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giovedì 10 gennaio 2013

Azione e inazione

"Inaction breeds doubt and fear. Action breeds confidence and courage. If you want to conquer fear, do not sit home and think about it. Go out and get busy."
Dale Carnegie (via showslow)

L’inazione genera dubbi e paure. L’azione genera fiducia e coraggio. Se vuoi vincere la paura, non stare a casa a pensarci sopra. Esci e datti da fare.

lunedì 24 settembre 2012

Che Fare: un premio di 100.000 euro per la cultura e l'innovazione

Mentre il mondo delle start–up è in crescita grazie alla sua natura profit, il mondo della cultura in Italia è abituato da decenni a relazionarsi (principalmente) con le istituzioni pubbliche per attingere a fondi e contributi.
Oggi questo modello è in profonda crisi ed è dunque quanto mai fondamentale immaginare e sperimentare nuove ipotesi di lavoro.
E' possibile nell'attuale contesto di crisi individuare nuove formule adatte a sostenere il mondo della cultura e insieme quello delle imprese che lavorano sull’innovazione?
Non è soprattutto un problema culturale la diffusa convinzione che non sia possibile far nulla per contrastare la sfiducia e la mancanza di prospettive in cui viviamo?
Per rispondere a queste domande la rivista doppiozero ha lanciato “Che Fare”, un premio che mette in palio 100 mila euro destinati al progetto vincitore e ha lo scopo di promuovere iniziative che coniughino felicemente sostenibilità economica, coesione sociale e cultura.
Che Fare è una piattaforma partecipativa per la mappatura, la votazione e la realizzazione di progetti di innovazione culturale realizzati da imprese sociali profit e non–profit in Italia.
L'iniziativa ha lo scopo di favorire la nascita e lo sviluppo di nuove reti della cultura tra imprese culturali con alto contenuto di innovazione e ad alto impatto sociale.
Il premio supporta inoltre la costruzione di nuovi modelli di business economicamente e socialmente sostenibili, incentivandone le dinamiche positive.
In questo senso, condividiamo l’attenzione posta alle sorti del nostro Paese espresse dal manifesto per la cultura della Domenica del Sole 24 Ore. A quelle domande, Che Fare risponde con azioni concrete, aperte e indipendenti.

I progetti devono essere presentati tramite www.che-fare.com
I criteri richiesti ai progetti sono i seguenti:
  • promozione della collaborazione;
  • ricerca di forme innovative di progettazione, produzione, distribuzione e fruizione della cultura;
  • scalabilità e riproducibilità;
  • sostenibilità economica nel tempo;
  • promozione dell’equità economica dei lavoratori; impatto sociale territoriale positivo;
  • impiego di tecnologie e filosofia opensource;
  • coinvolgimento delle comunità di riferimento e dei destinatari del progetto presentato nella comunicazione delle proprie attività.



Guarda il Video e partecipa al premio Che Fare

Il bando resterà aperto dal 24 settembre al 3 novembre 2012 e si rivolge principalmente al mondo della cultura, dell’innovazione sociale e alla società civile: imprese sociali, fondazioni, associazioni e organizzazioni culturali profit e non–profit.
La prima fase del bando (24 settembre – 3 novembre 2012) consiste nella raccolta dei progetti, che verranno poi selezionati da un team di esperti (4 – 11 novembre 2012).
Nella seconda fase (12 novembre 2012 – 13 gennaio 2013) i 40 migliori progetti saranno messi on–line al fine di essere votati dal pubblico direttamente sul sito di Che Fare.
Durante questo periodo gli utenti avranno la possibilità di finanziare i progetti preferiti, sostenendoli tramite il crowdfunding (in collaborazione con Eppela), indipendentemente dalla vittoria del premio o dal numero di voti ricevuti.
Tutti i partecipanti avranno modo di autonarrarsi attraverso i media civici per l’informazione partecipativa svilupppati dalla Fondazione <ahref (www.civiclinks.it) e loro interviste verranno pubblicate sulla principale rivista on–line di economia culturale (Tafter).
I cinque progetti che avranno raggiunto il più alto numero di voti verranno valutati da una giuria di personalità di spicco del mondo della cultura (Andrea Bajani, Roberto Casati, Paola Dubini, Gianfranco Marrone, Armando Massarenti) che sceglierà il progetto più meritevole e maggiormente in linea con gli scopi e i requisiti del bando. 

La proclamazione del progetto vincitore avverrà il 29 gennaio 2013.
Esso avrà l’opportunità di farsi coadiuvare da una struttura specializzata (Avanzi) nella definizione degli indicatori adatti alla misurazione delle proprie performance sociali e ambientali. Avanzi e Make a Cube monitoreranno periodicamente il buon andamento del progetto (sostenibilità sociale ed economica), supportandolo nella rendicontazione delle spese sostenute. Durante il percorso si svilupperanno momenti formativi sui temi dell’innovazione sociale (in collaborazione con Meet The Media Guru).
In particolare, per quanto riguarda il coinvolgimento delle comunità cui si riferiscono i progetti, la Fondazione <ahref (centro di ricerca e di sviluppo che valorizza l'innovazione sociale promuovendo la partecipazione civica attraverso la collaborazione in rete) propone un percorso narrativo parallelo alla pubblicazione delle idee progettuali concorrenti.
Questo percorso narrativo partirà dal porre una semplice domanda agli abitanti dei territori in cui operano le imprese partecipanti:
“Come il progetto presentato porta valore sociale al territorio in cui si inserisce?”
In tal modo, oltre a raccogliere indicazioni utili attorno alla qualità delle idee concorrenti, si potranno stimolare le imprese a costruire un rapporto proficuo coi propri territori, valorizzando ogni progetto anche oltre la possibilità di finanziamento tramite il premio. 

Partendo dall'assunto che Cultura è Sviluppo, ecco una domanda per le lettrici e i lettori:

"Come definire il valore sociale che un progetto può generare (o liberare) per un territorio e una comunità concreta?"
(per rispondere basta commentare in fondo alla pagina)

Da questo spunto ci auguriamo di poter raccogliere una varietà di elementi capaci di arricchire l'osservazione di percorsi di auto-narrazione e di processi di progettazione socio-culturale emergente, validi per la sperimentazione costituita dal premio Che Fare e auspicabilmente da estendere o replicare anche in altre occasioni per facilitare ancora nuova cultura ed economie.

