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venerdì 22 febbraio 2019

La coscienza: oltre i confini del nostro essere



“Non sono né i miei pensieri, né le mie emozioni, né le mie percezioni sensoriali,
né le mie esperienze. Io non sono il contenuto della mia vita.
 Sono lo spazio nel quale tutto si produce.
 Sono la coscienza. Sono il presente. Sono.”
 ECKHART TOLLE


 Etimologicamente il termine coscienza deriva dal latino consciens, participio presente di conscíre ovvero essere consapevole. Genericamente viene adoperato per indicare la consapevolezza di ciò che avviene in noi, ossia quell’ interiore conoscimento che ciascuno ha del bene e del male liberamente operato e del giudizio che ha dei suoi sentimenti ed azioni in relazione ai principi della propria morale.
Il significato che il  termine Coscienza ha nella filosofia moderna e contemporanea è quello di un rapporto dell’anima con se stessa, di una relazione intrinseca all’uomo “interiore” o “spirituale”, per il quale egli può conoscersi in modo immediato e perciò giudicarsi in modo sicuro ed infallibile.

La determinazione storica del concetto di Coscienza è così correlata con quella di una sfera dell’interiorità come un campo specifico nel quale sia possibile effettuare indagini o ricerche che concernono l’ultima realtà dell’uomo e, assai spesso, ciò che in quest’ultima realtà si rivela, cioè Dio stesso o un principio divino. Il termine Coscienza in questo senso significa, perciò, non semplicemente la qualità di consapevolezza posseduta dai contenuti psichici (siano essi percezioni esterne o atti autonomi dello spirito) ma l’atteggiamento del «ritorno a se stesso», dell’indagine diretta alla sfera dell’interiorità.

In psicologia la coscienza, ovvero la consapevolezza degli eventi mentali, non è facile da definire. Due delle sue funzioni sono evidenti: la coscienza tiene sotto controllo l’individuo e l’ambiente e controlla i pensieri e i comportamenti.
In ambito filosofico e scientifico si dibatte da tempo su un possibile significato condiviso del termine coscienza, ma questo obiettivo comune rappresenta tutt’ora una meta impossibile. La coscienza non può definirsi, ma solo descriversi…

Ricordi, sensazioni, vissuti ancestrali, unione e dissoluzione del proprio esserci, presenza che si concretizza 
nell’attimo in cui noi poniamo l’attenzione sulla consapevolezza di trovarci qui, in questo determinato momento, nell’ hic et nunc delle cose. Ma come siamo capaci di tutto questo?
Molti, nel corso dei secoli, si sono spinti verso la barriera dell’inconoscibile, dell’inconoscibile dato da un batter di ciglia, da una stretta di mano, da dolci ricordi di momenti passati, vissuti nel concreto diventando inconcreti nell’attimo in cui si plasmano e diventano parte della sfera dell’esperito, di ciò che abbiamo vissuto e che ora definiamo trascorso, esperienza. Esperienza, ovvero bagaglio, che ognuno di noi sin dalla nascita trasporta con sé facendosi strada sul proprio percorso. Esperienza è ciò che ci dà, attualmente, la possibilità  di  scegliere  e  direzionarci  in  virtù  di  un  modello  esistente  a  cui  riferisci.  L’insieme  delle esperienze trascorse e la possibilità di muoversi nel grande ventaglio del possibile è ciò che in questa sede definiremo Coscienza, ovvero la possibilità di un ritorno a se stessi, alla propria interiorità come insieme di componenti non scindibili, co-determinata dall’interazione costante della realtà che ci circonda e che si svela e si partecipa della nostra stessa esistenza.

Un ritorno a se stessi e al mondo, inteso come viaggio a ritroso verso l’incipit, verso l’inizio, verso quell’inconoscibile che ci appartiene sin da quando il primo vagito in questa vita è stato emesso.
“La coscienza non è una cosa tra le cose, ma è l’orizzonte che contiene ogni cosa” affermava Husserl. 

