
I Cinque Precetti Meravigliosi di Thich Nhat Hanh | Meditare.net (meditazione, benessere, spiritualità)
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Riceviamo da Tomoe e volentieri pubblichiamo.
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PREGHIERA SILENZIOSA
Da Tobias, così come canalizzato da Geoffrey Hoppe
La preghiera silenziosa è una conferma del Tutto che E'. In questa preghiera io so che ogni preghiera che io abbia mai recitato viene udita dallo Spirito e che lo Spirito mi ha dato tutto quello che ho chiesto.
E’ una conferma che la mia anima è completa nell’amore e nella grazia di Dio. E’ una conferma del mio stato totale di perfezione e Vita. Tutto quello che desidero, tutto ciò che desidero cocreare è già nella mia realtà. Questa io la chiamo preghiera silenziosa perché so che il mio essere è già completamente sazio.
Non c’è bisogno di chiedere nulla allo Spirito perché è già stato dato.
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Nel mio cuore, Io accetto la mia Perfezione.
Io accetto che la gioia che ho voluto sia già nella mia vita.
Io accetto che l’amore che ho chiesto nella preghiera sia già dentro di me.
Io accetto che la pace che ho chiesto sia già la mia realtà.
Io accetto che l’abbondanza che ho cercato ricolmi già la mia vita.
Nella mia verità, Io accetto la mia Perfezione.
Io mi prendo la responsabilità delle mie personali creazioni,
E di tutte le cose che sono nella mia vita.
Io riconosco il potere dello Spirito che è dentro di me,
E so che tutte le cose sono come dovrebbero essere.
Nella mia saggezza, Io accetto la mia Perfezione.
Le mie lezioni sono state accuratamente scelte da me stesso,
Ed ora le sto attraversando in piena consapevolezza.
Il mio sentiero mi porta su un percorso sacro con scopo divino.
Le mie esperienze diventano parte del Tutto.
Nella mia sapienza, Io accetto la mia Perfezione.
In questo momento, Io siedo nella mia sedia dorata
E so di essere un angelo di luce.
Io guardo sopra il mio vassoio dorato – il dono dello Spirito -
E so che tutti I miei desideri sono già stati pienamente esauditi.
Per amore di Me stesso, Io accetto la mia Perfezione.
Non carico Me stesso di giudizi o fardelli pesanti.
Io accetto che ogni cosa del mio passato sia stata data con amore.
Io accetto che ogni cosa in questo momento provenga dall’amore.
Io accetto che ogni cosa nel mio futuro porterà un amore più grande.
Nel mio Essere, Io accetto la mia Perfezione.
Così sia.
Fonte:
- www.crimsoncircle.com
- Original english version
- Chi è Tobias?
Con affetto, Tomoe. :)
Quando il sole sorge, non sentite che dal più profondo del vostro essere qualcosa sta sorgendo anche in voi? Fate in modo che, almeno per un momento, la vostra anima diventi simile al sole. Sappiate utilizzare questa legge meravigliosa che la natura mette a nostra disposizione, la legge del mimetismo, ossia la possibilità di identificarci in ciò che guardiamo.
Per aiutarvi in questo, vi darò ora alcune formule che potrete pronunciare guardando il sole che sorge. Rimarrete in attesa del primo raggio e, con amore, pronuncerete dentro di voi queste parole:
«Come questo sole sorge sul mondo, possa il sole della libertà, dell'immortalità, dell'eternità e della verità sorgere nel mio spirito.
«Come questo sole sorge sul mondo, che il sole dell'amore e dell'immensità possa sorgere nella mia anima.
«Come questo sole sorge sul mondo, che il sole dell'intelligenza, della luce e della saggezza sorga nel mio intelletto.
«Come questo sole sorge sul mondo, che il sole della gioia, della felicità e della purezza sorga nel mio cuore.
«Come questo sole luminoso, radioso, sorge sul mondo, possa il sole della forza, della potenza, dell'energia, del dinamismo e dell'attività sorgere nella mia volontà.
«E come questo sole luminoso, radioso e vivo sorge sul mondo, possa il sole della salute, della vitalità e del vigore sorgere nel mio intero corpo.
«Amen. Così sia. Per il Regno di Dio e la sua Giustizia.
«Amen. Così sia. Per la Gloria di Dio».
Ecco una formula potente, magica.
