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domenica 19 maggio 2013

Il Piccolo breviario dell’ego (14) Le Passeur

Il Piccolo breviario dell’ego

Dal traghettatore.

Molte domande sono formulate. Tra queste tornano spesso: come sapere se uno si sta risvegliando? Come raggiungere il traguardo? Come sapere a che punto sono? Come sorpassare questo o tale ostacolo in me stesso? Cosa fare dell’ego? Un’unica risposta mi pare pertinente : ciò non ha assolutamente alcuna importanza. Realmente. Perché questa risposta è deludente per certi? Perché “dare” importanza a queste “domande” del tutto comprensibili, serve soltanto ad alimentare il mulino del mentale il cui movimento incessante ci allontana sempre un po’ di più dall’essenziale, allontana la nostra anima dalla direzione verso cui dobbiamo andare.

Certo, la via dell’ “Essenziale” può sembrare ad alcuni un sentiero impervio attraverso altitudini incessabili. Non è così. Quest’impressione lì, di nuovo, è l’espressione di una mente “iperattiva” da un ego che si sente in pericolo da quest’aspirazione del tuo essere che non controlla. Certo, non cerca di perderti poiché l’ego sei tu. Crea delle interrogazioni e cerca soltanto di risponderci con il miglior modo che padroneggia – Il mulino della mente – e questo modo non conviene alla novità che emerge in te stesso, va in panico e esprime nuove domande, addirittura “turbamenti-disturbi”, di natura sempre più stressanti. Se ti trasmette la propria paura, che ti senti invadere da preoccupazioni , è perché sei ancora molto identificato a lui.

E’ il motivo per cui insisto nel dire che il necessario oggi, per tutti quelli che sono in queste preoccupazioni la priorità per estrarsi da questo stress e camminare sulla via dell’essenziale, è più che mai insistere sull’identificazione dell’ego dietro ogni attitudine e comportamento del tuo quotidiano, dietro ogni abitudine, ogni riflesso, ogni meccanismo ripetitivo, ogni situazione che porta delusioni o semplicemente di natura involutiva. La chiave della via dell’essenziale è lì: non c’è una chiave. Niente chiave palpabile che sarebbe data ad alcuni e non ad altri. La chiave è soltanto luce da lasciar passare, è in tutti noi senza nessuna eccezione e gli eletti saranno eletti soltanto da loro stessi, se decidono di iniziare la guarigione indispensabile dai mali nati dalle mistificazioni del proprio ego.

Benché quest’argomento è stato affrontato sotto diversi aspetti in parecchi articoli di questo sito, ricordo che non ci sono nemici in noi, c’è soltanto un po’ di luce da mettere in tutto questo “caos” per vedere bene ciò che ci sfuggiva fino a lì. La preponderanza dell’ego ci sembrò, nella situazione d’oblio della nostra Essenza in cui eravamo fino a lì, la risposta più appropriata alle situazioni che si creano in un modo di dualità in cui nessuno o quasi è consapevole dei diversi livelli di conseguenze dei suoi atti, delle sue parole, dei suoi pensieri. Inconsapevoli per giunta della nostra natura multidimensionale, abbiamo concentrato tutta la nostra identità nell’ego fino a formare gli esseri riflessivi che siamo diventati, totalmente invischiati in incessanti processi di azioni/reazioni, e con noi certo l’insieme del collettivo umano, le sue incomprensioni, il suo bisogno di bandiere e di clan, la sua intolleranza, i suoi conflitti e talvolta, all’apice dell’egocentrismo, “le sue barbarie”.

Ora che l’orologio cosmico “gira” la terra ci invita a uscire dalle tenebre dell’incoscienza, se abbiamo fatto la scelta d’anima di non sperimentare più ciò che abbiamo conosciuto da qualche centinaia di migliaia di anni, ci appartiene dunque di cogliere in noi stessi la chiave sospesa  della nostra eredità, che lo ricordo non è nient’altro che la scelta di lasciare passare la luce. E come sarebbe meglio aprire prima la porta per varcarla, ecco un piccolo breviario dell’ego che lo spero vi aiuterà a delinearvi meglio. Non si tratta di rigettare ciò che fa parte di noi stessi, ma di distribuire diversamente le parti. L’ego deve riprendere il suo giusto posto per operare pure lui la propria mutazione affinché non crei più ostacoli emozionali nella corrente della nostra evoluzione, e lo spirito riprenda progressivamente i comandi del nostro vascello terrestre personale.

Tenendo presente che la paura di soffrire è all’origine di questi raggiri, ecco dunque un piccolo breviario non esaustivo delle manifestazioni ordinarie dell’ego:

L’egocentrismo o l’assenza all’altro.

Per definizione, la ragione di essere e lo scopo ricercato dell’ego è di centrare su di lui, la nostra personalità, il nostro io. Con tutto un ventaglio di sfumature complesse, niente dunque può essere valutato al di fuori delle ripercussioni possibili sull’ “Io”. E’ la perfetta assenza di ascolto, assenza dell’altro.

L’aggressività.

Nella legge di azione/reazione che prevale in un sistema duale di fronte alla paura, l’aggressività è la risposta acquisita la più naturale di fronte alla paura. In un essere o in un collettivo particolarmente soggetto alla paura, l’aggressività si manifesta già in maniera preventiva, interviene nell’ipotesi che… e non perché. Vediamo cosi nazioni alleate sotto la bandiera della paura guidare ciò che chiamano guerre preventive. La loro violenza cieca è quindi alla misura della propria debolezza, dunque del proprio sentimento di paura. Si crea cosi una reale dipendenza alla violenza fatta ad altrui che risponde al bisogno minimo di tranquillità dell’ego spaventato. Ciò può diventare un modo di essere che si banalizza al punto di ritenerla naturale, ancora meglio in quanto questa banalizzazione sarà coscienziosamente mantenuta con ogni mezzo a disposizione della propaganda del sistema.

