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martedì 13 settembre 2011

Sintesi degli Opposti § Per tutto c’è un momento (Qoelet, 3)

[Fonte]

Per tutto c’è un momento, un tempo, per ogni cosa sotto il sole.

C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?

Ho considerato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini, perché si occupino in essa.
Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma egli ha messo la nozione dell’eternità nel loro cuore,
senza però che gli uomini possano capire l’opera compiuta da Dio dal principio alla fine.

Ho concluso che non c’è nulla di meglio per essi, che godere e agire bene nella loro vita;
ma che un uomo mangi, beva e goda del suo lavoro è un dono di Dio.

Riconosco che qualunque cosa Dio fa è immutabile; non c’è nulla da aggiungere, nulla da togliere.
Dio agisce così perché si abbia timore di lui.

Ciò che è, già è stato; ciò che sarà, già è; Dio ricerca ciò che è già passato.
Ma ho anche notato che sotto il sole al posto del diritto c’è l’iniquità e al posto della giustizia c’è l’empietà.
Ho pensato: Dio giudicherà il giusto e l’empio, perché c’è un tempo per ogni cosa e per ogni azione.
Poi riguardo ai figli dell’uomo mi son detto: Dio vuol provarli e mostrare che essi di per sé sono come bestie.
Infatti la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa; come muoiono queste muoiono quelli;
c’è un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell’uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità.
Tutti sono diretti verso la medesima dimora: tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere.
Chi sa se il soffio vitale dell’uomo salga in alto e se quello della bestia scenda in basso nella terra?
Mi sono accorto che nulla c’è di meglio per l’uomo che godere delle sue opere, perché questa è la sua sorte.
Chi potrà infatti condurlo a vedere ciò che avverrà dopo di lui?

(Qoelet, 3)


Sintesi degli Opposti § Inno a Iside

Perché io sono la prima e l’ ultima,
Io sono la venerata e la disprezzata,
Io sono la prostituta e la santa,
Io sono la sposa e la vergine,
Io sono la madre e la figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli,
Io sono la donna sposata e la nubile,
Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,
Io sono la consolazione dei dolori del parto, 
Io sono la sposa e lo sposo,
E fu il mio uomo che nutrì la mia fertilità,
Io sono la Madre di mio padre,
Io sono la sorella di mio marito,
Ed egli è il mio figliolo respinto.

Rispettatemi sempre,
Poiché io sono la Scandalosa e la Magnifica.

_____________________

III-IV secolo avanti Cristo, rinvenuto a Nag Hammadi, Egitto.


