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domenica 3 marzo 2013

La via maestosa dell’impeccabilità (Le Passeur) (13)

D'accordo con Urantia Gaia pubblichiamo…

La via maestosa dell’impeccabilità (13)

Dal traghettatore.

Sei il centro di un asse cosmo-tellurico che ti attraversa e ti impregna in ogni momento. Contemporaneamente emittente e ricevitore, trasmuti l’energia che ti attraversa e questa trasmuta il tuo corpo fisico e i tuoi corpi sottili. Quando ti centri in te stesso, ti allinei in coscienza su questo asse e ricrei all’istante in te le condizioni dell’armonia. Condizioni da cui i tuoi poteri ti sono restituiti. Ne hai dunque, nella misura della salute dei tuoi corpi, tutto il potenziale. Ben poche persone sono consapevoli di ciò, e tra quelle che lo sanno, la maggior parte, per non dire la quasi totalità, sono limitate nell’esercizio di questo potenziale dalle proprie credenze.

Il tempo è giunto in cui queste credenze restrittive si stanno crepando, ciò ci porta per una breve esperienza su un nuovo terreno di gioco dove si tratterà di imparare rapidamente a discernere il giusto in mezzo alle dimensioni mescolate. Non so se l’apertura sarà graduale come l’ho è stata finora o se si farà più brutale, ma l’orologio cosmico gira e ci avviciniamo allo smistamento verso diverse realtà in cui ognuno vivrà la propria. E’ dunque importante  ricentrarsi sui fondamentali.

La molteplicità delle informazioni di cui siamo abbeverati, rimesse in questione e le contraddizioni che inducono possono smarrire l’indeciso. Cercare in un primo tempo all’esterno il modo di riconnettere le proprie memorie è una tappa, ma persistere troppo in questa direzione conduce all’indecisione. E come l’indeciso può trovare il proprio cammino in questo caos informativo e disinformato che cresce con rumore intorno a noi? Ogni via intrapresa ci fa imparare qualcosa ed è il motivo per cui non ci sono cattive vie in sé, ma perché bisognerebbe cercare la luce nell’oscurità … dappertutto riempie lo spazio perché sta in noi. Se non la percepiamo, è solo perché non siamo dove il nostro io lo vorrebbe, ma lì  in cui la nostra anima lo desidera, lì in cui abbiamo qualcosa da capire prima di ritrovare la chiarezza.

E’ questa terra di nessuno oscillante tra luce e oscurità che è la nostra terra di apprendistato e di sperimentazione, sii certo che non siamo qui contro la nostra volontà, ne abbiamo fatto la scelta per evolvere e per aiutare l’evoluzione di tutti. In ogni momento, ciò che superiamo come difficoltà, nell’apparente solitudine del nostro sforzo, l’offriamo in realtà in superamento a tutti. Niente di ciò che viviamo, niente di ciò che abbiamo vissuto di difficile prima, tra le mura inventate di un’ingiustizia illusoria, e che abbiamo sorpassato per risalire verso la luce della superficie, non è stato neppure un solo istante inutile o perso per il collettivo umano. Tutto è stato scrupolosamente osservato dai diversi aspetti del nostro essere multidimensionale e da quelli che ci accompagnano con benevolenza in quest’avventura.   Perfino quelli che, meno benevoli, hanno contribuito all’esperienza con le loro parti ingrate, hanno visto e imparato sui livelli superiori del proprio essere qualcosa di essenziale alla propria evoluzione. Niente assolutamente niente, è stato inutile.

Per alcuni tra di voi che state leggendo queste linee, siete passati o siete sul punto di passare a uno stadio del risveglio che offre nuove difficoltà da illuminare. Come ciò è stato descritto nei precedenti articoli, c’è un momento in cui le percezioni si allargano. Le più comuni sono la percezione telepatica, poco sconvolgente, così come  le percezioni chiaroveggente, molto più sconvolgenti per chi le vive per la prima volta. Ci sono diversi modi di reagire a questo, tutte nel rigetto o l’accettazione.

Da quello che non capisce ciò che gli succede e pensa a torto di perdere la ragione, a quello che prende tutto senza il minimo discernimento facendone la sua nuova verità, osserviamo un ventaglio di attitudini più o meno inspirate. L’inspirazione è appunto la parola chiave in questa storia. Chi ci inspira ciò che riceviamo e come saperlo? Ognuno avrà potuto constatare la profusione delle canalizzazioni (channeling) attraverso il mondo. I nomi degli esseri canalizzati sono sempre più prestigiosi e i linguaggi sempre più enfatici. Pochissimi provengono dai piani luminosi e la maggior parte dei “Channels” sono il gioco di esseri che popolano i piani intermediari. Dimentichiamo le imposture coscienti – quelle dei truffatori del New Age che sfruttano un filone – e concentriamoci sulle imposture inconsapevoli, le più numerose.

