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venerdì 30 ottobre 2015




Se ognuno 
si assumesse la responsabilità 
di trasformare 
una parte del male esistente 
il mondo sarebbe presto 
un posto migliore. 


.:.






Link:  http://www.liberamente.co/cms/edl/messaggi/transizione/la-trasformazione-vibratoria

mercoledì 5 dicembre 2012

La fine del mondo nelle maggiori religioni planetarie

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Un viaggio tra le religioni, i miti e la scienza sulla data che potrebbe coincidere con la Fine del Mondo. Antichi miti raccontano di devastazioni e distruzioni che anticamente hanno colpito il nostro pianeta; la scienza conferma che la Terra in passato è stata sconvolta da cataclismi che ne hanno mutato il clima e la morfologia; l'uomo con le sue attività potrebbe accelerare la sua fine.
Il 21 dicembre 2012 è ormai alle porte. Cosa dobbiamo attenderci? La conferma delle profezie apocalittiche tramandate dalle maggiori religioni del mondo? Ci aspetta la fine, o l'alba di un nuovo inizio segnato dalla pace e dalla giustizia?

Il 21 dicembre 2012, ultimo giorno del calendario ciclico dei Maya, è diventato uno dei temi più controversi del XXI secolo. Internet è satura di migliaia e migliaia di previsioni catastrofiche e profezie apocalittiche. Alcuni sostenitori del 2012 affermano, invece, che quella data segnerà un innalzamento della nostra coscienza collettiva che darà inizio ad un'era definitiva di pace e di concordia.

Molte religioni, tra cui il Cristianesimo, affermano che il mondo, presto o tardi, avrà una fine.

L'Apocalisse della Bibbia descrive gli ultimi tempi come un periodo di caos e di distruzione, simbolo della battaglia finale tra il bene e il male (Armageddon). Si tratta solo di racconti simbolici oppure è possibile che l'umanità si trovi di fronte ad eventi che muteranno profondamente il suo modo di sentire e di vivere?

Miti antichissimi e prove geologiche suggeriscono che durante la sua storia, il nostro pianeta ha già sperimentato diversi eventi catastrofici. Potrebbero ripetersi questi disastri? A peggiorare le cose, l'umanità stessa, con le sue attività, è diventata una minaccia reale alla sua stessa sopravvivenza.


La fine del mondo nelle maggiori religioni planetarie

Il tema della “Fine del Mondo” è presente in quasi tutte la religioni del mondo. Tutte le tradizioni religiose hanno alcuni punti in comune quali la distruzione e le devastazioni che caratterizzeranno gli ultimi tempi, la battaglia definitiva tra il bene e il male, e il ritorno della divinità che inaugurerà un'era di pace definitiva. Nel dettaglio vediamo cosa tramandano le diverse religioni del nostro pianeta.

 

 

Continua a leggere al seguente indirizzo:

Fonte:
http://www.mondotemporeale.net/2012/12/la-fine-del-mondo-nelle-maggiori.html


domenica 17 giugno 2012

L'Apertura del Cuore

È bene sapere che TUTTI i nostri problemi derivano esclusivamente dall'aridità del nostro Cuore, ossia dalla mancata apertura di questo.
Problemi di denaro o di salute, difficoltà a trovare il lavoro più adatto o il partner giusto, incapacità di farsi accettare e senso di inadeguatezza... nessuno di questi fenomeni ha la sua fonte all'esterno di noi: ogni difficoltà origina al nostro interno ed è sempre causata dalla durezza del Cuore, cioè dall'incapacità di vivere in uno stato di innamoramento.
La Vita non è mai stata ingiusta o cattiva, ma noi possiamo percepirla in tal modo se non la guardiamo attraverso gli occhi giusti.
Aprire il Cuore significa entrare in una dimensione di complicità rispetto al mondo. Le altre persone smettono di essere fonte di paura, sospetto, ansia... e divengono nostre complici. Fra noi e gli altri si stabilisce una sottile intesa, un senso di intima fiducia che è completamente indipendente da ciò che loro stanno pensando di noi.
La trasmutazione della paura in fiducia riguarda un cambiamento che avviene nel nostro Cuore e non ha nulla da spartire con il comportamento delle altre persone.
Noi non conosciamo mai gli altri, non ne abbiamo facoltà; semplicemente ci costruiamo un'immagine mentale di loro e interagiamo con quella. Quando il Cuore si apre strappiamo questa immagine e ci lasciamo invadere dall'anima dell'altra persona, percepiamo direttamente la sua essenza senza più alcun filtro. Ecco che inevitabilmente scaturisce l'amore. Non possiamo più fare a meno di innamorarci del mondo e di ogni suo abitante.

