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sabato 8 dicembre 2012

Il potere generativo della forza, la via verso i “Guerrieri di Luce”

Fonte: www.pierangeloraffini.com

In una battaglia, chi vorresti al tuo fianco?

Bene… quella persona devi diventare tu.

L’energia e la forza hanno un potere enorme: creano.

La forza, nelle sue mille manifestazioni – fisica, mentale, progettuale – genera.

Può creare un mondo migliore. Così come la sua assenza uccide.

Un corpo morto è privo di forza. Un corpo ammalato ha poca forza. Un corpo pieno di forza può alzare un masso. Un corpo pieno di forza assieme ad una mente lucida e concentrata possono vincere le sfide più incredibili.

Quando entri in palestra o nel campo, che tu pratichi pallavolo, calcio, karate, kickboxing, davvero non importa cosa… ricorda sempre che stai andando a lavorare sul tuo corpo o sulla tua mente, per potenziarle, giorno dopo giorno, sino ad arrivare a toccare il cielo. Pensaci mentre compi il passo che separa il “fuori” dal “dentro”. Intendo proprio fisicamente. Considera quel territorio come un luogo sacro e ti ripagherà.

Pensaci mentre ti stai cambiando, o mentre indossi la tua divisa da allenamento. Se acuisci la tua percezione, sentirai lo stesso flusso di coscienza che provavano i guerrieri prima di una battaglia. E’ un rito ancestrale. E’ un omaggio alla forza e alla luce contro il male e il buio. Non a caso, un grande scrittore e pensatore (Coelho) ha chiamato le persone dotate di forza fisica e mentale “Guerrieri di Luce”.

Il “guerriero della luce”,  un’entità latente presente in tutti gli uomini, che si risveglia in noi quando vogliamo perseguire un sogno e comprendere il miracolo della vita.

Il “Manuale del guerriero della luce” è un libro di Paulo Coelho. Il volume, ad eccezione del prologo e dell’epilogo, è una raccolta di testi e include proverbi e pensieri criptici, estratti dal Tao Te Ching di Laozi e da Chuang Tzu, dalla Bibbia, dal Talmud e altre varie fonti ed è scritto sotto forma di brevi enunciati filosofici, che toccano direttamente l’essenza spirituale di chi persegue una causa o combatte. “Un guerriero della luce pensa contemporaneamente alla guerra e alla pace”.

Allora ti rendi conto che non stai solo giocando a picchiare un sacco, o fare un kata, o colpire un pallone a pallavolo, a calcio. Stai coltivando il tuo essere supremo, la tua luce interiore. Se lo capisci, tutto cambia.

L’energia personale trasuda da persone minute come Madre Teresa di Calcutta, così come da atleti fisicamente potenti che trovano lo spirito per salire sul ring, resistere a colpi massacranti e controbattere.

La troviamo in chi si dedica agli altri, a ricercare, ad esplorare l’universo o la mente. La troviamo in chi si impegna nell’aiutare gli altri.

Ogni giorno in cui ci dedichiamo energie alla nostra crescita spirituale, fisica, mentale, è un omaggio alla vita. La nostra forza aumenta.

E ogni volta che ne facciamo buon uso, qualcuno in cielo ringrazia.

Anche una pianta o un insetto sono immersi in questo viaggio chiamato vita, ma, a differenza di noi, non possono riflettere su di sé o sul senso da dare al viaggio. Se sia meglio o peggio per loro, non lo sappiamo. Ci sono pro e contro. Per quanto mi riguarda, dato che questa occasione che mi viene data una sola volta, voglio sfruttarla. E so che per lottare serve forza, quantomeno, forza di spirito.

Se ci è data una “possibilità” di farlo, non la dobbiamo sprecare.

È una possibilità che non tutti sfruttano: sviluppare piena autocoscienza su chi sei, chiedersi che significato ha il tuo esistere. Che valore hanno le tue azioni. Giorno dopo giorno.

In altre parole, la volontà di dare senso al tuo viaggio.

Per rendere positivo il viaggio ci sono tante cose da imparare. Alcune facili, alcune difficili. Credo sia bene imparare partendo dalle piccole cose.

Ad esempio, alzarsi la mattina. Alzarsi e sentire la “sacralità” del fatto di essere vivi non è solo un vago sentimento, ma è una competenza – una precisa competenza  o abilità mentale- qualcosa che quindi possiamo apprendere, possiamo sviluppare. Anche solo questa micro-competenza ci offre la grande possibilità di dare un “colore” del tutto particolare all’inizio di un giorno, vada come vada il resto della giornata. E se applichiamo questo atteggiamento all’intera vita, ne potranno emergere grandi cose.

Il gesto quotidiano dell’alzarsi con il quale iniziamo a rendere omaggio ad un viaggio che a noi è stato permesso, e a tanti è stato negato.

Di questo omaggio, la vita, dobbiamo essere fieri.