Che Fare è un progetto di doppiozero ed è co–prodotto in collaborazione con: 
Avanzi
, Make a cube, Fondazione <ahref, Tafter, Meet the Media Guru, Eppela.
Media partner: Domenica – Il Sole 24 Ore 

Contatti:
Facebook: PremioCheFare
Twitter: che_fare
Associazione culturale doppiozero
Via A. Fioravanti, 3 – 20154 Milano
02 45495593 – 02 45494988
Marco Liberatore – responsabile comunicazione
Bertram Niessen – project manager

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giovedì 20 settembre 2012

Cosa decido io veramente nella mia vita?

bivio

Sul tema della coscienza non si finisce mai di scoprire nuovi, interessanti e problematici aspetti. Negli ultimi anni, ad esempio, i neuroscienziati hanno scoperto che il nostro cervello prende delle decisioni e sa quello che deve fare prima che le sappia l’Io! In altre parole la scelta di agire in un modo o in un altro viene presa alcuni decimi di secondo prima che noi se ne prenda coscienza e si forma quindi in base a motivazioni e desideri in larga parte inconsapevoli e mediati da una molteplice quantità di influenze interne, vedi le nostre esperienze passate, ed esterne come l’ambiente culturale e l’ambiente in cui viviamo.
Vediamo cosa dice a proposito il fisico e genetista Edoardo Boncinelli: “Tutto nasce dalla consapevolezza che la mente sia fatta per l’azione e non per l’inazione, e che elabori in continuazione processi largamente inconsci finalizzati a comunicare alla coscienza del soggetto ciò che desidera e che cosa si deve fare di più appropriato nelle diverse circostanze della vita… Siamo responsabili di molte nostre decisioni, soprattutto di natura culturale e intellettuale, ma non di tutte, né delle più importanti per la vita di ogni giorno.” (Le Scienze, novembre 2010)

Tags: Cervello, Conoscenza, Coscienza, Edoardo Boncinelli, inconscio, Io, Neuroscienze
Pubblicato in: Conoscenza, Coscienza, Psicologia e Psicoterapia | 18-9-2012 at 08:25 Elio Occhipinti


martedì 31 luglio 2012

Auriga

Con Volontà, Intelligenza e Amore
Guida i tuoi pensieri,
Orienta i tuoi Desideri,
I tuoi Sentimenti e le tue Emozioni,
Compi le tue Azioni.

 

L’anima viene raffigurata come un cocchio su cui si trova un auriga, un guidatore che governa una coppia di cavalli alati. Questi due cavalli sono in conflitto fra di loro. L’auriga cerca di governare la coppia di cavalli, e quando non ci riesce l’anima precipita sulla terra, si incarna in un corpo e così perde la visione delle essenze. Solo grazie all’Eros, l’Amore, a taluni è possibile recuperare la dimensione razionale ed esistenziale del “bello in sé” e delle altre essenze ideali.
Utilizzando questo mito Platone descrive lo stato ideale e perfetto in cui vorrebbe vivere.
Il cavallo bianco e quello nero rappresentano rispettivamente i guerrieri, che hanno in se stessi inclinazioni spirituali (positive), come l’onore, l’amicizia, il coraggio e la lealtà e rappresentano il thumos, che ha sede nel cuore, e gli agricoltori e artigiani, che invece hanno in se stessi gli istinti passionali e sensuali, come il cibo, la sessualità, ed i piaceri legati al nostro essere sensibili, animali, rappresentano l’epithumeticos, che ha sede nel ventre.
L’auriga ha invece il compito di far procedere appaiati i due cavalli in uno stato di armonia ed equilibrio. Esso è simbolo della ragione. Nello stato ideale l’auriga viene sostituito dai filosofi, ovvero quelli che hanno già visto tutte le idee, e che più e meglio di tutti sanno e possono governare lo stato in giusta maniera.
Giovanni Tosto (2)

 

Link
- (1) http://it.wikipedia.org/wiki/Auriga_(attivit%C3%A0)
- (2) http://www.iperbole.bologna.it/mito_della_biga_alata.htm
- (3) http://greciaantica.blogspot.it/2010/05/platone-il-mito-della-biga-alata-fedro.html

Immagini
(1) http://4.bp.blogspot.com
(2) http://greciaantica.blogspot.it/2010/05/platone-il-mito-della-biga-alata-fedro.html
(3) http://www.mdig.com.br/index.php?itemid=13981


martedì 29 maggio 2012

Carlos Castaneda "Il Dialogo Interiore"


CARLOS CASTANEDA: «Per anni ho cercato veramente di vivere secondo i tuoi insegnamenti» dissi. «Evidentemente non l'ho fatto bene. Come posso fare meglio ora?»
DON JUAN: «Tu pensi e parli troppo. Devi smettere di parlare a te stesso.»
CARLOS CASTANEDA: «Cosa intendi dire?»
DON JUAN: «Parli troppo con te stesso. Non sei l'unico a farlo, tutti noi lo facciamo, portiamo avanti un discorso interiore. Pensaci. Quando sei da solo, cosa fai?»
CARLOS CASTANEDA: «Mi parlo.»
DON JUAN: «Di che cosa ti parli?»
CARLOS CASTANEDA: «Non lo so; di qualsiasi cosa, presumo.»
DON JUAN: «Te lo dirò io di cosa parliamo con noi stessi. Parliamo del nostro mondo, ed è proprio grazie a questo nostro dialogo interiore che lo preserviamo.»
CARLOS CASTANEDA: «Come facciamo?»
DON JUAN: «Ogni qualvolta parliamo di noi e del nostro mondo, il mondo rimane sempre come dovrebbe essere. Con questo nostro dialogo lo rinnoviamo, gli infondiamo vita, lo puntelliamo. Non solo: è mentre parliamo a noi stessi che scegliamo le nostre strade. Ripetiamo quindi le stesse scelte fino al giorno della morte, perché fino a quel giorno continuiamo a ripeterci le stesse cose. Un Guerriero è consapevole di questo atteggiamento e si sforza di fermare il suo dialogo interiore. Questa è l'ultima cosa che devi sapere se vuoi vivere come un Guerriero.»
CARLOS CASTANEDA: «Come posso smettere di parlare con me stesso?»
DON JUAN: «Innanzitutto devi usare le orecchie per togliere agli occhi una minima parte del loro fardello. Dal momento in cui siamo nati usiamo i nostri occhi per giudicare il mondo. Parliamo agli altri e a noi stessi principalmente di ciò che vediamo. Un Guerriero ne è consapevole e ascolta il mondo; ascolta i suoni del mondo.»
Misi via i miei appunti. Don Juan affermò ridendo che non intendeva spingermi a forzare il risultato, perché i suoni del mondo dovevano essere ascoltati in modo armonico e con grande pazienza.
DON JUAN: «Un Guerriero è consapevole che il mondo cambierà non appena smetterà di parlare con se stesso,» disse «e deve essere preparato a quel colpo formidabile.»
CARLOS CASTANEDA: «Cosa intendi dire, don Juan?»
DON JUAN: «Il mondo è questo e quello o è così e così solo perché ci diciamo che è nel modo in cui è. Se smettessimo di dire a noi stessi che il mondo è così e così, il mondo cesserebbe di essere così e così. In questo momento non penso che tu sia pronto per un colpo così importante, perciò devi iniziare lentamente a disfare il mondo. »
CARLOS CASTANEDA: «Veramente non ti capisco.»
DON JUAN: «Il tuo problema è che confondi il mondo con ciò che le persone fanno, e anche in questo non sei il solo: tutti noi ci sbagliamo. Le azioni che le persone compiono sono scudi contro le forze circostanti; ciò che facciamo in quanto individui ci conforta e ci fa sentire al sicuro; ciò che la gente fa è veramente molto importante, ma solo come scudo. Non impariamo mai che le cose che facciamo in quanto persone sono solo scudi e permettiamo che dominino e scuotano la nostra vita. In effetti, potrei affermare che per l'umanità quello che fa la gente è più grande e importante del mondo stesso.»
CARLOS CASTANEDA: «Cosa chiami mondo?»
DON JUAN: «Il mondo è tutto ciò che qui è racchiuso.» disse, e calpestò il suolo. «Vita, morte, persone, gli alleati e tutto quello che ci circonda. Il mondo è incomprensibile. Non lo capiremo mai e non penetreremo mai i suoi segreti. Dobbiamo di conseguenza prenderlo per quello che è: un mistero insondabile! Ma l'uomo comune non fa questo: il mondo non è mai un mistero per lui, e quando arriva alla vecchiaia è convinto che non ci sia più nulla per cui valga la pena di vivere. Un vecchio non ha esaurito il mondo, ha esaurito solo ciò che la gente fa, ma nella sua stupida confusione crede che il mondo non abbia più misteri per lui. Che prezzo infelice dobbiamo pagare per i nostri scudi! Un Guerriero è consapevole di questa confusione e impara a trattare le cose in modo appropriato. In nessuna circostanza ciò che gli esseri umani fanno può essere più importante del mondo. Un Guerriero, quindi, considera il mondo un mistero infinito e le azioni degli uomini un'infinita follia.»

