere che obbliga le cose a unirsi e a creare la vita. L'unione degli opposti, femminile e maschile, non è però durevole se con la sessualità non viene integrata anche la sensibilità e la spiritualità (Psiche).
Il mito greco fu ripreso in ambito latino dallo scrittore Lucio Apuleio (II sec. d. C.) che nell'Asino d'oro, ovvero le   "Metamorfosi" dà ampio spazio alla favola di Amore e Psiche. Il protagonista del romanzo, Lucio, vuole apprendere la magia ma, per errore, viene trasformato in asino pur mantenendo la coscienza umana. Attraverso varie avventure (che si possono vedere come un percorso iniziatico di trasformazione) riesce a riprendere la forma umana ma con una consapevolezza diversa.  Lucio ode la favola di Amore e Psiche durante le sue tribolazioni da una vecchia che cerca di consolare una fanciulla rapita dai briganti.

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a Fiaba
Un re e una regina avevano tre figlie molto belle. Le maggiori erano sposate con giovani di sangue reale, ma la più piccola, di nome Psiche, era tanto bella che nessun uomo osava corteggiarla, tutti l’adoravano come fosse una dea ed alcuni credevano che si trattasse dell’incarnazione della dea Venere sulla terra, trascurando addirittura gli altari di Venere. La dea, sentendosi trascurata ed offesa a causa di una mortale, pensò di vendicarsi. La vendetta consisteva nel far innamorare la fanciulla dell’uomo più sfortunato della terra, con il quale avrebbe dovuto avere una vita di povertà e di dolore; per far questo incaricò il figlio Amore di colpirla con una delle sue frecce micidiali, che facevano innamorare chiunque ne venisse colpito.  Amore si preparò per scoccare la freccia fatale, ma, appena vide Psiche, rimase talmente incantato della sua bellezza che l'arco e le frecce gli caddero dalle mani ed una freccia lo ferì ad un piede. Fu così che egli stesso cadde vittima del suo stesso inganno, innamorandosi di Psiche.
Nel frattempo i genitori di Psiche, preoccupati che la figlia non trovasse uno sposo, decisero di consultare l'oracolo di Apollo per sapere se la figlia avrebbe mai trovato un marito. L'oracolo fu chiaro: Psiche doveva essere abbandonata sulla cima di una montagna, vestita da sposa e là sarebbe stata corteggiata da un misterioso personaggio temuto dagli stessi Dei (Amore era temuto dagli stessi dei che non potevano nulla contro le sue frecce). Al tramonto del sole, Psiche venne lasciata sulla montagna, sola ed al buio e qui s'addormentò.
Amore, vedendola in quello stato, chiede a Zefiro di portarla nella sua reggia. Mentre dormiva venne Zefiro che la sollevò e la trasportò su un letto di fiori profumati, dove Psiche si svegliò al sorgere del sole.
Quadro di Amore e PsicheGuardandosi intorno, la giovane vide un torrente e sulla riva un palazzo così bello da sembrare quello di un Dio. Psiche, quando trovò il coraggio di entrare, scoprì che le sale interne erano ancora più splendide, ma la cosa più strana era che tutte quelle ricchezze sembravano abbandonate e che delle voci le dicevano che era tutto suo.
Giunta la sera, lei si coricò e sentì un’ombra che riposava al suo fianco. Si spaventò, ma sentì una voce mormorarle che lui era il suo sposo e quindi l'avvolse con un caldo abbraccio e la confortò. Però lei non avrebbe mai dovuto chiedere chi fosse e soprattutto non avrebbe dovuto cercare di vederlo, accontentandosi del suo amore.
La soffice voce e le morbide carezze vinsero il cuore di Psiche e lei non fece più domande. Per tutta la notte si scambiarono parole d’amore. Ma prima che l’alba arrivasse, il misterioso marito (che era il giovane Amore innamorato) sparì, promettendole che sarebbe tornato appena la notte fosse nuovamente calata.

Psiche attendeva con ansia la notte e con questa l’arrivo del suo invisibile marito, ma i giorni erano lunghi e solitari, quindi chiese al marito se poteva invitare le sue sorelle.
Amore non sapeva dirle di no, anche se era consapevole che questa concessione sarebbe stato causa di dolore e d’infelicità.
Il giorno seguente, Zefiro portò le due sorelle da Psiche. Lei fu felice di rivederle e le due furono contente per il ricco e felice matrimonio. Però ogni volta che le sorelle facevano domande sul marito, Psiche rispondeva che era un ricco re che per tutto il giorno andava a caccia, oppure cambiava il discorso. Le sorelle cominciarono a pensare che Psiche nascondesse loro il marito perché era un mostro. A forza di sentire domande ed illazioni assurde, Psiche confessò allora di non aver mai visto in faccia il marito e che non sapeva neanche il suo nome. Allora le due sorelle, gelose ed invidiose di Psiche, la convinsero che per la sua vita stessa, avrebbe dovuto scoprire che aspetto avesse il marito, se non fosse davvero un mostro (come aveva detto l'oracolo) che magari prima o poi l'avrebbe divorata.

