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mercoledì 5 dicembre 2012

“La morte non esiste”! Alla scoperta del Biocentrismo del dott. Robert Lanza : Il Navigatore Curioso - Notizie di Scienza e Attualità

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"Secondo il biocentrismo, lo spazio e il tempo non sono quelle dimensioni immutabili e rigide che abbiamo sempre pensato. Secondo le considerazioni degli esperimenti di fisica quantistica, tutta la nostra esperienza sensoriale non è altro che un vortice di informazioni che si verificano nella nostra mente. Lo spazio e il tempo sono semplicemente “regole” create dal nostro cervello attraverso le quali la nostra coscienza cerca di dare un “ordine” a quella esperienza che chiamiamo “realtà”."

Leggi tutto l'articolo qui: “La morte non esiste”! Alla scoperta del Biocentrismo del dott. Robert Lanza : Il Navigatore Curioso - Notizie di Scienza e Attualità:

giovedì 11 ottobre 2012

Sono stato in Paradiso, ecco com'è...


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E' UNA STORIA particolare quella del dottor Eben Alexander, neurochirurgo a Harvard, con un curriculum accademico importante. Una storia finita sulla copertina di Newsweek, e ripresa - con una certa cautela - da altri giornali nel mondo. Certamente perché il settimanale è al centro di alcune polemiche negli ultimi tempi. Ma soprattutto perché il racconto della "settimana in paradiso" del neurochirurgo è quello di un salto notevole da una vita fatta di ricerche, accademia, dati, laboratori, a un'interpretazione della realtà profondamente diversa, durante i giorni in coma vissuti da Alexander. Che, va detto, sulla vicenda ha scritto un libro che vende, e non regala. Ma che dalla sua, ha i referti di un monitoraggio costante del suo stato cerebrale durante quello che lui definisce come un'esperienza in un altro mondo. Quello dopo la morte.

IMMAGINI: EBEN ALEXANDER
1


NDE. Le Near Death Experience, esperienze (o presunte tali) di "pre-morte" non sono eventualità rare. Sono anzi migliaia i casi ogni anno di persone che raccontano di aver visto, se non vissuto, in un "aldilà" dalla realtà terrena. Sono tutte esperienze accomunate da almeno un elemento, ovvero la costante, profonda e pervasiva sensazione di pace, riservata a chi attraversa il confine tra la vita e la morte. Molti parlano di una vera e propria estasi. E nella stragrande maggioranza, chi è tornato indietro non aveva alcuna intenzione di farlo, e i racconti convergono tutti sull'intervento di una forza non meglio specificata, in grado di riavvicinare la coscienza al corpo "abbandonato".

Farfalle e musica. Nello specifico caso di Alexander, 58 anni, la figura è quella di uno specialista con un curriculum di rilievo, che nell'arco della sua carriera avrà presumibilmente ascoltato decine di storie di questo tipo, e che lui stesso dice di aver sempre respinto. Ma dopo l'attacco di meningite nel 2008, e il ricovero in coma al Virigina Hospital, una condizione che avrebbe prodotto la NDE, il dottore ha la sua personale versione da raccontare.
Mentre il suo cervello non comunicava attività, e il suo corpo era privo di conoscenza e non rispondeva agli stimoli, Alexander dice di essere giunto in un luogo "pieno di farfalle, in cui si udiva della musica e canti", in un viaggio che descrive come "molto vivido, in un universo coerente". Alexander narra del suo arrivo in un posto molto simile al Paradiso nella sua immagine più comune, quella di un "luogo pieno di nuvole", in cui è stato accolto da una donna "bellissima, con gli occhi azzurri", e ha percepito di essere "amato incondizionatamente" da un'entità spirituale, "volando su ali di farfalla". Tutto ciò mentre era privo di coscienza, il che porta lo scienziato a teorizzare l'esistenza di un'altra forma di coscienza, spirituale.

Quella di Alexander è quindi un'esperienza che ha modificato profondamente una radicata visione scientifica della coscienza umana.
"Come neurochirurgo, non credevo alle Nde", scrive lo scienziato su Newsweek, "e ho sempre preferito le ipotesi scientifiche". Il dottore dichiara di non essere cattolico, e di non credere nella vita eterna. Ma poi ha sperimentato "qualcosa di così profondo", da fargli riconsiderare le esperienze NDE in chiave scientifica. 
Il suo viaggio tra "nuvole rosa e creature angeliche che lasciavano scie in cielo" racconta di incontri con creature "diverse da qualunque altra abbia mai visto su questo pianeta", dice Alexander. "Erano più avanzate, forme più alte. E poi il canto corale che arrivava dall'alto, mi riempiva di gioia e stupore".
Tutto questo, dicono i referti, durante uno stato in cui la corteccia cerebrale, la parte che controlla le emozioni e il pensiero, costantemente monitorata, è risultata priva di attività.
Alexander aggiunge: "Non c'è una spiegazione scientifica a quello che è successo: mentre i neuroni della corteccia erano inattivi a causa dell'infezione, qualcosa come una coscienza slegata dalla mente è arrivata in un altro universo. Una dimensione di cui mai avrei immaginato l'esistenza". Un'esperienza che lo stesso dottore ha ben chiaro possa ricordare un set hollywoodiano. E che però, dichiara, "Non era di fantasia. E ha profondamente inciso sulla mia attività professionale e sfera spirituale".
Forse il libro che ha scritto porterà cambiamenti anche sul conto in banca di Alexander, e un pezzettino di paradiso potrà materializzarsi anche in Terra. Con l'auspicio però che un contributo firmato da un neuroscienziato possa aiutare a fare più luce, terrena, sul complesso fenomeno delle Nde.