Quando passi dal fuori al dentro, e persino mentre ti avvicini al campo o alla palestra o al tuo Dojo, rifletti su questo. Senti la sacralità di ogni tuo passo, di ogni tuo respiro, di ogni tuo movimento.

Sai che non sei li solo per giocare. Sai che stai seguendo la tua “via” dove apprendi a migliorarti e potenziarti. Poi, dirigi la tua potenza verso fini positivi e per migliorare il mondo e aiutare cause giuste.

Per diventare guerrieri di luce, non serve altro.

Di: dott. Daniele Trevisani – Mental Trainer & Coach –
Facebook address https://www.facebook.com/humanpotentialcoaching – Sito personale www.studiotrevisani.it

Note articolo:
© Articolo elaborato dall’autore, con modifiche, dai volumi di Daniele Trevisani “Personal Energy” www.studiotrevisani.it/hpm3 e “Il Potenziale Umano” www.studiotrevisani.it/hpm2 – Franco Angeli editore, Milano

Fonte: www.pierangeloraffini.com  (Grazie!)


 

domenica 17 luglio 2011

Paradossi e Sofismi § Coscienza individuale e globale

Riportiamo questo particolare, interessante, ironico, sintetico articolo sulla coscienza,
tratto da [Fonte]

Spirali di luce - A_Light_for_Dark_Places_by_nightmares06buythisprintfromwww_deviantart_com

Paradosso della molteplicità delle percezioni esistenziali coscienti

Il titolo fa figo. Questo è indubbio.
Dunque, ho risolto i grandi dubbi esistenziali con un po' di internet e di consapevolezza, niente di difficile. Ma c'è un dubbio che mi assilla e che non pare molto comune, anzi. Non ho mai letto nessuno porre un problema esattamente identico a quello che sto per porre, nonostante sia di estrema importanza per una comprensione completa dell'esistenza. Certo, della coscienza si parla tanto, ma non di come la sua individualità sia incompatibile con la logica basilare. Ho usato la funzione di ricerca avanzata, e ho cercato su internet in generale.
Sembrerò prolisso, ma mi si creda, è esaustività necessaria per la comprensione del dilemma.

Si intenda con il termine coscienza il nostro "io" pensante, la nostra consapevolezza, il nostro percepire l'esistenza, il percepire i cinque sensi di un determinato individuo fisico, si intenda l'anima o lo spirito, se così piace chiamarli.

È fondamentale capire cosa voglio intendere con quest'entità, prima di proseguire:

essa è rendersi conto di esistere; la persona vicino a voi vi dirà che lei si rende conto di esistere, che pensa, magari è pure solipsista, ma voi percepite soltanto i vostri pensieri e i vostri cinque sensi, non è vero? Ecco, questo vostro percepire è l'entità che io chiamo percezione, un'entità ricettiva esistenziale, in un certo senso astratta, la vera coscienza.
La questione è quella che segue.

Perché si avverte un'unica coscienza, e questa è legata ad un cervello fra tutti?

Oppure, riformulando, perché si avverte un'unica percezione, un'unica mente, un unico io e, perché questo io è legato ad un cervello fra tutti, ad un punto di osservazione e di ricezione sensoriale fra tutti quelli possibili?