Il giorno in cui gli esseri umani riusciranno a identificarsi con il sole, vivranno in una tale luce e da loro emanerà un tale irraggiamento che non si saprà più se siano vestiti o se siano nudi. Non si vedranno i loro vestiti, non si vedrà la loro nudità, non si vedrà nemmeno il loro volto. Come in un passato molto lontano, nel Paradiso terrestre, la luce li vestirà meglio di qualsiasi abito.
Omraam Mikhael Aivanhov
Accogliamo molto volentieri nel "Gruppo Cooperazione di LogoPsicoSofia" Tomoe Tsunetomo che ci propone questo articolo in occasione dell'ottantesimo compleanno di Ermanno Olmi.
In questi giorni il regista Ermanno Olmi ha compiuto 80 anni: un Grande Vecchio, maestro del cinema italiano nel mondo, fine osservatore e documentarista-sociologo.
“L’albero degli zoccoli” è forse il suo capolavoro più noto. Uscito nel ’77, presenta uno spaccato assai realistico e profondo della vita contadina e della condizione esistenziale delle famiglie nei primi del ‘900. Il ritmo della vita è cadenzato dalle stagioni e da un profondo rispetto per la natura e per il valore della preghiera. Film-documentario di attori non-professionisti imperdibile! Memorabile la scena del nonno che insegna al nipote come piantare e coltivare in un angolo di terra vicino al casolare, i pomodori, ingrassando il terreno con lo sterco di vacca e di gallina, affinché i frutti crescano belli e più grandi e precoci, in modo da essere certi di vendere bene il raccolto al mercato.
Mentre leggo degli 80 anni di Olmi e ricordo questi particolari della trama, osservo dalla finestra della cucina, i miei pomodori…
Oggi, il motivo per cui in casa si coltiva questa splendido frutto della terra, è spesso hobbistico e non per sussistenza o guadagno e nasce dal desiderio di avere in tavola una verdura naturale, coltivata con le proprie mani. Quasi un gesto poetico.
Oggi come allora, sono spesso gli anziani ad insegnarci l’arte dell’orto. Questo film mi ricorda mia nonna e il suo orto. Lei mi ha insegnato a coltivare i pomodori con il suo stesso amore. Figlia di contadini veneti, contemporanei dei protagonisti del film di Olmi, vivevano in una casa di campagna, attorno ad una corte che era il centro della vita comunitaria, in cui era normale la condivisione dei compiti e degli strumenti di lavoro, in una condizione di reciproco aiuto e collaborazione, anche per l’accudimento dei figli, che era come fossero figli di tutti. Le famiglie, unite da una scopo comune, erano sempre numerose e vivevano creando una rete di sostegno forte, in cui le braccia non erano mai abbastanza per il duro lavoro e in cui tutti trovavano un ruolo. I giovani per la forza, gli anziani per la saggezza, i disabili in lavori più leggeri della catena della raccolta. Vivevano completamente del rendimento dei campi e dei prodotti dell’orto e degli animali da fattoria. Chi voleva lasciare la campagna per la città e la fabbrica era considerato un bizzarro.
Quando poche decine di anni fa nel mio paese il comune ha espropriato i proprietari o spinto a vendere chi possedeva terreni agricoli, per permettere lo sviluppo delle piccole imprese e dell’artigianato, quella corte è andata distrutta, le vecchie case abbattute e mia nonna si è trasferita in un quartiere cittadino ma non ha mai smesso di coltivare i pomodori nel pezzettino di terra attorno alla sua casa e lo ha fatto fino a che poteva camminare sulle proprie gambe, infilando le piantine nel terreno ad aprile, come una dea-madre attenta alla sua prole e schiacciandone bene le radici a mani nude senza romperle, con le unghie nella terra che rimanevano nere per un po’di giorni e nel cuore buio del terreno, univa la torba, che era un composto di fondi di caffè e bucce di verdure e frutta. Parlava spesso alle piante mentre le innaffiava, e i fusti verdi crescevano veloci, regalando infine pomodori giganti e succosi di un rosso acceso fino all’autunno inoltrato.
I pomodori rimasti verdi li coceva con lo zucchero per farne una prelibata marmellata spalmabile, da usare sul pane o anche sui formaggi e di cui vi lascio la ricetta (vedi sotto).
E ora io faccio lo stesso e seguo le sue indicazioni e gioisco dei miei pomodori carnosi e profumati e di queste piccole grandi soddisfazioni dell’orto… che hanno una storia familiare assai bella da ricordare.