Unione tra anima, corpo e mente che insieme formano la nostra totalità. Unione con il resto del creato senza il quale la nostra esistenza non sarebbe possibile. Siamo un Tutto interagente…siamo fusione, siamo

UNO.  L’uomo appartiene alla natura, non può osservarla dal di fuori, poiché ogni atto di osservazione la modifica e la plasma. Eppure ci ostiniamo a ricercare e ad analizzare come ente a sé, come fenomeno oggettivabile, ciò che in verità appartiene non solo a noi esseri umani, ma all’intera realtà.
Non a caso, oggigiorno, il lavoro di ricerca sullo spettro della coscienza viene attuato partendo da ciò che è dimostrabile empiricamente e procede dal presupposto che la mente cosciente sia il risultato dell’attività biologica dei neuroni celebrali.  La ragione di questo sta nel fatto che molti scienziati considerano la coscienza come un epifenomeno, ovvero come il prodotto manifesto di processi elettrochimici che avvengono nel nostro cervello.

Eppure la coscienza non è semplicemente il risultato di reazioni molecolari e di processi chimici, ma è il nucleo essenziale della natura, è sua essenza, è ciò che i fisici quantistici chiamano Campo Unificato. La teoria del Campo Unificato (che unifica tutte le forze fondamentali presenti in natura, ossia la forza di interazione debole, la forza di interazione forte, la forza elettromagnetica e la forza di gravità) presuppone l’esistenza di un singolo campo di intelligenza alla base di Tutto: mente e materia, essenza e concretezza. Questo campo è immateriale perché è pura coscienza, energia vibrante che permea il Tutto e che ci mette in rapporto spirituale con ogni cosa presente nell’universo.

La coscienza non si esaurisce a livello dell’interno, se così fosse rimarremmo chiusi e non ci potrebbe essere via di comunicazione con l’esterno sensibile. Al contrario le nostre vibrazioni interne, date dal simbiotico rapporto delle nostre componenti vitali, si espandono oltre noi stessi accordandosi con l’esterno, con l’esistenza stessa.
 


“La sola possibilità è di accettare l'esperienza immediata che la coscienza è un singolare di cui non si conosce plurale; che esiste una sola cosa, e ciò che sembra una pluralità non è altro che una serie di aspetti differenti della stessa cosa, prodotta da un'illusione.”
E. Schrödinger


Esiste una netta linea di confine tra il nostro corpo e la realtà esterna solo in virtù della nostra parte razionale e delle nostre convinzioni radicate, di quel velo di Maya che ancora ci separa dalla verità. Ma questa linea è nulla se poniamo l’attenzione sul grande scambio energetico che avviene tra il dentro e il fuori. Siamo sintonizzati costantemente con la realtà che ci circonda, la nostra esistenza è parte di questa continua sintonizzazione tra dentro e fuori, tra sé interno ed realtà esterna, tra interiorità e apertura al mondo.

La Coscienza è energia non locale e il suo campo d’azione non va concepito entro i confini del nostro 
corpo ma al contrario, in modo esteso all’infinito. E’ energia che parla di noi e che ci dice del mondo e di come  questo  in  ogni  attimo  del  nostro esistere ci apre le porte verso infinite  possibilità  di  essere. Abbiamo un potere immenso…siamo parte di un’unica grande Coscienza Divina, di un soffio di pura intelligenza che anima noi e tutta la realtà, di un campo unificato che unisce tutti i fenomeni dell’universo, materiali e spirituali, un campo di cui noi facciamo parte integrante e che ci collega ad ogni altro essere e fenomeno dell’universo, dal più piccolo al più grande.
Siamo parte di un unico fluire esistenziale…di quel Principio assoluto…di quell’UNO che è con l’altro…

“L’UNO si ritrova nei molti, e i molti sono infinite sfaccettature dell’UNO.”F. Schelling





Fonte: https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/consapevolezza-spiritualita/che-cosa-e-la-coscienza

https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/autori/carmen-di-muro

https://crepanelmuro.blogspot.com/2018/03/la-coscienza-oltre-i-confini-del-nostro.html


venerdì 21 dicembre 2012

SOLSTIZIO D’INVERNO 2012








Il  Solstizio d’Inverno di quest’anno ricopre una importanza molto particolare nel contesto della nostra vita. Segna il concepimento di un nuovo ciclo storico e l’inizio della risalita, dove le energie invertono il loro corso e passano dalla Decadenza all'Ascendenza, verso la nascita di una Nuova Era. Quest’anno, poi, questo inizio coincide con la settimana del Nuovo Gruppo dei Servitori del Mondo, che va dal 21 al 28 dicembre e che porterà nuove energie spirituali sul pianeta. Quando coincide con il Plenilunio, come quest’anno, esse sono ancora più potenti.
Ogni concepimento è dato dall'immissione del seme in un terreno appositamente preparato e fertilizzato, cosa che faremo concretamente più tardi. Questo profondo simbolismo è stato rappresentato nelle Scritture dalla nascita di un Salvatore da una Vergine.

