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mercoledì 14 novembre 2012

La pace ha molti colori

Unità nella Diversità


A chi dice che la pace non ha un colore,
io rispondo che non ha sì un colore ma molti colori;
sono i colori dell'arcobaleno che racchiudono in sé le diversità che,
unite nei valori comuni, portano all'unità delle donne e degli uomini 
e all'unità dei popoli.

Roberto Montanelli

da "In dialogo per la pace" Atti del Convegno Castelgandolfo 28-30 maggio 2004


lunedì 6 agosto 2012

Olimpiadi e nazionalismo

Qualcuno dice che le olimpiadi in fondo sono l'affermazione del nazionalismo.

Ma non è meglio che il nazionalismo si sfoghi nello sport piuttosto che nell'economia o, ancor peggio, nelle guerre?

Mentre costruiamo le condizioni che porteranno al superamento del nazionalismo per arrivare alla percezione dell'Umanità Una (Unità nella Diversità), ricordiamoci che l'idealismo serve a indicare la via, la direzione; un po' di sano pragmatismo serve a fare i passi per raggiungere la meta.


giovedì 26 luglio 2012

Le ultime ore della notte


Sempre più persone stanno facendo esperienza di situazioni difficili ravvicinate. La sensazione condivisa, in linea generale, è che gli eventi negativi siano in aumento. E in effetti è così.

Ma se dirigiamo la nostra attenzione in modo positivo, tuttavia, possiamo accorgerci che sono aumentate anche le occasioni di crescita e guarigione.

Questo accade perché è accelerata la frequenza del tempo. Tutto procede più velocemente.

Se da una parte aumentano le prove, dunque, dall'altra aumentano anche gli aiuti e le risorse. Alcune persone, ad esempio, stanno affrontando le proprie crisi economiche e/o emotive (c'è differenza?) con rinnovata creatività e capacità di reinventarsi.

Questa velocità ci mette a contatto con la conseguenza delle nostre scelte e ci chiede di agire con maggiore responsabilità, sia come individui sia come gruppo. Sappiamo bene, infatti, che occorre impiantare una nuova cultura, dove economia e politica recuperino l'aspetto etico, cioè l'attenzione alle persone.

La Rinascita non verrà dall'alto, dai politici, dai "salvatori". Ma verrà "dal basso", dalla gente comune.

La Rinascita siamo noi ogni volta che ascoltiamo il buon senso, e non la paura... ogni volta che ascoltiamo il bene delle persone, e non l'egoismo.

Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di avere vinto.
(Giordano Bruno)


Per partorire una nuova cultura dobbiamo essere uniti, sostenerci, non fare il gioco di chi ci vuole schiavi, timorosi e quindi divisi.


Occorre, come primo luogo, che siamo uniti dentro di noi. Che recuperiamo l'integrità dei nostri valori, la capacità di scegliere e non di re-agire compulsivamente.

E occorre che siamo uniti fuori, costruendo rapporti con le persone attraverso il nostro esserci, la nostra compassione, la nostra capacità di dare e ricevere.


E se piccoli uomini ci deridono, rispondiamo con la forza delle nostre azioni. Quanti di noi, invece, si preoccupano di conservare cose, schemi di pensiero e approvazione, e per questo rinunciano all'agire?
Volenti o nolenti oggi siamo sfidati a lasciar andare il vecchio mondo.

Siamo pronti per il cambiamento?


In realtà l'unica risposta possibile è che dobbiamo essere pronti.

Se accettiamo la sfida dell'esistenza, sapendo di essere parte di un mistero che non possiamo "controllare", ma che possiamo vivere, allora permettiamo a noi stessi di essere istruiti velocemente per attraversare questo spazio-tempo accelerato.

Coloro che per migliaia di anni hanno tenuto il pianeta avvolto nelle tenebre, tremano, perché sanno che il cambiamento è alle porte. La loro unica speranza di boicottare il processo è tenerci nella paura, nello sconforto, nella negatività. Ogni mezzo diviene lecito.

