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martedì 8 settembre 2015

Carolina Bandinelli. Il miglior lavoro del mondo | Doppiozero



Sono sempre più numerose le persone, giovani e meno giovani, che si lanciano, a volte abbandonando anche lavori sicuri e ben remunerati, in vere e proprie avventure con il proposito di dar vita a nuove attività basate su una concezione etica dell’imprenditorialità e del lavoro. È il fenomeno della cosiddetta “impresa sociale”, che sembra nascere dalla presunta fine delle ideologie e dal disincanto verso le forme consociative tradizionali e grazie ai fasti delle nuove tecnologie, a partire da quelle legate alla rete. Un fenomeno molto articolato e complesso che comprende imprese che si occupano di “prodotti e servizi ecosostenibili, operando nella cosiddetta green economy; imprese che sperimentano modi di produzione open-source e iniziative di share-economy; e poi cooperative di tipo A e B; iniziative di micro-economia sostenibile; agenzie di quel che viene definito behavioural change (si tratta di usare gli strumenti del marketing per generare un comportamento più solidale e rispettoso per gli altri e per l’ambiente); e ancora imprese che forniscono servizi di welfare (in realtà molti ospedali o asili sono oggi, tecnicamente, imprese sociali) e progetti di finanza e finanziamento alternativi...”.

Carolina Bandinelli – laureata in Filosofia all’Università di Siena, con un master in Creativeand Cultural Entrepreneurship ottenuto al Goldsmiths College, University of London, dove sta completando gli studi dottorali e lavora come associate lecturer – prova a far chiarezza in questa a volte confusa costellazione e a indagare i presupposti concettuali e anche ideologici, i risultati, le potenzialità e i limiti delle belle intenzioni e delle strategie operative che vi stanno alla base, con una scrittura chiara e brillante, in cui i casi concreti frutto di ricerche sul campo e di incontri e esperienze personali ben si integrano con la riflessione rigorosa e una solida architettura teorica.

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sabato 2 marzo 2013

Buone Notizie! (036)

"La responsabilità rispetto al proprio destino
non è un peso, ma una libertà" 
(Vadim Zeland)

ONU SOCIETA'
ONU: Liberia, tornano a casa a centinaia dopo 24 anni d'esilio per la guerra 
Liberia, tornano a casa a centinaia dopo 24 anni d'esilio per la guerraSi è conclusa l'operazione dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per il rimpatrio di decine di migliaia di liberiani costretti all'espatrio per la guerra civile scoppiata nel 1989. Si chiude così un programma avviato dall'Agenzia nel 2004. Con il programma, 155.560 rifugiati sono stati assistiti nel far ritorno a casa, attraverso convogli stradali o voli

 

NATURA
Nel mare del Nord è emersa una nuova isola
Clicca per ingrandireFazzoletto di sabbia con una superficie di 14 ettari subito colonizzato dagli uccelli e 50 specie di piante. Una magia della natura associata a condizioni meteorologiche favorevoli ed ecco comparire nel Wattenmeer (un mare interno simile a una laguna che fa parte del mare del Nord e si estende dalle coste nord-olandesi alla Danimarca) un’isola nuova di zecca. Così è nata Norderoogsand, fazzoletto di sabbia con una superficie di 14 ettari, emersa improvvisamente dal blu a partire da una decina di anni fa.

 

GOOD NEWS AGENCY N. 209 
Scrittori premiati per impegno a libertà d’espressione
Quarantuno scrittori provenienti da 19 paesi hanno ricevuto le borse di studio  Hellman/Hammett 2012 per il loro impegno alla libertà d’espressione ed il loro coraggio malgrado le persecuzioni. I vincitori del premio hanno affrontato, a causa del loro lavoro, persecuzioni generalmente da parte delle autorità governative che cercano di impedire la pubblicazione di informazioni ed opinioni. La lista degli scrittori insigniti del riconoscimento comprende giornalisti, blogger, saggisti, romanzieri, poeti e commediografi. La libertà d’espressione è un diritto umano centrale, contemplato dall’art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Il 21 luglio 2011, il Comitato per i Diritti Umani, l’ente esperto predisposto dalla Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, ha reiterato l’importanza centrale della libertà di opinione ed espressione. 
Un comitato selezionato ha consegnato le borse di studio per omaggiare ed assistere gli scrittori il cui lavoro ed attività sono state soppresse da politiche di governo repressive. La concentrazione di premi in alcuni paesi lascia intuire forme di repressione particolarmente severe contro la liberta d’espressione adottate da quei governi. Dodici dei vincitori dei premi concessi quest’anno provengono dalla Repubblica Popolare Cinese; quattro dal Tibet e restano anonimi per motivi di sicurezza. Cinque vincitori provengono dal Vietnam, quattro dall’Etiopia e tre dall’Iran.

Alleanza tra Croce Rossa, Mezzaluna Rossa e l’Agenzia Giapponese per la Cooperazione Internazionale
Un accordo storico di partenariato fra la Federazione Internazionale della Croce Rossa e delle Società della Mezzaluna Rossa (IFRC) e l’Agenzia Giapponese per la Cooperazione Internazionale (JICA) darà un nuovo impulso agli interventi umanitari e ai programmi di sviluppo sostenibile di cui beneficeranno sezioni di popolazione vulnerabile in paesi ad alto rischio in tutto il mondo. Tra le aree su cui si svolgerà la potenziale cooperazione sono la gestione delle catastrofi e il potenziamento delle capacità locali di ridurre il rischio di calamità naturali, cambiamenti climatici, insufficienza alimentare, assistenza sanitaria alle comunità. Verrà data rilevanza alla costruzione della pace e alle attività per i giovani e alle attività di genere connesse. JICA ha sedi in quasi 100 paesi, mentre IFRC rappresenta 187 società nazionali della Croci Rosse e della Mezzaluna Rossa in tutto il mondo.

Promuovere la conservazione attraverso l’arte 
Naga by Leang Seckon being installed in National Zoo“L’arte è stata usata per centinaia di anni per illustrare la spiritualità, per aumentare la consapevolezza sulle questioni ambientali ed evocare emozioni. L’arte può coinvolgere le persone in un modo molto profondo e personale, e appassionarle. L'ambiente naturale può avere effetti simili sulle nostre emozioni – ci commuoviamo quando vediamo un bellissimo tramonto o un albero con la luce solare sulle sue nuove foglie in movimento” dichiara Judy Oglethorpe, Capo del Partito, Hariyo Ban Program.
Hariyo Ban Program supporta il Kathmandu International Art Festival organizzato dalla Siddhartha Art Foundation. Questo festival, che avviene ogni tre anni, è uno dei più grandi eventi d'arte dell'Asia del sud che usa l'arte come strumento di cambiamento sociale.  
Quest'anno, il tema del festival era "TERRA, CORPO e MENTE" e ha esplorato i collegamenti umani con l'ambiente e il problema del cambiamento climatico. Un totale di 95 artisti provenienti da 31 paesi insieme con 25 artisti nepalesi hanno esposto la loro arte in vari luoghi intorno alla valle di Kathmandu per un mese.