Siamo tipicamente lì nel caso di un’apertura delle percezioni che non hanno o non abbastanza chiamato il discernimento e la vigilanza. Alcuni ricevono le informazioni da questo canale da l’infanzia o l’adolescenza, età in cui la rimessa in questione di ciò che è  il sé non è all’ordine del giorno, e hanno lasciato installarsi una comunicazione fino all’età adulta che è talmente messa a punto che non ha più chiamato la vigilanza necessaria. Altri hanno visto, a volte brutalmente, la propria percezione aprirsi al momento del risveglio e possono facilmente crederci “arrivati”. Quando si pensa essere in comunicazione diretta con Santa-Cosa o Maestro-Tale, l’ego fa presto a imballarti il regalo e te con lui. La questione è dunque lì: dove sta la tua vigilanza? Dove sta il tuo discernimento? L’ego, sempre lui, forte della novità sconvolgente che ti colpisce, ha bel gioco nel innescare sull’artificio  spirituale senza lasciarti riprendere il tuo fiato. Una volta il “forcing” realizzato, il tradimento è imposto e ci vorrà una buona dose di luce personale per sorpassare la trappola e estrarsene. Come l’ho detto nel “il piccolo breviario dell’ego”, questa faccetta dell’io è quella che costruisce le prigioni le più solide. E’ che l’umiltà è spesso lontana da chi  si è lasciato intrappolare cosi.

L’umiltà, è avere una visione di sé al di sopra dell’impegno permanente dell’essere in movimento nei meandri della sua incarnazione. E’ la comprensione nata dalla visione superiore dello Spirito sulla materia. Colui che vede dal cielo l’ombra che disegna sulla terra è cosciente dell’effimera illusione di cui si culla quando si limita a contemplarla dal suolo. Senza l’umiltà, l’essere si stanca nella lotta che gli darà la soddisfazione di vedere la sua ombra prendere più spazio al suolo. Il suo universo è limitato al potere che eserciterà nei muri della sua torre d’avorio personale. Nell’umiltà, non ricercherà questa lotta poiché ciò che proietta da sé, la sua ombra, lo sa, non le appartiene. E’ la frazione di un’opera più grande in cui  trova la gioia di dare tutto il suo amore, qualsiasi sia il proprio compito. All’immagine di Thérèse de Lisieux, c’è gioia ad offrire tutto nel piccolo, lì dove altri nella visione dell’ego vedono soltanto sofferenza e umiliazione. Alla sua immagine, questo è grande al di là del teatro del mondo.

L’umiltà è il segno più lampante che l’ego ha trovato il suo giusto posto. E’ la chiave, il mezzo più sicuro di rimanere nella giustezza quando le percezioni si allargano e che iniziamo a “ricevere”  delle informazioni da altri canali rispetto a quelli usuali. Molti dei “risvegliati” in questo caso si buttano a capo fitto mentre non hanno realizzato la guarigione dei  disordini dell’ante-umano che sono stati fino a quel momento. Spesso non l’hanno neppure preso in considerazione. L’ego è allora al proprio agio per rivestire i vestiti di gala del “spirituale”. E’ cosi facile,  nutrirsi del privilegio  illusorio  dell’eletto mentre si è soltanto il giocattolo di un cattivo collegamento.

L’allargamento delle percezioni è soltanto la conseguenza di un’apertura più grande al campo di coscienza unificato nel quale siamo immersi tutti quanti in ogni momento. Le circostanze – a cominciare dal nostro tasso di frequenza vibrazionale e quello della terra – permettono ora quest’apertura fino a lì graduale. Abbiamo in noi i mezzi naturali per rispondere a queste nuove circostanze, è la ragione per cui la percezione si allargherà per ognuno alle aure, alla telepatia, e alla visione di dimensioni fino a lì invisibili dalla maggior parte delle persone. Tutto ciò rappresenta una fonte di informazione importante che bisognerà integrare nella serenità.

