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domenica 19 giugno 2011

Le vie del Sé



“Per prima cosa tutti voi non dovete credere a nulla,
e secondo non dovete fare nulla che non comprendete”
(Georges I. Gurdjieff)


C’è veramente bisogno di imparare le vie del Sé, di diventare sempre più intimi con i pensieri del cuore, di allenare la mente a lavorare con questi pensieri. E’ necessario accentuare la positività riguardo alle nostre capacità, è necessario accrescere la nostra compassione, andare verso la tolleranza, è necessario andare verso la creatività personale e verso la manifestazione dei nostri talenti: insomma dobbiamo avere una maggiore fiducia nel futuro.

Molti pensano che la conoscenza e la saggezza porteranno molti frutti spirituali, ma l’obiettivo diventa insostenibile se non sono rafforzate e illuminate dall'amore umano. Per questo il primo apprendimento è l’amore, ma quando si impara tramite cognizioni, queste ci rendono amabili e seducenti poiché aiutano l’esibizione della personalità e dell’intelligenza, ma la persona diventa sterile e fredda, poiché è priva dell’amore che trasforma l’erudizione in comprensione.

Nella cultura cinese vi è il simbolo taoista dello Yin e Yang, in cui il cerchio è diviso in una parte nera che ha un punto bianco al suo centro e una parte nera che ha un punto bianco: questo simbolo afferma che è vero che si distingue il nero dal bianco, ma la realtà è frutto di quell’equilibrio. Così dovremmo vedere la parte oscura di noi stessi, cioè la parte che percepiamo come la più miserabile.

E’ invece molto più diffusa l’immagine di una guerra tra i guerrieri della luce e i guerrieri dell’oscurità: è invece nella corretta interpretazione del simbolo taoista che dovremmo fare il riequilibrio tra i due aspetti. E’ in questo riequilibrio che va inquadrato il lavoro da compiere sul sé ombra. E’ assolutamente impossibile negare l’aspetto predatore dell’animo umano, come è impossibile negare di poter provare gelosia, cupidigia, invidia odio e vendetta e tutti gli altri difetti e vizi, ma sappiamo anche che noi siamo tutt’altro e molto di più.

Nel lavoro sul riequilibrio tra le tendenze più infime a cui può giungere l’animi umano, perciò dagli abissi interiori fino alle vette delle aspirazioni più nobili è stato collocato il lavoro che l’uomo, sommo artigiano dell’architetto celeste, deve saper compiere su se stesso. E’ davvero una grande conquista vedere il lato oscuro del sé come una risorsa e non come un difetto, e sentire che abbiamo un cuore potente e coraggioso, perciò sentirsi come un leone che è capace di dominare. Questo è il passaggio che gli sciamani chiamano la scelta dell’animale totem a cui assomigliare, poiché dobbiamo scegliere se diventare il cacciatore-totem oppure il predatore assassino.

L’animale totem può muoversi furtivamente nei sogni e tornare indietro per riferire le notizie di altri mondi e di altre dimensioni, così può aiutarci nella nostra ricerca di verità. E allora tutti gli aspetti del nostro sé ombra non appaiono poi così sudici o disgustosi se usiamo il potenziale creativo ed evolutivo delle nostre tendenze interiori, e se li vediamo come aiutanti nella nostra ricerca.

I lati oscuri come quelli luminosi sono influenzati non dalla natura dell’essere, ma dalle emozioni che li alimentano, per questo va raffinato il livello delle emozioni facendo chiarezza sul miscuglio di emozioni che offusca e opprime la nostra mente. Per questo dovremmo egualmente raffinare i nostri desideri fisici e il nostro desiderio di ricerca della conoscenza. In questo modo passiamo dal regno del dualismo yin e yang al ritmo dell’armonioso fluire dell’energia che circola liberamente in tutti i nostri chakra.

Finché non c’è il riequilibrio dei nostri lati oscuri con quelli luminosi vedremo le persone come catalizzatori negativi o positivi, infatti vedremo bianco o nero a seconda delle proiezioni che faremo sul mondo esterno e sulle persone, che è il modo indiretto di lanciare fuori il nostro lato luminoso e oscuro. Dobbiamo vedere in modo positivo anche quei momenti di buio in cui pensiamo che non possiamo farcela, perché nel momento vediamo che c’è un cattivo atteggiamento nel modo in cui siamo coinvolti, quindi abbiamo l’opportunità di migliorarlo.