Il bisogno di controllo.

Una delle specialità dell’ego nella sua versione Yang. Il maschile nelle nostre società patriarcali si esprime innanzitutto con il bisogno di avere una risposta appropriata a tutto, di poter controllare tutto. Niente deve scappare alla sua manipolazione, tutto deve rimanere alla sua portata. Ciò che non lo è viene percepito come un pericolo e suscita quindi una reazione il più delle volte percettibile su tre livelli d’intensità crescente : Il diniego dietro il tentativo di ridicolizzare l’oggetto del timore, poi la riconoscenza del pericolo dietro l’aggressività espressa, poi la sottomissione per la sopravvivenza dietro la banalizzazione che non è altro che un’accettazione e quindi un’integrazione al suo sistema di pensiero, o al contrario la guerra fino alla distruzione di uno dei due.

La versione Ying del bisogno di controllo trova la sua via la più naturale nella maternità. La madre, pensando fare bene, è alle prese con un sentimento di dovere controllare la sua prole, e spesso ben al di là dell’età dello svezzamento. Sapere lasciare questo riflesso castratore è ancora essere consapevole delle proprie paure. Volere ciò che c’è di meglio per il proprio figlio, non è volere ciò che si avrebbe voluto di meglio per se stesso. E se lo proteggo troppo, gli trasmetto soltanto le mie paure, il ricordo delle mie sofferenze che vorrei risparmiargli, impedendogli di vivere l’esperienza che è la sua scelta. Se voglio per lui ciò che non vuole o non ancora, anche se penso aver sinceramente ragione, mi oppongo in realtà a ciò che c’è di meglio per il suo apprendistato della vita.

La suscettibilità, la vessazione.

E’ il riflesso delle nostre ferite dell’ego e si esprime dunque sempre a seconda del peso emozionale accumulato. Chi stimola la nostra suscettibilità è colui che mette il dito lì dove qualcosa in noi fa male da molto tempo. Ci aiuta così a ricordarci che c’è qualcosa da guarire, un difetto che non possiamo far finta di ignorare più a lungo.

L’insoddisfazione.

Ce ne vuole sempre di più per alimentare la propria fame di tranquillità. Perché mi manca sempre qualcosa? Quale confusione faccio tra le mie frustrazioni quotidiane e ciò che sospetto “di me” che non percepisco? Sono più di questo e perciò merito di più! E’ vero, siamo tutti infinitamente più di ciò che percepiamo di noi stessi, ma se capiamo che tutto ciò che viviamo è la risonanza di ciò che emettiamo, capiamo allora le regole del gioco in cui ci siamo imbarcati. Capiamo che nessuno è responsabile di ciò che ci succede a parte noi stessi, e che ciò che capita non è una punizione o una ricompensa, ma ciò che risulta di ciò che siamo, quindi del nostro potere creatore. Da lì svanisce il sentimento di insoddisfazione che va di pari passo con il sentimento di vittimizzazione.

L’essere vittima e il vampirismo.

Un modo efficace di attirare l’energia altrui e di nutrirsene. Nella sua volontà di riportare tutto a se stesso l’ego sa come usare del sentimento di compassione degli altri attirando gli eccessi emozionali che gli si offrono su un piatto quando la compassione espressa non è matura, quando non è il frutto dell’amore incondizionato ma l’espressione compensatrice delle proprie mancanze. Ciò che voglio dire, è che certi sentimenti, per quanto nobili siano, come la compassione o il bisogno di aiutare altrui, quando sono il frutto di sofferenze non guarite in sé – esprimo delle attenzioni verso gli altri perché ho bisogno di essere amato perché non sono stato abbastanza amato nel mio passato – sono l’oggetto di eccessi emozionale più o meno inconsci.

Colui che esprime cosi la propria compassione può pensare che vive lì una conseguenza naturale di questo sentimento. Non è così. La compassione emerge e irradia nella chiara comprensione della sofferenza dell’altro e in una risposta adatta, emozionalmente neutra e benevola, no nell’eccesso della propria sofferenza. Detto in altro modo, finché c’è un eccesso emozionale, la compassione espressa di uno è una preda per il predatore energetico nascosto dietro il tentativo di essere vittima dell’altro. Non c’è dunque servizio reso. Al livello delle energie scambiate, il vampirismo della “vittima” è a seconda del suo ego e della debolezza emozionale del compassionevole. Perdendo così le proprie energie, questo ha soltanto nutrito l’ego mai alimentato a sufficienza del primo che si ripeterà appena l’occasione si presenterà.

Avete notato come le persone anziane spesso parlano soltanto dei propri mali e malattie? E’ un riflesso inconscio di sopravvivenza che permette di attirare l’energia degli altri perché ne manchiamo o che abbiamo paura in modo inconscio di mancarne. Per le persone in contatto frequente con malati che mancano di energia vitale, è un rischio permanente di devitalizzazione se non stanno attenti a controllare l’energia che sono disposti a dare. La tecnica di visualizzazione di una bolla di luce è molto efficace in queste situazioni.

La cupidigia e l’invidia.

Di nuovo una manifestazione del sentimento di insoddisfazione. Ce ne vuole sempre di più per rassicurarsi e se qualcuno sembra averne di più, bisogna almeno averne altrettanto per assicurare la propria posizione di equilibrio se non di dominio rispetto a ciò che diventa allora la norma da raggiungere. La cupidigia è una corsa all’armamento dell’ego in mezzo al materialismo unica dimensione in cui si sente al primo colpo competitivo. Ma attenzione, come si vedrà alla fine, è capace di cambiare dimensione.