Come possiamo fare?

In realtà le "istruzioni per l'uso" sono da sempre disponibili dentro di noi. Molti già lo intuiscono: sanno che dovrebbero fare delle cose (piccole e/o grandi), ma non ascoltano se stessi.

Sanno ciò che è bene o è male, ma rimandano al futuro il momento per prendere una posizione.

Sanno che c'è di più oltre quella porta, ma non cercano la chiave per aprirla perché l'ignoto fa più paura della certezza di una vita automatica.

Proviamo ad ascoltarci.

Senza la fretta della superficie, del consumismo.

Senza l'indolenza e la staticità della pigrizia.

Proviamo ad ascoltare le istanze che abbiamo dentro.


In ogni situazione, da soli o con gli altri, nella nostra quotidianità o nel confronto con situazioni più grandi, chiediamoci: 
- "Questo è ciò che reputo giusto?" 
- "Cosa voglio veramente?" 
- "Se fossi una persona saggia, cosa sceglierei di fare?" 
E in risposta, agiamo.


Non è vero che nulla cambia, e soprattutto non lo è in questo periodo dove tutto è davvero possibile. Le Leggi del Tempo, infatti, indicano in quest'epoca il momento opportuno per il sorgere di un nuovo giorno: sono le ultime ore della notte.


Ma l'alba non ci pioverà dal cielo per venirci a salvare. 
L'alba siamo noi, e solo noi possiamo farla accadere.






Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell'illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco.
(Giordano Bruno)

domenica 3 giugno 2012

Al di là dell’illusione si aprono i veli (Le Passeur) (04)