 tratto da Libro "Una Realtà Separata"

Fonte: http://www.carloscastaneda.it/Libri-Castaneda/Citazioni-Una-realta-separata/1-Dialogo-Interiore.htm
Alkemica.net | Carlos Castaneda "Il Dialogo Interiore" - Il Blog di Alkemica 


lunedì 6 febbraio 2012

Intuizioni Pensieri Emozioni Azioni

Apriti alle intuizioni
Scegli i pensieri
Armonizza le emozioni
Guida le azioni
E porterai te e il mondo
Nella giusta direzione.

Ovviamente, per primo,
lo dico a me stesso.


sabato 23 luglio 2011

Mantra dell'Umanità

Possa l'Umanità formulare
Sempre più Buoni Pensieri.

Possa l'Umanità provare
Sempre più Buoni Sentimenti.

Possa l'Umanità compiere 
Sempre più Buone Azioni.

Possa l'Umanità vivere
Sempre più Buoni Propositi.

Possa l'Umanità essere
Sempre più in Pace.

 

Terra mani 22 aprile

 

Sono graditi suggerimenti per migliorare la Versione inglese.
Grazie.

English version

May the Humanity formulate
More and more Good Thoughts.

May the humanity prove
More and more Good Feelings. 

May the humanity fulfill
More and more Good Actions.

May the humanity live
More and more Good Intentions.

May the humanity be
More and more at Peace.


lunedì 16 maggio 2011

Eventi § La compassione in azione

mani tese È più facile meditare
che fare effettivamente qualcosa per gli altri.
La mia sensazione è che
limitarsi a meditare sulla compassione
equivale a optare per l’opzione passiva.
La nostra meditazione
dovrebbe creare la base per l’azione,
per cogliere l’opportunità di fare qualcosa
.

Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama

Invece di meditare a gambe incrociate su questa frase del Dalai Lama, possiamo cominciare, fin da subito, a fare qualcosa per chi ci sta intorno. Quello che a noi sembra di poco conto, per il nostro vicino di casa o di metropolitana potrebbe essere di vitale importanza.

La compassione nel Buddhismo viene definita come il desiderio che tutti gli esseri siano separati dalla sofferenza. Il desiderio di beneficiare gli altri promuove l’armonia laddove il narcisismo crea invece ogni tipo di disagio, facendo sorgere problemi, conflitti e sofferenze. L’amore è in grado di fungere da antidoto all’odio – perché i due fattori mentali
osservano lo stesso oggetto, ma in maniera diametralmente opposta – e, per lo stesso motivo la compassione è in grado di opporsi alla mente che non desidera il bene altrui.
Aver cura di tutti gli esseri ammorbidisce il pensiero ossessivo autoreferente, cosicché le tensioni egoistiche subito si placano, e si crea spazio, pace. Mentre sviluppiamo amore e compassione deve essere presente la saggezza che realizza la vacuità: l’ala del metodo e l’ala della saggezza vanno utilizzate insieme, l’una non deve essere separata dall’altra. Grazie alla comprensione della vacuità abbinata al metodo si può svolgere un immenso compito: la combinazione positiva di saggezza con amore e compassione può far agire in modo vasto per il beneficio degli esseri
.

Scritto da patrizia

Su questo tema, l’associazione Mindfulness Project ha organizzato un convegno dal titolo:
Compassione in azione,
che si terrà dal 24 al 26 giungo presso l’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, vicino a Pisa.

Per iscriversi o solo per avere informazioni,
mandare un e-mail a: segreteria@mindproject.com
o telefonare
martedì e giovedì: 9.30 -13.00
venerdì: 15.00 – 19.00
telefono: 050 685778
cellulare: 333-772644 (durante le ore di ufficio)


Fonte:
- http://www.patriziasanvitale.com/senza-categoria/la-compassione-in-azione/


sabato 23 aprile 2011

Messaggio di Clarissa Pinkola Estes

Terra mani 22 aprileCoraggio! Ispirazione!di Clarissa Pinkola Estes

 

 

 

 

 
 Amici miei, non smarrite il cuore. 
Noi siamo stati fatti per questi tempi. 
Ultimamente ho sentito che molti sono profondamente confusi e con ragione. 
Sono preoccupati per le vicende del nostro mondo di oggi. 
Sono tempi, i nostri, di stupori quotidiani e di rabbia spesso giustificata per il degrado di ciò che maggiormente sta a cuore alle persone civili e idealiste.

Avete ragione nelle vostre valutazioni.
L'arroganza e la presunzione cui alcuni si sono ispirati nell'approvare atti efferati contro bambini, vecchi, gente semplice, i poveri, gli indifesi, i bisognosi, toglie il fiato.
Nonostante ciò, vi sollecito, vi chiedo, vi domando per favore di non inaridire lo spirito piangendo per questi tempi difficili.
Soprattutto non perdete la speranza.
Specialmente perché siamo stati fatti per questi tempi.
Per anni abbiamo imparato, praticato, ci siamo allenati proprio in attesa di incontrarci esattamente sul campo di questo impegno. Sono cresciuta nella zona dei Grandi Laghi e so riconoscere una barca capace di tenere il mare quando ne vedo una.
In quanto ad anime risvegliate, in acqua non ci sono mai state barche più capaci di quanto ce ne siano ora nel mondo. E sono tutte molto ben equipaggiate e capaci di inviarsi segnali l'un l'altra come mai nella storia dell'umanità.
Guardate oltre la prua, ci sono milioni di barche di anime virtuose con voi in acqua.
Anche se la superficie è sferzata da ogni onda in questa tempestosa agitazione, vi assicuro che le lunghe assi di legno che compongono il vostro scafo provengono da una foresta più grande. E' risaputo che il legno ben venato tiene testa alle tempeste, resiste, regge e avanza nonostante tutto. In ogni periodo buio c'è la tendenza a perdersi d'animo per quanto è sbagliato o non sanato nel mondo.
Non focalizzatevi su questo.
C'è anche la tendenza a indebolirsi indugiando su ciò che è fuori dalla propria portata, su ciò che non può ancora esserci.
Non focalizzatevi lì.
Questo è "mancare il vento e non alzare le vele".
Noi siamo necessari, ecco tutto quello che possiamo sapere ora.
Ed anche se incontriamo resistenza, più sarà così, più incontreremo grandi anime che ci saluteranno, ameranno e guideranno e le riconosceremo quando compariranno.

