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sabato 29 ottobre 2011

Sorella Morte § Non si muore, ma si cambia

[Fonte: www.esonet.it]:

Se si vuole fare un discorso in una lingua sconosciuta non ci si deve preparare solo il giorno prima.

Se si vuole suonare in pubblico con un nuovo strumento non basta certo cominciarne lo studio la vigilia.

Se si vuole entrare nel Mondo sottile non è saggio iniziare a pensarci un giorno prima.

È terribile quando un uomo che per tutta la vita ne ha rifuggito il pensiero comincia, come un allievo negligente, a ripetere, incerto, la vigilia, parole che non capisce.

Quell’inevitabile passaggio è annunciato da tutti gli Insegnamenti.

Si afferma: "Non si muore, ma si cambia".

Impossibile essere più concisi, impossibile essere più perentori.

Ciò significa che bisogna conoscere il linguaggio del Mondo sottile; che bisogna acquisire il diritto a penetrarvi in piena coscienza - e sono cose impossibili se si comincia solo la vigilia.

Si potrebbe così tremare di paura anziché di gioia, violando la legge della vita. Ma, come sapete, il conduttore migliore è il cuore ardente.

Muniti di quella lampada inestinguibile non è poi così terrificante attraversare i cieli prima di incontrare le Guide.

da Cuore

Quadro di
Nicholas Roerich


domenica 10 aprile 2011

Segni sulla sabbia, segni nell'aria

160 - Urusvati sa che il grande Maestro soleva tracciare segni sulla sabbia, che poi cancellava. I discepoli ne stupivano e un giorno domandarono perché non scrivesse in modo più duraturo. Egli allora tracciò una linea nell’aria e rispose: "Questa è la legge permanente. Nulla potrà distruggere questo segno".
Così insegnava il potere del pensiero. 
Si diceva che i segni nello spazio sono luminosi come lampi. Il Maestro non lo negava, ed ebbe a dire che un giorno si sarebbe imparato a trasmettere segni a grande distanza: ma i discepoli non poterono capirne il senso.

Disse anche: "Attenti ai pensieri negativi. Si rivolteranno contro di voi e vi copriranno di una lebbra orrenda. Quelli buoni invece salgono e vi innalzano. Dovete capire che l’uomo porta in sé luce salutare e tenebra mortale".

Altre Sue parole:
"Ora ci lasciamo, ma torneremo a riunirci, vestiti di Luce. Nel regno della Luce gli abiti non si comprano, poiché li si crea a volontà. E non vale la pena restare troppo attaccati alla Terra, se gli Amici migliori ci attendono colà con gioia".

Disse: "Non lagnatevi di ciò che presto perisce, poiché abiti immortali vi attendono".
Disse: "Ecco perché avete paura della morte: nessuno vi ha detto che si passa in un mondo migliore".
E anche: "Sappiate che i veri amici continuano a lavorare assieme là come prima in Terra".

Così il grande Pellegrino insegnava continuamente i valori eterni e il potere del pensiero, ma i Suoi Precetti erano compresi da pochi. Parlava in modo semplice e conciso eppure pochi tenevano a mente ciò che diceva. Nella Nostra Dimora la concisione è apprezzata: i suoi geroglifici si incidono netti nello spazio.

da: Sovramundano I - 160

Tratto da:
-
http://www.esonet.it/modules.php?name=News&file=article&sid=1312

Immagine:
-
N. Roerich, Tibet: Near_the_Brahmaputra

.:.

martedì 26 ottobre 2010

L'arte

L'Arte unificherà l'umanità intera.
L'Arte è una e indivisibile.
L'Arte è la manifestazione della Sintesi futura.
Le porte della "fonte sacra" devono aprirsi a tutti.
Allora molti cuori, con amore rinnovato,
saranno pervasi dalla luce dell'Arte.
Rendete l'Arte Accessibile ad ogni uomo,
essa gli appartiene.
Noi non dovremmo abbellire ed ornare
solo i nostri musei e le biblioteche,
le università e i teatri,
ma anche le prigioni. 
Allora non ci sarà più bisogno di alcuna prigione.
Quest'idea, che oggi appartiene al museo e alla scena,
deve penetrare nella vita quotidiana.
Il segno della Bellezza aprirà le Sacre Porte.

Nicholas Roerich

And we open

____________________________________

Immagine
N. Roerich, And we open the Gates, 1922

martedì 10 agosto 2010

Lead me

NK0552



From non-being   
                                 to Being

From darkness
                            to Light

From death
                                  to Immortality


 

.:.

Attribuito ad Aurobindo che lo avrebbe estratto dalle Sacre Scritture Orientali (?!)

Immagine:
- Nicholas Roerich, Saint Sophia, the Almighty Wisdom; commons.wikimedia.org

venerdì 18 giugno 2010

Un Monaco .:.