Al di là dell’illusione si aprono i veli

Dal Traghettatore.
Il sentimento di separazione è una chiusura artificiale estremamente radicata nelle culture occidentali, ma da cui è possibile liberarsi. Poiché ci è stato inculcato, abbiamo costruito nel corso della nostra vita delle bolle di “sicurezza”, le cui membrane sono diventate più spesse man mano che abbiamo vissuto delle esperienze non integrate, che si sono trasformate in prove. Lo spazio che teniamo per noi (in realtà lo spazio è la cellula minima di sopravvivenza del nostro io) varia a seconda della nostra capacità di viverlo e di mantenerlo.
Per molti, questo spazio, è il minimo considerato come vitale. Ed è la mancanza di spazio nella bolla che ci rende aggressivi e smaniosi di colonizzare maggior spazio. E’ una delle ragioni per cui c’è così tanta aggressività e diffidenza nelle città. Come viene vissuto, lo spazio comune è ristretto e deve essere distribuito tra tutti secondo i rapporti di forza che si instaurano. Le guerre di colonizzazioni sono perenni e quelli che ne sono vittime amplificano la propria aggressività per cercare di trovare un po’ di ossigeno e riconoscimento del proprio sé.
Ovviamente, tutto ciò è insensato. Ma è ciò che siamo stati abituati a creare e a rinforzare fin dall’infanzia. E’ ovvio che per andare avanti sulla strada dell’amore di sé e l’amore verso gli altri, bisogna aprire questa bolla e uscirne. E’ uno sforzo reale notevole in quanto questa bolla è integrata nella concezione che abbiamo di noi stessi, da essere convinti che ci rappresenta, e che ogni tentativo non autorizzato di avvicinarla è vissuto come un’aggressione.
Eppure, siamo in grado di aprire questa bolla ai nostri cari, siamo in grado di fondere delle bolle tra di loro se lo desideriamo.  E questo processo di fusione, come delle bolle di sapone che si attraggono e si uniscono, si chiama “amore”. E’ perché amiamo un amico, un bambino, un uomo, una donna, un cane, un gatto, un albero, un paesaggio, che allarghiamo il nostro spazio vitale verso di loro. E’ dunque qualcosa che siamo in grado di fare quando lo scegliamo.
E’ salutare capire bene ciò che significa questa bolla fittizia così “pregnante”. E’ la manifestazione artificiale, ma veramente concreta del nostro sentimento di separazione. La si porta ovunque con noi, condiziona i nostri rapporti con gli altri e la nostra apertura verso ogni percezione. Concretamente, ci induce spesso a percepire il forestiero che si avvicina con un primo sentimento (dipende a seconda delle culture) di diffidenza e a volte perfino di difesa. Quando in realtà, potendo accogliere con il sorriso e nella gioia di una condivisione possibile in mezzo a una nuova esperienza che ti arricchisce, opponiamo all’istante una maschera da guerriero che nasconde la paura, ancora una volta, di vedere la propria bolla di sicurezza, del tutto illusoria, toccata nella sua integrità. Ciò che si chiama un sentimento di diffidenza: diffido di colui che non conosco, e chi potrebbe invadere il mio spazio vitale.
Quando ci si sente “separato” dall’universo, ci si sente soli e piccoli, vulnerabili in mezzo a un nido di predatori immaginari che si sentono, in realtà, come noi e hanno altrettanta paura degli altri. Ognuno porta così in sé il potenziale di essere un predatore per gli altri. Il serpente si morde la coda in circolo non perché ha trovato se stesso, come ne è all’origine il simbolo, ma si divora perché non si riconosce. L’illusione si auto-alimenta.
I più hanno conosciuto almeno una volta nella propria vita questi momenti rari in cui la bolla si apre, e in cui ci fondiamo con tutto ciò che ci circonda. Può capitarti: mentre sei seduto sul fianco di una montagna ad ascoltare il vento negli abeti, di fronte allo spettacolo di un’alba o di un crepuscolo, in una sala di concerto dove la musica riempie l’anima, in mezzo a un’assemblea fraterna la cui comunione apre i cuori, o ancora in una meditazione… Quale sia l’occasione è sempre un momento di grazia indimenticabile. Risali al sentimento quando questo ti è successo, senti l’impronta che ha lasciato attraverso il tempo, contatta ciò che eri in quell’istante e percepisci l’immensa ricchezza che è stata tua. Questi momenti sono la verità. Questi momenti sono la visione di ciò che sei e che abbandoni, ogni volta che per abitudine e negligenza si richiude la tua bolla.
Nessun altro al di là di te stesso può fare la scelta di intraprendere lo sforzo quotidiano, di sciogliere ciò che ti mantiene nel malessere della separazione. Questo sforzo non è nient’altro che una vigilanza da esercitare su se stesso, sul proprio modo di avvicinarsi all’altro o di accoglierlo.