venerdì 9 settembre 2011

Alchimia Trasmutazione Trasformazione Trasfigurazione

Una Sintesi dell’Alchimiadi Dorje Jimpa
traduzione di Saverio P.
Un’indagine esoterica sui Segreti di Trasmutazione, Trasformazione e Trasfigurazione La storia dell’alchimia, come presentata dagli studiosi moderni è di solito divisa in due distinte forme: alchimia fisica ed alchimia spirituale. Gli autori antichi velarono verità spirituali, attraverso l’uso di verità e terminologie chimiche e l’utilizzo di riferimenti teologici, in modo che senza la chiave del maestro Ermetico, della corrispondenza, è difficile capire come o, addirittura, da dove iniziare.
Quella che segue è l’Introduzione al lavoro di Dorje Jimpa "A Synthesis of Alchemy" pubblicato nel 1994 da Pentarba Publications in edizione limitata di 100 copie ed ora fuori stampa.
Introduzione
Il Lavoro è sia in noi che su di noi. Hermes
Poiché l’energia psichica è un’energia, questa non contraddirà le leggi della fisica. Heart
La trasmutazione di un elemento in un altro, per oltre 350 anni, è stata considerata impossibile. Fino a quando il chimico Robert Boyle, nel 1661, definì gli elementi come "corpi semplici che, alla fine, si dividono nelle loro componenti".
E mentre gli scienziati hanno recentemente  dimostrato la possibilità di trasmutazione nei laboratori, la maggior parte delle persone continuano a classificare l’alchimia come magica e soprannaturale.
Nel 1919 Ernest Rutherford, vincitore del premio Nobel per la chimica, scoprì che mentre la trasmutazione era apparentemente impossibile da produrre attraverso mezzi chimici (ad es. lo scambio di elettroni nel guscio periferico di un atomo), questa poteva essere prodotta in atomi di azoto e ossigeno mediante esposizione dei loro nuclei a particelle radioattive di un certo di tipo [Ernest Rutherford. The Transmutation of Matter. The Royal Instituation, 1930]. 
Nel 1937 praticamente tutti gli elementi noti furono trovati capaci di trasmutazione su piccola scala. Furono prodotti anche piccoli quantitativi di oro da una varietà di altri elementi, nonostante il costo della procedura di gran lunga superiore agli utili dell’impresa [Ernest Rutherford. The Transmutation of Heavy Elements. The Royal Instituation, 1937]. 
Nel 1959 il biologo Louis Kevran, durante i suoi studi strettamente scientifici, osservò la naturale spontanea trasmutazione degli elementi all’interno di organismi viventi [Louis Kervran. Biological Transmutation. Broklyn, 1972]. Ciò confermò, in parte, le prime conclusioni degli scienziati Baron von Herzeele [Von Herzeele ha pubblicato più di 500 esperimenti tra il 1876 e il 1883 sulla trasmutazione degli elementi all’interno di sostanze organiche. [Rudolf Hauschka Hailmittellehre. Frankfurt 1965, chapter IX] e Rudolf Steiner [Rudolf Steiner. Agriculture, London 1974, da lezioni tenute nel 1924].
Seppur rimane ancora un mistero la causa e il processo di trasmutazione biologica per gli scienziati, ora abbiamo numerosi esempi di trasmutazione naturale che avvengono all’interno dei regni vegetale, animale ed umano.
La storia dell’alchimia, come presentata dagli studiosi moderni è di solito divisa in due distinte forme: alchimia fisica ed alchimia spirituale.
Manly P. Hall, il grande storico metafisico, li ha classificati in questo modo. Per lui, così come per altri scrittori moderni in materia, la metodologia dell’alchimia fisica era cieca alle istruzioni dell’alchimia spirituale. E mentre questo può essere vero, vero è il contrario, che i segreti dell’alchimia fisica sono celati nei processi di trasformazione dell’anima. Gli autori antichi velarono verità spirituali, attraverso l’uso di verità e terminologie chimiche e l’utilizzo di riferimenti teologici, in modo che senza la chiave del maestro Ermetico, della corrispondenza, è difficile capire come o, addirittura, da dove iniziare.
Con la chiave dell’analogia vediamo che non solo i processi fisici di natura diventano uno specchio per lo sviluppo dell’anima, ma anche le fasi e i segreti all’iniziazione dell’anima, passo dopo passo, nel mondo spirituale, sono uno specchio in senso inverso per i processi naturali di trasformazione e rigenerazione in tutti gli aspetti della Natura, sottile e densa.
Ci sono segreti su entrambe i fronti. 
Tuttavia, il vero significato che questi alchimisti conobbero, il luogo dove viene creata la Pietra Filosofale e l’Elisir, si trova tra questi due approcci molto validi. Quindi ci sono tre aspetti, anche se legati indissolubilmente, che si avvicinano all’oggetto: esterno, interno e segreto. I segreti dell’alchimia si nascondono dietro un triplo velo.
Questo lavoro presenta i principi dell’alchimia dal punto di vista degli antichi Misteri, una tradizione esoterica che considera la scienza naturale e il mistero religioso come un unico e stesso argomento.
Secondo i veri Adepti di questa tradizione, la teoria dell’alchimia si fonda sulla verità della sostanziale unità dell’universo naturale; che tutte le cose, animate ed inanimate, sottili e dense, hanno una comune origine, base ed essenza. Gli alchimisti la chiamarono materia prima o prima sostanza. Gli antichi Greci la definirono eterea o etere.
Gli alchimisti erano  convinti che se un corpo può essere ridotto alla sua condizione originale, la sua materia prima, essa allora poteva essere utilizzata per produrre qualsiasi elemento conosciuto o sostanza.
Se applichiamo la legge ermetica della corrispondenza, "come in alto, così in basso", ben presto ci accorgeremo che questa verità può essere applicata anche per l’universo non-fisico. Quando viene applicata per l’evoluzione della coscienza, per esempio, vediamo che questa legge di sintesi riguarda l’unica essenza universale della mente.
A questo livello, il processo alchemico attua la trasformazione della coscienza, ripristinando la sua condizione originale, "la mente allo stato naturale", come la definì Naropa, il grande yogi buddista. L’alchimista può quindi manifestarsi attorno a questa essenza mentale come un "corpo incorruttibile", un radiante "corpo arcobaleno" di fuoco e luce.
La Mente primordiale (Alayavijnana) è per l’individuo ciò che la materia prima o la materia originale è per il mondo fisico. In altre parole vi è un’analogia di funzioni tra le due. È la tesi di questo lavoro, quella per cui, i principi fondamentali e le formule di alchimia, una volta conosciute, possono essere applicate a tutti i livelli dell’universo fisico e metafisico. L’esempio sopra menzionato è solo una delle tante possibilità d’applicazione pratica dei principi dell’alchimia.
Solo avvicinandoci al nostro soggetto con approccio sintetico, in altre parole olisticamente, possiamo acquisire una vera comprensione dei principi coinvolti.
La Grande Opera dell’evoluzione è una e secondo la Tradizione Ermetica, l’obiettivo dell’alchimia risiede nel progresso della Grande Opera.
L’unità quale verità fondamentale, a volte chiamata la Legge di Sintesi, afferma che non c’è linea di confine, né precisa distinzione tra spirito e materia. La materia è una forma densa di spirito e lo spirito è uno stato sottile di materia [«Lo Spirito è materia al settimo (più elevato) livello…» dice H.P. Blavatsky, «e la materia è spirito nel punto più basso della sua attività ciclica…» The Secret Doctrine. Adyar edition, vol. 2, p. 357].
Paracelso, il grande medico alchimista del sedicesimo secolo, sosteneva che a rendere possibile la trasmutazione è proprio l’unità essenziale dei mondi, spirituale e materiale. Albert Einstein espresse questa verità in termini di fisica e in relazione al piano fisico. «Non c’è distinzione essenziale», affermò, «tra massa [materia] ed energia» [Albert Einstein and Leopold Infeld. The Evolution of Physics. N.Y. 1951, p. 208].
Con la teoria della relatività vennero fuori nuove definizioni di materia ed energia. La materia viene oggi definita come energia, la cui attività vibratoria è più lenta rispetto alla velocità della luce, mentre l’energia è definita come la materia la cui attività vibratoria è uguale alla velocità della luce. L’unica differenza, quindi, tra materia ed energia è la velocità relativa delle loro particelle.
Tutto è energia, dice l’antica saggezza, un Fuoco che tutto pervade, dal denso e lento movimento dell’energia della materia, all’intensa attività vibratoria del mondo sottile di coscienza e spirito. La Materia, dicono i Saggi, contiene il principio di coscienza, e la coscienza è costituita da particelle di energia molto sottile. Così, la divisione del mondo in animato e inanimato, mente e forma, spirituale e fisico, è un’illusione, come per energia e materia: non vi è alcuna fondamentale distinzione tra le due.
Secondo la Tradizione Esoterica, tessuta come un filo di luce attraverso quasi tutte le culture, religioni ed epoche, la Grande - o l’Unica - Opera è suddivisa in tre grandi Misteri, uno per ciascuno dei tre principi: Vita, Coscienza e Forma.
I segreti dei primi due, quelli relativi alla vita e alla coscienza, possono essere compresi solo attraverso la realizzazione diretta di una mente illuminata.
Il primo è il mistero dell’Essere-Sintesi-Infinito.
Il secondo mistero riguarda l’evoluzione della coscienza e identità, attraverso i molteplici livelli di comprensione, relazione, polarità e l’essenziale non dualità degli opposti.
Il terzo mistero, interesse principale di questo lavoro, appartiene alla natura essenziale dell’energia psichica, come l’attività intelligente della natura stessa e la sua applicazione responsabile creativa, come parte integrante della naturale evoluzione della coscienza e dello spirito.
È il mistero della stessa Grande Madre che ha sempre velato il suo viso agli occhi dell’uomo. È il segreto della luce, la sacralizzazione della materia e la manifestazione, come un puro riflesso nella materia sottile, della divinità dello spirito.
Esiste un’antica profezia che fa riferimento al tempo presente. Essa afferma che il tempio segreto, le cui porte sono rimaste chiuse, ad eccezion fatta per pochissimi, aprirà le sue porte a tutti coloro che vorranno entrare. Questa profezia, che è stata portata alla luce dal Maestro D. K., riguarda quello che l’autore chiamava la Restaurazione dei Misteri. È nello spirito di questa profezia che scrivo ciò che sarebbe dovuto essere, ma qualche centinaio d’anni fa, fu considerato un abuso di fiducia e una trasgressione dei santi voti al silenzio. L’alchimia, anche se apparentemente morta e sepolta per più di trecento anni, può essere considerata agli inizi della sua rinascita e della sua trasformazione nel gioiello più raggiante delle scienze.
Le possibilità e i vantaggi dell’alchimia per il futuro, sono infinite e veramente meravigliose. Potrebbe essere prodotta dell’elettricità a costi davvero ridotti, attraverso un processo che gli alchimisti chiamano "fissare il volatile" o una condensazione delle energie eteriche sul piano fisico denso.
La trasmutazione-rigenerazione delle cellule malate ed invecchiate del corpo, diventa una reale possibilità.
Il bisogno materiale dell’umanità potrebbe essere soddisfatto attraverso la trasmutazione degli sprechi, in una varietà di sostanze utili.
Il materiale da costruzione di ogni genere potrebbe essere prodotto senza distruggere le foreste, una fonte primaria di ossigeno per i regni, umano ed animale.
Gli scarti possono essere trasformati in cibo altamente nutritivo a costi molto bassi.
L’acqua pura potrebbe essere generata in terre abbandonate e nei deserti del mondo, trasformando la Terra in tal modo in un meraviglioso giardino paradisiaco.
Purtroppo l’alchimia può essere utilizzata anche per produrre armi di distruzione di massa. Pertanto, il monito a tacerne le metodologie operative rimane ancor oggi valido.
Nelle scritture buddiste è registrato che il grande alchimista Nagarjuna, per la sua compassione, decise di trasmutare una montagna in oro. Prima che potesse realizzare ciò, fu avvisato dai grandi Bodhisattva (tale è definito colui la cui essenza è diventata intelligenza, e prossimo allo stato di perfezione di un Buddha, n.d.r.), che a causa dell’avidità degli esseri umani, la sua opera sarebbe stata più dannosa che benefica.
Questo lavoro non è un’affermazione d’autorità, ma piuttosto un’interpretazione di simboli che possono avere, nei fatti, altri significati altrettanto validi.
Lo scopo non è tanto quello di convincere il lettore della verità di queste idee, ma d’informare quanti già possiedono una certa conoscenza esoterica. Il vero sapere alchemico è pericoloso ed incredibile, è costituisce di per sé una sorta di velo, che cela l’ingresso nel Tempio a coloro dalla mente chiusa dal pregiudizio.
Recentemente un noto scienziato ha concluso il suo programma televisivo su PBS (Public Broadcasting Service) affermando che la scienza è molto vicina a conoscere tutto quello che c’è da sapere su materia ed energia. "In pochi anni", così dice, "non avremo più bisogno di fisici". In questa dichiarazione, sta tutta la grande presunzione della nostra epoca! Non dovremmo dimenticare che, per quanto sia grande la nostra conoscenza della verità, ciò che si percepisce è sempre una piccola parte di qualcosa di molto più grande.
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Fonte:
- http://www.esonet.it