Non avevate detto di credere?
Non avevate detto di ascoltare una voce più grande?
Non avevate chiesto la grazia?
Non vi ricordate che essere nella grazia significa sottomettersi a una voce più grande? Il nostro compito non è quello di migliorare il mondo intero tutto in una volta, ma quello di prodigarsi per migliorare la parte del mondo nel nostro raggio d'azione.
Ogni piccola e pacifica cosa che un'anima può fare per aiutare un'altra anima, per assistere una parte di questo povero mondo sofferente, sarà d'immenso aiuto.
Non ci è dato sapere quale sarà l'azione o chi farà in modo che la massa critica penda verso il bene durevole.
Ciò di cui c'è bisogno per un cambiamento sostanziale è una miriade di azioni, aggiungendo, aggiungendo ancora, aggiungendo di più, in continuazione.
Sappiamo che non tocca a "tutti sulla Terra" portare giustizia e pace, ma solamente a un piccolo e determinato gruppo che non si arrenderà alla prima, alla seconda o alla centesima raffica di vento. Una delle azioni più rasserenanti e potenti che potete fare per intervenire in un mondo in tempesta è stare in piedi e mostrare la vostra anima. Un'anima sul ponte nei momenti bui risplende come l'oro. La luce dell'anima lancia scintille, emette bagliori, fa segnali di fuoco, attizza ciò che è appropriato.
Mostrare il faro dell'anima in tempi oscuri come questi è essere tenaci e mostrare compassione verso gli altri e sono entrambe azioni di immenso ardimento e grandissima necessità. Le anime angosciate prendono luce dalle altre anime che sono completamente accese e che la mostrano spontaneamente.
Se volete calmare il tumulto, questa è una delle cose più potenti che potete fare. Ci sarà sempre un momento in cui vi sentirete scoraggiati. Io stessa ho provato lo scoraggiamento molte volte nella vita, ma non gli tengo il posto, non lo prendo in considerazione. Non gli permetto di mangiare nel mio piatto.
Il motivo è questo: fin nelle ossa so' una cosa, come la sapete voi. Ed è che non ci può essere disperazione quando ricordate il perché siete venuti sulla Terra, di Chi siete al Servizio e Chi vi ha mandato qui.
Le buone parole che diciamo e le buone azioni che facciamo non sono nostre: sono parole e azioni dell'Uno che ci ha portati qui.

Con questo spirito, spero che scriverete questo sulla vostra parete: 

"Una grande nave ormeggiata nel porto è indubbiamente al sicuro, 
ma non è per questo che le grandi navi sono state costruite".
Che questo vi giunga con molto amore e con la preghiera di ricordare da Chi voi venite e Perché siete venuti su questa bellissima e
necessaria Terra. 

Clarissa Pinkola Estes, Ph.D.
Autrice del best seller "Donne che corrono coi Lupi".

   That we call the biginning is often the end
And to make an end is to make a biginning.
The end is where we start from.
T.S.ELIOT, Little Gidding, da Four Quartets


Traduzione:Ciò che noi chiamiamo l'inizio è spesso la fine.
E creare una fine è creare un inizio.
La fine è là da dove noi partiamo.






Riceviamo da Rita e pubblichiamo
Sono stata incoraggiata da questa lettura e la condivido con voi.
Non smarrite il cuore, amici miei....






.:.



giovedì 21 aprile 2011

Guerriero della Luce § Rivolgi l'attenzione a questo minuto

Rivolgi l'attenzione a questo minuto, e non alle ore, ed ai giorni.

Il guerriero della luce conosce il valore della perseveranza e del coraggio.
Molte volte, durante il combattimento, egli riceve dei colpi che non si aspettava. E capisce che, nel corso della guerra, il nemico vincerà qualche battaglia.
Quando ciò accade, piange le proprie pene e riposa per recuperare le forze. Ma ritorna immediatamente a lottare per i suoi sogni.
Perché, quanto più tempo se ne manterrà lontano, tanto maggiori saranno le probabilità di sentirsi debole, spaventato, timoroso.
Quando un cavaliere cade da cavallo e non risale in groppa nel volgere di un minuto, non avrà mai più il coraggio di montare.

Un guerriero conosce le cose che hanno valore.

Egli decide le proprie azioni basandosi sull'ispirazione e la fede.
Tuttavia gli capita di incontrare uomini che lo incitano a intervenire in lotte che non gli appartengono, su campi di battaglia che non conosce o che non gli interessano. Questi vogliono coinvolgere il guerriero della luce in sfide che sono importanti solo per loro. Molte volte sono persone vicine, che amano il guerriero e confidano nella sua forza, ma vivono in preda all'ansia, e quindi vogliono in qualche modo il suo aiuto.
In quei momenti egli sorride, dimostrando il suo amore, ma non accetta la provocazione.
Un vero guerriero della luce sceglie sempre il proprio campo di battaglia.

Il guerriero della luce sa perdere.
Egli non tratta la sconfitta con indifferenza, pronunciando frasi come: "Be', non era poi tanto importante", o: "Per la verità, non lo
desideravo neppure'. Accetta la sconfitta come tale, e non tenta di trasformarla in vittoria.
Patisce il dolore delle ferite, l'indifferenza degli amici, la solitudine della perdita. In quei momenti, dice a se stesso:
"Ho lottato per qualcosa, e non ce l'ho fatta. Ho perduto la prima battaglia."
Questa frase gli infonde nuove forze. Egli sa che nessuno vince sempre, ed è in grado di distinguere le proprie azioni corrette dagli errori.

Quando si vuole una cosa, l'Universo intero trama a favore.
Il guerriero della luce lo sa. Per questa ragione, presta grande attenzione ai propri pensieri.
Nascosti sotto tante buone intenzioni ci sono sentimenti che nessuno osa confessare a se stesso: la vendetta, l'autodistruzione, la colpa, la paura della vittoria, la gioia macabra dinanzi alla tragedia altrui.
L'Universo non giudica: cospira a favore di ciò che desideriamo.
Perciò il guerriero ha il coraggio di guardare le ombre della propria anima, e si domanda se non stia chiedendo qualcosa di sbagliato per se stesso.
E presta sempre grande attenzione a ciò che pensa.

Diceva Gesù: "Che il tuo si sia si e che il tuo no sia no".
Quando il guerriero si assume un impegno, mantiene la parola.
Coloro che promettono e poi non mantengono, perdono il rispetto di se stessi, si vergognano delle proprie azioni. La loro vita consiste nella fuga. Essi sprecano molta più energia tradendo la parola data di quanta ne usi il guerriero della luce per mantenere le sue promesse.
Talvolta capita che anch'egli si assuma qualche sciocca responsabilità, da cui deriverà un danno. Tuttavia non ripeterà mai questo comportamento.
Egli onora comunque la parola data e paga il prezzo della propria impulsività.

Quando vince una battaglia, il guerriero festeggia.
La vittoria gli è costata momenti difficili, notti piene di dubbi, interminabili giorni di attesa.
Fin dai tempi remoti, celebrare un trionfo fa parte del rituale della vita: la celebrazione è un rito di passaggio.
I compagni assistono alla gioia del guerriero della luce e pensano: "Perché si comporta così?". Potrebbe risultare deluso dal prossimo combattimento. Potrebbe attirare la furia del nemico.
Ma il guerriero conosce il motivo di questo suo gesto. Egli gode del miglior dono che la vittoria possa portare: la fiducia.
Celebra oggi la sua vittoria di ieri, per avere più forze nella battaglia di domani.

