Cinque ore più tardi, non avevo ancora trovato l'acqua e vedevo dappertutto la stessa aridità ... Mi parve di scorgere in lontananza una piccola figura ... mi avvicinai ... Era un pastore. Una trentina di pecore si riposavano accanto a lui. Mi fece bere dalla sua borraccia e, poco più tardi, mi portò nel suo ovile. L'uomo parlava poco, come nella natura dei solitari, ma lo si sentiva sicuro di sé e confidente ... Era una persona insolita in quella regione spoglia di tutto. Non abitava in una capanna ma in una vera casa di pietra, ed era evidente come il suo lavoro personale avesse rappezzato la rovina che aveva trovato al suo arrivo. Divise con me la minestra e dopo prese un sacco e rovesciò sul tavolo un mucchio di ghiande. Si mise a esaminarle l'una dopo l'altra con grande attenzione, separando le buone dalle guaste.
L'indomani il pastore fece uscire il suo gregge e lo portò al pascolo. Prima di uscire, bagnò il sacco in cui aveva messo le ghiande meticolosamente scelte e contate. Notai che, in guisa di bastone, portava un'asta di ferro ... Arrivato dove desiderava, cominciò a piantare la sua asta di ferro in terra. Faceva così un buco nel quale depositava una ghianda, dopo di che copriva il buco: piantava querce. Gli domandai se quella terra gli appartenesse. Mi rispose di no. Sapeva di chi era? Non lo sapeva; supponeva fosse una terra comunale o forse proprietà di gente che non se ne curava. Piantò così cento ghiande con estrema cura. Da tre anni piantava alberi in quella solitudine. Ne aveva piantati centomila ... ne erano spuntati ventimila ... di questi contava di perderne la metà ... restavano diecimila querce che sarebbero cresciute in quel posto dove prima non c'era nulla...
Fu a quel momento che mi interessai dell'età di quell'uomo. Aveva evidentemente più di cinquant'anni. Si chiamava Elzéard Bouffier. Aveva posseduto una fattoria in pianura. Aveva perso il figlio unico, poi la moglie. S'era ritirato nella solitudine dove provava piacere a vivere lentamente, con le pecore e il cane. Aveva pensato che quel paese sarebbe morto per mancanza di alberi. Aggiunse che, non avendo altre occupazioni più importanti, s'era risolto a rimediare a quello stato di cose.
L'anno seguente ci fu la guerra del '14 che mi impegnò per cinque anni. Finita la guerra mi ritrovai con il desiderio di respirare un poco d'aria pura. Senza idee preconcette, ripresi la strada di quelle contrade deserte. Il paese non era cambiato. Tuttavia, oltre il villaggio abbandonato, scorsi in lontananza una specie di nebbia grigia che ricopriva le cime come un tappeto.