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sabato 13 ottobre 2012

Nell'alfa si trova l'omega!





La fine è nel principio,



la meta è nella sorgente,



l'albero si trova nel seme,



nell'alfa si trova l'omega.




Osho







Lo Zen è semplicemente Zen.






















giovedì 12 luglio 2012

Sintesi degli opposti: Presenza-Assenza


… certo che ti farò del male.
Certo che me ne farai.
Certo che ce ne faremo.

Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza.
Farsi primavera
     significa accettare il rischio dell’inverno.
Farsi Presenza
     significa accettare il rischio dell'Assenza.


.:.

Antoine de Saint-Exupéry, “Il piccolo principe”




sabato 7 luglio 2012

L'OPPOSTO CONSENTE LA PERCEZIONE



L'Uno, il "Sì", è puro potere, è la vita e la verità di Dio, o Dio stesso. Dio però sarebbe inconoscibile a Se stesso e in Lui non vi sarebbe alcuna gioia o percezione, se non fosse per la presenza del "No". Quest'ultimo è l'antitesi, o l'opposto, del positivo o verità; esso consente che questa divenga manifesta, e ciò è possibile solo perché è l'opposto in cui l'amore eterno può divenire attivo e percepibile. (Jacob Böhme)


Fonte: http://blog.libero.it/Prajnaram/11429723.html:

lunedì 4 giugno 2012

L’aspetto spirituale dell'Austerità

image
Buona Volontà MondialeBollettino che mette in evidenza l’energia di buona volontà negli avvenimenti mondiali
Bollettino 2012 N° 2


La gioia più grande emana dall’austerità.
- Serie Agni Yoga
L’austerità economica può essere una “benedizione mascherata”.
Se consideriamo il sentiero della rinuncia auto-imposta alla ricchezza materiale per scopi spirituali, possiamo trovare lezioni importanti che aiuteranno l’umanità a evitare gli estremi del lusso e della povertà che attualmente affliggono il mondo.