La risposta stolta, che non comprende il quesito, afferma: «Perché tu sei quel determinato cervello e quindi quello avverti».
Ma la domanda indaga come sia possibile che esistano, se davvero è così, tante percezioni anziché una soltanto, tante coscienze anziché una, che la natura posiziona casualmente o meno in determinati cervelli.
Posto infatti che la materia è una, da essa dovrebbe generarsi una sola percezione.
Elaboro.
La materia, ciò che è fisico, ciò che è, è uno. Noi esseri umani possiamo distinguere in questo tutto delle cose singole, grazie alla logica. Ma il mio piede fa parte dell'Universo, è la stessa materia della formica. Se quindi da processi fisico-elettrici della materia si genera una percezione della materia, ovvero una capacità della materia di riflettere sul suo stesso essere, di accorgersi di essere, ha senso credere che tale percezione sia una.
Invece pare di pensiero comune credere che le coscienze siano tante, ognuna per i vari esseri che noi con nostra logica umana abbiamo distinto. Ma benché i cervelli siano tanti, possa contarli, possa vederli tutti, le coscienze non posso percepirle tutte: percepisco solo la mia.
Si scopre dunque un paradosso esistenziale: la coscienza dovrebbe essere una monade, una per tutti, per tutta la materia esistente, e invece io ne avverto una che è specificatamente correlata al cervello della mia persona fisica, e di conseguenza sarebbe verosimile che gli altri cervelli ne avvertano anch'essi una differente, ma ciò, di nuovo, è assurdo poiché la materia è una.
Io ho i miei ricordi. Li ho perché sono nella memoria del mio cervello, ma li posso leggere solo perché c'è una percezione, un'entità ricettiva esistente. È assurdo che quest'entità sia confinata e legata al mio cervello anziché estesa all'intero universo. Per capire a fondo il problema è necessario comprendere che è proprio assurdo. Finché sembrerà normale vorrà dire che non si è davvero colto il problema esposto.
Questa domanda trova una possibile risposta nel solipsismo, il quale afferma che tale monade è appunto quella che il filosofo individuo avverte; nel mio caso, essa sono io e io soltanto. È vero che ogni individuo può essere solipsista e può ammettere di essere lui la vera coscienza, tuttavia, anche un robot, opportunamente programmato, può ammettere di esserlo, quindi ciò non smonta l'idea che l'unica vera percezione dell'esistenza sia la mia, che l'unica percezione sia Io che scrivo.
Nonostante ciò, è comprensibile ch'io sia alla ricerca di una diversa conclusione, perché il solipsismo appare incongruente con la realtà visibile-logica. Voglio dire, di tanto tempo, di tanto spazio, di tanti esseri, non c'è alcunché che possa spiegare perché l'impianto di tale percezione sia avvenuto sul mio cervello anziché sui numerosi altri cervelli possibili.
Mi viene l'idea di una percezione materica che viaggi lungo il tempo attraversando diversi cervelli come fosse vento, ma pare quasi un'idea religiosa o un film.
Un'altra risposta dice che esiste una coscienza globale e che io sono una parte di essa, e perciò avverto solo tale parte. Ma la percezione è percezione, punto. È una cosa. Esiste lo spazio, esiste il tempo, esiste la percezione esistenziale. Punto. Lo scenario di chi risponde vorrebbe invece che essa si divida in tanti piccoli pezzi, ognuno per ogni cervello. È come dire che l'universo esistente è separato in un certo numero di sotto-universi non comunicanti, in base al numero, chessò, di galassie o di ammassi di galassie. Nonsense. E anche se fosse, non c'è ragione perché Io avverta soltanto una sottoparte della percezione globale (l'Io della frase è di comodo).

Altra risposta: «La coscienza è un'illusione».
In pratica, quest'idea racconta che ogni cervello si autoconvince di essere l'unica mente pensante. Quindi saremmo tutti dei robot pensanti. Il problema è che il ragionamento funziona fintanto che si guarda l'universo dall'esterno e lo si analizza come se fosse qualcosa di separato da colui che analizza, ma non appena ci si accorge di essere l'unica "percezione percepibile" che vive tra i robot, la spiegazione va a farsi benedire, perché si reinstaura la domanda iniziale.
Uno potrebbe dire: «Ma è proprio questa l'illusione!»; no, perché si dimentica totalmente un elemento d'analisi, cioè la propria percezione, lo si lascia fuori mentre s'ha invece da tenerne conto per consentire un'analisi completa e corretta. Troppo facile scartare ciò che dà fastidio cambiandone la natura.

In sintesi, di seguito.

A favore della coscienza unica:
- si percepisce una sola coscienza, la propria;
- la materia è una, e da essa si deve generare una sola percezione.

Contro la coscienza unica:
- è assurdo che la percezione esistenziale universale sia legata ad un singolo cervello fra tutti;
- il solipsismo è un po' troppo fantastico, alla Matrix.

Si genera dunque un paradosso.
Diversamente da ciò che si potrebbe dire sull'universo, ovvero che esiste perché così è, non si può affermare lo stesso per la percezione, a causa di questo paradosso.
Sulla sorgente della coscienza, per chiarire meglio:
pare che la coscienza nasca da processi cerebrali e quindi può sembrare ovvio che ogni cervello abbia una singola coscienza propria la quale si è generata da esso.
Dove sta dunque l'inghippo? Nel fatto che di tutte le coscienze esistenti, tu lettore, avverti soltanto quella della persona fisica [tuo nome e cognome].
Per immedesimarmi in te lettore e rendere la frase precedente più corretta, posso dire che si percepisce soltanto la coscienza della persona fisica [tuo nome e cognome].
Questa è un'inconsistenza logica, un paradosso. Si dovrebbero infatti percepire tutte le singole coscienze, seppur in qualche modo mantenendole collegate ai vari cervelli.
Si dovrebbe essere un dio che può coesistere in tutti i cervelli. Invece non è così, e ciò mi risulta inspiegabile.
Ebbene, molto probabilmente non c'è soluzione a questo paradosso esistenziale, ma mi trovo costretto verso la ricerca di una risoluzione e verso la diffusione di tale dilemma.

[Fonte]

Immagine: Spirali di luce - A_Light_for_Dark_Places

Note:
1. Nello spazio-tempo, alcune volte si ha la percezione di percepire ciò che percepisce un'altra coscienza (la ripetizione del termine "percepire" è evidentemente voluta...). Si ha la sensazione di condividere un certo tipo di percezione...
2. Nell'esoterismo una coscienza "monadica" percepisce tutto come uno, come una coscienza unica; possiamo, quindi, ipotizzare che possono esistere diversi tipi e diversi livelli di coscienza...


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