Un giorno, all'improvviso, il guerriero scopre di lottare senza lo stesso entusiasmo di prima.
Continua a fare ciò che faceva, ma sembra che ogni gesto abbia perduto il suo significato. In quel momento, egli ha una sola scelta: continuare a praticare il Buon Combattimento. Recita le sue preghiere per dovere, o per paura, o per qualsiasi altro motivo, ma non interrompe il suo cammino.
Sa che l'angelo di Colui che lo ispira sta facendo un altro giro. Il guerriero si mantiene concentrato sulla lotta, e persevera: anche quando tutto sembra inutile. Dopo un po', l'angelo torna, e il semplice fruscio delle sue ali farà ritornare la gioia.

Un guerriero della luce condivide con gli altri tutto ciò che conosce del cammino.
Chi aiuta, viene sempre aiutato e ha bisogno di insegnare ciò che ha appreso. Perciò egli si siede intorno al fuoco e racconta com'è andata la giornata di lotta.
Un amico gli sussurra: "Perché parlare tanto apertamente della tua strategia? Non vedi che, comportandoti così, corri il rischio di dover dividere le conquiste con altri?"
Il guerriero si limita a sorridere, e non risponde. Sa che, se giungerà alla fine del viaggio in un paradiso vuoto, la sua lotta non avrà avuto alcun valore.

Il guerriero della luce ha appreso che
Dio si serve della solitudine per insegnare la convivenza.
Si serve della rabbia per mostrare l'infinito valore della pace.
Si serve del tedio per sottolineare l'importanza dell'avventura e dell'abbandono.
Dio si serve del silenzio per fornire un insegnamento sulla responsabilità delle parole.
Si serve della stanchezza perché si possa comprendere il valore del risveglio.
Si serve della malattia per sottolineare la benedizione della salute.
Dio si serve del fuoco per impartire una lezione sull'acqua.
Si serve della terra perché si comprenda il valore dell'aria.
Si serve della morte per mostrare l'importanza della vita.

Il guerriero della luce dà prima che gli sia richiesto.
Vedendo questo, alcuni compagni commentano: 'Chi ha bisogno, chiede.'
Ma il guerriero sa che c'è molta gente che non riesce - semplicemente non riesce - a chiedere aiuto.
Accanto a lui ci sono molti uomini dal cuore talmente fragile che si impegnano in amori malsani; sono affamati di affetto, e si vergognano di mostrarlo.
Il guerriero li riunisce intorno al fuoco, racconta delle storie, spartisce il suo cibo, si ubriaca insieme a loro. Il giorno dopo, tutti si sentono meglio.

Coloro che guardano alla miseria con indifferenza sono i più miserabili.

Le corde che sono sempre in tensione finiscono per logorarsi.

I guerrieri che si addestrano senza tregua perdono la spontaneità nella lotta.

I cavalli che saltano di continuo gli ostacoli finiscono per spezzarsi una zampa.

Gli archi che sono costantemente tesi non scagliano più le frecce con la stessa forza.
Perciò, anche se potrebbe non essere dell'umore giusto, il guerriero della luce cerca di divertirsi con le piccole cose quotidiane.
Il guerriero della luce presta ascolto a Lao Tzu, quando dice che dobbiamo distaccarci dall'idea dei giorni e delle ore, per rivolgere sempre più attenzione al minuto. Solo così riesce a fronteggiare taluni problemi prima che si verifichino: prestando attenzione alle piccole cose, egli riesce a evitare le grandi catastrofi. Ma pensare alle piccole cose non significa pensare in tono minore. Una preoccupazione esagerata finisce per eliminare ogni traccia di gioia dalla vita.

Il guerriero sa che un grande sogno è costituito da tante cose diverse, così come la luce del sole è l'insieme di milioni di raggi.

Ci sono momenti in cui il cammino del guerriero attraversa periodi di routine.
Allora egli adotta l'insegnamento di Nachman de Bratzlav:
"Se non riesci a meditare, devi soltanto ripetere una semplice parola, perché questo fa bene all'anima. Non dire altro, limitati a ripetere la stessa parola senza fermarti, innumerevoli volte. Essa finirà per perdere il suo significato, acquistandone uno nuovo. Dio aprirà le sue porte, e tu arriverai a usare questa semplice parola per esprimere tutto ciò che vorresti."
Quando è obbligato a ripetere il medesimo compito, il guerriero adotta questa tattica, e trasforma il proprio lavoro in preghiera.

Un guerriero della luce non ha 'certezze', ma un cammino da seguire, al quale cerca di adattarsi in base al tempo. In estate, lotta con equipaggiamenti e tecniche diversi da quelli impiegati in Inverno.

Essendo tollerante, egli non giudica mai il mondo utilizzando il concetto di 'giusto' o "sbagliato", bensì sulla base dell'atteggiamento più adatto a quel determinato momento.
Sa che anche i suoi compagni devono adattarsi, e quindi non si sorprende quando essi cambiano atteggiamento. A ciascuno dà il tempo necessario per giustificare le proprie azioni.

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Tratto da:
IL MANUALE DEL GUERRIERO DELLA LUCE
di PAULO COELHO

Fonte:
- http://blog.libero.it/SoleAdOriente/10032852.html


giovedì 7 aprile 2011

Karma-Yoga, Râja-Yoga, Jñâna-Yoga, Bhakti-Yoga (Vivekânanda)

«La parola Dio è stata applicata, da tempo immemorabile, all'espressione del concetto dell'Intelligenza cosmica e di tutto quanto vi è connesso di grande e di santo... Milioni di anime umane l'hanno identificata con tutto ciò che esiste di più alto e di migliore, con tutto ciò che è razionale, con tutto ciò che è degno di essere amato, con tutto ciò che è eroico e sublime nella natura umana».

C'è
la strada del lavoro (Karma-Yoga),
la strada della concentrazione (Râja-Yoga),
la strada della conoscenza (Jñâna-Yoga),
la strada dell'adorazione (Bhakti-Yoga).

Karma-Yoga

La parola karma non è presa nella sua concezione metafisica, per la quale indica gli effetti di cui le azioni da noi compiute in precedenti esistenze sono le cause. Viene applicata qui all'azione stessa, a tutte le forme di lavoro.

«Se proprio volete farvi un'idea del carattere di un uomo, non considerate le sue opere grandi. Il primo sciocco che passa può, in un istante della sua vita, comportarsi da eroe. Guardate piuttosto come un uomo compie le azioni più comuni: esse vi riveleranno il vero carattere di un grande uomo... Gli uomini di grande volontà che il mondo ha generati furono grandi lavoratori, anime di giganti, con volontà così potenti da sollevare dei mondi».

Senza disprezzare gli aspetti più umili della fatica umana, abbiamo il diritto di proclamare la superiorità del lavoro compiuto per amore del lavoro in se stesso, secondo la dottrina della Gîtâ. Colui che meglio lavora, agisce senza alcuno scopo; non lavora né per il denaro, né per la gloria, nemmeno per conquistare il cielo. L'azione compiuta sotto l'influenza di uno di questi scopi, sempre più o meno egoistici, ci lega una palla al piede. Il vero karma-yogin, invece, agisce in tutto disinteressatamente, e per ciò stesso si libera. Il Buddha è stato il «karma-yogin ideale»

«Anche se l'uomo non ha mai studiato alcun sistema di filosofia, anche se non crede né ha mai creduto ad un Dio, anche se non ha mai pregato nemmeno una sola volta nella vita, anche in questo caso, se il solo potere delle buone azioni l'ha portato a quello stato in cui è pronto a dare la vita, a dare tutto per il prossimo, egli è giunto allo stesso punto al quale è arrivato l'uomo religioso attraverso le preghiere ed il filosofo attraverso la conoscenza; vedete così come il filosofo, il lavoratore ed il devoto si ritrovino tutti su uno stesso punto, che è l'abnegazione».