Osserviamo quei pensieri e quei meccanismi che sono alla base dei pensieri, osserviamo i commenti che facciamo riguardo a quel tipo di pensieri, poiché spesso vi sono giudizi che vengono emessi sulla qualità del pensiero. Scopriremo che possono esistere delle voci che devono essere messe in un archivio segreto della memoria più profonda, ma queste voci non devono rimanere confuse con le voci che ci parlano tramite il sogno e tramite la riflessione.

In un archivio segreto e inaccessibile vanno rinchiuse le voci che parlano con parole che non sono le nostre, cioè tutte le voci dei genitori, dei guardiani e dei censori, dei profeti e delle autorità esteriori, perché l’unica voce che dobbiamo ascoltare, quando facciamo il riequilibrio interiore è una presenza interiore amorevole e compassionevole. Ma le vie dell’amore sono difficili, per cui spesso sono usate le forme del trauma per richiamare alla coscienza gli elementi che ci indeboliscono in modo che il dolore diventa un fissativo che rafforza l’attenzione su quello che ci distorce e confonde.

L’equilibrio del sé richiede il coraggio di superare sfide molto dolorose, ma nulla possiamo fare se non siamo innamorati di noi stessi, poiché è necessario innamorarci di noi stessi per poter vedere con compassione all'alternarsi di luce e di ombre che sono nelle eclissi del bene e del male presenti nel carattere di tutti. Un sé che è squilibrato produce un blocco energetico e quindi un tipo di energia che funziona come catalizzatore per il tipo di lezione di cui l’entità ha bisogno per apprendere la lezione che è necessaria allo sblocco e quindi all'evoluzione.

L’evoluzione interiore del sé si compie tramite tutte le lezioni che vengono imparate, ma questo non ha nulla a che vedere con la precisione con cui si eseguono i compiti o con il livello di miglioramento di questa precisione. Il miglioramento è nell’essere dell’entità, nel modo in cui essa reagisce, nella libertà e nella spontaneità con cui offre il suo amore, nella cura che dedica a coloro che pensa, nelle cose con cui occupa la sua mente, e negli ideali e nei sogni che gli stanno a cuore: il miglioramento dell’essere è nella capacità di creare luoghi di luce a cui può spingere il suo spirito.

Questo è il motivo per cui scrivono che l’equilibrio non giunge per coloro che si illudono di dirigere con abilità e con precisione la loro vita ma giunge per chi sa amare profondamente. Per questo motivo nessun equilibrio e nessuna saggezza viene dal pensare di avere come unico fine l’equilibrio stesso, poiché nessuno conosce se stesso fino in fondo, in quanto il sé è sempre cieco. Ricercare l’equilibrio è il fine, ma può nascondere l’insidia nell’orgoglio di credere di possedere la saggezza, perciò diventa l’arroganza del possesso delle verità assolute.

Siamo parte dell’energia, siamo un aspetto della consapevolezza, noi siamo un magma incandescente che si raffredda perdendosi nelle false concezioni del mondo che ci privano della nostra potenza. Per questo le nostre azioni possono perdere la loro efficacia e possiamo divenire dei continenti sconosciuti a noi stessi se crediamo di conoscere ciò che possiamo diventare. Ricordiamoci che siamo la scintilla di una luce più grande, che è molto più grande di quanto si possa percepire e che è in continuo miglioramento, poiché siamo in una realtà che è in espansione.

L’uomo teme di guarire dalla dualità, poiché vede l’evoluzione che è una via infinita come un percorso che richiede lo sforzo della volontà e l’esercizio di crescenti competenze, perciò l’uomo teme il suo risveglio, poiché non ama sottoporsi alla disciplina. Dobbiamo sapere che l’uomo muore solo quando gli diventa impossibile di poter lavorare al suo raffinamento, perciò solo l’amore per il nostro raffinamento ci deve dare la gioia di continuare.

L’uomo non deve sentirsi imperfetto e indegno perché il peccato non esiste, infatti l’uomo pecca solo quando non riesce a destarsi dal sonno, perciò non può colpire il suo bersaglio. L’uomo vive addormentato nei suoi sensi offuscati, per questo dobbiamo ricordare che è l’amore per questo lavoro che ci offre la gioia di fare. L’uomo deve migliorarsi perché ama farlo e perché deve sentire nel cuore, nella mente e nello spirito l’amore di essere il fiume armonioso che scorre verso l’oceano.