La storia dimostra che tempi di austerità possono riuscire a trasformare popoli e nazioni. Per esempio Sparta, la città-stato dell'antica Grecia, è diventata famosa per la bravura militare dei suoi cittadini attraverso il loro stile di vita austero. Dal nome di tale città, la parola “spartano” si è evoluta ed è ancora oggi usata per denotare la frugalità e l'auto-negazione. Ironicamente, è proprio la Grecia sta oggi vivendo alcune tra le più gravi difficoltà economiche e che viene sottoposta a “programmi di austerità”, ma lo sono anche molti altri paesi oberati dai debiti.
Poiché questa contingenza economica sta portando sacrifici a così tante persone, austerità è una parola che pochi vedrebbero in luce positiva, associandola principalmente con lo squallore economico, la perdita dello standard di vita cui si era abituati, e tutto senza che si profili alcun obiettivo di compensazione. Ma c'è un altro tipo di austerità che, se volontariamente applicato, ha un valore incomparabile nel perseguire l'obiettivo spirituale. Naturalmente, questa è ben magra consolazione per coloro che sono attualmente privati di mezzi per vivere dignitosamente, ma l'importante differenza è che l'austerità spirituale è applicata per libera scelta – in questo caso non è dunque un'imposizione sgradita. Qui non si vuole indicare la strada dell'ascesi o del praticante raja yoga a tutti coloro che stanno soffrendo dell'attuale crisi economica mondiale, ma è interessante riflettere sulla pratica dell'austerità nella spiritualità per vedere se può esserci almeno qualche ricompensa spirituale per chi ne è colpito.
“Praticare l'austerità” in sanscrito si definisce “Tapasya”, e per mezzo di esso lo yogi lavora per liberare la propria mente dai desideri mondani, ripulendo uno spazio all'interno dei quale la secolare accumulazione di forze che lo tengono avvinto al mondo fisico viene “bruciato”, consentendo alla coscienza di salire senza impedimenti verso l'obiettivo spirituale prefigurato. Tapasya letteralmente significa bruciare o surriscaldare, diventare, come recita un'affermazione spirituale, ”un punto di fuoco sacrificale focalizzato all'interno dell‟ardente volontà di Dio”. Il sentiero dello yogi può essere troppo estremo per la maggior parte delle persone, ma un certo controllo o limitazione dei sensi e degli appetiti materiali è essenziale per creare lo spazio interiore necessario a esplorare la propria vera identità. I ritiri spirituali stanno diventando sempre più forme popolari per sviluppare Tapasya, spesso provvedendo il silenzio e il digiuno nel proprio regime. Praticare l'austerità prevede una scelta cosciente di sopportare alcuni privazioni senza lamenti, attaccamento o avversione. Fondamentale è lo stato della mente quando si decide di sottoporsi a questa osservanza.
Quello che chiamiamo il mondo occidentale sta entrando in un periodo di austerità, per lo meno dal punto di vista finanziario, ma in realtà molte nazioni, in particolare quelle in via di sviluppo e a basso reddito, da molti anni vivono in condizioni assai peggiori di povertà e privazione. Deve infine sorgere la realizzazione che l'instabilità finanziaria ed economica di tipo “boom/recessione” sarà sempre la protagonista nel mondo, fino a quando le nazioni sceglieranno la struttura economica “basata sull'avidità” e non una delle benefiche organizzazioni per il bene complessivo. Alcuni economisti pensavano che il modello “boom/recessione” fosse stato sradicato dall'economia dei giorni nostri, ma questa polarità riflette il dualismo della condizione psicologica collettiva dell‟umanità e come tutte le altre coppie di opposti non le si potrà sfuggire fino a quando non s'imboccherà la via spirituale che sta in mezzo.
Fino a quando non si abbraccerà coscientemente e non si percorrerà gioiosamente questo sentiero di austerità spirituale, le coppie di opposti continueranno a somministrarci dure ma eque lezioni. Perché il cambiamento sociale e, in definitiva, l'evoluzione si verificano attraverso le calamità e le crisi, se non riescono attraverso la scelta consapevole. Quindi è meglio imparare le lezioni della dualità e scegliere quanto prima la via di mezzo, e poi, una volta scelta coscientemente, la gioia potrà accompagnare l'azione del rilascio dal fardello delle cose materiali. Le attuali misure di austerità quindi hanno del potenziale positivo nel ridurre l'eccessivo consumismo e nel guidare la gente a pensare più creativamente al futuro.
Ci sono molti esempi di persone e gruppi che stanno indicando la via in quest'area. Il Voluntary Simplicity Movement fondato da Duane Elgin, ad esempio, chiama l'umanità a smetterla di vivere con il pilota automatico e a effettuare deliberatamente scelte di cambiamento della vita. Questo implica liberarci dalle attività non essenziali che permeano la vita moderna, così da rendere possibile il vivere secondo i nostri più importanti obiettivi e valori. Le priorità della nostra cultura consumistica e orientata al lavoro spesso vanno in direzione opposta a ciò che ci arricchiste e ci ispira. Le vite “semplificate”, dicono, spesso sono esaltate dalle scelte di ridurre i consumi, e di volgersi ad attività che hanno un effetto positivo sui rapporti, la vita familiare, il servizio e l'ambiente.
Non è troppo idealistico che molte persone oggi siano profondamente preoccupate del benessere degli altri sul pianeta in un modo che non si era mai avuto prima. Per soddisfare i bisogni che comporta questo nuovo riconoscimento in evoluzione del vivere in un “unico mondo”, è essenziale che i valori e le qualità spirituali come giustizia, compassione e fratellanza non siano più soltanto astrazioni, ma si trasformino nella trama del tessuto della vita di tutti i giorni.
L'interiore e l'esteriore, il mondo soggettivo e quello oggettivo devono essere collegati a formare un tutto – rapporti umani, sistemi economici, sociali ed ecologici – in modo che tutto quello che si manifesta nel mondo esterno del vivere quotidiano sia diretto coscientemente da un apprezzamento soggettivo della completezza, dell'unicità dello spirito umano e della condivisione nella Vita Una.
Da questo è possibile comprendere che la benevolenza e l'austerità spirituale sono un'unica e sola cosa. Per i più ricchi nel mondo, coloro che hanno educazione, vocazioni e abilità, le azioni benevolenti stanno diventando sempre più comuni, come testimoniano i tanti atti di generosa donazione e servizio, che piantano i semi perché emerga un modo di vita più disciplinato, altruista e soddisfacente. Per alcuni di questi donatori e filantropi questo dare forse non significa sacrificio personale, e forse è solo una percentuale del reddito, che non incide realmente sulla qualità della vita. Tuttavia, l'attuale tendenza mostra che molti di coloro che danno si stanno personalmente coinvolgendo nella distribuzione del loro denaro o delle loro abilità, e stanno scoprendo i primi barlumi della gioia divampante che caratterizza il sentiero della vera austerità.
Man mano che quest'attitudine si intensifica in una vita governata dall'energia della buona volontà e della compassione, soffrendo in termini di perdita personale e negazione, automaticamente decade per essere sostituita da un impegno positivo con il mondo e l'identificazione con l'anima di tutti.
L'obiettivo da raggiungere supera tutto il resto, e a caratterizzare la coscienza arriva un perfezionamento e una semplificazione della vita personale per vivere per il bene degli altri e di tutto ciò che vive sul pianeta. La coscienza di una tale persona di buona volontà è quindi saldamente trasformata nel fuoco di Tapasya, poiché essa ha messo un piede, anche se involontariamente, sul sentiero del vero yogi.
Fonte
- http://www.lucistrust.org/it/service_activities/world_goodwill