Fino a lì, queste aperture erano rare, non riguardavano tutti, e coloro che ne erano i beneficiari potevano anche esserne i giocattoli. Innanzitutto perché il tasso vibrazionale globale era più basso e che le incursioni in dimensioni di vibrazioni più elevate rimanevano spesso abbastanza vicine dal nostro piano. Ciò che abbiamo chiamato l’astrale inferiore e che era il terreno di gioco favorito di entità poco evolute che si sono prese gioco di generazioni di medium, e continuano a giocare con la maggior parte di quelli che hanno barattato il nome di medium per quello di “channel”.  Poiché anche se il tasso vibrazionale globale si alza e che le sue connessioni erratiche si faranno sempre più rare, non immaginate che ciò che è “altrove” sia molto diverso di ciò che è qui. Ci sono anche su altri piani degli esseri burloni, degli esseri manipolatori e altri francamente malevoli. Quando sintonizziamo delle frequenze di realtà diverse dalla nostra, si tocca ancora ciò che è in rapporto con ciò che “trasmettiamo”. Bisogna dunque prepararci a essere intoccabili.

Alcuni rari “canali” sono giusti, quelli che hanno fatto un sincero lavoro di guarigione e si sono sforzati in seguito di rimanere centrati. Ma tra quelli che canalizzano a tutto andare oggi, quanti tra di loro hanno accettato con umiltà di considerarsi come uno di noi e non al di sopra? I messaggi che questi trasmettono o le terapie che pensano di esercitare sono da prendere con la consapevolezza che non trasmettono così tante verità o veri insegnamenti, ma si mescolano a volte sottilmente, talvolta grossolanamente, degli elementi che allontanano il ricercatore dal proprio cammino di liberazione e lo riportano verso un’autorità da seguire.

Le cose sono complicate, poiché non c’è separazione tra l’ombra e la luce. Sul nostro piano di vita, i due aspetti convivono e tendono a unificarsi verso qualcosa di molto nuovo nell’universo. Ciò fa che esseri, il cui vestito è oscuro, sono a volte la via presa dalla luce. So che questi concetti, d’ombra e di luce possono sembrare “manichéens”  ma è difficile essere più giusto e preciso con altri termini di quelli, che si rileverebbero nei fin dei conti restrittivi.

Ciò che conta quando desideriamo evolvere e non compiacersi nello stato fino a cui siamo potuti arrivare, è di rimettersi regolarmente in questione, di interrogarsi sulla giustezza di ciò che siamo, di sapere guardare con una grande onestà e sempre con un po’ di umorismo ciò che non è dritto, ciò che non è chiaro e ciò che questo rifletta. Poiché da queste vie si riversa tutto ciò che è in grado di rallentarci e di sviarci dalla nostra ascensione. E’ ciò che succede ai “channel” che non canalizzano piani molto luminosi ma che sono sinceramente persuasi del contrario. Questi  non hanno fatto il lavoro di guarigione preliminare, non hanno la vigilanza di un deciframento onesto di loro stessi, e quelli che bevono le loro parole mancano di discernimento. Come sempre tutto è al suo posto tra fornitori e ricevitori fino nei giochi di potere e di sottomissione. Lì è la strada di quelli che hanno da capire che c’è in loro stessi qualcosa da guarire, ma lì non è quella del ricercatore sincero in cerca di giustezza e di verità.

Il discernimento è un’espressione di saggezza. La saggezza è la conoscenza, innanzitutto quella del cuore. Cosi il discernimento sembra difficile da esercitare per chi rimane nell’opacità dei suoi limiti del proprio ego – detto in un altro modo chi non ci vede ancora abbastanza chiaro perché  non ha iniziato o non è stato abbastanza lontano nella propria disidentificazione dall’ego. Ma il discernimento diventa facile quando l’umiltà è al commando, segno che l’ego è ridiventato lo strumento necessario che è, e non il tiranno a cui abbiamo finito per identificarci nella sofferenza. E’ nell’umiltà che la visione dell’essere si allarga e questo  diventa incompreso da quelli che vedono con un occhio ancora velato dall’illusione.

L’umile, perché ha saputo vedere chiaro in sé, si è naturalmente ricollegato con la propria essenza e vede chiaro negli altri. Il suo discernimento è affilato, la sua vigilanza è serena, la sua parola è giusta e amorevole e la visione delle “erranze” dell’umanità è sempre compassionevole poiché ne conosce le ragioni. Ci sono molte strade che portano alla conoscenza, ma non c’è alla fine altra soglia da varcare che quella dell’umiltà per acquisire la padronanza. E’ la porta aperta dell’impeccabilità. All’umile che coltiva l’intenzione di incarnare l’impeccabilità è dato molto per l’aiutare in questa direzione. Sii umile e presente, chiedi l’aiuto agli esseri di luce che ti accompagnano, la riceverai senza aspettare. In questa “êtreté” avrai sempre il presentimento di ciò che è giusto e di ciò che proviene dall’illusione. Lì è il discernimento, lì si spegne l’indecisione. Poiché è nell’umiltà che nasce l’impeccabilità.