«Che importa che ci sia il cielo o l'inferno, che ci sia un'anima o che non ci sia!  Ecco il mondo: è pieno di miseria. Andate in questo mondo, come il Buddha, e sforzatevi di diminuire questa miseria, o morite in questo sforzo!  Dimenticate voi stessi! Questa è la prima lezione da imparare, che voi siate teisti od atei, agnostici o vedantini, oppure cristiani, o maomettani!»

«Il Karma-Yoga è un sistema etico e religioso il cui scopo è quello di farci raggiungere la libertà attraverso l'altruismo e le opere buone».

Il Karma-Yoga, come pure gli altri yoga di cui tratteremo più avanti, può prendere alcuni procedimenti da un altro yoga, lo Yoga regale (Râja-Yoga), che Vivekânanda definisce anche Yoga psicologico: è la strada della concentrazione. Infatti, la concentrazione può avere la sua parte in tutti gli sforzi compiuti in vista dell'unione con Dio.

Râja-Yoga

«La scienza del Râja-Yoga si propone di offrire all'umanità un metodo pratico e scientificamente elaborato per giungere alla verità».

La parola verità indica qui la scoperta del Dio nascosto dietro le apparenze dell'universo; Dio al quale lo yogin si congiunge.
Secondo Patañjali «lo yoga consiste nell'impedire al contenuto mentale di assumere diverse forme». Queste forme sono le onde che agitano il lago del nostro spirito (o contenuto mentale), e impediscono così di vedere il fondo, il nostro vero Io.
Il Râja-Yoga comprende otto tappe, che è bene percorrere «sotto la guida personale di un maestro». Senza tale sorveglianza, alcuni esercizi potrebbero avere dannose conseguenze fisiche, intellettuali o morali.

Jñâna-Yoga

Affine al Râja-Yoga, ma più intellettualizzato, è lo Jñâna-Yoga: la strada della conoscenza.

«Scienza e religione sono due tentativi paralleli per aiutarci ad uscire dalla schiavitù... La religione si occupa delle verità del mondo metafisico, proprio come la chimica e le scienze naturali si occupano delle verità del mondo fisico».

Bhakti-Yoga

«II Bhakti-Yoga è una vera e sincera ricerca del Signore, una ricerca che comincia, continua e si conclude nell'Amore».

«...noi non sappiamo dove cercare l'oggetto vero, ma ogni amore ci spinge più avanti nella ricerca. Ogni volta, scopriamo il nostro errore». Giacché «l'amore non può esistere né per un oggetto limitato né presso un soggetto limitato».

Gli amori che precedono l'amore per Dio non sono che delle tappe.

«Dovunque sia qualche amore il Signore è presente. Egli è nel bacio dell'amante e dell'amata, della madre e del figlio, nel dono dell'amico all'amico, nel sacrificio dell'uomo all'umanità».

Prima di giungere a questo ideale di «vedere Dio in ogni cosa», possiamo vederlo nell'oggetto che preferiamo, poi in un altro, e procedere così a piccoli passi.
Bisogna arrivare all'«amore per amore dell'amore». Allora «l'Amore, l'Amante e l'Amato sono una cosa sola».

Il bhakta, in un'estasi suprema, s'identifica con l'Unità. Poi, dopo aver raggiunto la sopracoscienza, torna ad una forma meno eccezionale di adorazione, ad un puro amore sciolto da ogni interesse e da ogni desiderio.

«Adorare Dio con una bhaktì temperata di jñâna». La religione dell'avvenire si riconcilierà con la scienza.

«Io accetto tutte le religioni del passato, e con tutte adoro Dio, - dichiara Vivekânanda -. Lascio il mio cuore aperto a tutte quelle dell'avvenire. Il Libro delle Rivelazioni non è compiuto. È un libro meraviglioso. La Bibbia, i Veda, il Corano, tutti gli altri libri sacri non ne sono che poche pagine, e un numero infinito di pagine resta da sfogliare. Vorrei che questo Libro fosse aperto a tutte le pagine!... Salute, a tutti i profeti del passato, a tutti i grandi del presente, e a tutti quelli che verranno!».

  «Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno, è uno spirito di fraternità tra i diversi tipi di religione, giacché tutte insieme esse trionferanno o soccomberanno».


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Egli insiste perché, innanzi tutto, noi ci sentiamo forti e liberi. Il male si può riassumere in questa parola: debolezza. È spiacevole credersi un povero essere debole, votato al male ed al peccato. Dobbiamo far agire l'auto-suggestione in un senso tutto contrario. Dobbiamo persuaderci che portiamo Dio in noi: «Tu sei Ciò»

«Voi siete l'Io, il Dio dell'Universo. Dite: Io sono Esistenza assoluta, Beatitudine assoluta, Conoscenza assoluta. Io sono Lui. E, come un leone che spezza le sbarre della gabbia, spezzate le vostre catene e siate liberi per sempre!».

Liberi, potremmo essere eternamente felici.
La maggior parte degli uomini va per il mondo come se fosse inseguita da un poliziotto senza fermarsi a contemplare la bellezza della natura. L'universo appare come una prigione, dove alcuni affamati lottano per un boccone di pane.
Bisognerebbe vedervi piuttosto un campo di gioco. Giacché, in fondo, la vita è un gioco. «Tutto è gioco».
Già l'abbiamo visto: la virtù dello yogin si riconosce dal fatto che «tutto è per lui piacere», e che «ogni volto umano gli dà gioia».
«Com'è bello questo mondo»!

 

Fonte:
-
http://www.ramakrishna-math.org
Dove potete approfondire l'argomento, conoscere la vita di Vivekânanda e trovare altri interessanti temi.

Note:
Tra parentesi le citazioni di Vivekânanda.
II più grande discepolo di Râmakrishna è Narendranâth Datt, o più semplicemente Naren, detto, a partire da un certo momento, Vivekânanda, nome destinato ad esprimere il suo potere di discriminazione.
Vivekâ, in sanscrito vuol dire discernimento, discriminazione, tra il reale-assoluto e il relativo-contingente tra ciò che realmente si è e ciò che appare.
Ananda vuol dire beatitudine, gioia beata [http://it.wikipedia.org/wiki/Ananda_(induismo)].
Vivekânanda e qualificato con il titolo di swâmî (pronuncia: suami; titolo che, applicato ai membri di un'organizzazione religiosa, si potrebbe benissimo tradurre come reverendo).