Grazie Ermanno e grazie nonna, per questa filosofia della semplicità!
Ingredienti:
Per 1 kg di pomodori verdi al netto,
circa 600 g di zucchero,
una stecca di vaniglia,
il succo e la buccia grattugiata di 2-3 limoni.
Preparazione:
Lavare i pomodori. Meglio pelarli.
Tagliarli a pezzettini, togliendo un po’d’acqua dalla polpa e metterli in una terrina.
Unire lo zucchero, meglio se passato nel frullatore, in modo da renderlo polvere e versare il tutto senza grumi in una casseruola e porla sul fuoco, portando il preparato ad ebollizione.
Fare cuocere, a fuoco dolce e lento, per un paio d’ore, unendo la stecca di vaniglia.
Unire la buccia grattugiata dei limoni e, subito dopo la cottura, versare il succo dei limoni, mescolando accuratamente.
Togliere infine la stecca di vaniglia e lasciare raffreddare,prima di versare in barattoli da conserva sterilizzati.
La consistenza della marmellata rimane un po’ liquida.
Con affetto,Tomoe
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Link:
- http://www.alberodeglizoccoli.net/ che è un sito amatoriale dedicato ad Olmi e a questo film,in particolare. Bel sito. ;)
- http://it.wikipedia.org/wiki/L'albero_degli_zoccoli tratto da wikipedia.
- Olmi, 80 anni pieni di futuro
Ho chiesto la forza...
e Dio mi ha dato delle sfide per rendermi forte.
Ho chiesto la saggezza...
e Dio mi ha dato problemi da risolvere.
Ho chiesto la prosperità...
e Dio mi ha dato cervello e muscoli per lavorare.
Ho chiesto il coraggio...
e dio mi ha dato pericoli da superare.
Ho chiesto l'amore...
e Dio mi ha dato persone nei guai da aiutare.
Ho chiesto dei favori...
e Dio mi ha dato delle opportunità.
Non ho ricevuto niente di quello che volevo,
ho ricevuto tutto quello di cui avevo bisogno.
Tratto da:
Anima Amica (Anam Cara )
Il libro della Saggezza Celtica
di John O'Donohue
Tea, 2000
Gli antichi celti possedevano un senso molto raffinato e profondo dell'amicizia, che esprimevano attraverso l'immagine sublime dell'anam cara, l'anima-amica, una persona speciale a cui poter svelare i segreti più intimi della propria vita e con cui sancire un legame spirituale eterno. Prendendo ispirazione da questo concetto antico, John O'Donohue esplora e rivela l'antica saggezza dei celti. L'autore, affrontando temi fondamentali quali il mistero dell'amicizia, la sublimità dei sensi, la pienezza della solitudine, la vecchiaia come raccolto interiore, intende portare nuova speranza e nuova fede a tutti quegli uomini e quelle donne alla ricerca della vera spiritualità.
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Riceviamo da Giacomo e pubblichiamo.
«La parola Dio è stata applicata, da tempo immemorabile, all'espressione del concetto dell'Intelligenza cosmica e di tutto quanto vi è connesso di grande e di santo... Milioni di anime umane l'hanno identificata con tutto ciò che esiste di più alto e di migliore, con tutto ciò che è razionale, con tutto ciò che è degno di essere amato, con tutto ciò che è eroico e sublime nella natura umana».
C'è
la strada del lavoro (Karma-Yoga),
la strada della concentrazione (Râja-Yoga),
la strada della conoscenza (Jñâna-Yoga),
la strada dell'adorazione (Bhakti-Yoga).
Karma-Yoga
La parola karma non è presa nella sua concezione metafisica, per la quale indica gli effetti di cui le azioni da noi compiute in precedenti esistenze sono le cause. Viene applicata qui all'azione stessa, a tutte le forme di lavoro.
«Se proprio volete farvi un'idea del carattere di un uomo, non considerate le sue opere grandi. Il primo sciocco che passa può, in un istante della sua vita, comportarsi da eroe. Guardate piuttosto come un uomo compie le azioni più comuni: esse vi riveleranno il vero carattere di un grande uomo... Gli uomini di grande volontà che il mondo ha generati furono grandi lavoratori, anime di giganti, con volontà così potenti da sollevare dei mondi».