Buona erranza
Sharatan

Fonte: http://lacompagniadeglierranti.blogspot.com/2011/06/le-vie-del-se.html

giovedì 19 agosto 2010

How to be alone

Atmosfera dolce, intimistica, gradevole, originale. Propone una visione della vita - da soli - fuori dai soliti clichés. Proposto da una giovane donna, mostra la forte differenza di vissuti, su un tipo di vita, una volta causa di sofferenza per le precedenti generazioni femminili. E' da sottolineare la ricerca di modi positivi di vivere, che potrebbero essere benissimo adottati anche da persone sole alla fine della loro vita di lavoro.
Per i giovani e per chi lavora, può essere uno stimolo a trovare momenti con se stessi da vivere in serenità.
Se non conoscete l'inglese non preoccupatevi, il significato è abbastanza evidente.

Grazie Alma di avermi suggerito questo video.

martedì 17 agosto 2010

Aforismi Diacronici (40-49)

40. Che tutti possano essere aiutati ad aiutare.
Che tutti possano essere aiutati a superare le paure.

41. È preferibile dire “Migliore” piuttosto che “Perfetto” che da la sensazione di qualcosa di definitivo e di statico. La perfezione non è altro che un continuo perfezionamento, un continuo miglioramento.

42. Avere troppo tempo a disposizione per fare qualcosa può dare l’illusione di fare una cosa perfetta. Ciò comporta l’illusione di poter “essere” perfetti.

43. Ogni illusione tende a portare delusione. Da dove vengono i nostri desideri? Molti dei nostri desideri sono illusori, cioè non sono proprio nostri ma derivano dalla nostra cultura, dalla nostra famiglia, da desideri ancestrali, dalla pubblicità… Se verificassimo l’origine dei nostri desideri potremmo scoprire che non sono nostri.

44. Sostituire l’influsso socioculturale con l’influsso dell’anima.
Come si fa?
Con lo Studio, la Meditazione e il Servizio.

45. Rendiamoci conto della tendenza a ripetere gli stessi errori, sia individualmente che collettivamente.

46. Delle volte abbiamo della rabbia interna (inconscia) che cerchiamo di scaricare su persone che non c’entrano niente!

47. Le persone nevrotiche vanno capite, se possibile aiutate, ma non seguite…

48. Andy Warhol diceva che nel futuro ognuno avrebbe avuto un quarto d’ora di celebrità. Un giornalista ha detto che oggi, se vali qualcosa lo puoi dimostrare creando un blog su internet. Adesso ognuno ha la possibilità di potersi esprimere, di diventare “famoso” con internet. Sembra che la profezia di Warhol si sia avverata.

49. Spesso quello che cerchiamo – fuori di noi - è ciò che dobbiamo sviluppare in noi stessi, ciò che dobbiamo imparare a dare.