 


Link di Buone Notizie:
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http://www.goodnewsagency.org/it/home.php
-
http://www.buonenotizie.it/
- http://www.cacaonline.it/
- http://www.jacopofo.com/
- http://www.repubblica.it/solidarieta/
- http://goodnews.ws/
- http://it.notizie.yahoo.com/good-news/
- http://www.corriere.it/cronache/speciali/2012/buonenotizie/
- http://www.tuttogreen.it/
- http://logopsicosofia.blogspot.it/



venerdì 18 gennaio 2013

La musica è condivisione (Luca Belcastro)



Il compositore comasco Luca Belcastro, che dal 2007 porta le proprie competenze in America Latina, per aiutare mondi lontani dalla globalizzazione a non perdere i propri valori, dopo l'ultimo viaggio in America Latina, così confida al giornalista Andrea Pedrinelli:




“Ero abituato, senza rendermene conto a un ambiente competitivo. Che nel nostro sistema educativo è puro modello da seguire, e però produce solitudine, invidia, blocca la condivisione di far musica e il piacere che ne dovrebbe derivare. In Sudamerica i bambini, anche nelle difficoltà, avvicinano la musica suonando con genitori e nonni: per loro la musica non è mai individualismo. Inoltre lì vivono l'arte con un entusiasmo e con una grande spiritualità...Oggi sento di andare più a fondo nel cercare in me stesso. E poi sono allegro. Non lo ero, negli schemi competitivi della musica occidentale... Ora so ascoltare di più oltre che creare in maniera più personale... Dal 2007 agiamo in dieci paesi sudamericani: corsi, concerti, conferenze, creazione di spazi per l'arte. Migliaia di artisti hanno avuto l'opportunità di mostrare le loro opere. Adesso lotto per affermare un rapporto professori-studenti in cui ogni vissuto individuale, che laggiù corrisponde a mille tradizioni, contribuisca davvero ad arricchire le formule accademiche importate dall'Occidente.”

Luca Belcastro

da: Andrea Pedrinelli, La vera musica è condivisione, Avvenire 6 gennaio 2013

martedì 9 ottobre 2012

Buone Notizie! (026)

Per quanto riguarda il pianeta, questo indica la via ad esserne custodi invece che padroni. Un esempio di nazione che dimostra questo spirito di buona volontà è stata la risposta della Norvegia una ventina di anni fa alla scoperta degli enormi pozzi di petrolio nei suoi territori nel Mar del Nord. Invece di ripartire la ricchezza che ne deriva a tutti i singoli norvegesi, la Norvegia, una società che in precedenza era povera, in rapporto alle altre nazioni scandinave, ha usato grandi quantità di questa nuova ricchezza per aiutare altri paesi. La Norvegia è oggi la nazione più generosa della terra pro capite in termini di aiuti all'estero. Che guida ispirata è la Norvegia per il mondo, come una stella che brilla contro la scura matrice dell'avidità e dell'accaparramento materiale. C‟è da sperare che altre nazioni siano attratte e seguano la luce e modifichino di conseguenza il loro comportamento. Questo spirito di condivisione, che supera il possesso, è sicuramente l'unico modo per risolvere i maggiori problemi del mondo come l‟inquinamento, il riscaldamento globale e il problema delle foreste pluviali in continua diminuzione.
http://www.lucistrust.org/it/service_activities/world_goodwill/newsletter/recent_issues/2012_3

 

SOCIETA' CULTURA
Il_pil_non_basta_più_arriva_l_iwi_insieme_ad_altri_9
L'Unep, l'agenzia Onu per l'ambiente, ha sviluppato un indice che va oltre il semplice prodotto interno lordo: l'Inclusive Wealth Index (Iwi). Ecco le alternative al PIL più credibili, realistiche, scientificamente documentate.

 

 

In 100mila meditano con guru indiano a Buenos AiresMEDITAZIONE
In 100mila meditano con guru indiano a Buenos Aires 
Meditare assieme al guru indiano Sri Sri Ravi Shankar contro la violenza e lo stress. I partecipanti hanno cantato e si sono mossi ritmicamente, mentre il guru chiedeva loro di concentrarsi sull'energia collettiva per porre fine alle violenze e creare un mondo libero dallo stress.

 

Jacopo FoSCIENZA SOCIETA' 
La rivoluzione della bio-plastica è italiana!
… grazie a un’azienda italiana, stiamo per assistere a una rivoluzione epocale che cancellerà la plastica vecchio tipo. Ovviamente non è una rivoluzione che si concluderà in una settimana ma è iniziata e quando certe cose iniziano, poi sono inarrestabili.

 

 

AMBIENTE
I droni salveranno le foreste?
Dopo essere stati utilizzati principalmente in scenari di guerra, finalmente i droni trovano un'applicazione degna e utile. Negli ultimi mesi sono stati utilizzati per monitorare le foreste indonesiane e tracciare gli spostamenti delle specie in pericolo.

 


domenica 5 agosto 2012

Buone Notizie! (020)

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!BUONE NOTIZIE!
==== N. 020 ====
DOMENICA 05 AGOSTO 2012 




005822398 03f50bbf 5c30 4103 baa7 53d68c7f1c29Intelligenza collettiva: Perché collaborare conviene
Il tema dell'apertura attraversa ormai tutti i settori della nostra vita, dalla politica all'economica, dalla scienza alla scuola. Quando si aggiunge l'aggettivo open davanti ad un sostantivo, quasi sempre si forma una nuova parola che vuol dire tre cose: trasparenza, partecipazione, collaborazione.

 
 
forsta CézanneLa foresta collaborativa
Le idee di competizione vanno quindi aggiornate aggiungendo quelle di mutuo sostegno dove ogni specie (e ogni individuo vegetale) per la propria sopravvivenza riesce a stabilire relazioni vantaggiose anche per gli individui vicini.
 