Link:
-
http://www.sriaurobindoyoga.it/swami_vivekananda.htm
- Per approfondire il significato di Vivekâ:  http://en.mimi.hu/yoga/viveka.html (in inglese)

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domenica 20 marzo 2011

Tenere o non tenere un Blog?

di Resalvato .:.
Navigando su internet avevo incontrato un blog che mi aveva subito attratto per la saggezza, il tono gentile e comprensivo e per gli argomenti interessanti. Frequentandolo avevo finito per trovare un amico: ci accomunava (e ci accomuna) lo stesso tono di scrittura e gli interessi, ma, più che altro, sentivo (e sento) una forte affinità di anima.
Allora mi aveva colpito il fatto che lui aveva solo da poco reso pubblico il suo blog: prima lo teneva solo per se stesso, come un quaderno, un diario di appunti di viaggio di un'anima alla ricerca di se stessa. Non sapeva se avrebbe continuato a tenerlo ancora pubblico e, infatti, mi ero accorto che da qualche settimana non pubblicava più niente e, controllando, risultava che il blog era adesso "chiuso". Ci sono rimasto male: temevo di "perdere" qualcuno che ritenevo (e ritengo) un amico.
Via mail chiedo notizie.
Mi dice che preferisce così perché tenere il blog pubblico stava alimentando e inorgogliendo il suo ego personale.
Questa sola, semplice spiegazione potrebbe essere occasione per tante riflessioni sui valori di questa nostra epoca dove conta più l'apparire che l'essere. Dove si cerca, con ogni mezzo (!) di farsi notare, di avere fama, successo (sesso) e denaro e il valore di un uomo viene dato dai soldi e, purtroppo, pure dal numero di amici (virtuali) su FB.
Una motivazione così squisita e nobile è veramente rara (purtroppo) ma fa comunque sperare perché ci sono uomini che cercano di alimentare l'anima più che la personalità.
Queste riflessioni mi hanno spinto a scrivere alcune considerazioni sul tenere o non tenere un blog. Lo farò in modo schematico, elencando i motivi per tenerlo e i motivi per non tenerlo. Ovviamente possono variare da persona a persona e anche nel tempo e il loro valore non è assoluto: sono solo delle ipotesi che ognuno può verificare, integrare, ampliare o ridurre, ecc. Alla fine proveremo a trarre delle conclusioni oppure lasceremo la questione aperta...
MOTIVI PER TENERE UN BLOG
MOTIVI PER NON TENERE UN BLOG
1. Passione per internet e la scrittura o l'organizzazione, o la creatività
A. Aver poco tempo a disposizione
2. Avere qualcosa da dire e volerlo dire.
B. Aver paura di scrivere o non aver niente da scrivere.
3. Volersi confrontare con le idee degli altri.
C. Aver paura del giudizio su ciò che si scrive
4. Comunicare dei contenuti che possono essere utili.
D. Il blog potrebbe non essere seguito da nessuno e quindi causare delusione.
5. Pubblicare qualcosa di utile anche per poche o una sola persona.
E. Il blog potrebbe essere seguito e ciò potrebbe inorgoglire l'Io personale.
6. La focalizzazione sullo scrivere potrebbe migliorare l'ordine mentale.
F. La focalizzazione mentale  potrebbe diventare monotematica e ossessiva e, addirittura, potrebbe creare dipendenza.
7. Scrivere le proprie cose e conservarle  libera la mente dalla necessità della memoria, per cui è più disponibile per altre cose
G. La focalizzazione necessaria nella gestione può togliere tempo a cose più importanti e indispensabili (lavoro, relazioni, vita interiore, meditazione, servizio, ecc.)
8. Alcune ricerche dicono che  tenere un blog migliora la propria autoimmagine: Se scriviamo cose che sono migliori di come noi pensiamo di essere, col tempo, anche noi possiamo migliorare la nostra immagine (ved. anche punto E).
H. Desiderio di rivalsa o di vendetta verso qualcuno: scrivere contro...
9. Scrivere, pubblicare e sapere che qualcuno ci legge ci costringe ad usare la mente e gli strumenti espressivi in modo corretto, intelligibile e comunicabile: migliora il funzionamento, l'organizzazione  della mente.
I. Desiderio di vita più interiore senza necessità di comunicare, per non inorgoglirsi
10. Trovare degli amici in base alle affinità e agli interessi comuni.
L. Non avere le conoscenze tecniche minime necessarie.
11. Altri Fattori sconosciuti.
M. Altri Fattori sconosciuti.
12. .:. N. .:.
13. ... O. ...

Tantissimi altri motivi si possono trovare, ma per adesso bastano questi.
Questa tematica, viste le tipologie di blog che qui vengono tacitamente evocate (crescita personale, spiritualità e simili), rimanda alla problematica della spinta all'azione "esterna", oltre a quella interna; alla necessità che le "conquiste" interiori vengano condivise a beneficio di tutti; alla dinamica tra vita contemplativa e vita attiva e alla necessità di equilibrio tra loro; all'azione sulla realtà "dall'interno", ma anche "dall'esterno".
E' chiaro che ognuno può vivere periodi in cui può prevalere uno degli aspetti, periodi in cui si trovano in equilibrio e periodi di ricerca di nuovi equilibri.
La consapevolezza di queste dinamiche può aiutarci nel cammino...
Buon cammino a tutti noi...
Per chi volesse approfondire la tematica dello Scrivere inserisco alcuni link utili.

VITA ATTIVA E VITA CONTEMPLATIVA


"La vera vita interiore infonde ardore alla vita attiva..."
Madre Teresa di Calcutta, Con la parola e con l'esempio, pag. 76

 

Né la virtù si può possedere come un'arte qualunque che, una volta imparata, si possa metter da parte: bisogna ch'essa, per esistere, sia tutta in pratica; poiché un'arte, anche quando non la si eserciti, la si ritiene per le sue nozioni tecniche, e la virtù invece esiste soltanto nell'uso che se ne fa; ed il più alto uso che si possa farne è quello di governare un popolo e di perfezionarsi in quelle nobili pratiche di cui si fa gran parlare dovunque. Ma, un perfezionarsi, intendiamoci, non puramente oratorio sibbene effettivo. Tutto quel che di giusto e di bello dicano i filosofi, non è che l'effetto e la conferma della virtù di coloro che sono stati legislatori dei popoli. Da chi infatti nasce il senso della devozione o la fede religiosa? Da chi emana il diritto delle genti e quello stesso che si chiama diritto civile? Donde nascono la giustizia, la fede, l'equità? Donde il pudore e la continenza e l'odio d'ogni turpitudine e il desiderio della bellezza e della gloria? Donde la fortezza nelle fatiche e nei pericoli? Certo da coloro che, dopo aver ispirato queste virtù agli uomini con le loro dottrine, parte ne confermarono col costume e le altre sancirono con le leggi. Si racconta persino che Xenocrate, filosofo dei più generosi, essendogli stato chiesto in che cosa ai suoi alunni giovassero le sue dottrine, rispondesse: "nel sapere essi fare spontaneamente quel che loro imporrebbero le leggi" . Quel cittadino dunque che sa costringere tutto un popolo con l'impero e la minaccia delle leggi a far quello che i filosofi potrebbero persuadere con le loro dottrine soltanto a pochi alunni, è dunque da preferire a quegli stessi maestri che sanno soltanto dimostrare la teorica bontà delle leggi. Quale mai squisita eloquenza di questi ultimi potrebbe essere anteposta ad un ordine civile ben costituito per istituzioni e per costume? Come infatti io trovo preferibili di gran lunga, per dirla con Ennio, "le città grandi e imperiose" ai villaggi e ai castelli, così trovo preferibile, per la sicura conoscenza delle cose politiche, chi quelle città abbia governato con saggezza e con autorità a chi sia sempre rimasto lontano dai pubblici affari. E, poiché ci entusiasma in particolar modo l'idea d'accrescere le forze del genere umano, e volgiamo ogni nostro pensiero e ogni nostra fatica ad accrescere la sicurezza e il benessere della vita umana, spinti a questo piacere dagli impulsi stessi della nostra natura, procediamo sicuri per quella via che fu sempre cara ai nostri grandi, e non diamo retta a coloro che vorrebbero suonarci la ritirata e far retrocedere quelli che si son già di buon tratto avanzati. (Cicerone, De re publica I, 2)