Il desiderio e la paura di apparire.

La volontà di apparire è una corazza in più che l’ego si costruisce per mascherare la propria vulnerabilità. Se si guarda i suoi sforzi come quelli di un adolescente che cerca di dare il cambio per dissimulare la propria mancanza di sicurezza, si capisce meglio su quale strato di immaturità questo desiderio nasce. E’ una delle rare faccette dell’io che tende quasi sempre a cancellarsi man mano che passa il tempo. La paura di apparire nasce dalla stessa immaturità.

La vanità.

Nel “costume” del bisogno di controllo, è un po’ la torre di avorio del sentimento di superiorità in cui l’ego molto spaventato ha trovato da rinchiudersi per non percepire i pericoli, voglio dire con ciò quello che potrebbe muovere le sue fondamenta. La vanità è una prigione estremamente stretta in cui la prossimità dei muri autorizza un controllo quasi perfetto della situazione, ecco perché colpisce più spesso il maschile in ricerca di controllo che il femminile.

Al di là dei propri muri si allarga l’orizzonte infinito della vita che l’ego nega. E’ infinitamente più semplice di concepire il mondo in un ambiente ristretto, pensando conoscerne tutto ciò che bisogna per credersi al riparo di tutto. E’ ovviamente molto illusorio e si finisce la maggior parte del tempo dall’essere raggiunto dal vasto universo. Il coraggio più grande è quello di accettare l’infinità della nostra ignoranza con la gioia di riempire ogni giorno un po’ di più i propri vuoti con una nuova luce. Il vanitoso si accontenta di illuminare la minuscola prigione in cui il suo controllo gli assicura un sentimento di superiorità e in cui il suo regno solitario in mezzo al suo clan rimane finché tengono i muri.

Il diniego.

E’ innanzitutto una mancanza alla propria presa di responsabilità. Non voglio vedere la realtà che mi è presentata, quindi la cancello o la sistemo secondo la mia convenienza. Tutta la gamma della menzogna, della dissimulazione, del travestimento e della manipolazione è allora al servizio del piccolo io spaventato. E’ qualcosa tutto sommato abbastanza diffuso e che si esprime dalla piccola codardia fata a se stesso al disturbo patologico grave e talvolta all’aggressività estrema. Nel diniego, l’essere non è all’ascolto di niente ne di nessuno, la forza del diniego essendo a seconda della paura suscitata dall’oggetto del diniego. Come sempre nel meccanismo di azione/razione, più l’ego si sente minacciato, più reagisce con forza.

La tirannia.

Come già detto, la violenza è all’altezza della propria paura. Gli ego tirannici non sopportano alcun ostacolo a ciò di cui hanno bisogno né alcun contraddizione di ciò che sono. La loro paura, certo coscientemente “inaccettabile”, è talmente grande che se chi li abbia modellato non abbia favoreggiato la torre d’avorio della vanità, se si sentono dunque alle prese con “l’esterno” e “esposti” a lui, possono soltanto sperare assoggettare il mondo alla loro visione. A notare che la vanità scossa porta anche alla tirannia. A volte i due aspetti – torre d’avorio e tirannia – si fiancheggiano molto bene tanta la paura che ha fondato l’ego è terribile. Quando nel XIII secolo in Francia, il potere religioso del vaticano si è sentito scosso nella propria vanità dall’espansione del Catarismo, ha reagito con la violenza delle crociate e la tirannia dell’Inquisizione.

La colpevolezza.

Che sia indirizzata verso se stesso o verso gli altri, ecco una lama ai due tagli particolarmente affilati. “L’auto-colpa” porta il gene del sentimento di inferiorità. L’essere che si deprezza, che non è consapevole delle proprie qualità e vive nel timore di ferire altrui muove in realtà “la brodaglia” delle proprie ferite. E’ un sentimento complesso perché rivela contemporaneamente una buona dose di consapevolezza dell’altro, quindi di apertura e di ascolto, ma anche della presenza di un emozionale ancora dolente, di ferite non guarite, che andranno a filtrare il sentimento di empatia fino a riportare in sé, una parte di responsabilità della sofferenza dell’altro. E se quest’ultimo è un “predatore” che sa usare l’auto colpa, allora, come per la vittimizzazione, andrà a vampirizzare l’energia del primo.

Un caso frequente è la delusione  percepita nell’altro quando non ha ricevuto la risposta che aspettava. Anche se quest’attesa non fosse legittima, allora il rifiuto può provocare in quella che la esprime un auto-colpa, altrettanto forte che l’altro saprà usarne, o che se stesso si è ancora emotivamente immaturo rispetto a questo.

Gli scambi di energia sono dunque densi e tesi e quando uno dei due – colui che non entra nel sistema dell’altro – è consapevole del gioco in corso e non l’altro, questo può inasprire l’esasperazione di uno e il giudizio doloroso per se stesso del secondo.

All’incontrario quindi voler incolpare altrui è invariabilmente il segno dell’intolleranza e del giudizio. Si crede sapere ciò che è giusto e si vorrebbe imporre all’altro il proprio sistema di pensieri o la propria causa, allora si giudica male colui che pensa e agisce altrimenti, e si tenta di raggiungerlo sia giocando la carta tanto usata della vittima, sia agitando la bandiera e la lancia del giustiziere. L’ego è cosi trascinato che sa irrigidirsi con fierezza nell’indebolimento altrui, pensando cosi consolidare la propria posizione senza sentire i propri mancamenti profondi al rispetto della differenza.   E’ un valore che non quadra con ciò che difende.