lunedì 28 maggio 2012

Non c'è niente da afferrare né fuori né dentro di noi

 
Com'è futile proiettare nozioni di essere e non essere
sulla realtà continua, informe e inconcepibile!
Che miseria aggrapparsi a illusioni circa una sostanza irreale!
Ripara dunque nello spazio del piacere senza concetti e senza forme.

Scaccia dalla mente ogni dualità e contrapposizione
di puro e impuro,
bene e male,
sé e altri,
successo e fallimento,
vita presente e dopo la morte,
nascita e decesso...

Giungerai a comprendere a fondo che tutto è creato dal proprio pensiero, il quale è insussistente.

A quel punto ci si ritroverà avvolti di beatitudine, vuoti e limpidi si raggiungerà quel nulla che non ha né passato né futuro né presente, il quale appare, ma si sottrae all'espressione verbale.

Questo stato  naturale di quiete è sempre con noi,
ma non può provenire da niente di tangibile:

è simile ad un vento che arrivi improvviso da nessuna parte. 
Non ha materia né colore,
non è oggetto né soggetto,
non si lascia afferrare essendo una vacua limpidezza che non si ghermisce con alcun senso ma si intuisce.

Non c’è niente da afferrare né fuori né dentro di noi
e non si deve desiderare niente,
ci si trova in questo stato spontaneo
in un lampo che sarà ineffabile a parole.

Tutto è vacuità e consapevolezza.
Basta coglierle senza agire,
senza ricorrere a formalismi e contorsionismi verbali.

   - G. Chowong


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Fonte:
www.animalibera.net/:




 

martedì 27 settembre 2011

Credi in dio?

[Fonte]

Un filosofo chiese a Sri Aurobindo: “Credi in Dio?”
La sua risposta fu: “No”.
Il filosofo rimase esterrefatto. Aveva percorso tanta strada, credendo che quest’uomo conoscesse Dio ed invece gli aveva risposto: “No, non credo in Dio”. Il filosofo, per qualche minuto non riuscì a trovare il coraggio di fargli altre domande, era ammutolito.
Poi disse: “Io pensavo che tu avessi visto Dio!”
Sri Aurobindo scoppiò a ridere e rispose: “Sì, l’ho visto: ecco perché non credo. Credere è frutto dell’ignoranza. Io conosco Dio!”