Per far sì che questa nascita dia vita ad un «figlio» evoluto dobbiamo però operare il concepimento in modo consapevole e con una chiara intenzione circa il figlio che vogliamo dare alla Luce.

Tutte le Sacre Scritture annunciano che l’Età dell’Acquario sarà un’Era straordinaria: la qualità della vita umana cambierà radicalmente, l’esistenza dell’Anima sarà dimostrata scientificamente, la paura della morte scomparirà perché gli uomini vedranno in modo chiaroveggente che la vita continua anche dopo l’abbandono del corpo fisico, l’esistenza dei Maestri e dei Deva sarà riconosciuta pubblicamente e le Leggi Universali saranno studiate e rispettate. Bene, ci aspetta un bel futuro! Prima di arrivarci dobbiamo, però, fare alcuni passi preliminari:
  1. Dobbiamo attuare il concepimento dopo avere creato un Progetto, una forma-pensiero chiara e precisa di ciò che vogliamo. Questo nel silenzio e nella concentrazione.
  2. Dobbiamo curare e nutrire questo seme per almeno 12 anni.
  3. Dobbiamo passare le doglie della nascita, che proprio per la disparità di vibrazioni fra la madre, ancora materiale, e il nascituro, molto più spirituale, non saranno facili e, anzi, assai dolorose. La madre, però, non le accetta forse di buon grado e con grande gioia, sapendo che questo dolore sarà presto dimenticato e ricompensato dalla nascita del figlio?
Se vogliamo far nascere un figlio evoluto e spirituale per prima cosa dobbiamo modificare radicalmente la visione della nostra vita. Noi, oggi, siamo talmente presi dagli automatismi quotidiani che non ci domandiamo se la vita che stiamo conducendo possa essere diversa oppure no. «Questa è la vita» diciamo.
No, questa non è la vita, questa è la «decadenza» della vita, è uno stato di crisi e di malattia dal quale dobbiamo uscire guarendo. Purtroppo ogni grande cambiamento, noi lo sappiamo bene, passa sempre attraverso una crisi, semplicemente perché la personalità umana  fa resistenza e vive i cambiamenti come una minaccia. Come in piccolo così anche in grande.

O
gni nuovo inizio segna sempre una nuova espansione di Coscienza, prodotta da uno Sforzo e da una Disciplina che portano ad una Crisi, che ha il compito di operare un ulteriore distacco dal dominio della personalità e dal suo materialismo. Essa è necessaria perché segna la fine di un comportamento e l’inizio di esperienze di vita nuove.

O
gni inizio comincia con l’apertura e il passaggio di una porta, cioè di un ostacolo che si pone fra l’uomo e la meta prefissata dal Piano evolutivo. Per aprire questa Porta è necessario operare una svolta nella vita, iniziando un cammino diverso dal precedente, semplicemente perché la nuova vibrazione della Coscienza produce un attrito con il vecchio comportamento.
Noi sappiamo anche che da ogni crisi e da ogni malattia si esce trovando e modificando le cause che le hanno prodotte. Ora, credo che tutti siamo d’accordo nel riconoscere che le cause sono assai facili da individuare e il loro nome è Materialismo, Ateismo e Relativismo Etico, che hanno portato con sé violenza, terrorismo, odio, lotta, antagonismo individuale e sociale, affarismo economico, divinazione del denaro, droga, libertà sessuale, distruzione del matrimonio e della famiglia, edonismo, irresponsabilità adolescenziale ed esaltazione del ribelle e del fuorilegge.

O
ggi, osservando i prodotti culturali espressi da questo materialismo, attraverso i film, la TV e i giornali, siamo portati a credere che rubare, uccidere, prendersi a botte, il sesso erotico, la pornografia, la prostituzione e la volgarità siamo comportamenti normali. Viviamo in un mondo inquinato, tanto che sempre più spesso bisogna vietare la circolazione delle auto in città, ma è ormai diventata norma di vita. Abbiamo fabbriche che inquinano e uccidono, però bisogna far lavorare gli operai e, quindi, invece di risolvere alla radice il problema si preferisce seguire la norma.