Kyrie aveva messo un braccio intorno alla sorellina, come per abbracciarla e sostenerla. E da quel momento in poi, la respirazione di Brielle e la frequenza cardiaca hanno cominciato a stabilizzarsi e il suo stato di salute si è normalizzato. Da allora, hanno deciso di tenerle insieme…
 

 
Uruguay: premier si autoriduce stipendio a 800 euro e apre ai senzatetto la residenza presidenziale
La sua vittoria in Uruguay, nel marzo 2010, fu un evento storico. La capitale Montevideo esplose. Persone di tutte le età e classi sociali scesero in strada per festeggiare il nuovo presidente: l'ex guerrigliero di sinistra José Mujica che, dal Movimento de participación popular (Mpp) contro la dittatura, era arrivato alla guida del Paese.
Ora Mujica, 78 anni, fa notizia per un altro motivo: vive con 800 euro al mese, rappresentando il miglior modello di austerity su scala internazionale.
 


Da Buenos Aires il mercato gratuito per acquistare senza soldi
E' in fondo il sogno di tutti:comprare senza spendere un centesimo. Siamo oltre il baratto e l’economia che si vuole instaurare con il prendere liberamente ciò che occorre senza dare nulla in cambio viene soddisfatta a Buenos Aires grazie al Mercato gratuito o gratiferias (gratis+ferias). Di fatto questo movimento economico si sta diffondendo viralmente su tutto il Pianeta.

 

mercoledì 18 luglio 2012

Intelligenza collettiva: Perché collaborare conviene

005822398 03f50bbf 5c30 4103 baa7 53d68c7f1c29Ci sono due modi per reagire ai problemi. Il primo è chiudersi. Il secondo è aprirsi.
Quando due anni fa un gruppo di pescatori gli raccontarono le drammatiche condizioni del golfo del Messico per la perdita senza fine della petroliera Deepwater Horizon, Cesar Harada decise che solo uno era il modo giusto. Così lasciò il suo posto al Mit di Boston, si trasferì a New Orleans e si mise a progettare una barca-robot in grado di navigare tra le chiazze come un serpente portandosi via il petrolio. E lo ha fatto aprendosi: ha pubblicato il suo piano online, ha chiesto consiglio in Rete su come migliorarlo e, adesso che funziona, il progetto Protei è su internet a disposizione di chiunque voglia replicarlo. "Dobbiamo condividere la informazioni" ha spiegato Harada, "sostituire la competizione con la collaborazione".

Questa cosa ha un nome preciso: si chiama open source (in questo caso hardware open source), e open è la parola magica. Vuol dire aperto. "Il mondo si sta aprendo" esulta Don Tapscott che questo trend lo aveva previsto alcuni anni fa. Erano i tempi di Wikinomics, un suo libro che ebbe un notevole successo. La storia chiave era quella del banchiere che si era comprato una miniera d'oro in Canada. Il problema era che non sapeva dove fosse l'oro e i suoi geologi non riuscivano ad aiutarlo. Allora ebbe una folgorazione: forse qualcun altro, pensò, è in grado di dirmi quello che i miei geologi non sanno. E così pubblico in Rete le carte geologiche della miniera e mise in palio mezzo milione di dollari per chi fosse riuscito a dirgli dove cercare l'oro. Parteciparono in tanti da tutto il mondo, e vinse una società di computer grafica che sviluppò un modello 3D per navigare il sottosuolo. Risultato: Rob McEwen ha trovato oro per un valore di 3,4 miliardi di dollari.

"I social media non sono un modo per perdere tempo in Rete ma uno strumento di produzione sociale, un nuovo modo di creare valore ed innovare" ha detto Tapscott aprendo l'ultima edizione di TEDGlobal, a Edinburgo, dedicata proprio al tema della Radical Openness, ovvero all'essere radicalmente aperti. Come lo stesso TED, appunto, che è stata per più di vent'anni una conferenza per ricchi americani ed è diventata una fabbrica mondiale di cultura. Come? Aprendosi. "Nel 2006 abbiamo iniziato a pubblicare in Rete i video delle conferenze" ricorda Bruno Giussani, il giornalista italosvizzero che cura TEDGlobal, "dal 2009 abbiamo iniziato a regalare il nostro brand, i nostri metodi, il nostro format. E abbiamo scoperto che più ti apri e più ricevi in cambio".

Il tema dell'apertura attraversa ormai tutti i settori della nostra vita, dalla politica all'economica, dalla scienza alla scuola. Quando si aggiunge l'aggettivo open davanti ad un sostantivo, quasi sempre si forma una nuova parola che vuol dire tre cose: trasparenza, partecipazione, collaborazione. Il fenomeno sta dilagando per tre ragioni, secondo Tapscott: la prima è la Rete che ha creato una piattaforma globale di condivisione delle informazioni; la seconda sono i nativi digitali, che hanno un rapporto naturale e immediato con le nuove tecnologie, "non hanno paura dei computer in Rete come noi sessantenni non avevamo paura del frigorifero"; la terza è la crisi economica che spinge tanti a cercare nuovi modi di creare valore, collaborando.

È un movimento che parte dal basso come dimostrano i tantissimi esempi di "consumo collaborativo" citati da Rachel Botsman nel suo studio sulla nuova economia: da Airbnb, che è diventato un network planetario per offrire e trovare letti in affitto, a TaskRabbit, dove chiunque può proporsi per fare un lavoretto come montare i mobili dell'Ikea. "Stiamo passando dal social network al social service" avverte la Botsman, "un mondo in cui la reputazione sarà la vera moneta di ciascuno".

Ma questa rivoluzione sta contagiando anche i governi (quasi un centinaio di paesi hanno aderito lo scorso settembre alla Open Government Partnership voluta da Stati Uniti e Brasile) e le istituzioni come la Banca Mondiale che sotto la guida di Sanjay Pradhan ha avviato la pubblicazione di tutti i dati sugli aiuti umanitari con strumenti di visualizzazione e feedback in tempo reale: "Io lo chiamo Open Aid" dice Pradhan, "e in questo modo non solo siamo pubblicamente responsabili di come impieghiamo i soldi, ma riusciamo a fare interventi più mirati".