mercoledì 4 agosto 2010

Retti Rapporti Umani

Mentre cercavo di rispondere a dei commenti (Alma: Ah! I problemi del vicinato…; Anonimo Anarchico: Dar barcone de piazza Venezia…; Ines: …una ragazza uccisa dal fidanzato…; che qui ringrazio), mi sono reso conto che avevano qualcosa in comune: i rapporti fra gli esseri umani. Il tono dei miei pensieri è diventato serio. Questo argomento pesa sul mio cuore. E' un tema fondamentale per me e per l'umanità. Forse, il senso stesso di ciò che faccio, che sono e di questo blog, si può ricondurre a questo. E un apparente senso di impotenza, di inutilità mi sovrasta. Serve a qualcosa scrivere? Con le storielle "Tragicom" cerco proprio di sdrammatizzare le difficoltà dei rapporti, della vita che altrimenti sarebbero opprimenti e irrisolvibili. Autoironia, umorismo, comprensione (studio, meditazione, condivisione), azioni impersonali possono aiutare. Creare retti rapporti umani è considerata (da molti Saggi) la base su cui costruire il futuro dell'umanità. Da dove cominciare o continuare? Da noi stessi. I retti rapporti partono e ritornano in noi stessi. Conosci, possiedi, trasforma te stesso, il motto della psicosintesi è antico quanto l'umanità e ancora sempre più valido. Significa che quando decidiamo qualcosa, quando rispondiamo a qualcuno, quando stiamo con noi stessi, cerchiamo di stare al "centro", di non farci prendere e guidare da tutti gli innumerevoli stimoli, impulsi, desideri che si agitano, si alternano in noi, spesso senza che ne siamo consapevoli. Immagine positiva:  vediamo noi stessi come un'orchestra. Il nostro Io è il direttore, i musicisti sono le varie parti (subpersonalità), la musica (azione creativa nel mondo) possiamo scriverla noi stessi o eseguire quella di un altro (grandi uomini), l'ispirazione viene dal Sé transpersonale, la finalità è l'ARMONIA, in noi e fuori di noi. L'Armonia è una ottima guida, da il senso dell'unità nella diversità. Di poter essere se stessi e nello stesso tempo in armonia con gli altri. L'idea di Armonia può risolvere tutto. Accettare se stessi, gli altri, come si è eppure cercare di cambiare di migliorarsi, ma con un obiettivo comune.
E' un lungo per-corso, l'inizio e la fine di ogni dis-corso; è un cammino, il cammino, il sentiero, la strada su cui convergono tutte le vie…
Senza Retti Rapporti Umani non c'è futuro. Ogni film, ogni poesia, ogni romanzo, ogni musica riporta a questo. Si, forse esagero! Ma non è questo che sogniamo tutti? Ognuno a modo suo, è vero. Addossiamo le colpe agli altri, è vero. Ma, forse, se ci rendiamo conto che, in fondo, abbiamo tutti lo stesso obiettivo, potremo metterci d'accordo sui metodi per raggiungerlo insieme. Se lasciamo qualcuno fuori da questo percorso, manca una parte di noi stessi. Ma se facciamo entrare tutti indiscriminatamente ci sentiamo invasi!
Ad alcuni piace toccare gli altri, ad alcuni non piace essere toccati (Internet, per esempio, permette questo contatto-non-contatto).
Isolati, ignorati o invasi?
Confermati o dis-confermati?
Amati o non-amati?
Vicini o lontani?
Uniti e divisi. Divisi ma uniti.
I retti rapporti contengono un paradosso! Legato a ciò in cui ci identifichiamo.
Lo spazio da identità: il nostro corpo, la nostra casa, la nostra città, la nostra regione, la nostra nazione, il nostro continente, il nostro pianeta, il nostro sistema solare, la nostra galassia, il nostro universo. Unico-verso per tutti noi e tutti coloro che vi abitano.
Lo Spazio accoglie e unifica tutto e tutti.
L'Infinito dirime ogni controversia, ridimensione ogni pretesa, appiana ogni problema, allarga ogni nostro respiro, ogni nostro pensiero, ammorbidisce ogni atteggiamento, amplia ed eleva la nostra coscienza, purifica ogni cosa, sana ogni male.
L'Infinito non ha inizio né fine.
L'infinito siamo Noi. 
P.S.
Ringrazio tutti coloro che interagiscono con questo blog (visitatori veloci, lettori attenti, commentatori anonimi e con nome, autori di post, articoli, foto, artisti), Alma, Paola Costanza, Ines, 1amico, Anonimo-Anarchico, Angela G., Vittorio, Piero, Nuriel, Andrea I., Andrea dc., Leili, Mariateresa  e tutti quelli con cui parlo e ho parlato di queste cose al di fuori di questo blog. Parliamone almeno, a qualcosa pensiamo, speriamo, servirà!
Ringrazio tutti coloro con cui ho parlato, coloro che ho ascoltato e coloro che mi hanno ascoltato. Con alcune, poche, persone ci siamo detti, quasi con tenerezza: perché sono così poche le persone con cui si riesce a parlare di certe cose, serenamente, costruttivamente?!
Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato, coloro che mi hanno ispirato, coloro che ho aiutato. Coloro che hanno scritto, scrivono e scriveranno…
GRAZIE, GRAZIE A TUTTI!

Ringrazio l'Inviolato, l'Assoluto, l'Essere, l'Essenza, Colui che E'… Il Logos, la Presenza…, l'Esistenza…, l'Universo, l'Infinito… 
Galassie Arp274

venerdì 25 giugno 2010

ETICA Vivente 1991-93 [B] Innocuità Autoarmonizzazione

Parole di Sergio
(Appunti dai Seminari 1991-93 [B] a cura di Resalvato)

Il Principio di Innocuità (non intenzionalità di nuocere) va applicato, per prima, nei confronti della nostra coscienza: essere se stessi.
Evitare di mentalizzare l’esperienza che va invece vissuta con l’intelligenza del Cuore. Partecipare non pensare. Incarnare le cose giuste, vere, belle. I saccenti le cose le sanno soltanto.
Centrarsi sul lavoro energetico. Formulare delle domande precise, forti e chiare per avere risposte precise, forti e chiare.
Divenire un contenitore adeguato ad accogliere le energie dall’alto.