Senza disprezzare gli aspetti più umili della fatica umana, abbiamo il diritto di proclamare la superiorità del lavoro compiuto per amore del lavoro in se stesso, secondo la dottrina della Gîtâ. Colui che meglio lavora, agisce senza alcuno scopo; non lavora né per il denaro, né per la gloria, nemmeno per conquistare il cielo. L'azione compiuta sotto l'influenza di uno di questi scopi, sempre più o meno egoistici, ci lega una palla al piede. Il vero karma-yogin, invece, agisce in tutto disinteressatamente, e per ciò stesso si libera. Il Buddha è stato il «karma-yogin ideale»
«Anche se l'uomo non ha mai studiato alcun sistema di filosofia, anche se non crede né ha mai creduto ad un Dio, anche se non ha mai pregato nemmeno una sola volta nella vita, anche in questo caso, se il solo potere delle buone azioni l'ha portato a quello stato in cui è pronto a dare la vita, a dare tutto per il prossimo, egli è giunto allo stesso punto al quale è arrivato l'uomo religioso attraverso le preghiere ed il filosofo attraverso la conoscenza; vedete così come il filosofo, il lavoratore ed il devoto si ritrovino tutti su uno stesso punto, che è l'abnegazione».
«Che importa che ci sia il cielo o l'inferno, che ci sia un'anima o che non ci sia! Ecco il mondo: è pieno di miseria. Andate in questo mondo, come il Buddha, e sforzatevi di diminuire questa miseria, o morite in questo sforzo! Dimenticate voi stessi! Questa è la prima lezione da imparare, che voi siate teisti od atei, agnostici o vedantini, oppure cristiani, o maomettani!»
«Il Karma-Yoga è un sistema etico e religioso il cui scopo è quello di farci raggiungere la libertà attraverso l'altruismo e le opere buone».
Il Karma-Yoga, come pure gli altri yoga di cui tratteremo più avanti, può prendere alcuni procedimenti da un altro yoga, lo Yoga regale (Râja-Yoga), che Vivekânanda definisce anche Yoga psicologico: è la strada della concentrazione. Infatti, la concentrazione può avere la sua parte in tutti gli sforzi compiuti in vista dell'unione con Dio.
Râja-Yoga
«La scienza del Râja-Yoga si propone di offrire all'umanità un metodo pratico e scientificamente elaborato per giungere alla verità».
La parola verità indica qui la scoperta del Dio nascosto dietro le apparenze dell'universo; Dio al quale lo yogin si congiunge.
Secondo Patañjali «lo yoga consiste nell'impedire al contenuto mentale di assumere diverse forme». Queste forme sono le onde che agitano il lago del nostro spirito (o contenuto mentale), e impediscono così di vedere il fondo, il nostro vero Io.
Il Râja-Yoga comprende otto tappe, che è bene percorrere «sotto la guida personale di un maestro». Senza tale sorveglianza, alcuni esercizi potrebbero avere dannose conseguenze fisiche, intellettuali o morali.
Jñâna-Yoga
Affine al Râja-Yoga, ma più intellettualizzato, è lo Jñâna-Yoga: la strada della conoscenza.
«Scienza e religione sono due tentativi paralleli per aiutarci ad uscire dalla schiavitù... La religione si occupa delle verità del mondo metafisico, proprio come la chimica e le scienze naturali si occupano delle verità del mondo fisico».
Bhakti-Yoga
«II Bhakti-Yoga è una vera e sincera ricerca del Signore, una ricerca che comincia, continua e si conclude nell'Amore».
«...noi non sappiamo dove cercare l'oggetto vero, ma ogni amore ci spinge più avanti nella ricerca. Ogni volta, scopriamo il nostro errore». Giacché «l'amore non può esistere né per un oggetto limitato né presso un soggetto limitato».
Gli amori che precedono l'amore per Dio non sono che delle tappe.
«Dovunque sia qualche amore il Signore è presente. Egli è nel bacio dell'amante e dell'amata, della madre e del figlio, nel dono dell'amico all'amico, nel sacrificio dell'uomo all'umanità».
Prima di giungere a questo ideale di «vedere Dio in ogni cosa», possiamo vederlo nell'oggetto che preferiamo, poi in un altro, e procedere così a piccoli passi.
Bisogna arrivare all'«amore per amore dell'amore». Allora «l'Amore, l'Amante e l'Amato sono una cosa sola».
Il bhakta, in un'estasi suprema, s'identifica con l'Unità. Poi, dopo aver raggiunto la sopracoscienza, torna ad una forma meno eccezionale di adorazione, ad un puro amore sciolto da ogni interesse e da ogni desiderio.