 

Tratto da:

http://www.salvatorebrizzi.com/2012/06/lapertura-del-cuore.html#

Immagine:
- http://4.bp.blogspot.com/


 




martedì 29 maggio 2012

Carlos Castaneda "Il Dialogo Interiore"


CARLOS CASTANEDA: «Per anni ho cercato veramente di vivere secondo i tuoi insegnamenti» dissi. «Evidentemente non l'ho fatto bene. Come posso fare meglio ora?»
DON JUAN: «Tu pensi e parli troppo. Devi smettere di parlare a te stesso.»
CARLOS CASTANEDA: «Cosa intendi dire?»
DON JUAN: «Parli troppo con te stesso. Non sei l'unico a farlo, tutti noi lo facciamo, portiamo avanti un discorso interiore. Pensaci. Quando sei da solo, cosa fai?»
CARLOS CASTANEDA: «Mi parlo.»
DON JUAN: «Di che cosa ti parli?»
CARLOS CASTANEDA: «Non lo so; di qualsiasi cosa, presumo.»
DON JUAN: «Te lo dirò io di cosa parliamo con noi stessi. Parliamo del nostro mondo, ed è proprio grazie a questo nostro dialogo interiore che lo preserviamo.»
CARLOS CASTANEDA: «Come facciamo?»
DON JUAN: «Ogni qualvolta parliamo di noi e del nostro mondo, il mondo rimane sempre come dovrebbe essere. Con questo nostro dialogo lo rinnoviamo, gli infondiamo vita, lo puntelliamo. Non solo: è mentre parliamo a noi stessi che scegliamo le nostre strade. Ripetiamo quindi le stesse scelte fino al giorno della morte, perché fino a quel giorno continuiamo a ripeterci le stesse cose. Un Guerriero è consapevole di questo atteggiamento e si sforza di fermare il suo dialogo interiore. Questa è l'ultima cosa che devi sapere se vuoi vivere come un Guerriero.»
CARLOS CASTANEDA: «Come posso smettere di parlare con me stesso?»
DON JUAN: «Innanzitutto devi usare le orecchie per togliere agli occhi una minima parte del loro fardello. Dal momento in cui siamo nati usiamo i nostri occhi per giudicare il mondo. Parliamo agli altri e a noi stessi principalmente di ciò che vediamo. Un Guerriero ne è consapevole e ascolta il mondo; ascolta i suoni del mondo.»
Misi via i miei appunti. Don Juan affermò ridendo che non intendeva spingermi a forzare il risultato, perché i suoni del mondo dovevano essere ascoltati in modo armonico e con grande pazienza.
DON JUAN: «Un Guerriero è consapevole che il mondo cambierà non appena smetterà di parlare con se stesso,» disse «e deve essere preparato a quel colpo formidabile.»
CARLOS CASTANEDA: «Cosa intendi dire, don Juan?»
DON JUAN: «Il mondo è questo e quello o è così e così solo perché ci diciamo che è nel modo in cui è. Se smettessimo di dire a noi stessi che il mondo è così e così, il mondo cesserebbe di essere così e così. In questo momento non penso che tu sia pronto per un colpo così importante, perciò devi iniziare lentamente a disfare il mondo. »
CARLOS CASTANEDA: «Veramente non ti capisco.»
DON JUAN: «Il tuo problema è che confondi il mondo con ciò che le persone fanno, e anche in questo non sei il solo: tutti noi ci sbagliamo. Le azioni che le persone compiono sono scudi contro le forze circostanti; ciò che facciamo in quanto individui ci conforta e ci fa sentire al sicuro; ciò che la gente fa è veramente molto importante, ma solo come scudo. Non impariamo mai che le cose che facciamo in quanto persone sono solo scudi e permettiamo che dominino e scuotano la nostra vita. In effetti, potrei affermare che per l'umanità quello che fa la gente è più grande e importante del mondo stesso.»
CARLOS CASTANEDA: «Cosa chiami mondo?»
DON JUAN: «Il mondo è tutto ciò che qui è racchiuso.» disse, e calpestò il suolo. «Vita, morte, persone, gli alleati e tutto quello che ci circonda. Il mondo è incomprensibile. Non lo capiremo mai e non penetreremo mai i suoi segreti. Dobbiamo di conseguenza prenderlo per quello che è: un mistero insondabile! Ma l'uomo comune non fa questo: il mondo non è mai un mistero per lui, e quando arriva alla vecchiaia è convinto che non ci sia più nulla per cui valga la pena di vivere. Un vecchio non ha esaurito il mondo, ha esaurito solo ciò che la gente fa, ma nella sua stupida confusione crede che il mondo non abbia più misteri per lui. Che prezzo infelice dobbiamo pagare per i nostri scudi! Un Guerriero è consapevole di questa confusione e impara a trattare le cose in modo appropriato. In nessuna circostanza ciò che gli esseri umani fanno può essere più importante del mondo. Un Guerriero, quindi, considera il mondo un mistero infinito e le azioni degli uomini un'infinita follia.»