L
a confusione etica ed esistenziale in cui ci troviamo è rappresentata molto bene da questo periodo dell’anno, dove le città e le case sono state addobbate da luci scintillanti. Miliardi di persone in tutto il mondo decorano con luci le loro case, riempiono pini e abeti con nastri e palline luccicanti. La luce sfolgora ovunque attorno a noi. È, indubbiamente, uno spettacolo affascinante e positivo che ha un simbolismo reale: l’apparizione della luce!
Noi sappiamo che l’energia è neutra e che può essere utilizzata sia in senso evolutivo che involutivo. Cosa ne facciamo di questa luce? La usiamo per scopi materiali, cioè per convincere le persone a comprare oggetti, oppure la colleghiamo al suo vero significato interiore: la nascita del Cristo, ossia l’apparizione della Luce dell’Amore nella vita umana? Il Cristo, incarnazione del Principio d’Amore, è una parola salvifica che rappresenta un livello evolutivo verso il quale tutti gli uomini devono tendere e al quale dovremo alla fine giungere.

I
l termine «Cristo» è un mantra che ha nella scala evolutiva un posto e una funzione precisi: quella di aprire il Cuore di ogni individuo aiutandolo ad «amare l’Amore». I valori cristiani e i termini «Cristo» e «Amore» hanno un significato fondamentale per lo sviluppo evolutivo della Coscienza umana, perché di fronte ad ogni crisi, difficoltà e tragedia della vita ognuno sa che per risolverle ha la possibilità di andare dentro di Sé e trovare quel Principio d’Amore che sicuramente lo aiuterà a comprendere e a risolvere ogni problema. Se si negano questi valori, come sta facendo la cultura attuale, sarà praticamente impossibile uscire dalla crisi in cui ci troviamo.

I
l significato profondo del Solstizio d’Inverno e del Natale è proprio questo, e lo troviamo inscritto nell'etimologia della parola inglese Christmas, che significa «formare o fare nascere il Cristo in sé… diventare un Cristo».
Al Solstizio d’Inverno la luce del Principio Cristico si incarna nella materia e si offre agli uomini in uno straordinario rituale che viene presentato ogni anno. La nascita del Cristo rappresenta, a livello simbolico, l’archetipo universale della nascita della Coscienza Spirituale all’interno di ogni individuo. È la presentazione ciclica di un modello al quale ogni uomo può attingere nel suo lungo cammino di Ritorno verso la Casa del Padre. Se non lo fa, il Solstizio d’Inverno e il Natale diventano un avvenimento vuoto e senza senso se non dal punto di vista del mangiare, del bere e del divertirsi. Come diceva un Saggio:
«Anche se il Cristo si incarnasse mille volte ma non in te, la tua vita sarà persa».
Il Solstizio d’Inverno e il Natale sono, quindi, il momento in cui occorre piantare il seme del Principio Cristico in noi stessi e nella società in cui viviamo.

C
osa vuol dire, però, «far nascere il Cristo e il Principio Cristico dentro di sé?» Significa elevare la propria vibrazione e costruire una Coscienza che sia basata su valori etici e spirituali. Significa comprendere che l’Amore non è solo un aspetto emotivo e sentimentale ma, soprattutto, è un aiuto di educazione per aiutare gli uomini ad evolvere, ad uscire dallo stato materiale in cui si trovano per costruire una Coscienza Causale, cioè Etica e Spirituale. Non basta, quindi, solo il Cuore, bisogna aggiungere anche l’Intelligenza della Mente, coordinate dalla Volontà di Bene.

S
appiamo tutti che il momento in cui viviamo non è facile. Non possiamo migliorarlo da soli, con le sole forze della personalità e, di sicuro, non con la paura di immaginarie catastrofi di vecchi calendari. Abbiamo bisogno dell’aiuto di chi da millenni è in attesa della richiesta e dell’offerta di cooperazione fatta dagli uomini nei loro confronti. Stasera il Cristo, i Maestri e gli Angeli Solari stanno in silente attesa, pronti alla chiamata di chi si vuole aprire al Principio Cristico e offrirlo all’umanità dolente, dopo averlo fissato dentro di Sé.

S
iamo pronti a farlo?



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