Spostare l’uso del denaro dagli scopi della personalità a quelli della coscienza (anima).
Atteggiamenti che abbiamo verso il denaro:
- lo vogliamo con attaccamento
- lo rifiutiamo
- non lo usiamo per fini spirituali.


Schema della discesa della buona volontà:
1- Buona Volontà (Sé)
2- Volontà (resa) buona (personalità)
3- Applicazione: volontà di bene


Il Piano appare, quando ci si eleva oltre la personalità e si diventa impersonali. Quindi, solo allora, si possono contattare i livelli superiori. E’ il contatto con la personalità che blocca il contatto con i piani sottili. La realtà fenomenica sottile è molto più potente che quella fisica.
Il male può apparire come bruttezza e attacca la bellezza. Rendere belli noi stessi a tutti i livelli. Autoarmonizzazione = psicosintesi = riarmonizzarsi dentro.
Autodirigere le propria energia. Accelerare il ritmo strutturando la giornata. Stabilizzare le oscillazioni. Strutturare il proprio tempo per essere l’autodirettore della proprie energie. L’accelerazione deve essere data dal nostro pensiero. Non deve essere la situazione che ci guida: scegliere noi. Decidere noi di accelerare il nostro ritmo di cambiamento della coscienza.

O Viandante del Web

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O Viandante,
Che percorri le innumerevoli strade del Web

Fermati un attimo a ristorare le tue stanche meningi
Placa e rinfresca i tuoi pensieri arrovellati

Trova risposta alle tue ricerche

In un Posto senza Tempo
In un Tempo senza Spazio
In uno Spazio senza Luogo

Vicino ma Irraggiungibile
Piccolo eppure Grande
Noto eppure Ignorato

Questo Posto che non è un posto
Questo stato di Essere che non è una condizione

E' In Te Stesso
E'
Fuori di Te

E' Fuori e Dentro
Il Tuo Cuore

Non è Dentro
Non è Fuori

E' L'Uno
Senza Secondo

E'
.:.

 

 

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____________________
Immagini:
1 - Il Cammino di Santiago, Carol
2 - http://picfor.bildero.net/001101970/EzAz-color-rainbow-colors-ALBUM-2 cool

venerdì 18 giugno 2010

Un Monaco .:.


*

Un monaco aveva letto che una volta un eremita era solito trascrivere le parole di antichi insegnamenti su dei fogli di pergamena per poi lasciarli ad un crocicchio. Pensò quindi di imitarlo e trascrisse delle preghiere e delle frasi di saggezza su dei fogli, ornandoli con disegni e miniature.
Lasciò il primo foglio ad un incrocio, in una bella giornata di sole e lo fermò con un sasso. L'indomani tornò con un altro foglio per metterlo al solito posto e restò un po' deluso nel ritrovare quello lasciato il giorno prima, ma pensando al non-attaccamento, mise il foglio su quell’altro.
Continuò così per alcuni giorni mettendo il foglio su quelli dei giorni precedenti e appoggiandovi sopra il sasso.
Andò avanti per un po' di tempo e cominciava a dubitare del significato di ciò che faceva, finché un giorno di vento, tornando al solito crocicchio, non trovò più i fogli. Si sentì contento e mise il suo solito foglio sotto il solito sasso.
Adesso i fogli a volte restavano per molto tempo e a volte sparivano subito, ma ormai era convinto che a qualcosa servissero e, comunque, l’importante era mettere i fogli senza avere aspettative.
Venne l'autunno con le piogge e l'inverno con la neve. Costruì un piccolo tetto per riparare i fogli. Ma molti fogli li ritrovava bagnati e scoloriti dall'acqua e dalla neve portata dal vento, e allora costruì una casetta per ripararli.
Un giorno mentre si avvicinava vide uscire furtivamente uno scoiattolo dalla casetta; sorrise e pensò che l'indomani gli avrebbe portato qualcosa da mangiare.  Così fece finché lo scoiattolino non imparò e tutte le mattine si faceva trovare pronto a ricevere il pasto.
Col tempo qualche altro vispo scoiattolino si fece coraggio e si avvicinò per mangiare. Cominciarono ad avvicinarsi animali di tutti i tipi: uccelli, conigli e anche qualche capriolo. Il monaco si preoccupò perché non sapeva come fare per sfamarli tutti, sia perché aveva intravisto nei dintorni qualche volpe argentata e un gatto selvatico e anche un orso e non sapeva più cosa fare.
Lasciare tutto? Portare solo i fogli? E gli animali? Come sarebbero rimasti?
Cercò di non pensarci troppo e continuò come poteva.
Un giorno però, mentre si avvicinava per posare il nuovo foglio, vide che sotto il sasso c'era un foglio che non aveva scritto lui!
Lo prese, lo guardò stupito e lo lesse. Diceva:
“Ciò che tu ora trovi è il frutto di ciò che tu hai lasciato. Una mano amica ti ha risposto e adesso non sei più solo. Chiedi di cosa hai bisogno e io ti accontenterò”.
Il monaco ristette a pensare, lasciò il suo foglio e se ne andò.
L'indomani, oltre al foglio consueto, mise un altro foglio in cui aveva scritto:
"Amico sconosciuto, io ti ringrazio per la tua gentilezza e ti chiedo di aiutarmi a nutrire questi animali". 
E lasciò lì i fogli.
Dopo qualche giorno vicino alla casetta trovò degli animaletti che mangiavano e poco lontano qualcosa da mangiare anche per le volpi, i gatti selvatici e gli orsi.
Questa storia andò avanti per parecchio, e credo che nessuno di noi avrebbe avuto la pazienza e la perseveranza del monaco e dello sconosciuto, finché... qualche cacciatore di passaggio non si accorse della situazione e cominciò a sparare e a disperdere tutto.
Il monaco, trattenendo il dispiacere, seguitò a mettere i fogli, e un giorno, dopo che la neve aveva ricoperto ogni cosa, mentre si avvicinava al solito incrocio, vide un uomo che lo guardava nascondendosi tra gli alberi. 
Il foglio andava messo al suo posto e lui così fece.