lunedì 27 giugno 2011

Sintesi degli Opposti § Dal Web

  • [...] Così, coloro che dicono di volere la giustizia senza il suo correlativo, l'ingiustizia, o un buon governo senza malgoverno, non comprendono i grandi principi dell'universo, né la natura di tutta la creazione.
    Si potrebbe allora parlare di esistenza del Cielo senza la Terra, o del negativo senza il positivo, il che è chiaramente impossibile.
    Eppure la gente continua a discutere, senza fermarsi [...]
    CHUANG TZU
  • Se proprio credi di avere un angelo custode che veglia su di te, sulla tua spalla destra, sappi che per la stessa ragione hai anche un demone sulla sinistra.
    http://blog.libero.it/Prajnaram/10082752.html

     

  • “L’universo è armonia degli opposti: bianco e nero si abbracciano, non c’è bene senza male, piacere senza sofferenza. Non accettiamo che la nostra vita abbia in sé la sofferenza.”
    Tiziano Terzani
  • In sanscrito "Kamal" indica il colore rosso. In arabo, lo stesso termine, esprime sia la "perfezione" sia la "sintesi degli opposti". Lingue e significati diversi, dunque, che trovano un equilibrio e un completamento reciproco nella medesima parola.
  • La Grande Sapienza tutto abbraccia, la piccola sapienza distingue; le grandi parole compongono i contrari, le piccole parole discutono di futilità.
    Chuang Tzu

  • ...

sabato 25 giugno 2011

Sintesi degli Opposti § I Significati emotivi e simbolici del Colore




Tratto da:
- 
assianews.blogspot.com/2011_06_01_archive.html

Nonostante le differenti interpretazioni che si riscontrano nelle varie culture ed epoche storiche, i colori rappresentano in ogni area geografica e a ogni livello di conoscenza uno dei riferimenti più significativi della lettura simbolica del mondo esteriore ed interiore. Per ciascuna cultura e per ciascun individuo ogni colore assume un certo significato ed esercita un certo effetto connesso a immagini, contenuti, figurazioni che il soggetto percepisce anche se non conosce. 

Come sintesi di rosso e blu, il viola allude all'integrazione degli opposti e delle ambivalenze...


Continua a leggere QUI





sabato 4 giugno 2011

Sintesi degli Opposti § Solitudine e Dipendenza

Quando un guerriero subisce un'ingiustizia, generalmente cerca di restare da solo: per non mostrare il proprio dolore agli altri.
E' un comportamento positivo e negativo nello stesso tempo. Una cosa è lasciare che il cuore curi lentamente le proprie ferite. Un'altra è sprofondare nella meditazione tutto il giorno, per paura di sembrare debole.
In ciascuno di noi esistono un angelo e un demonio, e le loro voci sono molto simili.
Dinanzi alla difficoltà, il demonio alimenta questa conversazione solitaria, cercando di mostrarci come siamo vulnerabili.
L'angelo ci fa riflettere sui nostri atteggiamenti, e a volte ha bisogno di una bocca per manifestarsi.
Un guerriero sa equilibrare solitudine e dipendenza.

P. Coelho

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Grazie a Ines


venerdì 3 giugno 2011

Sintesi degli Opposti § Trascendi anche l'Illuminazione

Se la Via è originariamente perfetta e onnipresente, perché distinguiamo pratica e illuminazione?
Se il supremo Dharma è libero, perché abbiamo bisogno di sforzi per conseguirlo?