In questo momento benedetto della storia della nostra umanità, andiamo tutti verso la riunificazione. Il nostro mondo sta abbandonando la separazione per andare verso l’unità. Cosa significa? Significa che poiché il momento è giunto, la nostra terra, che è una coscienza a sé, ha iniziato la sua ascensione verso una frequenza vibrazionale più elevata, e tutto ciò che porta in grembo è confrontato alla scelta di accettare o no di fare questa ascensione con lei.
Nel corso della nostra storia, il sentimento di separazione è esistito perché la bassa frequenza della matrice di vita che è stata la nostra, ha costruito questo sentimento. Ogni essere il cui lavoro su se stesso ha aumentato la sua frequenza vibrazionale, è stato in grado di dissolvere una parte più o meno importante di questo sentimento di separazione. Alcuni essere eccezionali, che spesso hanno dedicato una vita a questo compito, sono riusciti a raggiungere il punto della fusione. Oggi la vecchia matrice è praticamente dissolta e la nuova griglia energetica che si sta tessendo intorno alla terra non lascia più spazio al sentimento di separazione né ad altri sentimenti involuti che andrebbero a inquinare il suo spazio (vedi quest’articolo). Ogni cosa che vive sulla terra deve dunque fare una scelta, in coscienza o no, di seguire il movimento e di restare lì, oppure no.
Per quelle e quelli che hanno fatto questa scelta dell’anima di seguire questo slancio ascensionale, è un conforto essere consapevole che soltanto le nostre credenze e le nostre abitudini sono ora i nostri limiti. Non c’è più una vita da dedicare al risveglio per uscire dalla matrice che ci ha rinchiusi. La vecchia matrice non esiste più o quasi più. Tutto va dunque molto più velocemente in realtà e soltanto i nostri attaccamenti possono ancora frenarci. Non siamo più costretti a considerare che lo spazio comune deve essere distribuito, può rimanere aperto a tutti senza metterci la minima barriera. In questo nuovo paradigma, che si sta costruendo, il rispetto e la fraternità tra gli esseri e i popoli, si farà in modo naturale. La fiducia andrà a sostituire la diffidenza e sarà pienamente giustificata nei fatti.
Sono consapevole che tra quelli che si risvegliano a questa mutazione maggiore, certi hanno una grande difficoltà a credere che il mondo sta per cambiare così radicalmente. Sono ancora sommersi in tutto ciò che è la loro vita, e a questo punto questo sentimento è del tutto normale. E’ per questo motivo che non c’è nessuna utilità a fermarsi sul giudizio e sulla critica, e nessun beneficio ad agitarsi in polemiche e conflitti. L’unica cosa da fare durante questo periodo di transizione, non sempre confortevole per colpa dell’opposizione forsennata in sé dell’ego, è di andare avanti ascoltando soltanto la propria intuizione, afferrando ovunque con gratitudine ciò che è offerto di buono per sé lungo il cammino. Una volta che questa fase di transizione, in cui le oscillazioni del morale sono frequenti con i loro dubbi e sentimenti di euforia, è passata, in quel momento basta essere. Questo significa mantenere la vibrazione stabilita in cui i dubbi, il morale che va giù, e ogni altro sentimento che tira verso il basso, sono soltanto un ricordo del tempo in cui eravamo chiusi nella propria bolla.
In questo stato “di essere” ogni cosa diventa semplicissima, la gioia di vivere è onnipresente e la luce in sé risplende. Non si entra più in conflitti perché si è in grado di vedere nell’altro come in un libro aperto, la ferita in lui che si manifesta. E’ la compassione che sostituisce la reazione, ed è un balsamo di guarigione per colui che la riceve, anche se è possibile che non la percepisca così. Un po’ alla volta in ogni caso, i conflitti non si presentano più, perché non fanno più parte della nostra realtà. La frequenza vibrazionale in cui nascono e crescono non è più la nostra e la realtà si allontana.
Abbiamo creato i nostri campi di sperimentazione a seconda di ciò che avevamo da capire e da guarire in noi. Siamo arrivati adesso al punto in cui una nuova sperimentazione s’installa e si sostituisce a quella in corso. Se abbiamo scelto di viverla la vivremo, con più o meno difficoltà nel passaggio da un mondo all’altro, a seconda del fatto che avremmo buttato abbastanza sacchi di sabbia fuori. Come i nostri sacchi di sabbia, la bolla che pensiamo rappresenti la nostra integrità fisica e sottile, è quella che comprime la vela e impedisce alla mongolfiera di spiccare il volo. L’amore è il soffio caldo che la gonfierà.
Fraternamente,
© Il Traghettatore – 26.07.2011 – Tradotto da Stéphanie - Versione originale francese 
http://www.urantia-gaia.info
> La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione di non associarlo a fini commerciali, di rispettare l’integralità del testo e di citare la fonte.