Fonte:
"Sono stato in Paradiso, ecco com'è"
Il neuroscienziato si racconta dopo il coma:



giovedì 20 settembre 2012

Cosa decido io veramente nella mia vita?

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Sul tema della coscienza non si finisce mai di scoprire nuovi, interessanti e problematici aspetti. Negli ultimi anni, ad esempio, i neuroscienziati hanno scoperto che il nostro cervello prende delle decisioni e sa quello che deve fare prima che le sappia l’Io! In altre parole la scelta di agire in un modo o in un altro viene presa alcuni decimi di secondo prima che noi se ne prenda coscienza e si forma quindi in base a motivazioni e desideri in larga parte inconsapevoli e mediati da una molteplice quantità di influenze interne, vedi le nostre esperienze passate, ed esterne come l’ambiente culturale e l’ambiente in cui viviamo.
Vediamo cosa dice a proposito il fisico e genetista Edoardo Boncinelli: “Tutto nasce dalla consapevolezza che la mente sia fatta per l’azione e non per l’inazione, e che elabori in continuazione processi largamente inconsci finalizzati a comunicare alla coscienza del soggetto ciò che desidera e che cosa si deve fare di più appropriato nelle diverse circostanze della vita… Siamo responsabili di molte nostre decisioni, soprattutto di natura culturale e intellettuale, ma non di tutte, né delle più importanti per la vita di ogni giorno.” (Le Scienze, novembre 2010)

Tags: Cervello, Conoscenza, Coscienza, Edoardo Boncinelli, inconscio, Io, Neuroscienze
Pubblicato in: Conoscenza, Coscienza, Psicologia e Psicoterapia | 18-9-2012 at 08:25 Elio Occhipinti


giovedì 24 maggio 2012

I Sette Segreti di un Cervello Brillante

 

I 7 Segreti di un Cervello Brillante

I 7 Segreti di un Cervello Brillante

1 – Muoviti
Per migliorare le prestazioni del tuo cervello non serve dedicarsi al calcolo differenziale o studiare la teoria del caos, basta uscire e fare 4 passi.
I suoi migliori allenatori sono i nostri piedi, fare dell’esercizio aerobico è un modo eccellente per mantenere il cervello giovane e sano.
Col tempo le cellule cerebrali, i neuroni, perdono i collegamenti tra di loro, le sinapsi, questo processo purtroppo inizia verso i 30 anni.
Ma le ultime ricerche hanno dimostrato in modo evidente che l’esercizio previene il processo di invecchiamento del cervello, e sicuramente migliora la memoria.
L’esercizio aumenta lo sviluppo dei capillari e questo significa una maggiore irrorazione sanguinea, più nutrimento e un maggior apporto di ossigeno, fondamentale per la salute dei nostri neuroni.

2 – Nutrilo
Il secondo alleato per un cervello più brillante è il nostro stomaco. Noi tutti abbiamo sentito parlare degli antiossidanti come anticancerogeni.
Tutti gli alimenti che contrastano i radicali liberi, sono ottimi anche per il cervello.
Quindi mettiamo in tavola tutti i colori di frutta e verdura, e poi legumi, cereali integrali…

3 – Esercitalo
Il cervello è una macchina per imparare, forniscigli i giusti strumenti e il tuo cervello diventerà più veloce e più brillante.
Impara qualcosa di nuovo, ci sono milioni di cose che ti possono piacere: giocare a ping pong o a bridge, fare le parole crociate o il sudoku, imparare a ballare il tango o una nuova lingua, e se ancora ancora non ti senti abbastanza stimolato, va bene anche il calcolo differenziale e la teoria del caos.
In pratica gli esperti consigliano fortemente qualsiasi cosa che focalizzi la tua attenzione, tenga il cervello in modalità apprendimento e che resti impresso nella tua memoria.

4 – Rilassalo
Ok ti sei iscritto al corso di Swahili e di Canto Armonico.
Adesso prenditi del tempo!
Respira!
Rilassati!
Al tuo cervello piacciano le sfide quanto gli piace la calma. Lo stress, ma forse questo lo sapevi già, è un male per il tuo cervello, disturba il processo cognitivo e riduce la memoria, fino a incidere sulla tua qualità di vita.
L’ippocampo, sede principale della memoria, viene debilitato seriamente da uno stress cronico.
In questi tempi non è facile vivere senza stress, l’alternativa è fare scelte de-stressanti: l’esercizio fisico, lo yoga, la meditazione…
Così appena torni dal corso di Swahili assicurati di un po’ di relax e divertimento.

5 – Riposalo
Il più eclatante esempio di relax, è il potere rigenerante del sonno.
Sia che tu stia cercando di far quadrare i conti, sia che tu stia scegliendo la giusta auto per le tue esigenze, dormirci sopra, è una tecnica che paga.
I ricercatori di Harvard hanno dimostrato che dopo una buona notte di sonno, le possibilità dei partecipanti di trovare soluzioni ai problemi proposti raddoppiavano.

6 – Divertilo
L’umorismo – ma anche la cioccolata, lo sport e il sesso – stimolano le dopamine, i messaggeri del benessere, una specie di droga naturale, responsabile del nostro sentirci bene.