Dal momento che tutta la verità non ha nulla a che vedere con la polvere del mondo, perché crediamo nei mezzi per spazzarla via?
La Via non è separata dal qui ed ora; allora, a che serve quindi cercare appigli nella pratica?
E comunque, non appena vi è il minimo divario tra due opposti, questi diventano due poli separati come cielo e terra.
Quando “per” e “contro” sono distinti, seppure inconsciamente, siamo condannati a perdere la mente-di-Buddha.

Dovrebbe essere perfettamente chiaro che il ripetersi di infinite rinascite è dovuto alla nostra deliberazione egoistica.
Se desiderate andare al di là anche della vetta del progresso spirituale, dovreste comprendere chiaramente il qui-ed-ora così com’è.

Anche se vi vantate della vostra comprensione del Dharma e siete riccamente dotati di illuminazione, anche se realizzate la Via ed illuminate la vostra mente, e quand’anche foste sul punto di entrare nel regno dell’illuminazione con uno spirito vibrante, vi manca sempre la totale libertà nella quale l’illuminazione stessa è trascesa.

Dogen Zenji - Patriarca / Riformatore dello Zen Soto Giapponese
Fonte: TRASCENDI ANCHE L'ILLUMINAZIONE


giovedì 23 dicembre 2010

Sonia Carpenet § Unione Sublime

Unione sublime

Unione Sublime, 2002, Olio su tela, 130 x 130

Unione di umano e divino. Matrimonio mistico.

"...l'artista compone i suoi quadri sotto il segno preciso dello spazio e vi opera dentro, realizzandolo. Vi intreccia, infatti, visioni, concatenazioni simboliche, prossime o lontane, che però, il più delle volte, si annullano nella luce esplosiva del Cosmos..." [G. Supino]

"... dai suoi quadri emerge subito la rappresentazione di un universo vicino e nello stesso tempo lontanissimo dal nostro: l'Universo, che vorremmo, saremmo, sapremmo; un Universo che ha le sue radici in un'arte piena di comunicazione interpersonale..." [D. Nota]

"Sonia Carpernet, attraverso le sue tele, riesce a trasmettere un'ardita interpretazione del mondo e dei molteplici aspetti naturali, in termini ritmici e di luce scandita, i cui colori si sfumano con inesausto impulso cromatico. Lavori, i suoi, pervasi di atmosfere raffinate ed eleganti, non epidermicamente piacevoli bensì sostenuti basilarmente da un soffuso senso di poetica melanconia, quasi sussurrata a fior di labbra, nonché da temi riscattati dalla profonda sincerità dell'ispirazione. [Paolo Sfogli]

 

Unione sublime - partic.

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Vedere anche:
- Sonia Carpenet - Verso una civiltà solare - La lettera dell'infinito
- Sonia Carpenet - Regina del mondo - Note biografiche
- sonia-carpenet-magia-del-fuoco

sabato 6 novembre 2010

Asclepio, Eracle, Dioniso, Mitra - I modelli pagani di Gesù Cristo


Asclepio
Tratto da:
Karlheinz Deschner,
Il gallo cantò ancora,

Storia critica della Chiesa,
Libro I,
Massari Editore, Bolsena 2006


ASCLEPIO e CRISTO
Il culto di Asclepio ebbe vasta diffusione, e le guarigioni miracolose da lui operate nel tempio di Epidauro, fin dall'inizio del V secolo a.C., erano conosciute in tutto il mondo. Il tempio era meta di pellegrinaggio come oggi è Lourdes, ma non così comodo e facilmente raggiungibile. Oltre che portentose liberazioni da tenie, pidocchi, ernie e simili, i paralitici camminavano, i ciechi riacquistavano la vista, i muti la parola e persino i calvi si allontanavano con folte chiome (ibid.). Asclepio guariva non solo i mali del corpo, ma anche quelli dell'anima. Da sempre medico e divinità guaritrice, divenne, come in seguito Gesù, un Salvatore e un Soccorritore in tutte le situazioni critiche dell'esistenza, un Redentore insomma. Sul suo altare troneggiava in lettere cubitali la parola Sotér (= Salvatore), e rimase fino ad epoca profondamente cristianizzata il rifugio soprattutto delle persone colte. Molti sostennero di averlo veduto in carne ed ossa e di essere stati testimoni oculari dei suoi benefici (1).
Non pochi miracoli compiuti da Gesù nella narrazione biblica si rifanno ad Asclepio. La straordinaria affinità dell'opera miracolosa di entrambi viene sottolineata dal teologo Carl Schneider con efficacissima sintesi: 
«Come Asclepio, Gesù guarisce tendendo o imponendo le mani, con un dito che tocca le membra inferme oppure con un altro contatto col malato. Come in Asclepio, la fede e la guarigione sono quasi sempre strettamente congiunte; talvolta vien guarito anche uno che non crede. Anch'egli, come Gesù, esige il ringraziamento della persona guarita. Un cieco guarito da Asclepio vede per prima cosa degli alberi, come un uomo miracolato da Gesù. Entrambi guariscono zoppi, muti, malati lontani, paralitici, che se ne vanno coi lettuccio in spalla; nessuno dei due fa distinzioni fra ceti sociali, fra giovani e vecchi, ricchi e poveri, uomini e donne, schiavi e liberi, amici e nemici. A tali guarigioni vanno poi aggiunte operazioni miracolose sulla natura: Asclepio, Serapide, Gesù placano le tempeste. Asclepio resuscitò sei morti, con particolari identici agli analoghi atti di Gesù in occasioni simili: la presenza di numerosi testimoni, il sospetto degli scettici che si tratti di morti apparenti, ai resuscitati viene dato del cibo. Gesù assume gli stessi titoli di Asclepio: è Medico per eccellenza, Signore sulle potenze del male, Salvatore» (2)


ERACLE e CRISTO
Quasi tutti conoscono le antiche saghe riguardanti Eracle, ma ne esiste anche una figura filosofica e una pratica religiosa, note e diffuse in Siria, in Grecia, a Roma e sul Reno ai tempi di Gesù.
Come il Gesù della Bibbia, Eracle venne perseguitato fin dalla culla e morì pronunciando le parole «È compiuto», come Gesù nel racconto di Giovanni (Jh. 19, 30), mentre la terra tremò e si spaccò e caddero le tenebre (tutti motivi ricorrenti in occasione della dipartita d'un dio, verificatisi, ad esempio, anche alla morte di Cesare) (3). E alla fine Eracle, come Romolo, Henoch e altri 4, fu innalzato al cielo per cogliere dal padre divino il premio delle proprie fatiche. Non solo, ma il diretto responsabile della sua morte, si impiccò, pentito e sconvolto, come Giuda.
La somiglianza fra il mito di Eracle e la figura di Cristo fu spesso oggetto di attenzione, ma l'esistenza di una filiazione diretta dal primo fu scoperta per la prima volta dal filologo Friedrich Pfister (5). Qui ci limiteremo a tracciare i parallelismi principali, senza prendere in considerazione la dettagliatissima analisi condotta da Pfister.