Ricorda: devi arrivare alla conoscenza, non sei qui per credere.
Puoi disporre del mio aiuto per arrivare alla conoscenza.
Credere è un trucco della mente: senza avere conoscenza alcuna, ti dà la sensazione di conoscere
.

L’uomo è un punto di domanda, ed è una benedizione. Perciò celebralo, danza, gioiscine perché, senza quel punto di domanda non ci sarebbero né la fede, né il dubbio; avremmo solo finte certezze. La vita ha delle esitazioni. La vita è incerta. La vita è insicura. Ecco perché è vita: perché è in movimento. Un uomo vivo si muove tra le incertezze, va verso l’ignoto, non può vivere con finte certezze. Le tue certezze dimostrano semplicemente che non hai mai dubitato. Esiste un altro tipo di conoscenza che sgorga dal dubbio, che scaturisce dalla crescita. Quando raggiungi questo tipo di conoscenza, di nuovo non hai certezze: ma ora le tue incertezze hanno un sapore del tutto diverso.

Se avessi fatto al Buddha delle domande su Dio, sarebbe rimasto in silenzio.
Ecco il motivo della sua superiorità rispetto a Sri Aurobindo. Il Buddha sarebbe rimasto in assoluto silenzio, non avrebbe risposto né sì, ne no. Come mai?
Perché asseriva:
“L’Assoluto è talmente vasto che sarebbe sbagliato dire ‘sì’ e sarebbe anche sbagliato dire ‘no’: le nostre parole sono talmente piccole che non possono contenere l’Assoluto. È possibile comunicare l’Assoluto solo tramite il silenzio”.
Quando non conosci e quando sei convinto di conoscere sei in una sorta d’incertezza: come puoi avere delle certezze sull’Assoluto? È talmente vasto. Se avessi delle certezze sull’Assoluto sarebbe come rimpicciolirlo; sarebbe come dimostrare che puoi afferrarlo, che puoi averlo in pugno. E Dio non può essere posseduto; al contrario, tu dovresti permettere che Egli ti possegga. Accetta i tuoi no ed i tuoi sì e non pensare che siano opposti tra loro: non lo sono.
Proprio come non ci può essere alcun coraggio senza il pericolo,
così non ci può essere la fede senza l’incertezza e senza il dubbio.
Il rischio fa parte del gioco e noi siamo nati per giocare.
Dobbiamo imparare ad affidarci alle possibilità, non alle certezze
.
Solo i pappagalli possono avere certezze, perché hanno risposte prefabbricate. Un uomo vero, che ha raggiunto la conoscenza, avendone fatta l’esperienza, ti aiuterà a stare in silenzio, ti aiuterà ad attraversare i tuoi sì ed i tuoi no, la tua fede ed i tuoi dubbi, i tuoi momenti più caldi e quelli più freddi, la luce del giorno e le tenebre della notte, le vette e le valli. Non t’insegnerà nessun dogma, t’insegnerà solo il coraggio, il piacere dell’avventura e la ricerca.>>

Fonte: Osho – “I libri del fiore d’oro” © 2000 by News Services Corporation, Arona (NO). © 2007 RCS Libri S.p.A., Milano. Prima edizione Firme Oro Bompiani: novembre 2007 (ISBN 978-88-486-0341-6, pag. 295-298, stralcio). © 1979 Osho International Foundation, CH8001, Zurigo, Svizzera.


domenica 19 giugno 2011

Sintesi degli Opposti § Dualità apparenti

Il Guerriero della Luce ha appreso che Dio
si serve della solitudine per insegnare la convivenza.
Si serve della rabbia per mostrare l'infinito valore della pace. 
Si serve del tedio per sottolineare l'importanza dell'avventura e dell'abbandono.
Dio si serve del silenzio per fornire un insegnamento sulla responsabilità delle parole.
Si serve della stanchezza perché si possa comprendere il valore del risveglio.
Si serve della malattia per sottolineare la benedizione della salute.
Dio si serve del fuoco per impartire una lezione sull'acqua.
Si serve della terra perché si comprenda il valore dell'aria.
Si serve della morte per mostrare l'importanza della vita.