7 – Miglioralo
Anche in una cultura ossessionata dalla giovinezza, per i ruoli chiave si cercano persone mature e di provata esperienza, ma cos’è la saggezza a livello neurologico? Gli studiosi stanno cercando di capirlo.
L’ipotesi e che le persone con l’età accumulano milioni e milioni di possibili scenari sociali e registrano milioni e milioni di fatti e eventi.
Migliorano quindi le capacità strategiche e organizzative, la gestione delle interazioni sociali e il saper gestire situazioni complesse.
Rassicura sapere che con l’età certe cose andranno di bene in meglio…

Fonte: http://ilblogdellamente.com

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I 7 Segreti di un Cervello Brillante | La mente mente

domenica 22 aprile 2012

Come "Insegnare la Gioia" al cervello


Joe Dispenza, uno dei maggiori esperti sul cervello a livello mondiale, sostiene che tutti noi nasciamo con una certa quantità di conoscenza appresa pre-cablata già scaricata nel cervello costituita da una combinazione di informazioni genetiche a lungo termine, comuni a tutta la nostra specie, e istruzioni genetiche a breve termine trasmesse da ciascuno dei nostri genitori.

Il cervello è stato inoltre plasmato e modellato, nel corso di milioni di anni, da ciò che abbiamo appreso e sperimentato dall'interazione con il nostro ambiente, dal modo con cui abbiamo archiviato queste informazioni e da come il cervello si è adattato.
Anche le nostre esperienze di vita individuali che sono registrate nel nostro cervello contribuiscono al cablaggio del cervello.
Il cablaggio del cervello è quindi una combinazione di tratti genetici, al lungo e breve termine, e di esperienze apprese nel corso della vita. Il modo in cui viviamo la nostra vita e in cui reagiamo alle situazioni dipende dal cablaggio del cervello.
I pensieri consci ripetuti abbastanza spesso, diventano pensiero inconscio. I pensieri ripetitivi, inconsci, producono modelli di comportamento automatici, acquisiti, che sono quasi involontari.
Questi schemi comportamentali sono abitudini, e sicuramente diventano connessioni neurologiche cablate nel cervello. Ogni pensiero che abbiamo innesca una reazione chimica. Il cervello rilascia nel corpo una sostanza chimica equivalente al pensiero fatto. Se i pensieri che facciamo sono prevalentemente legati a paura, rabbia, preoccupazione, le nostre cellule si nutriranno in maggior misura della sostanza chimica emessa in seguito a quei pensieri. A lungo andare questo fa si che si diventi "dipendenti" dallo stato emozionale che esse provocano e dalle sostanze chimiche che suscitano questo stato d'essere. Tutto ciò è causa di stress per il corpo che si riflette sullo stato di salute dell'individuo nonché sulla sua vita. 
Questo circolo vizioso può comunque essere interrotto. 



 
Laurel Mellin,  famosa autrice di bestsellers insegna alla San Francisco School of Medicine.  
Dirige il centro di coordinazione di ricerca nazionale sull'Emotional Brain Training, EBT, presso il Center for Health and Communitydella University of California. Il metodo EBT da lei creato, è un metodo semplice e collaudato per "insegnare" al cervello a spostarsi dallo stress alla gioia ricablando il cervello.
Sulla base della scienza d'avanguardia della neuroplasticità, la Mellin delinea cinque stati emotivi del cervello. 
Per ogni stato presenta uno strumento specifico che permette al cervello di passare rapidamente dallo stress alla gioia.
Gli stati emotivi da lei riconosciuti sono: 


  • 1 e 2 stati di gioia, 
  • nel 3 c'è un po' di stress,  
  • mentre il 4 e il 5 sono stati di tensione.
L'80% dei problemi di salute hanno alla base, come causa, lo stress.
Poiché un sovraccarico di stress porta il cervello a diventare cablato per quel tipo di pensieri, emozioni e comportamenti, è possibile vederne gli effetti negativi in ogni area della propria vita. I sintomi dello stress comprendono tutto, dalla pressione alta ai problemi cardiaci, dalla rabbia cronica alle dipendenze.

Laurel Mellin dice :
"Questo metodo consiste nel cambiare il cablaggio del tuo cervello in modo che lo stato 1 diventi la tua naturale zona di confort. E' possibile utilizzare gli strumenti per spostare gradualmente il set-point del vostro cervello. 
Molti di noi sono cablati a 3 (un pò stressato) o 4 (definitivamente stressato), ed ogni uso degli strumenti indebolisce i fili che promuovono lo stress e rafforzano quelli che promuovono una grande sensazione. 
Con la pratica il cervello trova un nuovo set-point in quello stato di benessere e i sintomi dello stress come il mangiare troppo, i problemi di sonno e la pressione alta, tendono a svanire e le persone sperimentano un approfondimento spirituale.
Quando il cervello è in equilibrio le persone diventano un faro di Luce, non solo nella loro vita ma anche nella vita degli altri. Quella Gioia viaggia da cervello a cervello, è contagiosa!
E' questa la migliore speranza per salvare il Pianeta, non leggi o pistole, ma uno stato cerebrale di Pace e di Potere dall'interno.
Immaginate un mondo nello stato cerebrale 1!"
I cinque semplici strumenti dell'EBT intervengono sul meccanismo che innesca lo stress. 
La creazione di nuovi percorsi neurali, di un nuovo set-point, donerà una nuova sensazione di libertà. 