domenica 30 ottobre 2011

Progetto Globale 2012-2018 - Giorno della Coscienza Globale

[Fonte: www.innernet.it]:

Come Presidente del Club di Budapest Italia, invito le associazioni al primo Incontro Nazionale delle Associazioni sul Progetto Globale 2012-2018, che si terrà al Villaggio Globale di Bagni di Lucca, Villa Demidoff, il giorno

Venerdì 11 Novembre 2011 dalle 13.30 alle 18.

Vorremmo che fosse un incontro amichevole tra operatori con esperienze in diversi campi della cultura e dell’impegno sociale, che vogliono conoscere meglio ed eventualmente collaborare al Progetto Globale. A questo incontro sono stati invitati i responsabili delle associazioni non governative che stanno contribuendo a sviluppare una nuova cultura etica e sostenibile. Molte associazioni, reti, centri, radio e riviste hanno già aderito e siamo felici di poter iniziare insieme a voi tutti questo importante progetto internazionale, unico nel suo genere.

Il Progetto Globale 2012-2018
Il Progetto Globale 2012-2018 è un importante programma culturale di collaborazione internazionale a cui stiamo lavorando da molti anni; una strategia evolutiva di vasta portata che ha lo scopo, entro il 2012, di realizzare una prima Massa Critica tra le associazioni dei Creativi Culturali, la parte più sensibile e responsabile della società, e di catalizzare così entro il 2018 il salto di consapevolezza necessario per realizzare le basi di una società globale etica e sostenibile.

I Creativi Culturali e la nuova Cultura Globale
Il sociologo Paul Ray ha definito i Creativi Culturali come le persone sensibili al degrado della Terra e al dolore umano, che si interessano all’ecologia, alla pace, al volontariato, ai diritti umani, alla salute naturale, alla spiritualità, al commercio etico, al bene comune.

I Creativi Culturali siamo tutti NOI che in ogni parte del mondo desideriamo un mondo migliore e cerchiamo di realizzarlo con amore nella vita quotidiana e nella società. Noi e le nostre associazioni stiamo creando una nuova Cultura Globale.
Secondo le ricerche sociologiche internazionali questa nuova cultura emergente
- negli anni ’70 era circa il 2%,
- negli anni ’90 era al 25%,
- nel 2005-2007 (Italia, USA, Giappone, Francia, Ungheria) era salita al 33-35% e
- ora si stima intorno al 37-40% della popolazione totale.
Siamo quindi già ora oltre 2 miliardi di persone nel mondo che vogliono pace, diritti umani e rispetto della Terra, ma che non sono consapevoli del proprio numero! Siamo un numero enorme di persone responsabili e creative che potrebbero cambiare la società e le scelte globali ma non abbiamo potere perché siamo frammentati in miriadi di movimenti e associazioni.

In una decina di anni (2023-2024) dovremmo raggiungere il fatidico 51% ma la crisi economica potrebbe rallentare questa data al 2030 o addirittura al 2040, con il rischio che il sistema crolli prima che noi riusciamo a creare una rete che cambi le cose. Il progressivo peggioramento dei parametri ecologici, economici e sociali a livello globale ci pone quindi di fronte alla necessità di riunire le forze e creare un salto di coerenza tra di noi e tra le nostre associazioni. Il futuro del pianeta dipende dalla nostra capacità di sviluppare una nuova coscienza umana e planetaria, più unita e collaborativa. Dobbiamo necessariamente iniziare da noi e dalle nostre associazioni.

“Non si può risolvere un problema usando la stessa mentalità che lo ha creato”
Einstein


La crisi globale si può risolvere solo con un salto di consapevolezza globale

La Massa Critica e la Rete Planetaria delle Associazioni (NGO)
Per cambiare la situazione dobbiamo prendere coscienza che siamo una minoranza dimenticata dalla politica e dall’informazione ufficiale solo perché non siamo consapevoli di essere parti del più grande Movimento Culturale Planetario mai esistito di oltre 2 miliardi di persone nel mondo che condividono gli stessi valori.
Attraverso il Censimento Globale cercheremo di raggiungere, entro la fine del 2012, una Massa Critica di 60 milioni di persone nel mondo, 450 mila in Italia. Questo darà vita al primo nucleo di Rete Globale tra le Associazioni che operano per un mondo pacifico e sostenibile.