Il sentimento di inferiorità.

Nella sua ampia gamma di reazioni, il sentimento di inferiorità è all’origine dei più importanti blocchi dell’essere. In una maniera o nell’altra, a un certo momento della vita, riguarda ognuno, anche se tende pure lui a diminuire con l’esperienza. Noteremo che sotto la guida del patriarca dominante, la società crea maschio e femmina per indurre il femminile ad essere particolarmente toccato dalla mancanza di fiducia in sé. Le religioni hanno contribuito su larga scala a questa situazione. Ma già al di là degli schemi del sistema, il peso emozionale delle sofferenze accumulate in una vita e al di là durante incarnazioni sulla terra, ha segnato profondamente la propria impronta in ciascuno. Ecco perché nessuno che si identifica ancora pienamente con il proprio ego può scapparci a un momento o ad un altro.

Una delle manifestazioni le più involutive della mancanza di fiducia in sé è la possessività e per conseguenza la gelosia che spinge a delle estremità talmente degradanti che amplifica di più il sentimento di svalutazione dell’essere che ne è all’origine. E’ probabilmente l’idea che abbiamo dell’amore per via della nostra educazione in un ampio senso, che crea la violenza di questa reazione alla paura di essere “abbandonati” dall’altro.

La generosità per compensazione.

Ecco qualcosa di ingannevole per se stesso e di particolarmente appetibile per tutti quelli che funzionano sul modo parassita. Vampiri e altri predatori sono invitati al banchetto!

Il principio della generosità per compensazione è stato affrontato in alto nel paragrafo che riguarda la vittimizzazione. Quale migliore mezzo di mascherare la propria sofferenza per una mancanza di amore che esprimere senza discernimento dell’amore per altrui? Parliamo qui di quest’attitudine che consiste a cercare di farsi amare da tutti e in particolar modo da chi non dimostra molto interesse nei tuoi confronti. Proviene da una mancanza di considerazione per se stesso e dunque di un bisogno di riconoscenza, nato lui stesso da una mancanza traumatizzante di amore a un momento o a un altro del camino. I vampiri ci smorzano la loro sete, ma le loro ego-vittime ci trovano questa volta il proprio conto nel diniego delle proprie mancanze.

La vera generosità non viene da un bisogno di compensare, non colma alcun vuoto in sé, si impone umilmente come una delle espressioni dell’amore incondizionato che diventa possibile soltanto quando siamo già a un buon punto sulla via della guarigione. Come dice il proverbio, non bisogna mettere il carro innanzi ai buoi. Sul camino della liberazione, guarisci prima dai “mali” che ti ingombrano, lascia cadere i tuoi cenci. E’ lì l’unico sforzo, tutto seguirà.

L’autodistruzione.

E’ certo la mancanza di considerazione di se stesso spinta fino in fondo alla propria logica. Quando l’ego è a questo punto scosso che non ha la forza di indirizzare la sua aggressività verso altrui, che non può rigettare “l’esterno”, quindi la indirizza verso tutto ciò che separa da se stesso, ciò che non capisce ma che giudica responsabile della propria disperazione. Lo spirito e l’anima sono percepiti come il nemico da colpire, che cerca di torturare con una mente tirannica e dei danni al corpo fisico.

L’ego spirituale.

Ah, l’ego spirituale. Quanto è alla moda in questi tempi della “nuova era”! Tutte le lame del buon vecchio coltello svizzero non bastano più per contrastare la volontà suprema dell’essere che si orienta verso ciò che concepisce come la propria elevazione spirituale, l’ego, mai avaro di un “sacco della sua farina”, rinuncia dunque alla propria natura materialista per vestire gli strass di un abito di luce senza lasciare tuttavia il palcoscenico del grande teatro in cui si è fatto. Questa impostura è possibile soltanto perché l’essere ha conosciuto le premesse di un risveglio, spesso sotto l’influenza illusoria dell’apertura del terzo occhio, e si crede quindi arrivato sulla soglia del tempio quando in realtà non ha guarito niente dei pesi che appesantiscono ancora i suoi passi in divenire. L’ego sfodera quindi spesso la sua lama più brillante per scolpire i muri della sua magnifica torre d’avorio, sotto gli occhi meravigliati del clan che talvolta l’ha seguito. Costui è da compiangere poiché la vanità di un ego spirituale non ha uguale in questo mondo e i muri della propria prigione sono più solidi ancora.

In conclusione.

Come sempre ogni manifestazione post-traumatica dell’ego nella sua sofferenza può provenire da diverse fonti. Dal proprio passato diretto e soprattutto dalla propria infanzia, da un “parassitaggio” esterno, dalle memorie delle proprie vite anteriori e dalle memorie della nostra stirpe genetica. Detto in altro modo quella di tua nonna o bisnonna, tutto ciò bene nascosto inconsciamente nelle tue cellule. Come detto mille volte, non dimentichiamo che in questo periodo di “rimessa a zero” della tua storia personale e collettiva, ignorare ciò che c’è sotto il tappetto pensando che ciò non disturba nessuno non è più possibile.

E’ necessario senza paura sollevare il tappetto e scopare ciò che ci trova se vogliamo guarire di ciò che ci “appesantisce” di più e passare finalmente alla tappa seguente. Possiamo noi stessi fare molto e se pensiamo non bastare, possiamo chiedere l’aiuto alle nostre guide invisibili che guideranno sui nostri passi ciò che c’è di meglio come risposta.