 tratto da Libro "Una Realtà Separata"

Fonte: http://www.carloscastaneda.it/Libri-Castaneda/Citazioni-Una-realta-separata/1-Dialogo-Interiore.htm
Alkemica.net | Carlos Castaneda "Il Dialogo Interiore" - Il Blog di Alkemica 


domenica 29 aprile 2012

Preghiera Interreligiosa per la Pace nel mondo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Questo è il consiglio per chi pratica il bene e segue il sentiero della pace.

 

Che nessuno desideri il male, né guardi l’altro con sentimenti di odio.

Che nessuno sfrutti od opprima l’altro, né lo umili né lo denigri in alcun modo.

Che nessuno inganni o disprezzi l’altro, né serbi rancore nel proprio petto.

 

Fratello, non rincorrere le vane apparenze e non anelare il successo mondano.

Liberati dalle passioni che accecano e distruggono,

ma coltiva invece la passione per ciò che è buono, vero e giusto.

 

Partecipa alle gioie ed alle sofferenze altrui come fossero le tue

e dona felicità e sicurezza a tutti.

Abbi rispetto verso ogni forma di vita

e guarda ogni uomo come fosse tuo fratello.

 

Cerca sempre di essere puro di cuore

E sii un uomo giusto di fronte a Dio ed agli uomini.

 

La vita scaturisce dalla Verità, deve rivolgersi alla Verità e sfocia nella Verità.

 

---

 

Firmatari:

Le comunità Cattolica, Mussulmana, Ebraica e Buddhista

del Trentino-Alto Adige.

 

Fonte: http://web.tiscali.it/deualing/pace.htm


Pur condividendo totalmente gli intenti della preghiera, devo osservare che la prima parte è più impersonale mentre la seconda ha un tono più predicatorio e si rivolge agli altri, mentre la fine è più universale.  Preferisco le parti più impersonali e universali che non la formula di dire agli altri.
Avrei preferito fosse scritta in prima persona.


giovedì 2 febbraio 2012

Il perduto modo di pregare (di Gregg Braden)

 