Circa la storia della sua nascita è possibile riscontrare le coincidenze che seguono:

1) Come Amfitrione, il padre umano di Eracle, vive a Micene con la vergine Alcmena, così Giuseppe, il padre umano di Gesù, vive a Nazareth con la vergine Maria; come Amfitrione si astiene da Alcmena fino alla divina concezione, così fa anche Giuseppe.

2) Come Amfitrione migra da Micene a Tebe insieme ad Alcmena, così Giuseppe trasmigra con Maria da Nazareth a Betlemme;

3) Come Eracle non viene messo al mondo nel luogo di residenza di Amfitrione, Micene, ma a Tebe alla fine del suo viaggio, allo stesso modo Gesù non viene generato a Nazareth, residenza di Giuseppe, ma a Betlemme, meta del suo viaggio.

4) Come Eracle viene chiamato talvolta «l'Argivo» per il luogo d'origine del padre, così Gesù viene talora chiamato «il Nazareno», per la patria d'origine di Giuseppe.
Intorno agli eventi della sua giovinezza si possono rintracciare le analogie seguenti:
1) Come Era apprende da Zeus che il rampollo della sua schiatta diverrà re, sì ch'ella lo perseguita, così Erode apprende dai Magi della nascita di un re e perseguita il nuovo nato.
2) Come Eracle, a causa della paura della madre, viene esposto e quindi ripreso, così Gesù viene condotto in Egitto e poi riportato indietro a causa dei timori dei genitori.
3) Come Eracle prima dell'inizio della sua attività pubblica si reca in solitudine, così fa anche Gesù;
4) Come Eracle cade nelle tentazioni, la stessa cosa accade a Gesù. Come ad Eracle vengono mostrati dalla cima di una montagna i domìni del re e del tiranno, così Gesù viene condotto dal tentatore sulla cima d'un monte e vede tutti i regni della terra. E come Eracle, anche Gesù supera la tentazione.


E anche l'attività della loro vita di adulti presenta analogie sorprendenti:
1) Eracle obbedisce agli ordini del padre divino, come Gesù; e come Eracle vede confermata la sua missione dall'Oracolo, così Gesù dalla bocca del Profeta:
2) Eracle e Gesù lasciano entrambi il padre e la madre.
3) Come per Eracle, anche per Gesù il cammino dell'esistenza è una vita costellata di sofferenze.
4) Eracle cammina sulle acque, ascende in cielo, viene chiamato redentore e benefattore dell'umanità, esattamente come Gesù.
5) Se per Eracle l'impresa più grande è il superamento della morte, la medesima cosa vale anche per Gesù.
Il ritratto filosofico di Eracle venne delineato già nel V secolo a.C. e via via arricchito e idealizzato dai cinici e dagli stoici: sappiamo che già intorno al 500 a.C. Eracle, il figlio di Dio, viene invocato quale intermediario degli uomini presso la divinità. E all'epoca di Gesù esiste una religione di Eracle, che costituisce il più sublime modello etico per le personalità più eminenti, diventando l'ideale del saggio e del salvatore del mondo.
Soprattutto nelle due tragedie di Seneca, Hercules furens e Hercules Oetaeus, che ne riflettono l'immagine tradizionale, Eracle viene indicato come il grande Benefattore, il Pacificatore dell'umanità intera e specialmente il Redentore del mondo e l'autentico Figlio di Dio, il «Salvatore del mondo». Egli reca la salvezza persino nel mondo sotterraneo, vincendo le forze demoniache: «L'orrida morte è spezzata; Tu hai vinto il Regno della Morte». Innalzato dal divino Padre per le sue azioni, a lui raccomanda morendo il proprio spirito: «Accogli, ti prego, il mio spirito fra gli astri... Ecco, il Padre mi chiama e apre il cielo. Vengo, Padre mio, vengo». Nel Vangelo di Luca leggiamo: «Allora Gesù gridò: "Padre, nelle tue mani raccomando lo spirito mio"» (Lc. 23, 46).
Particolarmente sorprendenti appaiono le corrispondenze fra la religione di Eracle e il Vangelo di Giovanni che, essendo il Vangelo canonico più recente, contiene più degli altri un patrimonio concettuale pagano, come dimostreremo più avanti anche in relazione alla religione di Dioniso.
Nei tre Vangeli più antichi il discepolo prediletto non è ai piedi della croce, e nemmeno la madre di Gesù: le donne osservano «da lontano».
In Luca leggiamo: «Tutti (!) i suoi conoscenti stavano lontani» (6). In aperto contrasto con questo racconto, nel Vangelo di Giovanni il discepolo prediletto e la madre di Gesù si trovano sotto la croce, come alla morte di Eracle sono presenti la madre e il discepolo prediletto Hyllos!
E non basta. La voce di Eracle che sale in cielo suona: «...non piangere, o madre ... ormai, io vado in cielo»; in Giovanni il Cristo risorto dice: «Donna, perché piangi? ... Io ritorno dal Padre mio» (Jh. 20, 15 sgg.). E il Cristo di Giovanni spira pronunciando le stesse parole di Eracle: «È compiuto». E ben prima dell'Eroe del Quarto Vangelo, Eracle aveva la denominazione di «Logos», e nella religione di Eracle si recitava: «Perché il Logos è qui non per nuocere o per punire, ma per salvare», che corrisponde alle parole di Giovanni: «Perché Dio non ha inviato il figlio per giudicare il mondo, bensì affinché sia salvato per opera sua» (Schneider, Geistesgeschichte 1, 142).
Centotrentacinque anni prima che Pfister dimostrasse scientificamente la dipendenza della figura evangelica di Gesù da una biografia cinico-stoica di Eracle, in uno di quegli Inni geniali, per lungo tempo considerati documento di uno spirito ottenebrato, Hölderlin definì Cristo «fratello di Eracle». Hölderlin colse in modo visionario e fantastico anche il rapporto fra il mito di Dioniso e quello di Gesù, come del resto faranno anche Schelling e Nietzsche (7).