Naturalmente anche nella "società aperta" ci sono lati oscuri. Proprio al TED, l'attivista tedesco Malte Spitz ha raccontato di aver ottenuto, con infiniti sforzi, tutti i dati che la sua compagnia telefonica ha registrato sul suo conto in sei mesi. Ne sono venute fuori 38500 righe di codice con tutta la sua vita, compresi gli spostamenti. "Se ci fosse stata questa tecnologia nel 1989, il muro di Berlino non sarebbe mai caduto" ha concluso. E il politologo bulgaro Ivan Krastev ha aggiunto: "Quando c'è troppa luce c'è sempre un'ombra molto lunga". Ma è troppo tardi per tornare indietro, esulta Tapscott, il genio della società aperta ormai è uscito dalla lampada. E alcune prospettive sono davvero interessanti: "Pensate a cosa accadrebbe se dopo settant'anni cambiassimo finalmente le procedure per il consenso informato in campo medico" si chiede John Wilbanks, "permettendo ai ricercatori di avere accesso a tutti i nostri dati fatto salvo l'anonimato. Potremmo finalmente battere tutte le malattie". In realtà la trasparenza e l'accesso ai dati non sempre sono sufficienti ad avere un mondo migliore. Negli anni '50 la ricercatrice Alice Stewart, a Oxford, scoprì che il cancro nei bambini era fortemente correlato ai raggi X fatti dalla mamma durante la gravidanza. Quella scoperta era in contrasto con il pensiero dominante e venne ignorata per venticinque anni. "I dati c'erano, tutti potevano consultarli, un bambino a settimana moriva di cancro, ma nessuno voleva saperlo" ricorda l'imprenditrice Margaret Heffernan.

"L'apertura da sola non cambia il mondo fin quando non abbiamo la capacità e il coraggio morale di usarla. È l'inizio della storia, non la fine".   

Fonte: http://thepolloweb.blogspot.com


sabato 24 marzo 2012

Siamo Tutti in Prigione

 

L'illusione, che attualmente avvolge l'umanità in una fitta nebbia, nasconde alla moltitudine degli individui la visione dei muri e delle sbarre dell'enorme prigione in cui vive credendo di essere libera.

La prigione è il sistema socio-politico-economico-finanziario.

Le mura del carcere, le celle e le sbarre, sono fatti di consumismo, competizione, egoismo, sfruttamento e individualismo. In una parola: "materialismo".

Il 90% della popolazione mondiale è imprigionata fra quelle mura ed è tenuta in quella situazione di cattività dal 10% di individui che sono i carcerieri, e che detengono l'85% della ricchezza del pianeta.

Il paradosso è che la gente incarcerata crede di essere libera e si scontra contro quelli che sono nella stessa prigione, nell'illusione di ritagliarsi uno spazio proprio, un piccolo recinto di pseudo-potere. Ma non sa che quello spazio ottenuto a discapito dell'altro è solo una briciola nel cortile dell'ora d'aria all'interno del carcere.

Rivendicazioni operaie o di categoria, proteste e proposte di aggiustamento della condizione di lavoro ed esistenziale fanno parte di quello sforzo, ma sono tutte mirate solo a stare un po' meglio in prigione. Ciò è comprensibile poiché è l'effetto dell'istintivo spirito di adattamento di ogni essere umano che, anche in gruppo organizzato, cerca di ottenere miglioramenti della condizione di vita. Ma tutto ciò serve soltanto a mantenere lo stato di schiavitù, l'un contro l'altro, in una guerra tra poveri o prigionieri.

Quello a cui stiamo assistendo in questo periodo, non solo a livello nazionale, bensì mondiale, è l'apparente sforzo di attutire gli effetti dello squilibrio economico-finanziario per salvare il sistema (di imprigionamento) mediante un sacrificio di massa. È come se ai carcerati fosse imposto di rinunciare all'ora d'aria e ai pasti per sostenere l'apparato carcerario che li imprigiona. In realtà la dinamica che è in atto mira a compiere un ennesimo giro di vite per restringere la libertà e l'attività dei popoli.

Vista dalla prospettiva dei carcerieri è una precisa operazione per prosciugare quel poco di dignità e sostentamento che ancora anima i prigionieri. Vista dalla prospettiva dei pochi che si sono liberati è un criminale piano di annientamento del potere creativo dell'umanità, ottenuto mediante l'abbrutimento e la barbarie.

Ma, chi sono i "carcerieri" e chi sono i "liberi"?

I carcerieri sono, senza alcun dubbio, quelli che hanno progettato il piano di costrizione e costruito il carcere fondato su un sistema di controllo, camuffato da apparente benessere, denominato "scambio di ricchezza". Ciò che, in realtà, viene scambiata non è la ricchezza ma la scarsità. Una scarsità sapientemente mantenuta un poco al di sopra del livello di guardia, quel tanto da consentire una perenne lotta di sopravvivenza tra i carcerati senza provocarne la rivolta.

Carceriere è il sistema bancario, quello che ha stabilito che lo scambio è attuato mediante il denaro che esso stesso immette e centellina. Quel sistema che, sul debito, ha creato l'impero di potere per cui, impoverendo le masse, le controlla.

Ora la domanda sorge spontanea: perché l'umanità carcerata sacrifica la propria dignità nell'illusione di ottenere un miglioramento di condizione che, se avverrà, sarà comunque, all'interno del carcere?

Perché non mette a frutto le poche risorse che le restano per progettare un piano di fuga, di liberazione di massa? Non sarebbe più logico, proficuo ed evolutivo?

A questo punto occorre introdurre i "liberi".

I "liberi" sono ex carcerati che hanno elaborato un piano di evasione e, individualmente, sono fuggiti dal carcere. Per compiere tutto il percorso hanno dovuto prima risvegliarsi e divenire coscienti della condizione di prigionia, poi intravedere oltre le sbarre la vera realtà, quella al di là della sofferenza e della schiavitù di tutte le forme di seduzione materiale.

Una volta evasi hanno progettato un "piano di fuga" per poter poi vivere in una terra di nessuno, ai margini del sistema (carcere).

Loro sono finalmente liberi e coscienti che quella libertà non è fine a se stessa, ma necessaria al piano di liberazione di massa, affinché quella terra di nessuno diventi la Nuova Terra per gli uomini di buona volontà
. 
I liberi sono, così, non solo i testimoni del fatto che liberarsi è possibile, ma anche i pionieri che aiuteranno tutti gli altri prigionieri a farlo. Sono loro a conoscere la via di liberazione perché l'hanno costruita con le loro mani e hanno elaborato un piano infallibile.

Si sono riuniti e, anche se agiscono apparentemente sparsi, hanno deciso di infiltrarsi di nuovo nel carcere (avendo sempre disponibile la via di fuga), e, all'interno di esso, istruire i prigionieri, loro fratelli, in modo da attrezzarli non per compiere la fuga, ma per demolire il carcere stesso.

Gli strumenti di liberazione sono quelli indicati dalla propria saggezza.

1) Primo fra tutti non cadere nel tranello della tentazione.
I prigionieri, infatti, sono costantemente tentati dalle seducenti forme che i carcerieri proiettano sull'illusorio schermo del cinema carcerario.
Immagini di benessere, opulenza, prestigio, fama, lusso ma, soprattutto, di una infinità di oggetti luccicanti che abbagliano i carcerati come gli specchietti abbagliano le allodole.