Fraternamente,

© Il Traghettatore – 16.02.2012 – Tradotto da Stéphanie - Versione originale francese

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Nomade sur le chemin...

domenica 1 luglio 2012

Il passaggio dalla cruna dell’ago (Le Passeur) (05)

Publié le  par Le Passeur
Dal Traghettatore (Le Passeur).Arriviamo ai piedi di un limite che ci è stato indicato da molto tempo, e che non pensavamo più di vedere un giorno emergere dal fossato. Eppure ci siamo. Tutto è salito in energia al punto esatto in cui dovremo mettere in pratica tutti gli insegnamenti che hanno segnato in questa incarnazione la strada del risveglio. Non c’è giustificazione all’ansia, in realtà è il momento per il quale ci siamo preparati tutti da numerose vite, e ognuno di noi è esattamente lì dove deve essere, tanto nel suo ambiente esterno che nel suo intimo. Tutto è giusto, tutto è al suo posto. Soltanto la mente si agita ancora e tenta un vano controllo incitando i suoi dubbi e le sue paure. Più che mai, bisogna identificare le sue espressioni e gettargli ogni tanto un secchio di acqua per calmare i suoi ardori.
Non conosco la cronologia degli eventi, ma in realtà l’orologio è senza importanza. Soltanto la propria connessione con l’Essere Supremo in noi può illuminare i nostri passi nella notte apparente. Il trambusto dei circuiti esterni ed interni della Terra, delle collettività di vite e dei sentimenti individuali,  è soltanto la tappa  indispensabile alla rimessa a zero che ho evocato in   «La voce, al di là del caos». È importante, non solo per noi stessi, mantenere il proprio equilibrio e la propria serena verticalità nelle zone che l’umanità sta per attraversare. Non c’è alcuna convenienza a contrattare in sé, ciò che è del dominio dell’accettabile o no, c’è soltanto la fede in sé, espressa nell’abbandono, detenuta nella piena misura di questa verticalità. Lì si trova sempre e in ogni tempo l’asse della nostra connessione con il cielo e con la terra. Lì si trova il nostro pieno potere su ogni cosa. Bisogna lasciare le manette, tutte le manette, liberarsi da tutte le interrogazioni, e soprattutto, soprattutto, non lasciarsi mai trascinare nella spirale delle paure collettive che sorgeranno con l’incomprensione, che si manifesterà inevitabilmente. Troppe persone hanno fatto la scelta deliberata dell’ignoranza, affinché le cose siano diverse, ma da un altro lato, molta gente si troverà catapultata brutalmente di fronte a una luce nuova. Saranno in grado di abbracciarla con maggior facilità se hanno l’esempio e dunque il riferimento, di esseri sereni intorno a loro.
Se esiste un tempo in cui bisogna dirsi «ok, adesso ci vado», è ora. Non è più tempo di piagnucolare su sé stesso, non è più tempo di sentirsi una vittima, né di cercare una mano caritatevole o un’ala protettiva come siamo stati tanto abituati nel gioco dell’ego. Siamo degli esseri potenti! Siamo in grado di creare partendo dal nulla, con  la padronanza delle nostre emozioni e della nostra intenzione, qualcosa di totalmente nuovo, in grado di polverizzare i vecchi schemi e di annientare senza lotta tutte le manifestazioni dell’ombra. In ogni modo, è quello che sta per accadere, protagonisti o meno.  E’ meglio dunque essere a misura delle nostre vere capacità. Ricordati che quando concedi potere ad altri, essi ne esercitano sempre su di te. La sottomissione ne è la ragione, la paura, la leva che  mantiene il livello. Immaginati che abusino di questa leva e, sapendo che la partita si mette male per loro, aumentino la pressione ancora di più. Ti lascerai coinvolgere nella spirale? Chi può decidere al posto tuo?
Sono convinto che la maggior parte della gente che sta dubitando di sé, troverà in modo naturale la giusta posizione da adottare. Perciò, l’abbandono alla fede per qualcosa di superiore in noi che tenga il controllo, rimarrà sempre l’ultima chiave, quella che apre l’ultima serratura delle nostre resistenze. Gli ego vociferanti e, più generalmente, quelli che non avranno voluto sollevare il tappeto per mantenere la casa pulita soffriranno, perché l’umiltà è l’unico corridoio che conduce a questa porta. Pazienza se mi ripeto, ma posso soltanto ridirlo, sperando che serva nei momenti di dubbio, ciò che ho scritto già nel Risveglio in Sé:
«L’umiltà è una potente luce nell’oscurità. E’ un Sole che vede il “piccolo” in questo mondo diventare “immenso” nell’altro»