Poco importa il nome che gli diamo e la dimensione in cui ciò succede, se bisognasse “ritenere” un’unica idea generale, andiamo verso la nostra liberazione in senso più ampio che possa “capirsi”. Ma per ciò, non faremo a meno di assumersi tutte le nostre responsabilità e di reinvestire progressivamente la nostra piena coscienza. Lo sforzo non è così grande e il raccolto sarà al di là di ciò che potremmo immaginare.

Fraternamente,

In supplemento di questo articolo :  Il Risveglio in Sé 1 e 2, Incarnare il frutto delle nostre stirpi.

© Il Traghettatore – 16.01.2012 – Tradotto da Stéphanie - Versione originale francese

> Altri articoli tradotti in italiano 

http://www.urantia-gaia.info > La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione di non associarlo a fini commerciali, di rispettare l’integralità del testo e di citare la fonte.

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domenica 3 marzo 2013

La via maestosa dell’impeccabilità (Le Passeur) (13)

D'accordo con Urantia Gaia pubblichiamo…

La via maestosa dell’impeccabilità (13)

Dal traghettatore.

Sei il centro di un asse cosmo-tellurico che ti attraversa e ti impregna in ogni momento. Contemporaneamente emittente e ricevitore, trasmuti l’energia che ti attraversa e questa trasmuta il tuo corpo fisico e i tuoi corpi sottili. Quando ti centri in te stesso, ti allinei in coscienza su questo asse e ricrei all’istante in te le condizioni dell’armonia. Condizioni da cui i tuoi poteri ti sono restituiti. Ne hai dunque, nella misura della salute dei tuoi corpi, tutto il potenziale. Ben poche persone sono consapevoli di ciò, e tra quelle che lo sanno, la maggior parte, per non dire la quasi totalità, sono limitate nell’esercizio di questo potenziale dalle proprie credenze.

Il tempo è giunto in cui queste credenze restrittive si stanno crepando, ciò ci porta per una breve esperienza su un nuovo terreno di gioco dove si tratterà di imparare rapidamente a discernere il giusto in mezzo alle dimensioni mescolate. Non so se l’apertura sarà graduale come l’ho è stata finora o se si farà più brutale, ma l’orologio cosmico gira e ci avviciniamo allo smistamento verso diverse realtà in cui ognuno vivrà la propria. E’ dunque importante  ricentrarsi sui fondamentali.

La molteplicità delle informazioni di cui siamo abbeverati, rimesse in questione e le contraddizioni che inducono possono smarrire l’indeciso. Cercare in un primo tempo all’esterno il modo di riconnettere le proprie memorie è una tappa, ma persistere troppo in questa direzione conduce all’indecisione. E come l’indeciso può trovare il proprio cammino in questo caos informativo e disinformato che cresce con rumore intorno a noi? Ogni via intrapresa ci fa imparare qualcosa ed è il motivo per cui non ci sono cattive vie in sé, ma perché bisognerebbe cercare la luce nell’oscurità … dappertutto riempie lo spazio perché sta in noi. Se non la percepiamo, è solo perché non siamo dove il nostro io lo vorrebbe, ma lì  in cui la nostra anima lo desidera, lì in cui abbiamo qualcosa da capire prima di ritrovare la chiarezza.

E’ questa terra di nessuno oscillante tra luce e oscurità che è la nostra terra di apprendistato e di sperimentazione, sii certo che non siamo qui contro la nostra volontà, ne abbiamo fatto la scelta per evolvere e per aiutare l’evoluzione di tutti. In ogni momento, ciò che superiamo come difficoltà, nell’apparente solitudine del nostro sforzo, l’offriamo in realtà in superamento a tutti. Niente di ciò che viviamo, niente di ciò che abbiamo vissuto di difficile prima, tra le mura inventate di un’ingiustizia illusoria, e che abbiamo sorpassato per risalire verso la luce della superficie, non è stato neppure un solo istante inutile o perso per il collettivo umano. Tutto è stato scrupolosamente osservato dai diversi aspetti del nostro essere multidimensionale e da quelli che ci accompagnano con benevolenza in quest’avventura.   Perfino quelli che, meno benevoli, hanno contribuito all’esperienza con le loro parti ingrate, hanno visto e imparato sui livelli superiori del proprio essere qualcosa di essenziale alla propria evoluzione. Niente assolutamente niente, è stato inutile.

Per alcuni tra di voi che state leggendo queste linee, siete passati o siete sul punto di passare a uno stadio del risveglio che offre nuove difficoltà da illuminare. Come ciò è stato descritto nei precedenti articoli, c’è un momento in cui le percezioni si allargano. Le più comuni sono la percezione telepatica, poco sconvolgente, così come  le percezioni chiaroveggente, molto più sconvolgenti per chi le vive per la prima volta. Ci sono diversi modi di reagire a questo, tutte nel rigetto o l’accettazione.

Da quello che non capisce ciò che gli succede e pensa a torto di perdere la ragione, a quello che prende tutto senza il minimo discernimento facendone la sua nuova verità, osserviamo un ventaglio di attitudini più o meno inspirate. L’inspirazione è appunto la parola chiave in questa storia. Chi ci inspira ciò che riceviamo e come saperlo? Ognuno avrà potuto constatare la profusione delle canalizzazioni (channeling) attraverso il mondo. I nomi degli esseri canalizzati sono sempre più prestigiosi e i linguaggi sempre più enfatici. Pochissimi provengono dai piani luminosi e la maggior parte dei “Channels” sono il gioco di esseri che popolano i piani intermediari. Dimentichiamo le imposture coscienti – quelle dei truffatori del New Age che sfruttano un filone – e concentriamoci sulle imposture inconsapevoli, le più numerose.