DIONISO e CRISTO
Dioniso - si ricordi la discendenza del Cristo biblico - è figlio di Zeus e di una donna mortale: la madre Semele, durante la gravidanza, fu entusiasta dell'evento, come Maria in Luca. E come la gioia di Semele si trasmise agli altri così anche quella di Maria (8).
Dioniso fu un apportatore di gioia, ma anche un dio che soffre, muore e risorge dalla morte: a Delfi veniva additata persino la sua tomba (9).
La religione dionisiaca fu diffusa dapprima nel mondo mediterraneo, dove già a partire dall'VIII secolo a.C. ebbe grande rilevanza in Grecia (10).
In tutte le più importanti città elleniche furono innalzati in suo onore numerosi templi; ma anche a Roma, già nel 186 a.C., contava settemila seguaci (11). Divenne la divinità preferita del mondo antico: dall'Asia alla Spagna fu adorato con feste e processioni sfarzose, durante le quali il suo simulacro veniva portato in giro su un crivello (anche altri dei, molti secoli prima di Cristo, venivano collocati in cesti sacri simili a quello - il lichnon - per esempio Zeus ed Ermes (12), rappresentati in fasce distesi su una greppia.
Ma l'entusiasmo per Dioniso era particolarmente sentito e abbracciava tutti i ceti sociali, a differenza di altri misteri. All'inizio del V secolo Nonno di Panopolis scrisse un poema in 28 libri in onore del dio, il componimento epico più ampio dell'antichità. Ben presto il suo nome divenne tanto popolare, che, come dice il Wilamowitz, nemmeno i vescovi si vergognarono di portarlo (13).
Anche l'autore del Quarto vangelo è stato influenzato dalla figura di Dioniso.
Come il Cristo giovanneo, qualche secolo prima Dioniso era stato medico, Figlio di Dio in forma umana, Dio che muore e risorge, Dio dello «Spirito», della Profezia; come il Vangelo di Giovanni, il culto di Dioniso conosceva già la «Purificazione», la trasformazione del dolore in gioia (Jh. 15, 2; 16, 20 sgg.).
Come il Cristo del Vangelo giovanneo, già Dioniso era strettamente collegato al vino: Oineo di Etolia pare sia stato il primo a ottenere dal dio la vite, divenendo il creatore della viticoltura etolica. Uno dei titoli più noti di Dioniso, «la Vite», venne da Giovanni attribuito a Cristo, «la Vera Vite» (in un altro scritto cristiano del principio del II secolo egli è definito «la santa Vite di Davide») (14). In una diffusa rappresentazione antica su terracotta, Dioniso bambino appare nell'atto di nascere da una vite. E nel Medioevo, Cristo viene rappresentato appeso a un tralcio, come mostra un'efficace raffigurazione sul portale della Chiesa del castello di Valere, Sitten (Svizzera).
Anche per altri aspetti sono rilevanti gli influssi dell'arte dionisiaca; la vite è collegata strettamente a entrambe le divinità, Dioniso bambino è disteso dentro un cesto sacro come il Gesù bambino nella mangiatoia, esiste un Dioniso barbato e uno imberbe come esiste un Cristo con la barba e uno senza (15). Anche il miracolo delle Nozze di Cana, la trasformazione dell'acqua in vino, era già stato compiuto da Dioniso, come testimonia Euripide (ca. 480-406 a.C.) nella descrizione dei misteri bacchici nella tragedia Le Baccanti, e fu quindi attribuito anche a Gesù (16). Il villaggio di Cana, secondo Giovanni uno dei centri dell'attività pubblica di Gesù in Galilea, stranamente non viene neppure menzionato negli altri tre Vangeli più antichi.
Il Vangelo di Giovanni trae l'espressione per la Comunione: «Chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue» (Jh. 6, 53) dal culto di Dioniso; essa non si trova né in Paolo né in Gesù, ma è nella religione dionisiaca che il dio penetra nel corpo dei suoi adoratori (Eurip., Bacch. 300 sg.). Nel mito di Dioniso i Titani fanno a pezzi il fanciullo divino e ne divorano le membra; e nel tumulto orgiastico del suo culto le Menadi lacerano e mangiano carne cruda (omofagia), per raggiungere l'immortalità in una comunione sacramentale col dio.
In realtà, il Sacramento aveva un significato per la vita anteriore alla morte, ma la sua vera efficacia doveva manifestarsi solo dopo la morte: le medesime concezioni ricompariranno poi nella comunione cristiana. E c'è ancora un elemento in comune piuttosto importante: come il Prometeo Incatenato nel Caucaso, Licurgo e Marsia, anche Dioniso appartiene alla categoria degli dèi crocifissi; consta che le comunità seguaci di Dioniso, già molto prima dell'era volgare, venerassero il dio crocifisso, sopra una tavola d'altare con ampolle di vino. Secondo il teologo Hermann Raschke, la crocifissione di Gesù non sarebbe che una forma evolutiva della crocifissione di Dioniso. Per quanto tale ipotesi possa essere confutabile, vale tuttavia la pena di riassumere la posizione del Raschke:
«Dioniso a cavallo di un asino - nella religione dionisiaca l'asino è l'animale simbolo della pace - Dioniso in nave, Signore del mare, Dioniso e i fichi disseccati, Dioniso e la vite, la gogna e la sofferenza del dio, Dioniso la cui carne viene mangiata e il cui sangue viene bevuto, e ancora l'Orfeo bacchico sulla croce, sono sufficienti queste rapide indicazioni per riconoscere che il contenuto mitico del Vangelo è interamente percorso da motivi dionisiaci» (18).