«Adorare Dio con una bhaktì temperata di jñâna». La religione dell'avvenire si riconcilierà con la scienza.
«Io accetto tutte le religioni del passato, e con tutte adoro Dio, - dichiara Vivekânanda -. Lascio il mio cuore aperto a tutte quelle dell'avvenire. Il Libro delle Rivelazioni non è compiuto. È un libro meraviglioso. La Bibbia, i Veda, il Corano, tutti gli altri libri sacri non ne sono che poche pagine, e un numero infinito di pagine resta da sfogliare. Vorrei che questo Libro fosse aperto a tutte le pagine!... Salute, a tutti i profeti del passato, a tutti i grandi del presente, e a tutti quelli che verranno!».
«Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno, è uno spirito di fraternità tra i diversi tipi di religione, giacché tutte insieme esse trionferanno o soccomberanno».
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Egli insiste perché, innanzi tutto, noi ci sentiamo forti e liberi. Il male si può riassumere in questa parola: debolezza. È spiacevole credersi un povero essere debole, votato al male ed al peccato. Dobbiamo far agire l'auto-suggestione in un senso tutto contrario. Dobbiamo persuaderci che portiamo Dio in noi: «Tu sei Ciò»
«Voi siete l'Io, il Dio dell'Universo. Dite: Io sono Esistenza assoluta, Beatitudine assoluta, Conoscenza assoluta. Io sono Lui. E, come un leone che spezza le sbarre della gabbia, spezzate le vostre catene e siate liberi per sempre!».
Liberi, potremmo essere eternamente felici.
La maggior parte degli uomini va per il mondo come se fosse inseguita da un poliziotto senza fermarsi a contemplare la bellezza della natura. L'universo appare come una prigione, dove alcuni affamati lottano per un boccone di pane.
Bisognerebbe vedervi piuttosto un campo di gioco. Giacché, in fondo, la vita è un gioco. «Tutto è gioco».
Già l'abbiamo visto: la virtù dello yogin si riconosce dal fatto che «tutto è per lui piacere», e che «ogni volto umano gli dà gioia».
«Com'è bello questo mondo»!
Fonte:
- http://www.ramakrishna-math.org
Dove potete approfondire l'argomento, conoscere la vita di Vivekânanda e trovare altri interessanti temi.
Note:
Tra parentesi le citazioni di Vivekânanda.
II più grande discepolo di Râmakrishna è Narendranâth Datt, o più semplicemente Naren, detto, a partire da un certo momento, Vivekânanda, nome destinato ad esprimere il suo potere di discriminazione.
Vivekâ, in sanscrito vuol dire discernimento, discriminazione, tra il reale-assoluto e il relativo-contingente tra ciò che realmente si è e ciò che appare.
Ananda vuol dire beatitudine, gioia beata [http://it.wikipedia.org/wiki/Ananda_(induismo)].
Vivekânanda e qualificato con il titolo di swâmî (pronuncia: suami; titolo che, applicato ai membri di un'organizzazione religiosa, si potrebbe benissimo tradurre come reverendo).
Link:
- http://www.sriaurobindoyoga.it/swami_vivekananda.htm
- Per approfondire il significato di Vivekâ: http://en.mimi.hu/yoga/viveka.html (in inglese)
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Possano i fiori accompagnare il tuo cammino
e la luce del sole illuminar la tua giornata.
Possano i canti degli uccelli
rallegrare ogni passo lungo il cammino.
Possa un arcobaleno muoversi con te
in un cielo che è sempre azzurro.
E possa la Felicità riempire il tuo cuore
ogni giorno, per tutta la vita.
Angelo di Dio
Che sei il mio Custode
Illuminami
Custodiscimi
Reggi e Governa me
Che ti fui Affidato
Dalla Pietà Celeste
Così sia
Link: http://www.mr-loto.it/archivio/2011/giugno/angeli-ar.html
.:. Affermazione del discepolo
.:. Affermazione per la personalità
.:. Angelo Custode
.:. Benedizione del Buddha
.:. Finale
.:. Grande Invocazione
.:. Io sono un Centro
.:. Lead me
.:. Mantra del Sé
.:. Mantra-di-unificazione
.:. May peace preavail on earth
.:. Meditazione sull'Amore
.:. Peace unto me
.:. Preghiera Semplice di S. Francesco
.:. Sveglia la tua volontà
.:. Vita
.:.