Tratto da:
Il Manuale del Guerriero della Luce
di Paulo Coelho

Fonte:
- http://blog.libero.it/SoleAdOriente/10032852.html


martedì 15 febbraio 2011

Non ci posso credere, a volte succede...

di Resalvato.:.

Dei vicini di casa erano un po' antipatici e scorbutici: non salutavano e mi guardavano pure brutto... senza che io avessi mai fatto loro niente di male...
Un giorno hanno preso un bel cucciolo di cane: bianco, tutto bianco con due occhietti neri neri e il naso nero nero. Era proprio carino... piccolo piccolo... doveva essere un volpino ma di quelli con il pelo lungo. Era simpatico e giocherellone... ma i padroni restavano sempre antipatici e scorbutici...
Il cane, mese dopo mese, era cresciuto e aveva perso la tipica bellezza a dolcezza che hanno tutti i cuccioli. Nel pelo erano comparse delle macchie color beige che non erano molto belle da vedere. Era sempre allegro e giocherellone, ma i padroni lo lasciavano spesso a casa da solo e aveva preso l'abitudine di abbaiare. Non è che abbaiasse molto forte ma, come tutti i cani piccoli, aveva un tono stridulo e acuto...
Così sentirlo abbaiare (quasi) tutto il giorno aveva creato in me un duplice dispiacere: mi dispiaceva per lui che stava solo e chiuso in casa e per me che cominciavo ad innervosirsi sentendolo abbaiare (quasi) continuamente.
Così ho cominciato a pensare che non mi piaceva questa situazione: i vicini antipatici e il cane che abbaiava. Inoltre lo portavano a fare le cacche attorno casa senza toglierle: la cosa non piaceva per niente.
Ma che potevo fare?
Il cane era carino e qualche volta che lo incontravo (mentre era in giro attorno casa per fare i suoi bisogni) lo chiamavo e lui veniva e giocava con me ma "pochissimo" perché la padrona (giovane, carina, ma brutta e antipatica) lo chiamava subito e lo portava via... Io non capivo il perché (era forse gelosa o forse non voleva che il cane desse confidenza agli altri (considerava quindi me come "altri" con cui non avere a che fare!)
Io ci restavo male...
C
osì pensavo che era proprio una situazione che non mi piaceva,  ma che, purtroppo, non potevo fare niente. Potevo solo sperare che succedesse qualcosa! Che se ne andassero via, ma era una cosa che ritenevo impossibile: era solo un sogno, un desiderio...
Poi non ho più pensato a questa storia.
Un giorno incontro un altro vicino (questo gentile e cortese e con il quale spesso scambiamo qualche chiacchiera) e lui mi parla di questo vicino (anche per lui antipatico e scorbutico) che è andato via lasciandogli un debito di 30 euro...
- ....
Resto un po' sorpreso. Poi mi riprendo e chiedo:
- "Ma come, è andato via?"
- "Si - mi dice - domenica scorsa si è trasferito altrove per lavoro"
Si sono trasferiti!? Non ci posso credere!? Sono stupefatto, ma felicissimo.  Auguro loro le cose migliori, me che se stiano adesso  lontani da qui...
Mi pareva che ultimamente non avevo sentito più i latrati del cane!
Sono un po' confuso, sorpreso ma in fondo contento per la conferma che i nostri pensieri, i nostri desideri tendono a realizzarsi se sono vissuto nel giusto modo (è importante ricordarsi di questo!).
E' un misto di volontà e di distacco E' l'insieme di opposti non in conflitto tra di loro. C'è desiderio, ma nessuna aspettativa: qualcosa di dolce, di fluido e di semplice e che non fa del male a nessuno... ma che orienta l'energia della vita in un certo modo: rende possibili cose impossibili!
Questo ti da la sensazione di poter influire sugli eventi...

Bisogna riflettere e ricordarsi queste cose quando vediamo qualcosa che non va.
Con il giusto pensiero, il giusto desiderio, la giusta fiducia, la giusta volontà e il giusto distacco certe cose possono avvenire!
Immaginiamo cosa si potrebbe realizzare se riuscissimo a sintonizzare e coordinare i pensieri e i desideri di più persone!?