_____________________________


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sabato 31 marzo 2012

Buone Notizie! (002)

BUONE NOTIZIE! (02) SABATO 31 MARZO 2012


Il padre nella psiche femminile

Quanto influisce il padre nell'evoluzione psicologica di una donna? Risposta ad una delle domande centrali della psiche femminile in cui si annoda il rapporto con se stesse e quello con l'altro sesso


Buddha: 11 Nuove Frasi Illuminanti

“Per quante parole sante tu possa aver letto, per quante tu ne possa aver pronunciato, cosa mai potranno fare di buono se non agisci in base ad esse? 

Dove si trovano i ricordi nel cervello?
In generale, la memoria dichiarativa (per esempio ricordare un numero) risiede nelle aree della corteccia, mentre quella procedurale (per esempio come si va in bicicletta) dipende da altre regioni, come i gangli della base.



Costruiamo insieme una società armonica
Siamo tutti in prigioneLa prigione è il sistema socio-politico-economico-finanziario.
Le mura del carcere, le celle e le sbarre, sono fatti di consumismo, competizione, egoismo, sfruttamento e individualismo. In una parola: "materialismo".





domenica 26 febbraio 2012

C’è Un Cervello Nel Cuore, E Può Toglierci Dai Guai…



C'è un cervello nel Cuore: lo ha scoperto la Neurocardiologia. Cominciamo un viaggio tra le scienze e le discipline che stanno rivelando i mille segreti di questo meraviglioso centro dell’essere umano.

Il cuore e la resilienza

Il cuore non è solo il centro della nostra fisiologia: è stato dimostrato che è anche il nostro più potente generatore di frequenze, quelle che influenzano e informano tutte le cellule del nostro corpo.
L’Istituto HeartMath svolge ricerche da venti anni sulle emozioni e sull’intelligenza del cuore, nonché sulla resilienza e sulla coerenza energetica.
Per resilienza si intende la capacità di un organismo o di un sistema di adattarsi a condizioni avverse e a stress, anche estremi. In quest’epoca, in cui condizioni particolarmente critiche crescono in maniera esponenziale e sollecitano continuamente le persone, la resilienza è un fattore cruciale. Ed è fondamentale capire come possiamo svilupparla.
Gli studi sull’HRV hanno portato proprio allo sviluppo di tecniche e tecnologie molto efficaci per aiutarci a creare più resilienza e a migliorare la salute mentale, emotiva e fisica, malgrado intense condizioni di stress.
La coerenza energetica è uno stato ottimale in cui il cuore, la mente e le emozioni operano in sincronia ed armonia. Alcune persone provano questo allineamento tra mente, emozione e fisiologia in particolari stati: ad esempio può accadere ad un individuo in profondo rilassamento, o ad un monaco in meditazione, o ad un atleta durante un allenamento intenso.
La ricerca mostra chiaramente che un maggior livello di coerenza corrisponde a uno stato più efficiente e armonico, dal punto di vista cardiovascolare, nervoso, ormonale e immunitario. Ma Heartmath si è spinto oltre.

La scienza del cuore

Per secoli, tante culture hanno considerato il cuore come la fonte delle emozioni migliori, come l’amore, il coraggio, la generosità. Presso l’Istituto di HeartMath (IHM), sono stati esplorati scientificamente i meccanismi fisiologici con cui il cuore comunica con il cervello, come influenza l’elaborazione delle informazioni, delle percezioni, delle emozioni.
L’osservazione scientifica ha dimostrato che il cuore è molto di più di quello che crediamo e che non è affatto una semplice pompa, come siamo abituati a considerarlo.
Il muscolo cardiaco è, in sostanza, un centro complesso, auto-organizzato, di elaborazione dati, con una propria mente, che comunica costantemente con il cervello, con il sistema nervoso e con tutta la nostra fisiologia, influenzando profondamente ogni organo, in un complesso intreccio di messaggi e feedback.

La scienza del cuore

Il cuore intelligente

Giovanni e Beatrice Lacey, negli anni tra il 1960 e gli anni ’70, hanno scoperto che il cuore comunica con il cervello in modo tale da influenzare significativamente il modo in cui percepiamo e reagiamo al mondo.
Prima di loro, ricerche sul cuore erano state condotte da Walter Cannon; ma Cannon dimostrò soltanto, come era facilmente intuibile, che i cambiamenti nelle emozioni sono accompagnati da cambiamenti nella frequenza cardiaca, nella pressione sanguigna, nella respirazione e nella digestione.
I coniugi Lacey andarono ben oltre: realizzarono che questo motore della circolazione sanguigna sembrava avere una sua logica, una sua mente, che spesso divergeva da quella del sistema nervoso autonomo; soprattutto capirono che è l’organo predominante.
Infatti il cuore inviava messaggi significativi al cervello, dei veri e propri comandi, che influenzavano tutto il comportamento di una persona.