Siamo tipicamente lì nel caso di un’apertura delle percezioni che non hanno o non abbastanza chiamato il discernimento e la vigilanza. Alcuni ricevono le informazioni da questo canale da l’infanzia o l’adolescenza, età in cui la rimessa in questione di ciò che è  il sé non è all’ordine del giorno, e hanno lasciato installarsi una comunicazione fino all’età adulta che è talmente messa a punto che non ha più chiamato la vigilanza necessaria. Altri hanno visto, a volte brutalmente, la propria percezione aprirsi al momento del risveglio e possono facilmente crederci “arrivati”. Quando si pensa essere in comunicazione diretta con Santa-Cosa o Maestro-Tale, l’ego fa presto a imballarti il regalo e te con lui. La questione è dunque lì: dove sta la tua vigilanza? Dove sta il tuo discernimento? L’ego, sempre lui, forte della novità sconvolgente che ti colpisce, ha bel gioco nel innescare sull’artificio  spirituale senza lasciarti riprendere il tuo fiato. Una volta il “forcing” realizzato, il tradimento è imposto e ci vorrà una buona dose di luce personale per sorpassare la trappola e estrarsene. Come l’ho detto nel “il piccolo breviario dell’ego”, questa faccetta dell’io è quella che costruisce le prigioni le più solide. E’ che l’umiltà è spesso lontana da chi  si è lasciato intrappolare cosi.

L’umiltà, è avere una visione di sé al di sopra dell’impegno permanente dell’essere in movimento nei meandri della sua incarnazione. E’ la comprensione nata dalla visione superiore dello Spirito sulla materia. Colui che vede dal cielo l’ombra che disegna sulla terra è cosciente dell’effimera illusione di cui si culla quando si limita a contemplarla dal suolo. Senza l’umiltà, l’essere si stanca nella lotta che gli darà la soddisfazione di vedere la sua ombra prendere più spazio al suolo. Il suo universo è limitato al potere che eserciterà nei muri della sua torre d’avorio personale. Nell’umiltà, non ricercherà questa lotta poiché ciò che proietta da sé, la sua ombra, lo sa, non le appartiene. E’ la frazione di un’opera più grande in cui  trova la gioia di dare tutto il suo amore, qualsiasi sia il proprio compito. All’immagine di Thérèse de Lisieux, c’è gioia ad offrire tutto nel piccolo, lì dove altri nella visione dell’ego vedono soltanto sofferenza e umiliazione. Alla sua immagine, questo è grande al di là del teatro del mondo.

L’umiltà è il segno più lampante che l’ego ha trovato il suo giusto posto. E’ la chiave, il mezzo più sicuro di rimanere nella giustezza quando le percezioni si allargano e che iniziamo a “ricevere”  delle informazioni da altri canali rispetto a quelli usuali. Molti dei “risvegliati” in questo caso si buttano a capo fitto mentre non hanno realizzato la guarigione dei  disordini dell’ante-umano che sono stati fino a quel momento. Spesso non l’hanno neppure preso in considerazione. L’ego è allora al proprio agio per rivestire i vestiti di gala del “spirituale”. E’ cosi facile,  nutrirsi del privilegio  illusorio  dell’eletto mentre si è soltanto il giocattolo di un cattivo collegamento.

L’allargamento delle percezioni è soltanto la conseguenza di un’apertura più grande al campo di coscienza unificato nel quale siamo immersi tutti quanti in ogni momento. Le circostanze – a cominciare dal nostro tasso di frequenza vibrazionale e quello della terra – permettono ora quest’apertura fino a lì graduale. Abbiamo in noi i mezzi naturali per rispondere a queste nuove circostanze, è la ragione per cui la percezione si allargherà per ognuno alle aure, alla telepatia, e alla visione di dimensioni fino a lì invisibili dalla maggior parte delle persone. Tutto ciò rappresenta una fonte di informazione importante che bisognerà integrare nella serenità.

Fino a lì, queste aperture erano rare, non riguardavano tutti, e coloro che ne erano i beneficiari potevano anche esserne i giocattoli. Innanzitutto perché il tasso vibrazionale globale era più basso e che le incursioni in dimensioni di vibrazioni più elevate rimanevano spesso abbastanza vicine dal nostro piano. Ciò che abbiamo chiamato l’astrale inferiore e che era il terreno di gioco favorito di entità poco evolute che si sono prese gioco di generazioni di medium, e continuano a giocare con la maggior parte di quelli che hanno barattato il nome di medium per quello di “channel”.  Poiché anche se il tasso vibrazionale globale si alza e che le sue connessioni erratiche si faranno sempre più rare, non immaginate che ciò che è “altrove” sia molto diverso di ciò che è qui. Ci sono anche su altri piani degli esseri burloni, degli esseri manipolatori e altri francamente malevoli. Quando sintonizziamo delle frequenze di realtà diverse dalla nostra, si tocca ancora ciò che è in rapporto con ciò che “trasmettiamo”. Bisogna dunque prepararci a essere intoccabili.

Alcuni rari “canali” sono giusti, quelli che hanno fatto un sincero lavoro di guarigione e si sono sforzati in seguito di rimanere centrati. Ma tra quelli che canalizzano a tutto andare oggi, quanti tra di loro hanno accettato con umiltà di considerarsi come uno di noi e non al di sopra? I messaggi che questi trasmettono o le terapie che pensano di esercitare sono da prendere con la consapevolezza che non trasmettono così tante verità o veri insegnamenti, ma si mescolano a volte sottilmente, talvolta grossolanamente, degli elementi che allontanano il ricercatore dal proprio cammino di liberazione e lo riportano verso un’autorità da seguire.