MITRA e CRISTO
Mitra, il dio della Luce celeste, è una personificazione del Sole. Il suo culto, originario della Persia e dell'India, nel III secolo a.C. era già diffuso in Egitto. Quasi contemporaneamente al Cristianesimo, penetrò poi nell'Impero Romano, facendo numerosi proseliti con grande rapidità soprattutto fra i soldati, i mercanti e gli schiavi, estendendosi in Nord Africa, in Spagna, in Gallia, in Germania e persino in Britannia. Il punto di irraggiamento della religione di Mitra fu la Cilicia, patria di Paolo, dov'era penetrata quasi cent'anni prima di lui. Gli studiosi hanno accertato tutta una serie di corrispondenze fra la sua predicazione e i culti mitraici.
Mitra discese dal cielo e si racconta che alla sua nascita fu adorato dai pastori, che gli recarono in dono le primizie dei greggi e dei frutti della terra. In seguito ascese in cielo, venne posto sul trono accanto al dio del Sole, cioè, divenne partecipe della sua onnipotenza, e infine fu parte di una Trinità. Si credeva, inoltre, che un giorno sarebbe tornato a suscitare e a giudicare i morti (19).
Mitra era il demiurgo fra cielo e terra, fra dio e l'umanità: era l'Uomo-dio, il Redentore del mondo e il Salvatore. Era anche «colui che nacque dalla pietra» (20), come Cristo, a sua volta definito «la Pietra» (19), concomitanza già notata dai più antichi apologeti della Chiesa (Just. Tryph. 70, 1 sgg.; 78, 15), e come Pietro, sempre accostato all'immagine del gallo e delle chiavi, entrambi simboli del dio del Sole.
Il giorno consacrato al dio del Sole era il dies solis (ted. Sonntag; ingl. Sunday), celebrato in modo particolare nel culto di Mitra come primo giorno della settimana, e in seguito definito «il giorno del Signore» (dies dominica) dai cristiani, per i quali in origine tutti i giorni della settimana erano egualmente dedicati al Signore. Intorno alla metà del III secolo, Origene insisteva sul fatto che per il perfetto cristiano tutti i giorni sarebbero dovuti essere giorni del Signore. E ancora nel IV secolo, nel Cristianesimo la domenica non conosceva la cessazione dell'attività lavorativa, nemmeno nei monasteri di più stretta osservanza: la Domenica fu introdotta da Costantino con una legge del 321.
Per approfondire Mitra ved.:
- culto-di-mitra

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Non c'è dubbio che il destino del Cristo biblico, insieme a un'ampia rielaborazione e utilizzazione di «profezie» veterotestamentarie, venne plasmato soprattutto sul modello delle divinità redentrici ellenistiche Asclepio, Eracle, Dioniso e Mitra. Cristo, figlio di Dio, come già tutti quelli che lo avevano preceduto, discende dal cielo, guarisce, aiuta, soffre, muore e risorge dopo tre giorni.

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Note:  Non le ho inserite perché poco utilizzabili. Chi fosse interessato può trovarle nei link indicati sotto le Fonti.


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Fonti:
- http://apocalisselaica.net/
- Karlheinz_Deschner
- Deschner K., Il gallo cantò ancora-Storia critica della Chiesa
- Massari Editore

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Osservazioni:
I dati raccolti da Deschner e i confronti sono molto utili. Le conclusioni nei confronti della Chiesa sono, solo in parte, condivisibili. Le interpretazioni delle analogie possono essere varie. Per esempio le analogie fra i vari "Salvatori" non è detto che si debbano leggere solo come manipolazioni  operate dalla chiesa per fini non nobili, ma per il fatto stesso che si riscontrano in un arco di tempo molto ampio e molto prima della nascita della chiesa, vuol dire che rispondono ad una esigenza umana che, si può dire, sia sempre esistita. Ogni essere, ogni uomo-dio, sintetizza in sé aspetti di esseri che l'hanno preceduto. E Gesù Cristo lo dice esplicitamente: "Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento" (Matteo 5, 17). Quindi Gesù Cristo si può vedere come la sintesi dei Salvatori che sono venuti prima di Lui. E, si può ipotizzare (facilmente) che, altri ne verranno in futuro e saranno anche loro la sintesi di quelli precedenti.
Molti sono stati i Salvatori del mondo, che presentano analogie con il Cristo e che qui non vengono esaminati  (es. Osiride, che comparve per la prima volta a Busiris, dove prese il posto del dio-pastore Andjeti assimilandone tutti gli attributi, e che morì e resuscitò) e molti, è intuibile, ce ne saranno. Forse non si creeranno più tante chiese, ma si dovrà cercare di rispondere alle esigenze di spiegazioni  "religioso-scientifiche" che stanno sviluppandosi nell'umanità.

Link:
- Chi è, cos'è il CRISTO

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martedì 26 ottobre 2010

L'arte

L'Arte unificherà l'umanità intera.
L'Arte è una e indivisibile.
L'Arte è la manifestazione della Sintesi futura.
Le porte della "fonte sacra" devono aprirsi a tutti.
Allora molti cuori, con amore rinnovato,
saranno pervasi dalla luce dell'Arte.
Rendete l'Arte Accessibile ad ogni uomo,
essa gli appartiene.
Noi non dovremmo abbellire ed ornare
solo i nostri musei e le biblioteche,
le università e i teatri,
ma anche le prigioni. 
Allora non ci sarà più bisogno di alcuna prigione.
Quest'idea, che oggi appartiene al museo e alla scena,
deve penetrare nella vita quotidiana.
Il segno della Bellezza aprirà le Sacre Porte.

Nicholas Roerich

And we open

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Immagine
N. Roerich, And we open the Gates, 1922

sabato 11 settembre 2010

Futurama [1]

Astronomy Photographer: Rogelio Andreo, Deep Space Winner, Astronomy Photographer of the Year

Oggi comincio una nuova serie di post. La chiamerò "Futurama". Uno sguardo Panoramico nel Futuro. L'avevo in mente da tanto. Adesso mi sono deciso. Bisogna costruire il futuro. Parlare del futuro, immaginare il futuro contribuisce a crearlo. Quindi elencherò delle cose che sono sicuro si realizzeranno, altre che spero si realizzino, altre ancora che sono solo previsioni e, infine… cose che sono solo sogni... Vi ricordate alcune cose che desideravate da piccoli e poi si sono realizzate?
Perché non contribuite anche voi elencando alcune delle vostre speranze per il futuro?

Riporto il post di alcuni giorni fa che mi sembra collegato al tema.

Voi siete il vostro desiderio stimolante e recondito
Il vostro desiderio è la vostra volontà
La vostra volontà è la vostra azione
La vostra azione è il vostro destino

BRIHADARANYAKA UPANISHAD IV - 4, 5

.:.