L'uomo guardava, da debita distanza, i movimenti aggraziati del monaco, ma non si avvicinava.  Allora il monaco si sedette su un sasso in posizione di meditazione e aspettò.
L'uomo stava a guardare e cercava di capire. Quindi lentamente si avvicinò fino a che il monaco aprì gli occhi e gli disse:
"Chi sei tu? Cosa cerchi?"
L'uomo si fermò, e si capiva che era un cacciatore perché era armato.
Poi fattosi coraggio si avvicinò e chiese:
"E tu chi sei? Cosa fai qui?"
Il monaco sorridendo disse:
"Io sono un monaco, sono tuo amico e se vuoi ti posso aiutare".
Il cacciatore sembrava un po' perplesso poi, con passi lenti, si avvicinò e disse:
"Come puoi aiutarmi? E perché sei mio amico?"
Tutto sembrava ovattato e silenzioso sotto la neve. Il mondo non esisteva. Solo loro due in capo al mondo. Il monaco rimase fermo e in silenzio.  Tirò fuori dalla sua sacca un pezzo di pane e lo mostrò al cacciatore. Il cacciatore allungò la mano, prese il pane e ne spezzò un pezzo. Poi lentamente si sedette vicino al monaco. Mangiarono insieme in silenzio. Si sentiva solo il fruscio del vento e la musica del respiro. Passò del tempo senza tempo.
E allora gli animali iniziarono ad avvicinarsi.
Il cacciatore era stupito e attonito ma il monaco lo guardava negli occhi e sorrideva lievemente.
Restarono zitti e immobili fino a che il cacciatore chiese:
"Per quale motivo fai questo?"
Il monaco sorrise ancora e poi disse:
"Adesso credo di saperlo. Prima non mi era molto chiaro, ma ora, che tu sei qui penso di saperlo".
Si alzò, raccolse le sue cose e disse:
"Ci rivediamo domani".
Molti giorni trascorsero in questo modo e il cacciatore imparò ad aiutare il monaco.
Costruirono una capanna per il sole e per la pioggia, e si sedevano sotto di essa a parlare o a stare in silenzio.
Dicono che adesso in quel posto molti vanno, quando vogliono ritrovare se stessi o vogliono cambiare la propria vita, ma non sempre è facile arrivarci. Lungo la strada i segnali sono pochi e i crocicchi si somigliano tutti. Ma qualcuno, ogni tanto coglie i segni e arriva fin lassù.
Quando ritorna un sorriso aleggia sulla sua bocca, il passo è leggero e lo sguardo limpido.

Non si sa come poi sia finita la storia del monaco, del cacciatore e dei fogli, ma di certo se leggete adesso questo "foglio" lo dovete un po’ anche a lui.
 
di Resalvato .:.

* Il quadro è di Nicholas Roerich
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