Neurocardiologia: la scienza del cuore che pensa

Mentre i Laceys stavano compiendo le loro ricerche in psicofisiologia, un piccolo gruppo di ricercatori nel campo cardiovascolare si unirono ad alcuni neurofisiologi, dando il via ad una nuova disciplina detta Neurocardiologia, che da allora ha fornito indicazioni estremamente importanti sul sistema nervoso del cuore e su come il cervello e il cuore comunicano attraverso il sistema nervoso.
Dopo approfondite ricerche, uno dei primi pionieri della neurocardiologia, il Dr. J. Andrew Armour, nel 1991 introdusse il concetto di ”cervello del cuore”.
Il suo lavoro dimostrò che il cuore ha un complesso sistema nervoso intrinseco molto sofisticato, un “piccolo cervello” appunto, una rete intricata di diversi tipi di neuroni, neurotrasmettitori, proteine ​​e cellule, molto simili a quelli trovati nel cervello.
Nel libro “Neurocardiology”, il Dr. Armour e il Dr. Jeffrey Ardell, forniscono una panoramica completa della funzione del sistema nervoso intrinseco del cuore: il quale contiene circa 40.000 neuroni, detti neuriti sensori; essi rilevano gli ormoni circolanti, la chimica corporea, la frequenza cardiaca e la pressione.
Tutto si traduce in impulsi neurologici che dal sistema nervoso del cuore viaggiano fino al cervello, attraverso diverse vie; per gli stessi canali passano anche i segnali del dolore e le sensazioni. E queste infermazioni entrano nel cervello attraverso una porta d’ingresso che si trova nel tronco cerebrale.

Il Brain Heart

Il cervello del cuore

Il sistema nervoso cardiaco è costituito da gangli complessi: si tratta di neuriti multifunzionali, distribuiti in tutto il cuore, sensibili a molti tipi di input sensoriali provenienti dall’interno del cuore stesso e dal resto dell’organismo.
Una volta che le informazioni sono trattate dai neuroni del cuore, i segnali appropriati sono inviati ai nodi senoatriale e atrioventricolare. Così, in normali condizioni fisiologiche, il sistema nervoso intrinseco del cuore gioca un ruolo importante in gran parte del controllo di routine della funzionalità cardiaca, indipendentemente dal sistema nervoso centrale.
Il Dr. Armour ei suoi colleghi hanno dimostrato che il sistema nervoso intrinseco del cuore è vitale per il mantenimento della stabilità cardiovascolare e che senza di esso, il cuore stesso non può funzionare correttamente.
  
Usare il Cervello del Cuore
La Soluzione Heartmath per Trasformare lo Stress
Ama e Calma il tuo Cuore - CD
Holotherapy Manipura Chakra - CD
[Fonte]
(Grazie!)

martedì 4 ottobre 2011

Verso la lettura del pensiero tra tecnologia ed etica

[Fonte]:

Gli scienziati di Berkley compiono il primo passo concreto verso la lettura del pensiero.
Ma qualcuno ha pensato alle conseguenze?

di: Franco Severo

Primi esperimenti di lettura del pensiero negli anni '50 (© foto Hulton-Deutsch Collection/CORBIS)

Immagine:
Primi esperimenti di lettura del pensiero negli anni '50 (© foto Hulton-Deutsch Collection/CORBIS)

 

 

Dopo anni di tentativi falliti e di speranze deluse, la lettura del pensiero è finalmente realtà: un team di scienziati dell'Università di Berkley è infatti riuscito a leggere il pensiero di alcuni esseri umani e a registralo in un video.
Possibile? Sì, anche se con un piccolo trucco tecnologico.
Tutta questione di voxel
I ricercatori hanno mostrato alcuni spezzoni di film a dei volontari e hanno registrato, con una risonanza magnetica funzionale per immagini, lo schema di afflusso del sangue alle vene della corteccia visuale dei loro cervelli.
Queste letture sono state elaborate da uno speciale software che le ha decodificate in voxel, cioè in pixel tridimensionali contenenti informazioni relative alla forma e al movimento delle immagini osservate e alla specifica azione compiuta dal cervello mentre le guardava.
Con il passare del tempo e con l'aumentare delle informazioni date in pasto al sistema, il processo di decodifica del voxel è diventato sempre più preciso e ha permesso al computer di trovare correlazioni sempre più strette tra le immagini visualizzate sullo schermo e l'attività cerebrale.
Ingegneria inversa
Una volta che il programma è riuscito a immagazzinare abbastanza informazioni, i ricercatori gli hanno somministrato 18 milioni di secondi di video presi casualmente da Youtube e hanno chiesto al sistema di trovare le immagini che meglio si adattavano agli schemi cerebrali registrati negli umani.
E con uno sforzo di elaborazione non indifferente il computer ha montato in unico video queste corrispondenze: si tratta di immagini, o pezzi di immagini, assolutamente incoerenti e incomprensibili che rappresentano però un traguardo straordinario dal punto di vista scientifico.
Nel video qui sotto i risultati dell'esperimento: il primo video in alto è l'originale, sotto le tre interpretazioni delle tracce cerebrali di tre diversi volontari e le singole immagini con cui sono state generate.

Anche se la qualità del risultato finale è piuttosto bassa, il potenziale di questa ricerca è enorme. Secondo Shinji Nishimoto, responsabile dello studio, è il primo passo verso la connessione diretta macchina-cervello per registrarne pensieri e immagini.
Ma le implicazioni etiche di una simile tecnologia, se mai si arriverà a svilupparla, sono davvero pesanti. Chi potrà arrogarsi il diritto, e quali condizioni, di leggerci nel cervello?


venerdì 30 settembre 2011

Futurama § Dove sono? Il cervello ha lampi di memoria, vede insieme il prima e il dopo

[Fonte]:

Brevissimi istanti in cui nella memoria si alternano informazioni passate e future. È quanto sono riusciti a fotografare per la prima volta ricercatori di un gruppo di lavoro internazionale di cui fa parte l’italiano Alessandro Treves, neuroscienziato della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste.