*

Un monaco aveva letto che una volta un eremita era solito trascrivere le parole di antichi insegnamenti su dei fogli di pergamena per poi lasciarli ad un crocicchio. Pensò quindi di imitarlo e trascrisse delle preghiere e delle frasi di saggezza su dei fogli, ornandoli con disegni e miniature.
Lasciò il primo foglio ad un incrocio, in una bella giornata di sole e lo fermò con un sasso. L'indomani tornò con un altro foglio per metterlo al solito posto e restò un po' deluso nel ritrovare quello lasciato il giorno prima, ma pensando al non-attaccamento, mise il foglio su quell’altro.
Continuò così per alcuni giorni mettendo il foglio su quelli dei giorni precedenti e appoggiandovi sopra il sasso.
Andò avanti per un po' di tempo e cominciava a dubitare del significato di ciò che faceva, finché un giorno di vento, tornando al solito crocicchio, non trovò più i fogli. Si sentì contento e mise il suo solito foglio sotto il solito sasso.
Adesso i fogli a volte restavano per molto tempo e a volte sparivano subito, ma ormai era convinto che a qualcosa servissero e, comunque, l’importante era mettere i fogli senza avere aspettative.
Venne l'autunno con le piogge e l'inverno con la neve. Costruì un piccolo tetto per riparare i fogli. Ma molti fogli li ritrovava bagnati e scoloriti dall'acqua e dalla neve portata dal vento, e allora costruì una casetta per ripararli.
Un giorno mentre si avvicinava vide uscire furtivamente uno scoiattolo dalla casetta; sorrise e pensò che l'indomani gli avrebbe portato qualcosa da mangiare.  Così fece finché lo scoiattolino non imparò e tutte le mattine si faceva trovare pronto a ricevere il pasto.
Col tempo qualche altro vispo scoiattolino si fece coraggio e si avvicinò per mangiare. Cominciarono ad avvicinarsi animali di tutti i tipi: uccelli, conigli e anche qualche capriolo. Il monaco si preoccupò perché non sapeva come fare per sfamarli tutti, sia perché aveva intravisto nei dintorni qualche volpe argentata e un gatto selvatico e anche un orso e non sapeva più cosa fare.
Lasciare tutto? Portare solo i fogli? E gli animali? Come sarebbero rimasti?
Cercò di non pensarci troppo e continuò come poteva.
Un giorno però, mentre si avvicinava per posare il nuovo foglio, vide che sotto il sasso c'era un foglio che non aveva scritto lui!
Lo prese, lo guardò stupito e lo lesse. Diceva:
“Ciò che tu ora trovi è il frutto di ciò che tu hai lasciato. Una mano amica ti ha risposto e adesso non sei più solo. Chiedi di cosa hai bisogno e io ti accontenterò”.
Il monaco ristette a pensare, lasciò il suo foglio e se ne andò.
L'indomani, oltre al foglio consueto, mise un altro foglio in cui aveva scritto:
"Amico sconosciuto, io ti ringrazio per la tua gentilezza e ti chiedo di aiutarmi a nutrire questi animali". 
E lasciò lì i fogli.
Dopo qualche giorno vicino alla casetta trovò degli animaletti che mangiavano e poco lontano qualcosa da mangiare anche per le volpi, i gatti selvatici e gli orsi.
Questa storia andò avanti per parecchio, e credo che nessuno di noi avrebbe avuto la pazienza e la perseveranza del monaco e dello sconosciuto, finché... qualche cacciatore di passaggio non si accorse della situazione e cominciò a sparare e a disperdere tutto.
Il monaco, trattenendo il dispiacere, seguitò a mettere i fogli, e un giorno, dopo che la neve aveva ricoperto ogni cosa, mentre si avvicinava al solito incrocio, vide un uomo che lo guardava nascondendosi tra gli alberi. 
Il foglio andava messo al suo posto e lui così fece.


L'uomo guardava, da debita distanza, i movimenti aggraziati del monaco, ma non si avvicinava.  Allora il monaco si sedette su un sasso in posizione di meditazione e aspettò.
L'uomo stava a guardare e cercava di capire. Quindi lentamente si avvicinò fino a che il monaco aprì gli occhi e gli disse:
"Chi sei tu? Cosa cerchi?"
L'uomo si fermò, e si capiva che era un cacciatore perché era armato.
Poi fattosi coraggio si avvicinò e chiese:
"E tu chi sei? Cosa fai qui?"
Il monaco sorridendo disse:
"Io sono un monaco, sono tuo amico e se vuoi ti posso aiutare".
Il cacciatore sembrava un po' perplesso poi, con passi lenti, si avvicinò e disse:
"Come puoi aiutarmi? E perché sei mio amico?"
Tutto sembrava ovattato e silenzioso sotto la neve. Il mondo non esisteva. Solo loro due in capo al mondo. Il monaco rimase fermo e in silenzio.  Tirò fuori dalla sua sacca un pezzo di pane e lo mostrò al cacciatore. Il cacciatore allungò la mano, prese il pane e ne spezzò un pezzo. Poi lentamente si sedette vicino al monaco. Mangiarono insieme in silenzio. Si sentiva solo il fruscio del vento e la musica del respiro. Passò del tempo senza tempo.
E allora gli animali iniziarono ad avvicinarsi.
Il cacciatore era stupito e attonito ma il monaco lo guardava negli occhi e sorrideva lievemente.
Restarono zitti e immobili fino a che il cacciatore chiese:
"Per quale motivo fai questo?"
Il monaco sorrise ancora e poi disse:
"Adesso credo di saperlo. Prima non mi era molto chiaro, ma ora, che tu sei qui penso di saperlo".
Si alzò, raccolse le sue cose e disse:
"Ci rivediamo domani".
Molti giorni trascorsero in questo modo e il cacciatore imparò ad aiutare il monaco.
Costruirono una capanna per il sole e per la pioggia, e si sedevano sotto di essa a parlare o a stare in silenzio.
Dicono che adesso in quel posto molti vanno, quando vogliono ritrovare se stessi o vogliono cambiare la propria vita, ma non sempre è facile arrivarci. Lungo la strada i segnali sono pochi e i crocicchi si somigliano tutti. Ma qualcuno, ogni tanto coglie i segni e arriva fin lassù.
Quando ritorna un sorriso aleggia sulla sua bocca, il passo è leggero e lo sguardo limpido.

Non si sa come poi sia finita la storia del monaco, del cacciatore e dei fogli, ma di certo se leggete adesso questo "foglio" lo dovete un po’ anche a lui.
 
di Resalvato .:.

* Il quadro è di Nicholas Roerich
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