Il Mosè tra la Vita attiva e la Vita contemplativa
Roma, San Pietro in vincoli, Tomba di Giulio II, Michelangelo e Aiuti, 1542-45
Mosè tra la Vita attiva e la Vita contemplativa.
Sulla destra,  La vita attiva (Lia) con gli attributi iconografici della corona e dello specchio.
Sulla sinistra, La Vita contemplativa (Rachele) in gesto di preghiera.
[Fonte: tomba+Giulio+II+Michelangelo]

Mentre era in cammino con i suoi discepoli Gesù entrò in un villaggio e una donna che si chiamava Marta, lo ospitò in casa sua. Marta si mise subito a preparare per loro, ed era molto affaccendata. Sua sorella invece, che si chiamava Maria, si era seduta ai piedi del Signore e stava ad ascoltare quel che diceva.
Allora Marta si fece avanti e disse: "Signore, non vedi che mia sorella mi ha lasciata da sola a servire? Dille di aiutarmi! Ma il signore rispose: Marta, Marta, tu ti affanni e ti preoccupi di troppe cose. Una sola cosa è necessaria. Maria ha scelto la parte migliore e nessuno gliela porterà via.
[Luca 10, 38-42]
“Marta” e “Maria”, vita attiva e vita contemplativa raggiungono una naturale e armoniosa sintesi nell’esistenza di chi, avendo scoperto il Sentiero, ricerca la sua vera natura e il Senso più profondo del suo Essere al mondo. [Sul Sentiero, Parte Terza, pag. 9]
___
P.S.
Dopo alcuni giorni che avevo pubblicato questo post mi sono accorto che il mio stile di scrittura era adesso influenzato dal ricordo di quello del mio caro amico. Come un paradosso: adesso che lui non pubblica più, io mi sento in dovere di portare avanti quel suo modo di scrivere così calmo e pacato ma preciso e utile perché ne resti traccia e modello su internet...
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sabato 22 gennaio 2011

Disidentificazione Osservatore Testimone

di Bruce Lyon

Cercare il Testimone
La pratica che preferisco fra quelle di questo tipo è quella della lama rotante del Buddismo vajrayana.
Fondamentalmente l’idea consiste nell’usare tecniche d’identificazione finché la focalizzazione della coscienza non diventi causale o ‘testimone’.
Testimone perché si è capaci di essere testimoni dei propri pensieri, delle proprie sensazioni e delle proprie azioni senza aver investito su di essi.
A quel punto, permanendo saldi nella coscienza del testimone, si cerca attivamente il testimone. Invertendo l’attenzione del sé dall’esterno e dalle forme, verso il soggetto stesso e mandandolo alla ricerca del sé si possono avere alcune esperienze pienamente liberatorie.
Ecco come Thurman lo descrive:

Il diamante è quel senso di un unico, assoluto e sostanziale nucleo interno, e quando ruota su se stesso girando intorno in cerca di se stesso diventa una trivella. (16)

Il ‘sé’ che è il testimone e l’osservatore in coscienza rivolge ora la sua attenzione su se stesso e comincia a districare il ‘nodo’ centrale della propria identità.
Il processo s’intensifica finché l’intera illusione soggetto-oggetto comincia a dissolversi.

Poi improvvisamente ti senti come se fossi aperto come il cielo.
Improvvisamente non puoi trovare neppure l’osservatore che vuole guardare, e non puoi trovare quello che il vedente non ha trovato, e non puoi trovare il non-trovare.
Improvvisamente ti capita proprio di scioglierti e di diventare come uno spazio vuoto, come se il vento soffiasse attraverso te...
Allora la tua assolutezza si scioglie, come legnetti per accendere il fuoco che vengano strofinati finché si accendono in una fiamma, come un diamante che esegue un taglio su se stesso, come la fissione nucleare o la fusione nel Sole.
(17)

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Un’introduzione divulgativa si può trovare nel libro ‘Circumambulando la Montagna Sacra’ di Robert Thurman e Tad Wise.

(16) Robert Thurman & Tad Wise. Circling the Sacred Mountain, pag. 113-114.
(17) Robert Thurman & Tad Wise. Circling the Sacred Mountain, pag. 114.

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Fonti:
- Lyon B., Agni, Istituto Cintamani, Roma 2006, pag. 31-32

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giovedì 16 dicembre 2010

ETICA Vivente 2001 [A] Conflitto Valori Libero Arbitrio

Parole di Sergio
(Appunti dai Seminari 2001 [A] a cura di Paola Costanza)
Come cessa un conflitto?1) con una tregua: sospensione del conflitto. 2) con la preparazione di un trattato che non nuoccia a nessuno. 3) con un compromesso che porterà alla pace. 4) con un’alleanza che porterà all’unificazione.
I valori per essere tali devono essere: - orientati al futuro - sempre transitori - commensurati alla propria coscienza - non idealistici, ma realizzabili nel concreto oggi.
Per un lungo periodo si debbono bruciare gli attaccamenti e le scorie del passato.
La sofferenza cessa quando cadono le illusioni: illusioni dei vecchi modelli.
Tenere un fuoco acceso, prosciugare con il fuoco le emozioni.
Libertà dal passato, da quello che abbiamo già vissuto, per divinizzarci.
Far morire l’identificazione nella materia e far risorgere lo spirito dell’anima.
Il contatto con l’anima procede per lampi.
Percorrere la strada dell’evoluzione.

Riformulare un nuovo progetto di vita. Vita diretta dall’interno. Dare ad ogni giornata un tocco di bellezza.Tutta la vita è costruita sul futuro.
L’agire parte dal pensiero e si porta dietro le emozioni, le sensazioni, gli istinti, ecc.. Rispettare gli altri quando non pensano e agiscono come noi desideriamo.
Non fare niente se non è stato deciso sul piano mentale.
Quello che facciamo è la manifestazione di ciò che pensiamo. Le azioni sono collegate ai pensieri. Guardare come pensiamo.
Pensiero – corredo emotivo – entusiasmo – azione concreta.

Usare il Libero Arbitrio.
Fare solo ciò che Scegliamo di fare. Così lo si fa con gioia.
Evitare la fatica e la stanchezza: Il libero arbitrio non produce stanchezza.
Quando facciamo le cose con gioia non avvertiamo la stanchezza.
La fatica maggiore si sente quando dobbiamo lottare con una parte di noi stessi (conflitti interiori).
Acquisire consapevolezza e valutazione del lavoro.

La Gioia per mezzo della Forza. La Forza per mezzo della Gioia.
Comprendere i grandi misteri (il Proposito di Dio ancora celato)
Dedicare la vita al Tutto ci fa superare l’individualità.
Aprire il cuore è sentire i bisogni del pianeta e dell’umanità.

Il Bene maggiore per il maggior numero di uomini.
Favorire il ritorno del Cristo, per effetto di risonanza magnetica creata dai gruppi.

sabato 4 settembre 2010

Voi siete…

Voi siete il vostro desiderio stimolante e recondito
Il vostro desiderio è la vostra volontà
La vostra volontà è la vostra azione
La vostra azione è il vostro destino
BRIHADARANYAKA UPANISHAD IV - 4, 5
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