Quando cambiano repentinamente alcune caratteristiche dello spazio circostante, nell’ippocampo, che è l’area del cervello determinante per la memoria spaziale, si attiva rapidamente la mappa neuronale corrispondente al nuovo ambiente, se questo è già familiare. Per una manciata di secondi, però, regna l’incertezza e la realtà circostante sembra incomprensibile. Lo studio, pubblicato su Nature, ha permesso agli scienziati di registrare questo cambiamento: al variare di alcune caratteristiche dello spazio circostante, nell’ippocampo dei roditori si alternano le mappe spaziali, del vecchio e del nuovo ambiente, a intervalli temporali brevissimi, ogni 100 millisecondi, come se fossero dei “lampi di memoria”.

“Per la prima volta siamo riusciti a osservare un fenomeno determinato dalla memoria su scale temporali molto brevi - commenta Treves -. Abbiamo messo in evidenza come nei roditori la mappatura dello spazio non sia fine a se stessa, ma funzionale alla capacità di conservare informazioni in memoria e riutilizzarle in seguito per orientarsi”.

I ricercatori hanno introdotto i topo in due ambienti diversi, che differivano solo per l’illuminazione (A luce bianca dal pavimento e B luce verde dalla parete). Passando da un set all’altro “il ratto si trova istantaneamente dall’ambiente A nell’ambiente B, come se lo avessimo teletrasportato - spiega Treves -. Subito dopo questo switch, abbiamo registrato nel suo ippocampo un’alternanza, per alcuni secondi, delle rappresentazioni dei due contesti ambientali (A e B): ad intervalli di tempo a volte brevissimi, di 100 millisecondi, ovvero un decimo di secondo, si verificano dei salti da una mappa spaziale all’altra, come se il ratto si chiedesse ripetutamente ‘dove sono?’”.


lunedì 26 settembre 2011

Sorella Morte § L'Aldilà Esiste. Parola di Scienziato

[Fonte]:

di A. Mognon

I racconti sono sempre uguali: "Si vede una grande luce dentro un tunnel. Si sente una grande pace. Si incontrano i propri cari morti, gli si parla. Poi si esce dal proprio corpo, come un’anima leggera. E ci si vede dall’alto, come una telecamera puntata in basso che lentamente sale verso l’alto".

Un film fatto in casa con la cinepresa in mano quasi a voler ricordare quell’ultimo momento: steso su una strada dopo l’incidente mentre un medico cerca di rianimarti; su un letto di ospedale con i tuoi parenti che piangono; mentre l’acqua gelida del fiume dove sei caduto ti si chiude sopra la testa.

Sono i ricordi di chi è stato dato per morto ed è tornato a vivere. Dopo un incidente, un ictus, un infarto, un trauma improvviso. La prova che c’è vita dopo la morte? Suggestioni e scherzi del cervello sotto stress? Materia di discussione, anche da bar. Ma adesso arriva la scienza, che a modo suo rimette la palla al centro non senza sorpresa. Perché, dice un serissimo studio olandese, "quelle visioni sono vere".

No, non vogliono scomodare paradisi e inferni. "Non abbiamo cercato le prove dell’esistenza della vita dopo la morte" spiegano i ricercatori olandesi dell’Hospital Rijnstate che hanno condotto lo studio. La loro è una osservazione neutra, magari considerata finora improponibile. La differenza della ricerca olandese sta soprattutto nel numero di persone intervistate e nel breve periodo trascorso dall’esperienza di morte apparente e dalla registrazione del loro racconto. In tutto 344 vittime di arresto cardiaco poi resuscitate e ricoverate in 10 ospedali dell’Olanda. I medici hanno raccolto le dichiarazioni di queste persone non più di una settimana dopo che erano uscite dallo stato di cosiddetta "morte clinica". Morte clinica che in medicina definisce lo stato di incoscienza derivato da un’insufficiente apporto di sangue al cervello. E senza sangue, il cervello spegne la luce.

Cosa ne è uscito? Che il 18 per cento dei pazienti "risorti" ricordava in parte cosa succedeva intorno a loro mentre erano clinicamente morti. E che un'altra porzione, fra l’8 e il 12 per cento, riferiva esperienze tipo l’aver visto una grande luce dentro un tunnel o aver parlato con parenti e amici morti. E comunque molti di loro ricordavano nel dettaglio la loro esperienza di trapassati. Difficile, dicono ora gli scienziati, che si siano inventati tutto.

Se l’esistenza della vita oltre la morte resta un problema di fede o di dogma religioso, le perplessità scientifiche non mancano. Una su tutte: un cervello in funzione presenta attività elettrica, anche quando si dorme, anche in un moribondo di 100 anni che sta esalando l’ultimo respiro. Dopo un arresto cardiaco prolungato, il sangue non circola più e il cervello si "spegne". Cioè non si riesce a misurare più alcuna attività elettrica. Allora come è possibile che nei neuroni si formino immagini compiute, ci siano ricordi, che si viva un’esperienza come in un sogno?

Un teologo direbbe "ecco, è l’anima che ci fa vedere cosa succede". I ricercatori olandesi cercano altre risposte. Pim van Lommel, responsabile della ricerca, pensa che il segreto della coscienza non vada cercato all’interno delle cellule e delle molecole. Almeno non solo. Evidentemente anche quando non c’è attività elettrica, dice, una persona fisicamente incosciente è in grado di registrare cosa avviene intorno a lui. Insomma è cosciente. Sa un po’ di acrobazia verbale, ma Lommel usa un esempio: "E’ come un programma tv: anche quando spegnete il televisore, che è un semplice ricevitore, il programma è sempre lì. Solo che non lo potete vedere, Quando si spegne il cervello, la coscienza è ancora lì ma voi fisicamente non la sentite".