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Immagine:
- http://cani-regalo.vivastreet.virgilio.it/cuccioli-
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Postilla
Non bisogna mai cantare vittoria troppo presto!

Dopo circa un mese è venuta ad abitare un'altra persona. E' una signora anziana, vedova. Con un cane. Un volpino! Un volpino, anche lui un po' anzianotto, che abbaia più di quello di prima (si starà adattando alla nuova casa, mi dico). Così il cerchio si è chiuso. La signora sembra più gentile (e questo è già tanto, è anche la proprietaria della casa, per cui spero che sarà una buona vicina), ma il cane è peggio di quello di prima... Abbaia (per poco, veramente) quando sente qualche rumore vicino alla porta di casa (il che capita abbastanza spesso) e la padrona lo sta educando a non farlo.
Vedremo come proseguirà. Adesso penserò che si abituerà al nuovo ambiente e, progressivamente, abbaierà sempre meno.
Vi farò sapere di ulteriori sviluppi.

Riflessione
Nelle cose che pensiamo bisogna prevedere anche sviluppi successivi: noi spesso ci fermiamo al primo effetto. Bisognava prevedere che molto probabilmente l'appartamento sarebbe stato abitato da qualcun altro e quindi bisognava pensare positivamente a chi sarebbe subentrato...

.:.

giovedì 23 settembre 2010

Amore e Psiche [2] Il Significato del Mito (1) Eros, le Fasi, le Prove


a cura di Salvatore Caruso Motta e Rosetta Sorbello IL MITO E I SIMBOLI DELLA RICERCA DELL'ANIMA 

psiche_nozze 

Puntate precedenti
1 - Amore e Psiche [1] La Fiaba 
.:.

Il Significato del Mito
Diverse sono le interpretazioni di questo mito.
Lucio Apuleio (II sec. d. C.) incarna il bisogno di una nuova spiritualità, il desiderio di conoscenza,  consapevole del fatto che questo sentiero può portare al difficile passaggio dell'espiazione-ri­scatto. Apuleio vede l'Amore come un principio cosmico, divino e sembra conoscere i culti misterici neoplatonici. Secondo Apuleio la salvezza non è automatica per tutti ma si ottiene attraverso il sapere e la rivelazione divina. Oggi potremmo dire attraverso l'autoconsapevolezza e l'illuminazione, percorrendo il sentiero che porta dalla curiosità alla conoscenza e da questa alla saggezza, tra­mite l'esperienza, la purificazione, l'elevazione e la comprensione.



Secondo 
James Hillman, classicamente, Eros è stato differenziato in tre componenti o persone: 
1.  himeros, desiderio fisico per l’immediatamente presente che va afferrato nell’eccitazione del momento; 
2. anteros, amore corrisposto; e 
3. photos, desiderio per l’irraggiungibile, l’inafferrabile, l’incomprensibile, quella idealizzazione che si accompagna a ogni amore, sempre al di là di ogni conquista.

 

Eros (la sessualità), nel suo aspetto perverso (il mostro), seduce Psiche (l'anima) e la rinchiude in un palazzo (la lussuria) e non la visita che di notte (inconscio) affinché ella non possa vedere il suo vero aspetto (regressione, proibizioni, tabù). Una notte (buio della ragione) Psiche infrange il divieto, contempla il suo amante alla luce della lampada (curiosità, risveglio della coscienza). Vedendosi scoperto, Eros fugge (senso di colpa) presso sua madre Afrodite (regressione). Folle di dolore, Psiche erra alla sua ricerca e si rivolge a Venere che le impone dei lavori estremamente duri (prove, iniziazione, purificazione) che riesce a superare grazie all'inaspettato aiuto  di esseri della natura (magia-mistero-energie cosmiche), sino a che Eros fugge dal palazzo materno e riappare nelle sue vere forme (visione autentica dell'amore, coscienza, sublimazione dell'istinto). Zeus (lo spirito) gli accorda l'autorizzazione a unirsi a Psiche, resa immortale (unione spirituale). 