Il 12-12-2012 “Giorno della Coscienza Globale” per diverse ragioni sarà una data significativa, non certo per la fine del mondo, ma per iniziare un risveglio globale della consapevolezza. La Rete Globale potrebbe catalizzare entro il 2018-2020 la presa di coscienza e la riunione degli oltre 2 miliardi di Creativi Culturali oggi sparsi (e dimenticati) in ogni angolo della Terra.
Insieme a noi, in tutto il mondo, molte altre associazioni si stanno muovendo per realizzare questa stessa Massa Critica e riunire in una grande alleanza le persone, le associazioni e i movimenti, orientati all’etica, alla pace, alla sostenibilità, alla crescita umana, alla salute e alla consapevolezza globale, ponendo in evidenza lo spirito che ci accomuna: il senso di responsabilità per il benessere dell’uomo e del pianeta. Uniti possiamo realizzare la nostra visione di una società globale pacifica e cooperante.

Programma dell’11 Novembre 2011
Nell’Incontro illustreremo alcuni punti fondamentali:

Ore 13.30 Proiezione dell’ultima edizione del film OLOS: l’Anima della Terra, che anticipa i temi della riunione
Ore 15.00 Inizio dell’incontro e presentazione del Progetto Globale 2012-2018
Ore 15.15 I dati negativi sullo stato dell’economia e del pianeta, i dati positivi di crescita dei CC e le previsioni sul futuro: i tre scenari.
Ore 15.30 Le quattro fasi del progetto:
   1) Il Censimento Globale e la strategia della Massa Critica.
   2) La Rete tra le associazioni.
   3) L’Alleanza e le proposte globali.
   4) Il raggiungimento del 51% e il worldshift: il grande cambiamento.
Ore 16.00 Il “Giorno della Coscienza Globale” l’evento planetario del 12-12-2012
Ore 16.30 Pausa Tea Break
Ore 16.50 Condivisione tra i partecipanti sulle strategie comuni per raggiungere la Massa Critica tra il 2011 e il 2012
Ore 17.20 Condivisione tra i partecipanti sull’organizzazione del Giorno della Coscienza Globale
Ore 18.00 Conclusione dei lavori

Il Club di Budapest
Due parole sulla nostra associazione. Il Club di Budapest è un’associazione culturale che – senza ideologie – opera in tutto il mondo per il risveglio di una nuova consapevolezza umana e planetaria. Il Club di Budapest è sostenuto in questo compito da otto premi Nobel per la Pace tra i quali Mikhail Gorbachev, il Dalai Lama, Nelson Mandela, Desmond Tutu, e da personaggi di rilevanza internazionale nelle scienze, nelle arti e nella spiritualità come l’ex-vicepresidente USA Al Gore, il creatore del microcredito Muhammad Yunus, il coreografo Maurice Bjart, gli scrittori Paulo Coelho e Arthur C.Clarke, l’ex presidente della Rep. Ceca Vaclav Havel, il musicista Peter Gabriel, il filosofo Edgar Morin, il direttore d’orchestra Zubin Metha, l’etologa degli scimpanzee Jane Goodall, e molti altri.

Il Club di Budapest è solo il promotore di questo progetto e ne garantirà il corretto svolgimento iniziale attraverso i suoi Membri Onorari. Il progetto appartiene totalmente ai membri e alle associazioni che lo costituiscono.

Saremmo grati di una risposta (e-mail o telefonica) di adesione all’incontro; di fondamentale importanza per la buona riuscita dell’incontro. Nel caso non poteste essere presenti all’incontro mandateci comunque una email di interesse o adesione alle linee generali del Progetto Globale, vi terremo informati degli sviluppi futuri del progetto stesso. Chi desidera può prenotare (con almeno due giorni di anticipo) il pranzo vegetariano che viene servito dalle ore 13 alle 13.30 al costo di 13 euro.

Vi preghiamo di fare girare questo invito a tutte le persone e le associazioni amiche.
Nell’attesa vi porgiamo i nostri più sentiti apprezzamenti per il grande lavoro che avete fatto e state facendo per il futuro dell’uomo e del pianeta. Vi aspettiamo numerosi!