Susan Blackmore, psicologa inglese, tenta una possibile spiegazione per tutte queste visioni (la luce, il tunnel, il senso di pace, le persone morte): nei momenti di stress estremo il cervello produce grandi quantità di endorfine, che servono a ridurre il dolore. E questo bagno di endorfine potrebbe favorire uno stato tipo "sogno euforico".

E il tunnel di luce da dove arriva? La psicologa una teoria ce l’ha anche per questo: "Immaginate di avere migliaia di cellule attive al centro e man mano che vi allontanate all’esterno sempre meno attive. A cosa assomiglierà una situazione di questo tipo? A una grande luce centrale che diventa più flebile verso la periferia. Da qui penso venga la visione del tunnel. E man mano che l’ossigeno cala, la luce diventa più intensa e così la sensazione di avvicinarsi a essa".

Non poteva mancare ovviamente lo "scienziato redento". Come Joyce Hawkes, biologa cellulare rimasta in coma dopo che una finestra gli era caduta sulla testa e diventata adesso "consulente spirituale": "Ho avuto la sensazione che il mio spirito, la mia anima, mi lasciasse e andasse verso un’altra realtà. Sentivo un grande benessere, una grande pace. Penso di aver capito che non esiste la morte, che c’è un cambiamento dallo stato fisico a quello spirituale, e che non c’è da avere nessuna paura".

Lo hanno scoperto anche i ricercatori olandesi: tutti quelli che hanno vissuto la esperienza della rinascita dopo una morte apparente non hanno più paura dell’aldilà. E si dicono cambiati profondamente: più amorevoli verso il prossimo, più gentili e compassionevoli. Fosse vero, si potrebbe organizzare un "coma di Stato", obbligatorio per tutti al compimento della maggiore età: un paio di minuti di incoscienza artificiale sotto controllo medico, la resurrezione e una gran voglia di essere buoni con tutti. Magari è questo, il paradiso.


Articolo pubblicato sul sito Nautilus
Link diretto:
http://www.nautilus.tv/0201it/scienza/scienza/anim.htm


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Buono

 

 


domenica 17 luglio 2011

Paradossi e Sofismi § Coscienza individuale e globale

Riportiamo questo particolare, interessante, ironico, sintetico articolo sulla coscienza,
tratto da [Fonte]

Spirali di luce - A_Light_for_Dark_Places_by_nightmares06buythisprintfromwww_deviantart_com

Paradosso della molteplicità delle percezioni esistenziali coscienti

Il titolo fa figo. Questo è indubbio.
Dunque, ho risolto i grandi dubbi esistenziali con un po' di internet e di consapevolezza, niente di difficile. Ma c'è un dubbio che mi assilla e che non pare molto comune, anzi. Non ho mai letto nessuno porre un problema esattamente identico a quello che sto per porre, nonostante sia di estrema importanza per una comprensione completa dell'esistenza. Certo, della coscienza si parla tanto, ma non di come la sua individualità sia incompatibile con la logica basilare. Ho usato la funzione di ricerca avanzata, e ho cercato su internet in generale.
Sembrerò prolisso, ma mi si creda, è esaustività necessaria per la comprensione del dilemma.

Si intenda con il termine coscienza il nostro "io" pensante, la nostra consapevolezza, il nostro percepire l'esistenza, il percepire i cinque sensi di un determinato individuo fisico, si intenda l'anima o lo spirito, se così piace chiamarli.

È fondamentale capire cosa voglio intendere con quest'entità, prima di proseguire:

essa è rendersi conto di esistere; la persona vicino a voi vi dirà che lei si rende conto di esistere, che pensa, magari è pure solipsista, ma voi percepite soltanto i vostri pensieri e i vostri cinque sensi, non è vero? Ecco, questo vostro percepire è l'entità che io chiamo percezione, un'entità ricettiva esistenziale, in un certo senso astratta, la vera coscienza.
La questione è quella che segue.

Perché si avverte un'unica coscienza, e questa è legata ad un cervello fra tutti?

Oppure, riformulando, perché si avverte un'unica percezione, un'unica mente, un unico io e, perché questo io è legato ad un cervello fra tutti, ad un punto di osservazione e di ricezione sensoriale fra tutti quelli possibili?