 

La successione degli avvenimenti della novella riprende quella delle vicende del romanzo: prima un'avventura erotica, poi la curiositas punita con la perdita della condizione beata, quindi le peripezie e le sofferenze, che vengono alfine concluse dall'azione salvifica della divinità. La favola, insomma, rappresenterebbe il destino dell'anima, che, per aver commesso il peccato di hybris (tracotanza), tentando di penetrare un mistero con l'atteggiamento sbagliato, deve scontare la sua colpa con umiliazioni ed affanni di ogni genere, prima di rendersi degna di ricongiungersi al dio. L'allegoria filosofica è appena accennata (se non altro, nel nome della protagonista, Psiche, simbolo dell'anima umana), ma il significato religioso è evidente soprattutto nell'intervento finale del dio Amore, che, come Iside, prende l'iniziativa di salvare chi è caduto, e lo fa di sua spontanea volontà, non per i meriti della creatura umana. [1]

Nel racconto possiamo distinguere:
LE FASI
1) Lo sposo ignoto (l'inconscio)2) Lo sposo svelato (la curiosità) 3) Psiche errante (la ricerca) 4) Le prove pretese da Venere (l'elaborazione, la purificazione, l'espiazione, l'individuazione) 5) L'epilogo (lo sposalizio mistico, l'unione, la sintesi degli opposti)

LE PROVE
1) Dividere i semi:     Districare un groviglio di sentimenti conflittuali e di affetti contrastanti. 2) Prendere un fiocco di lana del Vello d'Oro:     Conquistare il potere e rimanere una persona tenera e comprensiva. 3) Riempire l'ampolla di cristallo:     Tenere una certa distanza emotiva (aquila) nei rapporti. 4) Discesa negli Inferi:     Imparare a dire di no (alla curiosità). Esercizio della scelta. Stabilire una meta e mantenerla
______________



Interpretazione 
secondo la psicologia junghiana delle PROVE
Tratta da:
Individuazione di Agnese Galotti

Il mito di Amore e Psiche fa riflettere sull’elemento di novità contenuto in essa rispetto al motivo dell’eroe in genere: a differenza di questo, infatti, qui l’inconscio assume più direttamente la valenza positiva di energia soccorritrice, fonte di trasformazione creativa che genera coscienza. 
Le quattro prove cui viene sottoposta Psiche rappresentano il percorso che essa, simbolicamente, deve attraversare prima di giungere alla consapevolezza.

1) La prima prova richiede a Psiche di mettere in atto un principio discriminativo capace di ordinare una quantità di "semi" differenti che si trovano mescolati insieme: "Questo mucchio - osserva Neumann - è in primo luogo simbolo di un’uroborica mescolanza dell’elemento maschile." Le forze inconsce soccorritrici sono, in questo caso, le formiche, "simbolo - secondo M.L.Von Franz - dell’ordine segreto dell’inconscio collettivo", una sorta di "ordine inconscio" che è il solo capace di far fronte al caos disordinato con cui si presenta l’inconscio stesso.L’atteggiamento di Psiche esprime quindi un affidamento alle forze inconsce e alla loro benefica azione.

2) Nella seconda prova Psiche è chiamata all’incontro con la forza distruttiva solare del maschile, rappresentata dal mitico "vello d’oro" dei montoni. Qui l’elemento inconscio che soccorre Psiche è la canna parlante (Il consiglio è di aspettare la sera e di raccogliere i ciuffi di vello rimasti impigliati tra i rovi). Essa simboleggia la voce interiore che invita ad aspettare il momento opportuno (per l'appunto il calar della sera), per incontrarsi col principio spirituale (rappresentato dal Vello d'oro) senza venirne sopraffatta ed annientata. La calma femminile, la capacità di attendere, dunque, rappresenta una grande risorsa di fronte all’impulsività irrefrenabile, all’istinto che si esprime in maniera violenta. Così descrive Neumann questa seconda prova: "il femminile deve soltanto interrogare il proprio istinto per entrare, al calar del sole, in una relazione feconda con il maschile, ossia in una relazione d’amore. Così viene superata la situazione in cui maschile e femminile si fronteggiano in mortale ostilità." 