Le cose sono complicate, poiché non c’è separazione tra l’ombra e la luce. Sul nostro piano di vita, i due aspetti convivono e tendono a unificarsi verso qualcosa di molto nuovo nell’universo. Ciò fa che esseri, il cui vestito è oscuro, sono a volte la via presa dalla luce. So che questi concetti, d’ombra e di luce possono sembrare “manichéens”  ma è difficile essere più giusto e preciso con altri termini di quelli, che si rileverebbero nei fin dei conti restrittivi.

Ciò che conta quando desideriamo evolvere e non compiacersi nello stato fino a cui siamo potuti arrivare, è di rimettersi regolarmente in questione, di interrogarsi sulla giustezza di ciò che siamo, di sapere guardare con una grande onestà e sempre con un po’ di umorismo ciò che non è dritto, ciò che non è chiaro e ciò che questo rifletta. Poiché da queste vie si riversa tutto ciò che è in grado di rallentarci e di sviarci dalla nostra ascensione. E’ ciò che succede ai “channel” che non canalizzano piani molto luminosi ma che sono sinceramente persuasi del contrario. Questi  non hanno fatto il lavoro di guarigione preliminare, non hanno la vigilanza di un deciframento onesto di loro stessi, e quelli che bevono le loro parole mancano di discernimento. Come sempre tutto è al suo posto tra fornitori e ricevitori fino nei giochi di potere e di sottomissione. Lì è la strada di quelli che hanno da capire che c’è in loro stessi qualcosa da guarire, ma lì non è quella del ricercatore sincero in cerca di giustezza e di verità.

Il discernimento è un’espressione di saggezza. La saggezza è la conoscenza, innanzitutto quella del cuore. Cosi il discernimento sembra difficile da esercitare per chi rimane nell’opacità dei suoi limiti del proprio ego – detto in un altro modo chi non ci vede ancora abbastanza chiaro perché  non ha iniziato o non è stato abbastanza lontano nella propria disidentificazione dall’ego. Ma il discernimento diventa facile quando l’umiltà è al commando, segno che l’ego è ridiventato lo strumento necessario che è, e non il tiranno a cui abbiamo finito per identificarci nella sofferenza. E’ nell’umiltà che la visione dell’essere si allarga e questo  diventa incompreso da quelli che vedono con un occhio ancora velato dall’illusione.

L’umile, perché ha saputo vedere chiaro in sé, si è naturalmente ricollegato con la propria essenza e vede chiaro negli altri. Il suo discernimento è affilato, la sua vigilanza è serena, la sua parola è giusta e amorevole e la visione delle “erranze” dell’umanità è sempre compassionevole poiché ne conosce le ragioni. Ci sono molte strade che portano alla conoscenza, ma non c’è alla fine altra soglia da varcare che quella dell’umiltà per acquisire la padronanza. E’ la porta aperta dell’impeccabilità. All’umile che coltiva l’intenzione di incarnare l’impeccabilità è dato molto per l’aiutare in questa direzione. Sii umile e presente, chiedi l’aiuto agli esseri di luce che ti accompagnano, la riceverai senza aspettare. In questa “êtreté” avrai sempre il presentimento di ciò che è giusto e di ciò che proviene dall’illusione. Lì è il discernimento, lì si spegne l’indecisione. Poiché è nell’umiltà che nasce l’impeccabilità.

Fraternamente,

© Il Traghettatore – 16.02.2012 – Tradotto da Stéphanie - Versione originale francese

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domenica 3 febbraio 2013

Le famiglie di anime si posizionano (Le Passeur) (09)

D'accordo con Urantia-Gaia pubblichiamo...