Nel Futuro:

  1. Il bagno si farà tutti nudi. Nello yoga lo si fa già… Lo-yoga-si-mette-a-nudo
  2. Non si uccideranno più gli animali per mangiarli. La diffusione sarà controllata con la selezione e la sterilizzazione.
  3. Non ci sarà più la caccia.
  4. Non ci sarà più la corrida.
  5. Non ci sarà più il proibizionismo della droga e della prostituzione ma verranno gestiti come tutti gli altri "vizi" umani: fumo, alcol, ecc., di conseguenza diminuirà di molto la criminalità.
  6. Si svilupperanno gli sport mentali e psichici.
  7. Ci sarà una sola Religione mondiale basata sulla sintesi dei Principi più eterni e universali.
  8. Si scopriranno altre fronti energetiche non inquinanti.
  9. I mezzi di trasporto saranno silenziosi e puliti.
  10. L'istruzione, la conoscenza sarà diffusa in tutto il mondo.
  11. Nei Parlamenti si parlerà di problemi reali e si deciderà all'unanimità.
  12. I Governi saranno composti da persone illuminate che governeranno per il maggior bene per il maggior numero di persone.
  13. Gli Stati tenderanno a federarsi a livello continentale e planetario.
  14. Gli ospedali saranno dei centri di salute preventiva.
  15. Le malattie diminuiranno, la salute migliorerà e la vita si allungherà.
  16. Saranno previsti dei luoghi speciali dove nascere e dove morire serenamente.
  17. Le lingue tenderanno a diminuire e si andrà verso una lingua e una cultura planetaria.
  18. Le guerre (barbare) con le armi spariranno e le battaglie si sposteranno sul piano mentale-dialettico (si uccideranno le idee, non gli uomini).
  19. Parole di Saggezza Eterna saranno scritte su tutti i muri e si vedranno su tutti gli schermi.

Immagine:
Orion Deep Wide Field, Rogelio Bernal Andreo California, US, 10 June 2010. A panorama of a section of the constellation of Orion, including the three famous stars of the belt, the Horsehead nebula and the Orion nebula. Winner of the deep space prize of  Astronomy-photographer-of-the-year by Royal Observatory of Greenwich.

Fonte:
http://www.nmm.ac.uk/visit/exhibitions/astronomy-photographer-of-the-year/

domenica 5 settembre 2010

ETICA Vivente 2000 [A] Forma Energia Vita

Parole di Sergio
(Appunti dai Seminari 2000 [A] a cura di Paola Costanza)

Tutto è energia, senza farci distogliere dalla forma.
Dio geometrizza, ha creato forme collegate tra loro da punti di energia.
La creazione non è un fatto compiuto e finito ma è in atto: quando espira è la materia, quando inspira è la morte, è il ritrarsi.

Riprodurre nella nostra vita il sistema solare.
Vivere in senso etico cioè finalizzato, comprendere perché mi sposto in una direzione o in un’altra.
Attivare un chakra significa attivare la volontà e prendere contatto con il proposito divino.
Avere una visione ampia, ad ampio respiro.
Processo di decondizionamento e di disidentificazione.

Guardare il mondo con occhi nuovi e continuare a vivere con i vecchi modelli: risponde ad un’esigenza della nostra coscienza.
Nell’esperienza superare i nostri limiti.

Il corpo astrale non esiste: è un invenzione dell’uomo. Controllare il corpo astrale.
Coerenza: massima importanza al futuro e scarsa al passato (passaggio dal 6° al 7° raggio).
Chiarezza interiore.

Leggi che operano:

Nel Piano Fisico Legge di economia
Nel Piano Psico-affettivo Legge di attrazione (affinità elettive)
Nel Piano Spirituale Legge di sintesi (portare all’Uno)

Rispettandole si vive in senso etico.

E’ il nuovo pensiero del mondo che farà nascere il nuovo mondo.
La persona che non ha energia non è in contatto con l’anima.
Non lasciarti scippare del tuo tempo e delle tue energie dalle vecchie abitudini e dagli altri.
Mettere la guida della propria vita in mano al proprio Sé .

venerdì 11 giugno 2010

ETICA Vivente 1991-93 [A] Intenzionalità Anima

Parole di Sergio
(Appunti dai Seminari 1991-93 [A] a cura di Resalvato)



Concentrazione puntiforme della coscienza di gruppo; completa e assoluta convergenza anche nell’estroversione della vita quotidiana. Focalizzarsi sul Compito. Uso della mente per la creazione della N. E.
Ciò che conta è la focalizzazione dell’attenzione sul proposito, sull’obiettivo comune.
Intenzionalità: Spostare l’attenzione, l’interesse, dal mondo esterno a quello interno, da quello concreto a quello sottile, da quello inferiore a quello superiore, da quello visibile a quello invisibile. Non mescolarli: viverli come due binari, separati. Continuare la vita della personalità, costruendo la vita dello spirito, senza che siano in contrapposizione.
Distinguere fra personalità e anima: la personalità non è detto che esprima sempre l’anima.

Utilizzare l’afflusso energetico non per la personalità ma per e nel Servizio.

Il compito di Servizio può essere duplice, triplice (punti magnetici):
1) Costruire se stessi;
2) contribuire alla costruzione di un Gruppo;
3) occuparsi di una iniziativa (attività esterna).
Tutto questo attraverso la meditazione, la condivisione (individuale e di gruppo).

Dare la propria energia a favore di “chi sta servendo il mondo”.
La vita della personalità e quella dello Spirito hanno due direzioni opposte, non conciliabili. “Dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio.”

Chi è che fa crescere la coscienza? E’ l’anima non la personalità. E’ la nostra coscienza che produce gli eventi. E’ la nostra anima che ci ha portato qua.

Nell’Aspirante permane un dualismo fra anima e personalità. Nel Discepolo si raggiunge un certo equilibrio tra interno ed esterno.
L’energia, a livello della personalità va guidata; a livello dell’anima va affidata.
Differenza tra attivismo e attrazione: mettere i poli nella massima tensione, contenerla e quindi coniugare i due estremi in un terzo elemento che li contenga entrambi (sintesi).
L’integrazione della personalità è il coordinamento di tre energie diverse: fisica, emotiva, mentale.

Bisogna evitare di lasciare il campo sguarnito. Non lasciare un vuoto che può essere riempito da energie disarmoniche e disgregatrici.
Comunicazioni utili al fine di costruire una fratellanza spirituale.
Non lasciarsi condizionare dalle abitudini.
I rapporti di coppia, familiari, sono ostacolanti per la coscienza di gruppo.
Tenersi saldi e procedere.
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