3) La terza prova è il confronto di Psiche con l’irruente cascata delle acque dello Stige, simbolo dell’incontenibile forza dell’inconscio stesso e della sua mancanza di forma specifica. Il compito di raccogliere un bicchiere di quell’acqua riesce grazie all’intervento dell’aquila di Zeus che si assume il compito di raccoglierla per lei. "L’aquila - secondo M.L.Von Franz - rappresenta l’entusiasmo intuitivo e lo slancio spirituale del pensiero. Proprio quando la psiche umana non può più agire con le sue sole forze, viene sorretta da uno spirito eroico e intuitivo che sgorga dal suo inconscio". Psiche rappresenta allora il femminile capace di contenere in sé e di dar forma all’inconscio che in lei stessa fluisce.

In tutte e tre queste prove è richiesto a Psiche di coniugare insieme gli opposti, superando la sterile contrapposizione.

4) La quarta prova, infine, è composta di due parti:
a) Nella prima parte Psiche deve affrontare il pericoloso viaggio agli inferi, guidata dai consigli di una Torre Parlante, la quale, maschile e femminile insieme, è simbolo della cultura umana e della coscienza umana e per questo viene chiamata "Torre che guarda lontano" . Essa mette in guardia Psiche dal cedere alla "pietà", quale modalità di relazione con l’altro, che non le consentirebbe di raggiungere la propria completezza.

b) Nella seconda parte, invece, Psiche, tornata dal mondo degli inferi, cede alla tentazione di appropriarsi della bellezza divina e, pensando così di poter risultare più piacevole agli occhi di Eros, apre il vasetto consegnatole da Proserpina, atto questo che risulta per lei fatale. Torna il tema iniziale della "bellezza", capace di avvicinare l’umano al divino. Tutto il cammino di trasformazione di Psiche è iniziato per Amore, per l’irresistibile desiderio di "conoscere" Amore. Ora che Psiche ha superato le prove, ha conosciuto e sopportato solitudine e disperazione, ora che ha in mano l’unica arma che conosce per attirare a sé ancora una volta Eros, la bellezza appunto, (l’azione dell’amore, a quanto dice Platone per bocca di Diotima, "è la procreazione nel bello secondo il corpo e secondo l’anima" ). Psiche non può che tendere alla bellezza, pur consapevole che ciò significa "fallire", secondo la logica maschile dell’eroe. E proprio in questo "fallimento" Psiche si manifesta fedele alla sua femminilità originaria in opposizione alla ragione totalmente maschile. Così Psiche "muore" per Eros, ed è questo suo stesso sacrificarsi a lui che lo stimola ad agire: Eros si scuote ed accorre finalmente a salvare la sua Psiche. L’umano dimostra così al divino la propria uguale dignità attraverso la propria superiorità nell’amore. [2]
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OSSERVAZIONI
- 
La bellezza e la fama non danno la felicità anzi spesso allontanano dalla gente e provocano gelosia, invidia e vendette.
- La bellezza può stordire (vedi sindrome di Stendhal).
- L'interpretazione degli oracoli dipende da chi ascolta.
- La curiosità comporta dei rischi.
- Non bisogna scoraggiarsi, l'aiuto, inaspettatamente, può arrivare da dove meno te lo aspetti. 
- Le difficoltà, le prove, se accettate e affrontate, portano conoscenza e crescita.
- La perseveranza e l'affidamento (all'aiuto dell'universo) possono far miracoli (immortalità).
- Le forze in gioco sono tante e contrapposte, ma possono giungere all'ordine, all'armonia, all'amore.
- Le favole parlano al cuore, ci coinvolgono di più dei soli concetti.

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Fonti:
[1] 
Amore e Psiche-Favola-Introduzione-I
[2] www.geagea.com/02indi/02_07.htm
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Immagini:
- 
F. Gerard, Amore e Psiche, 1798
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