Quella notte, come sempre, Amore raggiunse Psiche e dopo averla amata s'addormentò. Psiche, quando fu sicura che egli dormisse, si alzò e prese una lampada per vederlo ed anche un coltello, nel caso in cui lui avesse voluto farle del male. La luce della lampada le rivelò il più magnifico dei mostri:  Amore era disteso, coi riccioli sparsi sulle guance rosate e le sue ali stavano dolcemente ripiegate sopra le spalle; accanto a lui c’erano il suo arco e la faretra piena di frecce. La ragazza prese fra le mani una delle frecce dalla punta dorata e subito fu infiammata di rinnovato amore per il  marito. Moriva dalla voglia di baciarlo e, sporgendosi su di lui,  fece cadere sulla sua spalla una goccia d’olio bollente della lampada. Svegliato di soprassalto, Amore capì quello che era successo, aprì le sue ali e scomparve e con lui anche il castello svanì. Tenerani - Psiche in a Faint

La povera Psiche si ritrovò da sola nel buio, chiamando invano l’amore che lei stessa aveva fatto fuggire. 
Disperata pensò di morire e si getto nel fiume, ma la corrente, pietosa, la riportò a riva dove la poverina cominciò a vagare cercando il suo perduto amore.
Intanto Amore, tormentato dalla febbre per la spalla bruciata e dallo stesso dolore per la perdita di Psiche, tornò da sua madre Venere la quale, sentita la storia del figlio, si arrabbiò con lui e lo rinchiude nel suo palazzo. Amore non solo aveva osato amare una mortale, ma non aveva tenuto conto che questa era anche sua rivale. Non potendo sfogarsi su Amore, decise di vendicarsi su Psiche e mandò Ermes in giro per il mondo a divulgare la notizia che Psiche doveva essere punita come nemica degli Dei, catturata e consegnata agli dei.
Intanto Psiche vaga alla ricerca dell'amato, chiedendo invano aiuto a Cerere e a Giunone.
La fanciulla, disperata, si decide a chiedere pietà alla dea, che la fa trascinare per i capelli al suo cospetto e la consegna alla Tristezza e all'Ansietà, sue serve, perché la torturino. Quindi la sottopone a quattro durissime prove:

1) Dividere un cumulo di semi diversi in mucchi distinti;
2) Portare a Venere un fiocco di lana di pecore feroci;
3) Prendere in un'anfora l'acqua dello Stige tra draghi mostruosi;
4) Scendere fino agli Inferi per ottenere da Proserpina il balsamo dell'eterna bellezza.

Tutti compiti impossibili, che però Psiche riuscì a superare grazie all'inaspettato aiuto:

1) di formiche, che separarono i vari semi;
2) di una ninfa, che le spiegò come e quando avvicinare le pecore;
3) dell’aquila di Zeus, che l’aiutò a prelevare le acque dello Stige; e
4) della torre, da cui voleva gettarsi per la disperazione, che le parlò indicandole l'entrata del mondo sotterraneo e dicendole di portare con sé due monete per pagare
Caronte, affinché la traghettasse dall'altro lato dello Stige e tre focacce per distrarre Cerbero.

Ma, quando sta per ritornare vittoriosa, presa dalla curiosità, Psiche vuole provare l'effetto di quel balsamo e apre il vaso. Poiché esso conteneva un sonno infernale, viene presa da esso e si addormenta profondamente.
Le prove a cui Venere voleva sottoporre la sfortunata Psiche, sembrava non dovessero finire mai, finché Amore seppe quello che stava succedendo e salì sull’Olimpo da Zeus per pregarlo di permettere il suo matrimonio con Psiche. Zeus, non potendo rifiutare la supplica di Amore, fece riunire tutti gli Dei in un banchetto a cui partecipò anche Psiche (che intanto era stata svegliata da Amore). Il problema nasceva dal fatto che Psiche fosse un essere umano mortale e Amore un Dio immortale. Ma Zeus, che poteva tutto, decise di elevare Psiche al grado di Dea. Psiche bevve una coppa di nettare divino che la fece diventare una Dea. La pace e l'armonia tornarono nell'Olimpo. Amore e Psiche si sposarono e dalla loro unione nacque una figlia che venne chiamata Voluttà.

Seguiranno altri articoli sul significato del mito e le sue rappresentazioni artistiche.

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Fonti:
- L. Apuleio, Le metamorfosi o L'asino d'oro, (II secolo d.C.)
- http://it.wikipedia.org/wiki/Le_metamorfosi_(Apuleio)
- http://it.wikipedia.org/wiki/Amore_e_Psiche
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Immagini: 
[1] - Antonio Canova, Amore e Psiche stanti (1803); 
[2] - Antonio Canova, Amore e Psiche stanti, particolare;
[3] - Luca Giordano, Psiche onorata dal popolo (1692);
[4] - Amore e Psiche
[5] - Pietro Tenerani, Psiche svenuta (1822) o Psiche abbandonata
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Le altre Puntate:
1 - Amore e Psiche [1] La Fiaba
2 - Amore e Psiche [2] Il Significato del Mito (1) Eros, le Fasi, le Prove
3 - Amore e Psiche [3] Il Significato del Mito (2) I Misteri di Iside 
4 - Amore e Psiche [4] Il Significato del Mito (3) La Psicologia 
5 - Amore e Psiche [5] Il Significato del Mito (4) Interpretazioni varie


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