La tentazione è la madre di tutte le seduzioni. Mette i prigionieri nella condizione di desiderare sempre qualche cosa di più nell'illusione di migliorare la propria esistenza, mentre, in realtà, li induce a fraintendere il possesso di cose come crescita di sé e del sistema carcere. Ma l'accumulo di cose non è crescita né tantomeno benessere.

La crescita è soprattutto interiore. Crescere dentro, in consapevolezza, significa mutare il comportamento esteriore e scegliere quei pensieri, sentimenti e azioni che produrranno un effetto benefico nelle relazioni umane e, quindi, anche nello scambio di beni.


2) Secondo
, non cadere nel trabocchetto della 
distribuzione della cosiddetta ricchezza.
I carcerieri, dopo aver proiettato il film, lanciano nella mischia gli oggetti luccicanti in modo che i detenuti si accapiglino per possederli. Ma quei poveretti non sanno che quegli oggetti non sono la ricchezza, bensì un pallido riflesso di latta scambiato per oro.

La vera ricchezza è interiore. Un uomo interiormente ricco dei valori dell'onestà, della cooperazione, della fratellanza, non sarà mai povero e non diverrà mai schiavo o prigioniero. Ciò che deve essere distribuito è l'amore per il fratello, per la terra, l'ambiente e la vita tutta. Distribuendo amore si distribuisce la vera ricchezza e si pongono le basi per il regno del benessere e dell'abbondanza.


3) Terzo, non credere alla menzogna della separatività.
Nella prigione ognuno è tenuto separato perché tenda a desiderare qualche cosa solo per sé. Convincendolo che così si distinguerà dagli altri e potrà divenire più importante, più potente, più ricco. Di fatto il carceriere sa che, tenendo isolati i prigionieri, li renderà soli e impotenti. L'essere umano, invece, non è fatto per vivere da solo. Egli ha un ancestrale slancio verso l'aggregazione e l'unione. Sa, nel suo profondo, che "l'unione fa la forza" e che, solo insieme agli altri, può liberare la potenza creativa che è celata dentro di sé come scintilla di quel divino che pervade tutta l'esistenza.

Uniti dalla forza dell'amore incondizionato che si manifesta come perfetta comprensione dell'intima relazione di tutte le creature, gli individui che si riconosceranno in una sola anima, riusciranno a disintegrare le mura, le celle e le sbarre del carcere e, insieme, salvando anche i carcerieri, procederanno liberi da condizionamenti e illusioni per ristabilire il piano di fratellanza.

Coscienti di quel proposito d'amore che ad ogni causa fa corrispondere un appropriato effetto, sapranno costruire, con la giusta causa, una società finalmente in pace. Senza più barriere di classe, di razza e di pensiero edificheranno la civiltà del bene comune e del reciproco aiuto, riconoscendo il valore e la dignità di tutti.


Articolo di: Edoardo Conte
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sabato 4 febbraio 2012

La donna che sussurrava ai topini

Metti una sera a cena con tua figlia (Giulia), da poco arrivata da Milano, in macchina, con un'amica (Elena)...
Abbiamo quasi finito di mangiare quando Elena dice (con tranquillità):
- "Oh! Ho visto un topino!"
Sul momento non le diamo molta attenzione (abitiamo in campagna ed è "normale" che ci sia qualche topino in giro e poi c'è un gatto per casa!).
Ma Elena ripete (stavolta con enfasi!):
- "Si, si! Eccolo lì! Nell'angolo della lavastoviglie!"
A quel punto ci giriamo tutti e Giulia ribadisce (tranquillamente):
- "Si, si, l'ho visto. E' un topino di campagna."
Paola interviene (un po' agitata):
- "Fermi, fermi! Prendo le molle e lo butto fuori!"
Antefatto:
Prima parlavamo di Dioniso (il gatto nero, detto "Didi") che portava i topini vivi in casa per farli vedere a Paola (che non ne era molto contenta e li prendeva con le molle del caminetto e li buttava fuori), e della sensazione che ultimamente si vedevano molti topini in giro per le case, chiedendoci i motivi di questa anomala quantità.
Giulia (preoccupata) dice:
- "No. No con le pizze che lo schiacci!"
Paola:
- "Ma no, che l'ho già fatto tante volte!"
Elena:
- "Ma lo piglio io con le mani..."
Salvatore:
- "Va bene Paola... lascia fare a loro..."
Paola:
- "Ma può morderli!"
Giulia (tranquilla):
- "Stiamo calmi, che sta uscendo... non ha paura... ci penso io."
Paola si calma e lascia fare. Elena sta tranquilla. Salvatore dice sottovoce: "Va bene... va bene..."
Allora Giulia prende delle molliche di pane e le lancia delicatamente davanti all'angolo da dove era uscito il topino.
E qui succede qualcosa di straordinario (almeno per noi!) che stentiamo a credere!
Il topino (che è piccolo, carino, con le orecchie tonde) esce dall'angolo della lavatrice, si guarda intorno e, senza paura (ma non sentiva l'odore di gatto!?), prende una mollica con le zampine e, mettendosi seduto come uno scoiattolino, la porta alla bocca e, con gesti graziosi, la mangia. Poi ritorna nel suo angolo.
Paola vorrebbe sempre prenderlo con le molle e buttarlo fuori, ma viene tranquillizzata e invitata a lasciar fare a Giulia che prepara dei pezzettini di formaggio e li mette davanti al buco.
Il topino si affaccia, esce, ma invece di prendere i pezzetti di formaggio, si muove un po' in giro. Salvatore si mette davanti la porta (senza porta) per evitare che vada in salotto e Giulia gli parla dolcemente, gli sussurra:
- "Vieni qui, c'è il formaggio (il topino sembra non averlo fiutato!), puoi mangiarlo e poi puoi uscire fuori dalla porta della cucina..."
Il topino la guarda e sembra capire e... ubbidisce: mangia il formaggio (Giulia intanto apre pian piano la porta della cucina che porta all'esterno), e lui sale il gradino della soglia, si ferma un attimo, guarda Giulia che gli sussurra:
- "Dai! Un altro saltino e sei fuori!"
E il topino così fa!!!
Giulia richiude la porta e per qualche secondo interminabile restiamo tutti in silenzio, stupefatti!
...