I moderni ricercatori della preghiera identificano attualmente 4 modi di pregare usati oggi in Occidente. Esiste un modo ulteriore?
C’è anche un quinto modo di pregare che ci consente di partecipare all’esito degli eventi dentro i nostri corpi come pure del mondo attorno a noi?
Scoperte recenti in remoti siti di culto dove oggi rimangono queste tradizioni, combinate con una nuova ricerca entro alcune delle più sacre ed esoteriche tradizioni del nostro passato, mi condussero a ritenere che la risposta è Sì.
Molto del nostro condizionamento nelle tradizioni occidentali dell’ultimo millennio e mezzo ci ha invitato a "chiedere" che specifiche circostanze del nostro mondo cambino a seguito di un intervento divino; che le nostre preghiere vengano esaudite. Nel nostro richiedere benintenzionato, comunque, è possibile che noi senza saperlo diamo proprio potere alle condizioni che noi preghiamo cambino.
Per esempio, quando noi chiediamo: "Caro Dio, ti prego fai in modo che ci sia pace nel mondo", noi stiamo in effetti affermando che la pace al momento presente non esiste. Ora antiche tradizioni ci ricordano che le preghiere che chiedono sono una forma di preghiera, tra altre forme, che ci dà il potere di trovare pace nel nostro mondo attraverso la qualità del pensiero, del sentimento e dell’emozione che noi creiamo nel nostro corpo.
Una volta che noi consentiamo alle qualità della pace di entrare nella nostra mente e diamo energia alla nostra preghiera attraverso i sentimenti di pace che sono nel nostro corpo, il quinto modo di pregare asserisce che il risultato richiesto è già avvenuto.
La scienza dei quanti fa fare ora a questa idea un passo avanti, affermando che è precisamente a queste condizioni di sentimento che la Creazione risponde coll’armonizzare il sentimento (preghiera) del nostro mondo interiore con condizioni similari nel nostro mondo esteriore. Sebbene il risultato della nostra preghiera possa non essere apparente nel nostro mondo esteriore, noi veniamo invitati a riconoscere la nostra comunione con la Creazione e a vivere come se la nostra preghiera fosse già stata corrisposta.
Con parole di un altro tempo gli antichi ci invitarono ad abbracciare la nostra preghiera perduta come una coscienza che noi diventiamo, piuttosto che una forma prescritta di azione che noi compiamo all’occorrenza. Con parole che sono tanto semplici quanto eleganti ci viene ricordato di essere "circondati" dalla risposta alle nostre preghiere e "avviluppati" dalle condizioni che noi scegliamo di sperimentare.
Nell’idioma moderno questa descrizione ci suggerisce che, per effettuare un cambiamento nel nostro mondo, noi veniamo invitati ad avere prima le sensazioni del cambiamento già avvenuto. Dato che la scienza moderna continua a convalidare una relazione tra i nostri pensieri, sentimenti e sogni e il mondo che ci circonda, diventa più probabile che un ponte dimenticato colleghi le nostre preghiere con il mondo della nostra esperienza. La bellezza di questa tecnologia interiore è il fatto che essa è basata su qualità umane che noi già possediamo.
Dai profeti che ci videro nei loro sogni ci viene ricordato che, nell’onorare tutta la vita, noi realizziamo niente di meno che la sopravvivenza della nostra specie e il futuro della sola casa che conosciamo. 

Comparazione dei modi di pregare tramite l’esempio della pace globale

Preghiera basata sulla logica: richiesta di intervento.
1 - Ci focalizziamo sulle condizione presenti dove riteniamo che la pace non esiste.
2 - Noi possiamo sentirci privi di aiuto, di potere o adirati per gli eventi e condizioni che stiamo osservando.
3 - Noi impieghiamo la nostra preghiera/richiesta per invitare un intervento divino di un Potere più elevato ad apportare la pace in relazione a individui, condizioni e luoghi dove riteniamo  essa sia assente.
4 - Tramite la nostra richiesta noi possiamo senza saperlo confermare proprio le condizioni che noi desideriamo di meno. Quando diciamo per es.: “Per favore fai che là ci sia pace”, noi stiamo dichiarando che la pace non è presente in una particolare situazione. Facendo ciò noi possiamo effettivamente dare energia proprio alla condizione che abbiamo scelto di cambiare.
5 - Noi continuiamo a richiedere l’intervento finché vediamo che il cambiamento davvero avviene nel nostro mondo.

La nostra preghiera è già esaudita se:
1 - Noi vediamo tutti gli eventi, quelli di pace e quelli che riteniamo di assenza di pace, come possibilità senza giudizio di giusto, sbagliato, cattivo o buono osservando.
2 - Ci liberiamo del nostro giudizio della situazione benedicendo quelle condizioni che ci hanno causato dolore. La benedizione non perdona l’evento o condizione, o acconsente a esso. Piuttosto riconosce che l’evento è parte dell’unica Fonte di tutto ciò che è (Ved. il libro “Walking between the Worlds: The science of Compassion” per i dettagli) [1].
3 -  Sentendo i sentimenti della nostra preghiera già corrisposti, noi dimostriamo l’antico principio quantico che asserisce che le condizioni di pace dentro i nostri corpi sono rispecchiate nel mondo al di là dei nostri corpi.

La nostra preghiera ora consiste nel:
a) riconoscere che la pace già è presente nel nostro mondo vivendo consapevoli che questi cambiamenti già si sono avuti;
b) dare potere alla nostra preghiera col ringraziare per l’opportunità di scegliere la pace al posto della sofferenza.

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Link:
- [1] il-dono-della-benedizione-gregg-braden
- http://www.lorecalle.it/?p=910 La compassione
- braden/camminare_tra_i_mondi.
- http://www.fiumesilente.com/forums/pensiero-del-giorno-di-viramo/compassione  

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(Riceviamo da Tomoe e volentieri pubblichiamo)

 


venerdì 20 gennaio 2012

Il discorso è semplice...