La risposta stolta, che non comprende il quesito, afferma: «Perché tu sei quel determinato cervello e quindi quello avverti».
Ma la domanda indaga come sia possibile che esistano, se davvero è così, tante percezioni anziché una soltanto, tante coscienze anziché una, che la natura posiziona casualmente o meno in determinati cervelli.
Posto infatti che la materia è una, da essa dovrebbe generarsi una sola percezione.
Elaboro.
La materia, ciò che è fisico, ciò che è, è uno. Noi esseri umani possiamo distinguere in questo tutto delle cose singole, grazie alla logica. Ma il mio piede fa parte dell'Universo, è la stessa materia della formica. Se quindi da processi fisico-elettrici della materia si genera una percezione della materia, ovvero una capacità della materia di riflettere sul suo stesso essere, di accorgersi di essere, ha senso credere che tale percezione sia una.
Invece pare di pensiero comune credere che le coscienze siano tante, ognuna per i vari esseri che noi con nostra logica umana abbiamo distinto. Ma benché i cervelli siano tanti, possa contarli, possa vederli tutti, le coscienze non posso percepirle tutte: percepisco solo la mia.
Si scopre dunque un paradosso esistenziale: la coscienza dovrebbe essere una monade, una per tutti, per tutta la materia esistente, e invece io ne avverto una che è specificatamente correlata al cervello della mia persona fisica, e di conseguenza sarebbe verosimile che gli altri cervelli ne avvertano anch'essi una differente, ma ciò, di nuovo, è assurdo poiché la materia è una.
Io ho i miei ricordi. Li ho perché sono nella memoria del mio cervello, ma li posso leggere solo perché c'è una percezione, un'entità ricettiva esistente. È assurdo che quest'entità sia confinata e legata al mio cervello anziché estesa all'intero universo. Per capire a fondo il problema è necessario comprendere che è proprio assurdo. Finché sembrerà normale vorrà dire che non si è davvero colto il problema esposto.
Questa domanda trova una possibile risposta nel solipsismo, il quale afferma che tale monade è appunto quella che il filosofo individuo avverte; nel mio caso, essa sono io e io soltanto. È vero che ogni individuo può essere solipsista e può ammettere di essere lui la vera coscienza, tuttavia, anche un robot, opportunamente programmato, può ammettere di esserlo, quindi ciò non smonta l'idea che l'unica vera percezione dell'esistenza sia la mia, che l'unica percezione sia Io che scrivo.
Nonostante ciò, è comprensibile ch'io sia alla ricerca di una diversa conclusione, perché il solipsismo appare incongruente con la realtà visibile-logica. Voglio dire, di tanto tempo, di tanto spazio, di tanti esseri, non c'è alcunché che possa spiegare perché l'impianto di tale percezione sia avvenuto sul mio cervello anziché sui numerosi altri cervelli possibili.
Mi viene l'idea di una percezione materica che viaggi lungo il tempo attraversando diversi cervelli come fosse vento, ma pare quasi un'idea religiosa o un film.
Un'altra risposta dice che esiste una coscienza globale e che io sono una parte di essa, e perciò avverto solo tale parte. Ma la percezione è percezione, punto. È una cosa. Esiste lo spazio, esiste il tempo, esiste la percezione esistenziale. Punto. Lo scenario di chi risponde vorrebbe invece che essa si divida in tanti piccoli pezzi, ognuno per ogni cervello. È come dire che l'universo esistente è separato in un certo numero di sotto-universi non comunicanti, in base al numero, chessò, di galassie o di ammassi di galassie. Nonsense. E anche se fosse, non c'è ragione perché Io avverta soltanto una sottoparte della percezione globale (l'Io della frase è di comodo).

Altra risposta: «La coscienza è un'illusione».
In pratica, quest'idea racconta che ogni cervello si autoconvince di essere l'unica mente pensante. Quindi saremmo tutti dei robot pensanti. Il problema è che il ragionamento funziona fintanto che si guarda l'universo dall'esterno e lo si analizza come se fosse qualcosa di separato da colui che analizza, ma non appena ci si accorge di essere l'unica "percezione percepibile" che vive tra i robot, la spiegazione va a farsi benedire, perché si reinstaura la domanda iniziale.
Uno potrebbe dire: «Ma è proprio questa l'illusione!»; no, perché si dimentica totalmente un elemento d'analisi, cioè la propria percezione, lo si lascia fuori mentre s'ha invece da tenerne conto per consentire un'analisi completa e corretta. Troppo facile scartare ciò che dà fastidio cambiandone la natura.

In sintesi, di seguito.

A favore della coscienza unica:
- si percepisce una sola coscienza, la propria;
- la materia è una, e da essa si deve generare una sola percezione.

Contro la coscienza unica:
- è assurdo che la percezione esistenziale universale sia legata ad un singolo cervello fra tutti;
- il solipsismo è un po' troppo fantastico, alla Matrix.

Si genera dunque un paradosso.
Diversamente da ciò che si potrebbe dire sull'universo, ovvero che esiste perché così è, non si può affermare lo stesso per la percezione, a causa di questo paradosso.
Sulla sorgente della coscienza, per chiarire meglio:
pare che la coscienza nasca da processi cerebrali e quindi può sembrare ovvio che ogni cervello abbia una singola coscienza propria la quale si è generata da esso.
Dove sta dunque l'inghippo? Nel fatto che di tutte le coscienze esistenti, tu lettore, avverti soltanto quella della persona fisica [tuo nome e cognome].
Per immedesimarmi in te lettore e rendere la frase precedente più corretta, posso dire che si percepisce soltanto la coscienza della persona fisica [tuo nome e cognome].
Questa è un'inconsistenza logica, un paradosso. Si dovrebbero infatti percepire tutte le singole coscienze, seppur in qualche modo mantenendole collegate ai vari cervelli.
Si dovrebbe essere un dio che può coesistere in tutti i cervelli. Invece non è così, e ciò mi risulta inspiegabile.
Ebbene, molto probabilmente non c'è soluzione a questo paradosso esistenziale, ma mi trovo costretto verso la ricerca di una risoluzione e verso la diffusione di tale dilemma.

[Fonte]

Immagine: Spirali di luce - A_Light_for_Dark_Places

Note:
1. Nello spazio-tempo, alcune volte si ha la percezione di percepire ciò che percepisce un'altra coscienza (la ripetizione del termine "percepire" è evidentemente voluta...). Si ha la sensazione di condividere un certo tipo di percezione...
2. Nell'esoterismo una coscienza "monadica" percepisce tutto come uno, come una coscienza unica; possiamo, quindi, ipotizzare che possono esistere diversi tipi e diversi livelli di coscienza...


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