Poi ci scateniamo nel dire:
"Ma come è stato possibile!? Ma è successo veramente!? Cose dell'altro mondo!? Cose normali... in un mondo attento e sensibile..."
Siamo allibiti, ammirati, contenti e ancora increduli.
Ma il fatto è avvenuto!
Ci rammarichiamo di non aver avuto la prontezza di riprendere la scena con il telefonino..., ma non pensavamo proprio che sarebbe successo quello che è successo!
Stiamo così lì a pensare di fare un post per il blog e a cercare un titolo:
- Aggiungi un posto a tavola
- Il pifferaio magico
- Metti una sera a cena
Alla fine scegliamo "La donna che sussurrava ai topini".
Continuiamo a chiederci come è stato possibile?
Cosa ha permesso che si verificasse?
Per semplificare diciamo che, per prima cosa, siamo rimasti tutti calmi e anzi con atteggiamento amichevole e tenero verso il topino (mica era un ratto di fogna!).
Poi Giulia che ha pensato, detto e immaginato che poteva indurre il topino ad uscire con modi dolci e delicati.
Noi tutti l'abbiamo sostenuta e aiutata credendo che fosse possibile e fosse la cosa giusta da fare e tutto questo ha fatto si che si verificasse un evento, per noi, a dir poco straordinario.
Credo che tutti abbiamo imparato qualcosa...
A volte succedono cose straordinarie se lo vogliamo, se ci crediamo, se ne siamo convinti e permettiamo che avvengano e sappiamo, intuiamo come fare perché si manifestino e lo facciamo in gruppo in sintonia.
Possiamo elencare le seguenti qualità:
- Convinzione
- Fiducia
- Capacità
- Immaginazione
- Intuizione
- Armonia Cuore-Mente
- Prevedere l'imprevedibile
- Collaborazione umana
- Collaborazione con gli altri regni
- Collaborazione con il Potere dell'Universo.

Forse le nuove generazioni cominciano ad avere un nuovo rapporto con il regno animale... (e non solo...)

Hanno collaborato:
- Paola, Giulia, Elena, Salvatore e il Topino!
E le energie di un Universo di cui conosciamo ancora molto poco...


domenica 8 gennaio 2012

Dall’Homo Sapiens all’Homo noeticus

[Fonte] :
Leonardo. Proportions of Man.jpg
Quando immaginiamo il futuro della Terra, ci troviamo di fronte a un paradosso: da un lato è difficile pensare che l' «Homo sapiens» non continuerà a essere l'unico padrone del pianeta Terra, ma dall'altro è ugualmente difficile immaginare, data la vastità delle distruzioni in atto, quale sarà il futuro della Terra se continuerà il dominio dell'Homo sapiens.


Nel corso della nostra indagine per scoprire se e come l'illuminazione può risolvere la crisi attuale, ci siamo imbattuti in un affascinante pensatore che ha osato spingere la sua immaginazione al di là di questo paradosso, arrivando a una soluzione nientedimeno che evolutiva.

Secondo il ricercatore della consapevolezza John White, benché tutte le tendenze siano contrarie, la Terra e l'umanità possono davvero avere un promettente futuro insieme. Ma l'essere umano che parteciperà a questo futuro sarà un primate molto diverso da quello che conosciamo oggi. White lo chiama "homo noeticus": il gradino successivo dell'evoluzione.

Chiamato alla vita spirituale nel 1963 da un'esperienza spontanea di ciò che egli chiama "la realizzazione di Dio", John White non ha mai avuto difficoltà a dire di essere illuminato, salvo precisare, subito dopo, "ma solo un po". E negli ultimi ventisette anni, quel "solo un po" è stato ciò che ha alimentato il suo insaziabile interesse verso l'esplorazione del potenziale umano più elevato. Chiedetegli dei suoi risultati in questo campo, e l'ultima cosa che vi sentirete raccontare è l'esperienza di illuminazione che ha dato il via al suo cammino. Prima sentirete parlare della sua amicizia con l'astronauta dell'Apollo 14 Edgar Mitchell, la cui esperienza spirituale nella capsula spaziale lo ha portato a fondare, insieme a White, l'Istituto di Scienze Noetiche, oggi noto in tutto il mondo.

Poi sentirete parlare del manoscritto ricevuto nel 1974 da un giovane scrittore che faticava ad affermarsi, Ken Wilber, intitolato The Spectrum of Consciousness. Il libro fece una tale impressione su White che egli fece di tutto per pubblicarlo, cosa che gli riuscì trentatré editori e quattro anni dopo, dando l'avvio all'ascesa di Wilber, che oggi è uno dei più autorevoli pensatori spirituali dell'era moderna.

Scrittore freelance ed editore di gran parte dei suoi libri, White potrebbe raccontare anche di aver pubblicato decine di articoli e oltre quindici libri, tra cui L’incontro tra scienza e spirito, A Practical Guide to Death and Dying e le antologie Kundalini, Evolution and Enlightenment e What is Enlightenment? Nel suo prossimo libro, Enlightenment 101, White descrive come, secondo le sue ricerche ed esperienze, la razza umana sta già attraversando un mutamento evolutivo.

Vivere tra le avanguardie dell'esplorazione della consapevolezza, in compagnia dei più importanti pensatori spirituali, ha donato a White un punto di vista unico sul nostro potenziale umano più elevato, nonché uno sguardo penetrante su quello che potrebbe essere il futuro della nostra specie. Tuttavia, alla fine White ammette che la sua fiducia nel nostro potenziale evolutivo non è dovuta alle sue ricerche e ai suoi studi, bensì a quella prima esperienza spirituale avvenuta nel 1963.
Come egli racconta,
"Ci fu una rivoluzione nella mia consapevolezza che mi portò a scorgere l'illusorietà dell'io separato e la realtà del Sé autentico. Fu un momento di consapevolezza cosmica. La percezione di un io corporeo venne completamente spazzata via, e restò solo l'«io» dell'universo, del cosmo. Tutto ciò non mi donò una sorta di onniscienza, ma un insieme di certezze. Sapevo al di là di ogni dubbio cosa ero, perché stavo qui, dove stavo andando e qual era la strada verso casa, verso Dio. E ho visto anche che esisteva qualcosa di simile a una natura umana, per cui ciò che era possibile per me lo era per tutti. Ho visto nel mio passato e nel mio futuro, il passato e il futuro di tutta l'umanità".

Lo scorso autunno, nel nostro centro nel Massachussetts occidentale, abbiamo avuto il piacere di una cortese visita di John White, proveniente dalla sua casa nel Connecticut. Quel pomeriggio egli ha condiviso con noi la sua visione di un'umanità illuminata.

Craig Hamilton:
Molti futurologi, scienziati e pensatori sociali ritengono che l'umanità stia affrontando una crisi evolutiva. Prevedono trasformazioni potenzialmente devastanti nei prossimi decenni, quando la sovrappopolazione, la rapida globalizzazione e la sperimentazione tecnologica renderanno ancora più precario l'equilibrio su cui si basa la vita della nostra specie e del pianeta in generale. Molti autorevoli pensatori hanno affermato che, data l'enormità delle sfide che ci attendono, l'unica soluzione che può forse andare alla radice del problema è di tipo spirituale, ovvero è una trasformazione della consapevolezza. Cosa pensi di questa idea? L'illuminazione può salvare il mondo?