Le famiglie di anime si posizionano

Dal Traghettatore (Le Passeur).
Per molti di coloro che si sono risvegliati in questi ultimi anni o in questi ultimi mesi e che hanno affrontato un sincero lavoro di guarigione dal proprio ego, due delle leggi naturali di armonia, la sincronicità e l’abbondanza, si applicano con un’accelerazione constante che ha fatto un salto in avanti queste ultime settimane. Quelli avranno notato fino a che punto i desideri formulati in sé trovano una risposta sempre più rapida e a che punto le sincronicità si moltiplicano, specialmente per quanto riguarda gli incontri  fatti  e le informazioni che li raggiungono. Le famiglie di anime si completano ogni giorno un po’ di più, nella semplicità di ritrovi gioiosi, senza bisogno di fare molto ne di organizzare delle comunità. I tempi sono cambiati,  ciò che importa, è che la connessione inizi di nuovo sul piano terrestre tra le anime, che il legame fisico nell’incarnazione sia stato ristabilito.
E’ una vera rete energetica che si crea tra gli esseri, ognuno di loro ha il proprio posto geografico da qualche parte. Questa “rilegatura” è importante. Abbiate spesso nel cuore e nei vostri pensieri coloro che rivedete come sempre conosciuti, poiché sono loro che avete incrociato dopo tante vite. Questo mantiene in coscienza una rete sui piani sottili, che ha la sua importanza nello scenario in gioco.
E’ importante essere molto attenti ai segni che ci circondano e contribuiscono a informarci personalmente. I diversi piani si avvicinano, ciò significa che le dimensioni stanno per compenetrarsi sempre di più, ciò crea intorno a noi delle aperture discrete la maggior parte del tempo, sono tanti accessi ai livelli di informazioni inusuali. Questa discrezione implica un’attenzione particolare, ma chiunque è attento non può ignorare queste aperture, anche se si avverano  talvolta molto fugacemente. Ma mano che passeranno i mesi, c’è da scommettere che l’accesso a questi piani si stabilizzerà e sarà molto più evidente per un numero maggiore di persone. Queste aperture sono l’espressione della multidimensionalità di cui abbiamo spesso parlato e verrà un momento in cui realizzeremo con stupore con quali parti (al plurale) giochiamo, in parallelo su alcuni di questi piani.
E’ ovviamente una percezione che turberà profondamente quelli che non hanno la minima idea di ciò che significa e non sono familiarizzati neppure soltanto con l’idea dell’esistenza di questi altri livelli di realtà. L’esperienza potrà essere traumatizzante per loro e provocare un numero alto di “menti che vanno in tilt”. Rassicurare sarà la parola d’ordine e l’esempio di qualcuno di sereno, in questa nuova percezione della realtà, sarà un balsamo per gli esseri disorientati.
Queste aperture danno un colore che prefigura la natura del mondo diversificato, che sarà il nostro molto presto. Vivere al di fuori dalla quarantena che ci fu imposta significa non solo frequentare di nuovo collettivamente – e non solo in modo eccezionale – degli esseri e dei piani che non solo si armonizzeranno tra di loro, ma bisogna che l’uomo riprendi il pieno senso delle sue responsabilità di essere vivente che emette ininterrottamente delle energie, tra l’altro sotto forme di pensieri ed emozioni, che hanno un impatto su tutte le altre forme di vita e su ogni piano che ci sono legati su diversi livelli. E’  l’incoscienza di tutto ciò che ha reso necessaria finora la messa in quarantena del nostro mondo.
Dall’incoscienza del giovane cane pazzo che rovescia tutto ciò che incontra sul suo passaggio, stiamo per passare alla coscienza vasta del nostro ambiente grazie a una percezione aumentata di quest’ultimo e alla conoscenza delle leggi fondamentali che dirigono la vita nell’universo. Molto semplicemente ci  sottometteremo poiché sapremo  profondamente che sono giuste e piene di amore. Sarà l’inizio di una saggezza che ci è mancata a lungo.
Nel frattempo, l’onda che sta arrivando deve liberare un mondo per permette che ne nasca uno nuovo, non può essere diversamente. Come l’ho detto in un precedente articolo, niente si costruirà sulle ceneri del vecchio mondo. Nelle strutture, ciò che sarà stato cancellato lo sarà perché non sarà in grado di adattarsi a ciò che viene, ciò che non sarà cancellato avrà la capacità di adattarsi e di evolvere. Lo stesso, per gli esseri umani, quelli la cui vibrazione non può adattarsi, partiranno. Per essere chiaro, queste partenze corrispondono al desiderio delle anime di reincarnarsi in condizioni pressappoco simili a quelle della terra, che avranno lasciato per completare la propria esperienza, certe in mondi di dualità, altre nei mondi unificati ma con vibrazioni più basse di quelle della nuova terra. In ogni modo, presto o tardi, ognuno evolve risalendo verso la fonte come il salmone nel torrente. E’ il grande mistero della vita, possa rimanere tale.
Non pensate che su sette miliardi di esseri umani, non ce ne siano che abbiano fatto altre scelte delle vostre. E’ logico e non aiuterà nessuno aggiungere del pathos alla situazione, quando arriverà il momento di constatare delle onde di partenze importanti. Una volta che le scelte sono state fate al livello dell’anima dei destini da seguire durante la transizione, sono stati decisi da ognuno secondo ciò che c’è di meglio per la propria evoluzione personale. E’ ciò che non bisogna perdere di vista. Se ci sono lacrime, che siano illuminate dalla coscienza di tutto ciò e dalla certezza che quelli che hanno delle affinità, si rivedranno molto presto, in un’altra maniera e con un altro livello di coscienza.
Per quanto riguarda Gaia non sarà mai più ciò che è stata durante questa lunga età delle tenebre vissuta al nostro fianco, la cosmogonia indiana la nomina il “Kali Yuga”. L’avvento di un’età d’oro è un evento considerevole di cui non ci è tuttora possibile capire la giusta misura. Tutt’al più, negli istanti di percezione privilegiata, c’è in fondo al nostro cuore il profumo discreto di una vecchia memoria che ci ricorda in un modo sottile cose già vissute durante questi tempi di felicità. Questo lontano profumo ha tuttavia il potere di placare in un modo potente i nostri cuori. Immaginate un po’ ciò che sarà la piena coscienza ritrovata in quest’Eldorado.
I tempi a venire saranno fonte di elettroshock nell’umanità incosciente, soprattutto non versate nell’idea diffusa dalle religioni di un qualsiasi castigo. Ciò che sopraggiungerà sarà il frutto della legge della risonanza e nient’altro. All’ora del punto zero degli orologi, le energie emesse dall’insieme dell’umanità tornano come un boomerang. In mezzo al collettivo, ciò che ognuno è oggi determinerà la forza e la qualità di energia che riceverà. Come è stato detto e ridetto più volte, ognuno andrà dove lo porta la propria vibrazione e tutto sarà giusto così. Questi shock non genereranno soltanto paura, avranno innanzitutto la capacità di innescare una presa di coscienza. Ed è ciò che sarà per molti indecisi. Bellissime cose si profilano all’orizzonte di questo breve periodo in cui tutto vacillerà. Aprite le braccia con leggerezza e trovate il vostro equilibrio naturale senza timore di cadere. Sapete ciò che va via, sapete ciò che arriva e sapete che ne fate parte dall’inizio alla fine.
Fraternamente,
© Il Traghettatore – 07.09.2011 – Tradotto da Stéphanie - Versione originale francese
http://www.urantia-gaia.info > La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione di non associarlo a fini commerciali, di rispettare l’integralità del testo e di citare la fonte.

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