Dott. Nitamo Federico Montecucco
Presidente del Club di Budapest Italia
Club di Budapest ITALIA
Centro Internazionale per la Coscienza Globale – Villaggio Globale di Bagni di Lucca,

tel 0583-86404
www.clubdibudapest.it 
info@globalvillage-it.com


sabato 6 agosto 2011

Paradossi e Sofismi § Identità tra noi ed il mondo

Identità tra noi ed il mondo - Daniel Odier

Intuizioni per la meditazione.
"Non esistono né impurità, né purificazione,
né divinità esterna a sé,
né pratica, né rituale
e non vi è nulla da raggiungere che sia separato da noi.
La coscienza è la totalità, la totalità è la coscienza". [...]
Improvvisamente non c'è più intercessore,
non c'è più distanza, non c'è più separazione.
Si tratta allora di liberare la coscienza dalle opacità che ci fanno credere di essere un'entità [...] indegna.
Il risultato è un rilassamento totale del corpo e della mente.
È la via laica per eccellenza. Vogliamo semplicemente l'indipendenza, l'armonia, il godere continuamente e profondamente del mondo [...].
La nostra paura principale, la paura della dissoluzione, di non essere nulla, ci impedisce semplicemente di comprendere che quando pensiamo di essere una cosa in particolare, quindi isolati, non siamo che quella cosa e perdiamo tutto il resto. Accettando di non essere nulla, guadagniamo il mondo. Questo ragionamento logico è la chiave [...] del ruolo creativo del desiderio e delle passioni, considerati i corrieri più veloci che, attraverso la sensorialità, ci conducono al Sé. [...]
Il piacere è una componente fondamentale della pratica [...], perché appena proviamo piacere nella presenza, abbiamo una tendenza naturale a ritornarvi. A questo punto non si tratta più di una pratica, ma di un modo di gustare più pienamente la vita e la sensorialità ed è la base di qualsiasi altra pratica. [...]
Da dove ci viene l'intuizione di una possibile identità tra noi ed il mondo?
Nessuno ce l'ha suggerita [...]. Perché ci ostiniamo a pensare che questa unione sia possibile?
Molto semplicemente perché ne abbiamo fatto l'esperienza diretta, intima e questa certezza è inalienabile. Abbiamo vissuto questa esperienza ben prima di essere condizionati.
Da neonati, durante le prime settimane di vita, non ci sentiamo separati né dalla madre né da ciò che ci circonda, siamo nell'unità indifferenziata. Questi momenti sono probabilmente i più sconcertanti e forti della nostra vita. Nessuna sensazione successiva riuscirà mai a far passare questa esperienza in secondo piano. È come incisa in noi, qualsiasi sia il cammino che seguiamo. Questa sensazione a volte riemerge inaspettatamente e ci ricorda per tutta la nostra vita che abbiamo la possibilità di comunicare nuovamente con lei.
Freud la chiamava «la sensazione oceanica»: «La sola presenza di questa sensazione oceanica ci autorizzerebbe a dichiararci religiosi, pur ripudiando tutte le credenze e le illusioni» (da Il disagio della civiltà e altri saggi).
Questa sensazione di unità [...] sembra essere la nostra prima esperienza di esseri umani. [...] È alla base dell'esperienza dell'essere [...].
Quando l'ego si sviluppa, molto presto, ben prima della comparsa del linguaggio, con esso appare la sensazione di separazione, che l'impostazione della nostra cultura non fa che accelerare. Dobbiamo distinguerci, dobbiamo accogliere le sfide, mostrarci brillanti, intelligenti, efficaci e tutto questo non può accadere senza un'inflazione dell'ego. Allora, come mai una volta adempiute tutte queste funzioni con successo sentiamo ancora quella nostalgia dell'unità?
Semplicemente perché è la nostra natura essenziale e non possiamo dimenticarla".
(Tratto da "Desideri, passioni e spiritualità"  (pp. 37-51) di Daniel Odier, il più noto esponente vivente in Europa della via kashmira)

Fonte:
- www.meditare.net/


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