John White:
L'illuminazione è la sola cosa che può salvare il mondo. La sola cosa.
Quando lavoravo con l'astronauta dell'Apollo 14 Edgar Mitchell, l'idea era che l'Istituto per le Scienze Noetiche, da lui fondato nel 1972 e del quale ero il Direttore dell'Educazione, avrebbe studiato la mente umana per applicare le scoperte in questo campo ai problemi dell'umanità. Ed, dopo aver avuto un'epifania. o esperienza religiosa, mentre la capsula spaziale scendeva sulla Terra, aveva capito chiaramente che i problemi che assillavano l'umanità non facevano parte del mondo naturale.
Le divisioni sociali, le lotte, i conflitti e tutti i problemi politici..., egli aveva capito che quei problemi, sorgevano nel contesto della mente, o della consapevolezza umana, e voleva studiare quest’ultima per risolvere quei problemi alle radici. Come ha detto Einstein, non puoi risolvere un problema al livello che l'ha originato: devi andare un livello sopra. Quindi, questa era la speranza dell'Istituto di Scienze Noetiche: comprendere meglio la natura della consapevolezza e capire fino a che punto potevamo trascendere la condizione alla base di tutti i problemi che l'umanità si trova di fronte. Senza questa comprensione, è facile che ci ritroviamo a essere nulla più che un granello di polvere nel cielo notturno, o un pianeta moribondo dove le specie sono morte.
Quindi, sì, abbiamo di fronte molte crisi, ma le mie indagini recenti e la mia esperienza personale mi dicono che riusciremo a superarle. Questo fa parte del grande disegno della creazione, del fine intelligente dell'universo. Dio non ci ha condotto attraverso cinque milioni di anni di evoluzione umana per spegnerci così. Abbiamo i mezzi, il potenziale per affrontare questa crisi in modo intelligente, in linea con la nostra spinta teleologica verso la trascendenza dell'io.
Ma per quello che posso vedere, tutto ciò non è assolutamente certo. Il nostro pianeta potrebbe subire un'overdose, per così dire. Ma non credo che arriveremo a quel punto: abbiamo superato moltissime crisi nella nostra lunga storia, e vedo diversi segnali promettenti secondo cui riusciremo a superare anche queste. In realtà, come ha detto un mio amico, "La parola inglese «Hope», speranza, è un acronimo per «Help Our Planet Evolve», sostieni l’evoluzione del nostro pianeta". E io ho grandi speranze.

Craig Hamilton:
Nel tuo prossimo libro, affermi che in realtà l'umanità si sta evolvendo verso una nuova e più elevata forma di vita, che riuscirà a trascendere molte delle difficoltà di oggi. Hai definito questa nuova ed evoluta forma di umanità "Homo noeticus". Cos'è l'homo noeticus?

John White:
L'homo noeticus è il termine che uso per indicare quella che considero una forma di umanità più elevata che sta emergendo oggi sul pianeta, caratterizzata non da mutamenti genetici, bensì noetici. In altre parole, la consapevolezza è il principio fondamentale per definire l'homo noeticus. Esiste una radicale trasformazione della consapevolezza che contraddistingue l'homo noeticus, un passaggio dalla centratura sull'io a quella su Dio. L'homo noeticus potrà assomigliare molto al Tizio e al Caio che oggi camminano per le strade di New York, ma sarà caratterizzato da una profonda trasformazione della consapevolezza. E tale trasformazione della consapevolezza fa parte del processo dell'illuminazione.
Non ho una lista antropologica di caratteristiche che definiscono l'homo noeticus. Se fossimo stati vivi quando stava apparendo l'uomo di Cro-Magnon, come avremmo potuto distinguere quest'ultimo dall'uomo di Neanderthal? Fisicamente, avevano praticamente lo stesso aspetto. Ma col senno di poi possiamo dire che il Cro-Magnon era un tipo di essere umano nuovo e superiore, caratterizzato dal fatto di essere il primo artista, che dipingeva caverne e scolpiva sculture femminili. Il Cro-Magnon ha inventato l'arco e la freccia, le prime armi del mondo dopo le semplici pietre. E ci sono altre caratteristiche che contraddistinguono il Cro-Magnon dal Neanderthal.
Lo stesso avviene con l'homo noeticus. I segni distintivi che secondo me indicano la piena appartenenza all'homo noeticus sono di base conseguenze del passaggio dalla centratura sull'io a quella su Dio. Quest'ultima riconosce la presenza del divino in ognuno e opera nel mondo su questa base. In essa non esiste competizione, bensì cooperazione, e il processo di pensiero non è del tipo semplice, lineare, sequenziale, o/o, ma è a più livelli, integrato e inclusivo. E dal punto di vista delle emozioni, non troverai né odio né vizi né alcuno dei sentimenti non virtuosi che creano tanta sofferenza, dolore, morte e distruzione nel mondo di oggi. Si può dire che è possibile sapere che l'homo noeticus è la forma-vita dominante sul pianeta grazie all'assenza di guerre, di oppressione, di competizione, di avidità, di cupidigia e di altri vizi che hanno molto contribuito a creare la condizione umana odierna.

Craig Hamilton:
Quali sono i segni che scorgi nel mondo di oggi e che ti hanno portato alla conclusione che stia nascendo l'homo noeticus, che stiamo davvero evolvendoci?