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... se ci impegniamo a sviluppare le migliori e più elevate qualità e a trasformare quelle negative,
questo non dovrebbe, in qualche modo, contribuire a migliorare il mondo?
Il nostro esempio, la nostra testimonianza diretta non dovrebbe influire anche sugli altri e quindi sul mondo?
Le parole poco, ma l'esempio influisce molto sulla realtà...
Il discorso è semplice...
l'applicazione un po' meno...


photo credit: Christopher Wenger via photopin cc

sabato 6 agosto 2011

Paradossi e Sofismi § Identità tra noi ed il mondo

Identità tra noi ed il mondo - Daniel Odier

Intuizioni per la meditazione.
"Non esistono né impurità, né purificazione,
né divinità esterna a sé,
né pratica, né rituale
e non vi è nulla da raggiungere che sia separato da noi.
La coscienza è la totalità, la totalità è la coscienza". [...]
Improvvisamente non c'è più intercessore,
non c'è più distanza, non c'è più separazione.
Si tratta allora di liberare la coscienza dalle opacità che ci fanno credere di essere un'entità [...] indegna.
Il risultato è un rilassamento totale del corpo e della mente.
È la via laica per eccellenza. Vogliamo semplicemente l'indipendenza, l'armonia, il godere continuamente e profondamente del mondo [...].
La nostra paura principale, la paura della dissoluzione, di non essere nulla, ci impedisce semplicemente di comprendere che quando pensiamo di essere una cosa in particolare, quindi isolati, non siamo che quella cosa e perdiamo tutto il resto. Accettando di non essere nulla, guadagniamo il mondo. Questo ragionamento logico è la chiave [...] del ruolo creativo del desiderio e delle passioni, considerati i corrieri più veloci che, attraverso la sensorialità, ci conducono al Sé. [...]
Il piacere è una componente fondamentale della pratica [...], perché appena proviamo piacere nella presenza, abbiamo una tendenza naturale a ritornarvi. A questo punto non si tratta più di una pratica, ma di un modo di gustare più pienamente la vita e la sensorialità ed è la base di qualsiasi altra pratica. [...]
Da dove ci viene l'intuizione di una possibile identità tra noi ed il mondo?
Nessuno ce l'ha suggerita [...]. Perché ci ostiniamo a pensare che questa unione sia possibile?
Molto semplicemente perché ne abbiamo fatto l'esperienza diretta, intima e questa certezza è inalienabile. Abbiamo vissuto questa esperienza ben prima di essere condizionati.
Da neonati, durante le prime settimane di vita, non ci sentiamo separati né dalla madre né da ciò che ci circonda, siamo nell'unità indifferenziata. Questi momenti sono probabilmente i più sconcertanti e forti della nostra vita. Nessuna sensazione successiva riuscirà mai a far passare questa esperienza in secondo piano. È come incisa in noi, qualsiasi sia il cammino che seguiamo. Questa sensazione a volte riemerge inaspettatamente e ci ricorda per tutta la nostra vita che abbiamo la possibilità di comunicare nuovamente con lei.
Freud la chiamava «la sensazione oceanica»: «La sola presenza di questa sensazione oceanica ci autorizzerebbe a dichiararci religiosi, pur ripudiando tutte le credenze e le illusioni» (da Il disagio della civiltà e altri saggi).
Questa sensazione di unità [...] sembra essere la nostra prima esperienza di esseri umani. [...] È alla base dell'esperienza dell'essere [...].
Quando l'ego si sviluppa, molto presto, ben prima della comparsa del linguaggio, con esso appare la sensazione di separazione, che l'impostazione della nostra cultura non fa che accelerare. Dobbiamo distinguerci, dobbiamo accogliere le sfide, mostrarci brillanti, intelligenti, efficaci e tutto questo non può accadere senza un'inflazione dell'ego. Allora, come mai una volta adempiute tutte queste funzioni con successo sentiamo ancora quella nostalgia dell'unità?
Semplicemente perché è la nostra natura essenziale e non possiamo dimenticarla".
(Tratto da "Desideri, passioni e spiritualità"  (pp. 37-51) di Daniel Odier, il più noto esponente vivente in Europa della via kashmira)

Fonte:
- www.meditare.net/


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