Quando tutto sembra diventare complicato e  il discernimento viene a mancare, quando i dubbi risalgono e  la sete di controllo prosciuga di nuovo il palato, l’umiltà porta l’essere con dolcezza verso l’altare dell’abbandono, che è la soglia suprema dove investe la pienezza del suo abito di luce.
«L’abbandono è la nuca che si offre nuda al divino in sé. È la fede estrema, ed è la pienezza di una gioia serena e profonda»
Sulla via dell’abbandono, poco prima della grande chiarezza che dissiperà tutti i veli, ci sarà per ciascuno un istante, o un momento,in cui niente di quello che credevamo sembrerà esistere. Questo momento sarà l’unico in cui saremo soli  di fronte a noi-stessi, rappresenterà la morte di tutto, affinché rinasca l’essere luminoso fino ad ora velato. È qualcosa che appartiene ad ogni anima e di fronte alla quale deve passare da sola. Ho parlato di «reset»  nell’articolo citato più in alto, è soltanto un termine moderno per semplificare l’intensità di questo "passaggio" che in altri tempi, 2.000 anni fa, un essere a cui dobbiamo molto e la cui parola avrebbe dovuto rimanere al di fuori di ogni dogma religioso, ha incarnato sulla croce. La resurrezione, è l’essere risvegliato che si erge nella sua luce ritrovata. Posso soltanto intuire, attraverso l’emozione, il sublime Mistero che ha presieduto tutto ciò, ed avrei veramente molte difficoltà a decriptare al tempo stesso tutta l’alchimia simbolica ed incarnata che a portato questa estrema trasmutazione. Tutto ciò che posso dire, è che siamo alla fine delle nostre vie crucis, e che ci rimane da vivere il momento sacro in cui ognuno di noi morirà in sé per rinascere istantaneamente come è veramente. Qualunque sia la forma che prenda questa trasmutazione, le farfalle galattiche che nasceranno in quel momento dalla loro crisalide saranno libere ed unite. Mai più la separazione  sarà sulla loro via, non si sentiranno mai più dei bruchi solitari in sopravvivenza tra i predatori di un mondo ostile. Questi tempi sono finiti, ci avranno insegnato molto e  toccherà a noi trasmetterlo.
Ieri, quando in pace e compagnia di esseri cari, ho pensato che noi esseri umani siamo stati così a lungo il simbolo della separazione, ma stiamo per diventare anche qui su Gaïa, quello dell’armonizzazione fra tutti i regni viventi. Non solo integreremo perfettamente la nostra multidimensionalità raccolta in questo luogo ed in questo tempo, ma stiamo per (riprendendo il discorso di un’amica) «lucidare gli angoli». Il grande puzzle si unirà perché stiamo per illuminare lo spazio tra i pezzi e permettendo che s’incastrino nell’armonia. Forse delle specie che non hanno mai coabitato prima d’ora, si scoprirà sotto i nostri auspici. Penso che non siamo lontani da vivere una fiaba, e che è la nostra credenza in ciò che fu relegato col passare del tempo nel reparto delle leggende e delle mitologie, ad accelerare si o no il movimento. Delle forme di vita poco visibili finora nelle nostre sfere si avvicinano innegabilmente a noi. Sempre più persone tra di noi ne hanno avuto le prove ed è il segno ultimo che qualcosa di fondamentale sta veramente cambiando in seno all’umanità. Al di là delle apparenze ancora percepite, i presagi sono promettenti di orizzonti di una grande bellezza.
Tutto accade come previsto, le porte si aprono e quelli che lo desiderano e che avranno avuto il coraggio di svuotare la loro coppa, le supereranno facilmente. Gli altri dovranno  scuotersi ancora un po’, perché in questo regno, si entra nudi ed a cuore leggero, le braccia aperte come una coppa vuota pronta a riempirsi di “nugoli” promessi. La cruna dell’ago è fine, perché non c’è che il filo epurato della vita che possa passarci. Tutto ciò che si aggrappa a questo filo e l’appesantisce deve essere abbandonato per accedere alla propria luce, a questo istante benedetto in cui l'anima sola offrirà la sua nuca al divino che vive in lei. Non c’è posto per il mercanteggiamento in questo spazio, c’è soltanto la fede nella propria onnipotenza benevola. Solo questa ha il potere legittimo di inchinarci umilmente davanti a qualcosa di più grande ancora che è unicamente amore, e in cui non possiamo altro desiderare che abbandonarci.
Fraternamente,
© Il Traghettatore – 25.08.2011 – Tradotto da Angie & Stéphanie - Versione originale francese
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