John White:
Nel mio libro L’incontro di scienza e spirito elenco una lunga lista di fattori che, presi insieme, mi dicono che nel mondo è in atto una profonda trasformazione della consapevolezza. Non che tutti questi fattori siano globalmente presenti, ma possiamo considerare ogni aspetto delle attività umane di oggi e vedere cose, movimenti, gruppi, prospettive che non sono semplicemente contrari allo status quo, ma che indicano una via nuova e più elevata al di là di quest'ultimo. L'economia, l'istruzione, la politica, gli affari militari: tutte le attività umane stanno mostrando segni, qui e là, dell'apparizione di qualcosa che non solo le trascende, ma proietta un'influenza che trasforma ulteriormente quei domini.
Nella gente è diffusa la volontà di crescita, che si sta manifestando in molti modi: fisico, mentale e spirituale. Guardiamo come la specie umana sta superando ogni limite nei campi dell'atletica e dell'esplorazione planetaria. Per la prima volta padroneggiamo l'esplorazione sottomarina al punto che è possibile scendere con l'autorespiratore per centinaia di metri, o anche più in basso grazie a mezzi tecnologici come i sottomarini o i batiscafi. Quindi, stiamo superando i limiti dell'esplorazione oceanica e atmosferica tramite i viaggi spaziali, gli aerei ultraleggeri e i vari tipi di sport aerei. E gli stessi sport fisici sono diventati realtà che cento anni fa non sognavamo neppure. I record vengono battuti in continuazione, man mano che miglioriamo i programmi di allenamento e il tipo di alimentazione.
Inoltre, gran parte del mio bagaglio culturale è fatto di parapsicologia, di ricerca psichica. Vedo quest'ultima come una conseguenza di un risveglio della consapevolezza dell'umanità, grazie al quale la gente vuole conoscere meglio se stessa, a un livello più profondo o elevato. Per la prima volta in tutta la storia umana, esiste un vasto riconoscimento pubblico del potenziale psichico delle persone. E questo trova un'applicazione molto pratica nel movimento per la salute olistico, o alternativo. Dappertutto, la specie umana sta superando i limiti della nostra condizione fisica, mentale e spirituale.
Quindi, questi sono alcuni fattori.

Craig Hamilton:
È giusto definire l'homo noeticus illuminato, così come l'illuminazione viene tradizionalmente intesa?

John White:
L'homo noeticus sarebbe quello che definisco il primo stadio dell'illuminazione, in cui esiste una trasformazione psicologica, un mutamento radicale della consapevolezza, dalla centratura sull’io a quella su Dio. Ma questo deve avvenire anche a livello fisiologico.
Molti anni fa, ho enunciato quella che ritengo la prima legge della noetica: "Il corpo segue la consapevolezza". Ebbene, quando c'è un mutamento radicale della consapevolezza, "moksha", si creano le basi per il perfezionamento di tutti gli aspetti delle nostre attività. E ne segue necessariamente, nel gran disegno dell'evoluzione umana (così come lo vedo io), la trasformazione del corpo stesso, del corpo e della mente, che sono inferiori allo spirito.

Craig Hamilton:
Secondo te, quanto siamo lontani da quella trasformazione della consapevolezza che può davvero prepararci ai radicali cambiamenti futuri? Quale percentuale di persone si deve evolvere nell'homo noeticus prima di poter sperare di cambiare le cose e acquisire una prospettiva più vasta su questi problemi?

John White:
Per come la vedo io, la piena emersione dell'homo noeticus (cioè la sua affermazione come forma-vita dominante sul pianeta) richiede ancora molte centinaia di anni, come minimo. Questo, per noi che stiamo seduti in questa stanza con un orologio al polso, sembra un lungo periodo di tempo. Ma dal punto di vista antropologico o evolutivo, equivale a un batter d'occhio.
In teoria, la prima forma di vita sulla Terra è emersa dal brodo primordiale quattro miliardi di anni di fa, e ha dominato per uno o due miliardi di anni. La seguente e più elevata forma di vita ha dominato per un periodo più breve, e ogni nuova forma di vita ha prevalso per un periodo sempre più limitato. In altre parole, l'emersione di forme più elevate sta aumentando. Dunque, quando si arriva al livello dell'uomo, stiamo parlando di io e te seduti in questa stanza grazie al fatto che appena cinque milioni di anni fa i nostri progenitori hanno assunto la posizione eretta in mezzo alle pianure africane. E il Neanderthal è apparso trecentomila anni fa; il Cro-Magnon, da trentacinque a quarantamila anni fa; l'Homo sapiens sapiens, l'uomo moderno, diecimila anni fa.
Se la noetica, piuttosto che la genetica, governerà il cambiamento evolutivo (come secondo me avverrà d'ora in poi), grazie al potenziale delle comunicazioni di massa e delle tecnologie delle informazioni assumeremo davvero il controllo della nostra evoluzione. Avremo la possibilità di disseminare informazioni per creare trasformazioni. E quindi penso non solo che questo mutamento sta avvenendo, ma che la sua velocità è in costante accelerazione. Tuttavia, ci vogliono ancora molte centinaia di anni prima che l'homo noeticus sia davvero la forma-vita dominante. Ma non dobbiamo pensare che passeranno trecento anni prima che affronteremo tutte le crisi globali che abbiamo di fronte. Un essere trasformato nel mondo può trasformare centinaia e migliaia di persone.

Craig Hamilton:
Come hai detto, esiste ovviamente una quantità enorme di segni positivi, e un numero crescente di persone sta cercando di avere una maggiore consapevolezza sulle sfide che abbiamo di fronte. Ma hai anche fatto notare come la maggioranza dell'umanità sembra tuttora bloccata in una visione del mondo estremamente materialista, egocentrica e governata dall'interesse a breve termine.
Hai scritto: "Dire semplicemente che l'umanità può accelerare la sua evoluzione non è la stessa cosa che convincerla a farlo, o fargli capire che deve farlo".
Qual è secondo te il fattore principale che convincerà gli esseri umani a rispondere alla chiamata evolutiva, trasformando se stessi?

John White:
Evidenzierei due fattori.
Uno è la presenza di maestri illuminati nel mondo, il cui stesso essere irradia il messaggio. Nel loro esempio, abbiamo la dimostrazione del potenziale umano.
Secondo, abbiamo l'aumento delle sofferenze, e la sofferenza è la prima grazia. È il modo in cui la natura ci dà un calcio, sul piano astrale, quando non vogliamo imparare attraverso mezzi più gentili. Se non ci lasciamo guidare dall'attrazione, verremmo guidati dalla repulsione. E, probabilmente, le cose sono sempre andate così.
Il livello di sofferenza è molto alto in certe aeree del mondo, mentre in altre è assai elevato il livello di consapevolezza del nostro potenziale di trasformazione: per questo è in atto un processo sinergetico nel quale coloro che sono illuminati, risvegliati e compassionevolmente preoccupati per le sofferenze del mondo, stanno rivolgendo la loro attenzione alla cura immediata e concreta di tali sofferenze. Ecco perché affermo di essere molto, molto fiducioso: perché vedo questa trasformazione avvenire davanti ai miei occhi.

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John White. L'incontro di scienza e spirito. Pratiche. 2001. ISBN: 8873807119
Ken Wilber. Lo spettro della coscienza. Crisalide. 1993. ISBN: 8871830261

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John White. Kundalini, Evolution, and Enlightenment. Paragon House. 1990. ISBN: 1557783039
John White. What Is Enlightenment? Exploring the Goal of the Spiritual Path. Paragon House. 1995. ISBN: 1557787263


Copyright originale "What is Enlightenment" magazine www.wie.org
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.
Copyright per l'edizione italiana: Innernet.


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